sabato 15 settembre 2012

Clic...

Ok sono tornata, più fresca che mai.
Mia madre ieri sera
 - Il tuo umore è nettamente migliorato, anche se sospetto di saperlo, qual'è la causa?
 - No, sei fuori strada. Sono contenta perché oggi sono uscita, ho fatto tante belle cose e prima di tornare a casa mi sono anche mangiata un gelato.
Erano le sette e mezza, avevo una fame porca (dato che ieri a pranzo ho mangiar solo un misero panino...) e è passando davanti a una gelateria, ho guardato la vetrina e pensando che non fosse il caso, sono passata oltre. Poi sono tornata indietro. E ho preso uno stecchino alla banana e cioccolato. Che buono... 
Comunque. Ieri mi sono riattivata. A dire il vero, superato lo sconforto di lunedì e la malinconia di mercoledì (i giorni di pioggia in questo periodo mi mettono una malinconia creativa un po' strana, ne parlerò) ho ripreso un po di colorito e ho finito per concludere più cose in una settimana scarsa che in tre mesi d'estate... più o meno, diciamo che mi piace vederla così.
Adesso dovrei essere al corso di ricerca teatrale a Macao ma stamattina non mi sono svegliata. E poi ho scoperto ieri sera alle tre che avrei dovuto portare un piccolo testo teatrale a memoria. E quando lo imparavo? Ok, poche righe sarebbero andate bene ugualmente ma QUANDO LO IMPARAVO?? Sulla 90? Si, avrei avuto tutto il tempo, ma la sacrosanta verità è che avevo sonno e mi sono alzata tardi. Quindi nada. A parte questo però mi sono presa un po' di soddisfazioni.
Giovedì ho rapito laQ e siamo andate nei campi a fare qualche foto. Nello specifico io ho fatto delle foto a lei che come modella è straordinaria! Ieri le ho sistemate e dopo aver poltrito di fronte allo schermo del computer per un'oretta ho deciso di attivarmi e andare a vedere una mostra fotografica. Che poi alla fine erano due mostre fotografiche, entrambe deludenti (ero stat avvertita ma non me ne ricordavo) ma non importa. 
Poi ieri c'era un così bel sole che non potevo mica tornarmene a casa senza fare una passeggiatina e qualche foto sul naviglio che, al tramonto è proprio affascinante. Lo so che è scontato, lo so che se devo scegliere finisco sempre per fare un giretto in quel posto ma non è così scomodo da raggiungere e soprattutto è sempre pieno di cosine interessanti da fotografare. E poi ero già lì, su, la prossima volta vado in Sempione a fotografare i tizi che giocano a basket o ai giardinetti a fare foto agli anziani (a pensarci bene non è un'idea così malsana...). Insomma, sono tornata a casa con un centinaio di fotine, quaranta delle quali da non scartare, che per i miei standard è una buona percentuale. Ed ero contenta, soddisfatta, allegra, di ottimo umore.
Stasera spero di riuscire a concludere un'altra delle tante cose che avrei voglia di fare ma, non dipendendo totalmente da me il risultato della faccenda, preferisco tenere la bocca chiusa e parlarne a cose fatte. 
Poi ci sarebbe ancora da svuotare l'armadio, svuotare, smontare e disintegrare il mobile della mia stanza, dipingere la parete dove ora sta quel catafalco, prendere le cassette della frutta, verniciarle, costruirci una libreria a muro aiutandomi, se riesco, con i pezzi del catafalco che non ho voglia di gettare per forza nel dmenticatoio. Potrebbero rivelarsi utili in fondo... 

Ho paura!





giovedì 13 settembre 2012

When hard work calls, hard girls go shopping pt2

Dunque dicevo.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.

mercoledì 12 settembre 2012

When hard work calls, hard girls go shopping pt1

E' finita.
Quattro giorni fa, anzi cinque è finalmente finita!
Il nostro corto è stato inviato a chi di dovere e ha praticamente ricevuto l'approvazione di tutti. Manca solo l'ultima parola dei giudici (che in un certo senso saremmo anche noi partecipanti al festival, non ho ancora capito perché e con quale logica ma lo scoprirò) a Berlino. Ma questo avverrà solo tra molto, molto tempo.
Per ora è finita. E nell'attesa, a posto così.
Sabato mattina mi ha svegliata una mail del mio professore che, cito testualmente, diceva:

"brava e brave tutte. Ho la sensazione che troverai la tua strada in questo mondo"

E di animazione si parla.
Non è il momento di approfondire l'argomento ma la butto lì. Davanti a parole simili, un lato di me s'inorgoglisce. L'altro pensa: è davvero questo che voglio fare nella vita?
Nell'attesa di approfondimenti, prometto e spergiuro che appena mi danno l'ok, carico il video e lo mostrerò al mondo!
Risata malefica, uscita drammatica.
Fine primo tempo


domenica 12 agosto 2012

Un grande preambolo per raccontare che...

"Per lui sarai sempre la sua bambina..."

non è una giustificazione valida a non farmi usare la bistecchiera. E la lavatrice, e lo stendono, e la caffettiera, e il frigorifero. E ci aggiungerei anche il divano già che ci siamo.
Spiego: i miei se ne vanno via per due settimane (evviva) e il mio genitore maschio altresì chiamato padre ha deciso che, non essendo io capace di utilizzare i sovraelencati elettrodomestici, non devo utilizzarli. Inutile dire che non è vero. Se escludiamo la lavastoviglie, visto che credo di essere l'unica persona di mia conoscenza che trova più rapido lavare i piatti a mano anziché caricare, preparare e avviare, - ho dei problemi - posso affermare di non aver sprecato per intero i miei ventisei diciannove anni! Non ho mai vissuto da sola, che diamine! A sentir mio padre sembro una criminale, piromane assassina!!
Ma non importa, non sono offesa, si è già fatto perdonare spiegandomi (e mimando) la reazione del basilico desideroso d'acqua. Tutto ciò in romano quindi fate un po' voi!
E per il resto tutto bene! Da domani tornerò ufficialmente in possesso del regno dei fiori di carota e inaugurerò la comune dell'amore e del cazzeggio spinto visto che ho finalmente finito (per ora) di lavorare.
Impegni cinici a parte, (possono definirsi ufficialmente archiviati, morti e sepolti fino a metà ottobre), vi ho mai parlato del mio corto?
No ovviamente, essendo io una persona superstiziosa ho preferito evitare. Ma ora mi sembra il caso di farlo anche perché ho taciuto troppe cose interessanti che meritavano assolutamente d'esser citate.

questo post sta somigliando sempre di più a una puntata dei simpson, sebbene molto meno divertente e bidimensionale

Tornando al corto, tutto ebbe inizio una gelida sera di febbraio. Anzi, prima! A gennaio un'amica che tra l'altro non vedevo da un po', una di quelle con cui ti trovi benissimo ma che non vedi praticamente mai, mi propone di partecipare ad un concorso internazionale. E io, un po' per sfizio, un po' perchè lusingata dal fatto che l'avesse chiesto proprio a me (io la trovo geniale, la stimo da more), un po' perché alla fine non avevo niente da fare - appunto - ho detto di si! Così arriviamo a quella gelida serata di febbraio in cui, davanti a due margarita, buttiamo giù un paio di idee, entrambe poco convinte di riuscire a combinare qualcosa, essendo la scadenza a meno di un mese. 
Inizia così una lunga serie di domeniche a casa mia in cui lavoriamo, disegnano, cazzeggiamo e finalmente, il 28 di febbraio, siamo pronte ad uploadare le nostre meravigliose creazioni: una bella, una carina ma talmente piena di cliché da farmi incazzare.
Essendo state settimane parecchio impegnative, nel momento stesso in cui premo il tasto "upload", la mia testa viene invasa da un unico pensiero: "ecco, ora questa brutta storia è finita, non ne voglio più sentir parlare, ciao ciao, goodbye!"

