Poi qualcuno inventò la calcolatrice. E ora chi li sa più fare i calcoli in colonna?
Migliaia di anni fa il nostro naso era simile a quello di una scimmia ma trascorrendo molte ore a pelo d'acqua, sviluppò la sua forma sporgente per impedire all'acqua di entrare nelle narici e ostruire le vie respiratorie.
L'australopiteco si evolveva, l'homo informaticus inventa macchine che lavorino per lui.
Ogni volta che la tecnologia sforna qualcosa di nuovo, tutto ciò che è stato prima viene cancellato dalla nostra memoria, gettato via quando solo ieri riponevamo in esso tutta la nostra fiducia, sentendoci persi qualora quel qualcosa fosse venuto a mancare. Carta e penna, queste sconosciute, ormai le uso solo per prendere appunti. O per disegnare...
Un tempo, per comunicare venivano utilizzati i segnali di fumo, più tardi i nostri messaggi vennero affidati ai piccioni viaggiatori (lasciamo che lavorino per noi), e via così fino al giorno in cui, più o meno verso la metà dell'800, venne inventato il citofono e, come dissi qualche mese addietro, ripenso con nostalgia ai pomeriggi in cui l'amico di turno passava a suonare ricordandomi che era ora di scendere in cortile. Poi va beh, per chi abitava più lontano, il telefono faceva giusto al caso ma, nell'eventualità che qualcuno trascorresse molte ore fuori casa, i cellulari funzionavano ancora meglio! Io ho dovuto attendere fino ai quindici anni per averne uno. Mia cugina mi diede il suo numero che di anni ne aveva undici. Non che la invidiassi: l'ansia dei miei genitori cresceva esponenzialmente giorno dopo giorno: "Dove sei? Cosa fai? Quando torni? Come mai non hai risposto"? "Mamma ero in aula ad ascoltare l'esame della mia amica, hai beccato la mezz'ora sfigata, era il caso di chiamarmi otto volte"??? (giuro che è successo)
Arrivò così il 2008, l'anno in cui venni introdotta nell'azzurro mondo di Facebook. All'inizio avevo tipo 10 amici (e mi sentivo una PR!), lo usavo solo per giocare e qualche volta caricavo una foto. Ci ho messo sei mesi a capire come funzionassero i messaggi collettivi, per colpa della mia incapacità mi son persa pure un paio di cene organizzate dalle compagne universitarie ma dopo un po' ci ho preso la mano. Ora di amici ne ho qualcuno in più ma alla fine quelli che sento son sempre gli stessi.
Sempre della serie "torniamo indietro all'età del ferro e citiamo cose di nessun interesse", una sera quest'estate, la mia coinquilina londinese tirò fuori una discussione interessante, facendo notare come fosse cambiato l'approccio amoroso tra ragazzi: se un tempo conoscevi qualcuno di interessante ed eri abbastanza spigliato, dopo aver chiacchierato per un po', il passo successivo era chiedere il numero di telefono. Oggi la conversazione è seguita solo dai saluti, raramente si pongono domande e, una volta a casa, si apre facebook in cerca del profilo della persona in questione. Nessun imbarazzo, tantomeno il timore di un rifiuto. E anche nel caso in cui la conversazione non fosse avvenuta, è sempre lecito chiedere l'amicizia a qualcuno... chiedere il numero di telefono richiede un po' di coraggio alla fine.
Quel social network è così comodo da rendere inutile iil più tecnologico degli smartphone.
Perchè facebook è gratis, ormai ci siamo tutti, quindi tanto vale comunicare direttamente da lì, si fa prima e costa meno. Tutto vero, basta mantenere un equilibrio, dare il giusto peso alle cose senza perdere il senso della realtà.
Peccato che a volte accada esattamente il contrario. L'altro giorno ad esempio, quando l'uscita di un'"amica" ha confermato queste teorie covate da mesi.
Senza entrare nel dettaglio dei fatti (altrimenti qui si rischia la sublimazione dei lettori), diciamo che costei affermava che io fossi sparita, motivo che le aveva impedito di aggiornarmi sui dettagli della cena previssta per la serata.
SPARITA???
WTF???
Non so voi, ma io ero rimasta all'antico significato della parola, ovvero non rispondere al cellulare per tre o quattro volte di seguito, ignorando eventuali messaggi e, qualora arrivasse una telefonata sul telefono fisso, lasciare i genitori senza alcuna informazione da dare alla persona dall'altro capo del filo. E quando mai. Io ero a casa, nella mia cameretta a guardare un film. Il telefono appoggiato sul comodino non ha dato segni di vita per tutto il pomeriggio. In tutto questo, ho dimenticato di dire che la pagina di facebook era chiusa. Offline, non sparita. OFFLINE. Ma ce l'hai il mio numero, pezzo di idiota??? E allora perchè non mi telefoni, prima di chiamare la polizia e mettere la mia foto sui cartoni del latte?
Dai!
lunedì 31 ottobre 2011
domenica 23 ottobre 2011
La saggezza delle sit com #1
(e non sono ancora sicura che a questo seguiranno #2 o #3... però fa figo dai!)
Lo sospettavo...
Sheldon: Stai per caso insinuando che i miei problemi emotivi non sono diversi da quelli di una persona stupida?
Amy Farrah Fowler: A dire il vero alcune ricerche hanno dimostrato che il nom pensare troppo permette ai meno intelligenti di gestire meglio i loro sentimenti.
Lo sospettavo...
sabato 22 ottobre 2011
Trova le differenze
Oggi miei cari vi mostrerò le realzioni suscitate dalla isione dello stesso film, proposto in due contesti differenti.
Trattasi del cortometraggio d'animazione di Michael Dudok de Wit, "Father and daughter", vincitore del premio oscar come miglior film d''animazione nel 2000.
Trattasi del cortometraggio d'animazione di Michael Dudok de Wit, "Father and daughter", vincitore del premio oscar come miglior film d''animazione nel 2000.
Ora munitevi di fazzolettini e buona visione.
Università degli Studi di Milano, per gli amici ViaNoto, durante una lezione di storia del cinema d'animazione:
Mentre gli studenti si asciugano le lacrime, una ragazza alza la mano con timidezza. Le viene data la parola:
- Il film mi ha colpito molto. Io credo che quella barchetta dove la signora va a rannicchiarsi sia emblematica, stia a simboleggiare l'utero che l'accoglie nuovamente, dandole nuova vita, riportandola indietro al momento in cui aveva perso il padre, per ricongiungersi con esso.
Un'altra mano si alza, la studentessa ci tiene a precisare:
- Anche la forma della barca ricorda proprio una mandorla, che se non sbaglio, nell'iconografia viene interprtetato come simbolo di rinascita...
Scuola Cinica per gli amici Scuola Cinica, durante una lezione di storia del cinema d'animazione
Il film è partito da un paio di minuti:
- Oh ma la bici del padre è ancora lì... e non gliel'hanno ancora scavallata?
mercoledì 19 ottobre 2011
Non ci siamo.
Carissimi lettori, amici bloggherecci e non, oggi ho bisogno di voi.
Quando decisi di aprire un blog, pensai di farlo solo per me. Poi di base - si parla del lontano 2007 - ero scema io perchè ignoravo totalmente cosa fossero il social networking e i commenti (commenti? Oh ma guarda... il mio non lo commenta nessuno...). Col passare del tempo abbandonai l'idea, arrivarono myspace, facebook, twitter, balle varie e iniziai a leggere il blog di un'amica, a commentarlo e ripresi l'idea di aprirne uno, ben consapevole di desiderare qualche lettore e con lo spirito istrionico pronto a uscir fuori (e infatti la parte della scema mi viene benissimo!)
Dopo quattro anni, due profili myspace, uno su facebook e tre blog, mi rendo conto di non essere nemmeno un po' nerd e di non capirne una bega.
In pratica, mi fecero notare (e lo notai anch'io) che il mio piccolo blog, pur comparendo nei blogroll altrui (che carini, mi fa tanto piacere che qualcuno legga le boiate che pubblico!!!) non si aggiorna. Col risultato che qualcuno probabilmente si sarà pure rotto le palle di una che non scrive mai. Ma lungi da me smettere di scrivere boiate! Quindi, aiuto: quale impostazione devo modificare per far si he il mio blog vi compaia aggiornato?
Tra l'altro, prima ho fatto un saltino sulla home, dove una nuvoletta mi suggeriva di "rendere la mia pagina più carina", con tanto di foto nuziale di William e Kate. Ecco no. Il template regale non lo voglio, grazie!
Quando decisi di aprire un blog, pensai di farlo solo per me. Poi di base - si parla del lontano 2007 - ero scema io perchè ignoravo totalmente cosa fossero il social networking e i commenti (commenti? Oh ma guarda... il mio non lo commenta nessuno...). Col passare del tempo abbandonai l'idea, arrivarono myspace, facebook, twitter, balle varie e iniziai a leggere il blog di un'amica, a commentarlo e ripresi l'idea di aprirne uno, ben consapevole di desiderare qualche lettore e con lo spirito istrionico pronto a uscir fuori (e infatti la parte della scema mi viene benissimo!)
Dopo quattro anni, due profili myspace, uno su facebook e tre blog, mi rendo conto di non essere nemmeno un po' nerd e di non capirne una bega.
In pratica, mi fecero notare (e lo notai anch'io) che il mio piccolo blog, pur comparendo nei blogroll altrui (che carini, mi fa tanto piacere che qualcuno legga le boiate che pubblico!!!) non si aggiorna. Col risultato che qualcuno probabilmente si sarà pure rotto le palle di una che non scrive mai. Ma lungi da me smettere di scrivere boiate! Quindi, aiuto: quale impostazione devo modificare per far si he il mio blog vi compaia aggiornato?
