mercoledì 26 dicembre 2012

It don't mean a thing (all you gotta do is swing!)

Per me che vivo in un posto dimenticato da tutti, dove passano due autobus e la neve ce la teniamo fino a marzo, è sorprendente scoprire posti carini e interessanti dietro casa. Ancora più sorprendente riuscire a trascinarci le mie amiche. 
In realtà parlando con loro, sembra quasi che io non sia mai uscita di casa: infatti la maggior parte di questi posti, le mie amiche li conoscevano da tempo. E li odiavano da tempo!
Quindi se conosci un posto ma ti fa schifo, equivale più o meno a non conoscerlo affatto, no? Molto meglio capitarci nella serata giusta, scendere dieci gradini e scoprire quanto queste si sbagliassero. e riuscire a convincere anche loro di tutto ciò.
L'altra sera infatti, dopo mesi che volevo convincerla, sono riuscita nell'impresa trascinando la mia amica Pi all'Ittlittos, un pub microscopico dietro casa. Un mesetto fa circa avevo scoperto che si trattava di una sorta di jazz club e sono impazzita. 
 - Nooo fa schifo! E poi è mal frequentato, ci vanno tutti quelli che prima erano alla brasserie... 
Che noia, ho pensato. E che sfiga.
Poi ci sono stata per caso con un amico, che mi ha portata a sentire il suo professore di clarinetto. E credevo di aver capito perché a Pi quel posto non piacesse: sopra un normalissimo pub, sotto una saletta dove l'età media era ben oltre i '50. Come può un posto del genere piacere ad un'assidua frequentatrice di centri sociali e concerti reggae? Mmmh. Però a me piace, quindi cn la scusa del natale, dei saluti e alle varie, domenica ce l'ho trascinata. 

 - Ma io nemmeno sapevo che ci fosse una saletta di sotto!! E al prossim concerto promettimi che veniamo!

Eccola, l'avevo detto io. 
In ogni caso tutto ciò era anche per parare della Ticinum JazzBand, che ho avuto la fortuna di ascoltare sia questa settimana che l'altra volta. 
Scendere in quella saletta significa fare un balzo di quasi ottant'anni, ritrovandosi immersi in un'atmosfera tipica di un film in bianco e nero e ballare da soli, con amici, in coppia o con sconosciuti... 
La band poi è stupenda, il repertorio spazia dal jazz classico al swing, ma non mi dilungo o rischio di fare gaffe clamorose come quella di domenica sera, quando ho stupidamente scambiato Glenn Miller con Django Reinhardt. Pessima. 
Dovreste ascoltarli e vederli suonare, sono meravigliosi e hanno conquistato anche i più improbabili tra i miei amici.
Io la domenica son lì!


lunedì 24 dicembre 2012

Meglio tardi che mai


click to listen

Se ho fortuna, arrivo a Capodanno senza raffreddore. Ci voglio credere.
Nel frattempo io e tutti i miei fazzolettini auguriamo a tutti
Buon Natale!!!

domenica 23 dicembre 2012

Tutti dicono Ai lov iu

Lo so, sono un amore, la mia mamma mi ha fatta su proprio carina. Anche un po' scema e se il mondo è pieno di stronzi, li incontro quasi tutti io. Probabilmente vado proprio a cercarli, ma non importa. Il fatto è che ultimamente sto riscontrando una tendenza comune a molti ometti, ovvero l'inclinazione alla poeticità impertinente.
Mi spiego meglio: di questi tempi (e parlo degli ultimi due anni), mi è capitato di uscire con vari personaggi. Una birra, quattro chiacchiere, un paio di baci e la serata finiva sempre nello stesso modo. Ma che avete capito, magari! Io parlo del messaggino! Che se non arriva la sera stessa, giunge la mattina dopo o il pomeriggio. Non lascia passare tanto tempo comunque.Quel messaggino in cui mi vengono porti ringraziamenti per la bella serata, seguiti da una descrizione di me come una creatura inafferrabile e stupenda, impalpabile, effimera, quasi divina, qualcosa che ti da uno scopo nella vita, una ragione per svegliarti al mattino, una creatura da trattare con delicatezza, seta purissima, nata dalla spuma del mare e i cavalli alati... calzate simili insomma.
Se gli occhi di una ventenne, davanti a tanta poesia si riempirebbero di lacrime e comincerebbero a luccicare, una persona più matura, probabilmente farebbe le valige e svanirebbe in una nuvola di fumo. La carota di solito sceglie per la terza ipotesi: dopo il primo momento di sgomento, panico e disperazione, sopraggiunge la calma e spunta un sorriso. Ringrazia gentilmente per le belle parole e decide di non darvi troppo peso.
Tempo pochi mesi, quando la frequentazione tra la carota e il soggetto di turno affronta i primi scricchiolii e si ritrova davanti al bivio che prevede di scegliere tra la fuga e l'impegno serio, il soggetto di turno opta per la prima ipotesi senza pensarci troppo su.
E la carota, dopo aver lanciato una scarpa in testa al fedifrago, si rialza, si scrolla la polvere di dosso e inizia a farsi domande esistenziali sulla vita, l'universo e il funzionamento del cervello maschile. Di solito queste domande non trovano una risposta sensata, però non può fare a meno che chiedersi cosa spinga questi soggetti a perdere tanto tempo a idealizzarla e spremersi le meningi per tirare fuori versi così poetici, quando poi sono i primi a levare le tende alla prima difficoltà. Non potrebbero incanalare tutta questa energia positiva per saldare i loro piedini alla terra e provare a risolvere i problemi come tutte le persone normali?
Forse però è colpa mia, che me li vado a cercare e, anche se pare incredibile nei bei tempi che furono, anch'io ebbi qualche storiella lunga e duratura. La prima con un ometto che, mentre le mie amiche ricevevano zucchero e miele sotto forma di sms, lui catalizzava tutta la sua dolcezza per scrivermi "Amore ricordati di prendere l'ombrello". Ma che sfidava il vento e la pioggia per comprarmi i colori ad olio quando la febbre mi costringeva a casa. L'ho lasciato. L'ho lasciato per mettermi con un soggetto che dopo due settimane mi ha detto "ti amo". Dopo tre mesi ha appeso in bagno il quadro che gli avevo regalato. In conclusione la colpa è mia e CdS me lo dice sempre:


"Carotini, tu vivi in un mondo fantastico, lo dice anche il tuo oroscopo: 'Quanti pesci ci vogliono per cambiare una lampadina? Perché, è forse mancata la luce?'. Tu hai bisogno di un uomo pratico, uno che torna a casa urlando 'donna, dov'è la mia cena!!?', uno che, carezzandoti la testa ti dica di stare tranquilla, che alle bollette e alle scadenze ci pensa lui. Mica un poeta maledetto!"


Ma sto cercando di porre rimedio e di allontanarmi da soggetti del genere. L'ultimo è stato quasi clamoroso: dopo avermi conosciuta, non ha tardato a farmi sapere quanto la mia presenza l'abbia emozionato. Non più tardi di una settimana, in seguito ad una serata trascorsa insieme (da soli stavolta), ha detto che mai, tutti i bei momenti che stava passando avrebbero potuto dargli la stessa gioia del pensiero di me.
Poi però, quando, spaventata, ho fatto un passo indietro, e dopo avermi ricordato quale creatura meravigliosa io fossi, non ha perso tempo e si è defilato. Non ho più avuto sue notizie. Evidentemente meravigliosa lo ero, ma non abbastanza da meritare un piccolo sforzo per tenermi vicina. *
Che poi spaventata... non mi terrorizzava l'impegno, non mi sentivo né ammanettata né tantomeno svincolata. Volevo solo scappare dall'ennesimo poeta dal culo pesante.
Vuoi una cosa? Prenditela e stai zitto una buona volta!



*sollevo da ogni responsabilità chiunque mi presenti soggetti del genere. Gli amici sembrano sempre meravigliosi, quindi non è colpa vostra e io vi voglio tanto bene lo stesso!

domenica 16 dicembre 2012

Sunday morning




Buongiorno popolo del mattino!
Sono le nove e un quarto, sto per recarmi su un set e stamattina il mondo mi ha salutata così:


  


Calcolando che ieri sera ero ad una meravigliosa festa itinerante a cantare canzoni popolari con vinello e sconosciuti, posso ritenermi soddisfatta e orgogliosa delle mie condizioni fisiche.
Mi aspettano sei lunghe ore al freddo e al gelo. Ma ce la posso fare!
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venerdì 7 dicembre 2012

Santa Pazienza...

Il mio insegnante non si smentisce mai. E' un genio assoluto.
Sono due mesi che mi sbatto per scrivere non dico la sceneggiatura della mia vita, ma una storiella quantomeno decente e pensavo di esserci riuscita. Poi però siamo passati ai consigli affettuosi che, quest'anno ho deciso di ascoltare. E ho cambiato il finale modificandolo esattamente come suggerito da lui.
Oggi, a 24 ore dall'inizio del rough (che poi sarebbe la fase prima dello storyboard per intenderci), quando si pensa che la storia debba essere già definita, soprattutto se hai tempo fino a giugno e lavori da sola, mi scrive una mail, chiedendomi perché alla mia storia manchi il finale.

...

Posso solo concludere che sia un genio assoluto, altrimenti passerei diretta agli insulti!

Dave Brubeck è morto

E ha mancato per un soffio i 92.
Io di lui so poco e niente, probabilmente ho ascoltato un decimo del suo repertorio, Jazz impression of Japan e poco altro. Sono fiera di sapere che la canzoncina della pubblicità della banca l'ha scritta lui. La mia conoscenza si chiude qui. Ho scoperto che era morto perché un mio amico l'ha scritto su facebook, anche Repubblica e, a quanto pare Mtv ne parlavano.
Non volevo scrivere l'ennesimo post di commiato ad un artista che se ne va, semplicemente sfogarmi. Perché c'è informazione di massa, informazione di nicchia e per ultima, c'è quella silenziosa e inesistente.
In questo periodo, a parte lavorare come una matta, sto facendo poco e nulla. Non riesco nemmeno a leggere i giornali, saranno mesi che non vado ad un concerto, settimane che non vedo uno spettacolo, figuriamoci a una mostra... e nella maggior parte dei casi, io di questi eventi interessanti manco ero al corrente.
So che in parte è colpa mia, il lavoro c'entra e non c'entra ma cazzo! Sono stanca di scoprire cose cazzeggiando su facebook, recepire informazioni incomplete, captare parole qua e là, sbattermi ore per trovare un modo interessante e alternativo di passare le serate, finendo a volte col fare un buco nell'acqua per poi scoprire il giorno dopo, di essermi persa lo spettacolobarraconcertobarrajamsessionbarraeventoculturaleacaso dell'anno.
Perché se fai parte di un giro particolare, le notizie ti piovono dal cielo senza nemmeno bisogno di andare a cercarle. Se ne sei fuori, o hai fortuna, oppure finisci per rimanere all'oscuro di tutto. Ogni informazione viaggia per passaparola, rimanendo nelle mani di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, allargandosi un po' ai loro amici e conoscenti.
Quest'estate ho scoperto un reading di poesie con accompagnamento musicale dietro casa mia solo perché ero uscita con un'amica a bermi una birra, l'ultimo spettacolo che ho visto, non fosse stato per un'amica me ne sarei rimasta a casa, mi è capitato di imbucarmi a un vernissage (e mangiare gratis e molto bene) dopo esser rimasta affascinata dalla stradinapiena di brillantini e candele per terra e ho saputo di un paio di concerti interessanti (si parla dell'anno prossimo) sbirciando il sito di Tony Arco. Che io manco sapevo chi cazzo fosse Tony Arco se non avessi stalkerato l'intera rete internet per captare informazioni su un suo allievo di cui ero follemente innamorata... Vogliamo parlarne? Questi eventi passano in sordina e spesso e volentieri chi li organizza è mosso semplicemente dalla passione e si fa carico di tutte le spese, infatti di rado si finanzia qualcosa di nuovo, di diverso, che potrebbe non fruttare abbastanza. Il rischio è troppo alto.
Molto meglio stare a casa a guardare la finale di XFactor comodamente svaccati sul proprio divano. Lo sanno tutti che è domani sera, è scritto ovunque!

lunedì 26 novembre 2012

Brutte persone...