E invece no.
Verso metà marzo vengo contattata dalla dolce fanciulla la quale mi comunica che abbiamo superato la selezione! Uno dei due soggetti è piaciuto e tra i quindici vincitori (su 129, mica cazzi eh) ci siamo anche noi!  E parteciperemo non con il soggetto bello, ma con quello carino e pieno di cliché. La cosa peggiore di tutte è che non è solo ricco di cliché, ma anche di animazioni! L'idea era di fondere le riprese dal vero col cartone animato e a quanto pare i giudici devono essersi gasati un sacco, li possino... anche perché ciò significa che il mio ruolo guadagna un sacco d'importanza... e responsabilità... e io non sono capace!!! Un'intera produzione sulle mie spalle... come faccio?
Il lato positivo della faccenda però, oltre al fatto che forse potrei anche imparare qualcosa di utile per il futuro (ma ad aprile questo lato non riuscivo ancora a vederlo) è racchiuso in tre meravigliosi giorni ad Amsterdam, tutto pagato tranne gli sfizi (e avete capito quali). Tre giorni deliziosi, se escludiamo il duro lavoro, le otto ore giornaliere di workshop e il nervoso per la workshop leader imbecille a cui non piace il nostro progetto (tesoro, non fa impazzire nemmeno me ma la mia socia ci tiene tantissimo quindi si fa come dice lei e tu non rompi). Tre giorni davvero belli, durante i quali abbiamo conosciuto tanti ragazzi di altre scuole d'europa, saggiato la freddezza dei nordici, sfiorato la rissa (io) con uno slavo che dopo sei ore di lavoro "vuole fare una considerazione sul progetto delle italiane"... mangiato come porche, girato in bicicletta (io, con una ragazza estone che, appena l'ho abbracciata per evitare di cadere si è irrigidita come un pezzo di legno), bevuto, fumato, parlato, cazzeggiato... e insegnato alla ragazza estone che dare tre bacini per salutarsi non è la fine del mondo! Tante cose insomma.
Fatto sta che a workshop finito si doveva lavorare. E il planning prevedeva una finalizzazione degli storyboard e della sceneggiatura fino a inizio maggio, pausa, poi lavoro lavoro lavoro lavoro da metà giugno a metà agosto. Le riprese invece erano previste per metà luglio.
Io e la mia socia ci siamo letteralmente fatte il culo. Lei in modo più diluito ma senza fermarsi, io a singhiozzi. E finita la prima parte, uploadati gli ultimi storyboard alla faccia della stronzissima workshop leader che fino all'ultimo ci è stata addosso, a metà giugno ho iniziato a lavorare sulle animazioni. Acanto a me CdS (manco a dirlo) e miss V, la mia stacanovista preferita, bulgare a e incazzosa, cos se la workshop leader scassa ancora le palle, ci pensa lei a spaccare butilia e amazare familia! Ecco!
Pian piano la cerchia di collaboratori si è allargata, per primo l'aiuto regista nonchè il meraviglioso fidanzato dell'altra fanciulla, tante carinissime comparse, un direttore della fotografia di tutto rispetto e, grazie a CdS anche un compositore che non potevamo trovarne uno migliore! E tutti gli altri, recuperati qua e là attraverso passaparola, conoscenze e casting vari! E per ultimi - ci piace scegliere con cura - i due attori. 
Ora se riassumo i giorni di riprese non la smetto più di raccontare, anche narrare tutto il lavoro mio e delle mie socie diventa lungo, complesso e ripetitivo. L'importante è sapere che a oggi tutto sta andando secondo i tempi. Non so quanto possa definirsi un lavoro splendido (e mi riferisco alle animazioni, perché le riprese sono venute da dio). Sul set tutto è andato per il meglio nonostante il secondo giorno la mia sveglia abbia deciso di non suonare, facendomi così arrivare con mezz'ora di ritardo (ma nonostante questo abbiamo comunque finito con un'ora d'anticipo, tiè), con le ragazze abbiamo finito prima del previsto, pian piano ho imparato ad apprezzare prima e a innamorarmi poi di questo lavoro e ora lo trovo adorabile. Intanto la prima bozza del lavoro dovrebbe essere in viaggio verso Amsterdam. Da qui a settembre c'è ancora molto da fare, ma per adesso a posto così!
Non vi ho raccontato nulla né della storia né del tema né di niente. Sempre superstiziosa resto ma prometto che presto sarò meno avara di dettagli. 
Ho solo un dubbio: la fanciulla con cui sto collaborando altri non è che il braccio destro di 075. Se io sono il braccio destro del braccio destro.. cosa sono esattamente?

domenica 5 agosto 2012

Parlare di Hangover è mainstream ma questi son casi strani

Scrivere questo post mi fa sorgere una qualche perplessità, per due ragioni specifiche:
 - prima di tutto questa settimana l'argomento è già stato trattato, nelle sue sfaccettature, ben tre volte
 - so che trattare certi argomenti è il modo migliore per attirare le cosiddette "ultime parole famose", ma non essendo mia intenzione tirarmela o simili, mi auguro che la sfiga se ne stia rintanata in un mondo migliore.
Chiaro, quindi:
tutto ha avuto inizio stamattina quando ho scritto un messaggio a CdS per sapere il programma del pomeriggio. Ieri sera siamo uscite e tra una cosa e l'altra, ci abbiamo dato parecchio dentro con birra, vodka e tequila. La sua risposta stamane è stata:

"Mi sono appena svegliata con un discreto post bevuta. Sto una merda, non ho più l'età"

Alchè, sapendola ancora una ventitreenne sveglia e arzilla, le ho mandato il tormentone del post sbronza che ogni ragazza perbene e con una certa cultura dovrebbe conoscere a memoria: questo.
La sua risposta una volta visto il video, è stata:

"Io sono la bionda"

Io no. Stamattina, superato il trauma risveglio, mi sentivo arzilla come una freschissima Mandy Moore. E non è la prima volta, infatti da tempo ormai, il video incriminato è diventato il tormentone mio e della Q ogni volta che una delle due passa una serata alcolicamente impegnativa e la mattina dopo, mentre lei vorrebbe strapparsi le tempie, io saluto il mondo con un sonoro "Buongiorno!". Diciamo quasi sempre. E' capitato anche a me di soffrire in silenzio col mio mal di testa, ma la cosa assurda è che capita più spesso se faccio la brava e non esagero. Scrissi a proposito in questo post. E quella sera avevo in corpo una misera Tennent's e un mojito...
Dunque tutto questo ciarpame di parole a caso è semplicemente volto ad introdurre il paradosso del doposbronza più alcuni casi interessanti di cui voglio rendervi partecipi:

Dicembre 2007 (anni 21): dopo aver sconfitto l'assai ben poco temibile esame di storia del cinema, mi concedo una serata con le compagne del liceo al Saloon. Per chi non lo sapesse, il locale è famoso per gli "spari", se vai ad ordinarne un giro al bancone, il barista ne approfitta e te ne offre sempre uno. Va a finire che siamo usciti di lì sui gomiti. Tre di noi vomitavano in agoni diversi di Paolo Sarpi mentre io pregavo il nostro accompagnatore di "andare piano altrimenti ti inauguro la Punto". Non so in che stato io sia tornata a casa, non ricordo nulla, ma ricordo perfettamente la sensazione di freschezza e leggerezza del giorno dopo. Una rosellina.