Tra l'altro, prima ho fatto un saltino sulla home, dove una nuvoletta mi suggeriva di "rendere la mia pagina più carina", con tanto di foto nuziale di William e Kate. Ecco no. Il template regale non lo voglio, grazie!
AGGIORNAMENTO LAMPO DELLE VENTIDUE E TRENTASEI: non è vero! Mi aggiorno! Avevo cercato di risolvere il problema pochi giorni fa ma sembrava non esser cambiato nulla. E invece si! Allora è vero che scrivo sempre boiate :D
domenica 16 ottobre 2011
Strategie d'attacco
Guardate questo video e lasciatevi ispirare
proprio come hanno fatto governo e forze dell'ordine per prepararsi al meglio ad affrontare l'arrivo degli indignados a Roma.
Forse una manifestazione pacifica non avrebbe fatto comodo al loro scopo. Perchè i comunisti sono brutti, cattivi, violenti, fuori corsoe sempre impegnati a scrivere cattiverie e diffamare i poveri vecchi cantautori italiani. Bisogna convincere tutti, ma proprio tutti della veridicità di queste parole, quindi intercettare le suddette diffamazioni e lasciare che i Balck Bloc di tutto il mondo si servano dell'internet per organizzare il loro incontro nella capitale.
Giunto il giorno della manifestazione i Black Bloc, puntuali si presentano davanti allo stupore di tutti e s'impegnano con ogni mezzo possibile a spargere violenza, incendiare camionette dei carabinieri e cassonetti, deturpare chiese e monumenti, spaccare vetrine.
Alla faccia della manifestazione pacifica... ora che l'opinione pubblica è in allarme, finalmente entrano in gioco le forze dell'ordine, ma i Black bloc, che sono grandi e grossi, armati di molotov, lacrimogeni e randelli li lasciano stare, magari li arrestano... forse, mentre l'unico idiota gravemente ferito è ovviamente un manifestante qualunque col suo cartellone del cazzo (cit).
Altro che bandiere colorate, musica e allegria. I comunisti sono pericolosi, vi sarete convinti una volta per tutte? Avete visto come hanno ridotto strade e monumenti? E il 70 feriti? Eddai!
Che poi, trasportata dall'onda dell'ispirazione pensavo: sarà mica che anche la sinistra abbia imparato qualcosa dall'emerito?
No perchè probabilmente, nel lontano millenovecentonovantaquattro, mentre il signor B iniziava la sua scalata al potere, un pensiero simile baluginò nella mente del buon Prodi e i suoi: diamogli fiducia, lasciamolo fare. In pochi (?) anni manderà l'italia a puttane e ridurrà i cittadini in condizioni di miseria, rubando loro quei pochi soldi risparmiati. Lasciamo che tra i suoi s'insinuino mafiosi e diavoli tentatori con l'agendina carica carica di numeri di escort. Un giorno gli italiani, stanchi di false promesse e incazzzati come faine, rendendosi conto che, oltre alle escort il premier sta fottendo tutti loro, si rivolteranno e, armati di quel poco che è rimasto, lo manderanno via a calci in culo... E il paese sarà nostro.
Mmmh un pensiero piuttosto articolato... magari fosse vero...
proprio come hanno fatto governo e forze dell'ordine per prepararsi al meglio ad affrontare l'arrivo degli indignados a Roma.
Forse una manifestazione pacifica non avrebbe fatto comodo al loro scopo. Perchè i comunisti sono brutti, cattivi, violenti, fuori corsoe sempre impegnati a scrivere cattiverie e diffamare i poveri vecchi cantautori italiani. Bisogna convincere tutti, ma proprio tutti della veridicità di queste parole, quindi intercettare le suddette diffamazioni e lasciare che i Balck Bloc di tutto il mondo si servano dell'internet per organizzare il loro incontro nella capitale.
Giunto il giorno della manifestazione i Black Bloc, puntuali si presentano davanti allo stupore di tutti e s'impegnano con ogni mezzo possibile a spargere violenza, incendiare camionette dei carabinieri e cassonetti, deturpare chiese e monumenti, spaccare vetrine.
Alla faccia della manifestazione pacifica... ora che l'opinione pubblica è in allarme, finalmente entrano in gioco le forze dell'ordine, ma i Black bloc, che sono grandi e grossi, armati di molotov, lacrimogeni e randelli li lasciano stare, magari li arrestano... forse, mentre l'unico idiota gravemente ferito è ovviamente un manifestante qualunque col suo cartellone del cazzo (cit).
Altro che bandiere colorate, musica e allegria. I comunisti sono pericolosi, vi sarete convinti una volta per tutte? Avete visto come hanno ridotto strade e monumenti? E il 70 feriti? Eddai!
Che poi, trasportata dall'onda dell'ispirazione pensavo: sarà mica che anche la sinistra abbia imparato qualcosa dall'emerito?
No perchè probabilmente, nel lontano millenovecentonovantaquattro, mentre il signor B iniziava la sua scalata al potere, un pensiero simile baluginò nella mente del buon Prodi e i suoi: diamogli fiducia, lasciamolo fare. In pochi (?) anni manderà l'italia a puttane e ridurrà i cittadini in condizioni di miseria, rubando loro quei pochi soldi risparmiati. Lasciamo che tra i suoi s'insinuino mafiosi e diavoli tentatori con l'agendina carica carica di numeri di escort. Un giorno gli italiani, stanchi di false promesse e incazzzati come faine, rendendosi conto che, oltre alle escort il premier sta fottendo tutti loro, si rivolteranno e, armati di quel poco che è rimasto, lo manderanno via a calci in culo... E il paese sarà nostro.
Mmmh un pensiero piuttosto articolato... magari fosse vero...
mercoledì 12 ottobre 2011
Con affetto eh!
So che in questo momento ci sarebbero problemi infinitamente più grossi e seri di cui parlare. Però so anche che affrontare argomenti di quel tipo è impegnativo e richiede freschezza mentale, assente al momento. E non solo da queste parti.
Quindi farò un appello: vi prego, quando fate delle scelte che coinvolgono altre persone e soprattutto vendereste anche vostra madre perchè le altre persone vi seguano tirando fuori gli spunti più arguti, per favore, nel momento in cui le cose iniziano ad andare male, evitate di scaricare tutta la merda del caso all'altra persona (la quale avrebbe volentieri continuato a farsi gli affari suoi), prendetevi le vostre responsabilità e non lasciate strascichi. Evitate dunque quell'atteggiamento di superiorità perchè quelle scelte le avete fatte VOI e nessun altro e se prima eravate totalmente superflui, cose di cui si poteva fare tranquillamente a meno, ora non è cambiato proprio nulla.
Quindi farò un appello: vi prego, quando fate delle scelte che coinvolgono altre persone e soprattutto vendereste anche vostra madre perchè le altre persone vi seguano tirando fuori gli spunti più arguti, per favore, nel momento in cui le cose iniziano ad andare male, evitate di scaricare tutta la merda del caso all'altra persona (la quale avrebbe volentieri continuato a farsi gli affari suoi), prendetevi le vostre responsabilità e non lasciate strascichi. Evitate dunque quell'atteggiamento di superiorità perchè quelle scelte le avete fatte VOI e nessun altro e se prima eravate totalmente superflui, cose di cui si poteva fare tranquillamente a meno, ora non è cambiato proprio nulla.
mercoledì 5 ottobre 2011
Vacanze coatte
Mentre in italia si discute di vecchi confusi (chi fa chiudere Wikipedia, chi Nonciclopedia, sempre vecchi e confusi sono), di concorsi fotografici fumosi e poco convincenti, di giobvani presunti assassini magicamente assolti dopo quattro anni di carcere, io mi godo le mie vacanze coatte.
No, non sto sorseggiando un mojito sulle sabbie del Papeete. Coatte nel senso di "forzate".
Due giorni fa avrei dovuto tornare a scuola ma purtroppo, visto che le notizie ciniche son più veloci di un neutrino sul gran sasso, sabato pomeriggio siam stati avvertiti che così non sarebbe stato.
Perchè i contratti non ci sono, finchè il bilancio non verrà approvato niente sblocco dei contratti, ma il comune - questa è fantascienza - è ben disposto. La cultura prima di tutto: ben disposti a sbloccare le assunzioni, concedono anche finanziamenti fino a giugno ma si scontrano con la Fondazione, che di stipulare finalmente i contratti non ne ha proprio voglia. E di approvare il billancio preventivo tantomeno.
Così la situazione, da fantascientifica si trasforma in qualcosa d'inconcepibile anche per la mente di Philip Dick: gli studenti protestano perchè vogliono tornare a scuola e tutti uniti e incuranti del caldo, presidiano sotto la sede della Fondazione.
Finalmente una risposta che sembra riportare i fatti alla normalità: "Noi vorremmo far partire i corsi, purtroppo però con questa nuova amministrazione manca il rapporto di fiducia che ci legava alla precedente".
Ah ecco. Potevate inventare una scusa più fantasiosa eh?
Ecco, torniamo anche noi alla normalità, io non sono in grado di spiegare il burocratichese, ma se volete, ecco la situazione sppiegata un po' meglio: qui qui qui e qui.
No, non sto sorseggiando un mojito sulle sabbie del Papeete. Coatte nel senso di "forzate".
Due giorni fa avrei dovuto tornare a scuola ma purtroppo, visto che le notizie ciniche son più veloci di un neutrino sul gran sasso, sabato pomeriggio siam stati avvertiti che così non sarebbe stato.
