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lunedì 31 marzo 2014

Il passato ha le lenti rosa

Soffrire di nevrosi penso sia un problema comune a tutti. Con l'avvicinarsi dei trenta però, rendersi conto di avere la stessa nevrosi che affligge quasi tutte le persone anziane non è di certo confortante.
Non so se questo problema abbia un nome scientifico, ho anche cercato su google ma a parte un sito sull'educazione, uno sui giovani in crisi per mancanza di lavoro e il vaccabolario (???) la mia ricerca non ha prodotto risultati degni di nota. Per fortuna non ha nemmeno annunciato morti imminenti, il che può capitare, googlando sintomi di svariato tipo, quindi mi sento sollevata, anche se penso sia difficile che la costante malinconia per il passato porti alla morte, a meno che non si pensi direttamente al suicidio ma, non essendo il mio caso, posso stare tranquilla.
Proprio così miei cari, da che io abbia memoria, sono sempre stata un'incurabile malinconica, alla ricerca di un passato ormai lontano e superato. Me ne rendo conto sempre più ogni anno che passa: ripensando a quello precedente, provo spesso nostalgia e rimpianto, anche se lì per lì quei momenti non mi sembravano nulla di particolarmente divertente e, quasi di sicuro, li avessi trascorsi ripensando con altra nostalgia a quelli passati l'anno prima ancora.
Non che sia incapace di godermi l'attimo. Si, di solito il presente mi fa un po' schifo, ci metto qualche tempo a digerirlo, ma spesso il processo non richiede più di una manciata di ore, dopo le quali posso affermare di aver passato una bella serata, un bel pomeriggio, una bella giornata in generale. Ma capire se è davvero un bel periodo, misurandolo sulla lunga durata, quella è un'altra faccenda.
Non do giudizi affrettati, solitamente quando lo faccio, la situazione finisce per rivoltarmisi contro. Ho bisogno di tempo per capire se ciò che ho fatto, se quel che è successo e che mi ha portata dove sono ora sia stato davvero bello oppure no. Il problema è che il giudizio cambia a seconda di come guardi le cose, e più passa il tempo, più queste prendono una bella forma, anche se a guardarle da vicino sembravano davvero brutte.
Ciò che trovo assolutamente incomprensibile è come sia possibile rimpiangere qualcosa che, nel momento stesso in cui lo avevi, ne avresti fatto volentieri a meno. E' malato, perverso... assurdo! No?
Eppure succede.
Succede che passi un anno a lamentarti, a non dormire la notte, a sentirti brutta, stupida e incapace, ti passa la fame, ti svegli ogni mattina sempre più incazzata e ti senti dire che tutto questo malessere è visibile anche a chi ti vede poco, ma adesso, a 365 giorni di distanza, daresti via un pezzo di anima (non tutta perchè l'hai impegnata anni fa e non sei ancora riuscita a riscattarla per intero) pur di tornare indietro.
Spiegatemi perchè una persona normale dovrebbe desiderare così tanto di rivivere qualcosa che nella realtà sembrava essere stressante e difficile? Perché la testa dovrebbe cancellare tutti i brutti ricordi lasciando solo quelli piacevoli? O peggio, perché trasformarli rendendoli carini?
Ci ho messo un'eternità a ripescare le notti insonni, l'autostima a terra, le incazzature mattutine, perché su due piedi, quel che ricordo sono i pomeriggi a lavorare,  le battute cretine, le lezioni di sceneggiatura (appunto... cioè), le pause trascorse al sole a chiacchierare e bere il caffè...
Non è normale. Sono ricordi distorti, filtrati, parziali! Non dovremmo imparare dal passato? Sembra proprio che la mia testa abbia deciso di non collaborare e, almeno per ora, farmi navigare nella nostalgia senza pensare troppo a quel che ho ora, rimandando gli apprezzamenti seri all'anno prossimo (forse, non è detto che succeda).
E in tutto questo mare di nostalgia non giustificata, la cosa più buffa è rendersi conto di non aver perso le cose importanti ma, al contrario, di averle vicine, alcune molto più di quanto un anno fa era solo concesso desiderare.
Mentre cerco di trovare delle risposte sensate vi lascio, condividendo uno dei tanti momenti di follia, che ora posso solo permettermi di ricordare.


venerdì 7 febbraio 2014

universo aleatorio, universo di entropia

Buongiorno mio fedelissimo popolo della rete. Eccomi reduce dalle prime due settimane di lavoro. Nonostante in questi primi giorni di cose ne siano successe molte, non ho ancora deciso se quest'universo aleatorio ed entropico che è il lavoro freelance, mi piaccia oppure no.
Certo è che prima di venerdì scorso, complice anche una pms parecchio aggressiva (io non credevo a queste cose e invece...), somigliavo più ad una gorgone incazzata che ad un essere umano. Ma cattivo umore a parte, lo stato di creatura semi umana dall'aspetto poco rassicurante ben si addice ad un lavoratore autonomo alle prime armi e, visto che ho intenzione di tirare le somme con un bell'elenco dei pro e dei contro, tra poco spiegherò anche il perchè.

Le cose belle dell'essere - di fatto - una freelancer

1 - Non hai orari. Potersi alzare alle otto, nove, dieci, undici, dodici, mille del mattino è una meraviglia! Di fatto decido io quando iniziare e posso gestirmi il tutto come meglio credo, pur rispettando i limiti delle consegne. Quindi posso pianificare di lavorare ddici ore in un giorno, se ho altre cose da fare il secondo.

2 - La strada per arrivare al lavoro è decisamente corta. Niente code, niente folla, pioggia e traffico ma solo quattro scarsi metri da fare, rotolando dal letto alla scrivania. In pratica il percorso opposto a quello fatto dai vestiti che, dalla poltrona vengono ricacciati a caso sul letto.

3 - Assenza totale di dresscode ovvero possibilità di lavorare in totale comodità, con fascia e rollini,
occhiale e tuta. In pratica uno schifo, ma a volte il buon gusto di conciarmi da persona normale (specie se sono uscita la mattina e quindi mi ritrovo già i vestiti addosso) l'ho anch'io.

4 - I clienti - pochi - ti trattano come una persona seria, permettendoti anche di decidere sui preventivi. Sebbene io stia cercando di diventare materialista e venale, su questo punto dovrei lavorarci un po'...

5 - Sconfinata cultura cinematografica. Uditiva più che visiva, ma lavorare guardando l'intera filmografia di Mel Brooks non ha prezzo!!!


Le cose brutte dell'essere - di fatto - una freelancer

1 - Non hai orari. E come spesso accade, sai quando inizi ma non quando finisci. Non timbrando un cartellino ed essendo io una colossale testarda, mi capita di spegnere il computer alle due di notte, nonostante sia dalle dieci e mezza che ripeto a me stessa "Oggi hai fatto abbastanza, pazzeggiare un po' non ti porterà all'inferno'".

2 - Lavorare dentro casa è estraniante e a volte manca lo stimolo di vedere facce e conoscere persone.

3 - La sindrome da sciame. O da ingorgo. In pillole, se un giorno hai da fare, sta pur sicura che QUELLO sarà anche il momento in cui tutti gli altri committenti decideranno di farsi sentire. Con insistenza. Al contrario, se la lungimiranza ti consiglia di tenerti libero il pomeriggio, o l'intera giornata seguente in attesa di nuove istruzioni, riceverai una telefonata in cui lo stesso committente preferisce "aggiornarsi a lunedì". Lo stesso lunedì in cui avrai di sicuro VENTORDICI consegne, e in quel momento penserai "Ma non potevi dirmelo venerdì scorso, pezzo d'idiota, che ho passato tre giorni a trastullarmi???". Equilibrio, questo sconosciuto.
Volendo vedere le cose in grande, questo grave problema ha fatto si che da febbraio io abbia quattro lavori tutti insieme ed è molto probabile che, com'è stato a settembre, ottobre, novembre e dicembre, io torni nel meraviglioso mondo della disoccupazione non appena scadrà il contratto da stagista.

