Lo so, lo so, l'anno nuovo è cominciato da più di una settimana, avrei già dovuto adagiarmici comodamente, lasciarmi cingere dai giorni che scorrono, crearmi una conchetta dove guardare e vivere i tempi che verranno. Purtroppo però, l'unica superficie dove mi sono adagiata finora è il letto del coinquilino della mia amica Meow, sbavando impunemente sul cuscino del suddetto. Non fatevi cullare da pensieri piccanti: il fanciullo era assente e ad ogni modo non interessato alla mia persona in quanto amante del sesso maschile. Per quanto riguarda il lasciarmi cingere, fantasticate pure, perchè finalmente la mia vita ha iniziato a prendere una piega interessante (ribadisco i ringraziamenti a CdS) quindi posso dire che il nuovo anno si è presentato con una bella faccia.
Ad ogni modo, nonostante da ormai una settimana siamo entrati con entrambi i piedi nel duemilaquattordici, mi piacerebbe tirare le fila dell'anno passato, da un punto di vista diciamo globale.
Il duemilatredici è stato l'anno di Game of Thrones e di Walter White. E' stato anche l'anno di Papa Francesco, del swing, di Ruzzle, di Candy Crush e di Scottecs Comics. Guardando Supersquorz ho scoperto che l'acqua è un veleno potentissimo e non sono mai stata più felice di non possedere una vasca da bagno (già, i 27 sono quasi passati ma è meglio stare attenti) e ancora del ritorno di Bridget Jones, delle start up, del coworking e di Adruino (che poi, se queste cose esistevano anche l'anno passato, io comunque le ignoravo).
Purtroppo però, il 2013 è stato anche l'anno di Oscar Giannino, di Renzi, di Beppe Grillo e dell'Italia sull'orlo dell'anarchia. Di Miley Cyrus che cavalca una palla da demolizione e del vintage arraffazzonato, quello che intreccia senza problemi gli anni '20 con gli anni '50, unendo piume e Delorian, come se tutto ciò che è passato fosse indistintamente buono e giusto. Che potrei anche accettarlo, ma proponetemi una cosa per volta. E se volessimo ignorare tutti i prediciottesimi che il duemilatredici ci ha regalato, non possiamo ignorare che sia stato l'anno degli elenchi. Più numerosi di quando Saviano ce li propinava in televisione a Vieni via con me.
Come non ricordare
- I buoni propositi per un anno in bicicletta
- Le ventiquattro cose che siamo stanchi di sentire
- Le venti pubblicità degli anni '50 che oggi sarebbero considerate immorali
- le dieci cose da fare per la buona riuscita di un colloquio (no vi prego, guardatelo perchè fa troppo ridere)
- Le 20 foto che non dovete perdervi (se non soffrite di vertigini)
- Le cose che vi rendono un antifiga
- Le otto cose da fare prima di stendere il bucato
- Le quarantaquattro cose da fare mai
- Le ventordici scuse per immagazzinare nel domani quello che avrei dovuto fare ieri
Sebbene tutti questi elenchi dimostrino più o meno la stessa cosa, uno in particolare la fa apparire più lampante che mai:
Da ogni punto dell'articolo emerge in modo lampante come ormai ognuno di noi aspiri alla notorietà. E soprattutto che non importa avere talento, particolari capacità, bella presenza, titoli nobiliari, perchè viviamo in un paese dove Trucebaldazzi ha più possibilità di comparire in televisione rispetto a un diplomato al conservatorio.
Capite da soli che per una povera crista reduce da anni di sforzi e riconoscimenti più o meno inutili, da ormai sei mesi in cerca di un briciolino di attenzione, tutto ciò sia scoraggiante e nauseabondo.
Il 2013 è stato l'anno delle pacche sulle spalle e dei lavori gratis, c'è da ben sperare che quello nuovo riservi palate di danaro e un repulisti totale delle schifezze da youtube e dai social network. Se così non fosse, inizierò a ingrassare come una foca e a fare tutorial sulle trecce, sdraiata sui binari del treno, con una colonna sonora neomelodica.
E poi vediamo chi è più bravo!
Visualizzazione post con etichetta niente è più utile se non il superfluo. Mostra tutti i post
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giovedì 9 gennaio 2014
domenica 17 novembre 2013
Uscire dall'ombra
Qualche giorno fa, mentre guardavo TvTalk, ho realizzato una verità triste e rivoluzionaria allo stesso tempo.
Viviamo in un paese dove alcuni genitori si dicono fieri della propria figlia (non ancora) diciottenne che struscia il suo giovane corpo sugli scogli o giace su un binario ferroviario (spero morto), assumendo pose sensuali in mondovisione su youtube. Sorvolando il fatto che alcune di esse, di sicuro bravissime ragazze, piene di bontà d'animo ma prive di grazia e bellezza, espongano sé stesse ad un'umiliazione che va ben oltre i commenti postati sotto, ne ho concluso che la soluzione per uscire dall'ombra come motion designer è più semplice di quanto pensassi.
Perché non far partire la mia carriera proprio con un prediciottesimo? Ben lungi dall'esporre il mio (ancora) giovane corpo al pubblico ludibrio, pensavo di chiedere ai miei personaggi di farlo. In fondo possono vantare un'altezza considerevole, grazia, bellezza e una mimica facciale che Kirsten Stuart si sogna la notte.
L'unico problema è il tempo di realizzazione. Probabilmente quando avrò finito sia io che loro avranno come minimo 30 anni per gamba. Però sono cartoni animati... forse una soluzione la si trova.
Bah!
L'unico problema è il tempo di realizzazione. Probabilmente quando avrò finito sia io che loro avranno come minimo 30 anni per gamba. Però sono cartoni animati... forse una soluzione la si trova.
Bah!
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| felinide.blogspot.com |
martedì 7 maggio 2013
Ho un sogno: avere un sogno
Dopo mesi di duro lavoro, ore di sofferenze, pianti, crisi isteriche, attacchi d'ansia (ebbene si), pilotine di valeriana, (ri- ebbene si) posso dire di essere a buon punto con la tesi. Nonostante la fine sia ancora lontana, intravedo finalmente LA LUCE! Tuttavia non si può dire che mi senta realizzata, o che al termine di tutto ciò possa dirmi soddisfatta, specialmente quando mi sento dire che ciò che sto facendo vale meno di una laurea. Perdipiù quando queste parole arrivano da qualcuno che per mesi mi ha vista chiudermi in casa, trascorrere tutte (o quasi) le mie domeniche a lavorare davanti a uno schermo, vacanze e giorni di festa inclusi. Sorvolando i pareri di chi pensa che imparare un mestiere abbia meno valore del sudore sui libri, il peggio deve ancora arrivare.
Quando ripenso al fatto che la tesi di per sé non sarà una, ma di fatto si tratterà di tre cortometraggi, mi ricordo che, a parte quello personale e il secondo, ormai archiviato e a mio parere splendido, il terzo è ancora in preparazione, scricchiola e su ogni singola scena si vede chiaramente la mano di un animatore diverso. In conclusione (almeno per ora) è una cagata pazzesca. Del resto lo dissero anche della Corazzata Potemkin, quindi spero che qualche intellettualoide sedicente postmodernista, seguito da una mandria di pecore, ci trovi del bello e lo innalzi a capolavoro incompreso dell'animazione italiana. Per ora, resta uno schifo.
- La sensazione è che siate una mandria di fancazzisti.
La fonte è la stessa e come sopra, avrei qualcosa da obiettare: in primis perché chi parla sa benissimo CON CHI sta parlando, in secondo luogo perché sempre chi parla, a parte conoscere me, lo fa per sentito dire. Appunto, è una sensazione. Non del tutto errata, oserei dire, ma perfettamente applicabile solo a un paio di elementi su un gruppo di dieci. Poi certo, la maggior parte delle volte mi sento un'aliena, sono io l'insana eccezione, non pretendo che tutti affrontino le cose a modo mio, come potrei? Però diciamo che se io mi colloco ad un estremo e all'altro capo stanno quei tre - quattro, al centro c'è tutta una gamma di personaggi che cerca sempre di dare il meglio.
Spiegando con calma, perché rileggendo mi rendo conto che il rischio di essere fraintesa è alto, diciamo che ormai da cinque anni mi sveglio al mattino col pallino del cinema. Adoro trascorrere le mie giornate a lavorare, spengo il mac in aula e dopo un'ora riaccendo il mio e ricomincio a disegnare, quando guardo una persona muoversi, osservo ogni gesto e immagino una possibile intercalazione tra l'uno e l'altro, sperimento, sbaglio, riprovo, mi chiudo in casa, quando potrei cazzeggiare non lo faccio e mi invento qualcosa... sono una perfezionista, sono ossessiva, a tratti insopportabile. E' passione, bella ma intravedo non poche nubi all'orizzonte, la mia vita sociale ne risentirà e potrei trovarmi davanti a scelte non semplici. Tutto ciò non è normale, non pretendo di essere circondata da persone che mi condividano appieno, perdipiù quando accanto a me c'è chi si impegna nonostante questa non sia la sua ragione di vita. Proveniamo tutti da storie diverse, quello che per me è stato un punto d'arrivo, per alcuni non è che un punto di partenza.