Perchè i contratti non ci sono, finchè il bilancio non verrà approvato niente sblocco dei contratti, ma il comune - questa è fantascienza - è ben disposto. La cultura prima di tutto: ben disposti a sbloccare le assunzioni, concedono anche finanziamenti fino a giugno ma si scontrano con la Fondazione, che di stipulare finalmente i contratti non ne ha proprio voglia. E di approvare il billancio preventivo tantomeno.
Così la situazione, da fantascientifica si trasforma in qualcosa d'inconcepibile anche per la mente di Philip Dick: gli studenti protestano perchè vogliono tornare a scuola e tutti uniti e incuranti del caldo, presidiano sotto la sede della Fondazione.
Finalmente una risposta che sembra riportare i fatti alla normalità: "Noi vorremmo far partire i corsi, purtroppo però con questa nuova amministrazione manca il rapporto di fiducia che ci legava alla precedente".
Ah ecco. Potevate inventare una scusa più fantasiosa eh?
Ecco, torniamo anche noi alla normalità, io non sono in grado di spiegare il burocratichese, ma se volete, ecco la situazione sppiegata un po' meglio: qui qui qui e qui.
mercoledì 28 settembre 2011
La pelle che abito
Robert Ledgard è un chirurgo impegnato nella ricerca, ancora illegale, volta alla creazione di una pelle resistente e transgenetica. Vive nella sua casa/ clinica insieme alla governante Marilia e a Vera, una ragazza su cui sperimenta le sue ricerche. Per lei Robert sembra provare una vera e propria ossessione: la tiene segregata in una stanza e la spia attraverso alcuni schermi mentre lei, indossando sempre una tutina color carne, strappa i vestiti e riempie i muri di scritte e disegni, utilizzando cosmetici vari.
Un giorno Zeca (o "Il Tigre"), criminale in fuga e figlio di Marilia, cerca rifugio dalla madre e, scorgendo per svaglio Vera, riconosce il lei Gal, la defunta moglie di Robert con la quale era fuggito. Violenta così la ragazza e viene ucciso dal chirurgo giusto in tempo.
Marilia confessa a Vera di essere la madre di Robert, rimasto vedovo dopo che Gal, rimasta carbonizzata durante un incidente, vedendo la sua immagine riflessa nello specchio si getta dalla finestra. Tutto ciò accade davanti alla figlia Norma che, traumatizzata, seguirà lo stesso destino.
Il rapporto tra Vera e Robert è ambiguo: chi è lei, perchè Robert la tiene segregata in quella stanza e soprattutto, cosa prova Robert per la ragazza? Lei vorrebbe chiarezza mentre lui, dopo la violenza, decide di lasciarla libera, ritenendo di poter concludere gli esperimenti.
Quella notte, dopo aver fatto l'amore con Vera (o non fatto...), Robert torna con la mente a sei anni prima, la sera in cui la figlia Norma, ancora viva, venne violentata da Vicente.
Che poi... violentata... diciamolo, lei non è che stesse bene! E dopo aver visto morire la madre potrebbe andare ben peggio! La ragazza è confusa, getta via i sandali, getta via il golfino ed esprime il desiderio di correre nuda per il bosco... Vicente potrebbe aver frainteso le sue intenzioni, rendendo così labile il limite tra torto e ragione, vittima e aguzzino.
Il dubbio percorre tutto il film: una storia circolare dove, dopo aver scatenato la più grande confusione, ogni nodo viene sciolto.
Tematiche come l'omosessualità, la malattia e il ritorno sono abitudini per Almodovar che qui però si è spinto un po' oltre, stupendomi ed affascinandomi non poco.
Così a caldo direi NOVE!
Io ci sono arrivata dopo aver visto la maschera, voi?
Un giorno Zeca (o "Il Tigre"), criminale in fuga e figlio di Marilia, cerca rifugio dalla madre e, scorgendo per svaglio Vera, riconosce il lei Gal, la defunta moglie di Robert con la quale era fuggito. Violenta così la ragazza e viene ucciso dal chirurgo giusto in tempo.
Marilia confessa a Vera di essere la madre di Robert, rimasto vedovo dopo che Gal, rimasta carbonizzata durante un incidente, vedendo la sua immagine riflessa nello specchio si getta dalla finestra. Tutto ciò accade davanti alla figlia Norma che, traumatizzata, seguirà lo stesso destino.
Il rapporto tra Vera e Robert è ambiguo: chi è lei, perchè Robert la tiene segregata in quella stanza e soprattutto, cosa prova Robert per la ragazza? Lei vorrebbe chiarezza mentre lui, dopo la violenza, decide di lasciarla libera, ritenendo di poter concludere gli esperimenti.
Quella notte, dopo aver fatto l'amore con Vera (o non fatto...), Robert torna con la mente a sei anni prima, la sera in cui la figlia Norma, ancora viva, venne violentata da Vicente.
Che poi... violentata... diciamolo, lei non è che stesse bene! E dopo aver visto morire la madre potrebbe andare ben peggio! La ragazza è confusa, getta via i sandali, getta via il golfino ed esprime il desiderio di correre nuda per il bosco... Vicente potrebbe aver frainteso le sue intenzioni, rendendo così labile il limite tra torto e ragione, vittima e aguzzino.
Il dubbio percorre tutto il film: una storia circolare dove, dopo aver scatenato la più grande confusione, ogni nodo viene sciolto.
Tematiche come l'omosessualità, la malattia e il ritorno sono abitudini per Almodovar che qui però si è spinto un po' oltre, stupendomi ed affascinandomi non poco.
Così a caldo direi NOVE!
Io ci sono arrivata dopo aver visto la maschera, voi?
lunedì 26 settembre 2011
Limitless
Venerdì sera sono andata a sentire (per la prima volta dopo tre concerti biecamentedisertati) Gamba the Lenk e la Presy Band. Giuro, non mi divertivo così da una vita. E loro sono davvero bravi.
Alle undici e mezza, essendo davanti all'unico locale senza marciapiede davanti, mi invento un gradino su cui accasciarmi, senza la minima intenzione di mimetizzare la stanchezza (di solito lo sbadiglio è più discreto).
La Presy Band inizia a suonare all'una.
All'una e mezza, dopo il secondo mojito, sto ballando sotto il palco, allegra, beata e circondata da perfetti sconosciuti.
Alle tre e mezza sono tutti stanchi morti. Tranne me.
E così, dopo tanto, tantissimo tempo che non accadeva e quasi ne sentivo la dolce nostalgia, sabato mattina succede di svegliarmi in compagnia. Accanto a me, o meglio dentro di me...
Leggero per fortuna. Ma per nulla intenzionato ad andarsene. Mi ha accompagnata a pranzo, ha guardato con me qualche puntata di Passepartout, era lì quando ho preso la solenne decisione di andare a vedere Paolo Rossi a Monluè. Quello o nient'altro!
Alle undici (di sera) mi risveglio in posizione stellare, con le pieghine del cuscino tatuate sulla faccia e Harry Potter un po' storto lì a fianco.
E ieri a Milano c'era la notte bianca...
Tsk! Questo si che è un sabato sera trasgressivo!!!
Alle undici e mezza, essendo davanti all'unico locale senza marciapiede davanti, mi invento un gradino su cui accasciarmi, senza la minima intenzione di mimetizzare la stanchezza (di solito lo sbadiglio è più discreto).
La Presy Band inizia a suonare all'una.
All'una e mezza, dopo il secondo mojito, sto ballando sotto il palco, allegra, beata e circondata da perfetti sconosciuti.
Alle tre e mezza sono tutti stanchi morti. Tranne me.
E così, dopo tanto, tantissimo tempo che non accadeva e quasi ne sentivo la dolce nostalgia, sabato mattina succede di svegliarmi in compagnia. Accanto a me, o meglio dentro di me...
Il simpatico mal di testa del dopo sbronza!
Leggero per fortuna. Ma per nulla intenzionato ad andarsene. Mi ha accompagnata a pranzo, ha guardato con me qualche puntata di Passepartout, era lì quando ho preso la solenne decisione di andare a vedere Paolo Rossi a Monluè. Quello o nient'altro!
Alle undici (di sera) mi risveglio in posizione stellare, con le pieghine del cuscino tatuate sulla faccia e Harry Potter un po' storto lì a fianco.
E ieri a Milano c'era la notte bianca...
Tsk! Questo si che è un sabato sera trasgressivo!!!
sabato 17 settembre 2011
50(0) days of London
Odio fare bilanci e trarre conclusioni ma alla fine è così, sono tornata e appena ho messo piede a Milano m'è sembrato di trovarmi in un mondo al contrario. Sarà anche che qui si guida a destra...
Alla fine ho resistito senza un lavoro ben cinquanta giorni. Ero partita per cercarne uno e, viste le testimonianze, avrei dovuto trovarlo dopo 2 giorni ma per quanto meravigliosa, Londra non è il paese dei balocchi. Se arrivi a fine luglio, sarà il lavoro a trovare te e non il contrario. Ma solo se hai fortuna a lungo termine. Perchè gli studenti arrivano a giugno e sono tanti. A luglio già diventa difficile leggere annunci alle vetrine. Ad agosto può capitarti di entrare in un bar, consegnare un curriculum ed esser rincorsa dalla proprietaria del locale a fianco perchè ha bisogno di una barista. E fin qui la fortuna è dalla tua, ma ti abbandonerà presto, non appena dimostri di non avere esperienza. Non che avessi millantato il contrario, i caffè li sai anche fare, ma il remake di "Le ragazze del Coyote Ugly" proprio no.