Dopo aver steso questa lista con estrema attenzione, posso dedurre che i pro sono maggiori dei contro, quindi di fatto la conclusione è che il lavoro mi piace. Per ora problemi come lo scarso guadagno o comunque l'impossibilità di prevederlo non mi sfiorano ancora. E' già tanto aver tenuto in mano cento miseri eurini (quarantacinque dei quali finiti in mano ad un ladro dal volto sconosciuto al quale auguro di MORIRE SOFFOCATO ASCOLTANDO ITALIA AMORE MIO), quindi ad ora tutto ciò che arriva è grasso che cola.
Se poi le cose dovessero ingranare davvero, penserò in grande, per ora mi godo il periodo, tanto lo sappiamo tutti che a maggio finirò di nuovo in una pozza grigia di ozio e tristezza.
Ma a quel punto...


Non serve aggiungere altro!



martedì 28 gennaio 2014

Panico e curiosità

Due settimane fa ho pubblicato il precedente post in cui, prima di cominciare una lunga disquisizione sul lavoro creativo, ho annunciato il mio desiderio di piantarla con le lagne e cercare di combinare qualcosa. In realtà la prima parte era esplicita, la seconda no ma sappiate che l'intenzione era quella.
E in effetti ho cominciato. Mi sono data da fare, ho smazzato per giorni e alla fine qualcosa ho prodotto. Che cosa, in particolare non è dato saperlo ora, l'importante è che l'abbia fatto, riscuotendo qualche risposta positiva dai vari collaboratori.
Poi, mentre il cuoricino si riempiva di speranza per la buona riuscita del nuovo progetto, da voci alle quali avevo smesso di dare fiducia arriva la proposta che aspettavo da mesi.
E così, senza pensarci troppo su, ho inviato il curriculum e tentato la fortuna. Che stavolta è stata dalla mia.
Così, popolo della rete che fedelmente mi segue da anni, sono felice di condividere con voi la gioia per il mio primo impiego pagato!
Finalmente (ufficialmente da lunedì prossimo) sono anch'io una lavoratrice retribuita a contratto regolare. Leggete stagista ma per me è come guardare il mondo dall'ultimo piano dell'Empi... no, facciamo dal duomo di Milano.
Se poi tenete conto che da ormai cinque mesi ho iniziato (meglio tardi che mai) a soffrire di vertigini, vi dirò che la paura è più o meno la stessa.
Sarò completamente - o quasi - autonoma, lavorerò con persone che hanno dimostrato di riporre piena fiducia in me e le aspettative sono molto alte... il pensiero di deluderle mi fa morire dentro, il timore di non essere all'altezza del compito fa a pugni col desiderio di mettermi alla prova. So cosa penseranno in molti, che alla fine ce la farò e darò il meglio di me, è la stessa cosa che mi ripetono gli amici e il moroso, ma è normale avere paura all'inizio. specialmente quando di fatto non ci sono precedenti rilevanti... Ma come dice il saggio, la paura ti tiene lontano dall'essere un dottore a metà. O un impiegato, un cameriere, un programmatore, un ingegnere o nel mio caso, un disegnatore, quindi ben venga, soprattutto se accompagnata da una buona dose di curiosità e voglia di sperimentare e migliorare.
Con una marea di domande per la testa, credo che andrò a dormire. Ufficiosamente domani si comincia!

mercoledì 1 gennaio 2014

Ansia da prestazione e felice anno nuovo

Chi ben comincia è a metà dell'opera, dicono.
Chi invece comincia male, e questo lo dico io, può solo aspettarsi che le cose migliorino. Che possano andare peggio è difficile, ma sempre possibile. Tuttavia non è quello che mi aspettava solo trecentosessanta.... no, era dispari, quindi non poteva essere bisestile, trecentosessantacinque giorni fa: una mattina grigia d'inizio gennaio in cui infagottarmi sotto il piumone e mettere un cartello alla porta sembrava l'unica soluzione possibile al malumore. Se solo avessi saputo davvero quel che mi aspettava, il malumore avrebbe impiego meno delle ventiquattrore effettive a scomparire del tutto, ma talvolta è necessario che passi da sé. Come disse un saggio al quale spesso mi ispiro, a volte basta semplicemente stare a guardare e le cose vanno a posto da sole. Il problema nasce quando gli elementi sembrano esserci tutti, sistemati tra loro in maniera perfetta.
Cosa fare quando vieni svegliata da un raggio di sole, il cielo azzurro sopra una città che vorresti diventasse prima o poi la tua, accorgendoti di aver recuperato tutte le ore di sonno perse la notte prima, nel migliore dei modi possibili? Mettiamoci pure un paio di french toast preparati con affetto e il quadretto è completo. Ti guardi in giro pensando che sia tutto talmente perfetto da voler stringere ogni cosa sperando che non sgusci via senza controllo, cercando magari di afferrare qualcos'altro stando attenta a non far sfuggire nulla d'importante. A dire il vero, l'unica cosa che vorrei rimanesse così com'è, è il mio nuovo modo di guardare e affrontare gli eventi, perchè a voler essere del tutto obiettivi, non è che l'anno passato mi abbia portato solo cose belle, è stato più che altro il modo di affrontare quelle brutte a cambiare. Quindi, se non sarà l'anno nuovo, ora è la mia forza d'animo a sentire una grande ansia da prestazione!
Ce la possiamo fare? Io dico di si!

domenica 29 dicembre 2013

Thanksgiving

Un titolo leggermente fuori tempo massimo, visto che siamo a dicembre inoltrato, però purtroppo è vero: il Natale quando arriva arriva, e se arriva nel momento sbagliato, sono un po' affari suoi.
Ho provato con tutta me stessa ad accogliere lo spirito e l'allegria delle feste ma purtroppo con scarsi risultati. Ho anche proposto al papà di addobbare insieme l'albero di Natale, ma non voleva disturbarmi mentre lavoravo, così il mio contributo si è ridotto solo a sistemare il disastro di palline e luci multicolor che aveva combinato.
Io non odio il Natale, tutt'altro, ma certi anni arriva senza che io ne percepisca la magia o l'eccitazione. Niente impazienza, niente progetti, nessun desiderio di riposo. Alla fine, se ti trovi di fatto in vacanza da luglio, poco importa che arrivino le feste, tanto le giornate son tutte uguali.
Ma uguali non significa spiacevoli né tantomeno noiose. Il punto è renderle divertenti senza bisogno di alberi, lucine, pacchetti, fiocchettini. E così è stato, perchè l'eccitazione di dicembre, vedeva di fatto le radici nei mesi precedenti, mesi talmente frenetici (se escludiamo il piano lavorativo) da non sapere dove sarebbe stata la mia testa di lì ad una settimana. Mesi in cui sono successe tante cose, non tutte per forza belle ma sopportabili e di fatto utili.
Per cui, se il primo gennaio mi sono svegliata con la testa intontita e la rabbia di un capodanno che non sembrava promettere nulla di buono, ora invece sono qui a credere che qualche volta anche Paolo Fox dica qualcosa di buono. Forse se lo inventa, forse ha solo fortuna. Quest'anno ha avuto ragione.
Un bell'anno fortunato forse non è solo quello in cui ti laurei, ottieni il lavoro dei tuoi sogni e guadagni un sacco di soldi. Può esserlo anche quello in cui per il compleanno ricevi un portafoto costruito dalle amiche che, nonostante sembri masticato a causa della pioggia, esplode di amore e cinque anni di scemenze fatte insieme, quello in cui il primo di novembre ti improvvisi attrice urlando "PORCO!" ad un malcapitato che per cause di forza maggiore, interpreta il ruolo di marito fedifrago e baffuto, quello in cui superi una rottura con la semplicità con cui bevi il vino in un bicchiere oppure vedi il tuo primo film proiettato su un grande schermo e ricevi i complimenti di tante persone. Oppure ti trovi con le amiche mangiando caramelle e guardando film comodamente sedute su un prato. Le stesse amiche che ti hanno insegnato a fare la treccia ripresa o a svegliarti la mattina con una chioma perfetta, utilizzando solo una fascia per capelli.
E lo stesso vale per il natale, può essere bello anche senza l'atmosfera giusta, basta qualche molletta rossa, un the caldo, qualche pettegolezzo scambiato staccando smarties dal tetto di una casetta di pan di zenzero, una birra, una pentola a forma di gufo, una sigarettina sotto casa, un gatto che non vuole le coccole, un gatto che invece le coccole le vuole.... Cose così.