Arieccome!
Non sono stata rapita dagli alieni, bensì ho passato una splendida settimana di merda, in compagnia di svariate tipologie di brutte persone a cui vorrei dedicare un piccolo angolino nel blog, oltre ad un dovuto ringraziamento. Credo lo meritino tutti.

Bruttapersona#1: Il tuttologo
Sa sempre tutto di tutto e non si limita affatto nel vantarsi di questa sua dote. Ovviamente tenendoci a precisare che "ha sempre ragione". E' esperto non solo di lettere antiche e moderne ma anche botanica, fisica applicata, neonatologia, teologia, politica, numismatica, feng shui e astrologia. Oltre a tutta questa sapienza, passa il tempo a rimproverarti su come ti comporti, ti vesti, parli, mangi, fumi, metti le mani sui fianchi, timbri il biglietto in metro. Sarebbe quasi superfluo aggiungere che da parte sua, il soggetto in questione parla peggio di uno scaricatore, indossa scarpe discutibili, fuma come un caminetto, mangia modello idrovora, probabilmente non timbra nemmeno il biglietto. Ma si prende la libertà di farti notare dove sbagli e più o meno lo fa in modo gratuito, non con la sincerità di chi vuole aiutarti, ma con l'acidità di chi non ha un cazzo da fare.

Bruttapersona#2: La mamma premurosa
Proprio come una mamma, vorrebbe tanto controllarti. Ti chiede dove vai, con chi vai, perché vai, a che ora torni. Si preoccupa e ti sgrida se frequenti soggetti poco raccomandabili. E si offende a morte se la trascuri. Tuttavia, proprio come una mamma, trova una risposta e una giustificazione più o meno sensata a ogni comportamento o frequentazione deplorevole che coinvolga lei. 

Bruttapersona#3: il non più giovane Werther
Non si capisce bene di che dimensioni sia il suo ego. Potrebbe essere gigantesco come inesistente, di sicuro l'equilibrio non è il suo forte. Probabilmente la frequenza con cui ripete frasi del tipo "Non mi va di fare lo zerbino, sono un figo - o - non riesco ad accettare un rifiuto perché sono così figo - e simili - " tendono a confermare seconda ipotesi, rafforzata dagli attacchi isterici più o meno velati che episodi di questo tipo accendono in lui. Questo soggetto raramente si diverte: tutto lo annoia, ha pochi interessi, in più sembra non volersi rassegnare e rimane attaccato al passato con una tenacia che ho visto di rado. Inutile dire che non costruirà mai rapporti sani: o ama o odia, mentre il mondo continua ad ignorarlo e vivere felicemente. 
Venerdì sera costui era anche convinto che gliel'avrei data... Devo sentirmi offesa? Secondo me si.

Bruttapersona#4: ll boss
Ha un orgoglio spropositato e trova che ciò che fa sia la cosa migliore al mondo. Nessuno può permettersi di consigliarlo su come fare il suo lavoro. Come per il soggetto di cui sopra, sospetto che questo nasconda una grave insicurezza. Ha la testa piena di idee, la maggior parte delle quali sono anche belle ma purtroppo, durante il viaggio cervello - bocca, metà delle cose che doveva dire, le ha lasciate per strada. E si incazzerà a morte perché il mondo circostante "non ascolta mai quando lui parla". E' geniale nel farti prendere dall'ansia e maestro nel provocare un impellente desiderio di fuggire lontano e aprire un chiringuito ai caraibi. 

Bruttapersona#5: Il simpaticone
Sempre e comuque, a tutti i costi. Non riesce ad essere serio, probabilmente ciò gli provocherebbe la caduta istantanea dei capelli... è più forte di lui, la sua simpatia immensa dev'essere sfoggiata in ogni momento senza distinzione, sia che conosca l'interlocutore, sia che l'abbia appena incontrato. Solitamente ama creare imbarazzo, ma non è cattivo, solo che quando il tipo ti è poco famigliare, non capisci se stia scherzando o sia serio. A volte fai fatica anche quando lo conosci bene. 

Bruttapersona#6: L'eterno adolescente
Non ha mai fatto un cazzo in vita sua ed è anche un tantinello ignorante. Sebbene abbia superato da (molto molto molto molto molto molto) tempo l'adolescenza, si comporta ancora come tale: tutto ciò che gli appartiene luccica come l'oro. Man mano che i legami si fanno meno stretti, aumenta la possibilità che "ti lasci morire per strada". Inoltre crea e distrugge alleanze manco fosse Berlusconi. Solitamente, se in un determinato momento gli vai a genio è perché vuole qualcosa da te.
Un po' tuttologo lo è anche lui, ma brilla per altre qualità, come l'essere una vera drama queen, ovviamente ha sempre ragione ed eccelle nella disciplina della creazione di disagio quando la situazione già di per sé non è delle migliori. 

Bruttapersona#7: L'idiota
Nonostante all'apparenza sia una persona normale, ha un enorme difetto: crede in modo indistinto a tutto ciò che accade e viene detto intorno a lui. Quindi, sebbene sia anche una persona con qualche dote, basta davvero poco a far svanire anche la più microscopica convinzione. Inutile dire che abbia continuamente bisogno di conferme ma, come speso accade, più si convince di una cosa cercando di dimostrare a sé stesso e al mondo la veridicità del contrario, più quella cosa si dimostra vera. E' un genio indiscusso a creare dei circoli viziosi indistruttibili. Probabilmente prima o poi ne esce, ma ne rientra con la stessa identica facilità. La cosa peggiore di questa tipologia di bruttapersona, è il fatto di non nuocere agli altri ma solo a sé stesso. 

Tengo a ringraziare con infinito affetto ognuno dei soggetti sopracitati, per aver reso piacevole e aver rischiarato non solo la mia, ma la vita di molte persone a cui voglio bene e alle quali ora vorrei chiedere un abbraccio. E non posso perché siamo tutti belli nervosi!

Riassumendo: 


lunedì 12 novembre 2012

True story...

Foglia sulla neve #3...
Ecco che oggi a lezione, invece di disegnare mani come avrei dovuto, mi sono lasciata trasportare dall'ispirazione. Stare accanto a CdS mi fa bene! Cosa non si fa pur di compilare uno stupidissimo piano di produzione...





Dicono che quella a sinistra non c'entri molto con me. A parte il vestitino e l'occhiale da hipster. E' vero, io ho le tette più grosse XD

E non sono hipster

domenica 11 novembre 2012

Grazie universo!

Sarà che è domenica.
Sarà l'ora solare.
Sarà che è novembre.
Sarà il raffreddore.
Sarà la mole di lavoro che mi terrà impegnata tutto l'inverno.
Sarà che ho cercato le foglie sulla neve ma queste sono rare a trovarsi.
Saranno un sacco di cose messe insieme, però
Chemmerda!
E che sfiga aggiungerei pure.
Perché il raffreddore ha deciso d'impossessarsi di me proprio durane l'unico week end tranquillo, senza lezioni di fotografia e consegne urgenti, proprio quando avevo deciso di scassarmi per benino, fare le cinque, ritornare ad essere l'anima della festa. Un raffreddore davvero stronzo visto che venerdì pareva dovesse venirmi un'influenza memorabile, ribadita ieri sera e oggi al contrario sto bene e domani che è lunedì, starò ancora meglio!
Poi al raffreddore aggiungiamoci la clemenza di Orlando furioso (sentirete parlare di lui molto spesso, temo... ) il quale ha eliminato ogni pensiero felice dalla nostra testa comunicandoci la mole di lavoro che ci aspetta per l'inverno (e la primavera) a venire...
In più stamattina la domenica inizia nel migliore dei modi con un bel cazziatone perché accendere il forno per quattro focaccine è uno spreco bello e buono. Dopo mezz'ora di litigate e insulti, mio padre s scusa perché non si era reso conto che le focacce erano congelate.
Ma ci sono abituata. Non più tardi di ieri ero cretina perché avrei potuto evitare di distruggere la scatola della stagnola e se la mattina sono un po' stanca forse è colpa mia che sono andata a letto alle tre... Ah ma non sapevo che avessi lavorato fino alle due e mezza, scusa. Beh, prima di insultarmi pensaci un attimo no?
Bene. Visto che mi aspetta un inverno del cazzo con tanti bei sabati e domeniche a lavorare di fronte a questo fottutissimo schermo (chi voglia sappia che la mia casa è aperta a tutti e che ho una dispensa piena di schifezze... e che mio padre con le altre persone è buono. E' cattivo solo con me), spero di conservare ancora qualche amico quando uscirò di qui. Perchè il problema in fondo non è la mole di lavoro in sé. O meglio, si ma essendo fondamentalmente una cosa che mi piace, non è così grave. La cosa grave è la quantità di persone che non capisce perché tu te ne stia in casa quando potresti andare a pazzeggiare con loro. Fanno fatica a capire, visto che loro lavorano e tu no, che uscito dall'antro in cui passi le tue giornate, una volta a casa tu non possa svaccare come fanno loro. E ci restano male.
Ma passa eh, passerà anche questa come il raffreddore, mi ci vuole un pomeriggio selvaggio alla feltrinelli, una serata come si deve, un fine settimana senza pioggia e non continuo perché sono una signora!

domenica 4 novembre 2012

I complimenti fanno male allo spirito

Mia cugina ha 20 anni, un linguaggio discutibile, un taglio di capelli altrettanto discutibile ma è una bella persona. Ho avuto modo di conoscerla meglio il mese scorso e ne sono uscita stupefatta. L'ho sempre trovata stupida e insignificante ma mi sbagliavo. Tuttavia sono sempre stata convinta che a renderla così sicura di sé e vincente in ogni situazione, fosse il fatto che i suoi genitori, fin da piccola, l'avessero tenuta in palmo di mano, continuando a stimarla e viziarla, lasciandole fare tutto quello che volesse e preferendo lei alla sorella, senza nasconderlo in alcun modo. Una persona convinta fin da piccola di essere la migliore, - pensavo - si porrà sempre come tale e in qualche modo riuscirà a spuntarla in ogni situazione.

