domenica 29 dicembre 2013

Thanksgiving

Un titolo leggermente fuori tempo massimo, visto che siamo a dicembre inoltrato, però purtroppo è vero: il Natale quando arriva arriva, e se arriva nel momento sbagliato, sono un po' affari suoi.
Ho provato con tutta me stessa ad accogliere lo spirito e l'allegria delle feste ma purtroppo con scarsi risultati. Ho anche proposto al papà di addobbare insieme l'albero di Natale, ma non voleva disturbarmi mentre lavoravo, così il mio contributo si è ridotto solo a sistemare il disastro di palline e luci multicolor che aveva combinato.
Io non odio il Natale, tutt'altro, ma certi anni arriva senza che io ne percepisca la magia o l'eccitazione. Niente impazienza, niente progetti, nessun desiderio di riposo. Alla fine, se ti trovi di fatto in vacanza da luglio, poco importa che arrivino le feste, tanto le giornate son tutte uguali.
Ma uguali non significa spiacevoli né tantomeno noiose. Il punto è renderle divertenti senza bisogno di alberi, lucine, pacchetti, fiocchettini. E così è stato, perchè l'eccitazione di dicembre, vedeva di fatto le radici nei mesi precedenti, mesi talmente frenetici (se escludiamo il piano lavorativo) da non sapere dove sarebbe stata la mia testa di lì ad una settimana. Mesi in cui sono successe tante cose, non tutte per forza belle ma sopportabili e di fatto utili.
Per cui, se il primo gennaio mi sono svegliata con la testa intontita e la rabbia di un capodanno che non sembrava promettere nulla di buono, ora invece sono qui a credere che qualche volta anche Paolo Fox dica qualcosa di buono. Forse se lo inventa, forse ha solo fortuna. Quest'anno ha avuto ragione.
Un bell'anno fortunato forse non è solo quello in cui ti laurei, ottieni il lavoro dei tuoi sogni e guadagni un sacco di soldi. Può esserlo anche quello in cui per il compleanno ricevi un portafoto costruito dalle amiche che, nonostante sembri masticato a causa della pioggia, esplode di amore e cinque anni di scemenze fatte insieme, quello in cui il primo di novembre ti improvvisi attrice urlando "PORCO!" ad un malcapitato che per cause di forza maggiore, interpreta il ruolo di marito fedifrago e baffuto, quello in cui superi una rottura con la semplicità con cui bevi il vino in un bicchiere oppure vedi il tuo primo film proiettato su un grande schermo e ricevi i complimenti di tante persone. Oppure ti trovi con le amiche mangiando caramelle e guardando film comodamente sedute su un prato. Le stesse amiche che ti hanno insegnato a fare la treccia ripresa o a svegliarti la mattina con una chioma perfetta, utilizzando solo una fascia per capelli.
E lo stesso vale per il natale, può essere bello anche senza l'atmosfera giusta, basta qualche molletta rossa, un the caldo, qualche pettegolezzo scambiato staccando smarties dal tetto di una casetta di pan di zenzero, una birra, una pentola a forma di gufo, una sigarettina sotto casa, un gatto che non vuole le coccole, un gatto che invece le coccole le vuole.... Cose così.

Per concludere, vorrei cogliere l'occasione per ringraziare pubblicamente CdS. Le voglio bene anche per come è fatta, e con questo intendo perfida. Non solo quando mi dice che con la frangetta faccio schifo, scoppia a ridere quando sono triste o approfitta dei suoi occhioni per ottenere ciò che vuole. E' perfida sempre. Pensavo che ciò non valesse per la CdS ubriaca, che inizia a chiacchierare amabilmente e pare adorabile. Mi sbagliavo, è perfida anche quando beve, ma se uniamo perfidia a dolcezza alcolica, otterremo un cocktail perfetto! E potrebbe accadere che, pensando di essere cattivissima, inizi a parlare a sproposito con due amici raccontando loro fatti che riguardano me, riuscendo, anziché sputtanarmi, a sbloccare una situazione che si protrae da mesi, nella quale io gioco il ruolo della liceale scema insieme ad un altro liceale scemo, due scemi che per tanto tempo hanno continuato a sorridersi, chiacchierando timidamente, senza avere il coraggio di andare oltre.
A volte avere amiche perfide e chiacchierone può rivelarsi dannatamente stupendo e se non avessi un'amica così perfida, questi ultimi giorni non sarebbero stati così carini. Finalmente! Ma questa è un'altra storia.

domenica 22 dicembre 2013

Dalle anabole a mamma oca: il linguaggio criptato dei messaggini

Oggi vorrei affrontare un argomento molto serio e attuale, soprattutto da quando gli smartphones hanno conquistato una porzione ben più che rilevante all'interno della nostra vita. Questi diabolici marchingegni ormai, ben lungi dalla loro originaria funzione di semplice mezzo di comunicazione, hanno assunto un ruolo fondamentale nelle nostre vite, permettendoci di compiere le azioni più disparate. Quello che solo dieci anni fa era un semplice telefono, oggi è anche una fotocamera, una macchina da presa, un elettrodomestico, il colonnello delle previsioni del tempo, un'edicola, un comodo dosaspaghetti, un soprammobile, un fermacarte, un fermaporte, un sasso.
In realtà la mia intenzione è ben lontana dal demonizzare i nuovi telefonini, bensì di porre l'attenzione su un componente fondamentale degli stessi, senza il quale l'utilizzo dello smartphone non creerebbe ilarità e risate più o meno scomposte.
Sto parlando dell'autocorrettore!
Da quando la tastiera qwerty ha reso obsoleto e inutile il sistema di scrittura intuitivo T9, ci troviamo davanti a un essere d'intelligenza superiore che vorrebbe correggere gli innumerevoli errori dovuti alla piccolezza dei tastini, ma più spesso finisce per sostituire termini giusti con altri del tutto sconnessi con il contesto e il senso della frase. Talvolta invece, dando il meglio di sé, ignora del tutto gli errori che dovrebbero essere corretti e sostituisce termini che invece credevi di aver scritto giusti. Altre volte invece decide di improvvisarsi veggente e completa parole che già scritte così avrebbero un senso compiuto. Ma avendo ormai dita rapidissime, noi non ci facciamo caso e inviamo il messaggio così come è stato scritto, creando così situazioni buffe e spesso imbarazzanti nei nostri amici i quali, se siamo fortunati, si faranno una sonora risata decidendo di volervi ancora più bene, oppure decideranno di smettere di parlare con persone insane e troppo fantasiose, lasciandovi soli a riflettere sulla vostra ignoranza. Ovviamente la cosa può assumere risvolti ben più imbarazzanti, specie se dall'altra parte c'è uno dei genitori (e ormai impazzano i siti di screenshot con frasi imbarazzanti spedite a mamma e papà) o, peggio ancora, qualcuno che magari vi piace che probabilmente, una volta decifrato il messaggio, deciderà di troncare a metà la conversazione, preferendo parlare con qualcuno un po' meno criptico di voi. 
A me è successo innumerevoli volte. Anzi, potrei dire che gli unici messaggi che escono puliti dal mio infallibile ditino siano quelli contenenti solo ed esclusivamente smile. E anche qui a volte ne piazzo qualcuno a sproposito. 
Del resto le prime volte che mi trovai faccia a faccia con una qwerty, decisi che on faceva per me e reimpostai la tastiera 3x4, finché LaQ non decise di sgridarmi pubblicamente. E fu così che mi piegai ai minuscoli tastini, facendo uscire parole mai viste e messaggi ancora oggi in mano a filologi e decifratori professionisti. Le mie compagne iniziarono a prendermi in giro, quindi a formulare ipotesi sul perchè di questa mia incapacità. Evidentemente "E' solo tonta!" non era una spiegazione plausibile. 
 - Ma lei ha un samsung, ha i tasti piccini...
 - Si ma anche le sue mani sono piccine...
 - Che cosa mai avrà voluto dire?
 - Che cos'è un vestito Chrysler*? 
 - Parlare con te e parlare con Zoidberg è la stessa cosa!
Erano le frasi più gettonate. E anche le più gentili. (quelle in verde sono di CdS, è giusto che sappiate)
Adesso per fortuna la loro abilità nel comprendere ciò che voglio dir loro ha raggiunto livelli altissimi!
Lascerò che le immagini parlino per me.



Non sto a chiedermi cosa avessi scritto prima dell'intervento dell'autocorrect. Ma almeno il suddetto ha avuto buona volontà


Qui invece mi sto ancora chiedendo come mai Kasanova sia diventato "massa oca", mentre "avrq" è rimasto impunito... 

Ad ogni modo ormai, oltre ad essere diventate delle vere e proprie esperte nel decifrare il mio linguaggio criptato, le amiche hanno smesso di insultarmi e spesso ringraziano per i momenti di gioia e divertimento che regalo al mondo!



Postilla Necessaria
Se qualcuno di voi si stesse domandando cosa siano le Anabole, provi - quando possibile - a prendere
in mano un samsung anteriore al Galaxy. Un telefono con la tastiera 3x4 e il t9. Ora digitate COCCOLE e lo scoprirete!


lunedì 9 dicembre 2013

Il tiro perfetto

Cosa fanno le ragazze Cosmo il sabato sera?
Niente eventi mondani, niente party esclusivi. Le VERE ragazze Cosmo, quelle toste che vengono dal ghetto, preferiscono qualcosa di alternativo, come regredire all'età di tredici anni rintanandosi in una sala giochi, circondate da tamarri d'ogni specie. E posso assicurare che la dose di sfortuna abbattutasi su di me ieri sera è da considerarsi come qualcosa di estremamente alternativo. Quantomeno c'è da sperarlo. per la cronaca:

 - prima di tutto perdo due gettoni litigando contro un videogioco stronzo

 - poi, mentre sfoggio le mie abilità, frutto di anni d'allenamento a pinball, mi rendo conto di aver perso il porta tabacco, pazientemente cucito da un'amica e memoria di tante sventure.

 - infine decido che è la serata giusta per giocare la peggiore partita a bowling di tutta la mia vita.