Una mia amica mi ha confessato di aver scelto questa scuola perché non voleva iscriversi all'università. Adesso ce la sta mettendo tutta, sta dando il meglio, nonostante quel che fa non le piaccia per niente. Ha 22 anni, io alla sua età studiavo Beni culturali e non ero nemmeno in grado di spiegarne il motivo. Mi piaceva tutto, volevo fare tutto, sono finita lì, perché? Boh. Mesi dopo ho scoperto cosa volevo fare davvero, mi sono laureata e nonostante questo, mi sono iscritta a psicologia cognitiva (o simili ma spiegarlo è complicato). Intorno a me c'erano infermiere trentenni che pensavano, parlavano, leggevano solo di psicologia cognitiva, era la loro passione e probabilmente guardandomi si saranno domandate più volte che cazzo ci stessi io a fare tra loro. Infatti dopo un mese mi sono rimessa in carreggiata e, dopo una strada piuttosto tortuosa, ho trovato il mio posto.
A volte vorrei che a condividere questa passione fossero più di due persone, vorrei trovarmi insieme a qualcuno che non vede tutto ciò come un dovere o un obbligo, ma per ora non è così. Magari lavorando, le cose cambieranno. Per ora convivo con ragazze di 22, 23 anni. Hanno appena finito il liceo, alcune confondono ancora il ch con la k, altre iniziano ogni discussione con "Oh raga..." altre ancora credono che Gorbacev sia il protagonista di una serie tv (ok, questa è grave) ma sono giovani e di tempo per maturare, ne hanno tanto. Per ora ce la stanno mettendo tutta. Mi spiace che il film ne risenta, ma non è colpa loro. Ci stiamo mettendo tutti poca passione, alcuni (non loro) proprio per niente, trascinando così in basso quelli che un poco ci credevano ancora e quando mi si dicono cose come quella di cui sopra, ovvio che mi spiace, ma cosa posso fare? Il problema vero e proprio sta alla base: prima di tutto, io una volta questo era un corso post laurea, ora è post diploma e se da una parte è meraviglioso dare la possibilità fin da subito di mettere in pratica la propria passione per il cinema, dall'altra è alto il rischio di accettare studenti che non hanno ancora le idee ben chiare. Sono in pochi quelli che a 19, 20 anni sanno già cosa fare della loro vita. Io per prima non ne avevo idea, ma l'ho già detto. Come se non basasse, a non rendersi conto della situazione e renderla ancora più ostica ci si mettono gli insegnanti: anziché formarci per due anni, hanno deciso di occuparsi di noi per uno solo, lasciando che impiegassimo il secondo a realizzare progetti senza continuare col programma e senza un vero dialogo che spieghi ad altri insegnanti che se andiamo avanti a fare il film anziché continuare le lezioni non è perché siamo stronzi, non abbiamo voglia, non ci interessa, ma semplicemente perché ci è stato imposto! Così dobbiamo anche sopportare le battutine ironiche dei professori che ci credono disinteressati. Poi quelli immaturi saremmo noi... A complicare ulteriormente la situazione, mettiamoci pure la quantità di ore di attività autonoma in cui
- Cosa facciamo oggi?
- Mah ci inventeremo qualcosa
Si, mi sembra un ottimo metodo per motivare dei già di per sé dispersi studenti, altroché!
Non so bene dove volessi arrivare con questo post sconclusionato, probabilmente era uno sfogo come tanti. Uno di quegli sfoghi che rileggendolo mi lascia tanta sfiducia e ancor più la forte sensazione di essere terribilmente vecchia...
domenica 24 marzo 2013
Pic Nic
CdS è a dieta. Dopo un anno lontana dalle sigarette (oggi), ha deciso di eliminare anche buona parte dei carboidrati, dei grassi e tutto ci che la rende così diversa dalla gnocca stratosferica che era prima di entrare nell'inferno also known as Scuola cinica. Secondo me è gnocca lo stesso ma sapendo quanto possa essere irritabile una persona privata di carboidrati, mi astengo da giudizi ed evito (se posso) di divorare cioccolata in sua presenza. Per fortuna la sta prendendo bene e, nonostante le disavventure e la pressione della tesi, sembra piuttosto in pace con sé stessa. Forse il fatto che manchi una settimana al termine del supplizio rende tutto più sopportabile, ci sono buone possibilità che tra poco meno di sette giorni ricominci a nutrirsi di cibi normali anziché aria e sabbia sotto forma di biscotti, quindi spesso ci ritroviamo a fantasticare e pianificare i prossimi brunch, pranzi e feste similari.
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
- Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
- Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari...
- Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
- Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
- Come sarebbero questi vestiti?
- Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
- Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume...
- Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
- ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
- Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
- Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
- Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari...
- Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
- Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
- Come sarebbero questi vestiti?
- Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
- Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume...
- Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
- ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
- Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"
venerdì 7 dicembre 2012
Dave Brubeck è morto
E ha mancato per un soffio i 92.
Io di lui so poco e niente, probabilmente ho ascoltato un decimo del suo repertorio, Jazz impression of Japan e poco altro. Sono fiera di sapere che la canzoncina della pubblicità della banca l'ha scritta lui. La mia conoscenza si chiude qui. Ho scoperto che era morto perché un mio amico l'ha scritto su facebook, anche Repubblica e, a quanto pare Mtv ne parlavano.
Non volevo scrivere l'ennesimo post di commiato ad un artista che se ne va, semplicemente sfogarmi. Perché c'è informazione di massa, informazione di nicchia e per ultima, c'è quella silenziosa e inesistente.
In questo periodo, a parte lavorare come una matta, sto facendo poco e nulla. Non riesco nemmeno a leggere i giornali, saranno mesi che non vado ad un concerto, settimane che non vedo uno spettacolo, figuriamoci a una mostra... e nella maggior parte dei casi, io di questi eventi interessanti manco ero al corrente.
So che in parte è colpa mia, il lavoro c'entra e non c'entra ma cazzo! Sono stanca di scoprire cose cazzeggiando su facebook, recepire informazioni incomplete, captare parole qua e là, sbattermi ore per trovare un modo interessante e alternativo di passare le serate, finendo a volte col fare un buco nell'acqua per poi scoprire il giorno dopo, di essermi persa lo spettacolobarraconcertobarrajamsessionbarraeventoculturaleacaso dell'anno.
Perché se fai parte di un giro particolare, le notizie ti piovono dal cielo senza nemmeno bisogno di andare a cercarle. Se ne sei fuori, o hai fortuna, oppure finisci per rimanere all'oscuro di tutto. Ogni informazione viaggia per passaparola, rimanendo nelle mani di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, allargandosi un po' ai loro amici e conoscenti.
Quest'estate ho scoperto un reading di poesie con accompagnamento musicale dietro casa mia solo perché ero uscita con un'amica a bermi una birra, l'ultimo spettacolo che ho visto, non fosse stato per un'amica me ne sarei rimasta a casa, mi è capitato di imbucarmi a un vernissage (e mangiare gratis e molto bene) dopo esser rimasta affascinata dalla stradinapiena di brillantini e candele per terra e ho saputo di un paio di concerti interessanti (si parla dell'anno prossimo) sbirciando il sito di Tony Arco. Che io manco sapevo chi cazzo fosse Tony Arco se non avessi stalkerato l'intera rete internet per captare informazioni su un suo allievo di cui ero follemente innamorata... Vogliamo parlarne? Questi eventi passano in sordina e spesso e volentieri chi li organizza è mosso semplicemente dalla passione e si fa carico di tutte le spese, infatti di rado si finanzia qualcosa di nuovo, di diverso, che potrebbe non fruttare abbastanza. Il rischio è troppo alto.
Molto meglio stare a casa a guardare la finale di XFactor comodamente svaccati sul proprio divano. Lo sanno tutti che è domani sera, è scritto ovunque!
Io di lui so poco e niente, probabilmente ho ascoltato un decimo del suo repertorio, Jazz impression of Japan e poco altro. Sono fiera di sapere che la canzoncina della pubblicità della banca l'ha scritta lui. La mia conoscenza si chiude qui. Ho scoperto che era morto perché un mio amico l'ha scritto su facebook, anche Repubblica e, a quanto pare Mtv ne parlavano.
Non volevo scrivere l'ennesimo post di commiato ad un artista che se ne va, semplicemente sfogarmi. Perché c'è informazione di massa, informazione di nicchia e per ultima, c'è quella silenziosa e inesistente.
In questo periodo, a parte lavorare come una matta, sto facendo poco e nulla. Non riesco nemmeno a leggere i giornali, saranno mesi che non vado ad un concerto, settimane che non vedo uno spettacolo, figuriamoci a una mostra... e nella maggior parte dei casi, io di questi eventi interessanti manco ero al corrente.
So che in parte è colpa mia, il lavoro c'entra e non c'entra ma cazzo! Sono stanca di scoprire cose cazzeggiando su facebook, recepire informazioni incomplete, captare parole qua e là, sbattermi ore per trovare un modo interessante e alternativo di passare le serate, finendo a volte col fare un buco nell'acqua per poi scoprire il giorno dopo, di essermi persa lo spettacolobarraconcertobarrajamsessionbarraeventoculturaleacaso dell'anno.