Così non demordi e continui a cercare, Londra pullula di pub e ristoranti italiani, con manager spagnoli, cuochi polacchi e camerieri from all over the world. Uno è il tuo coinquiliono abruzzese la cui fortuna, dopata di conservanti, gli ha permesso di presentarsi davanti ad una pizzeria con l'ultimo curriculum in mano, (consegnato solo perchè non voleva scartoffie inutili per casa) ed infine essere assunto. Se c'è riuscito lui...
Ma dopo un mese devi rassegnarti e affrontae la triste realtà. E dopo tutte queste righe potresti anche smetterla di parlare in seconda persona... è solo un'idea eh...
Alla fine essere disoccupati a Londra è sempre meglio che esserlo qui, e non parlo di politiche sociali (l'ho scoperto troppo tardi purtroppo), bensì di una città talmente vasta e piena di cose da fare e da vedere che nemmeno un londinese la conoscerà mai perfettamente.
Così ho deciso di girare, di giorno, di notte, col bus e a piedi. Si a piedi. Non c'è modo migliore per vedere tanta bellezza se non sulle tue gambe, tanto perdersi è impossibile. E se non ce l'ho fatta nemmeno io significa che è vero. E quando ero stanca mi fermavo e mi sedevo: non mancava mai una panchina, un marciapiede, una scalinata in cui poterlo fare.
Quante cose meravigliose perdono i turisti. Dagli aquiloni di Hampstead Heath (sono innamorata di quel posto) al Thames River path giù verso la Southwark Cathedral, fino all'East End, colmo di ristoranti indiani, cinesi, coreani, vietnamiti, arabi, pakistani, cingalesi dalle insegne fluorescenti. Ma anche i supermercati agli angoli delle strade, aperti fino alle undici, i charity shops di Camden e Portobello, il Blues bar dietro la palazzina Liberty a Regent Street. E chissà quante altre cose ancora.
Per il lavoro mi dispiace e molto: spesso mi è venuto il dubbio che fosse tutto tempo sprecato e la voglia di tornare e combinare qualcosa di più costruttivo mi è spesso passata per la testa, però forse pranzare davanti ad un laghetto assaporando delle meravigliose pennette al tonno chiuse in un tupperware e pensare a cosa fare quella sera, rendendosi conto di faro in inglese, non riesco a definirlo tempo buttto via.
" Alla fine ti renderai conto che tu sei cambiata... e tutto il resto no".
Dopo questa simpatica sviolinata sentimentale - lo sapevo, il rischio di caderci era alto - un paio di ringraziamenti ci vogliono:

- Vorrei ringraziare calorosamente il fotocopiaro di Whitechapel, che ha i prezzi più convenienti rispetto a tutti gli altri centocinquanta fotocopiari (se servisse, tra l'altro, uscite dalla metropolitana di Whitechapel, andate verso il cetriolone - non serve che vi spieghi cosa sia, lo vedrete da soli - e camminate fino alla fine del mercato. Continuate a camminare e, accanto ad un parrucchiere vedrete una porticina. Leggete e salite le scale). Mi vedeva tutte le mattine, con me ha fatto gli affari e sospetto sia lui a dover ringraziare me per aver guadagnato milioni fotocopiando centocinquantamila curricula a vuoto...
- Ringrazio un'amica per avermi insegnato la fine arte del trattare e il simpatico commesso di un negozio di cappelli a Camden per avermi permesso di esercitarla. Pagare dieci sterline una bombetta che ne costa venti, quando nemmeno la volevi comprare non capita tutti i giorni :D
- Come dimenticare il simpatico barman bulgaro meglio conosciuto come Mario - nome comunissimo in bulgaria tra l'altro... - per avermi allontanata con gentilezza dal locale in cui avrei voluto lavorare...
- Ringrazio e ricordo con affetti i commessi dell'appple store di Covent Garden, diventato il mio nuovo internetcafè aggratis che, nonostante mi vedessero tutti i santi giorni arrivare e scroccare la banda larga per ore e ore e ore, non si son posti troppe domande.
- Non so come avrei fatto senza i meravigliosi bagni del County Hall, puliti e sempre liberi, pronti ad accogliermi in quei momenti di difficoltà. Al museo però non ci son mai entrata. Quello costava...
- Non dimenticherò mai gli adorabili cuochi turchi della baracchetta del Camden Lock Market, per avermi intrappolata nel tunnel del wrap di spinaci, formaggio e salsiccia. Grazie. Non avrei saputo come fare senza di voi - infatti quando pioveva e voi non aprivatr mi sentivo persa - e ora che sono tornata sto vagando da due ore su google in cerca della ricetta. Grazie davvero. Maledetti.
- L'ultimo ringraziamento va al tabaccaio, sempre del Camden Lock Market. Non che foissero i suoi meravigliosi occhi azzurri a farmi tornare lì due volte a settimana, bensì le rizla argento (che si trovano lì e da nessun'altra parte!!!) però tanta bellezza non guasta mai. Grazie caro, per esserti ricordato di me, dicendomelo solo l'ultimo giorno... fda te ho lasciato un pezzo di cuore (e di polmoni...). Maledetto pure tu!
Alla fine ho resistito senza un lavoro ben cinquanta giorni. Ero partita per cercarne uno e, viste le testimonianze, avrei dovuto trovarlo dopo 2 giorni ma per quanto meravigliosa, Londra non è il paese dei balocchi. Se arrivi a fine luglio, sarà il lavoro a trovare te e non il contrario. Ma solo se hai fortuna a lungo termine. Perchè gli studenti arrivano a giugno e sono tanti. A luglio già diventa difficile leggere annunci alle vetrine. Ad agosto può capitarti di entrare in un bar, consegnare un curriculum ed esser rincorsa dalla proprietaria del locale a fianco perchè ha bisogno di una barista. E fin qui la fortuna è dalla tua, ma ti abbandonerà presto, non appena dimostri di non avere esperienza. Non che avessi millantato il contrario, i caffè li sai anche fare, ma il remake di "Le ragazze del Coyote Ugly" proprio no.
Così non demordi e continui a cercare, Londra pullula di pub e ristoranti italiani, con manager spagnoli, cuochi polacchi e camerieri from all over the world. Uno è il tuo coinquiliono abruzzese la cui fortuna, dopata di conservanti, gli ha permesso di presentarsi davanti ad una pizzeria con l'ultimo curriculum in mano, (consegnato solo perchè non voleva scartoffie inutili per casa) ed infine essere assunto. Se c'è riuscito lui...
Ma dopo un mese devi rassegnarti e affrontae la triste realtà. E dopo tutte queste righe potresti anche smetterla di parlare in seconda persona... è solo un'idea eh...
Alla fine essere disoccupati a Londra è sempre meglio che esserlo qui, e non parlo di politiche sociali (l'ho scoperto troppo tardi purtroppo), bensì di una città talmente vasta e piena di cose da fare e da vedere che nemmeno un londinese la conoscerà mai perfettamente.
Così ho deciso di girare, di giorno, di notte, col bus e a piedi. Si a piedi. Non c'è modo migliore per vedere tanta bellezza se non sulle tue gambe, tanto perdersi è impossibile. E se non ce l'ho fatta nemmeno io significa che è vero. E quando ero stanca mi fermavo e mi sedevo: non mancava mai una panchina, un marciapiede, una scalinata in cui poterlo fare.
Quante cose meravigliose perdono i turisti. Dagli aquiloni di Hampstead Heath (sono innamorata di quel posto) al Thames River path giù verso la Southwark Cathedral, fino all'East End, colmo di ristoranti indiani, cinesi, coreani, vietnamiti, arabi, pakistani, cingalesi dalle insegne fluorescenti. Ma anche i supermercati agli angoli delle strade, aperti fino alle undici, i charity shops di Camden e Portobello, il Blues bar dietro la palazzina Liberty a Regent Street. E chissà quante altre cose ancora.
Per il lavoro mi dispiace e molto: spesso mi è venuto il dubbio che fosse tutto tempo sprecato e la voglia di tornare e combinare qualcosa di più costruttivo mi è spesso passata per la testa, però forse pranzare davanti ad un laghetto assaporando delle meravigliose pennette al tonno chiuse in un tupperware e pensare a cosa fare quella sera, rendendosi conto di faro in inglese, non riesco a definirlo tempo buttto via.
" Alla fine ti renderai conto che tu sei cambiata... e tutto il resto no".
Dopo questa simpatica sviolinata sentimentale - lo sapevo, il rischio di caderci era alto - un paio di ringraziamenti ci vogliono:

- Vorrei ringraziare calorosamente il fotocopiaro di Whitechapel, che ha i prezzi più convenienti rispetto a tutti gli altri centocinquanta fotocopiari (se servisse, tra l'altro, uscite dalla metropolitana di Whitechapel, andate verso il cetriolone - non serve che vi spieghi cosa sia, lo vedrete da soli - e camminate fino alla fine del mercato. Continuate a camminare e, accanto ad un parrucchiere vedrete una porticina. Leggete e salite le scale). Mi vedeva tutte le mattine, con me ha fatto gli affari e sospetto sia lui a dover ringraziare me per aver guadagnato milioni fotocopiando centocinquantamila curricula a vuoto...
- Ringrazio un'amica per avermi insegnato la fine arte del trattare e il simpatico commesso di un negozio di cappelli a Camden per avermi permesso di esercitarla. Pagare dieci sterline una bombetta che ne costa venti, quando nemmeno la volevi comprare non capita tutti i giorni :D
- Come dimenticare il simpatico barman bulgaro meglio conosciuto come Mario - nome comunissimo in bulgaria tra l'altro... - per avermi allontanata con gentilezza dal locale in cui avrei voluto lavorare...
