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lunedì 31 marzo 2014

Il passato ha le lenti rosa

Soffrire di nevrosi penso sia un problema comune a tutti. Con l'avvicinarsi dei trenta però, rendersi conto di avere la stessa nevrosi che affligge quasi tutte le persone anziane non è di certo confortante.
Non so se questo problema abbia un nome scientifico, ho anche cercato su google ma a parte un sito sull'educazione, uno sui giovani in crisi per mancanza di lavoro e il vaccabolario (???) la mia ricerca non ha prodotto risultati degni di nota. Per fortuna non ha nemmeno annunciato morti imminenti, il che può capitare, googlando sintomi di svariato tipo, quindi mi sento sollevata, anche se penso sia difficile che la costante malinconia per il passato porti alla morte, a meno che non si pensi direttamente al suicidio ma, non essendo il mio caso, posso stare tranquilla.
Proprio così miei cari, da che io abbia memoria, sono sempre stata un'incurabile malinconica, alla ricerca di un passato ormai lontano e superato. Me ne rendo conto sempre più ogni anno che passa: ripensando a quello precedente, provo spesso nostalgia e rimpianto, anche se lì per lì quei momenti non mi sembravano nulla di particolarmente divertente e, quasi di sicuro, li avessi trascorsi ripensando con altra nostalgia a quelli passati l'anno prima ancora.
Non che sia incapace di godermi l'attimo. Si, di solito il presente mi fa un po' schifo, ci metto qualche tempo a digerirlo, ma spesso il processo non richiede più di una manciata di ore, dopo le quali posso affermare di aver passato una bella serata, un bel pomeriggio, una bella giornata in generale. Ma capire se è davvero un bel periodo, misurandolo sulla lunga durata, quella è un'altra faccenda.
Non do giudizi affrettati, solitamente quando lo faccio, la situazione finisce per rivoltarmisi contro. Ho bisogno di tempo per capire se ciò che ho fatto, se quel che è successo e che mi ha portata dove sono ora sia stato davvero bello oppure no. Il problema è che il giudizio cambia a seconda di come guardi le cose, e più passa il tempo, più queste prendono una bella forma, anche se a guardarle da vicino sembravano davvero brutte.
Ciò che trovo assolutamente incomprensibile è come sia possibile rimpiangere qualcosa che, nel momento stesso in cui lo avevi, ne avresti fatto volentieri a meno. E' malato, perverso... assurdo! No?
Eppure succede.
Succede che passi un anno a lamentarti, a non dormire la notte, a sentirti brutta, stupida e incapace, ti passa la fame, ti svegli ogni mattina sempre più incazzata e ti senti dire che tutto questo malessere è visibile anche a chi ti vede poco, ma adesso, a 365 giorni di distanza, daresti via un pezzo di anima (non tutta perchè l'hai impegnata anni fa e non sei ancora riuscita a riscattarla per intero) pur di tornare indietro.
Spiegatemi perchè una persona normale dovrebbe desiderare così tanto di rivivere qualcosa che nella realtà sembrava essere stressante e difficile? Perché la testa dovrebbe cancellare tutti i brutti ricordi lasciando solo quelli piacevoli? O peggio, perché trasformarli rendendoli carini?
Ci ho messo un'eternità a ripescare le notti insonni, l'autostima a terra, le incazzature mattutine, perché su due piedi, quel che ricordo sono i pomeriggi a lavorare,  le battute cretine, le lezioni di sceneggiatura (appunto... cioè), le pause trascorse al sole a chiacchierare e bere il caffè...
Non è normale. Sono ricordi distorti, filtrati, parziali! Non dovremmo imparare dal passato? Sembra proprio che la mia testa abbia deciso di non collaborare e, almeno per ora, farmi navigare nella nostalgia senza pensare troppo a quel che ho ora, rimandando gli apprezzamenti seri all'anno prossimo (forse, non è detto che succeda).
E in tutto questo mare di nostalgia non giustificata, la cosa più buffa è rendersi conto di non aver perso le cose importanti ma, al contrario, di averle vicine, alcune molto più di quanto un anno fa era solo concesso desiderare.
Mentre cerco di trovare delle risposte sensate vi lascio, condividendo uno dei tanti momenti di follia, che ora posso solo permettermi di ricordare.


venerdì 7 febbraio 2014

universo aleatorio, universo di entropia

Buongiorno mio fedelissimo popolo della rete. Eccomi reduce dalle prime due settimane di lavoro. Nonostante in questi primi giorni di cose ne siano successe molte, non ho ancora deciso se quest'universo aleatorio ed entropico che è il lavoro freelance, mi piaccia oppure no.
Certo è che prima di venerdì scorso, complice anche una pms parecchio aggressiva (io non credevo a queste cose e invece...), somigliavo più ad una gorgone incazzata che ad un essere umano. Ma cattivo umore a parte, lo stato di creatura semi umana dall'aspetto poco rassicurante ben si addice ad un lavoratore autonomo alle prime armi e, visto che ho intenzione di tirare le somme con un bell'elenco dei pro e dei contro, tra poco spiegherò anche il perchè.

Le cose belle dell'essere - di fatto - una freelancer

1 - Non hai orari. Potersi alzare alle otto, nove, dieci, undici, dodici, mille del mattino è una meraviglia! Di fatto decido io quando iniziare e posso gestirmi il tutto come meglio credo, pur rispettando i limiti delle consegne. Quindi posso pianificare di lavorare ddici ore in un giorno, se ho altre cose da fare il secondo.

2 - La strada per arrivare al lavoro è decisamente corta. Niente code, niente folla, pioggia e traffico ma solo quattro scarsi metri da fare, rotolando dal letto alla scrivania. In pratica il percorso opposto a quello fatto dai vestiti che, dalla poltrona vengono ricacciati a caso sul letto.

3 - Assenza totale di dresscode ovvero possibilità di lavorare in totale comodità, con fascia e rollini,
occhiale e tuta. In pratica uno schifo, ma a volte il buon gusto di conciarmi da persona normale (specie se sono uscita la mattina e quindi mi ritrovo già i vestiti addosso) l'ho anch'io.

4 - I clienti - pochi - ti trattano come una persona seria, permettendoti anche di decidere sui preventivi. Sebbene io stia cercando di diventare materialista e venale, su questo punto dovrei lavorarci un po'...

5 - Sconfinata cultura cinematografica. Uditiva più che visiva, ma lavorare guardando l'intera filmografia di Mel Brooks non ha prezzo!!!


Le cose brutte dell'essere - di fatto - una freelancer

1 - Non hai orari. E come spesso accade, sai quando inizi ma non quando finisci. Non timbrando un cartellino ed essendo io una colossale testarda, mi capita di spegnere il computer alle due di notte, nonostante sia dalle dieci e mezza che ripeto a me stessa "Oggi hai fatto abbastanza, pazzeggiare un po' non ti porterà all'inferno'".

2 - Lavorare dentro casa è estraniante e a volte manca lo stimolo di vedere facce e conoscere persone.

3 - La sindrome da sciame. O da ingorgo. In pillole, se un giorno hai da fare, sta pur sicura che QUELLO sarà anche il momento in cui tutti gli altri committenti decideranno di farsi sentire. Con insistenza. Al contrario, se la lungimiranza ti consiglia di tenerti libero il pomeriggio, o l'intera giornata seguente in attesa di nuove istruzioni, riceverai una telefonata in cui lo stesso committente preferisce "aggiornarsi a lunedì". Lo stesso lunedì in cui avrai di sicuro VENTORDICI consegne, e in quel momento penserai "Ma non potevi dirmelo venerdì scorso, pezzo d'idiota, che ho passato tre giorni a trastullarmi???". Equilibrio, questo sconosciuto.
Volendo vedere le cose in grande, questo grave problema ha fatto si che da febbraio io abbia quattro lavori tutti insieme ed è molto probabile che, com'è stato a settembre, ottobre, novembre e dicembre, io torni nel meraviglioso mondo della disoccupazione non appena scadrà il contratto da stagista.