Perché se fai parte di un giro particolare, le notizie ti piovono dal cielo senza nemmeno bisogno di andare a cercarle. Se ne sei fuori, o hai fortuna, oppure finisci per rimanere all'oscuro di tutto. Ogni informazione viaggia per passaparola, rimanendo nelle mani di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, allargandosi un po' ai loro amici e conoscenti.
Quest'estate ho scoperto un reading di poesie con accompagnamento musicale dietro casa mia solo perché ero uscita con un'amica a bermi una birra, l'ultimo spettacolo che ho visto, non fosse stato per un'amica me ne sarei rimasta a casa, mi è capitato di imbucarmi a un vernissage (e mangiare gratis e molto bene) dopo esser rimasta affascinata dalla stradinapiena di brillantini e candele per terra e ho saputo di un paio di concerti interessanti (si parla dell'anno prossimo) sbirciando il sito di Tony Arco. Che io manco sapevo chi cazzo fosse Tony Arco se non avessi stalkerato l'intera rete internet per captare informazioni su un suo allievo di cui ero follemente innamorata... Vogliamo parlarne? Questi eventi passano in sordina e spesso e volentieri chi li organizza è mosso semplicemente dalla passione e si fa carico di tutte le spese, infatti di rado si finanzia qualcosa di nuovo, di diverso, che potrebbe non fruttare abbastanza. Il rischio è troppo alto.
Molto meglio stare a casa a guardare la finale di XFactor comodamente svaccati sul proprio divano. Lo sanno tutti che è domani sera, è scritto ovunque!
giovedì 13 settembre 2012
When hard work calls, hard girls go shopping pt2
Dunque dicevo.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.
lunedì 23 aprile 2012
Ci Vi Di
Non che il post di prima necessitasse di una continuazione, volevo solo dare una dimostrazione pratica di come le vicende s'intersechino in maniera imperterrita e fastidiosa e di come io sia bravissima a fomentare tutto il processo distruttivo.
Da giorni, se non settimane, sono persa via in mille cose che oltre a occuparmi buona parte della giornata, fracassano la mia autostima a martellate: da un lato ho a che fare con l'ormai noto professore di sceneggiatura il quale, non contento della totale assenza creativa provocata in noi studenti, ha deciso di stimolarmi sbriciolando e sputando sopra ogni mia timida e (forse anche) valida idea. Nel migliore dei casi si diverte a trasformarle in siparietti pornografici. Nel peggiore mi insulta.
Dall'altro dovrei consegnare un progetto (un grosso progetto) tra una settimana e il poco tempo che avrei per farmi venire l'idea geniale lo occupo andando a lezione o rispondendo a mail di altri professori che mi tartassano
- Allora? A che punto siete? Mi mandate qualcosa che non ho ancora ricevuto nulla? Ma che ne dite di questo, questo... questo...
Almeno loro non ci insultano, ecco.
Ma diciamo che, non contenta di ridurre la vita sociale a due giorni la settimana e qualche telefonata veloce ogni tanto, rimandare cose che vorrei tanto fare (ma forse è meglio di no, quindi alla fine va bene così), non riuscire più ad andare a correre e farmi cazziare dai miei perché
... dicevo, non contenta di tutto ciò, l'altra sera, chiacchierando amabilmente con un nuovo amico conosciuto il giorno prima, ci attacchiamo ad un viaggio mentale suo risalente sempre al giorno prima e iniziamo a fantasticare.
Forse perché è un figaccio, forse perché io sono profondamente scema, forse entrambe le cose, mi viene un'idea e non riesco proprio a starmene zittina:
- Ma daaaaaai! Che cosa bella, dovremmo assolutamente trasformarla in un'animazione, sisisi collaboriamo dai!
Ma che cazz... perché, dopo aver smaltito questa catasta d'impegni, vorrò mica sentirmi vuota e inutile?
Da, ci rivediamo nel 2030!
Da giorni, se non settimane, sono persa via in mille cose che oltre a occuparmi buona parte della giornata, fracassano la mia autostima a martellate: da un lato ho a che fare con l'ormai noto professore di sceneggiatura il quale, non contento della totale assenza creativa provocata in noi studenti, ha deciso di stimolarmi sbriciolando e sputando sopra ogni mia timida e (forse anche) valida idea. Nel migliore dei casi si diverte a trasformarle in siparietti pornografici. Nel peggiore mi insulta.
Dall'altro dovrei consegnare un progetto (un grosso progetto) tra una settimana e il poco tempo che avrei per farmi venire l'idea geniale lo occupo andando a lezione o rispondendo a mail di altri professori che mi tartassano
- Allora? A che punto siete? Mi mandate qualcosa che non ho ancora ricevuto nulla? Ma che ne dite di questo, questo... questo...
Almeno loro non ci insultano, ecco.
Ma diciamo che, non contenta di ridurre la vita sociale a due giorni la settimana e qualche telefonata veloce ogni tanto, rimandare cose che vorrei tanto fare (ma forse è meglio di no, quindi alla fine va bene così), non riuscire più ad andare a correre e farmi cazziare dai miei perché
- Ti abbiamo preso l'aggeggio per gli addominali e tu non lo usi mai!!!
Forse perché è un figaccio, forse perché io sono profondamente scema, forse entrambe le cose, mi viene un'idea e non riesco proprio a starmene zittina:
- Ma daaaaaai! Che cosa bella, dovremmo assolutamente trasformarla in un'animazione, sisisi collaboriamo dai!
Ma che cazz... perché, dopo aver smaltito questa catasta d'impegni, vorrò mica sentirmi vuota e inutile?
Da, ci rivediamo nel 2030!
sabato 10 dicembre 2011
Adotta un cassintegrato (ma un disoccupato va bene lo stesso)
Il professor Monti ha apertamente dichiarato di voler rinunciare allo stipendio da presidente del consiglio.
E visto che a Natale siamo tutti più buoni, consiglierei un'iniziativa rivolta a tutti i pezzi grossi, senza distinzione alcuna. Per intenderci, onorevoli, direttori di banche, imprenditori, presidenti e direttori d'aziende che, per mancanza di fondi mandano i lavoratori in cassa integrazione e mobilità. Perchè con la nuova riforma, licenziare un cinquantenne significa fargli vedere la pensione forse tra quindici anni. Sempre che le cose non cambino...
Quindi, miei cari direttori che non avete abbastanza fondi per pagare lo stipendio a un povero galoppino ma ricevete comunque una mesata sufficiente per pagarvi io IOT, seguite tutti l'esempio del premier. Anzi, fate un passettino in più!
No eh?
E visto che a Natale siamo tutti più buoni, consiglierei un'iniziativa rivolta a tutti i pezzi grossi, senza distinzione alcuna. Per intenderci, onorevoli, direttori di banche, imprenditori, presidenti e direttori d'aziende che, per mancanza di fondi mandano i lavoratori in cassa integrazione e mobilità. Perchè con la nuova riforma, licenziare un cinquantenne significa fargli vedere la pensione forse tra quindici anni. Sempre che le cose non cambino...
Quindi, miei cari direttori che non avete abbastanza fondi per pagare lo stipendio a un povero galoppino ma ricevete comunque una mesata sufficiente per pagarvi io IOT, seguite tutti l'esempio del premier. Anzi, fate un passettino in più!
In occasione del Santo Natale
Adotta anche tu un cassintegrato (o un disoccupato, va bene lo stesso)
Per il prossimo anno donagli il dieci per cento del tuo stipendio
Lui non rimarrà in mutande, mentre tu potrai goderti il sole sul tuo IOT!
No eh?
lunedì 31 ottobre 2011
Once upon a time we had brains
Poi qualcuno inventò la calcolatrice. E ora chi li sa più fare i calcoli in colonna?
Migliaia di anni fa il nostro naso era simile a quello di una scimmia ma trascorrendo molte ore a pelo d'acqua, sviluppò la sua forma sporgente per impedire all'acqua di entrare nelle narici e ostruire le vie respiratorie.
L'australopiteco si evolveva, l'homo informaticus inventa macchine che lavorino per lui.
Ogni volta che la tecnologia sforna qualcosa di nuovo, tutto ciò che è stato prima viene cancellato dalla nostra memoria, gettato via quando solo ieri riponevamo in esso tutta la nostra fiducia, sentendoci persi qualora quel qualcosa fosse venuto a mancare. Carta e penna, queste sconosciute, ormai le uso solo per prendere appunti. O per disegnare...
Un tempo, per comunicare venivano utilizzati i segnali di fumo, più tardi i nostri messaggi vennero affidati ai piccioni viaggiatori (lasciamo che lavorino per noi), e via così fino al giorno in cui, più o meno verso la metà dell'800, venne inventato il citofono e, come dissi qualche mese addietro, ripenso con nostalgia ai pomeriggi in cui l'amico di turno passava a suonare ricordandomi che era ora di scendere in cortile. Poi va beh, per chi abitava più lontano, il telefono faceva giusto al caso ma, nell'eventualità che qualcuno trascorresse molte ore fuori casa, i cellulari funzionavano ancora meglio! Io ho dovuto attendere fino ai quindici anni per averne uno. Mia cugina mi diede il suo numero che di anni ne aveva undici. Non che la invidiassi: l'ansia dei miei genitori cresceva esponenzialmente giorno dopo giorno: "Dove sei? Cosa fai? Quando torni? Come mai non hai risposto"? "Mamma ero in aula ad ascoltare l'esame della mia amica, hai beccato la mezz'ora sfigata, era il caso di chiamarmi otto volte"??? (giuro che è successo)
Arrivò così il 2008, l'anno in cui venni introdotta nell'azzurro mondo di Facebook. All'inizio avevo tipo 10 amici (e mi sentivo una PR!), lo usavo solo per giocare e qualche volta caricavo una foto. Ci ho messo sei mesi a capire come funzionassero i messaggi collettivi, per colpa della mia incapacità mi son persa pure un paio di cene organizzate dalle compagne universitarie ma dopo un po' ci ho preso la mano. Ora di amici ne ho qualcuno in più ma alla fine quelli che sento son sempre gli stessi.