Ottobre 2009 (anni 23): una cosa per cui amo le feste celtiche è la copiosa presenza di idromele. Il capodanno celtico non fa differenza. Solo che l'idromele è stronzo, ne butti giù un bicchiere e non senti nulla. Dopo quattro continui a non sentire nulla. Solo che non sai manco come ti chiami e perché stai rotolando e ridendo nella ghiaia. Dopo aver accompagnato il mio amico esattamente dalla parte opposta rispetto a dove doveva andare, mi riporranno a casa. Il risveglio è stato particolare, pittoresco direi. Da un lato stavo bene. Quello destro. Il lato sinistro della mia testa era completamente bloccato: mal di testa a trapano, male allo zigomo, all'orecchio, al dente e alla gola. E la scusa dente del giudizio non reggeva perché li ho tutti da un pezzo. Quindi avendo constatato che questo postumo non m'impediva di studiare perfettamente, ho concluso che l'idromele non è troppo rischioso.

Settembre 2010 (anni 24): io e la Q usciamo per una serata tra amici. Che si prolunga. Molto.
La quantità di vodka redbull permette a me di uscire completmente di testa e a lei di stare molto peggio, salvando me perché almeno una sana tra le due era necessaria. Torno a casa alle sei. Mio padre, ignaro di tutto ciòmi sveglia alle otto con un caffè accompagnato dalle soavi note di Venditti!
"Spegni quella musica" biascico.
"Ma io volevo svegliarvi con un po' di allegria... va beh, la spengo"
Ingurgito velocemente il caffè (è un test, se lui rimane giù io posso passare una giornata lieta) e mi concedo un'altra oretta di sonno prima di passare l'intera giornata china sui libri. Alterno momenti di disperazione nauseabonda ad attimi di forza e giuro, studiare è stata una tortura.

Dicembre 2010 (sempre 24): alcatraz e qualche bicchiere di vodka lemon (ma non tanti, nel senso, io ricordo tutto) mi permettono di svegliarmi il mattino dopo con un simpatico cerchio alla testa. La sera avevo una fest di laurea alla quale mi sono trascinata spacciando il verdoni della mia faccia per un colore molto di moda negli anni sessanta (festa a tema...), bevendo coca cola e maledicendo gli altri presenti che si scolavano la sangria.

Settembre 2011 (anni 25): quello di cui si parlava sopra: una tennent's e un mojito che mi hanno accompagnata tutto il giorno seguente con un simpaticissimo cerchio alla testa che ad ogni passo ti sembra di morire.

Marzo 2012 (anni 26): San Patrizio da noi lo si è festeggiato con le birre verdi. Finite quelle mi si avvicina un attempato individuo il quale chiede se può offrirmi da bere. Accetto di buon grado e due ore e dieci tequila dopo *....*
Il giorno seguente mi chiama un'amica:
 - Come stai?
 - Bene, perché?
 - Ma ti ricordi quello che è successo ieri sera?
 - Certo!
 - Ti ricordi anche quando ti sei sdraiata sul pavimento del bagno (pulito, ho verificato) facendo l'angelo e invitandomi a seguirti perché "è tutto così bello visto da qui e io sono felice"?
 - Ehm... quello in effetti non lo ricordo. Però sto bene, te lo assicuro. 
E gliel'ho detto reduce da un banchetto a base di sushi durante il quale mi sono abbuffata come una porca.
Solo la settimana prima avevo trascorso il sabato accoccolata a letto rea di aver bevuto un paio di birre... fate voi.

Tra le tante cose che mi ha insegnato mio zio, ne ricordo due in particolare:
 - oh signor d'amore acceso con le bestemmie
e
 - non bere troppo, se proprio lo devi fare, evita di mischiare cose strane
Si dice anche che con l'avanzare dell'età il fisico ceda un pochino. E va bene che dei miei ventisei anni ne dimostro la metà, ma pensavo che la cosa coinvolgesse solo l'aspetto esteriore. Non credevo si estendesse al metabolismo (e la pancetta da birra significherà pre qualcosa?). Allora perché le volte che mi do alla pazza gioia finisco sempre per farla franca mentre quando faccio la brava concedendomi un solo alcolico in quantitativi discreti, al mio risveglio vorrei piangere, soffrire e dare fuoco al mio cervello?
A dire il vero non dovrei lamentarmi e continuare così, ma so per certo che il karma mi osserva da tempo e me le farà pagare tutte. Senza sconti.

martedì 31 luglio 2012

Ricchi premi e cotillons #3, ovvero Ussignur!



Premiata tramite commento? Ebbene si, grazie Pier(ef)fect, è la terza volta che vengo premiata, sono superiperfelicissima e ora parto immediatamente visto che mi tocca raccontare sette fatti di me a random. Dunque...

1: Il mio fisico a fisarmonica mi ha permesso di perdere quattro chili in due settimane. Poi ho scelto la birra e ora ho seri problemi a salire di nuovo sulla bilancia!
2: Ultimamente sto lavorando molto, praticamente tutto il giorno chiusa in casa. Fin qui nulla di eccezionale se non fosse per due effetti collaterali: il primo consiste nell'aumento esponenziale della velocità con cui ora sono in grado di risolvere casini venuti fuori all'ultimo minuto (dei quali vengo puntualmente informata via mail) e come effetto collaterale ci piace un sacco! Il secondo è nocivo, molto nocivo: essendo un lavoro che permette di spegnere una parte di cervello, posso permettermi il lusso di "guardare un film" mentre smanetto. E finiti i titoli seri, ho incominciato a buttarmi sull'intera saga di Fantozzi. Ora sono ferratissima sull'argomento.
3: Ho letto diciotto libri in cinque mesi e poi ci ho messo tutto giugno e metà luglio per leggere Il grande inverno. Forse perché è una saga tristissima e in soli due libri Martin è riuscito a distruggere la vita a decine di persone? Mi aspetto grandi cose dal prossimo volume...
4: Sono perdutamente innamorata di Enrico Intra. Il mio amore per lui è cominciato circa due settimane fa, quando l'ho visto suonare un pianoforte... da dentro! Nel senso che si è sporto all'interno della coda, suonando direttamente i martelletti. E martedì mattina mi ha anche saluta sorridendo!
5: Trovo che il rock steady renda le pulizie e le faccende domestiche molto più divertenti!
6: Ho smesso di mangiarmi le unghie esattamente cinque mesi e quattro giorni fa. Non ho mai smesso per così tanto tempo, ho sempre ricominciato dopo un mesetto o due. Stavolta un'amica mi ha consigliato di pormi degli obiettivi. Ho iniziato da quello e subito dopo ho raggiunto con calma quasi tutti gli altri. Dovrei sentirmi fiera e orgogliosa ma non dico nulla.
7: In reltà la bozza di questo post risale a due settimane fa (anche di più...) ma ultimamente la mia verve creativa, quella firizzante di qualche mese fa, è andata a farsi fottere, quindi ho avuto bisogno di tempo e qualche cosa carina da scrivere. Che non so se sia arrivata o meno...

Ora dovrei rigirare il premio a quindici altri blog ma non riesco a decidermi. E per non attendere altre due settimane, facciamo che lo pubblico ora e se avete voglia ve lo prendete voi!

giovedì 19 luglio 2012

WTF???