Dopo aver steso questa lista con estrema attenzione, posso dedurre che i pro sono maggiori dei contro, quindi di fatto la conclusione è che il lavoro mi piace. Per ora problemi come lo scarso guadagno o comunque l'impossibilità di prevederlo non mi sfiorano ancora. E' già tanto aver tenuto in mano cento miseri eurini (quarantacinque dei quali finiti in mano ad un ladro dal volto sconosciuto al quale auguro di MORIRE SOFFOCATO ASCOLTANDO ITALIA AMORE MIO), quindi ad ora tutto ciò che arriva è grasso che cola.
Se poi le cose dovessero ingranare davvero, penserò in grande, per ora mi godo il periodo, tanto lo sappiamo tutti che a maggio finirò di nuovo in una pozza grigia di ozio e tristezza.
Ma a quel punto...


Non serve aggiungere altro!



martedì 14 gennaio 2014

#coglioneno. Per quanto triste possa sembrare.

Tre giorni fa ho promesso di smetterla con le lagne.
Non trovo lavoro, faccio schifo, non sono capace di fare nulla, nessuno mi vuole, morirò povera e disoccupata.
Basta! 
Tuttavia stasera, di ritorno dalla consueta lezione di lindy hop, anzi di swing, accendo il computer e mi imbatto nella campagna pubblicitaria ormai condivisa da una buona metà dei miei contatti, #coglioneno. E inizio a leggere. Fatalità, proprio in quel momento mia madre stava guardando Piazzapulita, ospiti gli Zero (creatori della campagna di cui sopra). La cosa stuzzica il mio interesse così, oltre al link, ascolto pure il discorso del ragazzo toscano (non so chi sia dei tre, giuro studierò) che da il colpo di grazia alla mia già fragile serenità.
Tornata in camera, condivido io stessa l'articolo e poi, cosa pericolosa e controproducente, inizio a riflettere.
Per prima cosa vorrei complimentarmi con gli Zero per l'idea e la capacità di virilizzare in poco tempo la campagna. Finalmente un'idea intelligente in mezzo alla marmaglia di schifezze che passa il web. Se avessi anch'io l'idea geniale, riuscirei - si, è un inizio - ad ottenere più visibilità. Invece pare proprio che nelle mie corde, la capacità di creare un prodotto virale sia estranea e sconosciuta. 
Purtroppo però, sebbene davvero una gran parte dei miei contatti avesse letto e condiviso la campagna, la paura che questa rimanga appannaggio degli "addetti ai lavori" senza raggiungere il pubblico realmente da sensibilizzare è viva. Gli amici che l'hanno condivisa sono anch'essi creativi e per la maggior parte (forse tutti), giovani. Chi l'ha letta idem, mentre il pubblico da raggiungere è ben più vasto e differente. Mi è venuta la malsana idea di allegare il link alla prossima email che spedirò. Ma anche qui il discorso deve prendere una piega leggermente diversa. Perché il mio problema è che fondamentalmente non mi si caga nessuno. Qualche volta ricevo offerte di lavoro gratis, ma gli stessi committenti sono studenti forse più disperati di me, ai quali non me la sento di chiedere soldi perchè sono la prima a comprendere la situazione. Io stessa sto avviando un'attività, sperando nel buon cuore dei collaboratori e finora nessuno di loro mi ha mandata a quel paese. Ci aiutiamo a modo nostro. éPer quanto riguarda le aziende invece, nessuna sembra interessata al mio estro creativo e alle mie capacitò. Non propongono collaborazioni gratis, semplicemente ignorano, perchè cercano qualcuno con esperienza, che possa garantire un lavoro professionale. Ma la domanda è sempre la stessa: Come faccio a crearmi un'esperienza se nessuno mi fa iniziare? Sarete mica nati imparati voi!
Potrei darmi da fare e cominciare qualcosa da sola. E qui giunge il terzo punto della mia riflessione (collegato anche alla mia incapacità di creare prodotti virali): non solo le aziende, ma gli stessi creativi e compagni di scialuppa sembrano disinteressati a quel che faccio. Pare lo considerino un'arte inutile. Se così non fosse, qualcosa salterebbe fuori, una richiesta, qualche consiglio... e parlo di quelli che un lavoro ce l'hanno, come i miei colleghi montatori, grazie ai quali tutto ciò che posso fare io risulta inutile perchè loro possono garantire un prodotto sicuramente di qualità inferiore, ma consegnato in tempi più rapidi. Non avranno la sensibilità di un animatore, ma ormai il mercato se ne fotte alquanto e punta tutto sulla velocità. L'ho imparato a mie spese. Quindi l'aspetto che più mi inquieta, è il fatto di conoscere creativi i quali, anziché aiutarsi a vicenda, considerino quelli che operano nel mio campo inutili e buoni solo a un pubblico di bambini. 
Così, ancora una volta mi trovo a domandarmi se anni di studio e impegno siano stati un buon investimento. Avrei fatto meglio a finire il liceo e cominciare a lavorare in un negozietto, in un ristorante, in uno studio medico. Probabilmente avrei una famiglia, di sicuro avrei una casa tutta mia e un po' di rispetto in più. Di una cosa sono fermamente convinta: quando avrò un figlio - e giuro, lo avrò -, e questo mi dirà che vuole studiare danza, arte, musica o design, lo iscriverò di corsa all'ITIS, oppure lo manderò a fare l'apprendista da un meccanico.
In un paese come l'Italia questo non significa distruggere i sogni. Purtroppo io la chiamo lungimiranza. 

domenica 22 dicembre 2013

Dalle anabole a mamma oca: il linguaggio criptato dei messaggini

Oggi vorrei affrontare un argomento molto serio e attuale, soprattutto da quando gli smartphones hanno conquistato una porzione ben più che rilevante all'interno della nostra vita. Questi diabolici marchingegni ormai, ben lungi dalla loro originaria funzione di semplice mezzo di comunicazione, hanno assunto un ruolo fondamentale nelle nostre vite, permettendoci di compiere le azioni più disparate. Quello che solo dieci anni fa era un semplice telefono, oggi è anche una fotocamera, una macchina da presa, un elettrodomestico, il colonnello delle previsioni del tempo, un'edicola, un comodo dosaspaghetti, un soprammobile, un fermacarte, un fermaporte, un sasso.
In realtà la mia intenzione è ben lontana dal demonizzare i nuovi telefonini, bensì di porre l'attenzione su un componente fondamentale degli stessi, senza il quale l'utilizzo dello smartphone non creerebbe ilarità e risate più o meno scomposte.
Sto parlando dell'autocorrettore!
Da quando la tastiera qwerty ha reso obsoleto e inutile il sistema di scrittura intuitivo T9, ci troviamo davanti a un essere d'intelligenza superiore che vorrebbe correggere gli innumerevoli errori dovuti alla piccolezza dei tastini, ma più spesso finisce per sostituire termini giusti con altri del tutto sconnessi con il contesto e il senso della frase. Talvolta invece, dando il meglio di sé, ignora del tutto gli errori che dovrebbero essere corretti e sostituisce termini che invece credevi di aver scritto giusti. Altre volte invece decide di improvvisarsi veggente e completa parole che già scritte così avrebbero un senso compiuto. Ma avendo ormai dita rapidissime, noi non ci facciamo caso e inviamo il messaggio così come è stato scritto, creando così situazioni buffe e spesso imbarazzanti nei nostri amici i quali, se siamo fortunati, si faranno una sonora risata decidendo di volervi ancora più bene, oppure decideranno di smettere di parlare con persone insane e troppo fantasiose, lasciandovi soli a riflettere sulla vostra ignoranza. Ovviamente la cosa può assumere risvolti ben più imbarazzanti, specie se dall'altra parte c'è uno dei genitori (e ormai impazzano i siti di screenshot con frasi imbarazzanti spedite a mamma e papà) o, peggio ancora, qualcuno che magari vi piace che probabilmente, una volta decifrato il messaggio, deciderà di troncare a metà la conversazione, preferendo parlare con qualcuno un po' meno criptico di voi. 
A me è successo innumerevoli volte. Anzi, potrei dire che gli unici messaggi che escono puliti dal mio infallibile ditino siano quelli contenenti solo ed esclusivamente smile. E anche qui a volte ne piazzo qualcuno a sproposito. 
Del resto le prime volte che mi trovai faccia a faccia con una qwerty, decisi che on faceva per me e reimpostai la tastiera 3x4, finché LaQ non decise di sgridarmi pubblicamente. E fu così che mi piegai ai minuscoli tastini, facendo uscire parole mai viste e messaggi ancora oggi in mano a filologi e decifratori professionisti. Le mie compagne iniziarono a prendermi in giro, quindi a formulare ipotesi sul perchè di questa mia incapacità. Evidentemente "E' solo tonta!" non era una spiegazione plausibile. 
 - Ma lei ha un samsung, ha i tasti piccini...
 - Si ma anche le sue mani sono piccine...
 - Che cosa mai avrà voluto dire?
 - Che cos'è un vestito Chrysler*? 
 - Parlare con te e parlare con Zoidberg è la stessa cosa!
Erano le frasi più gettonate. E anche le più gentili. (quelle in verde sono di CdS, è giusto che sappiate)
Adesso per fortuna la loro abilità nel comprendere ciò che voglio dir loro ha raggiunto livelli altissimi!
Lascerò che le immagini parlino per me.