Non sono mai stata brava ma non pensavo che sarei tornata a casa totalizzando un dignitosissimo 30. O 29... non ne sono sicura. Non credevo fosse possibile e invece così è stato.
Il fatto è che quando ho tirato la prima palla, guardandola finire miseramente nel canale, ho sperato che con la seconda le cose avrebbero potuto migliorare, ma così non è stato. E se alla settima palla finita nel canale la speranza sembrava ancora viva, con l'ultimo tiro ho deciso di rassegnarmi alla realtà: mentre le mie amichette svettavano verso il settanta, io non avrei superato i trenta punti.
Va beh può succedere, schifo per schifo rimango comunque il boss dello sparatutto (non è vero, anche al laser game vengo sconfitta senza ritegno) ma per stasera sarà meglio non rischiare oltre.
Poi però capita che ci pensi su e, in momenti di nullafacenza, riesca a trovare metafore poco ortodosse anche in una partita di bowling.
Tiri una volta e finisce male, la seconda non sembra andare meglio e così le successive... migliorerà col tempo, dicono. Ma se così non fosse? Alla fine è questione di poco: il polso nella posizione sbagliata, un piccolo sbilanciamento, una palla troppo pesante o troppo leggera che alla fine rischia di prendere la direzione che non dovrebbe. E ne ho provate tante: quella viola leggera, quella nera e pesantissima, la gialla, la rossa, quella rosa a pallini celesti piena di biglie, ma nessuna sembrava andare bene, anche dopo tanti tentativi.
Chi mi garantisce che troverò la posizione e i movimenti giusti, che avrò abbastanza tentativi a mia disposizione prima di perdere la pazienza e rinunciare una volta per tutte? Soprattutto tenendo conto che dalla mia ho quest'incurabile tendenza a non voler mai imparare dalle esperienze passate. In fondo ci metto del mio...
Intanto, mentre mi pongo domande ed elaboro strategie volte alla ricerca del tiro perfetto, mi rendo conto di aver scelto una metafora terribilmente ambigua...

martedì 3 dicembre 2013

Carrot's adventures in businessland

In una settimana avrò chiamato non so quanti studi. Tutti molto gentili al telefono ma, una volta fissato un appuntamento per risentirci, pian piano cambiano tutti tono e se inizialmente vedevo delle possibilità, col passare dei giorni vedo crescere sempre più il numero delle possibilità bruciate.
Bah! A questo punto pregherò per essere assunta gratis... 


martedì 26 novembre 2013

Il giusto equilibrio

Qualche giorno fa contemplavo la scarsità di mail ricevute nelle ultime settimane, senza nascondere una vena di piacere in tutto ciò. Mi riferisco chiaramente alle mail di lavoro. In particolare, per un attimo ho sperato che il regista con cui (a quanto pare) sto collaborando fosse stato vittima di imprevisti o, in alternativa avesse deciso di ritrasferirsi nella sua città d'origine. L'ultima mail risaliva a metà ottobre e la cosa mi rallegrava parecchio. Poi giovedì sera, mentre gongolavo sola soletta a casa, sento il telefono vibrare e mi prende una sincope, la stessa che mi assale ogniqualvolta un regista o chiunque altro si occupi di cinema dal vero mi domanda
 - Perché non collaboriamo?
E io, anziché rispondere "Perché no!", sorrido dicendo
 - Certo! Hai qualche idea in mente?
Per poi ritrovarmi a sbattere la testa contro la tavoletta grafica, maledicendo me stessa per aver accettato e il suddetto personaggio di turno perchè, abituato a ben altri ritmi, si aspetta che io gli consegni un lavoro finito senza la minima idea di cosa voglia dire portare a termine il tutto.
E' un vizio di cui non riesco a liberarmi.
Ogni volta ci ricasco senza capire che, per forza di cose, chi non si occupa di animazione, molto raramente sa davvero cosa stia dietro a tutto questo.
Poi un paio di giorni fa l'occhio mi cade su un articolo di Ondacinema e non posso dedurre altro se non che il problema è più diffuso di quanto pensassi e riguarda sia gli addetti ai lavori che critici e giornalisti, non solo in Italia ma anche all'estero. Purtroppo molti vogliono parlare di animazione ma ben pochi possono e sanno davvero come farlo.
L'articolo che mi ha fatto saltare i nervi è questo

click to read
Se cliccate sulla foto, potrete leggere l'articolo in grande, senza cavarvi gli occhi.
Adesso, perché una semplice classifica dovrebbe farmi saltare i nervi?
In fondo dovrebbe farmi piacere che qualcuno si sia interessato all'animazione, tanto da tirare fuori registi dal grande talento come Starevich (che per chi non lo sapesse, già dagli anni '10 ricreava favole animate utilizzando insetti morti filandoli in stop motion). Purtroppo però, risalendo la classifica, i nervi iniziano a cedere. Il problema principale sta proprio al primo posto.
Sorvolando quel Galline in Fuga, che farò finta di non aver visto, come puoi tu, giornalista anonimo o fittizio critico cinematografico, regalare la prima posizione a Valzer con Bashir?
Che sia un gran film siamo tutti d'accordo. Può piacere o non piacere (a me tra l'altro è piaciuto molto), però senza dubbio è ben fatto e tratta tematiche forti e attuali riprendendole anche da un punto di vista originale, fin qui tutto bene. Ma tu, sempre tu, mio caro scrittore anonimo, hai una minima idea di come sia stato realizzato quel film? Te lo dico io: quel film è un banale, banalissimo rotoscopio, che nel linguaggio di tutti i giorni significa che qualcuno ha girato le scene con degli attori veri e qualcun altro le ha ricalcate. E aggiungerò anche che questo rotoscopio è una tecnica talvolta usata per salvare delle riprese mediocri che, una volta riprodotte, vengono corrette nella luce, nitidezza, colore...
Non v'è dubbio che la squadra di rotoscopisti alle dipendenze di Ari Folman sia eccellente, ma davvero tu mi stai dicendo che trovi questo film migliore di un qualsiasi altro capolavoro nato da zero? La città incantata ad esempio, oppure Fantasia, che peraltro è in seconda posizione.
Qui si parla di animazione, non possiamo pensare di premiare le idee a discapito della tecnica. Non pretendo che al primo posto mettiate Ralph spaccatutto (le cui caramelline sembrano davvero in grado di sciogliersi tra i denti, frizzare e provocare carie immediate!) ma un minimo di equilibrio tra l'aspetto visivo e la sceneggiatura ci vuole, altrimenti davvero sono costretta a pensare che non abbiate la minima idea sull'argomento.
Da "addetta ai lavori" mi sento in dovere di dire la mia. E purtroppo non è un bene tutto questo perché la maggior parte delle volte, mentre guardo un film, non riesco mai a godermelo fino in fondo perché sono troppo distratta ad ammirare l'aspetto tecnico. E sperare che un giorno, tra i mille nomi che popolano i titoli di coda, ci sia anche il mio.

martedì 19 novembre 2013

Polenta e osei il quindici d'agosto

A volte è una questione di COSA, più spesso è una questione di COME, talora invece l'importante è il DOVE o il PERCHE'.
Purtroppo però, troppo spesso è una questione di QUANDO.

Della serie Polenta e Osei il 15 di agosto...

Giusto qualche sera fa, io e il mio amico L raggiungiamo l'amica Pi in centro. Proprio in quel momento, tra gli amici del ragazzo di Pi, si palesa un semidio alto biondo e ricciuto che, da fonti attendibili pare essere single! Le stesse fonti attestano che, col mio nuovo taglio e la mia verve, sono sufficientemente figa da cogliere al volo la sfida.
Così imbastisco un'amabile chiacchiera col fanciullo che non sembra disdegnare la cosa. Ad un tratto però, dal nulla sbucano due ragazze romane che monopolizzano l'attenzione del semidio.
Io e Pi torniamo da L, che mi chiede se il tentativo sia andato a buon fine.
 - No purtroppo.. Sono arrivate due sue amiche e me l'hanno portato via.
 - Ma dai! Farti battere così da due ragazzette... erano carine almeno?
 - No - risponde Pi - ma nessuno avrebbe potuto competere con due amiche venute apposta da Roma che non vedeva da anni!
 - Mi spiace... dai, se vuoi torniamo su e a queste due ci penso io.
 - No davvero! Non mi interessa.
 - Ma sei sicura?
 - Si si.

E lo ero davvero! Nonostante avessi pensato per un attimo al maledetto tempismo delle romane che, arrivando un attimo dopo mi avrebbero almeno fatto concludere il discorso e, arrivando un attimo prima avrebbero evitato che lo cominciassi, in realtà la cosa non mi toccava per niente, perché purtroppo, da qualche giorno ho la testa altrove e purtroppo non trovo spazio per altro.
In ritardo di due anni, questo è il vero problema!

domenica 17 novembre 2013

Uscire dall'ombra

Qualche giorno fa, mentre guardavo TvTalk, ho realizzato una verità triste e rivoluzionaria allo stesso tempo.
Viviamo in un paese dove alcuni genitori si dicono fieri della propria figlia (non ancora) diciottenne che struscia il suo giovane corpo sugli scogli o giace su un binario ferroviario (spero morto), assumendo pose sensuali in mondovisione su youtube. Sorvolando il fatto che alcune di esse, di sicuro bravissime ragazze, piene di bontà d'animo ma prive di grazia e bellezza, espongano sé stesse ad un'umiliazione che va ben oltre i commenti postati sotto, ne ho concluso che la soluzione per uscire dall'ombra come motion designer è più semplice di quanto pensassi.
Perché non far partire la mia carriera proprio con un prediciottesimo? Ben lungi dall'esporre il mio (ancora) giovane corpo al pubblico ludibrio, pensavo di chiedere ai miei personaggi di farlo. In fondo possono vantare un'altezza considerevole, grazia, bellezza e una mimica facciale che Kirsten Stuart si sogna la notte.
L'unico problema è il tempo di realizzazione. Probabilmente quando avrò finito sia io che loro avranno come minimo 30 anni per gamba. Però sono cartoni animati... forse una soluzione la si trova.
Bah!

felinide.blogspot.com

lunedì 4 novembre 2013

Ponte? Pranzo? Cosa?