- Ringrazio e ricordo con affetti i commessi dell'appple store di Covent Garden, diventato il mio nuovo internetcafè aggratis che, nonostante mi vedessero tutti i santi giorni arrivare e scroccare la banda larga per ore e ore e ore, non si son posti troppe domande.
- Non so come avrei fatto senza i meravigliosi bagni del County Hall, puliti e sempre liberi, pronti ad accogliermi in quei momenti di difficoltà. Al museo però non ci son mai entrata. Quello costava...
- Non dimenticherò mai gli adorabili cuochi turchi della baracchetta del Camden Lock Market, per avermi intrappolata nel tunnel del wrap di spinaci, formaggio e salsiccia. Grazie. Non avrei saputo come fare senza di voi - infatti quando pioveva e voi non aprivatr mi sentivo persa - e ora che sono tornata sto vagando da due ore su google in cerca della ricetta. Grazie davvero. Maledetti.
- L'ultimo ringraziamento va al tabaccaio, sempre del Camden Lock Market. Non che foissero i suoi meravigliosi occhi azzurri a farmi tornare lì due volte a settimana, bensì le rizla argento (che si trovano lì e da nessun'altra parte!!!) però tanta bellezza non guasta mai. Grazie caro, per esserti ricordato di me, dicendomelo solo l'ultimo giorno... fda te ho lasciato un pezzo di cuore (e di polmoni...). Maledetto pure tu!
sabato 10 settembre 2011
Le avventure del signor Rossi nel paese delle bustine di thè
Più e più volte mi chiedo perchè l'italiano medio decida di trascorrere le sue vacanze all'estero.
L'italiano medio, anzi, LITAGLIANO non impara le lingue, a lui non interessa e le trova inutili. A malapena conosce la sua.
Litagliano non viaggia da solo, preferisce muoversi in branco. In questo modo si sente protetto, sia dalla sua ignoranza delle lingue straniere (evitando così situazioni difficoltose e soprattutto imbarazzanti) sia ovviamente dalla reputazione di sfigato. Perché stare da soli è da sfigati.
Litagliano non parla, URLA. E se non urla con gli amici, urla al cellulare. E se non sta parlando al cellulare, canta URLANDO.
Litagliano non si adatta, non ne è in grado, non gliel'hanno mai insegnato.
Litagliano non dorme negli ostelli. Solo in albergo. Perchè l'ostello puzza ed è pieno di brutta gente sconosciuta, che potrebbe anche rubare qualcosa. Infatti non importa quanto litagliano decida di fermarsi. Lui avrà sempre sedici valigie.
Litagliano s'incazza quando, all'estero, la mattina non può concedersi l'espresso. Ma quella dell'espresso è solo la punta dell'iceberg. Non gli piace provare cose nuove. Ovunque lui si trovi va al ristorante italiano, ordina gli spaghetti o la pizza e ci rimane male perché non sono buoni come a casa sua. In alternativa sceglie il mac donald's.
Litagliano visiterà i quattro angoli più famosi della città senza spingersi oltre. Finiti quelli troverà un punto dove appollaiarsi insieme al suo branco e lì trascorrerà il tempo rimanente. Lì o per negozi.
Spenderà miliardi per vedere la statua di cera di Monica Bellucci (o divaacasomenoespressivadiuntavolino) ignorando posti più interessanti e soprattutto gratis. Infatti troppo spesso litagliano coincide con quello che molti chiamano TURISTA (altra razza da cui stare ben lontani): lui non scopre le cose, non vi si addentra e non mostra interesse. Si limita ad osservarle da fuori, come attraverso un vetro. E gli basta scattare una foto per sentirsi più ricco.
Qualche volta però litagliano decide di avventurarsi all'estero e cercare un lavoro, impresa ardua.
“AIM LUCCCHING FORAJOBBE”! Sarà la sua frase d'esordio.
Scartato più e più volte, l'unico lavoro che gli verrà offerto è quello del bagarino. I suoi colleghi saranno altri itagliani con cui parlerà solo itagliano. Le sue mansioni consisteranno nel presentarsi al botteghino la mattina presto per essere spedito a comprare biglietti (su prenotazione di ignari turisti creduloni) in vari teatri. Li riporterà quindi al botteghino dove gli stessi turisti pagheranno quei biglietti il doppio se non il triplo. Per ogni biglietto acquistato, litagliano guadagnerà un tot fisso. Per questo lavoro vengono assunti solo e solamente itagliani.
Litagliano che invece ce l'ha fatta, da anni ormai ha abbandonato la terra natia e, dopo mille sforzi ha deciso di aprire un'attività all'estero, la lingua l'ha imparata. Conosce molto bene la città. Aprirà dunque un'agenzia, sfruttando il nome di una famosa scuola per conto della quale, affitterà gli appartamenti, all'oscuro della suddetta scuola, la quale si vedrà costretta ad affiggere un cartello poco sotto l'insegna, in cui assicura di essere la sola ed unica con quel nome e di diffidare delle imitazioni.
Poi ci stupiamo della nostra reputazione?
giovedì 8 settembre 2011
...
Hampstead Heath, una domenica pomeriggio...
Quante cose meravigliose si perde un turista...
(Per scattare questa foto nessun cellulare - nè tantomeno bambini, padri di famiglia e aquiloni - è stato maltrattato. Solamente il mio coinquilino, ma poco, a cui ho fregato la digitale)
(Per scattare questa foto nessun cellulare - nè tantomeno bambini, padri di famiglia e aquiloni - è stato maltrattato. Solamente il mio coinquilino, ma poco, a cui ho fregato la digitale)
domenica 4 settembre 2011
Datemi una spranga
Ci terrei moltissimo a ringraziare un non ancora identificato gruppo di persone per aver trasformato il mio pomeriggio di ieri da spenierato e ricco di aspettative a riflessivo e inconcludente.
Sono rimasta bloccata circa un paio d'ore sull'autobus. Sotto di me una mandria di automobilisti in coda e qualche altro autbus. o pullman per l'aeroporto. Causa di tutto questo appunto, una manifestazione le cui motivazioni verranno sicuramente chiarite stasera, sul giornale.
Così, mentre osservavo quello spettacolo raccparicciante, avendo molto tempo per pensae, mi son venute in mente un paio di cose:
Ad esempio: perchè tra tutta la melma informe che annovera al suo interno imbecilli che lanciano sassi dai cavalcavia, poliziotti che sparano sulla folla manifestante, ladri del sabato sera che ti spaccano il finestrino per rubare forse qualcosa o forse no, non si è mai sentito di poveri imbecilli che iniziano a spaccare finestrini delle auto in coda?
Altro che arresto ed ergastoli multipli... a quest'ultima inesistente categoria io assegnerei la MEDAGLIA AL VALORE E LAUREA HONORIS CAUSA (in che materia ancora non so)
Perchè, e qui arriva la seconda riflessione, non capita spesso a Londra di vendere scene del genere, che invece a Milanno sono all'ordine del giorno.
Sempre osservando quell'affascinante fenomeno sociale chiamato traffico, ho cercato di trasferire quell'immagine dall'East End alla Circonvallazione. E mi son tornati in mente certi pensieri che son solita elaborare mentre la mattina calcolo il mio ritardo domandandomi se sia direttamente proporzionale al numero dele automobili per strada o inversamente proporzionale al totale della massa cerebrale degli automobilisti. O inversamente proporzionale al loro numero.
In quei momenti 8un po' anche ieri) mi assale un desiderio demolitore che espresso come si deve vedrebbe me saltare giù dall''autobus con una spranga (o un palo qualsiasi) e iniziare a spaccare i vetri della prima macchina a caso, prendere il guidatore per il collo della camicia e chedergli, più o meno gentilmente
PERCHE' STAI GUIDANDO UNA STATION VAGON IN CENTRO A MILANO, DA SOLO, QUANDO CI SONO DEI MERAVIGLIOSI AUTOBUS CHE SE NON FOSSE PER TE (E PER I TUOI DEGNI COMPARI) SAREBBERO NUMEROSI E PUNTUALISSIMI?
Poi forse il poveretto, vista la mia tendenza a prendermela sempre con l'unico che non c'entra niente, avrebbe delle validissime motivazioni. Nessun problema, passerei al prossimo, ripetendo la scena tale e quale.
Si, perchè a Milano, il milanese medio sui mezzi mica ci sale. No! Nonostante la sua meta sia raggiungibile sia in autobus che con la metropolitana, lui non riesce proprio a fare a meno di poggiare il suo cuo grasso sulla sua automobile. Che poi io dico, osa ti sbatti a guidare quando puoi posare lo stesso culo grasso su un autobus e non pensare a nulla se non a scendere nel punto giusto? Il milanese medio ti risponderà che gli autobus sono lenti per via del traffico. Ma grazie. Peccato che quel traffico sia causato proprio da te e dalla tua mancanza di buon senso. oltre che dalla tua pessima capacità organizzativa. Infatti non è tanto la questione automobile, ma l'abitudine di occupare un posto solo su un'auto che te ne offre CINQUE! Metteti d'accordo con qualcuno evitando di occupare spazio ed inquinare aria non ti era venuto proprio in mente??? Eri troppo occupato a smadonnare per il traffico, la cui causa principale sei tu?
Ora vi prego, voi che una patente ce l'avete (e io no, ma di questo passo potrei anche andarne fiera) illuminatemi. Cos'hanno gli autombilisti, qual'è il loro problema?