Cosa cazzo è successo a blogspot? perché non riesco più a vedere gli altri blog in modo diciamo "normale"?
Spero sia un problema momentaneo, se qualcuno sapesse qualcosa, me lo dicesse perché io non sono abbastanza sveglia da risolvere il problema da sola...
Ok dopo questo inutilissimo post di servizio, giuro che tornerò con qualcosa di più interessante. Devo solo sconfiggere il duro lavoro, poi ce la posso fare. A meno che non uccida qualcuno nel frattempo...

...

Ok, come non detto, è tornato tutto a posto. Ultimamente mi succede questa cosa buffa e fastidiosa: incontro un problema, cerco di affrontarlo in settantacinque modi differenti, mi arrendo e chiedo aiuto. un minuto dopo aver chiesto aiuto, il problema si risolve da solo. Oppure mi viene in mente il settantaseiesimo metodo per risolverlo. Poteva venirmi in mente prima? Assolutamente no, specie quando imploro aiuto via mail a qualcuno che magari potrebbe pure farsi  cazzi suoi ma ha avuto la malaugurata idea di diventare il mio professore e da ormai due mesi tipo, sopporta ancora le mie domande stupide. Questo anche perché volevo scrivere due righe su di lui e mi manca un sacco ma sono troppo stanca e lo farò più in là, usando le parole e lo spazio che merita...
Ora è l'una e un quarto e posso finalmente levare le tende e andarmene a dormire! Olè!

venerdì 13 luglio 2012

Vai a fare l'intellettuale da un'altra parte

Sono reduce da una serata disastrosa... se così la si può definire. Al parchetto dietro casa mia (eh già, c'è vita su Marte e anche nel profondo sud milanese) c'era in programma un concerto di un gruppo appena scoperto, amici di amici molto bravi e promettenti ma gli organizzatori del festival ci hanno riservato l'ennesimo fuori programma. Così, mentre percorrevo il viaggetto e sentivo Alicia Keys, mi son detta che forse non era proprio destino. E mi son lasciata alle spalle il dj set reggae dance hall che per carità, apprezzo moltissimo in generale, ma quando son da sola e domani m devo pure svegliare per lavorare, evito volentieri.
Già, da sola. E' il terzo concerto questo mese che vado a vedere per i fatti miei. E se da una parte ciò aumenta il mio orgoglio, non nascondo un velo di tristezza e delusione.
Voglio dire, dai cazzo!
Non capisco se per colpa degli ambienti che frequento o mia che me le vado proprio a cercare, tendo sempre a circondarmi di pseudointellettuali artistici, letterati, scenografi, cineasti snob, che puntualmente cerco di evitare il più possibile, preferendo i casinisti rock and roll, i tamarri e gente improbabile a caso che la mamma non vede di buon occhio.  Poi succede che si cresce insieme e ti rendi conto che alcuni amici storici si son trasformati nella categoria di cui sopra, che tanto tendi a schifare ma che in fondo vi volete così bene che non ce la fai a dare loro un calcio e mandarli a quel paese...
Quello che però mi fa più incazzare non è tanto l'ostentata creatività sempre e comunque. Conoscendo soggetti simili fin dall'infanzia ho imparato a filtrare e certe castronerie non le sento proprio. Altre volte, proprio perché cresciuti insieme, so bene che l'estro c'è, quindi anche la stima non manca. Mi incazzo perché questi soggetti, che tanto millantano esperienze pazzesche e sfagiolano proposte una dietro l'altra, in realtà non fanno nulla di tutto ciò, quando lo fanno e ti tirano in mezzo, il più delle volte la proposta si rivela una mezza cagata e la volta in cui tu proponi qualcosa di interessante sono stanchi, hanno da fare, hanno il cane che si morde la coda, devono studiare per gli esami del sangue... cose così.
La prima volta mi era successo alla maratona di cortometraggi animati al Milano Film Festival... voglio dire, film gratis, sul prato, con la birra, arrivi e te ne vai quando vuoi e ti fai pure una cultura. Niente da fare. Troppo impegnati per concedersi.
Successe di nuovo per una rassegna di film gratuiti, per un concerto della nostra scuola... di esempi ne avrei tanti da annoiare chiunque... solo due nell'ultimo mese... Ogni volta è così, non posso, ho da fare, sticazzi... cos'hai da fare? No, niente, bevo una birra con un amico... e poi questa è la stessa gente che si lamenta perché "facciamo sempre le stesse cose, si finisce a bere negli stessi posti uffa ho bisogno di cambiare".
E ci credo, il mese scorso siamo andati a Macao su suggerimento di un soggetto geniale, talmente geniale da seccare in pieno la serata che a detta di tutti è stata fra le più belle (orchestra Verdi e musicisti improvvisati in piazza, silenzio assoluto, cielo stellato) andandoci giusto giusto il giorno dopo quando c'era in programma... niente. Se proponi serate a caso e poi ti lamenti, fatti delle domande.
Che alla fine quando a decidere qualcosa sono io mi ritrovo sempre coi soggetti più impensabili, i suddetti casinisti che a fine serata mi dicono quanto sono contenti d'esser venuti e che "queste cose dovremmo farle più spesso"...
Dovrei prenderla sul personale?

domenica 8 luglio 2012

Due cose...

Dovete sapere due cose: da circa tre ore sono tornata del mio classico rosso fiammante, rame, carota o quel che vi pare. Non sembro una lattina di coca cola e questo mi conforta molto.
la seconda cosa che mi preme sappiate è l'amore che i miei genitori provano per me. Mia madre ad esempio mi trova grassa, volgare e sboccata.
"Oggi fai schifo, quant'eri bella otto chili fa" e "assomigli alla tamarra che pascola sempre sotto casa nostra" sono complimenti detti da lei...
Mio padre invece è tutto il contrario, per lui io sono un raggio di sole, un fiorellino di campo, una meraviglia. Tranne in due specifiche occasioni:
 - Quando indosso il vestitino nero di sera coi tacchi. "Lasciatelo dire, sembri un trans... ", mi disse una sera. Io capii che era il caso di cambiarmi d'abito.
 - Quando tingo i capelli di rosso. "Mi stai proprio antipatica, non ho nemmeno voglia di parlarti con quel colore in testa. Assomigli a quella giornalista del tg che non sopporto..." Ho imparato a fregarmene...

Insomma, oggi mi sono ritinta i capelli di rosso, facendo attenzione a non diventare fluorescente come accadde un paio d'anni fa e devo dire che il risultato mi aggrada assai...
 - Mmmh. Mi piace questo colore, è proprio carino!
 - Mamma, ti senti bene?
 - Si, perché? E' carino, ti sta bene, leggero, mi piace mi piace!
 - Ok, se dici così... non ci rimane che sentire il parere dello scettico... Papà - lo chiamo uscendo sul terrazzo - cosa ne pensi?
*Mi osserva atentamente, ponendo particolare attenzione alla maglietta* - S - si! Stai bene, oggi sei quasi normale, non come gli altri giorni, solo non capisco... perché hai una spalla di fuori e l'altra no?