Quella che segue è la triste storia di come il destino abbia deciso di ribaltare completamente la logica della mia vita, ovvero donarmi un impiego e trasformare i quattro giorni di ponte (tre? si tre...) in ore e ore di lavoro matto e disperatissimo, per poi lasciarmi a vacanzeggiare per il resto dell'anno. Con una piccola appendice dimostrativa di come, sempre il suddetto destino, dimostri continuamente affetto nei miei confronti.
Siamo a Lunedì, tardo pomeriggio: mentre probabilmente sono impegnata a scrivere post di nessunissimo interesse per il mondo, un vecchio compagno di scuola mi contatta per propormi un fantomatico lavoro: non importa di che si tratti, le due uniche parole a cogliere la mia attenzione sono "duecento euro". Si, mi interessa. Ma passiamo al lavoro in sé: trattasi di un contributo grafico in 3D per una ditta farmaceutica che deve promuovere degli assorbenti... bla bla bla... servirebbe per il 5. Che poi sarebbe domani.
Piccolo problema: io a lavorare in 3D sono una cagna di dimensioni cosmiche. Ma duecento euro, da queste parti sono una cifra ancora più cosmica e mi son detta che, nonostante la consegna così prossima, valeva la pena provare.
Così ho atteso istruzioni più dettagliate e ho iniziato a rispolverare quel poco che so di treddì.
Martedì pomeriggio nessuna di queste informazioni dettagliate era arrivata a destinazione, quindi ho iniziato a disegnare mele rosse e fantasticare sugli unicorni mentre scambiavo messaggi più o meno d'ammmore con l'uomo dell'europa occidentale. (Post precedente, in caso ve lo steste chiedendo...). Iniziamo a chiacchierare all'una e ci salutiamo alle due. Di notte. Concludendo il tutto con un invito a pranzo per il lunedì successivo, che poi sarebbe oggi.
Mercoledì finalmente, dopo un veloce scambio di mail con questi fantomatici clienti della ditta farmaceutica, ricevo una foto sgranata dell'assorbente e un meraviglioso logo, ugualmente sgranato. Alche, dopo aver finalmente riprodotto (in sole 5 o 6 ore!!! Record!!!) il suddetto assorbente in treddì, decido di chiamarli perché vorrei sapere qualcosa di più,, tipo se DAVVERO si aspettano di ricevere tutto il montato per il 5.... Mi rispondono che sono stati un po' incasinati, che stanno lavorando alle riprese, che vorrebbero questo, quest'altro e quest'altro ancora nell'animazione... e che si, serve per il 5. O quantomeno il prima possibile.
ll primo pensiero è rispondergli ciò che vogliono sentirsi dire, per poi fare quello che pare a me, ovvero consegnarglielo quando avrò finito, senza accumulare ritardi eclatanti, ma prendendomi tranquillamente la giornata di lunedì (che sarebbe sempre oggi) per svagarmi e ascoltare altre storielle sulla Spagna, il Portogallo e cose così.
Poi però mercoledì mi rendo conto di aver già finito il lavoro più tignoso e di averlo fatto anche relativamente bene. Stessa cosa vale per i giorni a seguire, escluso giovedì, quando ho passato sette o otto ore a modellare fiorellini che tutto sembravano meno che morbidi e sofficiosi (parevano più che altro mentine enormi e molto molto dure). Così, mentre io continuo a lavorare, trascorrendo giornate intere a barcamenarmi tra pc e mac, proiettare texture, animare fiori, creare batuffoli che dovrebbero sembrare tridimensionali e invece sono solo disegnati molto bene, mettere le ossa ad assorbenti e farli roteare come ballerine, la ditta farmaceutica (o chi per essa) scompare del tutto. E mi rendo conto che, essendo giornate festive, probabilmente non avrebbe nemmeno senso chiamare e chiedere maggiori informazioni. Ma domenica sera mi ritrovo con il lavoro praticamente finito, anche discretamente se si calcola che ho impiegato solo quattro giorni per farlo tutto (e se giovedì non avessi perso tempo per colpa delle mentine, probabilmente avrei finito anche prima). Così, del tutto alla cieca, decido di mandare i video sia all'amico che poi dovrà montarli, che alla responsabile con cui ho parlato. E con un discreto mal di testa, vado finalmente a letto felice e contenta, pensando che l'indomani mattina potrò finalmente svegliarmi all'ora che decido io!
L'indomani mattina, che poi sarebbe sempre oggi, mi sveglio alle 10, con estrema calma, aspettando una mail che confermi se il lavoro va bene o, al contrario, il fatto che in treddì sono davvero una cagna senza speranze. Nulla di tutto ciò. E per alleggerire la preoccupazione, continuo a ripetermi che se un cliente vuole un lavoro ben fatto non si affida a scatola chiusa ad una sconosciuta senza starle un minimo dietro, soprattutto non così a ridosso della consegna. Quindi decido di fregarmene altamente, perché io ho dato il massimo e sono soddisfatta così. Magari poi li sentirò domani, ma questo è irrilevante.
Nel frattempo, dopo una doccia veloce, decido di mettermi al pari con qualche serie lasciata un po' indietro. Finchè non mi cade l'occhio sull'orologio.
Le 12,50.
Ne deduco che probabilmente era troppo tardi per uscire a pranzo e di sicuro l'uomo dell'europa occidentale non mi avrebbe più scritto per accordarci. A posto così, come mandare in fumo un appuntamento.
Avrei potuto scrivergli io, visto che in questi giorni l'aveva fatto lui per primo, ma nonostante avessimo trascorso tanto tempo a chiacchierare, non ha più approfondito il discorso "vediamoci lunedì" e dato che non ho mai visto particolare interesse o ardore nello scrivermi (a parte il fatto che in effetti mi scriveva e continuava a farlo) ho preferito non essere io a ricordare la cosa. Anche perché lunedì scorso un'amica mi ha gentilmente consigliato di non farmi viva per prima, che secondo me è una cazzata immane, perché "in amore vince chi fugge" era vero finché le donne non si sono trasformate in gorgoni, generando così il terrore negli uomini. Però il solo fatto che lei abbia un fidanzato innamorato e devoto mentre io no, mi ha incoraggiata ad ascoltarla. E ora sono a casa. Yeah!
L'ennesima dimostrazione che il destino mi tende sempre una mano. La prossima volta evito di ascoltare un'amica e non mi ritroverò a mangiare risotto allo zafferano insipido! Uffa!

lunedì 28 ottobre 2013

Things worth forgetting

Se siete dei cultori di Friends come io lo ero un tempo, saprete bene cosa sia la storia dell'europa occidentale. In caso non lo foste, è una storia molto romantica inventata da Joey per sedurre le donzelle e utilizzata da Rachel per sedurre a sua volta il malcapitato Ross.
Ecco, dopo venerdì sera, posso assicurarvi che questa maledetta storia (vera o inventata che sia) funziona maledettamente bene! E' addirittura più infallibile dell'Uomo Nudo di How I met your mother, la quale, ricordiamo, ha 2 probabilità su 3 di funzionare, mentre comunque l'altra soluzione, anche in vista di un fallimento, non intaccherebbe in alcun modo la vostra dignità...
E ad ogni modo fidatevi, le possibilità di fallire sono davvero scarse!
Anche se la fanciulla in questione ha iniziato la serata puntando altrove (nello specifico un ragazzo fidanzato, uno psicopatico e un terzo di dubbia natura),
E pare non abbiate nulla in comune.
E siete juventini impegnati a sedurre una sfegatata romanista!
E parlando di politica, le cose sembrano crollare in maniera definitiva...
E anche dopo un litro di birra e tre amari che le avete offerto, lei sembra ancora perfettamente sobria!
Ma soprattutto la fanciulla non sembra intenzionata a concedervi alcunché, perché nonostante lei sia decisamente bassa... voi forse siete alti come lei...

Però purtroppo (o per fortuna) quella storia funziona davvero, perché è maledettamente romantica, specie se è vera e voi avete davvero passato un mese a girare per Spagna e Portogallo (non certo a contemplare le bellezze naturali). Posso assicurarvi che in poco tempo vi ritrovereste a limonare come se non ci fosse un domani e probabilmente lei vorrebbe rimanere ancora lì con voi, se solo la sua amica non fosse così stanca e si sentisse in colpa a lasciarla andare a casa da sola...

E pensare che la conoscevo bene. Ma non sono sicura che dimenticarne gli effetti e cascarci sia stato un male...

martedì 15 ottobre 2013

In truth we trust

Qualche giorno fa, mentre oziavo su Facebook, mi sono imbattuta in questo link.


Visto che da un po' di tempo ormai riflettevo sull'argomento sincerità, ho deciso che era ora di scrivere due righe.
Adesso, avendo letto a fondo l'articolo (non che ci sia molto da leggere), sarà palese a tutti che il tizio in questione non conosce bene le mezze misure. Quando qualcuno si comporta così, non si tratta più di mettere in discussione le proprie idee o affrontare la realtà, ma di insultarlo il più perfidamente possibile.
Perché secondo me la giusta dose di sincerità dipende da due fattori imprescindibili:
 - Il modo in cui si dice qualcosa, molto più della cosa in sé
 - Il fatto che qualcuno ti abbia effettivamente chiesto un parere a riguardo.
Sul primo fattore non serve che mi spieghi. Per quanto riguarda il secondo dirò che, conoscendo alcune persone e chiedendo proprio a loro un parere, il solo fatto che gliel'abbia chiesto fa in modo che io sopporti anche parole brusche. Ad esempio, so che CdS non è esattamente un tipino delicato, ma so anche che non dice cattiverie gratuite e non richieste. Se mi trovassi a chiedere un parere a lei, so che potrei andare incontro a commenti del tipo "Fai schifo con quel colore!" oppure "Con la frangia hai la faccia da scema", ma non dovrei prendermela per frasi simili, perché so benissimo cosa mi aspetta chiedendo la sua opinione. E' vero anche che, quando la questione tocca un'importanza maggiore di una semplice frangia, anche lei diventa subito delicata e discreta. Non mi ha mai detto di odiare il duca: quando c'è stata occasione ha usato parole gentili dicendomi che non ci vedeva bene insieme e che non mi trattava come meritavo. Poi però quando ha saputo della rottura, ha voluto festeggiare stappando una birra e dandogli senza mezzi termini dello stronzo! Per dire.
Tutto ciò per dire che ultimamente sento l'irrefrenabile bisogno di esternare ciò che penso, sempre se richiesto o, in caso contrario, nei dovuti modi. Solo che purtroppo non è cosa semplice, perché in effetti è vero, senza dare del ciccione orrendo a qualcuno, non sempre la gente accetta la realtà o vuole affrontarla.
La casistica è complessa:

C'è quel tuo amico che ti confida di avere difficoltà nel trovare una ragazza, perché sempre più spesso tende a finire nella tanto temuta friendzone. Tu, che solo poco tempo fa eri tra le sue mire, vorresti tanto dirgli che una bona idea per evitare la suddetta zona amici sarebbe quella di non ruttare o bestemmiare in presenza della fanciulla di turno, ma come fai? Avresti voluto dirglielo a suo tempo, ma come allora, trovi difficile scegliere le parole adatte...