Sempre della serie "torniamo indietro all'età del ferro e citiamo cose di nessun interesse", una sera quest'estate, la mia coinquilina londinese tirò fuori una discussione interessante, facendo notare come fosse cambiato l'approccio amoroso tra ragazzi: se un tempo conoscevi qualcuno di interessante ed eri abbastanza spigliato, dopo aver chiacchierato per un po', il passo successivo era chiedere il numero di telefono. Oggi la conversazione è seguita solo dai saluti, raramente si pongono domande e, una volta a casa, si apre facebook in cerca del profilo della persona in questione. Nessun imbarazzo, tantomeno il timore di un rifiuto. E anche nel caso in cui la conversazione non fosse avvenuta, è sempre lecito chiedere l'amicizia a qualcuno... chiedere il numero di telefono richiede un po' di coraggio alla fine.
Quel social network è così comodo da rendere inutile iil più tecnologico degli smartphone.
Perchè facebook è gratis, ormai ci siamo tutti, quindi tanto vale comunicare direttamente da lì, si fa prima e costa meno. Tutto vero, basta mantenere un equilibrio, dare il giusto peso alle cose senza perdere il senso della realtà.
Peccato che a volte accada esattamente il contrario. L'altro giorno ad esempio, quando l'uscita di un'"amica" ha confermato queste teorie covate da mesi.
Senza entrare nel dettaglio dei fatti (altrimenti qui si rischia la sublimazione dei lettori), diciamo che costei affermava che io fossi sparita, motivo che le aveva impedito di aggiornarmi sui dettagli della cena previssta per la serata.
SPARITA???
WTF???
Non so voi, ma io ero rimasta all'antico significato della parola, ovvero non rispondere al cellulare per tre o quattro volte di seguito, ignorando eventuali messaggi e, qualora arrivasse una telefonata sul telefono fisso, lasciare i genitori senza alcuna informazione da dare alla persona dall'altro capo del filo. E quando mai. Io ero a casa, nella mia cameretta a guardare un film. Il telefono appoggiato sul comodino non ha dato segni di vita per tutto il pomeriggio. In tutto questo, ho dimenticato di dire che la pagina di facebook era chiusa. Offline, non sparita. OFFLINE. Ma ce l'hai il mio numero, pezzo di idiota??? E allora perchè non mi telefoni, prima di chiamare la polizia e mettere la mia foto sui cartoni del latte?
Dai!
Migliaia di anni fa il nostro naso era simile a quello di una scimmia ma trascorrendo molte ore a pelo d'acqua, sviluppò la sua forma sporgente per impedire all'acqua di entrare nelle narici e ostruire le vie respiratorie.
L'australopiteco si evolveva, l'homo informaticus inventa macchine che lavorino per lui.
Ogni volta che la tecnologia sforna qualcosa di nuovo, tutto ciò che è stato prima viene cancellato dalla nostra memoria, gettato via quando solo ieri riponevamo in esso tutta la nostra fiducia, sentendoci persi qualora quel qualcosa fosse venuto a mancare. Carta e penna, queste sconosciute, ormai le uso solo per prendere appunti. O per disegnare...
Un tempo, per comunicare venivano utilizzati i segnali di fumo, più tardi i nostri messaggi vennero affidati ai piccioni viaggiatori (lasciamo che lavorino per noi), e via così fino al giorno in cui, più o meno verso la metà dell'800, venne inventato il citofono e, come dissi qualche mese addietro, ripenso con nostalgia ai pomeriggi in cui l'amico di turno passava a suonare ricordandomi che era ora di scendere in cortile. Poi va beh, per chi abitava più lontano, il telefono faceva giusto al caso ma, nell'eventualità che qualcuno trascorresse molte ore fuori casa, i cellulari funzionavano ancora meglio! Io ho dovuto attendere fino ai quindici anni per averne uno. Mia cugina mi diede il suo numero che di anni ne aveva undici. Non che la invidiassi: l'ansia dei miei genitori cresceva esponenzialmente giorno dopo giorno: "Dove sei? Cosa fai? Quando torni? Come mai non hai risposto"? "Mamma ero in aula ad ascoltare l'esame della mia amica, hai beccato la mezz'ora sfigata, era il caso di chiamarmi otto volte"??? (giuro che è successo)
Arrivò così il 2008, l'anno in cui venni introdotta nell'azzurro mondo di Facebook. All'inizio avevo tipo 10 amici (e mi sentivo una PR!), lo usavo solo per giocare e qualche volta caricavo una foto. Ci ho messo sei mesi a capire come funzionassero i messaggi collettivi, per colpa della mia incapacità mi son persa pure un paio di cene organizzate dalle compagne universitarie ma dopo un po' ci ho preso la mano. Ora di amici ne ho qualcuno in più ma alla fine quelli che sento son sempre gli stessi.
Sempre della serie "torniamo indietro all'età del ferro e citiamo cose di nessun interesse", una sera quest'estate, la mia coinquilina londinese tirò fuori una discussione interessante, facendo notare come fosse cambiato l'approccio amoroso tra ragazzi: se un tempo conoscevi qualcuno di interessante ed eri abbastanza spigliato, dopo aver chiacchierato per un po', il passo successivo era chiedere il numero di telefono. Oggi la conversazione è seguita solo dai saluti, raramente si pongono domande e, una volta a casa, si apre facebook in cerca del profilo della persona in questione. Nessun imbarazzo, tantomeno il timore di un rifiuto. E anche nel caso in cui la conversazione non fosse avvenuta, è sempre lecito chiedere l'amicizia a qualcuno... chiedere il numero di telefono richiede un po' di coraggio alla fine.
Quel social network è così comodo da rendere inutile iil più tecnologico degli smartphone.
Perchè facebook è gratis, ormai ci siamo tutti, quindi tanto vale comunicare direttamente da lì, si fa prima e costa meno. Tutto vero, basta mantenere un equilibrio, dare il giusto peso alle cose senza perdere il senso della realtà.
Peccato che a volte accada esattamente il contrario. L'altro giorno ad esempio, quando l'uscita di un'"amica" ha confermato queste teorie covate da mesi.
Senza entrare nel dettaglio dei fatti (altrimenti qui si rischia la sublimazione dei lettori), diciamo che costei affermava che io fossi sparita, motivo che le aveva impedito di aggiornarmi sui dettagli della cena previssta per la serata.
SPARITA???
WTF???
Non so voi, ma io ero rimasta all'antico significato della parola, ovvero non rispondere al cellulare per tre o quattro volte di seguito, ignorando eventuali messaggi e, qualora arrivasse una telefonata sul telefono fisso, lasciare i genitori senza alcuna informazione da dare alla persona dall'altro capo del filo. E quando mai. Io ero a casa, nella mia cameretta a guardare un film. Il telefono appoggiato sul comodino non ha dato segni di vita per tutto il pomeriggio. In tutto questo, ho dimenticato di dire che la pagina di facebook era chiusa. Offline, non sparita. OFFLINE. Ma ce l'hai il mio numero, pezzo di idiota??? E allora perchè non mi telefoni, prima di chiamare la polizia e mettere la mia foto sui cartoni del latte?
Dai!
domenica 4 settembre 2011
Datemi una spranga
Ci terrei moltissimo a ringraziare un non ancora identificato gruppo di persone per aver trasformato il mio pomeriggio di ieri da spenierato e ricco di aspettative a riflessivo e inconcludente.
Sono rimasta bloccata circa un paio d'ore sull'autobus. Sotto di me una mandria di automobilisti in coda e qualche altro autbus. o pullman per l'aeroporto. Causa di tutto questo appunto, una manifestazione le cui motivazioni verranno sicuramente chiarite stasera, sul giornale.
Così, mentre osservavo quello spettacolo raccparicciante, avendo molto tempo per pensae, mi son venute in mente un paio di cose:
Ad esempio: perchè tra tutta la melma informe che annovera al suo interno imbecilli che lanciano sassi dai cavalcavia, poliziotti che sparano sulla folla manifestante, ladri del sabato sera che ti spaccano il finestrino per rubare forse qualcosa o forse no, non si è mai sentito di poveri imbecilli che iniziano a spaccare finestrini delle auto in coda?
Altro che arresto ed ergastoli multipli... a quest'ultima inesistente categoria io assegnerei la MEDAGLIA AL VALORE E LAUREA HONORIS CAUSA (in che materia ancora non so)
Perchè, e qui arriva la seconda riflessione, non capita spesso a Londra di vendere scene del genere, che invece a Milanno sono all'ordine del giorno.