"Finché non si affaccerà nel mondo reale e prenderà due sonori ceffoni." Dice sempre mia madre.
Non le ho mai dato retta. Chi è vincente troverà sempre il modo di cavarsela e sarà abbastanza furbo da non prendere nessuno schiaffone giusto perché sa quando abbassare la cresta e quando rialzarla.
Per la cronaca, mia madre è proverbialmente stronza. Soprattutto con me. Mi vuole bene per carità, ma non si fa troppi problemi a rimproverarmi e farmi notare quando sbaglio. Lo fa sempre. Già solo il fatto che mi ripeta in continuazione quanto io sia volgare o quanto necessiti di una dieta (salvo poi rimpinzarmi di cibi unti e dolci stratosferici... perché in fondo mi vuole bene), ne è un esempio. Cresciuta con una madre così, non sono mai stata convinta di valere troppo e qualche volta gliel'ho fatto anche notare. Se si complimentasse un po' di più probabilmente avrebbe una figliola più sicura di sé e meno scema.

Sono sempre stata convinta della verità di questo preambolo fino a poco tempo fa.

Io e la mia socia torniamo da Berlino.
Stesso corto presentato.
Stessa sorte e stesse critiche.
Stesso fardello da affrontare: ritornare in patria sconfitte e mostrare il proprio lavoro ai compagni di scuola.

Opposte reazioni da parte degli insegnanti.
Mentre lei si becca un cazziatone perché ha presentato un lavoro mediocre e avrebbe dovuto saperlo, io ricevo complimenti a destra e a manca da parte di insegnanti e compagni. Eppure il film è esattamente lo stesso e forse lei ce ne ha messo molto più di me che ho "semplicemente" curato degli inserti animati (e fatto delle bellissime foto sul set, ovvio ma questo ora non conta).

"in fondo non mi da fastidio, il mio insegnante vuole solo spronarmi a raggiungere alti livelli. Dovrebbero farlo anche con te..."

E ha ragione.
Sono due anni che studio dove studio, ne ho iniziato un terzo e nulla è cambiato: prima in graduatoria, ricevo complimenti per lavori semplici semplici, gl'insegnanti manco mi calcolano quando devono correggere i disegni, tanto credono che me la sappia cavare perfettamente da sola... e quando arriva l'ora della pausa sigaretta e si chiacchiera tra compagni, mi rendo conto che una giornata per me proficua, per loro è stata un disastro. Quel che fanno non va mai bene, continuano a ricevere correzioni e suggerimenti e spesso tutta questa pressione li porta ad essere frustratissimi se non totalmente scoraggiati. A me succede davvero di rado se non mai, tutto quello che faccio e propongo viene sempre accolto con tutti i favori del caso...

"potresti presentare una merdina che a Orlando Furioso piacerebbe comunque"... (Orlando Furioso è il nostro insegnante. Agli altri devo ancora assegnare un soprannome decente).

E' vero accidenti. Ma con lui è strano. Tolto il giorno in cui mi beccò con qualche amico, intenti ad alcolizzarci al baretto di fronte anziché essere a lezione, il nostro rapporto è sempre stato in discesa. Mi ha presa in simpatia, s'interessa di quello che faccio, mi stima enormemente, gradisce il mio modo di disegnare, il mio stile... eppure, nonostante sia una persona che io stimo a mia volta, non credo sia un parere del tutto oggettivo. Io, che fin dal liceo mi han sempre detto di cambiare strada perché disegno da schifo e ho poco talento... sarò mica diventata Michelangelo nel frattempo? Erano anni che non usavo più le matite, anche volendo non avrei potuto migliorare.
L'anno scorso ero convintissima delle mie capacità e credevo che ce l'avrei fatta sempre e comunque. Quest'anno, almeno per ora, sono sicura che una volta fuori sarà tutto diverso e probabilmente finirò a fare... niente. O a portare i caffè. E che non s dica il contrario. Lo dice solo gente che mi vuole tanto bene...
Durante il ponte non ho combinato davvero niente... ho fatto altro. Vediamo come andrà lunedì e attendiamo sviluppi.


Foglia sulla neve #2 (ma alcune erano sparse qua e là...): Sono stata in giro a fotografare paesaggi per un'esercitazione. Per una questione di comodità siamo stati sul naviglio. Li abbiamo girati entrambi e, nonostante sia una zona trita e ritrita dove avrò scattato almeno duemila fotografie in tutta la mia vita, sono soddisfatta di me stessa perché qualche (pochi) scatto interessante è venuto fuori!

mercoledì 24 ottobre 2012

Vedi Berlino e poi muori. O te ne torni a casa...

Della serie "in questo periodo un sacco di cose carine stanno giungendo al termine", sono appena tornata da Berlino e con quest'ultima (chiamiamola) fatica, si conclude la mia prima esperienza cinematografica internazionale.
Il fatto che io sia qui anzichè a bere birra gratis nella capitale tedesca non dice bene in effetti. Non per la birra gratis (ne ho approfittato a sufficienza in questi giorni, viva l'open bar!) ma perché solo gli esclusi dalla top 3 sono tornati in patria. Il che significa che siamo fuori, escluse, out. Ma arrivare fino a questo punto è già un grande successo, il concorso lo abbiamo vinto, il festival no ma tant'è.

L'idea di volare a Berlino per tre giorni mi eccitava da matti. Speravo di avere un po' di tempo per girare la città. Ora a chiunque mi chiedesse come l'ho trovata, prima di insultarlo risponderei che Neue Kantstrasse è molto molto carina. Sono stata praticamente solo lì, inghiottita da un programma rigidissimo e attività pressoché inutili.
Bypassiamo il primo giorno, che ho trascorso quasi per intero dormendo in una saletta buia dove invece avrei dovuto guardare dei film - orrendi - per la tv, mentre avrei potuto rimanere lì giusto il tempo di pranzare e poi andarmi a fare un giro per la città... avrei visto qualcosa di meno deprimente e patetico.
Il secondo giorno almeno sulla carta, sembrava più eccitante. Invece è stato più umiliante che altro. Ieri infatti abbiamo presentar e votato i nostri film. Lasciamo perdere quanto appaia ridicola l'idea di una giuria interamente composta dagli stessi partecipanti... il punto è un altro. In primis bisogna dire che la maggior parte delle persone con cui ho partecipato al concorso erano grandissime facce di merda. Io parto sempre ben predisposta verso gli altri e un dubbio comune che a qualcuno potrebbe addirittura sembrare ovvio a me non sfiora nemmeno. Non mi viene in mente che uno studente di cinema possa tirarsela anche solo un minimo... io non lo faccio, perché qualcun altro dovrebbe? Eh, invece si, per cui se all'inizio ero entusiasta all'idea di conoscere tante belle persone nuove, figuratevi quanto sia rimasta delusa nel rendermi conto di essere circondata da presuntuosi.
Insomma, quando è arrivato il momento di presentare il cortometraggio e sentire i commenti, volevo morire. O picchiare qualcuno, a seconda. Perchè io so benissimo di avere ancora molta strada da fare, soprattutto in confronto agli alti livelli di alcuni animatori presenti ieri e sono una che accetta le critiche. Le troiate dette per dire no. Quindi posso sopportare che qualcuno non apprezzi la musica, che qualcuno la trovi invadente all'interno della storia, che altri trovino le animazioni poco chiare e che qualcosa vada modificato e migliorato... voglio dire, se dieci persone mi fanno notare la stessa cosa AVRANNO LE LORO RAGIONI, FORSE E' MEGLIO ASCOLTARLI!!! Però quando sento che "l'animazione poteva essere tranquillamente evitata, la storia vive da sola" solo perché non ti piace l'idea dei ballons o che "le tre situazioni sono indipendenti e vivrebbero tranquillamente l'una senza l'altra", mi viene da pensare che non avevi niente da dire ma volevi parlare per forza.
L'importante è che certi commenti atroci non sono stati fatti solo a noi. La cosa ch mi ha un po' ferita se vogliamo, è la competizione forte presente in molti altri ragazzi, cresciuta a dismisura non appena siamo entrati in quella sala e dimostrata dalle occhiatine di superiorità che lanciavano a me o ad altri. So che non sono così brava ok, dovrebbe farti sentire meglio visto che sei inconsolabile perché "forse torno a casa domani"... non facciamone un dramma, io ho il culo poggiato sulla mia bellissima sedia rossa in una stanzetta di Milano, non vincerò nessuna targhetta ma non mi sto certo strappando i capelli dalla disperazione... ieri sera ero brilla esattamente come i vincitori, allegra come loro, loquace e anche contenta perché da ubriachi alcuni riescono anche a sembrare simpatici... andrà meglio la prossima vota. Nel frattempo vedo di farmi il culo così diventerò bravissima e sbancherò al prossimo festival.

Ad ogni modo, visto che ve l'avevo promesso, pigiate qui e vedrete il nostro cortometraggio e in caso, siate assolutamente spietati e sinceri nei commenti. E visto che sono una persona sportiva, vi invito a guardarli tutti perché sono davvero molto carini!
I vincitori però sono
questo, questo e questo.

sabato 20 ottobre 2012

Random things before I fly away

Nonostante i pronostici, la prima settimana è andata bene. Non credevo sarei uscita incolume, senza litigare, senza versare lacrime, litigate con il professore, lacrime per la metà di corridoio ormai vuoto. Ma così è stato. Ho prodotto qualcosa di abbastanza decente (io che scrivo una storia?? IO??) e, nonostante tutto il mio sforzo sia stato fatto a brandelli dal maledetto essere di cui sopra, resisto e rimarrò salda sulle mie posizioni. La storia mi piace così.

Ultimamente il mio umore può essere riassunto in questo modo. Non mi basta sentire i complimenti di un'amica perché le foto del suo spettacolo, che a me facevano un po' schifo, sono al contrario bellissime, non è nemmeno sufficiente che al corso di fotografia qualcuno abbia trovato le mie foto talmente belle da non aver senso guardarne altre (giuro, è successo). Non mi accontento di ricevere continui complimenti perché ultimamente a quanto pare il mio cervello e le mie mani sono in buona sintonia. Continuo a sentirmi giù perché UNA PERSONA IN PARTICOLARE tratta tutto questo con sufficienza. Meriterebbe un calcio in culo mentale e (se fosse possibile) anche fisico certo. Ma per ora riesce solo a buttarmi giù. O a spingermi per fare meglio, quindi a posto così.

Le donne sono pazze. Orora parlo al telefono con un'amica la quale mi rende partecipe dell'ultima disavventura, convincendomi sempre più della validità di questa affermazione.

Stasera mi sono resa conto di quante cose belle si stiano concludendo o si siano concluse in questo periodo. Il mio cortometraggio è una di quelle. Domani parto per Berlino e dopo questi tre (o sei... speriamo sei) giorni, l'avventura sarà definitivamente archiviata. E nonostante l'odio di questi mesi, un po' mi spiace.