Non sto a chiedermi cosa avessi scritto prima dell'intervento dell'autocorrect. Ma almeno il suddetto ha avuto buona volontà


Qui invece mi sto ancora chiedendo come mai Kasanova sia diventato "massa oca", mentre "avrq" è rimasto impunito... 

Ad ogni modo ormai, oltre ad essere diventate delle vere e proprie esperte nel decifrare il mio linguaggio criptato, le amiche hanno smesso di insultarmi e spesso ringraziano per i momenti di gioia e divertimento che regalo al mondo!



Postilla Necessaria
Se qualcuno di voi si stesse domandando cosa siano le Anabole, provi - quando possibile - a prendere
in mano un samsung anteriore al Galaxy. Un telefono con la tastiera 3x4 e il t9. Ora digitate COCCOLE e lo scoprirete!


martedì 3 dicembre 2013

Carrot's adventures in businessland

In una settimana avrò chiamato non so quanti studi. Tutti molto gentili al telefono ma, una volta fissato un appuntamento per risentirci, pian piano cambiano tutti tono e se inizialmente vedevo delle possibilità, col passare dei giorni vedo crescere sempre più il numero delle possibilità bruciate.
Bah! A questo punto pregherò per essere assunta gratis... 


domenica 17 novembre 2013

Uscire dall'ombra

Qualche giorno fa, mentre guardavo TvTalk, ho realizzato una verità triste e rivoluzionaria allo stesso tempo.
Viviamo in un paese dove alcuni genitori si dicono fieri della propria figlia (non ancora) diciottenne che struscia il suo giovane corpo sugli scogli o giace su un binario ferroviario (spero morto), assumendo pose sensuali in mondovisione su youtube. Sorvolando il fatto che alcune di esse, di sicuro bravissime ragazze, piene di bontà d'animo ma prive di grazia e bellezza, espongano sé stesse ad un'umiliazione che va ben oltre i commenti postati sotto, ne ho concluso che la soluzione per uscire dall'ombra come motion designer è più semplice di quanto pensassi.
Perché non far partire la mia carriera proprio con un prediciottesimo? Ben lungi dall'esporre il mio (ancora) giovane corpo al pubblico ludibrio, pensavo di chiedere ai miei personaggi di farlo. In fondo possono vantare un'altezza considerevole, grazia, bellezza e una mimica facciale che Kirsten Stuart si sogna la notte.
L'unico problema è il tempo di realizzazione. Probabilmente quando avrò finito sia io che loro avranno come minimo 30 anni per gamba. Però sono cartoni animati... forse una soluzione la si trova.
Bah!

felinide.blogspot.com

lunedì 4 novembre 2013

Ponte? Pranzo? Cosa?

Quella che segue è la triste storia di come il destino abbia deciso di ribaltare completamente la logica della mia vita, ovvero donarmi un impiego e trasformare i quattro giorni di ponte (tre? si tre...) in ore e ore di lavoro matto e disperatissimo, per poi lasciarmi a vacanzeggiare per il resto dell'anno. Con una piccola appendice dimostrativa di come, sempre il suddetto destino, dimostri continuamente affetto nei miei confronti.
Siamo a Lunedì, tardo pomeriggio: mentre probabilmente sono impegnata a scrivere post di nessunissimo interesse per il mondo, un vecchio compagno di scuola mi contatta per propormi un fantomatico lavoro: non importa di che si tratti, le due uniche parole a cogliere la mia attenzione sono "duecento euro". Si, mi interessa. Ma passiamo al lavoro in sé: trattasi di un contributo grafico in 3D per una ditta farmaceutica che deve promuovere degli assorbenti... bla bla bla... servirebbe per il 5. Che poi sarebbe domani.
Piccolo problema: io a lavorare in 3D sono una cagna di dimensioni cosmiche. Ma duecento euro, da queste parti sono una cifra ancora più cosmica e mi son detta che, nonostante la consegna così prossima, valeva la pena provare.
Così ho atteso istruzioni più dettagliate e ho iniziato a rispolverare quel poco che so di treddì.
Martedì pomeriggio nessuna di queste informazioni dettagliate era arrivata a destinazione, quindi ho iniziato a disegnare mele rosse e fantasticare sugli unicorni mentre scambiavo messaggi più o meno d'ammmore con l'uomo dell'europa occidentale. (Post precedente, in caso ve lo steste chiedendo...). Iniziamo a chiacchierare all'una e ci salutiamo alle due. Di notte. Concludendo il tutto con un invito a pranzo per il lunedì successivo, che poi sarebbe oggi.
Mercoledì finalmente, dopo un veloce scambio di mail con questi fantomatici clienti della ditta farmaceutica, ricevo una foto sgranata dell'assorbente e un meraviglioso logo, ugualmente sgranato. Alche, dopo aver finalmente riprodotto (in sole 5 o 6 ore!!! Record!!!) il suddetto assorbente in treddì, decido di chiamarli perché vorrei sapere qualcosa di più,, tipo se DAVVERO si aspettano di ricevere tutto il montato per il 5.... Mi rispondono che sono stati un po' incasinati, che stanno lavorando alle riprese, che vorrebbero questo, quest'altro e quest'altro ancora nell'animazione... e che si, serve per il 5. O quantomeno il prima possibile.
ll primo pensiero è rispondergli ciò che vogliono sentirsi dire, per poi fare quello che pare a me, ovvero consegnarglielo quando avrò finito, senza accumulare ritardi eclatanti, ma prendendomi tranquillamente la giornata di lunedì (che sarebbe sempre oggi) per svagarmi e ascoltare altre storielle sulla Spagna, il Portogallo e cose così.
Poi però mercoledì mi rendo conto di aver già finito il lavoro più tignoso e di averlo fatto anche relativamente bene. Stessa cosa vale per i giorni a seguire, escluso giovedì, quando ho passato sette o otto ore a modellare fiorellini che tutto sembravano meno che morbidi e sofficiosi (parevano più che altro mentine enormi e molto molto dure). Così, mentre io continuo a lavorare, trascorrendo giornate intere a barcamenarmi tra pc e mac, proiettare texture, animare fiori, creare batuffoli che dovrebbero sembrare tridimensionali e invece sono solo disegnati molto bene, mettere le ossa ad assorbenti e farli roteare come ballerine, la ditta farmaceutica (o chi per essa) scompare del tutto. E mi rendo conto che, essendo giornate festive, probabilmente non avrebbe nemmeno senso chiamare e chiedere maggiori informazioni. Ma domenica sera mi ritrovo con il lavoro praticamente finito, anche discretamente se si calcola che ho impiegato solo quattro giorni per farlo tutto (e se giovedì non avessi perso tempo per colpa delle mentine, probabilmente avrei finito anche prima). Così, del tutto alla cieca, decido di mandare i video sia all'amico che poi dovrà montarli, che alla responsabile con cui ho parlato. E con un discreto mal di testa, vado finalmente a letto felice e contenta, pensando che l'indomani mattina potrò finalmente svegliarmi all'ora che decido io!
L'indomani mattina, che poi sarebbe sempre oggi, mi sveglio alle 10, con estrema calma, aspettando una mail che confermi se il lavoro va bene o, al contrario, il fatto che in treddì sono davvero una cagna senza speranze. Nulla di tutto ciò. E per alleggerire la preoccupazione, continuo a ripetermi che se un cliente vuole un lavoro ben fatto non si affida a scatola chiusa ad una sconosciuta senza starle un minimo dietro, soprattutto non così a ridosso della consegna. Quindi decido di fregarmene altamente, perché io ho dato il massimo e sono soddisfatta così. Magari poi li sentirò domani, ma questo è irrilevante.
Nel frattempo, dopo una doccia veloce, decido di mettermi al pari con qualche serie lasciata un po' indietro. Finchè non mi cade l'occhio sull'orologio.
Le 12,50.
Ne deduco che probabilmente era troppo tardi per uscire a pranzo e di sicuro l'uomo dell'europa occidentale non mi avrebbe più scritto per accordarci. A posto così, come mandare in fumo un appuntamento.
Avrei potuto scrivergli io, visto che in questi giorni l'aveva fatto lui per primo, ma nonostante avessimo trascorso tanto tempo a chiacchierare, non ha più approfondito il discorso "vediamoci lunedì" e dato che non ho mai visto particolare interesse o ardore nello scrivermi (a parte il fatto che in effetti mi scriveva e continuava a farlo) ho preferito non essere io a ricordare la cosa. Anche perché lunedì scorso un'amica mi ha gentilmente consigliato di non farmi viva per prima, che secondo me è una cazzata immane, perché "in amore vince chi fugge" era vero finché le donne non si sono trasformate in gorgoni, generando così il terrore negli uomini. Però il solo fatto che lei abbia un fidanzato innamorato e devoto mentre io no, mi ha incoraggiata ad ascoltarla. E ora sono a casa. Yeah!
L'ennesima dimostrazione che il destino mi tende sempre una mano. La prossima volta evito di ascoltare un'amica e non mi ritroverò a mangiare risotto allo zafferano insipido! Uffa!