Sono rimasta bloccata circa un paio d'ore sull'autobus. Sotto di me una mandria di automobilisti in coda e qualche altro autbus. o pullman per l'aeroporto. Causa di tutto questo appunto, una manifestazione le cui motivazioni verranno sicuramente chiarite stasera, sul giornale.
Così, mentre osservavo quello spettacolo raccparicciante, avendo molto tempo per pensae, mi son venute in mente un paio di cose:
Ad esempio: perchè tra tutta la melma informe che annovera al suo interno imbecilli che lanciano sassi dai cavalcavia, poliziotti che sparano sulla folla manifestante, ladri del sabato sera che ti spaccano il finestrino per rubare forse qualcosa o forse no, non si è mai sentito di poveri imbecilli che iniziano a spaccare finestrini delle auto in coda?
Altro che arresto ed ergastoli multipli... a quest'ultima inesistente categoria io assegnerei la MEDAGLIA AL VALORE E LAUREA HONORIS CAUSA (in che materia ancora non so)
Perchè, e qui arriva la seconda riflessione, non capita spesso a Londra di vendere scene del genere, che invece a Milanno sono all'ordine del giorno.
Sempre osservando quell'affascinante fenomeno sociale chiamato traffico, ho cercato di trasferire quell'immagine dall'East End alla Circonvallazione. E mi son tornati in mente certi pensieri che son solita elaborare mentre la mattina calcolo il mio ritardo domandandomi se sia direttamente proporzionale al numero dele automobili per strada o inversamente proporzionale al totale della massa cerebrale degli automobilisti. O inversamente proporzionale al loro numero.
In quei momenti 8un po' anche ieri) mi assale un desiderio demolitore che espresso come si deve vedrebbe me saltare giù dall''autobus con una spranga (o un palo qualsiasi) e iniziare a spaccare i vetri della prima macchina a caso, prendere il guidatore per il collo della camicia e chedergli, più o meno gentilmente
PERCHE' STAI GUIDANDO UNA STATION VAGON IN CENTRO A MILANO, DA SOLO, QUANDO CI SONO DEI MERAVIGLIOSI AUTOBUS CHE SE NON FOSSE PER TE (E PER I TUOI DEGNI COMPARI) SAREBBERO NUMEROSI E PUNTUALISSIMI?
Poi forse il poveretto, vista la mia tendenza a prendermela sempre con l'unico che non c'entra niente, avrebbe delle validissime motivazioni. Nessun problema, passerei al prossimo, ripetendo la scena tale e quale.
Si, perchè a Milano, il milanese medio sui mezzi mica ci sale. No! Nonostante la sua meta sia raggiungibile sia in autobus che con la metropolitana, lui non riesce proprio a fare a meno di poggiare il suo cuo grasso sulla sua automobile. Che poi io dico, osa ti sbatti a guidare quando puoi posare lo stesso culo grasso su un autobus e non pensare a nulla se non a scendere nel punto giusto? Il milanese medio ti risponderà che gli autobus sono lenti per via del traffico. Ma grazie. Peccato che quel traffico sia causato proprio da te e dalla tua mancanza di buon senso. oltre che dalla tua pessima capacità organizzativa. Infatti non è tanto la questione automobile, ma l'abitudine di occupare un posto solo su un'auto che te ne offre CINQUE! Metteti d'accordo con qualcuno evitando di occupare spazio ed inquinare aria non ti era venuto proprio in mente??? Eri troppo occupato a smadonnare per il traffico, la cui causa principale sei tu?
Ora vi prego, voi che una patente ce l'avete (e io no, ma di questo passo potrei anche andarne fiera) illuminatemi. Cos'hanno gli autombilisti, qual'è il loro problema?
sabato 3 settembre 2011
Era meglio l'underground
Allora, dunque. Eravamo rimasti alla costruzione di un treno, ai binari e alle gallerie in mano a privati e alla sana lentezza inglese nel costruire le linee della metropolitana.
Prima di tutto ciò si parla di otto anni in cui io e il signor Lucone (al tempo era fisicamente generoso, ora sembra sia passato vicino ad un'aspirapolvere di quelle potenti) abbiamo continuato a scriverci. Coi soliti alti e bassi tipici di una donnetta isterica. spiego: dopo un week end abbastanza intenso, io parto senza interrompere i contatti. A volte mi telefona, a volte gli scrivo, robe così, senza impegno comunque. Un giorno il poverino ha la brillante idea di telefonarmi mentre sono in spiaggia e io l'altrettanta brillante idea di non leggere il display.. Non capisco niente, c'è vento... domando di nuovo e mi viene chiusa la chiamata in faccia. Richiamo senza ottenere risposta, sse non un messaggio con scritto: "Brava, fai in fretta a dimenticarmi di me" o roba simile.
...
Passano gli anni, nelle nostre case arriva quella stramaledizione chiamata FACEBOOK e il nostro eroe ricomincia a farsi sentire.
- Sai che vivo a londra? perchè non vieni a trovarmi?
E infatti l'idea era quella (parlo dell'anno scorso), ma i voli costano, io e le mie amiche riusciamo a trovarne uno a prezzi ragionevoli solamente per fine maggio, lui da marzo dovrebbe essere tornato in patria. Non è che gli scrivo.
Peccato che lui, sempre per colpa di quella STRAMALEDIZIONE CHIAMATA FACEBOOK, vede le foto e ci rimane molto male. Me lo scrive anche!
Allora, visto che da quanto ho capito, lui ora vive in pianta satabile qui, adesso che torno, lo avviso, così nessuno ci rimane male e siamo tutti più contenti. Ciò che segue lo sapete già.
Arriviamo a martedì sera, dopo aver fatto i chilometri a piedi, raggiungo finalmente la mia porticina rossa e faccio per entrare, quando ricevo un messaggio. E' lui, mi chiede di vederci da soli per fare due chiacchiere. Se facessi una doccia sarebbe meglio, ma bypasso il tutto perchè casa mia dista dal centro qualcosa come tre quarti d'ora. Solo una richiesta: non facciamo tardi per favore perchè il giorno dopo devo svegliarmi alle sei. Anche prima.
Decide che non vuole fare le cose di corsa, rimanda tutto a mercoledì o giovedi. D'accordo, giovedì perchè l'indomani non so quando tornerò da Cardiff (questa gitarella è causa della mia levatacca).
Gioedì dunque mi faccio sentire io. Sai mai che ci rimanga male... Gli scrivo presto, altrimenti ora che arrivo a casa, ad Aldgate (barriera est tra la civiltà e la vita allo stato brado nella città di Londra) si fa notte.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto (magari sta lavorando...)
Io e Gallagher andiamo a vedere il negozio di Vivienne Westwood e diamo un occhio se per caso lo stadio del Chelsea si trovi nei paraggi. Si fanno le otto.
Aspetto.
Aspetto.
Inizia a venirmi fame, trascino il povero Gallagher al supermercato e poi dritti a casa a collassare a letto.
E fu così che Lucone si dimostrò la donnetta isterica di otto anni orsono.
Non che sperassi in un ritorno di fiamma sotto le stelle. Ma nemmeno in un ritorno di fiamma. Volevo solo fare due maledette chiacchiere e bermi una maledettissima birra. Però almeno avvisami che non puoi idiota. Che poi sei sempre tu quello che ci resta male...
Prima di tutto ciò si parla di otto anni in cui io e il signor Lucone (al tempo era fisicamente generoso, ora sembra sia passato vicino ad un'aspirapolvere di quelle potenti) abbiamo continuato a scriverci. Coi soliti alti e bassi tipici di una donnetta isterica. spiego: dopo un week end abbastanza intenso, io parto senza interrompere i contatti. A volte mi telefona, a volte gli scrivo, robe così, senza impegno comunque. Un giorno il poverino ha la brillante idea di telefonarmi mentre sono in spiaggia e io l'altrettanta brillante idea di non leggere il display.. Non capisco niente, c'è vento... domando di nuovo e mi viene chiusa la chiamata in faccia. Richiamo senza ottenere risposta, sse non un messaggio con scritto: "Brava, fai in fretta a dimenticarmi di me" o roba simile.
...
Passano gli anni, nelle nostre case arriva quella stramaledizione chiamata FACEBOOK e il nostro eroe ricomincia a farsi sentire.
- Sai che vivo a londra? perchè non vieni a trovarmi?
E infatti l'idea era quella (parlo dell'anno scorso), ma i voli costano, io e le mie amiche riusciamo a trovarne uno a prezzi ragionevoli solamente per fine maggio, lui da marzo dovrebbe essere tornato in patria. Non è che gli scrivo.
Peccato che lui, sempre per colpa di quella STRAMALEDIZIONE CHIAMATA FACEBOOK, vede le foto e ci rimane molto male. Me lo scrive anche!
Allora, visto che da quanto ho capito, lui ora vive in pianta satabile qui, adesso che torno, lo avviso, così nessuno ci rimane male e siamo tutti più contenti. Ciò che segue lo sapete già.
Arriviamo a martedì sera, dopo aver fatto i chilometri a piedi, raggiungo finalmente la mia porticina rossa e faccio per entrare, quando ricevo un messaggio. E' lui, mi chiede di vederci da soli per fare due chiacchiere. Se facessi una doccia sarebbe meglio, ma bypasso il tutto perchè casa mia dista dal centro qualcosa come tre quarti d'ora. Solo una richiesta: non facciamo tardi per favore perchè il giorno dopo devo svegliarmi alle sei. Anche prima.
Decide che non vuole fare le cose di corsa, rimanda tutto a mercoledì o giovedi. D'accordo, giovedì perchè l'indomani non so quando tornerò da Cardiff (questa gitarella è causa della mia levatacca).