Sempre osservando quell'affascinante fenomeno sociale chiamato traffico, ho cercato di trasferire quell'immagine dall'East End alla Circonvallazione. E mi son tornati in mente certi pensieri che son solita elaborare mentre la mattina calcolo il mio ritardo domandandomi se sia direttamente proporzionale al numero dele automobili per strada o inversamente proporzionale al totale della massa cerebrale degli automobilisti. O inversamente proporzionale al loro numero.
In quei momenti 8un po' anche ieri) mi assale un desiderio demolitore che espresso come si deve vedrebbe me saltare giù dall''autobus con una spranga (o un palo qualsiasi) e iniziare a spaccare i vetri della prima macchina a caso, prendere il guidatore per il collo della camicia e chedergli, più o meno gentilmente
PERCHE' STAI GUIDANDO UNA STATION VAGON IN CENTRO A MILANO, DA SOLO, QUANDO CI SONO DEI MERAVIGLIOSI AUTOBUS CHE SE NON FOSSE PER TE (E PER I TUOI DEGNI COMPARI) SAREBBERO NUMEROSI E PUNTUALISSIMI?
Poi forse il poveretto, vista la mia tendenza a prendermela sempre con l'unico che non c'entra niente, avrebbe delle validissime motivazioni. Nessun problema, passerei al prossimo, ripetendo la scena tale e quale.
Si, perchè a Milano, il milanese medio sui mezzi mica ci sale. No! Nonostante la sua meta sia raggiungibile sia in autobus che con la metropolitana, lui non riesce proprio a fare a meno di poggiare il suo cuo grasso sulla sua automobile. Che poi io dico, osa ti sbatti a guidare quando puoi posare lo stesso culo grasso su un autobus e non pensare a nulla se non a scendere nel punto giusto? Il milanese medio ti risponderà che gli autobus sono lenti per via del traffico. Ma grazie. Peccato che quel traffico sia causato proprio da te e dalla tua mancanza di buon senso. oltre che dalla tua pessima capacità organizzativa. Infatti non è tanto la questione automobile, ma l'abitudine di occupare un posto solo su un'auto che te ne offre CINQUE! Metteti d'accordo con qualcuno evitando di occupare spazio ed inquinare aria non ti era venuto proprio in mente??? Eri troppo occupato a smadonnare per il traffico, la cui causa principale sei tu?
Ora vi prego, voi che una patente ce l'avete (e io no, ma di questo passo potrei anche andarne fiera) illuminatemi. Cos'hanno gli autombilisti, qual'è il loro problema?
Sono rimasta bloccata circa un paio d'ore sull'autobus. Sotto di me una mandria di automobilisti in coda e qualche altro autbus. o pullman per l'aeroporto. Causa di tutto questo appunto, una manifestazione le cui motivazioni verranno sicuramente chiarite stasera, sul giornale.
Così, mentre osservavo quello spettacolo raccparicciante, avendo molto tempo per pensae, mi son venute in mente un paio di cose:
Ad esempio: perchè tra tutta la melma informe che annovera al suo interno imbecilli che lanciano sassi dai cavalcavia, poliziotti che sparano sulla folla manifestante, ladri del sabato sera che ti spaccano il finestrino per rubare forse qualcosa o forse no, non si è mai sentito di poveri imbecilli che iniziano a spaccare finestrini delle auto in coda?
Altro che arresto ed ergastoli multipli... a quest'ultima inesistente categoria io assegnerei la MEDAGLIA AL VALORE E LAUREA HONORIS CAUSA (in che materia ancora non so)
Perchè, e qui arriva la seconda riflessione, non capita spesso a Londra di vendere scene del genere, che invece a Milanno sono all'ordine del giorno.
Sempre osservando quell'affascinante fenomeno sociale chiamato traffico, ho cercato di trasferire quell'immagine dall'East End alla Circonvallazione. E mi son tornati in mente certi pensieri che son solita elaborare mentre la mattina calcolo il mio ritardo domandandomi se sia direttamente proporzionale al numero dele automobili per strada o inversamente proporzionale al totale della massa cerebrale degli automobilisti. O inversamente proporzionale al loro numero.
In quei momenti 8un po' anche ieri) mi assale un desiderio demolitore che espresso come si deve vedrebbe me saltare giù dall''autobus con una spranga (o un palo qualsiasi) e iniziare a spaccare i vetri della prima macchina a caso, prendere il guidatore per il collo della camicia e chedergli, più o meno gentilmente
PERCHE' STAI GUIDANDO UNA STATION VAGON IN CENTRO A MILANO, DA SOLO, QUANDO CI SONO DEI MERAVIGLIOSI AUTOBUS CHE SE NON FOSSE PER TE (E PER I TUOI DEGNI COMPARI) SAREBBERO NUMEROSI E PUNTUALISSIMI?
Poi forse il poveretto, vista la mia tendenza a prendermela sempre con l'unico che non c'entra niente, avrebbe delle validissime motivazioni. Nessun problema, passerei al prossimo, ripetendo la scena tale e quale.
Si, perchè a Milano, il milanese medio sui mezzi mica ci sale. No! Nonostante la sua meta sia raggiungibile sia in autobus che con la metropolitana, lui non riesce proprio a fare a meno di poggiare il suo cuo grasso sulla sua automobile. Che poi io dico, osa ti sbatti a guidare quando puoi posare lo stesso culo grasso su un autobus e non pensare a nulla se non a scendere nel punto giusto? Il milanese medio ti risponderà che gli autobus sono lenti per via del traffico. Ma grazie. Peccato che quel traffico sia causato proprio da te e dalla tua mancanza di buon senso. oltre che dalla tua pessima capacità organizzativa. Infatti non è tanto la questione automobile, ma l'abitudine di occupare un posto solo su un'auto che te ne offre CINQUE! Metteti d'accordo con qualcuno evitando di occupare spazio ed inquinare aria non ti era venuto proprio in mente??? Eri troppo occupato a smadonnare per il traffico, la cui causa principale sei tu?
Ora vi prego, voi che una patente ce l'avete (e io no, ma di questo passo potrei anche andarne fiera) illuminatemi. Cos'hanno gli autombilisti, qual'è il loro problema?
venerdì 8 luglio 2011
Vaccini ad personam ovvero, sogno o son desta?
Non so se me lo sono sognata o che. A me non sembra, data la chiarezza con cui ricordo la scena (ero in sala, al pc e stavo ascoltando distrattamente la televisione, madre in cucina, padre sul balcone).
Se così fosse sarebbe molto grave sognare con tanta lucidità, ma soprattutto sognare CERTE COSE, perfettamente logiche anche nel mondo reale. Non voglio immaginare cosa ne penserebbe Freud a riguardo
Ma giuro che ieri ho sentito il nostro caro B. pronunciare la seguente frase:
Logico no? Soprattutto dato il vittimismo nonchè le manie di potenza di cui il premier è afflitto, potrebbe davvero averlo detto.
In quel caso avanzerei un timido consiglio:
Caro B, anzichè perdere tempo con la norma Salva Fininvest o sfidare i giornalisti per provare che lui non ha mai insultato nessuno, perchè non ti metti a studiare per trovare il vaccino contro il nanismo? Pensaci. Sarebbe sicuramente un vaccino ad personam, questo si. Però sarebbe utile. Alla sottoscritta almeno.
Se così fosse sarebbe molto grave sognare con tanta lucidità, ma soprattutto sognare CERTE COSE, perfettamente logiche anche nel mondo reale. Non voglio immaginare cosa ne penserebbe Freud a riguardo
Ma giuro che ieri ho sentito il nostro caro B. pronunciare la seguente frase:
"Ogni cosa che faccio io è ad personam ormai... se avessi scoperto la penicillina, avrebbero replicato che si tratta di un vaccino ad personam".
Logico no? Soprattutto dato il vittimismo nonchè le manie di potenza di cui il premier è afflitto, potrebbe davvero averlo detto.
In quel caso avanzerei un timido consiglio:
Caro B, anzichè perdere tempo con la norma Salva Fininvest o sfidare i giornalisti per provare che lui non ha mai insultato nessuno, perchè non ti metti a studiare per trovare il vaccino contro il nanismo? Pensaci. Sarebbe sicuramente un vaccino ad personam, questo si. Però sarebbe utile. Alla sottoscritta almeno.
mercoledì 6 luglio 2011
Ressa, fondi, cipolla e poliestere
Visto che qualcuno potrebbe obiettare...
Fate conto che io sia già laureata, lavoratrice piena di soldi e con i week end liberi per bazzicare le vie del centro.
Fate soprattutto conto che io non abbia speso buona parte dei miei sudati risparmi per comprare (nell'arco di un quarto d'ora) tre vestitini in tre differenti banchetti al mercato.
Anche se tutte quelle meravigliose coincidenze si rivelassero vere, con i saldi che impazzano non credo mi troverei immersa di vestiti in un camerino di qualsivoglia negozio. Non adesso almeno.
L'ho fatto eh, tante volte anche. Il problema è che farlo senza rendersene conto (quand'ero al liceo non sapevo nemmeno che iniziassero i saldi... sapevo di essere in vacanza e di avere un po' di soldini da sperperare per aver portato a casa una discreta pagella...) funziona sempre di più che farlo perchè SAI che ci sono i saldi e quindi ti dai allo shopping. Credo sia anche questione di aspettative... Due anni fa invece, quando qho atteso quella data con un po' più di entusiasmo (mi ero appena alureata e per questo i soldini erano anche di più), si è rivelato una delusione. Son tornata a casa senza nulla, mal di piedi e incazzatura a parte.