La mia valigia è un gigantesco cubo nero colmo di vestiti, vestitini, calze pesanti, cappellino, guanti, sciarpa e numero due giacche pesanti. A Berlino fa molto freddo. Tuttavia questo non m'impedirà di indossare i miei tacchi dodici per presentare il film al festival. Tacchi dodici? Si, sembra assurdo ma è così.

Ora devo docciarmi, nonostante tutto ho deciso che uscirò e andrò in bici. Solo perché stasera fa ancora abbastanza caldo per non ibernare mentre pedalo.

Giuro che approfondirò ogni singolo argomento al mio ritorno. Ora schiavizzo mia madre perché sistemi le mie sopracciglia disordinate!


sabato 13 ottobre 2012

Foglia sulla neve #1: Pinhole!

Oggi ho cominciato un corso di fotografia. Il sabato mattina... non c'avete proprio un cazzo da fare insomma... ehm esatto. No beh, il punto è che quando mi sono iscritta mica lo sapevo che era il sabato mattina, però preferisco sacrificare due ore di sonno in vista di un futuro meno schifoso. Sai mai che il mio talento venga apprezzato...
Ho appena iniziato e sono già in fissa... Voglio costruire una macchina stenopeica! Praticamente una macchina fotografica fatta di cartone, legno, vecchie scatole di thè o caffè o vecchi libri come queste qua sotto.


Non sono adorabili?
Piccolo problema: non ho idea di come si sviluppi una fotografia e tantomeno ho gli spazi per farlo (vivo in una casa piena di luce, l'unica stanza potenzialmente buia è quella dei miei. Non credo sarebbero felici di trovarsi con gli acidi sulle lenzuola...) quindi, in attesa di rendere tutto ciò possibile, credo che ne comprerò una già fatta. E mi divertirò un sacco!!!

giovedì 11 ottobre 2012

I cambiamenti non mi esaltano...

Da circa trenta secondi, anche se credevo non fosse possibile, il mio umore è cambiato da pessimo a irrecuperabile.
Encefalogramma piatto.
Ci hanno mandato (meglio tardi che mai) gli orari di settimana prossima.
Voglio morire...
Iniziamo con una meravigliosa presentazione dell'anno accademico in quello schifosissimo auditorium dove ho buttato via un anno della mia vita. Solo mezza giornata però.
Poi le cose peggiorano...
Cinque giorni di sceneggiatura... e sceneggiatura significa QUESTO!
Il piccolo particolare che però mi ha mandata definitivamente ko è leggere il numero dell'aula dove la mia lenta tortura avrà luogo...
La 62, fino ad aprile era quella del CORSO di Jazz... poi mi sono resa conto che la S non c'era. Era l'aula dei coristi, che dalla settimana scorsa non studiano più con noi. In ogni caso era la loro aula e adesso è la nostra. Se ci penso, il lato positivo della faccenda c'è, ma adesso vorrei solo tornare un po' indietro e godermi un loop di mesi passati.

Prevedo grandi gioie per il prossimo anno...

lunedì 8 ottobre 2012

Have you met Ted?

Accidenti! Facciamo un elenco di tutte le cose brutte esistenti al mondo e riflettiamo

fame nel mondo
tumori
malattie sessualmente trasmissibili
malattie ereditarie
malattie in generale
guerre
carestie
mobilità
licenziamento
povertà
ignoranza
i ragni
Elsa Forne... ehm!

Sono tante vero? Non sto nemmeno ad elencarle tutte.
Ecco, essere single non è tra queste. Essere single non ha mai ucciso nessuno. O meglio, si muore di birra, qualcuno morto di solitudine ci sarà di certo MA, lasciatevelo dire da una che c'è mancato poco che s'iscrivesse agli speed date, essere single non equivale per forza ad una cosa brutta. Specialmente se la situazione si protrae da due mescetti scarsi, quindi se per caso qualche amico/a dovesse venire da voi a pregare e lagnarsi perché si sente solo/a e vorrebbe tanto che gli/le presentaste qualcuno, prima di agire valutate bene la situazione.
Potreste presentargli/le qualcuno che conoscete appena e va beh... al contrario potreste volergli/le presentare qualcuno che conoscete molto bene, quindi vi ritrovereste in causa con due persone alle quali si presume che teniate.

Una delle due è single da molto?
A meno che questa non sia affetta da "sindrome da crocerossina", e quindi abbia avuto a che fare con svariati casi clinici senza riuscire a concludere nulla, è evidente che qualcosa non va.
Potrebbe ad esempio essere una persona particolarmente difficile, col risultato che chiunque gli/le presentiate non gli andrà a genio.
Potrebbe essere una persona con dei problemi. Essere amici ed essere fidanzati è diverso quindi è probabile che qualcosa a cui voi non fate caso possa creare impicci. Pensavate di aver unito due persone meravigliose ma al contrario avete unito una persona normale con un nerd dei peggiori, che trascura la fanciulla per giocare a Pes tutte le sere o che preferisce parlare con Siri piuttosto che con lei... oppure avete presentato una persona mite ad un'altra con seri disturbi o gelosie immotivate. Litigheranno o più semplicemente i due (uno dei due a random) verranno a lamentarsi con voi. E stare dietro a entrambi senza rovinare rapporti è un bel fardello...

Una delle due ha un debole per voi
E uno dei motivi per cui cercate di appiopparla a qualcun altro è per levarvela di torno.
Non per essere pessimisti, ma non occorre un quoziente intellettivo particolarmente elevato per capire come la situazione possa degenerare... Poi può anche andare bene però rischiare senza valutare attentamente i pro e i contro può rivelarsi dannoso.

Una delle due se lo merita davvero?
Perché magari ora vi fa anche pena, tutta triste e abbandonata. Però è anche vero che magari questa persona adesso sembra così carina solo perché bisognosa di affetto, mentre tutto il resto dell'anno si è fatta i cazzi propri e solitamente, quando siete voi ad avere un problema non è poi così disponibile ad ascoltarvi... figuriamoci ad aiutarvi...

Una delle due ha la tendenza a scomparire
quando è fidanzata... mmh anche in questo caso non bisogna essere dei geni per capire come le cose possano andare male. Tuttavia, essendo il caso che più mi sta a cuore, mi pare giusto trattarlo per bene.
Magari siete persone con immotivati spasmi di bontà. Allo stesso tempo credete fermamente nel detto "mal comune mezzo gaudio", ma essendo così stupidamente buoni, trovate poco carino approfittare del fatto che un amico se la passi male per sentirvi un po' meglio, quindi solitamente aiutate chiunque, anche il peggiore degli stronzi. Soprattutto pensando che in fondo entrambe le persone che cercate di accasare sono vostre amiche e probabilmente non se la fileranno una volta immersi nell'amore... giusto? I primi mesi sembra quasi di si, poi col passare del tempo vi ritroverete da soli a rimpiangere le belle serate di cazzeggio tra single, chiedendovi cosa vi stesse dicendo il cervello quando avete deciso di accoppiare quei due stronzi, visto che gli unici a perderci siete stati voi...

Di casistiche poi ce ne sarebbero milioni di milioni, non mi vengono in mente tutte.
Però, visto che la storia insegna che la storia non insegna niente, io sto aspettando che un amico venga da me a lagnarsi, per presentargli l'ennesima anima sola. E voi mi picchierete. A sangue grazie!

mercoledì 26 settembre 2012

Non ho ancora trovato un titolo che renda l'idea...

Per la stesura di questo post va ringraziato caldamente Maurizo Crozza. Avevo già in mente cosa scrivere ma guardare l'intero di Ballarò mi ha dato spunti interessanti.

Pariamo dal presupposto che viviamo in un paese di merda. Prima di tutto ciò, partiamo col presupposto che in questo periodo io mi lamento. Poi ritorniamo alla nostra schifosissima Italia. Come ricordava il buon Maurizio, è legale che in Italia la Minetti guadagni come il segretario generale dell'onu quando gli stipendi degli statali sono fermi agli anni cinquanta? Certo che si. Perché siamo noi i primi a permettere che questo e molto altro ancora accada, rimanendo a guardare, alzando e riabbassando le manine lungo o fianchi. Eh, è così.
Ora, entriamo più nello specifico, non essendo mia intenzione analizzare i problemi del paese. Non da un punto di vista generale, preferisco parlare di ciò che conosco e che mi tocca in prima persona. Già vi dissi che il mio, per quanto si possa definire tale, è un lavoro di merda. già vi parlai della mia insoddisfazione. Ma se prima mi riferivo a questioni più generali, ora vorrei rendervi partecipi di un paio di aneddoti interessanti, causati semplicemente dalla mancanza di cojones miei e delle persone che mi circondano.
Tanto per darvi un'idea, prendendo la faccenda alla lontana, noi studiamo in una struttura pensata per un numero di studenti pari a settanta. Avendo introdotto un primo anno teorico con laboratori pratici, il numero di studenti previsto per quest'anno sale al triplo. Nonostante gli incastri (le lezioni teoriche si svolgono altrove, in una sala conferenze dove ho perso un anno della mia vita nonché la vista e la dignità... ), il mercoledì ci troveremo per forza di cose a condividere gli spazi con un numero di studenti ben superiore all'offerta degli spazi. L'anno scorso, qualcuno di noi fece presente la questione a chi di dovere, ponendo la domanda in modo errato. Nel peggior modo possibile oserei dire.

"L'anno prossimo, quando ci saranno i compagni del primo e secondo anno, dove andremo a fare lezione"?

Dove andremo noi?????
Dove andranno LORO. Noi la nostra auletta ce l'abbiamo. Lavoriamo lì da un anno e i nostri lavori sono salvati sui computer. Perché dovremmo essere NOI a levare le tende? Già il fatto che tu presupponi di dover lasciare il posto a qualcun altro, nonostante quel posto ti spetti di diritto, dimostra come tu ti ponga da solo in una posizione d'inferiorità. O tiri fuori le palle e ti fai valere (come tutti del resto) oppure evita di lamentarti perché ti senti bistrattato come nemmeno l'ultima ruota del carro.