lunedì 28 ottobre 2013

Things worth forgetting

Se siete dei cultori di Friends come io lo ero un tempo, saprete bene cosa sia la storia dell'europa occidentale. In caso non lo foste, è una storia molto romantica inventata da Joey per sedurre le donzelle e utilizzata da Rachel per sedurre a sua volta il malcapitato Ross.
Ecco, dopo venerdì sera, posso assicurarvi che questa maledetta storia (vera o inventata che sia) funziona maledettamente bene! E' addirittura più infallibile dell'Uomo Nudo di How I met your mother, la quale, ricordiamo, ha 2 probabilità su 3 di funzionare, mentre comunque l'altra soluzione, anche in vista di un fallimento, non intaccherebbe in alcun modo la vostra dignità...
E ad ogni modo fidatevi, le possibilità di fallire sono davvero scarse!
Anche se la fanciulla in questione ha iniziato la serata puntando altrove (nello specifico un ragazzo fidanzato, uno psicopatico e un terzo di dubbia natura),
E pare non abbiate nulla in comune.
E siete juventini impegnati a sedurre una sfegatata romanista!
E parlando di politica, le cose sembrano crollare in maniera definitiva...
E anche dopo un litro di birra e tre amari che le avete offerto, lei sembra ancora perfettamente sobria!
Ma soprattutto la fanciulla non sembra intenzionata a concedervi alcunché, perché nonostante lei sia decisamente bassa... voi forse siete alti come lei...

Però purtroppo (o per fortuna) quella storia funziona davvero, perché è maledettamente romantica, specie se è vera e voi avete davvero passato un mese a girare per Spagna e Portogallo (non certo a contemplare le bellezze naturali). Posso assicurarvi che in poco tempo vi ritrovereste a limonare come se non ci fosse un domani e probabilmente lei vorrebbe rimanere ancora lì con voi, se solo la sua amica non fosse così stanca e si sentisse in colpa a lasciarla andare a casa da sola...

E pensare che la conoscevo bene. Ma non sono sicura che dimenticarne gli effetti e cascarci sia stato un male...

martedì 15 ottobre 2013

In truth we trust

Qualche giorno fa, mentre oziavo su Facebook, mi sono imbattuta in questo link.


Visto che da un po' di tempo ormai riflettevo sull'argomento sincerità, ho deciso che era ora di scrivere due righe.
Adesso, avendo letto a fondo l'articolo (non che ci sia molto da leggere), sarà palese a tutti che il tizio in questione non conosce bene le mezze misure. Quando qualcuno si comporta così, non si tratta più di mettere in discussione le proprie idee o affrontare la realtà, ma di insultarlo il più perfidamente possibile.
Perché secondo me la giusta dose di sincerità dipende da due fattori imprescindibili:
 - Il modo in cui si dice qualcosa, molto più della cosa in sé
 - Il fatto che qualcuno ti abbia effettivamente chiesto un parere a riguardo.
Sul primo fattore non serve che mi spieghi. Per quanto riguarda il secondo dirò che, conoscendo alcune persone e chiedendo proprio a loro un parere, il solo fatto che gliel'abbia chiesto fa in modo che io sopporti anche parole brusche. Ad esempio, so che CdS non è esattamente un tipino delicato, ma so anche che non dice cattiverie gratuite e non richieste. Se mi trovassi a chiedere un parere a lei, so che potrei andare incontro a commenti del tipo "Fai schifo con quel colore!" oppure "Con la frangia hai la faccia da scema", ma non dovrei prendermela per frasi simili, perché so benissimo cosa mi aspetta chiedendo la sua opinione. E' vero anche che, quando la questione tocca un'importanza maggiore di una semplice frangia, anche lei diventa subito delicata e discreta. Non mi ha mai detto di odiare il duca: quando c'è stata occasione ha usato parole gentili dicendomi che non ci vedeva bene insieme e che non mi trattava come meritavo. Poi però quando ha saputo della rottura, ha voluto festeggiare stappando una birra e dandogli senza mezzi termini dello stronzo! Per dire.
Tutto ciò per dire che ultimamente sento l'irrefrenabile bisogno di esternare ciò che penso, sempre se richiesto o, in caso contrario, nei dovuti modi. Solo che purtroppo non è cosa semplice, perché in effetti è vero, senza dare del ciccione orrendo a qualcuno, non sempre la gente accetta la realtà o vuole affrontarla.
La casistica è complessa:

C'è quel tuo amico che ti confida di avere difficoltà nel trovare una ragazza, perché sempre più spesso tende a finire nella tanto temuta friendzone. Tu, che solo poco tempo fa eri tra le sue mire, vorresti tanto dirgli che una bona idea per evitare la suddetta zona amici sarebbe quella di non ruttare o bestemmiare in presenza della fanciulla di turno, ma come fai? Avresti voluto dirglielo a suo tempo, ma come allora, trovi difficile scegliere le parole adatte...

Oppure c'è quel ragazzo che proprio non ti piace e che vagamente ti chiede di uscire insieme. Ti ha fatto qualche complimento, ma di fatto, anche se fuori con lui proprio non ci vuoi andare, ti sembra azzardato rifiutare aggiungendo che non vuoi impegnarti in alcun modo. Perché purtroppo il ragazzo è abbastanza scaltro da non dichiararsi apertamente, ma a quanto pare, non a sufficienza per capire che tre rifiuti di fila significano un chiaro e deciso due di picche.
Qui il problema sta proprio nel fatto che, se la domanda non ti viene posta, ti è difficile rispondere in modo chiaro.
 - Verrei volentieri a bere una birra con te (ed è tutto da vedere) ma senza impegno
 - E chi voleva impegnarsi? T'ho chiesto di uscire a bere, mica di sposarti, stronza!
In effetti potrebbe anche succedere, no?