Oppure c'è quel ragazzo che proprio non ti piace e che vagamente ti chiede di uscire insieme. Ti ha fatto qualche complimento, ma di fatto, anche se fuori con lui proprio non ci vuoi andare, ti sembra azzardato rifiutare aggiungendo che non vuoi impegnarti in alcun modo. Perché purtroppo il ragazzo è abbastanza scaltro da non dichiararsi apertamente, ma a quanto pare, non a sufficienza per capire che tre rifiuti di fila significano un chiaro e deciso due di picche.
Qui il problema sta proprio nel fatto che, se la domanda non ti viene posta, ti è difficile rispondere in modo chiaro.
 - Verrei volentieri a bere una birra con te (ed è tutto da vedere) ma senza impegno
 - E chi voleva impegnarsi? T'ho chiesto di uscire a bere, mica di sposarti, stronza!
In effetti potrebbe anche succedere, no?

E infine (ma questo di solito accade il lunedì) tutti quelli che si lamentano del proprio lavoro, di dover cominciare la settimana, della mancanza di un terzo giorno tra il sabato e la domenica. A tutti questi simpatici personaggi, vorresti chiedere di smetterla con le lagne e proporre loro uno scambio: per un mese tu ti alzerai tutti i giorni e andrai a lavorare, mentre loro si alzeranno quando vogliono e passeranno la giornata a inventarsi qualcosa, continuando ad aspettare l'arrivo di una mail o che qualcuno proponga loro un impiego. Ah, non vale prendersi un mese per andare in vacanza perché un disoccupato non ha certo i soldi per farsi un bel viaggetto, e tantomeno per uscire tutte le sere! Uno scambio è uno scambio!
Troppo cattiva? Qui le parole non dovrei nemmeno cercarle, e sono pronta alla pioggia di insulti.

D'altra parte, io per prima ho sempre cercato la sincerità e odiato le frasi fatte, anche perché trovo che sia più semplice risolvere i problemi se qualcuno per primo è limpido con te. In tutti i sensi.
Non ho mai sopportato gli ex che inventano scuse prima di mollarmi. Dimmi che ti faccio schifo, dimmi che ti stai facendo un'altra e soprattutto non venirmi a dire che "rimarremo amici", solo per farmi piacere, perché io sono scema e a queste cose finisco per crederci, così come credo al "ne parleremo a voce" che non arriva mai. Odio chi parla solo per non ferire i sentimenti di qualcuno, soprattutto se a farlo saranno i fatti. Dimmi sinceramente che mora sto da cani, che le mie battute non fanno ridere, che non abbasserai le tasse e che togliere l'IMU sarebbe una pettinata, tanto i soldi da qualche parte bisognerà prenderli.
Alla fine - ebbene si, ricomincio a lagnarmi perché non ho un lavoro - dopo giorni di arrovellamenti a domandarmi come mai nessuno mi abbia ancora offerto uno schifo di impiego e sguardi stupiti perché "è strano, alla fine era così brava...", ci terrei tanto che qualcuno, in tutta sincerità mi spiegasse qual'è il motivo. Forse non sono così brava, o forse mi pongo male, oppure la mia faccina da quindicenne non dice proprio "affidatemi un compito importante". Non ne ho idea. Sono pronta a tutto, ma non parlatemi di sfiga perché non ci credo!

Se preferite un discorso meno pastrocchiato a riguardo, trovo che lei abbia trattato l'argomento in maniera splendida! 

martedì 8 ottobre 2013

Tinte, karma e duchi


Lunedì + (pioggia x capelli sciolti) = tinta

Questa semplice equazione corrisponde ad una verità sempre valida. Almeno per me. 
Preceduta da un'altra sacrosanta verità, valida per la maggior parte delle donne di questo mondo:

"Quando una donna vuole cambiare qualcosa di sé, comincia sempre dai capelli"*

Ma purtroppo qualcosa andò storto, e fu così che quello promesso come un biondo scuro, si rivelò nientemeno che un castano del tutto identico a quello che già avevo in testa. Se non altro ora i capelli sono di un colore solo.
Ciò non toglie che io ancora mi domandi come possa un semplice taglio o colore, generare cambiamenti  in tutti i sensi. Della serie ieri mi trascinavo come una larva fuori dalle coperte mentre oggi, grazie a questa nuova frangetta sbarazzina io saltello allegra per le vie de centro, intrattenendomi con sconosciuti e regalando sorrisi a tutti mentre mi dirigo verso il nuovo e superlussuoso posto di lavoro! 
Non succede nulla di tutto ciò e la maggior parte delle volte, nessuno nota il benché minimo cambiamento in voi. A meno che non sfoggiate un colore stile lattina di coca cola o un taglio davvero drastico. 
Nonostante tutto però qualcosa cambia davvero. Per poco, ma qualcosa cambia. Probabilmente ci sentiamo davvero diverse e questa sensazione ci rende più allegre, sorridenti, positive... non sono una psicologa e questa spiegazione sa un po' di ovvio, ma tant'è.
Tutto ciò per dire che ieri mattina, rotolando fuori dalle coperte, mi sono resa conto di essere circondata da un panorama devastante: 

 - niente lavoro
 - niente da fare
 - single. Sola come una zattera in mezzo al mare, come una zitella di mezza età, ma senza gatti, il che rende tutto infinitamente più triste e desolante.

Ma procediamo con ordine: a tre mesi dal diploma, a parte qualche progettino qua e là, non ho concluso granché. Sono diventata un'esperta nell'impaginazione dei curricula e nello scrivere lettere di presentazione (è sempre la stessa che copio e incollo, premurandomi di cambiare il nome dell'azienda). Mi sono scoperta bravissima anche a millantare conoscenze mai possedute - tanto si sa, l'esperienza è la migliore insegnante -. Peccato che tutto questo non abbia sortito alcun risultato. Anzi si, un paio di colloqui li ho fatti, ma purtroppo entrambi a vuoto. Il primo per la mancata partenza di un progetto del quale avrei dovuto far parte, il secondo per colpa mia, che all'ultimo ho fatto uno di quegli errori cretini pari forse a lasciare il rubinetto aperto con il tappo del lavandino chiuso. E quasi sicuramente avranno chiamato qualcun altro più attento e preciso di me. Forse, oltre a imparare nuovi programmi o disegnare tutto il giorno, dovrei costringermi a lavorare sotto pressione in modo da non incappare in errori di questo tipo la prossima volta. 
Ad ogni modo qualcuno potrebbe obiettare che tre mesi non sono nulla e il tempo per trovare un lavoro non manca. Purtroppo però subentrano alcuni fattori determinanti che intralciano la mia serenità:

 - Alla veneranda età di ventisette diciannove anni, presentarsi ad un'azienda senza una ferrea esperienza alle spalle non è certo un canale preferenziale e io purtroppo, avendo dedicato tutti questi anni allo studio, sono considerata priva di esperienza o comunque alle prime armi. Escludendo chiunque cerchi un apprendista di massimo ventiquattro anni, con almeno tre anni di esperienza nel campo e tre lauree con master a seguito, non pensiate che le altre aziende sceglierebbero me quando potrebbero avere a disposizione un ventiduenne con la stessa esperienza. Sono vecchia e me l'hanno anche detto. 
 - Per natura, ho la forte tendenza all'iperattività. Ne consegue una forte tendenza a sentirmi una fancazzista al sol pensiero di trascorrere le mie giornate in casa, anche se di fatto qualcosa finisco per combinarla comunque. Non posso farci niente, mi sento così da quando ero a liceo e tutto ciò mi rende incapace di rilassarmi, anche quando ne avrei bisogno. 
 - Quando prima affermavo di aver dedicato gli anni passati allo studio, intendevo SOLO allo studio. Ciò fa si che io sia priva esperienza sia nel mio campo, che in qualsiasi altro. Se escludiamo quattro mesi come operatrice di cassa, non ho mai fatto lavoretti salutari. Per fare la hostess sono troppo bassa, per fare la commessa sarei troppo istruita e nessuno mi ha mai richiamata, per fare la cameriera a Milano ci vuole un mezzo che ti riporti a casa dopo le due del mattino e purtroppo anche quello manca. Aggiungete pure due genitori che hanno sempre fatto pressioni sul fatto che evitassi di lavorare e uniteli ad una sfiga cronica nel trovare lavoro, potrete concludere che anche la carta dei lavoretti salutari non è la prima che giocherei al momento.

Lo sconforto era abbastanza alto da farmi tentare l'ultima carta. E visto che per ora non svelerò nulla di più specifico a riguardo, dico solo che oggi, mentre camminavo per le vie del centro facendo i primi passi per rendere quest'ultima carta un po' meno ipotetica, sotto i vapori della pioggia, ho sentito i miei capelli gonfiarsi pian piano e ho deciso di dare una svolta anche a loro.
Passiamo al secondo argomento (o meglio il terzo).

Single. Che fine fece il duca?
Diciamo che andare al mare insieme non ha portato i benefici sperati. 
Oltre al resto, mi sono sentita dire di non avergli dato nulla in quattro mesi di relazione.
Eeeeh! Errore!
Non stavo forse passando ore a ripassare con lui il dialogo per il provino?
Non ero forse io a dargli spazio senza fargli mai pesare di non riuscire a vedere spesso le mie amiche? Non ero forse stata io a stargli vicino durante le prove del saggio, chiedendogli come stesse, come andasse, dandogli consigli, senza prendermela o sembrare triste se non lo vedevo per settimane intere? La stessa persona che per tutta risposta, quando una settimana dopo si è diplomata, ha ricevuto una bella pacca sulla spalla, un complimentino e un messaggio di scuse perché la sera della festa "sono stato tanto coi miei amici e ti ho ignorata" e per tutto ciò non se l'è affatto presa. Non al momento almeno.
Ma forse tutto ciò non basta a uno abituato a vomitare arcobaleni, dedicare poemi sdolcinati e dire frasi esagerate dopo una settimana che si esce ma, dopo poco, non venendo ricambiato a dovere, a chiudersi a riccio e diventare pungente e a volte anche un po' offensivo. 
Così la nostra vacanza ha finito per trasformarsi in una parodia (brutta) di Ricorda con rabbia. E lo conosco perché ho dovuto pure leggermelo visto che il duca non sapeva quale monologo scegliere e mi ha chiesto se potevo aiutarlo nella decisione.
Mi ha anche detto che con me non si diverte. E' vero, amore è essere scemi insieme ma tra di noi lo scemo era lui e a me veniva solo di essere rigida come un tronco. Non fraintendetemi, io adoro fare la scema, ma non riesco a divertirmi con qualcuno che ha l'umorismo di un quindicenne e che trova spassosissimo scherzare su una presunta bisessualità (nemmeno vera, ma come dicevo, lo trovava divertente) al primo appuntamento. Non sei divertente, sei solo scemo! Ad aprile pensavo che l'umorismo da terza media fosse solo occasionale ma è venuto fuori tutto d'un colpo proprio al mare e per un po' ho fatto finta di ridere, poi mi sono stancata. 
Ovviamente ho provato a dirgli che così non mi stava bene, ma per tutta risposta lui ha insistito perché continuassimo a vederci, dicendomi che voleva proseguire proprio perché mi stimava tantissimo.
...
So a cosa state pensando... 