(tra due settimane vi dico dove ci hanno relegati. Già sapete che per fare posto ai nuovi soggetti hanno pensato bene di cacciar via i musicisti, nostri compagni di sigaretta e riserva non esauribile di uomini dal bell'aspetto. Da parte di tutte noi, GRAZIE! fuck)

Ok questo è il preambolo.
Ora mettiamo che una nota rete televisiva, per conto di un ente pubblico italiano abbia deciso di contattare la nostra scuola per la realizzazione di una serie televisiva. Avendo coinvolto diverse figure professionali, il responsabile alle attività ha pensato che sarebbe stato carino coinvolgere anche la nostra classe per la realizzazione di alcuni contributi grafici. Tralsciamo il fatto, anzi, non tralasciamolo... precisiamo che le stesse persone ad essersi lamentate perché "non ci coinvolgono mai, non ci vogliono bene, sigh sigh..." sono state le prime a rifiutare l'incarico perché "è estate, voglio andarmene al mare", quindi abbiamo finito per accettare in sette e lavorare in cinque, sacrificando non l'estate ma sabati, domeniche e pomeriggi a random. Ma a metà giugno, grafica fu!
Accade però che, durante la lavorazione, viene toccata la questione contratti ed eventuale menzione nei titoli di coda. Veniamo a scoprire che gli studenti coinvolti sul set (quindi tutti tranne noi), lavorano - gratis - con regolare contratto da stagisti e per questo, il loro nome comparirà nei titoli di coda. Noi, che un contratto non lo abbiamo, siamo abbandonati al nostro destino. Informandoci scopriamo che i suddetti contratti sono stati emessi per una semplice questione assicurativa e, non potendo incorrere in infortuni di alcun tipo, noi ne siamo stati esclusi. Se l'IMac ci casca sul piede son cazzi nostri. E allo stesso modo saran cazzi nostri dimostrare che quella meravigliosa grafica è opera nostra. Tre di noi si limitano a tirar su col naso, con espressione rassegnata. Io mi incazzo come una iena, CdS (già, poteva forse mancare?) s'incazza più di me ed, essendo lei il canale preferenziale con la produzione, s'appresta a cazziare chi di dovere, ottenendo la tanto agognata menzione. I nostri nomi ci sono. Grazie CdS, sarò lieta di rivolgermi a te per la questione che segue.
Appunto. Perché non è mica finita lì. Prima che il lavoro vero e proprio avesse inizio, ci era stato chiesto di realizzare un concept per dare un'idea di come volessimo procedere dal punto di vista grafico. Ognuna di noi ha presentato il suo e (gioia et gaudio), il mio la spunta su tutti. Ovviamente abbiamo dovuto lavorare su una scenografia ex novo essendo cinque le scene. Del mio disegno non se ne sa più nulla. A volte, per convincermi dell'accaduto, lo riguardavo, complimentandomi con me stessa per la bravura. Fine.
L'altro giorno, guardando su Facebook, finisco per caso sulla pagina del programma. E indovinate che immagine vedo come copertina? Si esatto, il mio meraviglioso paesaggio, con i miei fiori, il mio tram, i miei cespugli. Ovviamene non ne sapevo nulla. All'inizio mi ha fatto quasi piacere, poi ho riflettuto: 
 - in primo luogo, nessuno mi aveva chiesto nulla
 - in secondo luogo, non c'era scritto da nessuna parte chi avesse realizzato quell'immagine
 - in terzo luogo, pubblicare una foto su Facebook equivale a lanciare un corpo in pasto agli squali. Ognuno può farne ciò che vuole.
Perché dovrei lasciare che tutto questo accada? Ora, prima di sollevare un polverone fermiamoci e respiriamo. Stavolta si tratta di una bozza, un lavoro nemmeno troppo importante che però a qualcuno dev'essere piaciuto. Ma sorvolare su una cosa del genere mi da da pensare che un domani chiunque possa mettere le mani su qualunque cosa io faccia e non vedo perché il mio lavoro debba essere svenduto. Ovviamente in tutto ciò io non ho la più pallida idea di quali siano gli accordi presi con la rete televisiva e con l'ente, ma ho intenzione di chiarire la cosa. Il che non significa per forza sollevare un polverone, semplicemente fare quattro chiacchiere e capire cosa sia successo. Quantomeno per evitare uno sfruttamento futuro visto che, a giudicare dalla rassegnazione che mi circonda (ricordiamo la questione aule?), qui si fa presto a calpestare chi fa un lavoro come il mio, semplicemente perché lasciamo che questo accada. 
Ma un filo d'amor proprio?

giovedì 20 settembre 2012

Q vs Q

Oggi, contrariamente alle aspettative di alcuni davanti a un titolo così ambiguo, vorrei trattare la differenza tra tempo qualitativo e tempo quantitativo.
Mesi fa ero convinta che la differenza fosse lampante agli occhi di chiunque. Poi ho dovuto constatare che mi sbagliavo. E di grosso.

Il tempo qualitativo è quello speso diciamo BENE. Non importa quantificarlo in termini matematici, infatti che si parli di un secondo, di un minuto, ore, settimane, mesi, è tempo speso bene, nel quale si concludono le cose iniziate, si ottengono soddisfazioni, si passano dei meravigliosi momenti... momenti INTENSI appunto. Tempo speso bene, utile, piacevole.
Il tempo quantitativo al contrario è semplicemente tempo. Un'ora, un minuto... e nella maggior parte dei casi non porta a concludere nulla, non che questo significhi per forza un cazzeggio spinto, semplicemente è diversa la modalità di valutazione. Chi però pensa che metterci molto tempo per fare una cosa equivalga a farla bene ha preso una tranvata colossale.
Andando nello specifico:

Al liceo avevo un compagno che probabilmente tutt'oggi... è ancora al liceo. Si sarà fatto dieci anni d'artistico.
 - Uuuurca, dieci anni d'artistico. Chissà come saprà disegnare bene.

EEEEEEEEEEEH! Errore! A parte che sfido chiunque a dire una castroneria simile e poi forse saprebbe disegnare se avesse passato più tempo dietro un cavalletto che in giro a propagandare idee comunistoidi. Sicuramente le falci e i martelli gli escono da dio. Le stelle anche e pure le A di anarchia, perché era un tipo confuso.

Vi ho mai parlato di S? Si che l'ho fatto. (in caso, ripassino). Lui, negli ultimi quattro anni è stato forse la mia storia più lunga.
A conti fatti, tra i vari tira e molla, litigi, confusioni, pianti e me che stresso le amiche, abbiamo continuato a frequentarci per... beh, quasi un anno. Un sacco di tempo calcolando che le mie ultime storielle son durate al massimo due mesi... una storia quasi importante. Se non fosse che, sempre a conti fatti, ci saremo visti quattro volte. Senza peraltro concludere granché.
Al contrario non vi ho mai parlato di G, un trentenne attempato che mi ha rubato il cuore tre anni fa. Ci ha messo due mesi per farlo e sospetto che ne conservi ancora qualche resto...

Tutto ciò per dire che la prossima volta che un amico mi manderà raffiche di messaggi del tipo "mi manchi... perché non riusciamo più a vederci?"e poi, quando finalmente ci si vede passa il tempo a limonate con la sua fidanzatina o a chiedermi quanto sia bella la suddetta fidanzatina o a parlare con sconosciuti, si ritroverà con la faccia in un cestino. Soprattutto se per giustificarsi adduce scuse quali "eh va beh, ma non importa cosa facciamo, anche se non parliamo... l'importante è vederci!No?"
No!!! Mi vien così da pensare che lo sconosciuto incontrato sull'autobus tutte le sante mattine sia il tuo migliore amico...  sbaglio forse?

mercoledì 19 settembre 2012

Il lunedì dei corti animati

Ci sono eventi che attendiamo con impazienza tutto l'anno, come l'ultimo giorno di scuola, Natale, Pasqua, il proprio compleanno, l'uscita dell'iPone 5...
Io, oltre a quelli sopracitati (si, vorrei un iPhone 5 ma non prima che sia passato di moda perchè confido nella longevità del mio Samsung...), attendo con immensa impazienza il lunedì dei corti animati al parco, organizzato dal MFF. E se posso cerco sempre di non mancare. Inizio il conto alla rovescia da metà agosto e due o tre settimane prima che questo giorno giunga inizio a chiamare e scrivere a tutti i miei amici per avvertirli e radunare un bel gruppetto. Molto spesso LaQ è al mio fianco in questa missione. Che di solito finisce con pacchi a raffica accompagnati dalle scuse più assurde.
Quest'anno stranamente non è successo nulla di tutto ciò. A parte un'amica che si è ammalata giusta in tempo (è ridicola, non ho altro da dire), è da sabato che ricevo messaggio da parte del mondo intero per sapere se ci sarò, ora, luogo e dettagli di questo genere. Ad un certo punto sono anche stata colta da un filo d'ansia... ma quanti saremo? Tantissimi!
Così, armati di coperte, sacchi a pelo e tanta voglia di birra (se non avessi avuto cinque miseri euro ne portafoglio avrei fatto scorta, mannaggiavvoi) ci siamo diretti al parco Sempione.
Io sono arrivata in ritardo causa difficoltà nel trovare parcheggio. Arrivo e mi trovo davanti un documentario sulla musica sarda. Bello, interessante, appassionante. Dopo i primi due minuti di disorientamento generale, mi sono ricordata che la maratona inizia sempre con qualcosa che c'entra poco o nulla. Infatti poco dopo il documentario termina lasciando spazio alla maratona.
Ed è l'inizio della fine. Stavolta per davvero.
Memore di tre anni di corti, sono un po' impaziente.
Riderò tantissimo... E invece no!
Mi divertirò e prenderò qualche spunto... E invece no!
Mi commuoverò... E invece no!
E invece no, no e no!

Non ho mai visto un'accozzaglia di roba così varia e incomprensibile. Nel senso, i corti dal vero del MFF sono SEMPRE un'accozzaglia di noia e incomprensione, ma per fortuna queste virtù le risparmiano all'animazione. Quest'anno al contrario devono essersi sbattuti parecchio e aver fatto quell'errore che molto spesso si commette nel campo del cinema d'essay e dell'arte in generale: pensare che l'incomprensibile sia meritevole di lodi. Non si capisce una sega? Capolavoro assoluto! NO, NOOOO!!!

(Ora, per non farvi fare la mia stessa fine, colorerò i corti belli di verde. Quelli brutti di rosso: Quelli così così in arancione. Tipo semaforo, così che possiate scegliere. In caso di noia, saltate pure all'ultimo pezzo di colore neutro. )

Partiamo con ordine dal primo cortometraggio che tecnicamente doveva rappresentare l'elaborazione degli affetti tramite gli occhi di un bambino. Io che c'era un bambino non me n'ero nemmeno accorta... Ho visto delle facce disegnate anche bene, per carità. Ma che c'era un bambino io non l'avevo capito. Tremendamente lento è il commento più spontaneo che mi esce. Noioso quello più cattivo. Non ricordo praticamente nulla e non è un buon segno.

Migliorano le cose già al secondo. Non più veloce ma quantomeno scorrevole e comprensibile. Qui si parla del rapporto uomo - natura, i conflitti nella foresta, il dramma di una ragazza che, per salvare un amico è costretta a uccidere un orso. Carino, grafica interessante, delicato, si lascia guardare.

Non ricordo quale fosse il terzo, ah si. La storia d'amore di un'orsetta e un esquimese. Tenero, carino. Terribilmente triste. Lei ricorda come si sono incontrati, ripercorre i momenti insieme per concludere il tutto con "Non voglio sposarti". Depressione, sconforto, tristezza.

Passiamo al bimbo luccicante. Carino! Grafica interessante e storia tenra. Sempre malinconica ma col lieto fine: due bambini diversi, lui luccica, lei ha gli occhiali e va sempre in giro con una torcia, vengono spesso pesi in giro da tre bulletti ma il loro incontro porterà ranci sorprese. Diciamola così dai. La preferivo meno patetica ma ci si accontenta.