Ok, ora aspettiamo che se ne accorga sul serio.

sabato 7 luglio 2012

And how I finally screwed it up

E' il 6 giugno, seduta sul balcone, tra un insulto e qualche lacrima, mi godo la quindicesima sigaretta della giornata, un po' nel panico, dovendo consegnare un lavoro assurdo il giorno seguente. Mi accorgo che sono le 13.06: in questo momento c'è il workshop jazz in Piazza Mercanti e io me lo sto perdendo... però se mi vestissi e partissi in fretta probabilmente riuscirei a sentire gli ultimi dieci minuti...
Dovrei finire questo lavoro ma in fondo ho tutto il giorno per farlo... maledetti cartelli animati, maledetto regista con le idee poco chiare. Ma in fondo è divertente, così come sono state divertenti le ultime due settimane: di quell'intensità e allegria che solo i giorno conclusivi di qualcosa possiedono. Li chiamano graduation goggles, perché in effetti gli ultimi giorni sono uguali a tutti gli altri e a loro bellezza è solo apparente. Dovrei approfondire...
Ripenso ai sabati trascorsi a lavorare con le altre, i pomeriggi chiusa in quell'inferno fino a tardi, ai pranzi e ai bivacchi alle macchinette, con la costante sensazione di essere osservata con insistenza da qualcuno che preferirei mi salutasse anziché continuare a guardarmi con la faccia da ebete... qualcuno che non si fa vedere molto spesso in giro ma per come si sono mese le cose va bene così. Qualcuno che però incontro spesso uscendo dal bagno, con il conseguente rischio di fracassarmi il naso perché non sa aprire la porta con delicatezza. Anche in quei momenti si è limitato a chiedermi scusa, nulla più che scusa.
Sono seduta sul balcone, do un'occhiata all'ora e faccio due calcoli. Potrei davvero vestirmi in fretta e uscire, anche solo per sentire gli ultimi dieci minuti del concerto e poi chissà... Potrei, ma anche no.

giovedì 31 maggio 2012

Le faremo sapere...

Da domani sono in vacanza! Eeeeeeeh!
Freniamo l'entusiasmo, lavorerò gratis almeno fino a settembre tipo... già, perché l'unica possibilità di un impieguccio pagato, puff, si è dissolta in un baleno. Perché? Sono bassa... e hanno scelto un'altra. Ok, la storia è un po' più complicata ma mi asterrò dal raccontarla, però... non è giusto!
Non è giusto in primis perché ovviamente due soldini mi avrebbero fatto comodo, in secondo luogo perché più ci penso e più mi rendo conto che a darmi fastidio sono parecchie cose: ad esempio il fatto che siano sei anni che tappezzo la città di curricula ottenendo, nel migliore dei casi risposte assurde. Altrimenti silenzio. E sono abbastanza stufa di vedere persone che mi guardano dall'alto in basso perché, pur non essendo Rockfeller, mi permetto di studiare vivendo sulle spalle dei miei e cazzeggiando come la peggiore bohémienne... secondo loro, che precisiamo, non spaccano sassi in miniera. La cosa assurda è che per ora, non sto certo cercando il lavoro della mia vita, mi accontenterei di qualcosa per arrotondare, tipo volantini, fiere, eventi, cameriera... anche perché il tempo di lavorare full time o comunque tutti i giorni non ce l'ho. Non mi sembra di chiedere l'universo, semplicemente impieghi saltuari durante i fine settimana o per qualche giorno. Invece mi vedo offrire lavori in Lettonia per sei mesi, in Polonia per otto, in città finendo alle due di notte... e finchè l'ultimo autobus è all'una e la macchina non la posso guidare, non ho alternative (col taxi brucerei lo stipendio, tanto vale non lavorare...).
Purtroppo però, nel momento in cui si fa strada la possibilità di un lavoretto papabile, finisco sempre per essere scartata per le ragioni più stupide: sono troppo bassa, non ho esperienza, sono troppo vecchia e le cercano semiadolescenti, alte un metro e settanta minimo, bella presenza, cervello zero. Che poi quando vado al supermercato e vedo le cofane trentacinquenni che promuovono la nuova ricetta del Toblerone, mi viene da chiedere T'E' PIACIUTO EH? E SE VEDE!!! Eddai.
Allora, dicevo, a darmi fastidio è l'esser continuamente scavalcata da qualcun altro per ragioni assurde, anche perché essere così sfigate è quasi surreale. Voglio dire, pure le mie amiche nane volantinano... quale insormontabile problema ho io da farvi così schifo?? Ditemelo no? Il che introduce un'altra cosa fastidiosa: il classico "Le faremo sapere". Ma puttanalarana, anziché tenermi in forse con un bel sorriso, non puoi dirmi chiaramente che non vado bene? E magari, con parole gentili, spiegarmene i motivi? Almeno la smetto di aspettare, mi cerco qualcos'altro e magari la prossima volta mi presento in modo più consono. Voglio dire, so di essere bassa, posso salire su un paio di tacchi, ma se cerchi personale sopra il metro e settanta non posso farci nulla e non andrò di certo a casa a tagliarmi le vene. quantomeno eviterò di ripresentarmi per un evento simile tra due mesi.
E' che la gente, non si sa come, pensa che la sincerità faccia male. Sempre, non solo se si parla di lavoro. Ma non è vero, tutto sta nella scelta delle parole e del tono. E' la classica storia del "sei perfetta ma non ti merito". Non ha senso, non aiuta.
L'anno scorso a Londra mi sono presentata per un training da cameriera in un ristorante. Mi hanno fatto lavorare quattro ore per poi salutarmi con un sorriso e un "hai fatto proprio una bella prova, brava, ti faremo sapere". Sono spariti. Qualche mese dopo scopro da un'amica (che ho trascinato lì a fare la prova anche lei perché sono troppo buona e cogliona, visto che a lei l'hanno assunta) che il motivo per cui non sono stata richiamata era che non mi sono legata i capelli. Allora. Tralasciamo il fatto che se lei non mi avesse detto niente, probabilmente la prossima volta mi sarei ripresentata in un ristorante con i riccioli (appena lavati) al vento e gli occhiali senza catenella. Ma voglio dire, quando mi vedi entrare con la chioma da tutte le parti, non puoi dirmelo, di farmi una coda? Mica mi metto a piangere... poi puoi pure non assumermi, ma almeno ripeto, un'altra volta so cos'aspettarmi.
Davvero, la verità non fa male. L'importante è solo infiocchettarla un po', del tipo "guarda, ti ho vista un po' insicura, hai fatto cadere tre o quattro posate... l'igiene per me è importantissima e sto cercando qualcuno di un po' più disinvolto..." oppure "Ho bisogno di gente che sappia usare *programma a caso*, è fondamentale, la tua esperienza è sicuramente notevole ma sei carente su quest'aspetto..." evvabbè... o ancora "Ho voglia di una sveltina in amicizia e senza sbattimenti, ci stai?". Nessuno si offende, siamo grandi e vaccinati, se ci insultano ci rimaniamo un po' male ma le critiche negative fanno crescere. I sorrisini di circostanza danno solo fastidio.

martedì 29 maggio 2012

Un po' come l'amore...

Il troppo lavoro rende scemi e felici allo stesso tempo. Un po' come l'amore. Devo ricordarmelo la prossima volta che mi ritroverò a piagnucolare per i lunghi sabati sera - ormai troppo frequenti - passati in compagnia del mio attuale fidanzato Photoshop.. a volte lo tradisco con Flash. Ah i fratelli Adobe. Che ragazzaccia che sono!