Una terribile visione degli anni che ci aspettavano. Io sono quello a destra col cappello

Esattamente. 
Tutto questo finchè non torniamo dal mare e, proprio sul treno di ritorno lui scopre di doversi operare il giorno dopo. Trattandosi di un'operazione delicata, ho deciso di fare il possibile, cercare di capire se potessimo vederci comunque ("tranquilla, sono a casa con mio padre, ci vedremo quando starò meglio") e in caso contrario, farmi comunque sentire. Finché ad un certo punto non sparisce. Va beh, due giorni, che vuoi che siano. Solo che voci attendibili mi dicono che sta male, è pallido, dimagrito... tutto questo mentre io, alla sagra dei Crotti mi sto ingozzando e ubriacando alla faccia di tutti. 
E gli scrivo per sapere come sta.
Per tutta risposta mi scrive che sta bene. Ma aggiunge che purtroppo deve dirmi qualcosa che mi farà arrabbiare. E mi lascia.
In quel momento cosa potevo fare?

 - Struggermi in lacrime.
 - Rispondergli di fottersi
 - Prendere un bicchiere di vino, berlo e rispondere, composta, che ero perfettamente d'accordo con lui ma che per senso di decenza avrei preferito comunicarglielo di persona una volta guarito. 

Per aver scelto la terza via ho guadagnato la standing ovation di un'amica, nonché fan n1 del duca, almeno finché non le ho annunciato le modalità con cui lui ha deciso di chiudere con me!
Ora io e lui, nonostante il messaggio aggiungesse che avrebbe voluto parlarne di persona, non ci siamo più visti. Ma so da fonti certe che sta bene, si è ripreso e ora vanta anche un posto al terzo anno del corso di teatro. 
Ad ogni modo mi scuso per questo periodo di assenza. Non diamo al duca tutta la colpa. 
Ora sono di nuovo qui, con gli stessi capelli castani di prima, ma almeno di un castano solo! Ohyeah! E dico che il karma me ne deve una. 

*si ringrazia laQ per la sacrosanta verità!

sabato 3 agosto 2013

Di partenze e commedie americane

 - Ti va se ci vediamo venerdì? Domenica parto e volevo salutarti...
 - Si, ok, però sono triste perché significa che hai già preso una decisione, che immagino sia quella giusta, però non volevo che finisse tutto così e ora tu parti...
 - Ehm... Duca, ma cosa dice! Vado al mare una settimana. Non finisce nulla!
 - Ah... oh... ok!!! Ora sono contento!!!

Non ho capito bene cosa s'immaginasse ma ho riso come una matta! In parte perché sono perfida, in parte perché questa scenetta da commedia americana era davvero buffa!
Ma alla fine ho deciso che, PER ORA, non finisce niente. E sicuramente non sono il tipo di persona che "ohmioddio ho deciso di partire e farla finita con tutto, ho bisogno di pensare, trovare me stessa, scusami, un giorno capirai", proprio no!
E' solo che tra i tanti forse, si, dai partiamo, ma dove andiamo, forse non partiamo, volevo vedere i miei amici che il Duca mi ha regalato nelle ultime settimane, ho deciso di accordarmi con le amiche per una bella settimana in Liguria. Poi se lui ha voglia, faremo qualcosa, altrimenti va bene così. 
Intanto pare che le cose si stiano sistemando. Ho deciso che non gli chiedo più niente, non mi arrabbio più e cerco di essere carina con lui. Ma nel frattempo continuo a farmi i fatti miei. Che poi equivale a non avere molte aspettative e non è il massimo, ma per ora le cose sembrano sulla via del miglioramento, c'è solo da capire quanto tempo io sia disposta ad aspettare o quanto ci metta lui a capire di aver preso un abbaglio gigantesco e che di fatto non gli interesso poi tanto... 
Sono troppo razionale... e un po' spaventata nel realizzarlo...

E mi ha appena scritto che la torta di ieri sera era un'opera d'arte... *blush*

Va bene, è tempo di andare!
Settimana prossima tornerò, irrazionale e incazzosa come sempre! E un po' abbronzata. Spero...




martedì 23 luglio 2013

D - sguised

Già, chissà.
Succede che inizi a dire e fare tante cose sbagliate. O meglio, quelle che prima erano giuste, ora sono sbagliate. Ma così, da un giorno all'altro.
Ti addormenti all'apice della felicità, orgogliosa di aver affrontato e superato un periodo difficile, impaziente di raccoglierne i frutti e invece la mattina dopo, lo scenario che ti si presenta davanti è completamente diverso da ciò che ti aspettavi. La persona che solo il giorno prima ti teneva stretta, ripetendoti la sua voglia di recuperare tutto il tempo perduto, ora sembra lontana anni luce da te.
Cos'è successo?
E' successo che al terzo rifiuto ho reagito male. Lo so, potevo essere più gentile ma la prospettiva di un rapporto platonico non mi alletta un granché, specie perché tutti gli impedimenti potevano essere superati solo con un piccolo sforzo e già il fatto di vederli come ostacoli insormontabili mi porta a farmi delle domande. Voglio dire, non mi è mai capitato di sentirmi rifiutata perché fuori dalla porta potrebbero sentirci. Specie se fuori dalla porta ci sono altre due coppie che se non sono troppo sbronze ci daranno dentro tra un attimo. Non mi è mai capitato di dover rimandare perché l'altra persona è convinta che io prenda le mie precauzioni. Non tre volte di seguito almeno! Ti avviso, comportati di conseguenza.
Che poi, più gentile... non ho urlato, non ho lanciato neanche un piatto, non ho nemmeno detto le parolacce. Ho solo pensato di pormi (e porgli) qualche domanda perché tutti questi impedimenti mi sembravano scuse. Ma già così esagero, sono troppo paranoica e devo sopportare che l'altro si arrabbi e passi il tempo a ignorarmi.
E' successo che il giorno del suo compleanno, dopo una settimana che non lo vedevo, avevo voglia di stare un po' con lui. Ma mi risponde che ha organizzato con degli amici e senza troppi problemi mi son tirata indietro. Tranquillo, facciamo un'altra volta, gli ho detto.
 - Ma no, se vuoi puoi venire lo stesso.
Ok, ma fare il soprammobile in mezzo a una mandria di sconosciuti (pure simpatici, poverini), non era un'aspettativa allettante. Specialmente se l'altro si aspetta anche che dopo ci scappi qualcosa (basta scuse, stavolta ci siamo impegnati)!
 - Ma che gente hai frequentato prima di incontrare me?
 - Eh, la mia ex mi diceva le stesse cose.
Ah ecco!
Inizialmente ho pensato che fosse meglio non vedersi più. Avevo voglia di stare con lui, di recuperarlo davvero il tempo passato a sentirci e aspettare che arrivasse il giorno dello spettacolo, il giorno dell'esame, il giorno del suo compleanno ma capendo che dopo l'entusiasmo iniziale erano rimaste solo parole vuote, forse era meglio così. Poi però ho pensato che a 27 anni i problemi possono essere risolti, specie se l'altra persona, quella che credevi di conoscere fino a una settimana prima, ti piace. Così mi sono scusata e ho provato a chiedergli di ritrovare un po' di equilibrio, perché senza un motivo razionale, ho investito parecchio di me in questa relazione e speravo che l'avesse fatto anche lui.
E' una settimana che ci ignoriamo. Ci siamo visti ma più che parlarmi dei suoi dubbi riguardanti il teatro e il futuro non abbiamo fatto.
Non sa che da una settimana ho iniziato a lavorare ad un film, non sa che ho rifiutato uno stage e che questo rifiuto mi costa caro, non sa nulla e non mi ha chiesto nulla.
Dicevo, è una settimana che ci ignoriamo. Lui è partito un paio di giorni, io anche. Ho aspettato che passasse il fine settimana per scrivergli e chiedergli di vederci. Mi ha risposto che sarebbe andato al mare, il suo amico mi saluta... si, poi ci vediamo.
Io non capisco. La soluzione più ovvia sappiamo tutti qual'è, però mi sembra di parlare a un sordo. Ti chiedo di vederci e mi rispondi che oggi vai al mare? Sembra quasi che tu non abbia voglia di affrontare il problema e mi chiedo cosa ti costerebbe. Oppure che tu voglia mettermi davanti al fatto compiuto lasciando che sia io a prenderne atto, però dai, sono cose da quindicenni.
E sorvolando l'apparente sordità, mi sembra che quello che esagera sia lui. A me non sembrano problemi insormontabili e faccio un po' fatica a vederli come tali, specie perché la persona con cui ho condiviso gli ultimi mesi mi piaceva tanto, la stessa che aveva pazientato sei mesi in attesa del momento giusto per farsi avanti. Anche se ora stento a riconoscerla, faccio un po' fatica a metterci un punto. Non voglio, credo valga la pena tentare ancora. A meno che non sia successo altro. E in quel caso penso di avere il diritto di saperlo.

venerdì 12 luglio 2013

Il corto c'è!

Prendete una ragazza di città, abituata a girare coi mezzi pubblici e per questo ormai consumata ideatrice di espedienti per ingannare l'attesa. Fumare una sigaretta o leggere un libro i primi della lista.
Grande pensatrice, abituata a riflettere e interrogarsi sui perché della vita, dell'universo e tutto il resto, spesso si fa prendere la mano, sfociando in breve tempo nel nervoso, nella rabbia, nella furia più cieca.
Mettiamo il caso che questa ragazza sia alla ricerca dell'idea per un film e vuole sperimentare, utilizzando l'animazione per trasformare tutto nel contrario di tutto, lasciando libere le parole, dando forma ai pensieri.
L'idea fatica ad arrivare ma, riflettendoci un po' meglio, ci si accorge che è già li. Il resto è in discesa.

Ora posso dirlo, questo è il mio primo cortometraggio vero. Tutto mio. Adesso c'è e non vedevo l'ora di mostrarvelo!



giovedì 11 luglio 2013

Un tram chiamato...