Per concludere, vorrei cogliere l'occasione per ringraziare pubblicamente CdS. Le voglio bene anche per come è fatta, e con questo intendo perfida. Non solo quando mi dice che con la frangetta faccio schifo, scoppia a ridere quando sono triste o approfitta dei suoi occhioni per ottenere ciò che vuole. E' perfida sempre. Pensavo che ciò non valesse per la CdS ubriaca, che inizia a chiacchierare amabilmente e pare adorabile. Mi sbagliavo, è perfida anche quando beve, ma se uniamo perfidia a dolcezza alcolica, otterremo un cocktail perfetto! E potrebbe accadere che, pensando di essere cattivissima, inizi a parlare a sproposito con due amici raccontando loro fatti che riguardano me, riuscendo, anziché sputtanarmi, a sbloccare una situazione che si protrae da mesi, nella quale io gioco il ruolo della liceale scema insieme ad un altro liceale scemo, due scemi che per tanto tempo hanno continuato a sorridersi, chiacchierando timidamente, senza avere il coraggio di andare oltre.
A volte avere amiche perfide e chiacchierone può rivelarsi dannatamente stupendo e se non avessi un'amica così perfida, questi ultimi giorni non sarebbero stati così carini. Finalmente! Ma questa è un'altra storia.

domenica 22 dicembre 2013

Dalle anabole a mamma oca: il linguaggio criptato dei messaggini

Oggi vorrei affrontare un argomento molto serio e attuale, soprattutto da quando gli smartphones hanno conquistato una porzione ben più che rilevante all'interno della nostra vita. Questi diabolici marchingegni ormai, ben lungi dalla loro originaria funzione di semplice mezzo di comunicazione, hanno assunto un ruolo fondamentale nelle nostre vite, permettendoci di compiere le azioni più disparate. Quello che solo dieci anni fa era un semplice telefono, oggi è anche una fotocamera, una macchina da presa, un elettrodomestico, il colonnello delle previsioni del tempo, un'edicola, un comodo dosaspaghetti, un soprammobile, un fermacarte, un fermaporte, un sasso.
In realtà la mia intenzione è ben lontana dal demonizzare i nuovi telefonini, bensì di porre l'attenzione su un componente fondamentale degli stessi, senza il quale l'utilizzo dello smartphone non creerebbe ilarità e risate più o meno scomposte.
Sto parlando dell'autocorrettore!
Da quando la tastiera qwerty ha reso obsoleto e inutile il sistema di scrittura intuitivo T9, ci troviamo davanti a un essere d'intelligenza superiore che vorrebbe correggere gli innumerevoli errori dovuti alla piccolezza dei tastini, ma più spesso finisce per sostituire termini giusti con altri del tutto sconnessi con il contesto e il senso della frase. Talvolta invece, dando il meglio di sé, ignora del tutto gli errori che dovrebbero essere corretti e sostituisce termini che invece credevi di aver scritto giusti. Altre volte invece decide di improvvisarsi veggente e completa parole che già scritte così avrebbero un senso compiuto. Ma avendo ormai dita rapidissime, noi non ci facciamo caso e inviamo il messaggio così come è stato scritto, creando così situazioni buffe e spesso imbarazzanti nei nostri amici i quali, se siamo fortunati, si faranno una sonora risata decidendo di volervi ancora più bene, oppure decideranno di smettere di parlare con persone insane e troppo fantasiose, lasciandovi soli a riflettere sulla vostra ignoranza. Ovviamente la cosa può assumere risvolti ben più imbarazzanti, specie se dall'altra parte c'è uno dei genitori (e ormai impazzano i siti di screenshot con frasi imbarazzanti spedite a mamma e papà) o, peggio ancora, qualcuno che magari vi piace che probabilmente, una volta decifrato il messaggio, deciderà di troncare a metà la conversazione, preferendo parlare con qualcuno un po' meno criptico di voi. 
A me è successo innumerevoli volte. Anzi, potrei dire che gli unici messaggi che escono puliti dal mio infallibile ditino siano quelli contenenti solo ed esclusivamente smile. E anche qui a volte ne piazzo qualcuno a sproposito. 
Del resto le prime volte che mi trovai faccia a faccia con una qwerty, decisi che on faceva per me e reimpostai la tastiera 3x4, finché LaQ non decise di sgridarmi pubblicamente. E fu così che mi piegai ai minuscoli tastini, facendo uscire parole mai viste e messaggi ancora oggi in mano a filologi e decifratori professionisti. Le mie compagne iniziarono a prendermi in giro, quindi a formulare ipotesi sul perchè di questa mia incapacità. Evidentemente "E' solo tonta!" non era una spiegazione plausibile. 
 - Ma lei ha un samsung, ha i tasti piccini...
 - Si ma anche le sue mani sono piccine...
 - Che cosa mai avrà voluto dire?
 - Che cos'è un vestito Chrysler*? 
 - Parlare con te e parlare con Zoidberg è la stessa cosa!
Erano le frasi più gettonate. E anche le più gentili. (quelle in verde sono di CdS, è giusto che sappiate)
Adesso per fortuna la loro abilità nel comprendere ciò che voglio dir loro ha raggiunto livelli altissimi!
Lascerò che le immagini parlino per me.



Non sto a chiedermi cosa avessi scritto prima dell'intervento dell'autocorrect. Ma almeno il suddetto ha avuto buona volontà


Qui invece mi sto ancora chiedendo come mai Kasanova sia diventato "massa oca", mentre "avrq" è rimasto impunito... 

Ad ogni modo ormai, oltre ad essere diventate delle vere e proprie esperte nel decifrare il mio linguaggio criptato, le amiche hanno smesso di insultarmi e spesso ringraziano per i momenti di gioia e divertimento che regalo al mondo!