E infine (ma questo di solito accade il lunedì) tutti quelli che si lamentano del proprio lavoro, di dover cominciare la settimana, della mancanza di un terzo giorno tra il sabato e la domenica. A tutti questi simpatici personaggi, vorresti chiedere di smetterla con le lagne e proporre loro uno scambio: per un mese tu ti alzerai tutti i giorni e andrai a lavorare, mentre loro si alzeranno quando vogliono e passeranno la giornata a inventarsi qualcosa, continuando ad aspettare l'arrivo di una mail o che qualcuno proponga loro un impiego. Ah, non vale prendersi un mese per andare in vacanza perché un disoccupato non ha certo i soldi per farsi un bel viaggetto, e tantomeno per uscire tutte le sere! Uno scambio è uno scambio!
Troppo cattiva? Qui le parole non dovrei nemmeno cercarle, e sono pronta alla pioggia di insulti.

D'altra parte, io per prima ho sempre cercato la sincerità e odiato le frasi fatte, anche perché trovo che sia più semplice risolvere i problemi se qualcuno per primo è limpido con te. In tutti i sensi.
Non ho mai sopportato gli ex che inventano scuse prima di mollarmi. Dimmi che ti faccio schifo, dimmi che ti stai facendo un'altra e soprattutto non venirmi a dire che "rimarremo amici", solo per farmi piacere, perché io sono scema e a queste cose finisco per crederci, così come credo al "ne parleremo a voce" che non arriva mai. Odio chi parla solo per non ferire i sentimenti di qualcuno, soprattutto se a farlo saranno i fatti. Dimmi sinceramente che mora sto da cani, che le mie battute non fanno ridere, che non abbasserai le tasse e che togliere l'IMU sarebbe una pettinata, tanto i soldi da qualche parte bisognerà prenderli.
Alla fine - ebbene si, ricomincio a lagnarmi perché non ho un lavoro - dopo giorni di arrovellamenti a domandarmi come mai nessuno mi abbia ancora offerto uno schifo di impiego e sguardi stupiti perché "è strano, alla fine era così brava...", ci terrei tanto che qualcuno, in tutta sincerità mi spiegasse qual'è il motivo. Forse non sono così brava, o forse mi pongo male, oppure la mia faccina da quindicenne non dice proprio "affidatemi un compito importante". Non ne ho idea. Sono pronta a tutto, ma non parlatemi di sfiga perché non ci credo!

Se preferite un discorso meno pastrocchiato a riguardo, trovo che lei abbia trattato l'argomento in maniera splendida! 

martedì 8 ottobre 2013

Tinte, karma e duchi


Lunedì + (pioggia x capelli sciolti) = tinta

Questa semplice equazione corrisponde ad una verità sempre valida. Almeno per me. 
Preceduta da un'altra sacrosanta verità, valida per la maggior parte delle donne di questo mondo:

"Quando una donna vuole cambiare qualcosa di sé, comincia sempre dai capelli"*

Ma purtroppo qualcosa andò storto, e fu così che quello promesso come un biondo scuro, si rivelò nientemeno che un castano del tutto identico a quello che già avevo in testa. Se non altro ora i capelli sono di un colore solo.
Ciò non toglie che io ancora mi domandi come possa un semplice taglio o colore, generare cambiamenti  in tutti i sensi. Della serie ieri mi trascinavo come una larva fuori dalle coperte mentre oggi, grazie a questa nuova frangetta sbarazzina io saltello allegra per le vie de centro, intrattenendomi con sconosciuti e regalando sorrisi a tutti mentre mi dirigo verso il nuovo e superlussuoso posto di lavoro! 
Non succede nulla di tutto ciò e la maggior parte delle volte, nessuno nota il benché minimo cambiamento in voi. A meno che non sfoggiate un colore stile lattina di coca cola o un taglio davvero drastico. 
Nonostante tutto però qualcosa cambia davvero. Per poco, ma qualcosa cambia. Probabilmente ci sentiamo davvero diverse e questa sensazione ci rende più allegre, sorridenti, positive... non sono una psicologa e questa spiegazione sa un po' di ovvio, ma tant'è.
Tutto ciò per dire che ieri mattina, rotolando fuori dalle coperte, mi sono resa conto di essere circondata da un panorama devastante: 

 - niente lavoro
 - niente da fare
 - single. Sola come una zattera in mezzo al mare, come una zitella di mezza età, ma senza gatti, il che rende tutto infinitamente più triste e desolante.

Ma procediamo con ordine: a tre mesi dal diploma, a parte qualche progettino qua e là, non ho concluso granché. Sono diventata un'esperta nell'impaginazione dei curricula e nello scrivere lettere di presentazione (è sempre la stessa che copio e incollo, premurandomi di cambiare il nome dell'azienda). Mi sono scoperta bravissima anche a millantare conoscenze mai possedute - tanto si sa, l'esperienza è la migliore insegnante -. Peccato che tutto questo non abbia sortito alcun risultato. Anzi si, un paio di colloqui li ho fatti, ma purtroppo entrambi a vuoto. Il primo per la mancata partenza di un progetto del quale avrei dovuto far parte, il secondo per colpa mia, che all'ultimo ho fatto uno di quegli errori cretini pari forse a lasciare il rubinetto aperto con il tappo del lavandino chiuso. E quasi sicuramente avranno chiamato qualcun altro più attento e preciso di me. Forse, oltre a imparare nuovi programmi o disegnare tutto il giorno, dovrei costringermi a lavorare sotto pressione in modo da non incappare in errori di questo tipo la prossima volta. 
Ad ogni modo qualcuno potrebbe obiettare che tre mesi non sono nulla e il tempo per trovare un lavoro non manca. Purtroppo però subentrano alcuni fattori determinanti che intralciano la mia serenità:

 - Alla veneranda età di ventisette diciannove anni, presentarsi ad un'azienda senza una ferrea esperienza alle spalle non è certo un canale preferenziale e io purtroppo, avendo dedicato tutti questi anni allo studio, sono considerata priva di esperienza o comunque alle prime armi. Escludendo chiunque cerchi un apprendista di massimo ventiquattro anni, con almeno tre anni di esperienza nel campo e tre lauree con master a seguito, non pensiate che le altre aziende sceglierebbero me quando potrebbero avere a disposizione un ventiduenne con la stessa esperienza. Sono vecchia e me l'hanno anche detto. 
 - Per natura, ho la forte tendenza all'iperattività. Ne consegue una forte tendenza a sentirmi una fancazzista al sol pensiero di trascorrere le mie giornate in casa, anche se di fatto qualcosa finisco per combinarla comunque. Non posso farci niente, mi sento così da quando ero a liceo e tutto ciò mi rende incapace di rilassarmi, anche quando ne avrei bisogno. 
 - Quando prima affermavo di aver dedicato gli anni passati allo studio, intendevo SOLO allo studio. Ciò fa si che io sia priva esperienza sia nel mio campo, che in qualsiasi altro. Se escludiamo quattro mesi come operatrice di cassa, non ho mai fatto lavoretti salutari. Per fare la hostess sono troppo bassa, per fare la commessa sarei troppo istruita e nessuno mi ha mai richiamata, per fare la cameriera a Milano ci vuole un mezzo che ti riporti a casa dopo le due del mattino e purtroppo anche quello manca. Aggiungete pure due genitori che hanno sempre fatto pressioni sul fatto che evitassi di lavorare e uniteli ad una sfiga cronica nel trovare lavoro, potrete concludere che anche la carta dei lavoretti salutari non è la prima che giocherei al momento.

Lo sconforto era abbastanza alto da farmi tentare l'ultima carta. E visto che per ora non svelerò nulla di più specifico a riguardo, dico solo che oggi, mentre camminavo per le vie del centro facendo i primi passi per rendere quest'ultima carta un po' meno ipotetica, sotto i vapori della pioggia, ho sentito i miei capelli gonfiarsi pian piano e ho deciso di dare una svolta anche a loro.
Passiamo al secondo argomento (o meglio il terzo).