Dicevo, il troppo lavoro rende scemi e brucia i neuroni, ma almeno finché non sono i tuoi neuroni a bruciare, puoi sempre ridere delle perle di saggezza maturate attorno a te:

Il Pollice Opponibile:
CdS incoraggia un amico a compiere un'operazione facile, elementare quasi:
 - Dai caro, ce la puoi fare, hai il pollice opponibile!
Dal fondo dell'aula CLR, una ragazza scartata a XFactor che ha pensato di ripiegare sull'animazione si esprime:
 - Io ce l'avevo da piccola!
CdS: - Cosa avevi da piccola?
CLR: - Il pollice opponibile!
Ecco giusto, da piccola. Ora di sicuro non c'è più!
Mara, per me è no!

I bambini e la droga:
Si discute di quanto ormai gli adolescenti si avvicinino presto al mondo della droga.
CdS: - Ragazzi che brutto, un giorno mentre passeggiavo in un parco ho visto delle dodicenni che scaldavano coca e sniffavano il vapore. Stavo morendo
Firefox (quella bella): - E ci credo tu hai l'asma...!
-______________________________________-

Vitamine particolari:
Oggi - eh si, questa è fresca di giornata! - nel bagno durante la pausa sigaretta, CdS finisce di bere il suo succo disgustoso. Sulla confezione ci sono un sacco di frutti immersi in tanti bei cubetti di ghiaccio.
Amica wacca prende in mano la bottiglietta e la osserva.
 - I C E? Che succo è... io sapevo che esisteva l'A C E... Arancia, Carota... E... I C E... cos'è, la versione stupida dell'ACE?
CdS le ha lanciato la bottiglietta in testa.


Razzismo involontario:
Tempo fa, mi presento a scuola tutta agghindata per andare, più tardi, a non so quale laurea: vestitino nero, collant nere, coprispalle nero, stivali neri. Al buio mi sembravano tutti uguali... 
In bagno, durante la pausa sigaretta, Firefox (sempre quella bella), mi fa notare come le mie collant blu scuro stiano male con il resto della mise.
Un ragazzo di colore entra nel bagno e si mette a fumare alle nostre spalle. Lo vedo, mi rigiro e do un'occhiata ai collant. 
 - Io odio i neri! - esclamo.
Silenzio. 
Mi giro...
Mi rigiro...
*gesticolando* - Cioè, al buio sembrano tutti uguali... ehm... poi ti accorgi... che le calze sono blu scuro... il vestito è marrone... quest'altro invece è più sul verde... ehm... cioè, a voi... non succede mai?

Adesso poverino mi saluta sempre. Non l'ho combinata così grossa dai. 


lunedì 14 maggio 2012

Piutost che niènt, l'è mei piutost

Ore undici, con passo deciso mi avvicino ai tavolini dell'area ristoro, riccioli al vento, profumo di rose ciglia sbattacchiose e trucco perfetto... come se servisse specificarlo!
 - Ciao! - Sorrido.
Anche lui sorride: - Ciao!
 - Ho saputo che da questa settimana suonate a quel festival che fanno in centro..., quando?
 - Da mercoledì, si, vuoi venire?
 - Mah non so, ancora per due settimane abbiamo lezione... magari a giugno...
 - Si, certo, suoniamo anche quella settimana, dai, mi farebbe piacere se veniste a sentirci...
 - Volentieri... prendiamo un caffè?
Ci avviciniamo alla macchinetta, continuando a chiacchierare, dopo dieci minuti mi rendo conto che la pausa è finita. Corro su, non prima di averlo salutato.

Ovviamente questo non è che il misero resoconto della mia fantasia. La versione di come sarebbe dovuta andare. La realtà, manco a dirlo, è più o meno l'opposto.
Ore undici, rientrate dalla pausa, CdS mi fa gentilmente notare che alle macchinette c'è il mio batterista. Dopo un mese di latitanza si fa rivedere, evviva! Tiro dritta, chemmenefregammè... poi ci fermiamo a chiacchierare con due montatori disperatissimi, le chiacchiere si allungano, tanto che mi faccio venire l'idea geniale:
 - Cara, hai la tessera? Vado a prendere un caffè!
 - Vuoi che ti accompagni?
 - No no!
Sorride un po' compiaciuta.
Scendo.
Se avete presente cosa significa prendere la circolare destra a Milano, il mattino, capirete come potessi essere conciata. Bene, ora aggiungeteci circa 5 sbalzi di temperatura tra viaggetto - scale - aula - scale - area ristoro, gradini - area ristoro - di nuovo gradini.
Ecco.
Mi avvicino alle macchinette pezzata, con l'eye-liner modello Luis Vuitton (due borsette...) e lo vedo che si preme un fazzoletto in faccia. Poverino, si è fatto male? Ha preso una porta in faccia? No, si sta solo soffiando il naso in modo buffo.
 - Ciao! - Sorrido.
 - Agvdzjrugnjao - Da dietro il fazzoletto probabilmente sorride anche lui.
Sono così brava a scegliere il momento giusto...
Vado verso le macchinette con fare poco sospetto, poi torno indietro, con fare ancora meno sospetto.
 - Ehi, ma anche voi suonate a quel festival che fanno in centro?
 - Ehm... questa settimana? Guarda, stiamo andando proprio adesso... se no mercoledì... - sorride tipo.. forse
*non svenire, NON SVENIRE... guardalo negli occhi... * - Ah! No beh... io intendevo... no sai è che noi finiamo le lezioni a inizio giugno... magari in quei giorni è più facile venire a sentirvi, visto che suonate anche di pomeriggio...  - *Non svenire cazzo...*
 - Si, magari il sei - Sorride tipo... più tipo che un sorriso...
 - Ah... ok... tu... cosa suoni? 
 - La batteria! - Ora è solo un Tipo. Il sorriso è andato.
 - Giusto... buona giornata!
Il caffè pone fine a questo strazio.

Ecco appunto.
Diciamo che io, come 075, sono una che preferisce pianificare scena trovarsi impreparata. Ma poi gli eventi ti sommergono e, dopo due settimane di vestitini e scarpette, trucco e ricciolini, lui si materializza proprio la mattina in cui esco di casa tipo in pigiama, col trucco della sera prima e i capelli a cazzo che vanno ovunque. Più magliettina grigia che di certo non aiuta. Ma voi credete che se fossi stata in tiro sarebbe andata in modo diverso?
Basta, io ci rinuncio.

mercoledì 2 maggio 2012

Hipster ma non troppo...

E niente, da due giorni ho trovato una nuova droga. Devo ringraziare il fidanzato di un'amica. Un po' per questo, un po' anche per averci dato una grossa mano a finire un lavoraccio ostico e tignoso questo fine settimana.
Così mentre si lavorava, un po' chiacchierando, un po' facendo battute con la nostra solita finezza politically correct, lui decide che deve assolutamente mostrarmi l'indiscusso RE DEGLI HIPSTER!
Mi racconta di averlo visto per la prima volta a Berlino, mentre suonava fuori dal Tacheles e di averlo ritrovato casualmente su youtube qualche giorno fa.
In effetti quest'individuo è davvero il re indiscusso degli hipster. Io dai racconti del mio amico m'immaginavo davvero un musicista malconcio e un messo insieme in qualche modo, invece mi trovo davanti un fighetto con occhialino, giacca e stivaletto che però è un assoluto genio.
Non so se lo conoscete, se l'avete mai sentito, ma questo fantomatico musicista ha anche un nome: Bernhoft, norvegese di Oslo che compone, improvvisa, canta, suona sempre da solo. Man mano che suona, registra reef e tracce per poi rimandarle in loop, suonarci sopra e registrare di nuovo. Pare che non abbia amici, almeno, così ha detto ma si vocifera fosse una battuta. Non importa, la cosa fa comunque riflettere: dovesse finire male per noi animatori, quantomeno il talento ci salverà (sempre che ce ne sia...).
Ok quindi, visto che oggi non ho fatto altro che ascoltare e riascoltare sto pazzoide norvegese (mentre ora mi sto concedendo un paio d'ore nostalgiche e un po' deprimenti riascoltando tutte le canzoni del 2003), è giusto che ve ne lasci un assaggio, unito al mio ultimo delirio grafico artistico. Sia mai ch questo mi tolga tutte le attenzioni!!!