Gioedì dunque mi faccio sentire io. Sai mai che ci rimanga male... Gli scrivo presto, altrimenti ora che arrivo a casa, ad Aldgate (barriera est tra la civiltà e la vita allo stato brado nella città di Londra) si fa notte.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto (magari sta lavorando...)
Io e Gallagher andiamo a vedere il negozio di Vivienne Westwood e diamo un occhio se per caso lo stadio del Chelsea si trovi nei paraggi. Si fanno le otto.
Aspetto.
Aspetto.
Inizia a venirmi fame, trascino il povero Gallagher al supermercato e poi dritti a casa a collassare a letto.
E fu così che Lucone si dimostrò la donnetta isterica di otto anni orsono.
Non che sperassi in un ritorno di fiamma sotto le stelle. Ma nemmeno in un ritorno di fiamma. Volevo solo fare due maledette chiacchiere e bermi una maledettissima birra. Però almeno avvisami che non puoi idiota. Che poi sei sempre tu quello che ci resta male...
venerdì 26 agosto 2011
Piccoli drammi fotografici
Pensavo che la disgrazia peggiore che potesse capitare, fotograficamente parlando, fosse avere a che fare con la mia coolpix S220. Rossa, piccola e alquanto ribelle. Da lei non si può cavare alcuna foto decente che non necessiti di lunghe ore di post produzione. Con lei l'esposizione è sempre o troppo chiara o troppo scura, ci mette trenta secondi a mettere a fuoco e quasi sempre con scarsi risultati e se la luce non è al massimo, le foto vengono mosse. la sua filosofia del colore poi è ancora da interpretare...
Tuttavia, dopo quel che mi è accaduto, ho realizzato che c'è di peggio.
La più grande disgrazia che mi può capitare, fotograficamente parlando è arrivare a Londra con quella piccola meretrice fotografica, che dopo dieci giorni di foto scadenti, si rifiuta di accendersi e ti costringe a fare le foto con il cellulare.
Ora, non vi sembra un insulto al buon gusto?
giovedì 25 agosto 2011
Dalle stelle all'underground
Ve lo ricordate il mio post sulla fauna metropolitana? Si parlava ovviamente di Milano.
Beh, qui dopo un mese tondo tondo posso affermare con sicurezza che le cose vanno in maniera diversa.
A cominciare dagli autisti dell'autobus che qui, se non stendi il braccino a mo' di autostoppista, non si fermano e tirano dritti per la loro strada. Poi il rinculo ce l'hanno anche loro e su un double decker, credetemi, non è piacevole, visto che il rinculo te lo esprimono sempre mentre sei sulle scale...
Sui treni poi è tutta un'altra storia. Per prima cosa: quanto pensate potrebbero sopravvivere delle poltroncine imbottite in quel di Milano? Un'ora credo.
Detto questo, e sottolineando che con tredici linee (si, tredici!!!) un posto lo si trova quasi sempre, bisogna riconoscere che ciò non accade però tra le cinque e le sette. In questo magico orario accadono però due fatti inspiegabili per un milanese: la metropolitana è piena, non ci sono poltroncine vuote, bisogna stare in piedi. L'inglese medio, con il solito garbo che lo contraddistingue, non ama addentrarsi troppo nel vagone e si unisce alla massa vicino alle porte. TU hai dunque tre possibilità:
- ti unisci a loro sperando di starci
- chiedi gentilmente permesso e ti addentri nell'area poltroncine
- aspetti il prossimo treno (e via da capo)
Io di solito opto per la seconda, ma devi essere molto piccolo per farlo. Detto questo,è esattamente qui che avviene il miracolo. Se ricordate, vi dissi che a Milano è molto frequente trovare persone come dire... spaesate, che nonostante siano giunte ad una fermata di scambio, mantengono gelosamente il loro posticino davanti alla porta, impedendoti di uscire (senza picchiarli). Qui invece tu, giovane piccolo esemplare di straniera appostata in mezzo al vagone, riuscirai sempre ad evadere dal treno. Gli inglesi sono svegli. E le porte sono larghe.
Tutto ciò in realtà ha ben poco di magico. L'ho scoperto ieri sera, in un pub a London Bridge, mentre io e Lucone, per la prima volta dopo otto anni, ci siamo incontrati qui a Londra.
Lo conobbi al mare, avevo diciassette anni, lui diciotto e in una sera (o in un pomeriggio) qualcosa scattò in lui e decise che, nonostante la mia incapacità nella pratica della giocoleria, doveva avermi. Così la sera stessa mi portò sul tetto del teatro e mi baciò sotto le stelle. Partii due giorni dopo ma da allora ci siamo sempre scritti. Dopo un mese ho deciso di mandargli un messaggio, l'avevo fatto prima di partire ma dice di non averlo ricevuto. Ieri sera comunque mi ha proposto una birra. Ero stanca morta ma cosa faccio, rifiuto?
Dopo un bel po' di strada e una cena sulla northern line raggiungo London Bridge e finalmente lo rivedo. Otto anni dopo e dieci chili in meno riesco a riconoscerlo, da lontano per giunta! Mi conduce al pub, mi presenta i suoi amici e iniziamo a chiacchierare riguardo il suo lavoro. Lui testa i treni! In pillole, per almeno venti o trenta volte al giorno, fa salire e scendere dei finti passeggeri da un treno fermo su un binario posticcio, altri addetti calcolano il tempo e decidono la larghezza delle porte, la posizione dei sedili e il numero esatto dei posti per invalidi. Mi racconta che ogni linea ha i suoi treni specifici perchè qui un tempo ogni linea apparteneva a privati che costruendo le loro gallerie, le resero una diversa dall'altra. un treno della district non potrà mai entrare in una galleria della central. E fin qui c'ero arrivata: la central line è talmente bassa che pure io prendo le capocciate... Aggiunge poi che questi nuovi treni andranno a completare la quattordicesima linea,Scusa, ne hanno già tredici, sono tantissime.
- Si, ma non abbastanza!
- Noi ne abbiamo tre... e quando la costruiranno?
- Nel 2017... ahahah tra tre secoli! Sono un po' lenti, sai...
- *pensando al giorno in cui vidi sulla cartina la fermata ASSAGO FORUM, diventata realtà solo a marzo* Se lo dite voi...
Ora, sempre ce siate ancora svegli e vigili, una conclusione è d'obbligo: due anni trascorsi a Londra ti fan dimenticare quanto l'italia possa esser lent...
Otto anni senza vederci e si chiacchiera di treni?
Ammettiamo di esser vecchi su!
lunedì 22 agosto 2011
Porta in faccia (tosta, e molto)
So che è strano leggere certe parole sul blog di una che si definisce afflitta dal cosiddetto gusto dell'orrido, ma quando ce vo ce vo! Quindi permettete la parentesi politicamente scorrettta e perdonate l'ignoranza.
La colpa poi è anche mia, che parlo e sono gentile con tutti senza la minima selezione... ma certa gente ha faccia tosta da vendere.
Mi spiego con calma. Sebbene sia davvero affetta da un clinico gusto dell'orrido, sono da sempre convinta che esistano al mondo persone oggettivamente belle e persone oggettivamente brutte. Oltre a ciô, esistono dei... come dire... livelli, o gruppi di persone simili, per bellezza, intelligenza, età che giustamente fanno alzare le chances di successo in caso un individuo s'interessi all'altro.
Poi certo, esistono coppie assortite, ma qui entra in gioco il carisma, l'intelligenza e lo stile. Parlando terra terra, alcune persone sono in apparenza meglio di altre. O comunque hanno qualcosa in più Se vuoi conquistare qualcuno che credi migliore di te, più bello, più intelligente, più impegnato, più giovane, più ricco... più quello che volete, ti devi sbattere e sfoggiare almeno un po' di stile. E in caso di sconfitta, riderci su e mollare la presa.
Peccato che non sempre tutto questo accada. In casi come questi infatti la mia amica Waldorf ha brevettato un gesto che la dice lunga:
Tradotto tutto ciò sta per:
Ok, l'altro giorno, mentre ero nel giardino dell'ostello in compagnia di sconosciuti, si avvicina un tipo che ad essere buoni avrà avuto quarant'anni, ad essere sinceri un piede nella fossa, mi chiede l'accendino e inizia a chiacchierare. Rispondo e lo ignoro il più possibile, continuando a parlare con gli altri. Va avanti così tutta la sera, finchè il telefono non suona e il terzo fratello Gallager (parlerò anche di lui a tempo debito) richiede di andarlo a prendere al lavoro. Evviva sono salva.
La mattina dopo incontro nuovamente lo spagnolo sulle scale. Mi saluta, attacca bottone, mi fa qualche complimento, aggiunge che non ha nulla da fare e s'informa sui miei programmi per la giornata. Gli dico che il mio amico ha la giornata libera, quindi uscirò con lui. Detto questo scappo in cucina per mangiare e spero di non incontrarlo fino alla sera. Purtroppo ci metto talmente tanto a lavare i piatti che lo spagnolo entra.
Ripete che non ha nulla da fare e mi chiede se voglio per caso uscire con lui.
- Il mio amico ha la giornata libera oggi, se vuoi venire con noi... - giusto per essere gentili.
- No, penso che in tre saremmo troppi...
- Non sono geloso.
Ripeto
Ne hai di faccia tosta, tesoro! Sarò presuntuosa, ma cosa ti fa pensare che una ventenne anche magari carina uscirebbe volentieri con un uomo che ha il doppio dei suoi anni? Brutto per giunta (ma questo è opinabile) e senza alcuno stile (su questo invece non ci son dubbi). Quale ragazza avrebbe accettato, dopo una richiesta del genere? Sono quasi offesa. per tutta risposta ho sorriso, uscendo educatamente dalla cucina.