Single. Che fine fece il duca?
Diciamo che andare al mare insieme non ha portato i benefici sperati. 
Oltre al resto, mi sono sentita dire di non avergli dato nulla in quattro mesi di relazione.
Eeeeh! Errore!
Non stavo forse passando ore a ripassare con lui il dialogo per il provino?
Non ero forse io a dargli spazio senza fargli mai pesare di non riuscire a vedere spesso le mie amiche? Non ero forse stata io a stargli vicino durante le prove del saggio, chiedendogli come stesse, come andasse, dandogli consigli, senza prendermela o sembrare triste se non lo vedevo per settimane intere? La stessa persona che per tutta risposta, quando una settimana dopo si è diplomata, ha ricevuto una bella pacca sulla spalla, un complimentino e un messaggio di scuse perché la sera della festa "sono stato tanto coi miei amici e ti ho ignorata" e per tutto ciò non se l'è affatto presa. Non al momento almeno.
Ma forse tutto ciò non basta a uno abituato a vomitare arcobaleni, dedicare poemi sdolcinati e dire frasi esagerate dopo una settimana che si esce ma, dopo poco, non venendo ricambiato a dovere, a chiudersi a riccio e diventare pungente e a volte anche un po' offensivo. 
Così la nostra vacanza ha finito per trasformarsi in una parodia (brutta) di Ricorda con rabbia. E lo conosco perché ho dovuto pure leggermelo visto che il duca non sapeva quale monologo scegliere e mi ha chiesto se potevo aiutarlo nella decisione.
Mi ha anche detto che con me non si diverte. E' vero, amore è essere scemi insieme ma tra di noi lo scemo era lui e a me veniva solo di essere rigida come un tronco. Non fraintendetemi, io adoro fare la scema, ma non riesco a divertirmi con qualcuno che ha l'umorismo di un quindicenne e che trova spassosissimo scherzare su una presunta bisessualità (nemmeno vera, ma come dicevo, lo trovava divertente) al primo appuntamento. Non sei divertente, sei solo scemo! Ad aprile pensavo che l'umorismo da terza media fosse solo occasionale ma è venuto fuori tutto d'un colpo proprio al mare e per un po' ho fatto finta di ridere, poi mi sono stancata. 
Ovviamente ho provato a dirgli che così non mi stava bene, ma per tutta risposta lui ha insistito perché continuassimo a vederci, dicendomi che voleva proseguire proprio perché mi stimava tantissimo.
...
So a cosa state pensando... 

Una terribile visione degli anni che ci aspettavano. Io sono quello a destra col cappello

Esattamente. 
Tutto questo finchè non torniamo dal mare e, proprio sul treno di ritorno lui scopre di doversi operare il giorno dopo. Trattandosi di un'operazione delicata, ho deciso di fare il possibile, cercare di capire se potessimo vederci comunque ("tranquilla, sono a casa con mio padre, ci vedremo quando starò meglio") e in caso contrario, farmi comunque sentire. Finché ad un certo punto non sparisce. Va beh, due giorni, che vuoi che siano. Solo che voci attendibili mi dicono che sta male, è pallido, dimagrito... tutto questo mentre io, alla sagra dei Crotti mi sto ingozzando e ubriacando alla faccia di tutti. 
E gli scrivo per sapere come sta.
Per tutta risposta mi scrive che sta bene. Ma aggiunge che purtroppo deve dirmi qualcosa che mi farà arrabbiare. E mi lascia.
In quel momento cosa potevo fare?

 - Struggermi in lacrime.
 - Rispondergli di fottersi
 - Prendere un bicchiere di vino, berlo e rispondere, composta, che ero perfettamente d'accordo con lui ma che per senso di decenza avrei preferito comunicarglielo di persona una volta guarito. 

Per aver scelto la terza via ho guadagnato la standing ovation di un'amica, nonché fan n1 del duca, almeno finché non le ho annunciato le modalità con cui lui ha deciso di chiudere con me!
Ora io e lui, nonostante il messaggio aggiungesse che avrebbe voluto parlarne di persona, non ci siamo più visti. Ma so da fonti certe che sta bene, si è ripreso e ora vanta anche un posto al terzo anno del corso di teatro. 
Ad ogni modo mi scuso per questo periodo di assenza. Non diamo al duca tutta la colpa. 
Ora sono di nuovo qui, con gli stessi capelli castani di prima, ma almeno di un castano solo! Ohyeah! E dico che il karma me ne deve una. 

*si ringrazia laQ per la sacrosanta verità!

venerdì 12 luglio 2013

Il corto c'è!

Prendete una ragazza di città, abituata a girare coi mezzi pubblici e per questo ormai consumata ideatrice di espedienti per ingannare l'attesa. Fumare una sigaretta o leggere un libro i primi della lista.
Grande pensatrice, abituata a riflettere e interrogarsi sui perché della vita, dell'universo e tutto il resto, spesso si fa prendere la mano, sfociando in breve tempo nel nervoso, nella rabbia, nella furia più cieca.
Mettiamo il caso che questa ragazza sia alla ricerca dell'idea per un film e vuole sperimentare, utilizzando l'animazione per trasformare tutto nel contrario di tutto, lasciando libere le parole, dando forma ai pensieri.
L'idea fatica ad arrivare ma, riflettendoci un po' meglio, ci si accorge che è già li. Il resto è in discesa.

Ora posso dirlo, questo è il mio primo cortometraggio vero. Tutto mio. Adesso c'è e non vedevo l'ora di mostrarvelo!



domenica 30 giugno 2013

C come Carrot. Ma non solo.

Pare che gli elevators pitch non mi si addicano.
Per essere più chiari, cosa essere elevator pitch? Dunque, come dice wikipedia, trattasi di un tipo di discorso, di solito in forma scritta, nel quale si presenta una persona o un'organizzazione a un possibile investitore. Il tutto condensato nel tempo necessario ad un solo viaggio in ascensore.
Ecco, ora fate come se gli investitori foste voi e io il comunicatore di turno, ne concluderete che ho toppato alla grande!
Mea culpa, ricominciamo da capo.
In questi giorni di totale nullafacenza e studio (poco ma buono), dopo tre intensi anni di lavoro ed esperimenti, ho pensato fosse arrivato il momento di farmi conoscere un po' e mostrare in giro ciò di cui sono e non sono capace. Forse perché spero che qualcuno, vedendo i miei lavori, decida di puntare su di me e darmi una possibilità, forse perché dopo le esperienze vissute e ascoltate a Torino, sono più fiduciosa rispetto al futuro mio e di tutti coloro che operano nel mio campo. Non so.
Fatto sta che ho deciso di aprire un blog, dove postare tutto, ma proprio tutto ciò che faccio e mandarlo in giro il più possibile.
Peccato che da una settimana, il suddetto blogghino aleggi nella più totale solitudine. Qualcuno l'ha visto, qualcuno ha guardato il video magari chiedendosi chi fosse la sconosciuta a cui appartenesse... Bene, sono io. Stavolta ci metto la faccia e soprattutto il nome e ci tenevo a dirlo a voi, che per due anni abbondanti avete ascoltato con pazienza le mie lagne, le mie congetture, i miei deliri del tutto anonimi.
Espormi non mi spaventa, ma la strada è a senso unico. Chi parte da qui può arrivare a me. Chi parte da me, qui non arriverà mai a meno che non sia io ad accompagnarlo (almeno spero). E se qualche ex fidanzato infido dovesse scoprire chi è LaCarota Cattiva, si prenda tutte le sue responsabilità. Io non ho mai scritto nulla che non fosse vero!

martedì 25 giugno 2013

Take a look!

Ok sono ufficialmente fusa.
Prova definitiva: il mio click su "nuovo blog" anziché su "nuovo post". mi era già venuto qualche sospetto quando ho creduto di leggere sul cartellone del supermercato "arrosto di zucchine" anziché di vitello. Ora ne sono certa.

Comunque, non era del mio delirio mentale che volevo parlarvi, ma di questo nuovo (stavolta per davvero, senza deviazioni casuali) blog, fresco fresco e pronto allo spam aggressivo!

click to go!