Sono trascorsi otto mesi, otto lunghissimi, durissimi, divertentissimi - metteteci pure un aggettivo a caso, sarà azzeccato - mesi e finalmente ho finito. Domani arriveranno i tanto agognati risultati e con loro, un altro, l'ennesimo pezzo di carta, del quale deciderò cosa fare.

Sono state due settimane intense: prima lo studio, poi il festival, poi finalmente gli esami, giunti e trascorsi in un baleno, non senza qualche scricchiolio e contrattempo, controllati e contenuti al meglio. 

Melzo: dopo aver tanto tribolato, il film non è solo stato proiettato, ma anche inserito in concorso! Non ha vinto ma rispetto alla disperazione di qualche giorno fa, li considero passi da gigante. E sono riuscita a presentare i lavori seduta sul palco, parlando ad una folla di sconosciuti senza incespicare, incartarmi, bloccarmi... forse complice il faro accecante puntato sul viso. Anche quello bisogna dirlo.

Comunque! Quel che non vedevo l'ora di fare, e sarà possibile a breve, era mostrare all'universo intero ciò che questi intensi mesi di lavoro hanno fatto nascere. 

Stay Tuned.


domenica 30 giugno 2013

C come Carrot. Ma non solo.

Pare che gli elevators pitch non mi si addicano.
Per essere più chiari, cosa essere elevator pitch? Dunque, come dice wikipedia, trattasi di un tipo di discorso, di solito in forma scritta, nel quale si presenta una persona o un'organizzazione a un possibile investitore. Il tutto condensato nel tempo necessario ad un solo viaggio in ascensore.
Ecco, ora fate come se gli investitori foste voi e io il comunicatore di turno, ne concluderete che ho toppato alla grande!
Mea culpa, ricominciamo da capo.
In questi giorni di totale nullafacenza e studio (poco ma buono), dopo tre intensi anni di lavoro ed esperimenti, ho pensato fosse arrivato il momento di farmi conoscere un po' e mostrare in giro ciò di cui sono e non sono capace. Forse perché spero che qualcuno, vedendo i miei lavori, decida di puntare su di me e darmi una possibilità, forse perché dopo le esperienze vissute e ascoltate a Torino, sono più fiduciosa rispetto al futuro mio e di tutti coloro che operano nel mio campo. Non so.
Fatto sta che ho deciso di aprire un blog, dove postare tutto, ma proprio tutto ciò che faccio e mandarlo in giro il più possibile.
Peccato che da una settimana, il suddetto blogghino aleggi nella più totale solitudine. Qualcuno l'ha visto, qualcuno ha guardato il video magari chiedendosi chi fosse la sconosciuta a cui appartenesse... Bene, sono io. Stavolta ci metto la faccia e soprattutto il nome e ci tenevo a dirlo a voi, che per due anni abbondanti avete ascoltato con pazienza le mie lagne, le mie congetture, i miei deliri del tutto anonimi.
Espormi non mi spaventa, ma la strada è a senso unico. Chi parte da qui può arrivare a me. Chi parte da me, qui non arriverà mai a meno che non sia io ad accompagnarlo (almeno spero). E se qualche ex fidanzato infido dovesse scoprire chi è LaCarota Cattiva, si prenda tutte le sue responsabilità. Io non ho mai scritto nulla che non fosse vero!

martedì 25 giugno 2013

Sei mesi di lavoro...

Dunque, ricconi.
Sono le sei meno cinque e mancano ancora molte, troppe ore prima che quest'improduttiva, infausta, sfigata, orrenda giornata si concluda. E ciò significa solo che molte altre catastrofi hanno tutto il tempo per accadere.
Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei solo accoccolarmi tra le copertine (o visti i duemila gradi estivi, lanciarmi in due metri di piscina o mare o lago o specchio d'acqua a caso) e piagnucolare perché sono brutta, sfigata e circondata da gente cattiva, stronza, incompetente, che non si rende nemmeno conto di creare danno alla specie umana solo uscendo di casa la mattina. Carlo Maria Cipolla sarebbe fiero di voi! 
Ma procediamo con ordine.
Iniziamo col dire che già ieri, se non con qualche barlume di speranza, la settimana non dava sintomi di produttività. Con oggi le cose sono decisamente crollate a picco.
Il lunedì inizia con corse frenetiche, mail da spedire, istruzioni da acquisire, tutte per un ottimo scopo: pare infatti che il 5 luglio abbiano intenzione di presentare il mio lavoro fuori concorso ad un festival qui nei paraggi. Gioia et Gaudio
Pare dunque che le corse, la quantità di informazioni, l'attenzione verso gli ultimi dettagli siano giustificati da un evento che ripagherà tutta tutta tutta la mia fatica.

E INVECE NO!

No, perché oggi pomeriggio, dopo quattro ore di accurata esportazione, pare che il mio corto, quello per cui mi sono fatta sei mesi di culo atomico (con conseguenti effetti collaterali) sia stato fatto in un formato non proiettabile perché sullo schermo di un cinema, rischierebbe di apparire "pixelloso".

 - Ovvio che non potevi saperlo. Avrebbero dovuto avvertirti...

Già. Invece da dicembre pare che il formato da me scelto (per intenderci quadrato, 4:3 televisivo) fosse ottimo. Mi avevano chiesto come mai non avessi scelto un formato panoramico, ma non per ragioni di qualità, semplicemente di composizione e una volta saputo lo sviluppo della storia, sembravano tutti d'accordo a farmi usare il 4:3, in quanto un panoramico sarebbe stato del tutto inutile.
Ma dimmelo, che posso scegliere un panoramico e lasciare le bande ai lati, almeno faccio così. E spiegami chiaramente che serve per una qualità migliore. Spiegamelo perché io, che comunque non sono scema, se sento conferma, mi fermo lì.
L'ennesima prova che chi di dovere ne sa meno di quanto dovrebbe e a pagarne le conseguenze siamo sempre noi.
Sei mesi di lavoro praticamente inutile visto che non posso proiettarlo nemmeno al cineforum della parrocchia...

Take a look!

Ok sono ufficialmente fusa.
Prova definitiva: il mio click su "nuovo blog" anziché su "nuovo post". mi era già venuto qualche sospetto quando ho creduto di leggere sul cartellone del supermercato "arrosto di zucchine" anziché di vitello. Ora ne sono certa.

Comunque, non era del mio delirio mentale che volevo parlarvi, ma di questo nuovo (stavolta per davvero, senza deviazioni casuali) blog, fresco fresco e pronto allo spam aggressivo!

click to go!

Come il suo blog, questa ragazza è giovane (più o meno),fresca di formazione e colma di sogni e aspettative. Non è ancora diplomata e, in attesa degli esami, vorrebbe iniziare a mostrare qualcosa di sé e ciò che ha imparato a più gente possibile.
Se guardate bene, vi renderete conto di conoscerla già un po', quindi se avete voglia date un'occhiata, commentate e suggerite. E non abbiate paura di essere cattivi, lei lo è già!

lunedì 10 giugno 2013

Vorrei vedere Fra Cristoforo...

Di solito non mi piace farmi gli affari degli altri. O meglio, mi piace un sacco, ma non altrettanto spettegolare in mondovisione, qui o altrove. Ma stavolta è diverso perché se da un lato nessuno conosce i soggetti in questione (e chi li conosce è già ben informato e non scoprirà nulla di nuovo), dall'altro sono confusa, sconvolta e sento il bisogno di condividere questa confusone e magari raccogliere qualche parere in più.
Di questi tempi, in cui la censura blocca gli anime giapponesi ma tanto ce n'è abbastanza di tette, culi e quant'altro tra tv e social network da soddisfare tutti quanti, in cui è più semplice imbattersi in un dodo che in una tredicenne illibata, fa riacquistare un po' di fiducia nell'umanità sapere di poter trovare un esemplare di venticinquenne ancora vergine.
Mettiamo che l'esemplare si chiami A e chi ha avuto la fortuna di trovarlo si chiami B, quando B comunicherà agli amici ciò che ha trovato, questi ultimi saranno pervasi da una ben giustificata perplessità. Si sa infatti che il luogo comune porta a far pensare a nulla di buono, ma contrariamente ai peggiori pronostici, A si rivela privo di tare particolari di bell'aspetto, con una discreta vita sociale, una laurea, non sputa quando parla... è semplicemente una persona molto selettiva, potendo quindi concludere che B ha solo avuto molta fortuna e potrebbe sentirsi anche onorata di questa preferenza.
Mettiamo che A e B iniziano ad uscire insieme e dopo pochi mesi diventano a tutti gli effetti una coppia: sono felici, stanno bene, ma preferiscono non bruciare le tappe, per A è troppo presto ma B non chiede nulla, sembra rispettare i tempi di A.
I mesi passano, B, una persona non dal passato torbido ma diciamo "sufficientemente navigata", inizia a scalpitare. Sta molto bene con A e vorrebbe tanto condividere qualcosa in più che semplici telefonate, lunghi scambi di messaggi e cuoricini a profusione sulla bacheca di facebook. Insomma, di tempo ne è trascorso a sufficienza, tanto da conoscere anche i suoi, quindi perché non fare un passettino in più? Affronta quindi l'argomento con A che però preferisce aspettare il "momento giusto", perché ora è troppo presto.
Il £omento giusto" sembra non arrivare mai. Nonostante i pronostici degli amici risalenti al capodanno precedente, la verginità di A sembra così salda da arrivare non solo a vedere il nuovo anno, ma resistere anche per i sei mesi successivi.
Non serve dire quanto ne risenta l'umore di B, che le tenta tutte per sfondare questa parete e ottenere ciò che vuole (non vuole solo quello, altrimenti non starebbe ad aspettare così tanto... no, giusto per chiarire). Ma qualsiasi sforzo sembra inutile, persino invitare A a dormire insieme, perché A mette subito le mani avanti:
 - Dormiamo nella stessa stanza, ma in letti separati.
Lo sconcerto di B è alle stelle. E la sua autostima ormai sottozero. Quanto ancora terrà duro? E non A nel non concedersi, ma B a gridare un sonoro FOTTITI e gettare tutto nel dimenticatoio, uscendo ad ubriacarsi e recuperare i mesi perduti.
Ora cosa c'è di strano in questa storia? Suvvia, ci troviamo semplicemente davanti ad una colossale figa di legno! Ne è pieno il mondo, direte voi, non c'è motivo di sconvolgersi tanto, soprattutto se pensiamo che a volte fanno così senza nemmeno essere vergini.. ricordo una discussione col mio ex, il quale mi accusava di essere stata un po' vacca con lui ad essermi concessa dopo solo cinque mesi (era la prima volta eh), quando invece la sua amica, così seria e perbene, l'aveva fatta sudare quasi un anno al suo ragazzo, dopo averla data a mezzo mondo. Perché con lui era seria... Vedete? Al mio ex un esemplare come A sarebbe piaciuto da morire. Soprattutto se pensate che solo qualche mese prima mi aveva confessar che cinque mesi per lui erano stai un'attesa logorante e avessi atteso ancora, mi avrebbe mandata a cagare. Evviva la coerenza! Per fortuna l'ho mandato a cagare io.
Comunque, stavamo dicendo, che sarà mai? Peccato che abbia omesso un piccolo particolare fondamentale in questa storia.
A è uomo. Etero. Quindi B è per forza donna, ma... A E' UOMO!!!
Ok, d'accordo, ho omesso un altro piccolo particolare, A è anche cattolico, ma non praticante, quindi ormai da mesi tutti ci chiediamo cosa diavolo lo freni. Continua solo a ripetere che non si sente pronto e ormai noi tutti chi chiediamo, PRONTO PER COSA? Si rende conto che non ha più quindici anni, che le relazioni cambiano e a quest'età il sesso è importante? Posso capire le sue paure, magari teme di perdere B, la quale però ha già ampiamente dimostrato in mesi e mesi di attesa, la sua presenza e la sua serietà, ma ora si sente brutta, rifiutata, triste e non riesce a farsene una ragione. Perdipiù ci tiene così tanto che non sembra nemmeno semplice dirle quello che pensiamo, ma visto l'andazzo, abbiamo cominciato ad essere brutali, consigliandole di metterlo alle strette, mollarlo e vedere come reagirà. Siamo forse estremisti? Magari si, però cavolo!
Dunque carissimi omini, mi rivolgo anche a voi che vi lamentate della quantità di fighe di legno: oggi vi ho dimostrato l'esistenza di esemplari del vostro genere che possono comportassi dannatamente peggio.