Postilla Necessaria
Se qualcuno di voi si stesse domandando cosa siano le Anabole, provi - quando possibile - a prendere
in mano un samsung anteriore al Galaxy. Un telefono con la tastiera 3x4 e il t9. Ora digitate COCCOLE e lo scoprirete!


lunedì 28 ottobre 2013

Things worth forgetting

Se siete dei cultori di Friends come io lo ero un tempo, saprete bene cosa sia la storia dell'europa occidentale. In caso non lo foste, è una storia molto romantica inventata da Joey per sedurre le donzelle e utilizzata da Rachel per sedurre a sua volta il malcapitato Ross.
Ecco, dopo venerdì sera, posso assicurarvi che questa maledetta storia (vera o inventata che sia) funziona maledettamente bene! E' addirittura più infallibile dell'Uomo Nudo di How I met your mother, la quale, ricordiamo, ha 2 probabilità su 3 di funzionare, mentre comunque l'altra soluzione, anche in vista di un fallimento, non intaccherebbe in alcun modo la vostra dignità...
E ad ogni modo fidatevi, le possibilità di fallire sono davvero scarse!
Anche se la fanciulla in questione ha iniziato la serata puntando altrove (nello specifico un ragazzo fidanzato, uno psicopatico e un terzo di dubbia natura),
E pare non abbiate nulla in comune.
E siete juventini impegnati a sedurre una sfegatata romanista!
E parlando di politica, le cose sembrano crollare in maniera definitiva...
E anche dopo un litro di birra e tre amari che le avete offerto, lei sembra ancora perfettamente sobria!
Ma soprattutto la fanciulla non sembra intenzionata a concedervi alcunché, perché nonostante lei sia decisamente bassa... voi forse siete alti come lei...

Però purtroppo (o per fortuna) quella storia funziona davvero, perché è maledettamente romantica, specie se è vera e voi avete davvero passato un mese a girare per Spagna e Portogallo (non certo a contemplare le bellezze naturali). Posso assicurarvi che in poco tempo vi ritrovereste a limonare come se non ci fosse un domani e probabilmente lei vorrebbe rimanere ancora lì con voi, se solo la sua amica non fosse così stanca e si sentisse in colpa a lasciarla andare a casa da sola...

E pensare che la conoscevo bene. Ma non sono sicura che dimenticarne gli effetti e cascarci sia stato un male...

sabato 3 agosto 2013

Di partenze e commedie americane

 - Ti va se ci vediamo venerdì? Domenica parto e volevo salutarti...
 - Si, ok, però sono triste perché significa che hai già preso una decisione, che immagino sia quella giusta, però non volevo che finisse tutto così e ora tu parti...
 - Ehm... Duca, ma cosa dice! Vado al mare una settimana. Non finisce nulla!
 - Ah... oh... ok!!! Ora sono contento!!!

Non ho capito bene cosa s'immaginasse ma ho riso come una matta! In parte perché sono perfida, in parte perché questa scenetta da commedia americana era davvero buffa!
Ma alla fine ho deciso che, PER ORA, non finisce niente. E sicuramente non sono il tipo di persona che "ohmioddio ho deciso di partire e farla finita con tutto, ho bisogno di pensare, trovare me stessa, scusami, un giorno capirai", proprio no!
E' solo che tra i tanti forse, si, dai partiamo, ma dove andiamo, forse non partiamo, volevo vedere i miei amici che il Duca mi ha regalato nelle ultime settimane, ho deciso di accordarmi con le amiche per una bella settimana in Liguria. Poi se lui ha voglia, faremo qualcosa, altrimenti va bene così. 
Intanto pare che le cose si stiano sistemando. Ho deciso che non gli chiedo più niente, non mi arrabbio più e cerco di essere carina con lui. Ma nel frattempo continuo a farmi i fatti miei. Che poi equivale a non avere molte aspettative e non è il massimo, ma per ora le cose sembrano sulla via del miglioramento, c'è solo da capire quanto tempo io sia disposta ad aspettare o quanto ci metta lui a capire di aver preso un abbaglio gigantesco e che di fatto non gli interesso poi tanto... 
Sono troppo razionale... e un po' spaventata nel realizzarlo...

E mi ha appena scritto che la torta di ieri sera era un'opera d'arte... *blush*

Va bene, è tempo di andare!
Settimana prossima tornerò, irrazionale e incazzosa come sempre! E un po' abbronzata. Spero...




venerdì 12 luglio 2013

Il corto c'è!

Prendete una ragazza di città, abituata a girare coi mezzi pubblici e per questo ormai consumata ideatrice di espedienti per ingannare l'attesa. Fumare una sigaretta o leggere un libro i primi della lista.
Grande pensatrice, abituata a riflettere e interrogarsi sui perché della vita, dell'universo e tutto il resto, spesso si fa prendere la mano, sfociando in breve tempo nel nervoso, nella rabbia, nella furia più cieca.
Mettiamo il caso che questa ragazza sia alla ricerca dell'idea per un film e vuole sperimentare, utilizzando l'animazione per trasformare tutto nel contrario di tutto, lasciando libere le parole, dando forma ai pensieri.
L'idea fatica ad arrivare ma, riflettendoci un po' meglio, ci si accorge che è già li. Il resto è in discesa.

Ora posso dirlo, questo è il mio primo cortometraggio vero. Tutto mio. Adesso c'è e non vedevo l'ora di mostrarvelo!



giovedì 11 luglio 2013

Un tram chiamato...

Sono trascorsi otto mesi, otto lunghissimi, durissimi, divertentissimi - metteteci pure un aggettivo a caso, sarà azzeccato - mesi e finalmente ho finito. Domani arriveranno i tanto agognati risultati e con loro, un altro, l'ennesimo pezzo di carta, del quale deciderò cosa fare.

Sono state due settimane intense: prima lo studio, poi il festival, poi finalmente gli esami, giunti e trascorsi in un baleno, non senza qualche scricchiolio e contrattempo, controllati e contenuti al meglio. 

Melzo: dopo aver tanto tribolato, il film non è solo stato proiettato, ma anche inserito in concorso! Non ha vinto ma rispetto alla disperazione di qualche giorno fa, li considero passi da gigante. E sono riuscita a presentare i lavori seduta sul palco, parlando ad una folla di sconosciuti senza incespicare, incartarmi, bloccarmi... forse complice il faro accecante puntato sul viso. Anche quello bisogna dirlo.

Comunque! Quel che non vedevo l'ora di fare, e sarà possibile a breve, era mostrare all'universo intero ciò che questi intensi mesi di lavoro hanno fatto nascere. 

Stay Tuned.


martedì 25 giugno 2013

Take a look!

Ok sono ufficialmente fusa.
Prova definitiva: il mio click su "nuovo blog" anziché su "nuovo post". mi era già venuto qualche sospetto quando ho creduto di leggere sul cartellone del supermercato "arrosto di zucchine" anziché di vitello. Ora ne sono certa.

Comunque, non era del mio delirio mentale che volevo parlarvi, ma di questo nuovo (stavolta per davvero, senza deviazioni casuali) blog, fresco fresco e pronto allo spam aggressivo!

click to go!

Come il suo blog, questa ragazza è giovane (più o meno),fresca di formazione e colma di sogni e aspettative. Non è ancora diplomata e, in attesa degli esami, vorrebbe iniziare a mostrare qualcosa di sé e ciò che ha imparato a più gente possibile.
Se guardate bene, vi renderete conto di conoscerla già un po', quindi se avete voglia date un'occhiata, commentate e suggerite. E non abbiate paura di essere cattivi, lei lo è già!

sabato 25 maggio 2013

Per ora è così

Ieri pomeriggio, mentre cazzeggiavo su facebook anziché montare il film saggio, mi sono imbattuta in questo articolo. Ovviamente l'argomento, frivolo e leggero, ha stuzzicato la mia curiosità, ho iniziato a leggere e a pensarci un po' su.
Per quanto siano vere le cose che l'articolo scrive, sono circondata da casi che dimostrano l'esatto contrario. Mi lamento spesso di essere l'unica singol tra le mie amiche, quindi in fondo, con tutte le difficoltà del caso, sarà mica che un po' d'amore vola anche in questa grigia metropoli?
Certo, secondo me l'articolo dice cose giuste, a dimostrarlo c'è la miriade di casi umani che mi sono capitati da cinque anni a questa parte, e non solo. Milano è una città talmente sofisticata, chic e con una rosa di possibilità così ampia che è normale finire per confondersi e non vivere il momento. Risultato: c'è quello che dice di volerti bene, ma non riuscire ad andare oltre perché confuso, non sa cosa vuole, ha mille pensieri in testa... poi l'altra che ha paura di una relazione seria perché teme di commettere sbagli, quindi c'è la coppia che esce da un anno, ma lei dice di farlo solo perché si annoia e, data la facilità della ragazza ad attrarre individui di sesso maschile, la frase ha ben poco di credibile e in realtà probabilmente si vergogna solo di ammettere che è presa. 
Poi ci sono io, che da un mese ormai esco col Duca ed è un po' di tempo che mi sono accorta di starci proprio tanto bene. 
Perché sento libera di sbagliare.
 - E invece sembra che tu dica e faccia tante cose giuste...
Per ora. Chissà.

lunedì 22 aprile 2013

Un golfino nero, un ombrello giallo...