Click To Listen!

cucchiailia orange

lunedì 23 aprile 2012

Ci Vi Di

Non che il post di prima necessitasse di una continuazione, volevo solo dare una dimostrazione pratica di come le vicende s'intersechino in maniera imperterrita e fastidiosa e di come io sia bravissima a fomentare tutto il processo distruttivo.
Da giorni, se non settimane, sono persa via in mille cose che oltre a occuparmi buona parte della giornata, fracassano la mia autostima a martellate: da un lato ho a che fare con l'ormai noto professore di sceneggiatura il quale, non contento della totale assenza creativa provocata in noi studenti, ha deciso di stimolarmi sbriciolando e sputando sopra ogni mia timida e (forse anche) valida idea. Nel migliore dei casi si diverte a trasformarle in siparietti pornografici. Nel peggiore mi insulta.
Dall'altro dovrei consegnare un progetto (un grosso progetto) tra una settimana e il poco tempo che avrei per farmi venire l'idea geniale lo occupo andando a lezione o rispondendo a mail di altri professori che mi tartassano
  - Allora? A che punto siete? Mi mandate qualcosa che non ho ancora ricevuto nulla? Ma che ne dite di questo, questo... questo...
Almeno loro non ci insultano, ecco.
Ma diciamo che, non contenta di ridurre la vita sociale a due giorni la settimana e qualche telefonata veloce ogni tanto, rimandare cose che vorrei tanto fare (ma forse è meglio di no, quindi alla fine va bene così), non riuscire più ad andare a correre e farmi cazziare dai miei perché

 - Ti abbiamo preso l'aggeggio per gli addominali e tu non lo usi mai!!!

... dicevo, non contenta di tutto ciò, l'altra sera, chiacchierando amabilmente con un nuovo amico conosciuto il giorno prima, ci attacchiamo ad un viaggio mentale suo risalente sempre al giorno prima e iniziamo a fantasticare.
Forse perché è un figaccio, forse perché io sono profondamente scema, forse entrambe le cose, mi viene un'idea e non riesco proprio a starmene zittina:
 - Ma daaaaaai! Che cosa bella, dovremmo assolutamente trasformarla in un'animazione, sisisi collaboriamo dai!
Ma che cazz... perché, dopo aver smaltito questa catasta d'impegni, vorrò mica sentirmi vuota e inutile?
Da, ci rivediamo nel 2030!

sabato 21 aprile 2012

E poi dicono ti viene l'herpes...

Un animatore odia profondamente sé stesso. L'odio di un animatore verso di sé è direttamente proporzionale all'amore che prova per il suo lavoro. 
Un animatore, per produrre qualsiasi cosa, impiega il doppio del tempo di un normale regista di film dal vero.
Un animatore non ragiona a parole bensì per immagini. Se non capisce, vorrà che gli facciate un disegnino. Più spesso lo farà lui.

Dati questi tre postulati, ne deriva una serie infinita di situazioni in cui un animatore medio, anche alle prime armi, finisce per trovarsi. 
Quando un animatore medio lavora in team, di solito lo fa con persone che del suo lavoro non capiscono una benemerita mazza. Unendo questo fattore al primo postulato, ne verrà fuori che il registello di turno chiederà all'animatore di produrgli il remake di fantasia in 3D ma con effetti speciali alla Avatar e con la partecipazione della buon'anima di Disney (ma solo dopo l'estinzione degli ebrei), per DOMANI SUL MIO TAVOLO GRAZIE!
L'animatore di solito accetta. Non ha la più pallida idea di come cominciare ma l'idea di mettersi alla prova, lo rende fiero e orgoglioso. In più è rassicurato dal fatto che il regista lo guiderà in questo lavoro complicato.
Ovviamente il regista non ha la minima idea di quello che vuole. Allo stesso tempo, tutto ciò che propone l'animatore gli piace. Oppure gli fa schifo. Insomma, non riesce a scegliere. 
Ma il peggio deve ancora arrivare. Avere a che fare con un regista non è semplice, tuttavia capita raramente di trovare esemplari con cui si può trattare, aperti, teneri e coccolosi.
La figura che un animatore teme di più è lo sceneggiatore. 
Lo sceneggiatore di solito è un egregio fancazzista. Tra le tante serate di rimorchio goliardico con gli amici sceneggi, trova anche il tempo di buttare giù due righe di senso compiuto. In caso non abbia proprio il tempo, chiederà aiuto all'animatore, il quale si spremerà le meningi per due giorni finendo per buttare giù la sceneggiatura di cappuccetto rosso. Scritta quasi bene. Giunto in possesso della storia, lo sceneggiatore inizierà a sbraitare che non si capisce nulla e la modificherà in modo che cappuccetto sia la perla rara di un bordello a conduzione famigliare: la nonna è la matrona e il lupo una simpatica figuretta del vaudeville. Le battute tristi sono tutte sue. 
L'animatore, chiedendosi come mai a lui sembrasse tutto così chiaro e limpido tanto da poterlo visualizzare chiaramente in un disegnino (ci ha anche provato ma allo sceneggiatore i disegnini non piacciono), inizierà a piangere sulle ceneri della sua bellissima storia, ormai trasformata in un soft porno dal finale scontato. Ma andrà avanti lo stesso e, non essendo tanto sveglio nemmeno lui, si chiuderà in casa, tirerà le tende perché la luce gli da un po' fastidio, e si metterà a lavorare. Poco dopo inizierà a piangere, tirerà testate contro il muro e tenterà il suicidio. Proverà nostalgia per la sua antica vita sociale e uscirà fuori ad ubriacarsi. 
Un collaboratore di Dinsey,
 durante la produzione di Steamboat Willie
La mattina dopo, in totale hangover, non si ricorderà nulla di ciò che ha fatto la sera prima, tranne di aver avuto l'idea geniale per produrre il film della sua vita. Quindi, impaziente di tornare alla sua routine, ricomincerà a piangere, fracassarsi parti del corpo contro il muro, nascondersi dal sole, non avere amici e sperare di ritrovare quei pochi alla fine del lavoro, sognando di pianificare tutto quello che farà una volta fuori dal bunker.  Lavorerà giorno e notte e finalmente riuscirà a partorire qualcosa di decente. O almeno secondo il suo modesto parere. Infatti il poveretto ha lavorato del urto alla cieca. Un minuto dopo avergli commissionato il fardello, regista e sceneggiatore... puff, si smaterializzano magicamente lasciando l'animatore in un vicolo buio, dal quale di solito ne esce. Dopo quanto, non si sa.
Una volta recuperato il regista, l'animatore gli mostrerà con timore il suo capolavoro, corredato da un graziosissimo herpes zortes sulla guancia sinistra. 
Arrivati a questo punto, la storia può avere due conclusioni: 
 - Al regista non piace il lavoro. Dopo mesi trascorsi non si sa dove, uscirsene con una considerazione simile, può essere distruttivo. Non abbiamo più testimoni in grado di raccontarlo, ma leggende narrano che l'animatore, prima di tentare l'ennesimo suicidio con successo, percuota rudemente il regista abbandonandolo in fin di vita. 
 - Al regista piace il lavoro! Si complimenterà dunque con l'animatore, gli farà un sacco di feste e gli regalerà una minuscola menzione nei titoli di coda. Il cuore dell'animatore si riempirà di gioia e, recuperati gli amici d'un tempo, uscirà nuovamente ad ubriacarsi. Sentendosi parecchio socievole, attaccherà bottone con chiunque, fino ad incappare in qualche simpatico creativo dalla mente fervida che gli racconterà i suoi progetti futuri. Affascinato e curioso, l'animatore non potrà davvero esimersi dal commentare:
 - Che bell'idea, potremo lavorarci insieme, che ne pensi?