Avanti il prossimo: qui si parla di un bimbo che vive in campagna dalla nonna. Ne conseguono le fobie del cas. bella grafica, carina anche la storia, apprezzabile (non poco inquietante) la testolina del pollo che affoga nel brodo - prima che la pietanza esploda... -. I miei occhi di "addetta ai lavori" , diciamo così, mi han fatto apprezzare anche la tecnica. La mia amica profana pensava fossero orrendi. In effetti il suo parere conta un po' di più.

Va bene, ma quando si ride?

Ora! Eeeeeh! Corto, cortissimissimo film che parte con un bambino tutto solo - e te pareva - seduto su una panchina accanto a cui si siede un vecchio signore che, vedendolo triste, decide di raccontargli la storia sua e del suo amico. Non sono in grado di raccontarvelo come meriterebbe, quindi ve lo linko direttamente qui e se volete, dateci un occhio. E' così breve e carino che ne vale la pena.

Poi è la volta di un cortometraggio che parte dalla storia di un africano che, trovato un preservativo sulla sabbia, prende e attraversa il mare a nuoto alla ricerca di una vita migliore. La storia si sposta ad un matrimonio. Mentre lo sposo è in ritardo, la futura moglie assai vacca fa intendere al prete che, se avrà un po' di pazienza magari otterrà qualcosa. Il marito arriva, paga una suora coi cinquecento e uri coi quali aveva pipato poco prima e il matrimonio comincia. Nel frattempo il nero continua a nuotare. Ci spostiamo al banchetto assai cafone dove il novello sposo, causa lo sgonfiamento della testa, si assenta per incipriarsi il naso. Ma pippa troppo e la testa gli scoppia. L'africano sta ancora nuotando. Nel frattempo la sposa, sola e abbandonata, regala al prete ciò che gli aveva promesso in precedenza. Non ricordo in quale ordine ma tutto ciò è alternato a scene in cui vediamo degli operai intenti a riparare l'impianto di condizionamento della villa dove avviene il banchetto. L'africano finalmente giunge a terra proprio nei pressi della villa. Vi entra e non gli par vero di vedere ciò che vede: cibo, cibo, cibo, abiti eleganti (dello sposo senza testa) e una biondina da paura in pose inequivocabili. Il prete si sta facendo la doccia. L'africano coglie al volo le molteplici occasioni, prende il preservativo che aveva trovato all'inizio del film e inizia a darsi da fare col vaccone che, spaventata, comincia a gridare. Proprio in quel momento, gli operai riescono a riparare l'impianto di condizionamento che esplode e fa sgonfiare tutto ciò che si trova nella villa, riducendo il tutto alle dimensioni di un preservativo e rispedendo il povero africano da dove era arrivato. Dite quel che volete, a me è parso una figata. E aveva anche una morale d'un certo rispetto. Per nulla incoraggiante ma almeno si capiva!

Ok, detto questo, la maratona ci regala l'ultimo soffio di buonumore con From dad to son, geniale, divertente e realizzato con una tecnica deliziosa.

Bene. Salutiamo il divertimento e accogliamo una volta per tutte la noia.

Sorvolando i tre - quattro minuti di esperimenti su un pollo a cui viene anche infilato un elettrodo nel didietro, accogliamo questo meraviglioso cartoon che tratta le vicende di Bill dopo la sua operazione al cervello. La memoria confusa, i giorni che sembrano tutti uguali, la lenta ripresa e... la morte? Boh... ad un tratto i disegni vengono alternati a fotografie - interessante la tecnica, per carità - e Bill pare riprendere la memoria di un tempo. Peccato che l'accozzaglia di immagini e la voice over non permettano d capire molto. Non ci dirà mai quale sia la fine che fa Bill, non in termini crudi almeno. La vocina continua a a mantenersi sul poetico mentre le immagini si fondono, volendo dimostrare quanto sia corata e concreta la percezione del protagonista. Che poi inizia a spararla un po' alta diventando quasi bionico... ma allora è morto? Boh... il film continua. La voice over pure e intanto gli spettatori cominciano a porsi delle domande: ma allora è morto? Ma noooo, è passato oltre, ora ha una mente superiore. Quindi è morto! Ma noooo... si va beh, ma quanto dura? Non si sa. La voce continua a raccontare. E' una bellissima giornata e Bill riesce a vedere ciò che nessun altro vede. Ma allora fa uso di stupefacenti... ma noooo è solo... solo... si va beh ma quando finisce? Non lo so, ricordo che a un certo punto ho scollegato il cervello e ho cominciato a guardarmi intorno. Quando ho sentito un generale sospiro di sollievo allora ho intuito che finalmente era finito. Grazie, davvero!

Dopo questo meraviglioso cortometraggio il mio cervello è caduto definitivamente in letargo. Ho provato a sforzarmi di seguire gli altri ma francamente non ce l'ho fatta. Ho ricordi confusi:

Ricordo che un uomo sbatteva un tappeto davanti a un palazzo. Il suo movimento creava un ritmo che andava ad intrecciarsi coi suoni del palazzo, gente che usciva, un bambino che piangeva... solo che da qualcosa di simile non ti aspetti che duri più di due minuti. Otto sono eccessivi,perdipiù se il ritmo viene interrotto e s'inizia a entrare davvero in una storia che... boh... 

Poi è la volta di un cortometraggio cinese. Non me la sento di giudicare una cultura così lontana e diversa dalla nostra ma che era cinese lo scoprivi solo con l'arrivo dei titoli di testa. Prima, per dirla con gli occhi della mia amica (quella con cui sto lavorando al corto, quindi non tanto profana) era solo un'accozzaglia di disegni brutti sonorizzati male. La maggior parte, ho aggiunto io, rotoscopati, cioè ricalcati da foto. E chiunque potrebbe farlo. Bello, davvero!

Poi un bel corto tutto verde, realizzato su pellicola con semplici linee che avrebbero voluto raccontare una storia. Se l'avessi capita la scriverei qui. Peccato. 


A seguire una nuova accozzaglia di linee, colori, personaggi soli e depressi, polli. Polli in quantità. 
Credo che la morale di quest'anno fosse:

Se sei triste e sconsolato trova un pollo, facci amicizia ma non esagerare troppo. Oppure un cagnolino... 

Perché in uno dei corti c'era anche un cagnolino. Molto tenero peraltro.
Vorrei andare avanti a raccontare altro ma, oltre a temere per la mia stessa incolumità,rischio di incappare in vuoti di memoria abissali. Il mio cervello mi ha salutata e ho cominciato a sonnecchiare durante un corto che forse parlava di un matrimonio... realizzato in plastilina mi hanno detto... ho seguito l'introduzione ma giuro che quando la storia ha preso piede, ripensando alle immagini viste poco prima ho dovuto concludere che non ricordavo nulla. Nero, buio, vuoto totale. 

Peraltro, rileggendo la pagina dell'evento con l'elenco completo dei corti mi sono resa conto che ne manca uno, lasciato indietro anche da me. Quello era davvero carino ma purtroppo non posso mostrarvelo nè linkare alcunché ma in breve raccontava la storia di un cane, in una famiglia benestante, assente e anche un po' pacchiana. Il cane che IO vorrei avere, un po' troppo surreale in effetti, ma che attende l'arrivo del capofamiglia per poter leggere il giornale, si rintana sotto il tavolo non per reclamare cibo ma leggere le notizie e, se non avessero chiuso la porta della cucina, cercherebbe anche un posto più tranquillo e appartato. Peccato che i suoi padroni non colgano quanto sia geniale ma, trovandolo solo un cane fastidioso e rumoroso, lo sbattano in cortile (dove potrebbe tranquillamente leggere se non avesse iniziato a piovere) e si domandino che farsene di lui quando arriverà il momento di andare in vacanza...

Ora, apprezzo tantissimo il fatto che in alcuni di questi film gli autori siano stati così bravi da coniugare risate e riflessione. C'è sempre una morale ma con qualche limite. Infatti per la maggior parte questi film sono incomprensibili, troppo astratti anche solo per formulare qualche ipotesi. 
Sono sempre stata contraria a relegare l'animazione al solo pubblico infantile ma allo stesso modo m'innervosisco davanti alla convinzione che maggiore è il grado di incomprensibilità, maggiore è il valore dell'opera. Non è vero, non sempre almeno. E' lecito essere criptici, parlare di sé senza che un pubblico necessariamente possa capire quel che dici, si tratta di libertà d'espressione. Ma quando ti rivolgi ad altri, in qualche modo vuoi che la tua opera gli arrivi. Altrimenti non lo faresti. Non è solo colpa degli artisti se ciò accade però. Spesso è proprio il pubblico (anzi, quasi sempre) a infliggersi volontariamente certe punizioni. perché se vai al cinema e ti diverti non è sano. Se invece vai a vedere un mattone polacco senza dialoghi, con lunghe panoramiche su campi arati e campi controcampi fitti di sguardi intensi, esci dal cinema sentendoti una persona migliore. Magari non hai capito un'emerita sega ma non lo ammetterai mai! Perché se lo ammetti potresti sentirti dare dell'insensibile o dell'ottuso, quando magari la persona che sforna questi giudizi ha capito meno di te. Ma dirlo non sta bene.

Sono delusa. Per fortuna la serata non è stata un disastro totale ma questo solo grazie alle persone che erano con me e al panino con cui mi sono consolata a maratona finita - grazie MFF, farai schifo nella scelta dei film ma come cucina spacchi assai - . Ciò non mete assolutamente in dubbio la mia partecipazione alla maratona dell'anno prossimo, sperando che più in basso di così sia difficile quanto impossibile. Anche perché, come dico da quattro anni, spero di vedere proiettato un lavoro dei miei. Che se si rivelasse peggio dei precedenti, sarebbe davvero la fine... 

lunedì 17 settembre 2012

L'inizio della fine?