Come non amare le feste di laurea! Specialmente quando lo scenario rurale in cui hanno luogo fa pensare a lunghe corse nei prati, cappelli di paglia che svolazzano, ammucchiate nei fienili...
Poi, dopo una settimana di gran caldo e un sole che in Lombardia si vede di rado, decide di piovere proprio QUEL WEEK END e le corse a piedi nudi si trasformano presto in scivolate nel pantano. 
Quindi ieri, planinog alla mano, io, LaQ, 075 e altri personaggi che introdurrò man mano, tiriamo una riga su ogni singolo punto del programma e passiamo al piano B. Inutile dire che, complice la pioggia, la situazione scivola a velocità esponenziale:
 - Cambio d'orario: anziché partire alle 14, la partenza è ritardata alle 18.
 - Il fidanzato di un'amica lavora e lei, rimasta sola in casa e non potendo abbandonare il cane, è impossibilitata a spostarsi.
 - L'amica con cui avremmo dovuto partire, decide che, visto il cambio d'orario porterà con sé l suo inutile fidanzato, amorevolmente soprannominato Abat - jour (si dice sia un tipo loquace)
La prospettiva di trascorrere due ore in macchina con abat-jour mi fa quasi ribrezzo. Come se non bastasse, l'amica è in ritardo. Disperata, telefono allaQ, la quale mi invita ad andare a casa sua e partire insieme a lei, il suo +1 e altri amici.
 - Ma avete la macchina piena.
 - No no! Cioè si, ma viene anche the Duke che recupera una mia collega in Brianza, al limite appena arrivati lì, ti porta lui!
 - COSA?? 
 - Dai, fai la brava!
 - No no! Era solo per capire quanto truccarmi e che vestito mettere!
 - Brava ragazza, giù da battaglia!!
Detto così su due piedi, ero a dir poco sconvolta. Ma spieghiamo con ordine: the Duke (fa molto Moulin Rouge ma a me piace che lo immaginiate diverso!) è un ragazzo con cui ero uscita una volta a novembre o giù di lì. C'era stato un mezzo bacio ma la mia situazione sentimentale, distrutta dalle ripetute percosse di un sassofonista infame, non ci aveva permesso di approfondire la cosa. Dopo quell'uscita c'eravamo sentiti un paio di volte ma dopo un mio rifiuto, era scomparso. Un paio di settimane fa, the Duke è spuntato nuovamente fuori e dopo una breve chiacchierata cosa è finita lì. Sebbene penassi di scrivergli di nuovo, era l'ultima persona che mi aspettavo di vedere alla festa. 
Poco importa. Fatto sta che, armata di ombrello, regalo per l'amica dottoressa e lo zaino, prendo un autobus diretto verso casa della Q. 
Arrivo da lei in perfetto ordine, peccato che il mio golfino, reduce dal viaggio in bus, puzzasse di cipolla andata a male. Mi lavo, mi rinfresco, ma la situazione non migliora. Scrivo quindi un messaggio a Electric Suzy, nonché neolaureata, per chiederle in prestito un golfino. Mi laverò e mi profumerò nella cascina, per ora puzzo felice e speranzosa che il cappotto nasconda l'odore. In macchina nessuno sembra accorgersi di nulla. Bene così. 
Giunti in loco, bacio Suzy, saluto gli amici, prendo il golfino pulito e mi rifugio nel bagno. Cinque minuti dopo ne esco fresca e profumata. L'orrendo cimelio viene cacciato in un pertugio tra gli altri cappotti e da quel momento smette di essere un mio problema!
In balia dei festeggiamenti, tra una chiacchierata e l'altra, the Duke attira la mia attenzione e iniziamo a conversare, toccando argomenti che vanno dalla mia tesi al suo saggio, agli oroscopi, alla psicanalisi, fino a che lui non inizia a parlare della prima volta che ha provato a baciarmi. Non ne avevo un gran ricordo, quel bacio per me aveva significato una lunga attesa e una gran confusione in testa, ma ho deciso di tenere certi pensieri per me e mescolare un po' le cose, forse perché stavolta avevo una gran voglia di baciarlo. 
Da quel momento non ho assolutamente idea di cosa sia successo alla festa. Io e il fanciullo ci trasferiamo sotto una tettoia continuando a baciarci e ridere mentre fuori piove, proprio come Liesl e Rolf in Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo trent'anni per gamba ma più o meno la scena era quella. Decisamente romantica e anche molto piacevole. Inutile dirlo, il tempo vola così in fretta che quando torniamo alla festa, i pochi rimasti ci salutano e vanno via. 
Nuovamente soli, decidiamo di levare le tende anche noi. Recuperata la giacca, la borsa e l'immancabile golfino putrido che cerco di nascondere sotto il sedile, ripartiamo, non senza difficoltà alla volta di Milano e dopo un'oretta e mezza siamo a casa mia, entrambi stanchi e conciati da sbatter via. Un ultimo bacio prima di salire, afferro la borsa e salgo. 
Poi, in un inaspettato momento di lucidità mi rendo conto del dramma: il golfino, QUEL golfino, la cipolla avariata, è rimasto in macchina!! Oddio nnnnnnoooooooooo!!!
Ora, se non dovessi più avere sue notizie, potrei immaginarne i motivi.

*Flash Forward, 2030, la carota in versione Ted Mosby, ma molto più figa, solleva con espressione schifata un pezzo di stoffa nero, putrido e consumato*
 - And that's how I met your father! 

Ma magari no. 

domenica 24 marzo 2013

Pic Nic

CdS è a dieta. Dopo un anno lontana dalle sigarette (oggi), ha deciso di eliminare anche buona parte dei carboidrati, dei grassi e tutto ci che la rende così diversa dalla gnocca stratosferica che era prima di entrare nell'inferno also known as Scuola cinica. Secondo me è gnocca lo stesso ma sapendo quanto possa essere irritabile una persona privata di carboidrati, mi astengo da giudizi ed evito (se posso) di divorare cioccolata in sua presenza. Per fortuna la sta prendendo bene e, nonostante le disavventure e la pressione della tesi, sembra piuttosto in pace con sé stessa. Forse il fatto che manchi una settimana al termine del supplizio rende tutto più sopportabile, ci sono buone possibilità che tra poco meno di sette giorni ricominci a nutrirsi di cibi normali anziché aria e sabbia sotto forma di biscotti, quindi spesso ci ritroviamo a fantasticare e pianificare i prossimi brunch, pranzi e feste similari.
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
 - Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
 - Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari... 
 - Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
 - Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
 - Come sarebbero questi vestiti?
 - Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
 - Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume... 
 - Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
 - ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
 - Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"