Il problema è che la prima settimana (o le prime settimane) di saldi porta con sè svariati inconvenienti di sorta:
Una ressa immonda: io quando faccio shopping ho bisogno di spazio. Non riesco a dscegliere cosa comprare con otto mani con i miei stessi intenti, che mi fluttuano in faccia. Poi io cammino svelta e non sopporto di girare per il centro a due all'ora perchè la schiera di ragazzine davanti a me vuole ammirare il paesaggio. Che ti devi ammirà che non c'è niente da guardare?
I fondi di magazzino: ebbene si. Perchè quando entro in un negozio per sbirciare in attesa dei saldi, addocchio sempre chili di roba. Tornando poi al "momento giusto", tutta quella meraviglia è improvvisamente scomparsa. Ne trovi altra simile che però la commessa ci tiene a precisare che "non è in saldo". Il resto invece somiglia terribilmente a tutti quegli stracci che la prima volta avevi bollato come "Schifezza che non metterei nemmeno per andare alla festa di laurea della mia peggior nemica!".
All'inizio i saldi sono... bassi, partiranno dal trenta o quaranta per cento. E' col passare delle settimane che li sparano più alti...
E col passare delle settimane succede anche che la ressa, saziatasi ormai dopo aver comprato mari di... boh avranno gusti diversi dai miei... si è pian piano diradata. Gli abiti vergognosi sono quasi terminati e dal magazzino escono timidi timidi, oggetti di maggior pregio. Che però non potevano mica bruciarsi subito. Ed ecco che magicamente ricompaiono quei meravigliosi abiti addocchiati a fine giugno. Miei! A meno della metà del prezzo! E' vero, l'impresa rimane sempre trovare la taglia. Però quel problema ricorre anche con le schifezze, fidatevi.
Poi vi dirò, ho si speso parte dei miei sudati risparmi per comprare quei vestitini, ma li ho presi al mercato spendendo in tutto qualcosa come 25 euro! Al mercato le cose costano poco tutto l'anno e poi ultimamente ho notato un fatto strano: quelle cose mi durano sempre anni. Molto di più rispetto ai vestiti che compro nei soliti negozi. Sono sempre costretta a buttarli perchè a quanto pare dopo un po' reagisscono ai lavaggi e puzzano. Tipo un maglioncino nero che comprai da Oull and Bear credo... o Zara... Una mattina arrivo a scuola stranamente in ordine, capelli a posto, trucco perfetto e un dubbio terribile:
- Jelly ma... Puzzo?
- Un po' si... forse...
- Sarà il maglione cazz, in pausa mi accompagni a prenderne un altro?
Due ore dopo il caldo ha iniziato a salire e, mentre gironzolavamo per negozi decido di togliermi quel maglioncino mezzo marcio.
- Ma guarda che ora non puzzi... profumi di buono, evidentemente era la maglia.
Adesso sparge la sua puzza in un cestino di piazzale Lodi. E non sono affatto sicura che la spazzatura sia contenta.
I vestiti del mercato invece profumano sempre e se puzzano lo fanno in modo normale, non sanno di insalata alla cipolla e poliestere.
Detto questo mi rimetterò a studiare, aspettando con ansia il 21, giorno in cui finiranno gli esami. E allora mi scatenerò QUI! (forse... se avrò i soldi)
Fate conto che io sia già laureata, lavoratrice piena di soldi e con i week end liberi per bazzicare le vie del centro.
Fate soprattutto conto che io non abbia speso buona parte dei miei sudati risparmi per comprare (nell'arco di un quarto d'ora) tre vestitini in tre differenti banchetti al mercato.
Anche se tutte quelle meravigliose coincidenze si rivelassero vere, con i saldi che impazzano non credo mi troverei immersa di vestiti in un camerino di qualsivoglia negozio. Non adesso almeno.
L'ho fatto eh, tante volte anche. Il problema è che farlo senza rendersene conto (quand'ero al liceo non sapevo nemmeno che iniziassero i saldi... sapevo di essere in vacanza e di avere un po' di soldini da sperperare per aver portato a casa una discreta pagella...) funziona sempre di più che farlo perchè SAI che ci sono i saldi e quindi ti dai allo shopping. Credo sia anche questione di aspettative... Due anni fa invece, quando qho atteso quella data con un po' più di entusiasmo (mi ero appena alureata e per questo i soldini erano anche di più), si è rivelato una delusione. Son tornata a casa senza nulla, mal di piedi e incazzatura a parte.
Il problema è che la prima settimana (o le prime settimane) di saldi porta con sè svariati inconvenienti di sorta:
Una ressa immonda: io quando faccio shopping ho bisogno di spazio. Non riesco a dscegliere cosa comprare con otto mani con i miei stessi intenti, che mi fluttuano in faccia. Poi io cammino svelta e non sopporto di girare per il centro a due all'ora perchè la schiera di ragazzine davanti a me vuole ammirare il paesaggio. Che ti devi ammirà che non c'è niente da guardare?
I fondi di magazzino: ebbene si. Perchè quando entro in un negozio per sbirciare in attesa dei saldi, addocchio sempre chili di roba. Tornando poi al "momento giusto", tutta quella meraviglia è improvvisamente scomparsa. Ne trovi altra simile che però la commessa ci tiene a precisare che "non è in saldo". Il resto invece somiglia terribilmente a tutti quegli stracci che la prima volta avevi bollato come "Schifezza che non metterei nemmeno per andare alla festa di laurea della mia peggior nemica!".
All'inizio i saldi sono... bassi, partiranno dal trenta o quaranta per cento. E' col passare delle settimane che li sparano più alti...
E col passare delle settimane succede anche che la ressa, saziatasi ormai dopo aver comprato mari di... boh avranno gusti diversi dai miei... si è pian piano diradata. Gli abiti vergognosi sono quasi terminati e dal magazzino escono timidi timidi, oggetti di maggior pregio. Che però non potevano mica bruciarsi subito. Ed ecco che magicamente ricompaiono quei meravigliosi abiti addocchiati a fine giugno. Miei! A meno della metà del prezzo! E' vero, l'impresa rimane sempre trovare la taglia. Però quel problema ricorre anche con le schifezze, fidatevi.
Poi vi dirò, ho si speso parte dei miei sudati risparmi per comprare quei vestitini, ma li ho presi al mercato spendendo in tutto qualcosa come 25 euro! Al mercato le cose costano poco tutto l'anno e poi ultimamente ho notato un fatto strano: quelle cose mi durano sempre anni. Molto di più rispetto ai vestiti che compro nei soliti negozi. Sono sempre costretta a buttarli perchè a quanto pare dopo un po' reagisscono ai lavaggi e puzzano. Tipo un maglioncino nero che comprai da Oull and Bear credo... o Zara... Una mattina arrivo a scuola stranamente in ordine, capelli a posto, trucco perfetto e un dubbio terribile:
- Jelly ma... Puzzo?
- Un po' si... forse...
- Sarà il maglione cazz, in pausa mi accompagni a prenderne un altro?
Due ore dopo il caldo ha iniziato a salire e, mentre gironzolavamo per negozi decido di togliermi quel maglioncino mezzo marcio.
- Ma guarda che ora non puzzi... profumi di buono, evidentemente era la maglia.
Adesso sparge la sua puzza in un cestino di piazzale Lodi. E non sono affatto sicura che la spazzatura sia contenta.
I vestiti del mercato invece profumano sempre e se puzzano lo fanno in modo normale, non sanno di insalata alla cipolla e poliestere.
Detto questo mi rimetterò a studiare, aspettando con ansia il 21, giorno in cui finiranno gli esami. E allora mi scatenerò QUI! (forse... se avrò i soldi)
mercoledì 29 giugno 2011
Testiamoci (meglio tardi che mai...)
Avrei dovuto farlo tanto tempo fa ma non avevo nulla di interessante da dire... non che ora sia così però ho tanta voglia di scrivere oggi, che anche le cazzate fanno al caso mio. Ho cambiato un paio di punti... Perciò ora beccatevi questa lunga confessione e se vi cala la palpebra non esitate ad uscire...
Dieci cose che in questo momento vorrei dire a dieci diverse persone (senza fare nomi):
1 . Se devo dirti qualcosa preferisco farlo a voce e non certo qui, te l'ho detto tante volte... però una cosa da dirti ce l'ho... Mi manchi, son due settimane che non ti vedo e ho bisogno della mia dose per rimettermi in pari, a costo di finire il tabacco e i filtrini :D
2 . Come sopra tesoro, leggi un mese al posto di due settimane ed elimina il tabacco e i filtrini perchè quelli li hai...
3 . Il tuo non è un atteggiamento costruttivo. perciò piantala di fare il simpatico perchè ci metti solo in imbarazzo. Non sai confrontarti con le persone, inoltre sto seriamente valutando la stima che avevo in te dal momento che non sai nemmeno argomentare le tue motivazioni.