Come il suo blog, questa ragazza è giovane (più o meno),fresca di formazione e colma di sogni e aspettative. Non è ancora diplomata e, in attesa degli esami, vorrebbe iniziare a mostrare qualcosa di sé e ciò che ha imparato a più gente possibile.
Se guardate bene, vi renderete conto di conoscerla già un po', quindi se avete voglia date un'occhiata, commentate e suggerite. E non abbiate paura di essere cattivi, lei lo è già!

sabato 25 maggio 2013

Per ora è così

Ieri pomeriggio, mentre cazzeggiavo su facebook anziché montare il film saggio, mi sono imbattuta in questo articolo. Ovviamente l'argomento, frivolo e leggero, ha stuzzicato la mia curiosità, ho iniziato a leggere e a pensarci un po' su.
Per quanto siano vere le cose che l'articolo scrive, sono circondata da casi che dimostrano l'esatto contrario. Mi lamento spesso di essere l'unica singol tra le mie amiche, quindi in fondo, con tutte le difficoltà del caso, sarà mica che un po' d'amore vola anche in questa grigia metropoli?
Certo, secondo me l'articolo dice cose giuste, a dimostrarlo c'è la miriade di casi umani che mi sono capitati da cinque anni a questa parte, e non solo. Milano è una città talmente sofisticata, chic e con una rosa di possibilità così ampia che è normale finire per confondersi e non vivere il momento. Risultato: c'è quello che dice di volerti bene, ma non riuscire ad andare oltre perché confuso, non sa cosa vuole, ha mille pensieri in testa... poi l'altra che ha paura di una relazione seria perché teme di commettere sbagli, quindi c'è la coppia che esce da un anno, ma lei dice di farlo solo perché si annoia e, data la facilità della ragazza ad attrarre individui di sesso maschile, la frase ha ben poco di credibile e in realtà probabilmente si vergogna solo di ammettere che è presa. 
Poi ci sono io, che da un mese ormai esco col Duca ed è un po' di tempo che mi sono accorta di starci proprio tanto bene. 
Perché sento libera di sbagliare.
 - E invece sembra che tu dica e faccia tante cose giuste...
Per ora. Chissà.

giovedì 9 maggio 2013

Fai così schifo che sei quasi bella!

Non sono una trend setter, non sono nemmeno maestra di stile, oggi ad esempio zompettavo a lezione con una felpa nera infilata su una mise tendente al blu e credo fermamente che, al contrario di quanto sostiene la Spora in questa pill, su di me che son nana, i pantaloni domyos larghi ma fascianti facciano un gioco migliore di qualsiasi leggins push up. Credo anche che in questo periodo ci siano problemi infinitamente più urgenti da trattare, ma L'ARGOMENTO DEVE ESSERE AFFRONTATO!
Parliamo delle Sfumature! Non il libro. Anche se il livello è più o meno lo stesso, sto parlando della meravigliosa tinta sfumata della l'Oreal, quella che applichi su metà capelli e in men che non si dica diventi mezza bionda e mezza com'eri prima. In questi giorni la pubblicizzano tantissimo! Ecco, mi sorge un dubbio: quella roba lì non si chiamava ricrescita? Non era qualcosa di terribilmente antiestetico e fastidioso da vedere? Perché mai ora andrebbe di moda? Al di là del fatto che una colorazione del genere non gioca a favore di chi la porta (lo sanno tutti che i capelli con le radici scure sembrano sporchi, dai!), può piacere e non piacere. Ciò che mi perplime alquanto è come mai qualcosa che prima andava nascosto a tutti i costi ora va mostrato. Lo so, con dei capelli così, oltre che sembrare lerce prima del tempo, qualcuno potrebbe pensarci di ritorno da una vacanza al mare, ma di solito (a me succede), una donna reduce dalle vacanze con la testa bicolore, una volta in città correrebbe dal parrucchiere a nascondere lo schifo. Finché sei in spiaggia può anche starci, ma non oltre! Mi sembra assurdo che qualcuno paghi per farsi una tinta che riproduca un effetto spiacevole prodotto da una causa piacevole. Vai al mare piuttosto! Così, quando tornata a casa sembrerai scema, avrai almeno la scusa di aver trascorso una settimana divertente!
Però in effetti, guardandomi bene intorno, son tante le cose che non mi tornano. Nel senso, un sacco di cose considerate orrende solo cinque anni fa, ora sono assolutamente di tendenza: i mocassini ad esempio, o i jeans alle caviglie che tempo addietro cercavi di nascondere perché nel fare l'orlo avevi tagliato troppo e ti sentivi un idiota... ma d'altra parte è pieno di hipster fighetti che spendono 150 euro per maglioncini finti vintage che ai mercatini dell'usato li trovi a meno e anzi, potrebbero anche pagarti per portarteli a casa!
Adesso anche gli occhiali son diventati un must, c'è chi va in giro con montature vuote, chi arriva addirittura a tatuarseli in faccia!!! Il che gioca totalmente a mio favore: da piccola mi picchiavano, ora invece quando giro per Milano coi miei fondi, mi sento così cool... basta non dire che so cecata per davvero!

lunedì 22 aprile 2013

Un golfino nero, un ombrello giallo...

Come non amare le feste di laurea! Specialmente quando lo scenario rurale in cui hanno luogo fa pensare a lunghe corse nei prati, cappelli di paglia che svolazzano, ammucchiate nei fienili...
Poi, dopo una settimana di gran caldo e un sole che in Lombardia si vede di rado, decide di piovere proprio QUEL WEEK END e le corse a piedi nudi si trasformano presto in scivolate nel pantano. 
Quindi ieri, planinog alla mano, io, LaQ, 075 e altri personaggi che introdurrò man mano, tiriamo una riga su ogni singolo punto del programma e passiamo al piano B. Inutile dire che, complice la pioggia, la situazione scivola a velocità esponenziale:
 - Cambio d'orario: anziché partire alle 14, la partenza è ritardata alle 18.
 - Il fidanzato di un'amica lavora e lei, rimasta sola in casa e non potendo abbandonare il cane, è impossibilitata a spostarsi.
 - L'amica con cui avremmo dovuto partire, decide che, visto il cambio d'orario porterà con sé l suo inutile fidanzato, amorevolmente soprannominato Abat - jour (si dice sia un tipo loquace)
La prospettiva di trascorrere due ore in macchina con abat-jour mi fa quasi ribrezzo. Come se non bastasse, l'amica è in ritardo. Disperata, telefono allaQ, la quale mi invita ad andare a casa sua e partire insieme a lei, il suo +1 e altri amici.
 - Ma avete la macchina piena.
 - No no! Cioè si, ma viene anche the Duke che recupera una mia collega in Brianza, al limite appena arrivati lì, ti porta lui!
 - COSA?? 
 - Dai, fai la brava!
 - No no! Era solo per capire quanto truccarmi e che vestito mettere!
 - Brava ragazza, giù da battaglia!!
Detto così su due piedi, ero a dir poco sconvolta. Ma spieghiamo con ordine: the Duke (fa molto Moulin Rouge ma a me piace che lo immaginiate diverso!) è un ragazzo con cui ero uscita una volta a novembre o giù di lì. C'era stato un mezzo bacio ma la mia situazione sentimentale, distrutta dalle ripetute percosse di un sassofonista infame, non ci aveva permesso di approfondire la cosa. Dopo quell'uscita c'eravamo sentiti un paio di volte ma dopo un mio rifiuto, era scomparso. Un paio di settimane fa, the Duke è spuntato nuovamente fuori e dopo una breve chiacchierata cosa è finita lì. Sebbene penassi di scrivergli di nuovo, era l'ultima persona che mi aspettavo di vedere alla festa. 
Poco importa. Fatto sta che, armata di ombrello, regalo per l'amica dottoressa e lo zaino, prendo un autobus diretto verso casa della Q. 
Arrivo da lei in perfetto ordine, peccato che il mio golfino, reduce dal viaggio in bus, puzzasse di cipolla andata a male. Mi lavo, mi rinfresco, ma la situazione non migliora. Scrivo quindi un messaggio a Electric Suzy, nonché neolaureata, per chiederle in prestito un golfino. Mi laverò e mi profumerò nella cascina, per ora puzzo felice e speranzosa che il cappotto nasconda l'odore. In macchina nessuno sembra accorgersi di nulla. Bene così. 
Giunti in loco, bacio Suzy, saluto gli amici, prendo il golfino pulito e mi rifugio nel bagno. Cinque minuti dopo ne esco fresca e profumata. L'orrendo cimelio viene cacciato in un pertugio tra gli altri cappotti e da quel momento smette di essere un mio problema!
In balia dei festeggiamenti, tra una chiacchierata e l'altra, the Duke attira la mia attenzione e iniziamo a conversare, toccando argomenti che vanno dalla mia tesi al suo saggio, agli oroscopi, alla psicanalisi, fino a che lui non inizia a parlare della prima volta che ha provato a baciarmi. Non ne avevo un gran ricordo, quel bacio per me aveva significato una lunga attesa e una gran confusione in testa, ma ho deciso di tenere certi pensieri per me e mescolare un po' le cose, forse perché stavolta avevo una gran voglia di baciarlo. 
Da quel momento non ho assolutamente idea di cosa sia successo alla festa. Io e il fanciullo ci trasferiamo sotto una tettoia continuando a baciarci e ridere mentre fuori piove, proprio come Liesl e Rolf in Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo trent'anni per gamba ma più o meno la scena era quella. Decisamente romantica e anche molto piacevole. Inutile dirlo, il tempo vola così in fretta che quando torniamo alla festa, i pochi rimasti ci salutano e vanno via. 
Nuovamente soli, decidiamo di levare le tende anche noi. Recuperata la giacca, la borsa e l'immancabile golfino putrido che cerco di nascondere sotto il sedile, ripartiamo, non senza difficoltà alla volta di Milano e dopo un'oretta e mezza siamo a casa mia, entrambi stanchi e conciati da sbatter via. Un ultimo bacio prima di salire, afferro la borsa e salgo. 
Poi, in un inaspettato momento di lucidità mi rendo conto del dramma: il golfino, QUEL golfino, la cipolla avariata, è rimasto in macchina!! Oddio nnnnnnoooooooooo!!!
Ora, se non dovessi più avere sue notizie, potrei immaginarne i motivi.