mercoledì 20 febbraio 2013

Valentina in libreria

Oggi dopo la lezione, ho deciso di fare un giretto alla Feltrinelli, un luogo sempre ricco di ottimi spunti per le mie riflessioni sulla vita, l'universo e tutto il resto no altrimenti ci avrei già guadagnato parecchio.
Insomma, stasera, dopo mesi che valutavo la situazione, ho deciso di lasciar perdere qualsiasi tipo di remora e comprare l'ennesimo capitolo dell'ennesima saga un po' fantasy, un po' erotico - strappalacrime. Si sa come vanno queste cose: ti avvicini a un libro perché ti piace la copertina, poi lo apri e scopri che anche il carattere con cui è scritto e la mole di pagine (800 in carattere quattordici, che anche col buio i miei quattro occhioni riescono a decifrarlo senza problemi) potrebbero rivelarsi interessanti e finisce che lo compri. Dopo mesi di polvere e mansioni da fermaporte, finisci per leggerlo e ti piace un sacco. Scoprendo che si tratta del capitolo di una trilogia, a metà tra il dubbio che possa rivelare una boiata e la voglia di sapere come va a finire, lasci passare un anno, ma poi, nel giro di dieci giorni, hai divorato sia il secondo che il terzo volume e l'amore per questa storia rasenta la dipendenza grave. Solo che la storia è finita, conclusa, terminata. Ma poi scopri che non è proprio così, e l'autrice ha iniziato un'altra trilogia (che però in Italia, come è giusto che sia, è divisa in sei libri) che inizia da dove ci eravamo lasciati l'ultima volta ma spostandosi da un protagonista ad uno nuovo. Aiuto. Qui la dipendenza è grave ma i dubbi lo sono ancora di più: e se la storia non fosse all'altezza della prima? E se, cambiando protagonista, l'empatia scomparisse completamente? E se... e se... e se... ho finito per cedere e rischiare, con la consapevolezza che la delusione potrebbe essere cocente. 
Morale della favola, mi introduco in libreria con aria furtiva e noto che lo scaffale su cui il libro si trova è lo stesso (ma il lato diverso) su cui giace roba tipo Twilight, Warm Bodies e tutti i morti della Harris. Va beh, lo afferro e sempre più furtiva, mi dirigo alla cassa. Poi penso che però un po' di zucchero (badilate di zucchero) e romanticismo fantaerotico non farebbero male e che gli hipster che leggono David Foster Wallace possono tranquillamente morire sul rogo. David Foster Wallace sta al seitan come  Jacqueline Carey sta ad bell'hamburger (non una fiorentina ma almeno è cibo vero). Dopo aver letto decine di cose di cui non capite niente, avrete finalmente voglia anche voi di staccare il cervello e svagare un po' susu. Ma questo è il discorso che ho intrapreso qualche post fa quindi non mi ripeto. 
Tornando in libreria e alla mia strada verso la cassa, prima di raggiungerla, mi imbatto in una pila di libri per ragazzine e li guardo. Trattasi della saga di Valentina, scritta da Angelo Petrosino. Non so se quando eravate piccoli li avete mai letti. C'era Le fatiche di Valentina, Non arrenderti, Valentina, Cosa sogni Valentina. Tutti che parlavano di questa ragazzina torinese, un po' supereroina, un po' geniale, un po' semplicemente precorritrice degli hipster di oggi. Una ragazza perfetta, bionda, carina, intelligente, responsabile, capace dopo quattro lezioni con il suo amico Ben di parlare un inglese che manco io dopo due mesi a Londra... anche un po' noiosa, però quando avevo dieci anni ci stava tutta. Ora le cose sono un po' cambiate. I libri, da tre sono diventati 80 e probabilmente, visto il carattere, l'interlinea, i disegnini e tutto il resto, si rivolgono on più a bambini di dieci anni ma di sei. All'inizio ho pensato: Ammazza che fortunelli, io mica ce li avevo tutti sti libri quando facevo le elementari. Poi ho lett i titoli. Sorvolando V come Valentina (va beh) possiamo trovare Un mistero per Valentina, In viaggio con Valentina, A scola con Valentina, La cugina di Valentina, i nonni, gli zii, i nipoti e i figliastri di Valentina, Al vernissage con Valentina e per ultimi Valentina Ama Tazio e Un amico in Internet per Valentina. Tazio? Chi è TAZIO! E Ben? Quel povero ragazzino inglese tanto timido e tenero che ci ha messo tre libri per strapparle un bacetto? TAZIO! Pfff. E soprattutto INTERNET? Gli amici di INTERNET in un libro per bambini? Con magari Valentina che manda e-mail allegando foto e chissà, incontra Tazio in una chat! Cosa facciamo leggere ai nostri bambini? Lo sanno tutti che Internet è un luogo pericoloso e non adatto ai bambini, meglio non istigarli con letture del genere no? Che poi crescono, aprono blog idioti e iniziano a leggere libri fantasy erotici! 

martedì 19 febbraio 2013

Strane epifanie alla fermata del tram

Sono una persona tendenzialmente allergica alle romanticherie convenzionali, specie d questi tempi, che  il massimo della romanticheria a cui posso ambire si avvicina a conversazioni di questo tipo:
 - Gabri, domani mi riempi di complimenti?
 - Mmmmmh... No!
 - Puoi anche non crederci, vanno bene anche se non li pensi veramente!
 - Allora si dai!
(Gabri, uomo di due metri abbastanza figo da generare fantasie violente, ma anche abbastanza stupido e fraterno per spegnere all'istante qualsiasi pensiero impuro)
Però tutta questa storia non ha solo a che fare col romanticismo, l'amore e le dolcezze in sé, ma abbraccia un ambito più largo, come l'equilibrio e il buonumore che in questo periodo sono stati un po' per i fatti loro.
Insomma, venerdì ero sul tram a leggere il mio libro ascoltando a ripetizione una canzone dei Kasabian. Il tram si ferma e io mi alzo per scendere. Mentre raggiungo l'uscita, cercando di non colpire troppo forte i passeggeri che ci mettevano un quarto d'ora a scendere due gradini, mi giro e vedo una ragazza in piedi ad aspettare che tutti scendessero. Era ferma, non stava facendo nulla di che ma, paragonata a me e alla mia proverbiale diplomazia nei confronti della folla, sembrava l'immagine della serenità e dell'educazione. E' scesa con calma e appena raggiunto il marciapiede, ha abbracciato e baciato il ragazzo che era lì ad attenderla. Sono rimasta un po' a guardarli, non erano stucchevoli o fastidiosi, non mi hanno rattristata e nemmeno fatto nascere alcun raptus omicida. Erano solo tanto carini e innamorati e io di buon umore. Ho sorriso e me ne sono andata pensando a quanto mi mancava sentirmi così, avrei voluto essere come lei, forse addirittura essere lei in quel momento. Almeno per quel minuto che ci siamo incrociate, mi è sembrato di vedere tutto l'equilibrio, il benessere, la tranquillità che ora mancano a me.
Era strano ma mi aveva messa davvero di buon umore e ho capito che forse, per ricominciare a stare bene come prima (prima di giugno, mettiamola così) devo calmarmi, smetterla di alzarmi ad un orario imprecisato dopo le otto e mezza, arrivare tardi sempre e comunque, tenere i vestiti ammucchiati sul letto, uscire di casa sfatta e incasinata e soprattutto sempre, perennemente arrabbiata. Ed è solo l'inizio d una lunga lista.
E' vero, prima ho pensato che se youtube avesse fatto partire l'ennesima pubblicità, avrei fracassato lo schermo del computer, ma pian piano ci sto lavorando.