 - Io non vedo l'ora di iniziare. Stranamente.
 - Tu ti droghi, gli antidolorifici ti han dato alla testa.
Conversazione avuta con CdS stamattina. Poverina si è distrutta in vacanza (stellina, un anno a me, uno a te, a cui però è andata un po' peggio. Quando la vedo la coccolo un po') e ora sragiona!
Trenta giorni, settecentoventi ore, millemila minuti e millordici secondi mi separano dal primo giorno del mio ultimo anno da studentessa e ovviamente non so se ridere o piangere.
So che essere ossessionata da certi pensieri con un tale anticipo non è normale ma non sono cose che capitano tutti i giorni.
Primo giorno dell'ultimo anno. Si tratta palesemente di una contraddizione che confonde:
primo giorno è male
ultimo anno è bene.
Almeno nell'ottica di quelli che Robin Scherbatsky chiama "Graduation Goggles". In pillole - non ricordo se ne avevo già parlato - questi "occhiali del diploma o non ricordo quale fosse il nome tradotto", sono nientemeno che uno stato mentale che coglie chiunque si trovi a terminare un'esperienza più o meno traumatica. Il oso fatto che stia per finire, rende tutto più carino e sopportabile, quasi bello tanto da fartene provare una leggera nostalgia.
Che poi è più o meno ciò che mi ha colta sia quest'anno che quello passato durante gli ultimi giorni di lezione. Ero felice, contenta, convinta che fosse stato 'anno più bello di tutta la mia carriera scolastica e i miei compagni mi mancavano tanto. Questa l'anno scorso. A ottobre mi sono resa conto di essere stata colta da un clamoroso bagliore e che la scuola cinica mi stava sul culo e come lei, buona parte dei suoi studenti.
Quest'anno a giugno, stessa cosa, solo in scala più ristretta. Amo la mia classe, amo i miei insegnanti, amo praticamente tutti gli assidui frequentatori del terzo piano. Uniamoci poi la malinconia dovuta al fatto che alcuni di essi avrebbero lasciato la sede a settembre, il mio spiccato interesse verso uno di loro, le simpatiche novità che vengono fuori proprio l'ultima settimana di scuola (dannazione, che tempismo!), tutto ciò ha reso gli ultimi giorni tremendamente divertenti e spassi. Aggiungiamo anche l'ultimo pranzo con tutta la classe e corpo insegnanti al completo, un porta e mangia di tutto rispetto con alcool a fiumi, torte, lasagne, salatini, caramelle... atmosfera familiare agreste e vi assicuro che verso le tre, dopo quattro o cinque bicchierini di vino io il pergolato lo vedevo. Eravamo al terzo piano, in corridoio ma giuro che il pergolato coi glicini c'era!!
Bello, bellissimo, vero ma tutto ciò dopo sette mesi di noia - scazzo - sonno - lacrimucce... mica me lo dimentico quanto fossi triste a ottobre, che schifo di mese è stato febbraio... marzo a tratti, dicembre a tratti, novembre meglio stendere un velo... ora io sono davvero contenta al pensiero di rivedere tutti tra poco, di ricominciare a lavorare con loro e fare tutte le cose che facevamo prima ma se dovesse di nuovo essere così? E sicuramente sarà così...
Dall'altro lato però la frenesia non può che cogliermi. Ultimo anno da studentessa significa ultimo periodo di semi - cazzeggio rilassato, ultimi pomeriggi in tranquillità dopo lezione, ultimi esami e relative ansie, ultimi ritardi e assenze giustificate, ultimi gossip da liceali stronzi, ultima spensieratezza in generale. E poi? Chi lo sa. probabilmente finirò a navigare nel mondo della disoccupazione, mi farò prendere dallo sconforto e me ne andrò da qualche parte, sperando che le cose inizino a girare nel verso giusto.
E che ne so?
Basta dubbi, basta lagne, è uno dei miei soliti viaggi mentali, potrei elencare decine di cose più interessanti di cui parlare ma lascerò che sia lui a farlo per me!

sabato 15 settembre 2012

Clic...

Ok sono tornata, più fresca che mai.
Mia madre ieri sera
 - Il tuo umore è nettamente migliorato, anche se sospetto di saperlo, qual'è la causa?
 - No, sei fuori strada. Sono contenta perché oggi sono uscita, ho fatto tante belle cose e prima di tornare a casa mi sono anche mangiata un gelato.
Erano le sette e mezza, avevo una fame porca (dato che ieri a pranzo ho mangiar solo un misero panino...) e è passando davanti a una gelateria, ho guardato la vetrina e pensando che non fosse il caso, sono passata oltre. Poi sono tornata indietro. E ho preso uno stecchino alla banana e cioccolato. Che buono... 
Comunque. Ieri mi sono riattivata. A dire il vero, superato lo sconforto di lunedì e la malinconia di mercoledì (i giorni di pioggia in questo periodo mi mettono una malinconia creativa un po' strana, ne parlerò) ho ripreso un po di colorito e ho finito per concludere più cose in una settimana scarsa che in tre mesi d'estate... più o meno, diciamo che mi piace vederla così.
Adesso dovrei essere al corso di ricerca teatrale a Macao ma stamattina non mi sono svegliata. E poi ho scoperto ieri sera alle tre che avrei dovuto portare un piccolo testo teatrale a memoria. E quando lo imparavo? Ok, poche righe sarebbero andate bene ugualmente ma QUANDO LO IMPARAVO?? Sulla 90? Si, avrei avuto tutto il tempo, ma la sacrosanta verità è che avevo sonno e mi sono alzata tardi. Quindi nada. A parte questo però mi sono presa un po' di soddisfazioni.
Giovedì ho rapito laQ e siamo andate nei campi a fare qualche foto. Nello specifico io ho fatto delle foto a lei che come modella è straordinaria! Ieri le ho sistemate e dopo aver poltrito di fronte allo schermo del computer per un'oretta ho deciso di attivarmi e andare a vedere una mostra fotografica. Che poi alla fine erano due mostre fotografiche, entrambe deludenti (ero stat avvertita ma non me ne ricordavo) ma non importa. 
Poi ieri c'era un così bel sole che non potevo mica tornarmene a casa senza fare una passeggiatina e qualche foto sul naviglio che, al tramonto è proprio affascinante. Lo so che è scontato, lo so che se devo scegliere finisco sempre per fare un giretto in quel posto ma non è così scomodo da raggiungere e soprattutto è sempre pieno di cosine interessanti da fotografare. E poi ero già lì, su, la prossima volta vado in Sempione a fotografare i tizi che giocano a basket o ai giardinetti a fare foto agli anziani (a pensarci bene non è un'idea così malsana...). Insomma, sono tornata a casa con un centinaio di fotine, quaranta delle quali da non scartare, che per i miei standard è una buona percentuale. Ed ero contenta, soddisfatta, allegra, di ottimo umore.
Stasera spero di riuscire a concludere un'altra delle tante cose che avrei voglia di fare ma, non dipendendo totalmente da me il risultato della faccenda, preferisco tenere la bocca chiusa e parlarne a cose fatte. 
Poi ci sarebbe ancora da svuotare l'armadio, svuotare, smontare e disintegrare il mobile della mia stanza, dipingere la parete dove ora sta quel catafalco, prendere le cassette della frutta, verniciarle, costruirci una libreria a muro aiutandomi, se riesco, con i pezzi del catafalco che non ho voglia di gettare per forza nel dmenticatoio. Potrebbero rivelarsi utili in fondo... 

Ho paura!





giovedì 13 settembre 2012

When hard work calls, hard girls go shopping pt2

Dunque dicevo.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.

mercoledì 12 settembre 2012

When hard work calls, hard girls go shopping pt1

E' finita.
Quattro giorni fa, anzi cinque è finalmente finita!
Il nostro corto è stato inviato a chi di dovere e ha praticamente ricevuto l'approvazione di tutti. Manca solo l'ultima parola dei giudici (che in un certo senso saremmo anche noi partecipanti al festival, non ho ancora capito perché e con quale logica ma lo scoprirò) a Berlino. Ma questo avverrà solo tra molto, molto tempo.
Per ora è finita. E nell'attesa, a posto così.
Sabato mattina mi ha svegliata una mail del mio professore che, cito testualmente, diceva:

"brava e brave tutte. Ho la sensazione che troverai la tua strada in questo mondo"

E di animazione si parla.
Non è il momento di approfondire l'argomento ma la butto lì. Davanti a parole simili, un lato di me s'inorgoglisce. L'altro pensa: è davvero questo che voglio fare nella vita?
Nell'attesa di approfondimenti, prometto e spergiuro che appena mi danno l'ok, carico il video e lo mostrerò al mondo!
Risata malefica, uscita drammatica.
Fine primo tempo


domenica 12 agosto 2012

Un grande preambolo per raccontare che...

"Per lui sarai sempre la sua bambina..."

non è una giustificazione valida a non farmi usare la bistecchiera. E la lavatrice, e lo stendono, e la caffettiera, e il frigorifero. E ci aggiungerei anche il divano già che ci siamo.
Spiego: i miei se ne vanno via per due settimane (evviva) e il mio genitore maschio altresì chiamato padre ha deciso che, non essendo io capace di utilizzare i sovraelencati elettrodomestici, non devo utilizzarli. Inutile dire che non è vero. Se escludiamo la lavastoviglie, visto che credo di essere l'unica persona di mia conoscenza che trova più rapido lavare i piatti a mano anziché caricare, preparare e avviare, - ho dei problemi - posso affermare di non aver sprecato per intero i miei ventisei diciannove anni! Non ho mai vissuto da sola, che diamine! A sentir mio padre sembro una criminale, piromane assassina!!
Ma non importa, non sono offesa, si è già fatto perdonare spiegandomi (e mimando) la reazione del basilico desideroso d'acqua. Tutto ciò in romano quindi fate un po' voi!
E per il resto tutto bene! Da domani tornerò ufficialmente in possesso del regno dei fiori di carota e inaugurerò la comune dell'amore e del cazzeggio spinto visto che ho finalmente finito (per ora) di lavorare.
Impegni cinici a parte, (possono definirsi ufficialmente archiviati, morti e sepolti fino a metà ottobre), vi ho mai parlato del mio corto?
No ovviamente, essendo io una persona superstiziosa ho preferito evitare. Ma ora mi sembra il caso di farlo anche perché ho taciuto troppe cose interessanti che meritavano assolutamente d'esser citate.

questo post sta somigliando sempre di più a una puntata dei simpson, sebbene molto meno divertente e bidimensionale

Tornando al corto, tutto ebbe inizio una gelida sera di febbraio. Anzi, prima! A gennaio un'amica che tra l'altro non vedevo da un po', una di quelle con cui ti trovi benissimo ma che non vedi praticamente mai, mi propone di partecipare ad un concorso internazionale. E io, un po' per sfizio, un po' perchè lusingata dal fatto che l'avesse chiesto proprio a me (io la trovo geniale, la stimo da more), un po' perché alla fine non avevo niente da fare - appunto - ho detto di si! Così arriviamo a quella gelida serata di febbraio in cui, davanti a due margarita, buttiamo giù un paio di idee, entrambe poco convinte di riuscire a combinare qualcosa, essendo la scadenza a meno di un mese. 
Inizia così una lunga serie di domeniche a casa mia in cui lavoriamo, disegnano, cazzeggiamo e finalmente, il 28 di febbraio, siamo pronte ad uploadare le nostre meravigliose creazioni: una bella, una carina ma talmente piena di cliché da farmi incazzare.
Essendo state settimane parecchio impegnative, nel momento stesso in cui premo il tasto "upload", la mia testa viene invasa da un unico pensiero: "ecco, ora questa brutta storia è finita, non ne voglio più sentir parlare, ciao ciao, goodbye!"