Un'altra al mio posto gli avrebbe sbattuto la porta in faccia!
La colpa poi è anche mia, che parlo e sono gentile con tutti senza la minima selezione... ma certa gente ha faccia tosta da vendere.
Mi spiego con calma. Sebbene sia davvero affetta da un clinico gusto dell'orrido, sono da sempre convinta che esistano al mondo persone oggettivamente belle e persone oggettivamente brutte. Oltre a ciô, esistono dei... come dire... livelli, o gruppi di persone simili, per bellezza, intelligenza, età che giustamente fanno alzare le chances di successo in caso un individuo s'interessi all'altro.
Poi certo, esistono coppie assortite, ma qui entra in gioco il carisma, l'intelligenza e lo stile. Parlando terra terra, alcune persone sono in apparenza meglio di altre. O comunque hanno qualcosa in più Se vuoi conquistare qualcuno che credi migliore di te, più bello, più intelligente, più impegnato, più giovane, più ricco... più quello che volete, ti devi sbattere e sfoggiare almeno un po' di stile. E in caso di sconfitta, riderci su e mollare la presa.
Peccato che non sempre tutto questo accada. In casi come questi infatti la mia amica Waldorf ha brevettato un gesto che la dice lunga:
ditino puntato avanti a indicare l'altro,
ditino puntato verso sé stessi,
mano che rotea velocemente,
mano aperta che indica la via più veloce per andarsene!
TI SEI VISTO?
MI HAI VISTO?
ECCO,
VATTENE!
La mattina dopo incontro nuovamente lo spagnolo sulle scale. Mi saluta, attacca bottone, mi fa qualche complimento, aggiunge che non ha nulla da fare e s'informa sui miei programmi per la giornata. Gli dico che il mio amico ha la giornata libera, quindi uscirò con lui. Detto questo scappo in cucina per mangiare e spero di non incontrarlo fino alla sera. Purtroppo ci metto talmente tanto a lavare i piatti che lo spagnolo entra.
Ripete che non ha nulla da fare e mi chiede se voglio per caso uscire con lui.
- Il mio amico ha la giornata libera oggi, se vuoi venire con noi... - giusto per essere gentili.
- No, penso che in tre saremmo troppi...
o_________O
- Guarda, sarò chiara: non credo proprio perché ho già qualcuno con cui uscire da sola. - Non sono geloso.
Ripeto
o_________O
Scusa?Ne hai di faccia tosta, tesoro! Sarò presuntuosa, ma cosa ti fa pensare che una ventenne anche magari carina uscirebbe volentieri con un uomo che ha il doppio dei suoi anni? Brutto per giunta (ma questo è opinabile) e senza alcuno stile (su questo invece non ci son dubbi). Quale ragazza avrebbe accettato, dopo una richiesta del genere? Sono quasi offesa. per tutta risposta ho sorriso, uscendo educatamente dalla cucina.
Un'altra al mio posto gli avrebbe sbattuto la porta in faccia!
domenica 14 agosto 2011
Walking down Serpentine Road
Avete presente uella nostalgia forte, quando dal nulla un pensiero richiama una semplice immagine e questa ti stringe lo stomaco, mentre in gola si forma un grosso nodo... erano anni che non stavo così.
Mercoledì sera tre di noi sono tornati a casa, ci siam salutati davanti alla porticina verde al numero 4. e ora mi sento inspiegabilmente sola.
Non immaginavo nemmeno potesse accadermi qui e ora, eppure è successo, dopo nemmeno tre settimane. A volte però esistono persone che impiegano un attimo a sorprenderti, passato quello non smetteresti mai di ascoltarle, di chiacchierarci, di rimanere semplicemente in silenzio a guardare le nuvole sdraiati in un parco...
Ho bisogno di un abbraccio, un giretto nella libreria di Camden Town e di una sigaretta seduti sul marciapiede davanti casa...
Mercoledì sera tre di noi sono tornati a casa, ci siam salutati davanti alla porticina verde al numero 4. e ora mi sento inspiegabilmente sola.
Non immaginavo nemmeno potesse accadermi qui e ora, eppure è successo, dopo nemmeno tre settimane. A volte però esistono persone che impiegano un attimo a sorprenderti, passato quello non smetteresti mai di ascoltarle, di chiacchierarci, di rimanere semplicemente in silenzio a guardare le nuvole sdraiati in un parco...
Ho bisogno di un abbraccio, un giretto nella libreria di Camden Town e di una sigaretta seduti sul marciapiede davanti casa...
sabato 13 agosto 2011
Stachanovismo e baguettes
Qui in casa, un'enorme casa con un solo piccolo bagno, siamo in dieci. Ok, forse undici...
Va beh insomma. Se all'inizio pensavo che avrei diviso l'appartamento con gente di ogni nazionalità possibile, ho presto realizzato che tutti gli abitanti di questa casetta erano italiani. Tutti tranne una: L. E' francese ma manco a farlo apposta, parla perfettamente italiano. Quindi il suo essere straniera è totalmente inutile. Aggiungiamoci pure che è FRANCESE e potrete trarne le vostre conclusioni. Il problema più grosso però è che lei non si sforza minimamente di essere gentile e simpatica. Sembra invece che la parte della stronza le venga fuori in modo molto più naturale e spontaneo. Per essere più chiara: come quasi tutti noi, anche lei è venuta qui per cercare un lavoro. Appena arrivata si da un po' da fare, manda qualche curriculum qua e là e finalmente torna a casa con la buona novella: Ha un lavoro!!!
Odio profondo dei coinquilini che cercano e ricercano da giorni (me compresa...)
Il giorno dopo torna a casa dicendo di essersi stufata di quel "lavoro di merda" (barista in un doner kebap o roba simile....) e di averne trovato un altro come careriera in un ristorante giapponese.
Odio profondo dei coinquilini misto ai primi dubbi di sorta...
Il terzo giorno L. ci spiega che la giapponeisina del ristorante la chiamerà solo in caso di bisogno perchè di questi tempi non ha necessità di personale fisso in più.
Da una settimana L svolazza per l'appartamento tra una gitarella fuori porta e una passseggiata su Oxford Street. Qualche volta la trovo che studia. Ha smesso di cercare un lavoro, è in vacanza, ha detto. A volte s'informa su come sia andata la mia giornata, su quanti curricula io abbia portato, risposte positive,negative, concludendo il tutto con una pacchetta sulla spalla.
Ogni volta che la vedo bazzicare per casa con qualche sacchetto in mano mi viene in mente la nostra prima conversazione: tutti intorno al tavolo stavamo facendo conoscienza e, dopo averle raccontato quanto fosse difficile trovare un lavoro, lei commenta:
"Eh ma io so come voi italiani cercate lavoro: un quarto d'ora e poi tutti in spiaggia!!"
Eh me l'han proprio detto!
Va beh insomma. Se all'inizio pensavo che avrei diviso l'appartamento con gente di ogni nazionalità possibile, ho presto realizzato che tutti gli abitanti di questa casetta erano italiani. Tutti tranne una: L. E' francese ma manco a farlo apposta, parla perfettamente italiano. Quindi il suo essere straniera è totalmente inutile. Aggiungiamoci pure che è FRANCESE e potrete trarne le vostre conclusioni. Il problema più grosso però è che lei non si sforza minimamente di essere gentile e simpatica. Sembra invece che la parte della stronza le venga fuori in modo molto più naturale e spontaneo. Per essere più chiara: come quasi tutti noi, anche lei è venuta qui per cercare un lavoro. Appena arrivata si da un po' da fare, manda qualche curriculum qua e là e finalmente torna a casa con la buona novella: Ha un lavoro!!!
Odio profondo dei coinquilini che cercano e ricercano da giorni (me compresa...)
Il giorno dopo torna a casa dicendo di essersi stufata di quel "lavoro di merda" (barista in un doner kebap o roba simile....) e di averne trovato un altro come careriera in un ristorante giapponese.
Odio profondo dei coinquilini misto ai primi dubbi di sorta...
Il terzo giorno L. ci spiega che la giapponeisina del ristorante la chiamerà solo in caso di bisogno perchè di questi tempi non ha necessità di personale fisso in più.
Da una settimana L svolazza per l'appartamento tra una gitarella fuori porta e una passseggiata su Oxford Street. Qualche volta la trovo che studia. Ha smesso di cercare un lavoro, è in vacanza, ha detto. A volte s'informa su come sia andata la mia giornata, su quanti curricula io abbia portato, risposte positive,negative, concludendo il tutto con una pacchetta sulla spalla.
Ogni volta che la vedo bazzicare per casa con qualche sacchetto in mano mi viene in mente la nostra prima conversazione: tutti intorno al tavolo stavamo facendo conoscienza e, dopo averle raccontato quanto fosse difficile trovare un lavoro, lei commenta:
"Eh ma io so come voi italiani cercate lavoro: un quarto d'ora e poi tutti in spiaggia!!"
Eh me l'han proprio detto!
venerdì 5 agosto 2011
Trecentosessantasei
Come cambiano le cose. Forse anche per me...
Pensavo di averlo già fatto. Ce ne metti di tempo a capirlo... forse non un anno ma due mesetti si
S: Uff, come mi piacerebbe venire su qualche giorno
C: Anche a me...
S: Ma tu ci sei già!
C: Sei un po' lento eh...
S: E allora dillo!
Pensavo di averlo già fatto. Ce ne metti di tempo a capirlo... forse non un anno ma due mesetti si
Iscriviti a:
Post (Atom)