domenica 6 gennaio 2013

I am a girl who walks alone and when I'm walking a dark road

Nonostante, come ho reso noto più volte, io odi profondamente le automobili, devo ammettere che in certe occasioni sia impossibile farne a meno. La sera ad esempio. Se vuoi muoverti a Milano e hai deciso di far tardi, oppure vuoi raggiungere un posto dall'altra parte della città, piuttosto che trasportare oggetti pesanti, la macchina diventa indispensabile.
Tuttavia, forse perché non guidando, non posso comprendere alcuni atteggiamenti, a volte mi sembra che chi ne possieda una, esageri e ne abusi, diventando quasi paranoico e non riuscendo a farne a meno. 
Io sono sempre stata abituata a girare coi mezzi o a piedi anche a orari improbabili della notte, tornare da sola non è mai stato un problema ma, se già mi infastidisce chi mostri preoccupazione nel vedermi prendere la metro alle dieci di sera, figuriamoci quanto mi dia i nervi vedere qualcun altro che si rifiuta di muoversi perché sprovvisto di mezzi. Per una persona abituata a guidare, anche cinquanta metri da percorrere di notte, potrebbero trasformarsi in una sfida impossibile. Non per tutti ovvio. Per alcune mie amiche si però! Questa è la disgrazia, soprattutto quando tre di loro hanno la geniale idea di chiamare un taxi, spendendo dieci euro, pur di non camminare per cento metri. Eravamo in quattro ed era primavera... ok che abitiamo in un quartiere che quanto a servizi e collegamenti è paragonabile al bronx, però tutto sommato è un posto tranquillo e pacifico! 
Per me non è mai stato un problema camminare di notte. Ok, magari evito di farlo in posti dove so che potrei è sicuro che muoia, però non mi faccio paranoie di sorta.

Mi viene in mente la mia prima sera nella casa nuova quando stavo a Londra. Quartiere residenziale periferico, zona est. 
Dopo una giornata abbastanza turbolenta, mi sdraio sul letto a leggere Harry Potter. Verso le undici decido di lasciare un attimo il libro da parte e appoggiare la testa sul cuscino per qualche minuto.
Squilla il telefono:
 - Carò, che stavi a dormi? - è il mio coinquilino!
 - Nono!
 - Bene dai, io sto a tornà, mi vieni a prende alla fermata?
 - Ok, tra una mezz'ora?
 - Si.
Guardo l'orologio: sono le 2. Forse stavo dormendo... 
Dopo aver insultato mentalmente il mio coinquilino ma essermi ricordata della fatica fatta la mattina stessa per trovare la casa (seguire delle indicazioni dettatemi in inglese con accento teramana non è stato semplice...), penso che forse anche lui ha bisogno di una mano per raggiungere la nuova dimora.
Mi infilo un maglione, un paio di scarpe e rimanendo in pigiama, vado verso la fermata. 
In giro non c'è nessuno, silenzio totale. Mi accendo una sigaretta e aspetto che arrivi l'autobus. Ogni tanto passa qualche macchina, ma accade di rado. Mentre mi guardo in giro contemplando il deserto circostante, si avvicinano due tizi sulla quarantina, probabilmente slavi, sicuramente con la faccia più brutta che io abbia mai visto. Parlano tra loro a bassa voce. 
Sono sola.
Recito mentalmente tutte le preghiere che conosco, prego perché il mio amico riesca comunque a trovare la porta di casa senza il mio aiuto, mi godo l'ultima sigaretta.
 - Excuse me madam...
Parlano con me
 - y - yeees?
 - Excuse me. Do you know which bus goes to Upton Park? 
 - No, I'm sorry... Ive just moved here today... 
 - I'm going there, you have to take the *numero a case che non ricordo* - un tizio di colore si avvicina e si propane di scortare i due forestieri fino a destinatione.
Arriva il suddetto autobus.
 - Godnight sweet madam, sleep tight and be careful!
E se ne vanno. 

Va bene. Non so se sia coraggio o la mia incurabile ingenuità che rende tutto roseo e adorabile... ma me la sono vista davvero brutta. Meglio non esagerare!

venerdì 4 gennaio 2013

Buoni propositi biciclettari

Reduce da una mattinata di shopping utile e mirato, torno a casa e trovo un'ulteriore spinta a rendere le ore passate per negozi, utili e fruttuose per i mesi a venire!
Si ringrazia la mia amica Scopettì e Rossignoli, Biciclette Ritrovate per il post!

10 regole per un 2013 in bici

Decalogo per un anno a pedali.nb. Leggere ad alta voce e ripetere tre volte al dì dopo i pasti e prima di andare a letto.
1. Andrò al lavoro in bicicletta. (Leggi scuola cinica)
2. E imparerò a riparare una foratura. (O almeno diventerò amico di un meccanico o di una ciclofficina).
3. Imparerò a legare la bici per non farmela fregare. E di notte non la parcheggerò mai fuori (questa ripeterla 10 volte).
4. Mi muoverò in bici anche con la pioggia e il freddo. Ce la fanno a Copenaghen, ce la farò anche io.
5. Almeno una sera all'anno mi unirò alla Critical Mass della mia città.
6. E andrò a vedere un film al Bicycle Film Festival di Milano o Firenze.
7. Leggerò almeno un libro a tema bici (un consiglio? David Byrne, I diari della bicicletta).
8. Su Facebook e Twitter seguirò chi si occupa di bici. Qualche suggerimento: @mguagnetti @fiabonlus @salvaiciclisti
9. La sera accenderò le luci, bianca davanti e rossa dietro (lo dice la legge italiana eh).
10. Quest'estate farò una vacanza in bici. Magari con sulle "Strade zitte" con Turbolento

Ne consegue che avrò:

- Un portafoglio straboccante di soldi risparmiati in benzina.
- Un fisico paura.
- Riflessi super (agli incroci, si sa).
- Una ricca vita sociale (non social, grazie): e si cucca di brutto, altro che spider.


Considerazioni mie personalissime:

 - Lo shopping di stamattina (e di ieri, a voler essere precisi), consisteva in: un bloster di massima sicurezza, costatomi quasi metà delle mance di Natale, due lucine a led per la bicicletta, una corda per saltare, ma chissenefrega. Riguardo le lucette: ho controllato che fossero a norma e SI, lo sono. Inoltre nessuno dei punti elencati sopra recita "userò la dinamo fregandomene della fatica, nonostante io sia stanca e probabilmente ubriaca", quindi non mi sento in colpa.

Il punto 4 mi crea delle perplessità, in particolare quanto riguarda la pioggia: Milano infatti, a differenza di Compenhagen o Amsterdam dove il ciclista è sovrano indiscusso delle strade, è dominata dagli automobilisti, acerrimi nemici delle biciclette e sempre pronti a farle fuori. Qualora non soddisfatti, pronti anche a far retromarcia e completare l'opera.. Quando piove le cose peggiorano: forse perché spaventati dalle piogge acide, i Milanesi incollano le chiappe al sedile e le manine al volante e le auto spuntano sulle strade manco fossero funghi.

A spaventarmi ulteriormente ci sono le pozzanghere, di cui è difficile percepire l'effettiva profondità. Non vorrei quindi ritrovarmi a urlare "Surfing IUESEEEEEEEEIIIIII", durante un volo di 400 metri per aver calcolato male la dimensione di una pozza, finendo spiaccicata contro un cartellone pubblicitario. Oppure... 
Il freddo lo posso sfidare, quando piove però prendo il bus. 

Per evitare spiacevoli inconvenienti, aggiungerei un comma al decalogo (così i punti resterebbero dieci e non dovrei modificarne il nome... undecalogo? Booh, io il latino non lo so!)


Punto3 Comma i: Non la parcheggerò fuori nemmeno d'estate. Questo per evitare a qualsiasi ragno, ragnetto o aracnide di qualsiasi tipo di trovare asilo sul mio bolide. Qualora accadesse il contrario, probabilmente mi troverete urlante e piena di terrore, ma a controllo ristabilito, non esiterò a incendiare il soggetto abusivo. O chiederò al primo essere umano razionale e coraggioso di farlo per me. 




mercoledì 2 gennaio 2013

They gave you a good reason to stare at my boobs, so read it and shut up!