...to be continued

sabato 14 aprile 2012

#13: Un libro che in questo momento ho sulla mia scrivania

... si, ma è lì abbandonato... anzi no, sono due! (si, sto controllando in questo istante per essere più precisa possibile)
Il primo è Dammi mille baci... ne ho già parlato qui, non annoierò oltremodo.
Il secondo è La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco, di Enrico Brizzi. E con Vasco ha poco a che fare per fortuna, citandolo esclusivamente come fosse un segnatempo.
E' un libro di ricordi, una biografia che mi ha attratta in primis per l'autore. Si, ho letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Mi è anche piaciuto, ma avevo sedici anni, non giudicatemi per questo. Ora la faccenda è un po' diversa, ma come scrive Brizzi m'è sempre piaciuto. Si accosta molto al mio flusso di pensieri, parte in quarta con un viaggio mentale che riesco a seguire alla perfezione. E' scorrevole, divertente, ironico...
Poi la copertina: un pallone da calcio, uin'immagine pop, la falce e il martello...
E Bologna. Un po' come Torino, il posto dove ho sempre sognato di vivere. Ma se mia madre "mi ci avrebbe mandata di corsa, senza pensarci due volte", quand'è stato il momento di farlo, ha detto che non ci pensava nemmeno. Ma la sogno ancora e questo libro non mi ha certo fatto cambiare idea.
Ah giusto, perchè è sulla mia scrivania? L'opzione disordine non è contemplata, preferisco dire che ce l'ho appoggiato un paio di settimane fa perchè pensavo di scriverne una citazione. Al tempo, quando lo lessi, scoprire che un ragazzo, ossessionato dal desiderio femminile e pronto a tutto, s'era cucinato una donna di pane per fare pratica, mi fece ridere alle lacrime. E riflettere: non ci sono più gli uomini di una volta...

giovedì 12 aprile 2012

Mbè?

Ultimamente un sacco di persone bisognose di sesso amore, hanno iniziato a stressarmi con le loro richieste.
La domanda è più o meno sempre questa:

"La tua amica è molto carina... quando usciamo di nuovo insieme?"

Secondo voi, devo iniziare a farmi delle domande?

martedì 10 aprile 2012

#12: Un libro che non ti stancherai mai di rileggere

No, non mi sono sotterrata per la vergogna dopo l'ultimo post sui libri... ho solo quel problemino chiamato "Mi esalto all'inizio poi mi stanco di continuare le cose che comincio".
Oddio, in realtà anche ho pensato che in questo periodo non sto scrivendo molto, solo che farlo senza un tema preciso - specialmente quando hai ben poco da dire - non è semplice... magari avere una traccia potrebbe darmi una mano...
Dunque, in realtà non mi definisco una persona che rilegge spesso i libri. Il problema è che da un lato sono molto curiosa, ho sempre una gran voglia di arrivare alla fine per scoprire come si risolvono le storie, dall'altro sono una persona maledettamente frenetica quindi ciò che faccio, ciò che mi incuriosisce, lo faccio di fretta, senza guardare indietro, a meno che qualcosa non mi sfugga.
Da piccola no, ero una rilettice provetta. Non so perché, forse mi fissavo su quei tre - quattro libri, senza la voglia di scoprirne di nuovi, forse mi accontentavo, forse volevo arrivare fino in fondo alle cose e avevo meno fretta di oggi... non ne ho idea, fatto sta che molti libri della Pitzorno e della Nöstlinger li avrò letti fino allo sfinimento... il più gettonato in generale era Ascolta il mio cuore. Alcune parti le so addirittura a memoria. Non solo l'ho riletto almeno quattro volte, ma fino a qualche anno fa, ho continuato a rileggere interi capitoli.
In effetti ho riletto molte molte moltissime volte i primi capitoli di 1984... ma solo perché non riuscivo ad ingranare. La prima volta ho letto il primo capitolo, ma avevo sedici anni ed ero ancora una giovane testa di cazzo, quindi c'avevo altri grilli per la testa, la seconda volta ne avevo diciassette, ero più seria ma altrettanto stordita... me l'hanno rubato. La terza volta ne avevo diciannove e in teoria avrei dovuto portarlo come argomento d'inglese alla maturità ma
 - Prof mi perdoni ma 1984 è così deprimente... riesco a sentire l'odore di cavolo persino sulle mie, di scale...
 - Va beh va, allora parlami di Chocolat, leggilo in italiano, e se non hai visto il film, guardalo che è proprio una meraviglia...
Si, ho fatto la maturità per corrispondenza. Tra l'altro la faccenda si concluse con la commissione stremata e la professoressa d'inglese che sussurrò:
 - Talk about whatever you want...
 - So, Victorian Age was characterized by...
Ecco.
In ogni caso, la saga di 1984 si è conclusa quasi un anno fa, quando di anni ne avevo venticinque ma ne dimostravo diciannove e finalmente, dopo aver cominciato il quinto capitolo, ho capito che l'avrei finito una volta per tutte. Si, ho continuato a sentire odore di cavolo su per le scale...

mercoledì 4 aprile 2012

I was about to screw it up

Oggi il destino ha voluto tendermi una mano. Meglio: un'intero stock di arti superiori. E non una, ben tre volte. Però io sono pessima e certi aiuti non me li merito affatto.
Finchè non ci si mette Miss V, la mia piccola compagna di classe, così carina da sembrare una bambola di porcellana, con due occhioni azzurri e la diplomazia di un qualunque Sergente Hartman incazzato. Meglio non rifiutare il suo aiuto, o potrei trovare ferite da bottiglia rotta su più parti del corpo. Non è il caso di rischiare.
E perché poi, rifiutare il suo aiuto quando ti tende la mano e inizia a correre lungo il marciapiede, per portarti al semaforo nel preciso istante in cui LUI sta arrivando?
In sostanza, grazie a Miss V, che in cinque minuti è riuscita a combinare più di quanto io abbia fatto in un mese, oggi ho finalmente rivolto la parola al jazzista. E abbiamo anche chiacchierato per un quarto d'ora buono!
Ora vi risparmio i particolari che mi hanno tenuta lontana da lui (la mia imbecillità, il sole e Stanley Marsh momentaneamente impossessatosi di me), fatto sta che finalmente il ghiaccio è rotto. E tutto sommato quasi mi spiace che sia l'ultimo giorno, almeno per una settimana.
Quando il destino si impunta... Santi studenti di ripresa che proposero quella birra dopo scuola... Santa CdS che mi ci ha trascinata a forza... Santi un po' tutti che dopo un'ora abbiamo deciso di tornare verso casa... e Santa Miss V, lei un po' per tutto.