4 . Non sono ancora riuscita a dare una spiegazione razionale al fenomeno, ma per qualche strana ragione finisco sempre per tornare da te. Peccato che tu, ogni volta che le cose sembrano andare bene, riesca sempre a rovinarle esagerando.
5 . Tutto ciò che di buono mi è capitato quest'anno, se ho dei bei ricordi, lo devo in parte (in larga parte) a te. Sei logorroica e hai un ego spropositato, ma forse sono questi gli aspetti che più amo in te. Soprattutto perchè a quanto pare sono una delle poche persone con diritto di parola nei tuoi interminabili discorsi.
6 . Se solo non avessi pensato che io in quel momento ti andavo a genio, vai te a capire per quale strana congiunzione astrale, per poi giocare secondo le tue regole e decidere tutto senza nemmeno chiedermi cosa ne pensavo, forse avremmo evitato di rovinarci (o almeno IO avrei evitato) due mesi della nostra vita e ora riuscirei anche a provare un minimo di stima per te. E per favore, smettila di accozzarti ai miei amici, lo fai solo per darmi fastidio, si vede benissimo. Infatti mi da fastidio, ma non certo per le ragioni che credi tu.
7 .Lo sai da quanto tempo io e te non ci facciamo una chiacchierata come si deve? Si, anche per telefono. E' sempre interessante parlare con te, sebbene tu sia maledettamente testarda. Sei una delle poche persone con cui i mesi non cancellano gli argomenti di conversazione.
8 . Non ho ancora capito se tu abbia subito un processo d'invecchiamento precoce o se sei solo stronza. Fatto sta che sei sparita, parlare con te è diventato impossibile perchè ormai hai sempre da fare, ti atteggi da donna già arrivata ma dall'altra hai quell'aria invidiosa come se ti mancasse qualcosa che io invece ho e per la quale dovrei smettere di lamentarmi. E' tutta questione di scelte tesoro, mi spiace.
9 .Ci siamo seduti vicini tutto l'anno e ho aspettato maggio per capire che bella persona tu fossi...
10 .Nonostante tu sia così maledettamente bella, non ho mai pensato, nemmeno per un minuto che tu potessi mai essere antipatica. Ma conoscerti quest'anno è stata davvero una meravigliosa scoperta.
Nove cose che non sapete di me:
1. Sono tre anni che nessuno mi dice più "Ti amo"...
2. A volte ballo da sola nella mia minuscola stanza. Ma mi sento terribilmente ridicola, per questo mi barrico e giro la luce in modo da non essere vista da fuori. Non la spengo altrimenti rischio di farmi male sul serio.
3. Non ho mai visto Star Wars, Il Signore degli Anelli, nè tantomeno Via col Vento. Credo che la Corazzata Potemkin sia una cagata pazzesca ma non ho visto nemmeno quello...All'esame di storia del cinema poi ho preso 30. Faccio un po' schifo eh...
4. La mia autostima equivale a zero. Tuttavia, raramente mi fido degli altri e ancor più di rado chiedo consigli.
5. Ho fatto la Pink Lady in Grease. Avevo dieci anni ed ero in vacanza, non per questo lo ritengo meno grave.
6. Ieri sera ho riletto un diario scritto in quinta superiore... Era un Porno.
7. Ogni anno ripenso a quello precendente con immensa nostalgia. A meno che non sia stato uno sfracelo totale, ovvio.
8. Ho pianto disperata quando ho visto "Alla ricerca di Nemo". Ho pianto anche gurdando "E' già ieri" e "Giù al nord". Non ho versato una lacrima per "La vita è bella"
9. Provo una strana (e fortissima) attrazione verso il mio professore di fotografia. Un uomo enorme, sulla sessantina, col capello lungo e bianco e il cronico vizio del fumo.
Otto cose a cui penso spesso:
1. Agli esami di luglio. A cosa dire alla commissione di montaggio per far capire che "grazie, non sono interessata ma non per questo sono una testa di cazzo"
2. Al fatto che sono single da ormai troppo, TROPPO tempo!
3. All'anno scorso... e quello prima...
4. A cosa fare il giorno dopo... e troppo spesso si tratta di studio
5. A come farla pagare a Sir Biss... anche se ultimamente sono molto meno vendicativa
6. A costo di essere banale... al futur
7. A cosa mettere il giorno dopo...
8. Troppo spesso non penso affatto. Mi limito a farmi prendere dall'ansia...
Sette cose che cambierei di me:
1. Gli occhi. Ahimè...
2. L'anno di nascita. Che sarebbe anche più credibile...
3. La lunghezza dei piedi. Lo so che i piedi minuscoli sono un emblema di femminilità e delicatezza, ma a quanto pare queste due virtù ora si manifestano in altri modi, di conseguenza è diventato assai difficoltoso trovare le scarpe...
4. L'altezza...
5. Il mese di nascita. Si, lo so ma ho sempre sognato di fare una bella festa di compleanno all'aperto (anche se due anni fa son quasi stata esaudita), in un giardino e non in una stanza, indossare un bel vestito leggero senza il fardello della giacca... a febbraio fa freddo diamine!!!
6. Il segno zodiacale. Anzi no, l'ascendente. Tra tutti quelli che potevano capitarmi... proprio VERGINE?
7. La fronte. Ne vorrei una, grazie!
Sei cose che avrei voluto non aver fatto:
1. Aver pensato di salvare il mondo, finendo invece per perdere un anno.
2. Non aver dato l'esame di Teatro Francese a suo tempo. Avrei risparmiato tempo con un trenta e lode in più...
3. Essermi iscritta ad un liceo. Ripensandoci avrei dovuto fare il professionale. Avrei fatto comunque l'università, ma con qualcosa in più in mano.
4. Aver abbandonato la mia Nikon L14 in borsa, senza la custodia. Adesso funzionerebbe ancora e credetemi... era proprio una signora compattina!!!
5. Aver usato con troppa parsimonia la parola "Vaff******"
6. Essermi tinta i capelli di rosso. E' venuto fuori di nuovo, l'infame!
CInque cose che mi disgustano in un ragazzo:
1. La trascuratezza, perchè si riflette anche interiormente.
2. L'ignoranza e la mancanza totale di interessi.
3. I petti depilati (e ho visto anche GAMBE DEPILATE), le meches, il profumo eccessivo. Quella è roba da donne cari.
4. Scusate, però qui ce vò: la fiatella!!!
5. La vocina acuta.
Quattro cose che mi eccitano in un ragazzo:
1. Le generose dimensioni corporee...
2. I nasi importanti...
3. I difetti di pronuncia (non le esse però) o gli accenti marcati, tipo il livornese aaaaaah...
4. I peli... la barba... i capelli lunghi...
Tre smiley che descrivono la mia vita:
1. O.O
2. XD
3. -,-
Due cose da fare prima di morire:
1. Entrare alla Pixar (anche solo per andare in bagno)
2. Andare ad un festival per due giorni. In tenda... eggià, è una cosa che mi manca...
Una confessione:
Non esco di casa da tre giorni. E non mi lavo i capelli da quattro. Cheggioia averli corti... e che confessione profonda che vi lascio :D
Dieci cose che in questo momento vorrei dire a dieci diverse persone (senza fare nomi):
1 . Se devo dirti qualcosa preferisco farlo a voce e non certo qui, te l'ho detto tante volte... però una cosa da dirti ce l'ho... Mi manchi, son due settimane che non ti vedo e ho bisogno della mia dose per rimettermi in pari, a costo di finire il tabacco e i filtrini :D
2 . Come sopra tesoro, leggi un mese al posto di due settimane ed elimina il tabacco e i filtrini perchè quelli li hai...
3 . Il tuo non è un atteggiamento costruttivo. perciò piantala di fare il simpatico perchè ci metti solo in imbarazzo. Non sai confrontarti con le persone, inoltre sto seriamente valutando la stima che avevo in te dal momento che non sai nemmeno argomentare le tue motivazioni.
4 . Non sono ancora riuscita a dare una spiegazione razionale al fenomeno, ma per qualche strana ragione finisco sempre per tornare da te. Peccato che tu, ogni volta che le cose sembrano andare bene, riesca sempre a rovinarle esagerando.
5 . Tutto ciò che di buono mi è capitato quest'anno, se ho dei bei ricordi, lo devo in parte (in larga parte) a te. Sei logorroica e hai un ego spropositato, ma forse sono questi gli aspetti che più amo in te. Soprattutto perchè a quanto pare sono una delle poche persone con diritto di parola nei tuoi interminabili discorsi.
6 . Se solo non avessi pensato che io in quel momento ti andavo a genio, vai te a capire per quale strana congiunzione astrale, per poi giocare secondo le tue regole e decidere tutto senza nemmeno chiedermi cosa ne pensavo, forse avremmo evitato di rovinarci (o almeno IO avrei evitato) due mesi della nostra vita e ora riuscirei anche a provare un minimo di stima per te. E per favore, smettila di accozzarti ai miei amici, lo fai solo per darmi fastidio, si vede benissimo. Infatti mi da fastidio, ma non certo per le ragioni che credi tu.
7 .Lo sai da quanto tempo io e te non ci facciamo una chiacchierata come si deve? Si, anche per telefono. E' sempre interessante parlare con te, sebbene tu sia maledettamente testarda. Sei una delle poche persone con cui i mesi non cancellano gli argomenti di conversazione.