Leggere è una delle cose che adoro di più. Prendere la metropolitana è un obbligo a cui sono costretta ogni mattina. Uscire senza un libro da leggere è una delle cose che più odio, vado nel panico manco avessi dimenticato a casa il telefono.
Avendo poco tempo a disposizione in generale, mi sembra sciocco sprecare un'ora stando ferma a fissare il vuoto, mentre mi lascio trasportare, quindi leggo. 
Purtroppo, capita di frequente che questo mio passatempo venga interrotto da ostacoli di sorta, come ad esempio l'autobus pieno, talmente pieno da non riuscire nemmeno a tenere la borsa in spalla e doverla incastrare in mezzo alle gambe. Oppure quando c'è il sole e, passando per un viale alberato, le ombre regalano alle pagine quella sensazione che manco la luce stroboscopia di una discoteca... quand'è così, non è colpa di nessuno. Rinuncio a malincuore alla mia lettura e mi rassegno a viaggiare in silenzio.
La mia trasformazione da persona normale a belva semifamelica, avviene invece quando è qualcuno, più o meno volontariamente, a non avere la sensibilità di capire che per me quello è tempo prezioso, e inizia a disturbarmi come può!
Ad esempio, vi è il fastidioso passeggero che, con tutto lo spazio a sua disposizione, decide di piazzarsi in piedi davanti a me, proiettando così la sua ombra sul mio libro. NO. Non lo devi fare. So che non mi conosci, so che probabilmente ignori il fatto che io veda poco e che abbia bisogno di luce per leggere... ma sei fastidioso caro mio. La tua ombra mi disturba! Con tutto lo spazio che c'è, proprio qui dovevi venirti a piazzare? 
Poi, sempre in situazioni di grande abbondanza di spazio (quando sei in piedi), c'è quello che indietreggia verso di me. Nonostante io mi allontani e faccia un passo indietro, cercando di guadagnare un po' d'aria per me e il mio libro, ogni sforzo pare vano, visto che il passeggero indietreggia nuovamente. Finisco per trovarmi col libro in faccia, i capelli dello sconosciuto nelle narici e una gran voglia di tirargli delle testate perché, guardando dinnanzi a noi, vedo il vuoto.
Per non parlare della signora al telefono, o delle amiche in vena di chiacchiere. Potrei mettermi le cuffie e continuare la mia lettura in santa pace, se non fosse che il loro tono di voce supera i duemila decibel e i loro acuti fanno tintinnare i vetri. Cosa possono, due timidi auricolari, davanti a tutto ciò? 
Ma a tirare fuori tutta la mia rabbia è lui, l'essere più fastidioso e inopportuno che si possa mai incontrare quando si sale su un mezzo pubblico: il conoscente. Questo personaggio ha un fiuto invidiato dai migliori cani da tartufo e, nonostante tutti i miei sforzi per camuffarmi, nascondermi, mimetizzarmi col paesaggio circostante e continuare a leggere in pace, lui mi trova. E mi saluta. E si mette in piedi vicino a me costringendomi a togliere le cuffiette e chiacchierare con lui. Solo che, non avendo mai scambiato più di quattro parole, ovviamente non so cosa dirgli, ma essendo una persona educata, mi pare anche un po' cafone salutare, rimettermi le cuffiette e abbassare lo sguardo mentre questo individuo rimane fermo accanto a me, a fissarmi. Però vorrei tanto farlo e, mentre fisso il vuoto in cerca di argomenti validi, rimpiango tutte quelle paginette che potrei leggere. Quando poi è in vena di simpatia particolare, il conoscente risponde anche a monosillabi, facendomi non solo rimpiangere il tempo perduto, ma rendendo vivo in me il desiderio di porre fine a suoi giorni, colpendolo ripetutamente con la copertina del libro (possibilmente non in edizione economica). Ma perché non te ne sei rimasto nel tuo angolino a riflettere sulla tua inutilità anziché venire a disturbarmi mentre spendo il mio tempo in modo sicuramente migliore di quanto non faccia tu? Perché???

Come potete vedere, sui mezzi pubblici non c'è giustizia per chi vuole farsi una cultura. E in che modo possiamo ribellarci? Chiudendo il libro con forza e sbuffando in faccia allo sconosciuto di turno? Chiedendo gentilmente di abbassare il volume della voce mentre si parla al telefono e, se non dovesse servire, sottraendo il suddetto telefono e lanciandolo fuori dal finestrino? Colpendo teste con l'edizione rilegata de "Il nome della Rosa", oppure perfezionando il travestimento camaleontico che ci fa somigliare a un sedile della 91 o a un cartonato di Simona Ventura nella pubblicità della Figurella?

Quest'anno, LaQ e 075 mi hanno regalato una soluzione che sicuramente ovvierà al problema in modo molto più diplomatico e pacifico.


mercoledì 26 dicembre 2012

It don't mean a thing (all you gotta do is swing!)

Per me che vivo in un posto dimenticato da tutti, dove passano due autobus e la neve ce la teniamo fino a marzo, è sorprendente scoprire posti carini e interessanti dietro casa. Ancora più sorprendente riuscire a trascinarci le mie amiche. 
In realtà parlando con loro, sembra quasi che io non sia mai uscita di casa: infatti la maggior parte di questi posti, le mie amiche li conoscevano da tempo. E li odiavano da tempo!
Quindi se conosci un posto ma ti fa schifo, equivale più o meno a non conoscerlo affatto, no? Molto meglio capitarci nella serata giusta, scendere dieci gradini e scoprire quanto queste si sbagliassero. e riuscire a convincere anche loro di tutto ciò.
L'altra sera infatti, dopo mesi che volevo convincerla, sono riuscita nell'impresa trascinando la mia amica Pi all'Ittlittos, un pub microscopico dietro casa. Un mesetto fa circa avevo scoperto che si trattava di una sorta di jazz club e sono impazzita. 
 - Nooo fa schifo! E poi è mal frequentato, ci vanno tutti quelli che prima erano alla brasserie... 
Che noia, ho pensato. E che sfiga.
Poi ci sono stata per caso con un amico, che mi ha portata a sentire il suo professore di clarinetto. E credevo di aver capito perché a Pi quel posto non piacesse: sopra un normalissimo pub, sotto una saletta dove l'età media era ben oltre i '50. Come può un posto del genere piacere ad un'assidua frequentatrice di centri sociali e concerti reggae? Mmmh. Però a me piace, quindi cn la scusa del natale, dei saluti e alle varie, domenica ce l'ho trascinata. 

 - Ma io nemmeno sapevo che ci fosse una saletta di sotto!! E al prossim concerto promettimi che veniamo!

Eccola, l'avevo detto io. 
In ogni caso tutto ciò era anche per parare della Ticinum JazzBand, che ho avuto la fortuna di ascoltare sia questa settimana che l'altra volta. 
Scendere in quella saletta significa fare un balzo di quasi ottant'anni, ritrovandosi immersi in un'atmosfera tipica di un film in bianco e nero e ballare da soli, con amici, in coppia o con sconosciuti... 
La band poi è stupenda, il repertorio spazia dal jazz classico al swing, ma non mi dilungo o rischio di fare gaffe clamorose come quella di domenica sera, quando ho stupidamente scambiato Glenn Miller con Django Reinhardt. Pessima. 
Dovreste ascoltarli e vederli suonare, sono meravigliosi e hanno conquistato anche i più improbabili tra i miei amici.
Io la domenica son lì!