E invece no.
Verso metà marzo vengo contattata dalla dolce fanciulla la quale mi comunica che abbiamo superato la selezione! Uno dei due soggetti è piaciuto e tra i quindici vincitori (su 129, mica cazzi eh) ci siamo anche noi!  E parteciperemo non con il soggetto bello, ma con quello carino e pieno di cliché. La cosa peggiore di tutte è che non è solo ricco di cliché, ma anche di animazioni! L'idea era di fondere le riprese dal vero col cartone animato e a quanto pare i giudici devono essersi gasati un sacco, li possino... anche perché ciò significa che il mio ruolo guadagna un sacco d'importanza... e responsabilità... e io non sono capace!!! Un'intera produzione sulle mie spalle... come faccio?
Il lato positivo della faccenda però, oltre al fatto che forse potrei anche imparare qualcosa di utile per il futuro (ma ad aprile questo lato non riuscivo ancora a vederlo) è racchiuso in tre meravigliosi giorni ad Amsterdam, tutto pagato tranne gli sfizi (e avete capito quali). Tre giorni deliziosi, se escludiamo il duro lavoro, le otto ore giornaliere di workshop e il nervoso per la workshop leader imbecille a cui non piace il nostro progetto (tesoro, non fa impazzire nemmeno me ma la mia socia ci tiene tantissimo quindi si fa come dice lei e tu non rompi). Tre giorni davvero belli, durante i quali abbiamo conosciuto tanti ragazzi di altre scuole d'europa, saggiato la freddezza dei nordici, sfiorato la rissa (io) con uno slavo che dopo sei ore di lavoro "vuole fare una considerazione sul progetto delle italiane"... mangiato come porche, girato in bicicletta (io, con una ragazza estone che, appena l'ho abbracciata per evitare di cadere si è irrigidita come un pezzo di legno), bevuto, fumato, parlato, cazzeggiato... e insegnato alla ragazza estone che dare tre bacini per salutarsi non è la fine del mondo! Tante cose insomma.
Fatto sta che a workshop finito si doveva lavorare. E il planning prevedeva una finalizzazione degli storyboard e della sceneggiatura fino a inizio maggio, pausa, poi lavoro lavoro lavoro lavoro da metà giugno a metà agosto. Le riprese invece erano previste per metà luglio.
Io e la mia socia ci siamo letteralmente fatte il culo. Lei in modo più diluito ma senza fermarsi, io a singhiozzi. E finita la prima parte, uploadati gli ultimi storyboard alla faccia della stronzissima workshop leader che fino all'ultimo ci è stata addosso, a metà giugno ho iniziato a lavorare sulle animazioni. Acanto a me CdS (manco a dirlo) e miss V, la mia stacanovista preferita, bulgare a e incazzosa, cos se la workshop leader scassa ancora le palle, ci pensa lei a spaccare butilia e amazare familia! Ecco!
Pian piano la cerchia di collaboratori si è allargata, per primo l'aiuto regista nonchè il meraviglioso fidanzato dell'altra fanciulla, tante carinissime comparse, un direttore della fotografia di tutto rispetto e, grazie a CdS anche un compositore che non potevamo trovarne uno migliore! E tutti gli altri, recuperati qua e là attraverso passaparola, conoscenze e casting vari! E per ultimi - ci piace scegliere con cura - i due attori. 
Ora se riassumo i giorni di riprese non la smetto più di raccontare, anche narrare tutto il lavoro mio e delle mie socie diventa lungo, complesso e ripetitivo. L'importante è sapere che a oggi tutto sta andando secondo i tempi. Non so quanto possa definirsi un lavoro splendido (e mi riferisco alle animazioni, perché le riprese sono venute da dio). Sul set tutto è andato per il meglio nonostante il secondo giorno la mia sveglia abbia deciso di non suonare, facendomi così arrivare con mezz'ora di ritardo (ma nonostante questo abbiamo comunque finito con un'ora d'anticipo, tiè), con le ragazze abbiamo finito prima del previsto, pian piano ho imparato ad apprezzare prima e a innamorarmi poi di questo lavoro e ora lo trovo adorabile. Intanto la prima bozza del lavoro dovrebbe essere in viaggio verso Amsterdam. Da qui a settembre c'è ancora molto da fare, ma per adesso a posto così!
Non vi ho raccontato nulla né della storia né del tema né di niente. Sempre superstiziosa resto ma prometto che presto sarò meno avara di dettagli. 
Ho solo un dubbio: la fanciulla con cui sto collaborando altri non è che il braccio destro di 075. Se io sono il braccio destro del braccio destro.. cosa sono esattamente?

domenica 5 agosto 2012

Parlare di Hangover è mainstream ma questi son casi strani

Scrivere questo post mi fa sorgere una qualche perplessità, per due ragioni specifiche:
 - prima di tutto questa settimana l'argomento è già stato trattato, nelle sue sfaccettature, ben tre volte
 - so che trattare certi argomenti è il modo migliore per attirare le cosiddette "ultime parole famose", ma non essendo mia intenzione tirarmela o simili, mi auguro che la sfiga se ne stia rintanata in un mondo migliore.
Chiaro, quindi:
tutto ha avuto inizio stamattina quando ho scritto un messaggio a CdS per sapere il programma del pomeriggio. Ieri sera siamo uscite e tra una cosa e l'altra, ci abbiamo dato parecchio dentro con birra, vodka e tequila. La sua risposta stamane è stata:

"Mi sono appena svegliata con un discreto post bevuta. Sto una merda, non ho più l'età"

Alchè, sapendola ancora una ventitreenne sveglia e arzilla, le ho mandato il tormentone del post sbronza che ogni ragazza perbene e con una certa cultura dovrebbe conoscere a memoria: questo.
La sua risposta una volta visto il video, è stata:

"Io sono la bionda"

Io no. Stamattina, superato il trauma risveglio, mi sentivo arzilla come una freschissima Mandy Moore. E non è la prima volta, infatti da tempo ormai, il video incriminato è diventato il tormentone mio e della Q ogni volta che una delle due passa una serata alcolicamente impegnativa e la mattina dopo, mentre lei vorrebbe strapparsi le tempie, io saluto il mondo con un sonoro "Buongiorno!". Diciamo quasi sempre. E' capitato anche a me di soffrire in silenzio col mio mal di testa, ma la cosa assurda è che capita più spesso se faccio la brava e non esagero. Scrissi a proposito in questo post. E quella sera avevo in corpo una misera Tennent's e un mojito...
Dunque tutto questo ciarpame di parole a caso è semplicemente volto ad introdurre il paradosso del doposbronza più alcuni casi interessanti di cui voglio rendervi partecipi:

Dicembre 2007 (anni 21): dopo aver sconfitto l'assai ben poco temibile esame di storia del cinema, mi concedo una serata con le compagne del liceo al Saloon. Per chi non lo sapesse, il locale è famoso per gli "spari", se vai ad ordinarne un giro al bancone, il barista ne approfitta e te ne offre sempre uno. Va a finire che siamo usciti di lì sui gomiti. Tre di noi vomitavano in agoni diversi di Paolo Sarpi mentre io pregavo il nostro accompagnatore di "andare piano altrimenti ti inauguro la Punto". Non so in che stato io sia tornata a casa, non ricordo nulla, ma ricordo perfettamente la sensazione di freschezza e leggerezza del giorno dopo. Una rosellina.

Ottobre 2009 (anni 23): una cosa per cui amo le feste celtiche è la copiosa presenza di idromele. Il capodanno celtico non fa differenza. Solo che l'idromele è stronzo, ne butti giù un bicchiere e non senti nulla. Dopo quattro continui a non sentire nulla. Solo che non sai manco come ti chiami e perché stai rotolando e ridendo nella ghiaia. Dopo aver accompagnato il mio amico esattamente dalla parte opposta rispetto a dove doveva andare, mi riporranno a casa. Il risveglio è stato particolare, pittoresco direi. Da un lato stavo bene. Quello destro. Il lato sinistro della mia testa era completamente bloccato: mal di testa a trapano, male allo zigomo, all'orecchio, al dente e alla gola. E la scusa dente del giudizio non reggeva perché li ho tutti da un pezzo. Quindi avendo constatato che questo postumo non m'impediva di studiare perfettamente, ho concluso che l'idromele non è troppo rischioso.

Settembre 2010 (anni 24): io e la Q usciamo per una serata tra amici. Che si prolunga. Molto.
La quantità di vodka redbull permette a me di uscire completmente di testa e a lei di stare molto peggio, salvando me perché almeno una sana tra le due era necessaria. Torno a casa alle sei. Mio padre, ignaro di tutto ciòmi sveglia alle otto con un caffè accompagnato dalle soavi note di Venditti!
"Spegni quella musica" biascico.
"Ma io volevo svegliarvi con un po' di allegria... va beh, la spengo"
Ingurgito velocemente il caffè (è un test, se lui rimane giù io posso passare una giornata lieta) e mi concedo un'altra oretta di sonno prima di passare l'intera giornata china sui libri. Alterno momenti di disperazione nauseabonda ad attimi di forza e giuro, studiare è stata una tortura.

Dicembre 2010 (sempre 24): alcatraz e qualche bicchiere di vodka lemon (ma non tanti, nel senso, io ricordo tutto) mi permettono di svegliarmi il mattino dopo con un simpatico cerchio alla testa. La sera avevo una fest di laurea alla quale mi sono trascinata spacciando il verdoni della mia faccia per un colore molto di moda negli anni sessanta (festa a tema...), bevendo coca cola e maledicendo gli altri presenti che si scolavano la sangria.

Settembre 2011 (anni 25): quello di cui si parlava sopra: una tennent's e un mojito che mi hanno accompagnata tutto il giorno seguente con un simpaticissimo cerchio alla testa che ad ogni passo ti sembra di morire.

Marzo 2012 (anni 26): San Patrizio da noi lo si è festeggiato con le birre verdi. Finite quelle mi si avvicina un attempato individuo il quale chiede se può offrirmi da bere. Accetto di buon grado e due ore e dieci tequila dopo *....*
Il giorno seguente mi chiama un'amica:
 - Come stai?
 - Bene, perché?
 - Ma ti ricordi quello che è successo ieri sera?
 - Certo!
 - Ti ricordi anche quando ti sei sdraiata sul pavimento del bagno (pulito, ho verificato) facendo l'angelo e invitandomi a seguirti perché "è tutto così bello visto da qui e io sono felice"?
 - Ehm... quello in effetti non lo ricordo. Però sto bene, te lo assicuro. 
E gliel'ho detto reduce da un banchetto a base di sushi durante il quale mi sono abbuffata come una porca.
Solo la settimana prima avevo trascorso il sabato accoccolata a letto rea di aver bevuto un paio di birre... fate voi.

Tra le tante cose che mi ha insegnato mio zio, ne ricordo due in particolare:
 - oh signor d'amore acceso con le bestemmie
e
 - non bere troppo, se proprio lo devi fare, evita di mischiare cose strane
Si dice anche che con l'avanzare dell'età il fisico ceda un pochino. E va bene che dei miei ventisei anni ne dimostro la metà, ma pensavo che la cosa coinvolgesse solo l'aspetto esteriore. Non credevo si estendesse al metabolismo (e la pancetta da birra significherà pre qualcosa?). Allora perché le volte che mi do alla pazza gioia finisco sempre per farla franca mentre quando faccio la brava concedendomi un solo alcolico in quantitativi discreti, al mio risveglio vorrei piangere, soffrire e dare fuoco al mio cervello?
A dire il vero non dovrei lamentarmi e continuare così, ma so per certo che il karma mi osserva da tempo e me le farà pagare tutte. Senza sconti.