*Flash Forward, 2030, la carota in versione Ted Mosby, ma molto più figa, solleva con espressione schifata un pezzo di stoffa nero, putrido e consumato*
 - And that's how I met your father! 

Ma magari no. 

domenica 24 marzo 2013

Pic Nic

CdS è a dieta. Dopo un anno lontana dalle sigarette (oggi), ha deciso di eliminare anche buona parte dei carboidrati, dei grassi e tutto ci che la rende così diversa dalla gnocca stratosferica che era prima di entrare nell'inferno also known as Scuola cinica. Secondo me è gnocca lo stesso ma sapendo quanto possa essere irritabile una persona privata di carboidrati, mi astengo da giudizi ed evito (se posso) di divorare cioccolata in sua presenza. Per fortuna la sta prendendo bene e, nonostante le disavventure e la pressione della tesi, sembra piuttosto in pace con sé stessa. Forse il fatto che manchi una settimana al termine del supplizio rende tutto più sopportabile, ci sono buone possibilità che tra poco meno di sette giorni ricominci a nutrirsi di cibi normali anziché aria e sabbia sotto forma di biscotti, quindi spesso ci ritroviamo a fantasticare e pianificare i prossimi brunch, pranzi e feste similari.
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
 - Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
 - Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari... 
 - Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
 - Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
 - Come sarebbero questi vestiti?
 - Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
 - Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume... 
 - Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
 - ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
 - Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"

martedì 19 febbraio 2013

Strane epifanie alla fermata del tram

Sono una persona tendenzialmente allergica alle romanticherie convenzionali, specie d questi tempi, che  il massimo della romanticheria a cui posso ambire si avvicina a conversazioni di questo tipo:
 - Gabri, domani mi riempi di complimenti?
 - Mmmmmh... No!
 - Puoi anche non crederci, vanno bene anche se non li pensi veramente!
 - Allora si dai!
(Gabri, uomo di due metri abbastanza figo da generare fantasie violente, ma anche abbastanza stupido e fraterno per spegnere all'istante qualsiasi pensiero impuro)
Però tutta questa storia non ha solo a che fare col romanticismo, l'amore e le dolcezze in sé, ma abbraccia un ambito più largo, come l'equilibrio e il buonumore che in questo periodo sono stati un po' per i fatti loro.
Insomma, venerdì ero sul tram a leggere il mio libro ascoltando a ripetizione una canzone dei Kasabian. Il tram si ferma e io mi alzo per scendere. Mentre raggiungo l'uscita, cercando di non colpire troppo forte i passeggeri che ci mettevano un quarto d'ora a scendere due gradini, mi giro e vedo una ragazza in piedi ad aspettare che tutti scendessero. Era ferma, non stava facendo nulla di che ma, paragonata a me e alla mia proverbiale diplomazia nei confronti della folla, sembrava l'immagine della serenità e dell'educazione. E' scesa con calma e appena raggiunto il marciapiede, ha abbracciato e baciato il ragazzo che era lì ad attenderla. Sono rimasta un po' a guardarli, non erano stucchevoli o fastidiosi, non mi hanno rattristata e nemmeno fatto nascere alcun raptus omicida. Erano solo tanto carini e innamorati e io di buon umore. Ho sorriso e me ne sono andata pensando a quanto mi mancava sentirmi così, avrei voluto essere come lei, forse addirittura essere lei in quel momento. Almeno per quel minuto che ci siamo incrociate, mi è sembrato di vedere tutto l'equilibrio, il benessere, la tranquillità che ora mancano a me.
Era strano ma mi aveva messa davvero di buon umore e ho capito che forse, per ricominciare a stare bene come prima (prima di giugno, mettiamola così) devo calmarmi, smetterla di alzarmi ad un orario imprecisato dopo le otto e mezza, arrivare tardi sempre e comunque, tenere i vestiti ammucchiati sul letto, uscire di casa sfatta e incasinata e soprattutto sempre, perennemente arrabbiata. Ed è solo l'inizio d una lunga lista.
E' vero, prima ho pensato che se youtube avesse fatto partire l'ennesima pubblicità, avrei fracassato lo schermo del computer, ma pian piano ci sto lavorando.

mercoledì 13 febbraio 2013

Io dico NO al Captcha



L'altra sera - colpa mia che dimentico sempre le password - cercavo disperatamente di entrare su twitter. Al ventesimo tentativo ho deciso di rinunciare, imprecando selvaggiamente. Non tanto per i vari fallimenti, quanto perché, una volta si e una no, veniva fuori il temutissimo CAPTCHA, quel codice... va beh, non serve che io spieghi cos'è... che ha fatto salire a quaranta i miei disperati tentativi d'accesso.
Lì per lì, presa da un profondo momento di sconforto, ho pensato che, qualora Berlusconi avesse promesso di eliminare tutti i captcha dalla faccia della terra, fooooorse avrebbe avuto il mio voto. Poi ho cominciato a parlare da sola e tirare testate contro il muro, dopo ancora ho capito di aver formulato pensieri da non ripetere a voce alta e sono tornata in me.
Questo per farvi capire i maledetti effetti del fenomeno captcha.
Che poi io, a cosa serve non l'ho ancora capito! Dicono per verificare che tu non sia un robot, ma è evidente che il risultato è confermare che tu lo sia, perché ditemi voi chi è in grado di leggerlo se non un androide!Ditemelo. E non c'entro io che vedo poco. Anche il mio amico programmatore non capisce una fava!
Quindi, a meno che non mi capiti da identificare una roba simile (immagine sotto) così, giusto per esplicitare una volta per tutte com mai le mie giornate siano sempre così noiose, TOGLIETE I CAPTCHA e spargete il verbo!