8 . Non ho ancora capito se tu abbia subito un processo d'invecchiamento precoce o se sei solo stronza. Fatto sta che sei sparita, parlare con te è diventato impossibile perchè ormai hai sempre da fare, ti atteggi da donna già arrivata ma dall'altra hai quell'aria invidiosa come se ti mancasse qualcosa che io invece ho e per la quale dovrei smettere di lamentarmi. E' tutta questione di scelte tesoro, mi spiace.
9 .Ci siamo seduti vicini tutto l'anno e ho aspettato maggio per capire che bella persona tu fossi...
10 .Nonostante tu sia così maledettamente bella, non ho mai pensato, nemmeno per un minuto che tu potessi mai essere antipatica. Ma conoscerti quest'anno è stata davvero una meravigliosa scoperta.
Nove cose che non sapete di me:
1. Sono tre anni che nessuno mi dice più "Ti amo"...
2. A volte ballo da sola nella mia minuscola stanza. Ma mi sento terribilmente ridicola, per questo mi barrico e giro la luce in modo da non essere vista da fuori. Non la spengo altrimenti rischio di farmi male sul serio.
3. Non ho mai visto Star Wars, Il Signore degli Anelli, nè tantomeno Via col Vento. Credo che la Corazzata Potemkin sia una cagata pazzesca ma non ho visto nemmeno quello...All'esame di storia del cinema poi ho preso 30. Faccio un po' schifo eh...
4. La mia autostima equivale a zero. Tuttavia, raramente mi fido degli altri e ancor più di rado chiedo consigli.
5. Ho fatto la Pink Lady in Grease. Avevo dieci anni ed ero in vacanza, non per questo lo ritengo meno grave.
6. Ieri sera ho riletto un diario scritto in quinta superiore... Era un Porno.
7. Ogni anno ripenso a quello precendente con immensa nostalgia. A meno che non sia stato uno sfracelo totale, ovvio.
8. Ho pianto disperata quando ho visto "Alla ricerca di Nemo". Ho pianto anche gurdando "E' già ieri" e "Giù al nord". Non ho versato una lacrima per "La vita è bella"
9. Provo una strana (e fortissima) attrazione verso il mio professore di fotografia. Un uomo enorme, sulla sessantina, col capello lungo e bianco e il cronico vizio del fumo.
Otto cose a cui penso spesso:
1. Agli esami di luglio. A cosa dire alla commissione di montaggio per far capire che "grazie, non sono interessata ma non per questo sono una testa di cazzo"
2. Al fatto che sono single da ormai troppo, TROPPO tempo!
3. All'anno scorso... e quello prima...
4. A cosa fare il giorno dopo... e troppo spesso si tratta di studio
5. A come farla pagare a Sir Biss... anche se ultimamente sono molto meno vendicativa
6. A costo di essere banale... al futur
7. A cosa mettere il giorno dopo...
8. Troppo spesso non penso affatto. Mi limito a farmi prendere dall'ansia...
Sette cose che cambierei di me:
1. Gli occhi. Ahimè...
2. L'anno di nascita. Che sarebbe anche più credibile...
3. La lunghezza dei piedi. Lo so che i piedi minuscoli sono un emblema di femminilità e delicatezza, ma a quanto pare queste due virtù ora si manifestano in altri modi, di conseguenza è diventato assai difficoltoso trovare le scarpe...
4. L'altezza...
5. Il mese di nascita. Si, lo so ma ho sempre sognato di fare una bella festa di compleanno all'aperto (anche se due anni fa son quasi stata esaudita), in un giardino e non in una stanza, indossare un bel vestito leggero senza il fardello della giacca... a febbraio fa freddo diamine!!!
6. Il segno zodiacale. Anzi no, l'ascendente. Tra tutti quelli che potevano capitarmi... proprio VERGINE?
7. La fronte. Ne vorrei una, grazie!
Sei cose che avrei voluto non aver fatto:
1. Aver pensato di salvare il mondo, finendo invece per perdere un anno.
2. Non aver dato l'esame di Teatro Francese a suo tempo. Avrei risparmiato tempo con un trenta e lode in più...
3. Essermi iscritta ad un liceo. Ripensandoci avrei dovuto fare il professionale. Avrei fatto comunque l'università, ma con qualcosa in più in mano.
4. Aver abbandonato la mia Nikon L14 in borsa, senza la custodia. Adesso funzionerebbe ancora e credetemi... era proprio una signora compattina!!!
5. Aver usato con troppa parsimonia la parola "Vaff******"
6. Essermi tinta i capelli di rosso. E' venuto fuori di nuovo, l'infame!
CInque cose che mi disgustano in un ragazzo:
1. La trascuratezza, perchè si riflette anche interiormente.
2. L'ignoranza e la mancanza totale di interessi.
3. I petti depilati (e ho visto anche GAMBE DEPILATE), le meches, il profumo eccessivo. Quella è roba da donne cari.
4. Scusate, però qui ce vò: la fiatella!!!
5. La vocina acuta.
Quattro cose che mi eccitano in un ragazzo:
1. Le generose dimensioni corporee...
2. I nasi importanti...
3. I difetti di pronuncia (non le esse però) o gli accenti marcati, tipo il livornese aaaaaah...
4. I peli... la barba... i capelli lunghi...
Tre smiley che descrivono la mia vita:
1. O.O
2. XD
3. -,-
Due cose da fare prima di morire:
1. Entrare alla Pixar (anche solo per andare in bagno)
2. Andare ad un festival per due giorni. In tenda... eggià, è una cosa che mi manca...
Una confessione:
Non esco di casa da tre giorni. E non mi lavo i capelli da quattro. Cheggioia averli corti... e che confessione profonda che vi lascio :D
martedì 26 aprile 2011
Perspicace B.
"Se fossimo andati adesso, a quel Referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile... per anni e anni!"
Evviva la sovranità popolare! Evviva la democrazia itaGLIana!
lunedì 24 gennaio 2011
Nulla è più utile se non il superfluo - ovvero i miei 20 minuti
Avevo già iniziato a nurtrire qualche sospetto tre anni orsono: una mattina, mentre mi preparavo con calma per andare in università, facevo colazione con il sottofondo di "Happy Days". Accadeva che Joanie, come spesso accade alle adolescenti, era stata scoperta dal fratello, e quindi dalla famiglia intera, a fumare una sigaretta" Scandalo, tragedia, flacccccellottttittttio!
Howard Cunningham, dopo lunghi e sonori rimporveri, esprime anche la sua preoccupaizione riguardo a un piccolo particolare
- Joanie, sei una signorina, se continuerai a fumare, ti si ingialliranno le dita.
Ma la pratica e risoluta Marion dissolve ogni preoccupazione con un sempilice:
- Howard, per quello è sufficiente ricorrere al succo di linome...
Torno nel mondo reale e mi guardo le mani, sofffermandomi in particolare sul dito medio, leggermente ingiallito causa drummini arrotolati e, senza indugiare oltre, min fiondo verso il frigorifero, afferro un mezzo limone rinsecchito ma ancora succoso e, munendomi di tondini di cotone, inizio a spremercisopra il succo e sfregarmelo sul dito.
Marion Cunningham ne sa una più del diavolo!
Chi avrebbe mai potuto immaginare quanto poteva rivelarsi utile temporeggiare, cincinschiando davanti alla tivù?
Quell'episodio tuttavia, rimase un ricordo isolato. Ma ad oggi, dopo due intensive settimane di lezione, posso, gentilmente ma con sicurezza, mandare a quel paese la mia dolce madre, la quale per anni mi ha sgridata ed acusata di perdere del gran tempo davanti a programmi stupidi e inutili.
"Studia che è meglio", ama ripetere spesso. Precisiamo poi che queste parole escono dalla bocca di una divoratrice di serie quali Lost, Gray's Anatomy, ER, Criminal Minds...
Certo, studiare va bene, nulla da dire a riguardo, ma metti che una mattina entri in classe in ritardo, arranchi a fatica alla ricerca di una sedia vuota, l'aula è buia perchè la professoressa ha deciso proiettare una puntata di Friends. Poi, quando l'episodio termina, l'insegnate propone un esercizio di sceneggiatura: buttar giù una bozza di plot, dopodichè consiglia vivamente di riguardare un paio di puntate una volta a casa.
A cosa sarebbero servite ore e ore col naso immerso tra manualozzi e saggi di qualunque sorta?
In quel momento ho ringraziato affettuosamente san Megavideo, santa 075 che mi consiglia sempre qualche serie interessante e, non subito, ma sabato pomeriggio, anche la Q che, citando Elliot Reed, mi ha risparmiato un paio d'ore di inutile studio... Se visti con occhi attenti, un paio di episodi di Scrubs valgono molto più di un pomeriggio di compiti! Che poi... compiti... che meraviglia vedere la faccia della madre, intenta a fissarmi con sguardo truce mentre perdo l'ennesima mezz'ora preziosa della giornata e risponderle: "Mammina, sto ripassando"!
Pochi giorni fa, mentre sbirciavo nel reparto "Cinema e arte" della Feltrinelli, il mio sguardo cade su un libriccino scuro e sottile. Leggo il titolo: "PENSARE LOST"... ricordandomi di non aver ancora comprato il regalo di natale alla mamma...
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