sabato 25 maggio 2013

Per ora è così

Ieri pomeriggio, mentre cazzeggiavo su facebook anziché montare il film saggio, mi sono imbattuta in questo articolo. Ovviamente l'argomento, frivolo e leggero, ha stuzzicato la mia curiosità, ho iniziato a leggere e a pensarci un po' su.
Per quanto siano vere le cose che l'articolo scrive, sono circondata da casi che dimostrano l'esatto contrario. Mi lamento spesso di essere l'unica singol tra le mie amiche, quindi in fondo, con tutte le difficoltà del caso, sarà mica che un po' d'amore vola anche in questa grigia metropoli?
Certo, secondo me l'articolo dice cose giuste, a dimostrarlo c'è la miriade di casi umani che mi sono capitati da cinque anni a questa parte, e non solo. Milano è una città talmente sofisticata, chic e con una rosa di possibilità così ampia che è normale finire per confondersi e non vivere il momento. Risultato: c'è quello che dice di volerti bene, ma non riuscire ad andare oltre perché confuso, non sa cosa vuole, ha mille pensieri in testa... poi l'altra che ha paura di una relazione seria perché teme di commettere sbagli, quindi c'è la coppia che esce da un anno, ma lei dice di farlo solo perché si annoia e, data la facilità della ragazza ad attrarre individui di sesso maschile, la frase ha ben poco di credibile e in realtà probabilmente si vergogna solo di ammettere che è presa. 
Poi ci sono io, che da un mese ormai esco col Duca ed è un po' di tempo che mi sono accorta di starci proprio tanto bene. 
Perché sento libera di sbagliare.
 - E invece sembra che tu dica e faccia tante cose giuste...
Per ora. Chissà.

giovedì 9 maggio 2013

Fai così schifo che sei quasi bella!

Non sono una trend setter, non sono nemmeno maestra di stile, oggi ad esempio zompettavo a lezione con una felpa nera infilata su una mise tendente al blu e credo fermamente che, al contrario di quanto sostiene la Spora in questa pill, su di me che son nana, i pantaloni domyos larghi ma fascianti facciano un gioco migliore di qualsiasi leggins push up. Credo anche che in questo periodo ci siano problemi infinitamente più urgenti da trattare, ma L'ARGOMENTO DEVE ESSERE AFFRONTATO!
Parliamo delle Sfumature! Non il libro. Anche se il livello è più o meno lo stesso, sto parlando della meravigliosa tinta sfumata della l'Oreal, quella che applichi su metà capelli e in men che non si dica diventi mezza bionda e mezza com'eri prima. In questi giorni la pubblicizzano tantissimo! Ecco, mi sorge un dubbio: quella roba lì non si chiamava ricrescita? Non era qualcosa di terribilmente antiestetico e fastidioso da vedere? Perché mai ora andrebbe di moda? Al di là del fatto che una colorazione del genere non gioca a favore di chi la porta (lo sanno tutti che i capelli con le radici scure sembrano sporchi, dai!), può piacere e non piacere. Ciò che mi perplime alquanto è come mai qualcosa che prima andava nascosto a tutti i costi ora va mostrato. Lo so, con dei capelli così, oltre che sembrare lerce prima del tempo, qualcuno potrebbe pensarci di ritorno da una vacanza al mare, ma di solito (a me succede), una donna reduce dalle vacanze con la testa bicolore, una volta in città correrebbe dal parrucchiere a nascondere lo schifo. Finché sei in spiaggia può anche starci, ma non oltre! Mi sembra assurdo che qualcuno paghi per farsi una tinta che riproduca un effetto spiacevole prodotto da una causa piacevole. Vai al mare piuttosto! Così, quando tornata a casa sembrerai scema, avrai almeno la scusa di aver trascorso una settimana divertente!
Però in effetti, guardandomi bene intorno, son tante le cose che non mi tornano. Nel senso, un sacco di cose considerate orrende solo cinque anni fa, ora sono assolutamente di tendenza: i mocassini ad esempio, o i jeans alle caviglie che tempo addietro cercavi di nascondere perché nel fare l'orlo avevi tagliato troppo e ti sentivi un idiota... ma d'altra parte è pieno di hipster fighetti che spendono 150 euro per maglioncini finti vintage che ai mercatini dell'usato li trovi a meno e anzi, potrebbero anche pagarti per portarteli a casa!
Adesso anche gli occhiali son diventati un must, c'è chi va in giro con montature vuote, chi arriva addirittura a tatuarseli in faccia!!! Il che gioca totalmente a mio favore: da piccola mi picchiavano, ora invece quando giro per Milano coi miei fondi, mi sento così cool... basta non dire che so cecata per davvero!

martedì 7 maggio 2013

Ho un sogno: avere un sogno

Dopo mesi di duro lavoro, ore di sofferenze, pianti, crisi isteriche, attacchi d'ansia (ebbene si), pilotine di valeriana, (ri- ebbene si) posso dire di essere a buon punto con la tesi. Nonostante la fine sia ancora lontana, intravedo finalmente LA LUCE! Tuttavia non si può dire che mi senta realizzata, o che al termine di tutto ciò possa dirmi soddisfatta, specialmente quando mi sento dire che ciò che sto facendo vale meno di una laurea. Perdipiù quando queste parole arrivano da qualcuno che per mesi mi ha vista chiudermi in casa, trascorrere tutte (o quasi) le mie domeniche a lavorare davanti a uno schermo, vacanze e giorni di festa inclusi. Sorvolando i pareri di chi pensa che imparare un mestiere abbia meno valore del sudore sui libri, il peggio deve ancora arrivare.
Quando ripenso al fatto che la tesi di per sé non sarà una, ma di fatto si tratterà di tre cortometraggi, mi ricordo che, a parte quello personale e il secondo, ormai archiviato e a mio parere splendido, il terzo è ancora in preparazione, scricchiola e su ogni singola scena si vede chiaramente la mano di un animatore diverso. In conclusione (almeno per ora) è una cagata pazzesca. Del resto lo dissero anche della Corazzata Potemkin, quindi spero che qualche intellettualoide sedicente postmodernista, seguito da una mandria di pecore, ci trovi del bello e lo innalzi a capolavoro incompreso dell'animazione italiana. Per ora, resta uno schifo.
 - La sensazione è che siate una mandria di fancazzisti.
La fonte è la stessa e come sopra, avrei qualcosa da obiettare: in primis perché chi parla sa benissimo CON CHI sta parlando, in secondo luogo perché sempre chi parla, a parte conoscere me, lo fa per sentito dire. Appunto, è una sensazione. Non del tutto errata, oserei dire, ma perfettamente applicabile solo a un paio di elementi su un gruppo di dieci. Poi certo, la maggior parte delle volte mi sento un'aliena, sono io l'insana eccezione, non pretendo che tutti affrontino le cose a modo mio, come potrei? Però diciamo che se io mi colloco ad un estremo e all'altro capo stanno quei tre - quattro, al centro c'è tutta una gamma di personaggi che cerca sempre di dare il meglio. 
Spiegando con calma, perché rileggendo mi rendo conto che il rischio di essere fraintesa è alto, diciamo che ormai da cinque anni mi sveglio al mattino col pallino del cinema. Adoro trascorrere le mie giornate a lavorare, spengo il mac in aula e dopo un'ora riaccendo il mio e ricomincio a disegnare, quando guardo una persona muoversi, osservo ogni gesto e immagino una possibile intercalazione tra l'uno e l'altro, sperimento, sbaglio, riprovo, mi chiudo in casa, quando potrei cazzeggiare non lo faccio e mi invento qualcosa... sono una perfezionista, sono ossessiva, a tratti insopportabile. E' passione, bella ma intravedo non poche nubi all'orizzonte, la mia vita sociale ne risentirà e potrei trovarmi davanti a scelte non semplici. Tutto ciò non è normale, non pretendo di essere circondata da persone che mi condividano appieno, perdipiù quando accanto a me c'è chi si impegna nonostante questa non sia la sua ragione di vita. Proveniamo tutti da storie diverse, quello che per me è stato un punto d'arrivo, per alcuni non è che un punto di partenza.
Una mia amica mi ha confessato di aver scelto questa scuola perché non voleva iscriversi all'università. Adesso ce la sta mettendo tutta, sta dando il meglio, nonostante quel che fa non le piaccia per niente. Ha 22 anni, io alla sua età studiavo Beni culturali e non ero nemmeno in grado di spiegarne il motivo. Mi piaceva tutto, volevo fare tutto, sono finita lì, perché? Boh. Mesi dopo ho scoperto cosa volevo fare davvero, mi sono laureata e nonostante questo, mi sono iscritta a psicologia cognitiva (o simili ma spiegarlo è complicato). Intorno a me c'erano infermiere trentenni che pensavano, parlavano, leggevano solo di psicologia cognitiva, era la loro passione e probabilmente guardandomi si saranno domandate più volte che cazzo ci stessi io a fare tra loro. Infatti dopo un mese mi sono rimessa in carreggiata e, dopo una strada piuttosto tortuosa, ho trovato il mio posto. 
A volte vorrei che a condividere questa passione fossero più di due persone, vorrei trovarmi insieme a qualcuno che non vede tutto ciò come un dovere o un obbligo, ma per ora non è così. Magari lavorando, le cose cambieranno. Per ora convivo con ragazze di 22, 23 anni. Hanno appena finito il liceo, alcune confondono ancora il ch con la k, altre iniziano ogni discussione con "Oh raga..." altre ancora credono che Gorbacev sia il protagonista di una serie tv (ok, questa è grave) ma sono giovani e di tempo per maturare, ne hanno tanto. Per ora ce la stanno mettendo tutta. Mi spiace che il film ne risenta, ma non è colpa loro. Ci stiamo mettendo tutti poca passione, alcuni (non loro) proprio per niente, trascinando così in basso quelli che un poco ci credevano ancora e quando mi si dicono cose come quella di cui sopra, ovvio che mi spiace, ma cosa posso fare? Il problema vero e proprio sta alla base: prima di tutto, io una volta questo era un corso post laurea, ora è post diploma e se da una parte è meraviglioso dare la possibilità fin da subito di mettere in pratica la propria passione per il cinema, dall'altra è alto il rischio di accettare studenti che non hanno ancora le idee ben chiare. Sono in pochi quelli che a 19, 20 anni sanno già cosa fare della loro vita. Io per prima non ne avevo idea, ma l'ho già detto. Come se non basasse, a non rendersi conto della situazione e renderla ancora più ostica ci si mettono gli insegnanti: anziché formarci per due anni, hanno deciso di occuparsi di noi per uno solo, lasciando che impiegassimo il secondo a realizzare progetti senza continuare col programma e senza un vero dialogo che spieghi ad altri insegnanti che se andiamo avanti a fare il film anziché continuare le lezioni non è perché siamo stronzi, non abbiamo voglia, non ci interessa, ma semplicemente perché ci è stato imposto! Così dobbiamo anche sopportare le battutine ironiche dei professori che ci credono disinteressati. Poi quelli immaturi saremmo noi... A complicare ulteriormente la situazione, mettiamoci pure la quantità di ore di attività autonoma in cui
 - Cosa facciamo oggi?
 - Mah ci inventeremo qualcosa
Si, mi sembra un ottimo metodo per motivare dei già di per sé dispersi studenti, altroché! 
Non so bene dove volessi arrivare con questo post sconclusionato, probabilmente era uno sfogo come tanti. Uno di quegli sfoghi che rileggendolo mi lascia tanta sfiducia e ancor più la forte sensazione di essere terribilmente vecchia... 

lunedì 22 aprile 2013

Un golfino nero, un ombrello giallo...

Come non amare le feste di laurea! Specialmente quando lo scenario rurale in cui hanno luogo fa pensare a lunghe corse nei prati, cappelli di paglia che svolazzano, ammucchiate nei fienili...
Poi, dopo una settimana di gran caldo e un sole che in Lombardia si vede di rado, decide di piovere proprio QUEL WEEK END e le corse a piedi nudi si trasformano presto in scivolate nel pantano. 
Quindi ieri, planinog alla mano, io, LaQ, 075 e altri personaggi che introdurrò man mano, tiriamo una riga su ogni singolo punto del programma e passiamo al piano B. Inutile dire che, complice la pioggia, la situazione scivola a velocità esponenziale:
 - Cambio d'orario: anziché partire alle 14, la partenza è ritardata alle 18.
 - Il fidanzato di un'amica lavora e lei, rimasta sola in casa e non potendo abbandonare il cane, è impossibilitata a spostarsi.
 - L'amica con cui avremmo dovuto partire, decide che, visto il cambio d'orario porterà con sé l suo inutile fidanzato, amorevolmente soprannominato Abat - jour (si dice sia un tipo loquace)
La prospettiva di trascorrere due ore in macchina con abat-jour mi fa quasi ribrezzo. Come se non bastasse, l'amica è in ritardo. Disperata, telefono allaQ, la quale mi invita ad andare a casa sua e partire insieme a lei, il suo +1 e altri amici.
 - Ma avete la macchina piena.
 - No no! Cioè si, ma viene anche the Duke che recupera una mia collega in Brianza, al limite appena arrivati lì, ti porta lui!
 - COSA?? 
 - Dai, fai la brava!
 - No no! Era solo per capire quanto truccarmi e che vestito mettere!
 - Brava ragazza, giù da battaglia!!
Detto così su due piedi, ero a dir poco sconvolta. Ma spieghiamo con ordine: the Duke (fa molto Moulin Rouge ma a me piace che lo immaginiate diverso!) è un ragazzo con cui ero uscita una volta a novembre o giù di lì. C'era stato un mezzo bacio ma la mia situazione sentimentale, distrutta dalle ripetute percosse di un sassofonista infame, non ci aveva permesso di approfondire la cosa. Dopo quell'uscita c'eravamo sentiti un paio di volte ma dopo un mio rifiuto, era scomparso. Un paio di settimane fa, the Duke è spuntato nuovamente fuori e dopo una breve chiacchierata cosa è finita lì. Sebbene penassi di scrivergli di nuovo, era l'ultima persona che mi aspettavo di vedere alla festa. 
Poco importa. Fatto sta che, armata di ombrello, regalo per l'amica dottoressa e lo zaino, prendo un autobus diretto verso casa della Q. 
Arrivo da lei in perfetto ordine, peccato che il mio golfino, reduce dal viaggio in bus, puzzasse di cipolla andata a male. Mi lavo, mi rinfresco, ma la situazione non migliora. Scrivo quindi un messaggio a Electric Suzy, nonché neolaureata, per chiederle in prestito un golfino. Mi laverò e mi profumerò nella cascina, per ora puzzo felice e speranzosa che il cappotto nasconda l'odore. In macchina nessuno sembra accorgersi di nulla. Bene così. 
Giunti in loco, bacio Suzy, saluto gli amici, prendo il golfino pulito e mi rifugio nel bagno. Cinque minuti dopo ne esco fresca e profumata. L'orrendo cimelio viene cacciato in un pertugio tra gli altri cappotti e da quel momento smette di essere un mio problema!
In balia dei festeggiamenti, tra una chiacchierata e l'altra, the Duke attira la mia attenzione e iniziamo a conversare, toccando argomenti che vanno dalla mia tesi al suo saggio, agli oroscopi, alla psicanalisi, fino a che lui non inizia a parlare della prima volta che ha provato a baciarmi. Non ne avevo un gran ricordo, quel bacio per me aveva significato una lunga attesa e una gran confusione in testa, ma ho deciso di tenere certi pensieri per me e mescolare un po' le cose, forse perché stavolta avevo una gran voglia di baciarlo. 
Da quel momento non ho assolutamente idea di cosa sia successo alla festa. Io e il fanciullo ci trasferiamo sotto una tettoia continuando a baciarci e ridere mentre fuori piove, proprio come Liesl e Rolf in Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo trent'anni per gamba ma più o meno la scena era quella. Decisamente romantica e anche molto piacevole. Inutile dirlo, il tempo vola così in fretta che quando torniamo alla festa, i pochi rimasti ci salutano e vanno via. 
Nuovamente soli, decidiamo di levare le tende anche noi. Recuperata la giacca, la borsa e l'immancabile golfino putrido che cerco di nascondere sotto il sedile, ripartiamo, non senza difficoltà alla volta di Milano e dopo un'oretta e mezza siamo a casa mia, entrambi stanchi e conciati da sbatter via. Un ultimo bacio prima di salire, afferro la borsa e salgo. 
Poi, in un inaspettato momento di lucidità mi rendo conto del dramma: il golfino, QUEL golfino, la cipolla avariata, è rimasto in macchina!! Oddio nnnnnnoooooooooo!!!
Ora, se non dovessi più avere sue notizie, potrei immaginarne i motivi.

*Flash Forward, 2030, la carota in versione Ted Mosby, ma molto più figa, solleva con espressione schifata un pezzo di stoffa nero, putrido e consumato*
 - And that's how I met your father! 

Ma magari no. 

lunedì 25 marzo 2013

Pigiama, golfino, adobe e pioggia

Ultimamente non ci sto con la testa.
Non che prima la situazione fosse drasticamente diversa, ma quantomeno ero in grado di trasformare i miei deliri mentali in qualcosa di costruttivo, chessò, arrivare a leggere un articolo di giornale fino in fondo, finire un libro traendone delle conclusioni sensate, andare a vedere una mostra, passare una giornata a far niente sentendo di aver speso bene il mio tempo (forse quello no), coltivare una scoppiettante vita sociale. Cose così insomma.
Invece in questi giorni mi sembra di non riuscire a concludere nulla di buono. Il mio unico pensiero è la tesi: la scadenza si avvicina e il fatto di non dover consegnare nulla di cartaceo, bensì un film che ormai mi porto dietro da quattro mesi, ruba sempre più spazio a qualsiasi altro passatempo. Si, perché da una parte penso che in fondo sia un compito leggero, qualcosa che amo fare e che quindi non mi pesa, dall'altro sono in qualche modo obbligata, dovendo passare le mie giornate a lezione, in altre faccende affaccendata (nello specifico, a lavorare agli altri due film da consegnare). Quindi finisco per ridurmi a trascorrere le mie giornate a smanettare di fronte al computer e ormai la domenica è un concetto astratto che per me significa solo pigiama, golfino, adobe e brutto tempo.
L'altro giorno chiacchieravo con un'amica che ci è già passata e ora, dopo tre anni di peregrinazione senza sosta, pare a ber trovato il lavoro dei suoi sogni (sempre che le rinnovino il contratto). Ripensando a tutto il suo impegno per la tesi, ne ha concluso che fu solo una fatica inutile.
Peccato che queste illuminazioni arrivino sempre in ritardo. E che per quanto mi ci sforzi, cercando di far tesoro delle sue parole, per ora sembrino così poco convincenti.
Non per nulla lo chiamano Senno di Poi...