Da circa trenta secondi, anche se credevo non fosse possibile, il mio umore è cambiato da pessimo a irrecuperabile.
Encefalogramma piatto.
Ci hanno mandato (meglio tardi che mai) gli orari di settimana prossima.
Voglio morire...
Iniziamo con una meravigliosa presentazione dell'anno accademico in quello schifosissimo auditorium dove ho buttato via un anno della mia vita. Solo mezza giornata però.
Poi le cose peggiorano...
Cinque giorni di sceneggiatura... e sceneggiatura significa QUESTO!
Il piccolo particolare che però mi ha mandata definitivamente ko è leggere il numero dell'aula dove la mia lenta tortura avrà luogo...
La 62, fino ad aprile era quella del CORSO di Jazz... poi mi sono resa conto che la S non c'era. Era l'aula dei coristi, che dalla settimana scorsa non studiano più con noi. In ogni caso era la loro aula e adesso è la nostra. Se ci penso, il lato positivo della faccenda c'è, ma adesso vorrei solo tornare un po' indietro e godermi un loop di mesi passati.
Prevedo grandi gioie per il prossimo anno...
giovedì 11 ottobre 2012
lunedì 8 ottobre 2012
Have you met Ted?
Accidenti! Facciamo un elenco di tutte le cose brutte esistenti al mondo e riflettiamo
fame nel mondo
tumori
malattie sessualmente trasmissibili
malattie ereditarie
malattie in generale
guerre
carestie
mobilità
licenziamento
povertà
ignoranza
i ragni
Elsa Forne... ehm!
Sono tante vero? Non sto nemmeno ad elencarle tutte.
Ecco, essere single non è tra queste. Essere single non ha mai ucciso nessuno. O meglio, si muore di birra, qualcuno morto di solitudine ci sarà di certo MA, lasciatevelo dire da una che c'è mancato poco che s'iscrivesse agli speed date, essere single non equivale per forza ad una cosa brutta. Specialmente se la situazione si protrae da due mescetti scarsi, quindi se per caso qualche amico/a dovesse venire da voi a pregare e lagnarsi perché si sente solo/a e vorrebbe tanto che gli/le presentaste qualcuno, prima di agire valutate bene la situazione.
Potreste presentargli/le qualcuno che conoscete appena e va beh... al contrario potreste volergli/le presentare qualcuno che conoscete molto bene, quindi vi ritrovereste in causa con due persone alle quali si presume che teniate.
Una delle due è single da molto?
A meno che questa non sia affetta da "sindrome da crocerossina", e quindi abbia avuto a che fare con svariati casi clinici senza riuscire a concludere nulla, è evidente che qualcosa non va.
Potrebbe ad esempio essere una persona particolarmente difficile, col risultato che chiunque gli/le presentiate non gli andrà a genio.
Potrebbe essere una persona con dei problemi. Essere amici ed essere fidanzati è diverso quindi è probabile che qualcosa a cui voi non fate caso possa creare impicci. Pensavate di aver unito due persone meravigliose ma al contrario avete unito una persona normale con un nerd dei peggiori, che trascura la fanciulla per giocare a Pes tutte le sere o che preferisce parlare con Siri piuttosto che con lei... oppure avete presentato una persona mite ad un'altra con seri disturbi o gelosie immotivate. Litigheranno o più semplicemente i due (uno dei due a random) verranno a lamentarsi con voi. E stare dietro a entrambi senza rovinare rapporti è un bel fardello...
Una delle due ha un debole per voi
E uno dei motivi per cui cercate di appiopparla a qualcun altro è per levarvela di torno.
Non per essere pessimisti, ma non occorre un quoziente intellettivo particolarmente elevato per capire come la situazione possa degenerare... Poi può anche andare bene però rischiare senza valutare attentamente i pro e i contro può rivelarsi dannoso.
Una delle due se lo merita davvero?
Perché magari ora vi fa anche pena, tutta triste e abbandonata. Però è anche vero che magari questa persona adesso sembra così carina solo perché bisognosa di affetto, mentre tutto il resto dell'anno si è fatta i cazzi propri e solitamente, quando siete voi ad avere un problema non è poi così disponibile ad ascoltarvi... figuriamoci ad aiutarvi...
Una delle due ha la tendenza a scomparire
quando è fidanzata... mmh anche in questo caso non bisogna essere dei geni per capire come le cose possano andare male. Tuttavia, essendo il caso che più mi sta a cuore, mi pare giusto trattarlo per bene.
Magari siete persone con immotivati spasmi di bontà. Allo stesso tempo credete fermamente nel detto "mal comune mezzo gaudio", ma essendo così stupidamente buoni, trovate poco carino approfittare del fatto che un amico se la passi male per sentirvi un po' meglio, quindi solitamente aiutate chiunque, anche il peggiore degli stronzi. Soprattutto pensando che in fondo entrambe le persone che cercate di accasare sono vostre amiche e probabilmente non se la fileranno una volta immersi nell'amore... giusto? I primi mesi sembra quasi di si, poi col passare del tempo vi ritroverete da soli a rimpiangere le belle serate di cazzeggio tra single, chiedendovi cosa vi stesse dicendo il cervello quando avete deciso di accoppiare quei due stronzi, visto che gli unici a perderci siete stati voi...
Di casistiche poi ce ne sarebbero milioni di milioni, non mi vengono in mente tutte.
Però, visto che la storia insegna che la storia non insegna niente, io sto aspettando che un amico venga da me a lagnarsi, per presentargli l'ennesima anima sola. E voi mi picchierete. A sangue grazie!
fame nel mondo
tumori
malattie sessualmente trasmissibili
malattie ereditarie
malattie in generale
guerre
carestie
mobilità
licenziamento
povertà
ignoranza
i ragni
Elsa Forne... ehm!
Sono tante vero? Non sto nemmeno ad elencarle tutte.
Ecco, essere single non è tra queste. Essere single non ha mai ucciso nessuno. O meglio, si muore di birra, qualcuno morto di solitudine ci sarà di certo MA, lasciatevelo dire da una che c'è mancato poco che s'iscrivesse agli speed date, essere single non equivale per forza ad una cosa brutta. Specialmente se la situazione si protrae da due mescetti scarsi, quindi se per caso qualche amico/a dovesse venire da voi a pregare e lagnarsi perché si sente solo/a e vorrebbe tanto che gli/le presentaste qualcuno, prima di agire valutate bene la situazione.
Potreste presentargli/le qualcuno che conoscete appena e va beh... al contrario potreste volergli/le presentare qualcuno che conoscete molto bene, quindi vi ritrovereste in causa con due persone alle quali si presume che teniate.
Una delle due è single da molto?
A meno che questa non sia affetta da "sindrome da crocerossina", e quindi abbia avuto a che fare con svariati casi clinici senza riuscire a concludere nulla, è evidente che qualcosa non va.
Potrebbe ad esempio essere una persona particolarmente difficile, col risultato che chiunque gli/le presentiate non gli andrà a genio.
Potrebbe essere una persona con dei problemi. Essere amici ed essere fidanzati è diverso quindi è probabile che qualcosa a cui voi non fate caso possa creare impicci. Pensavate di aver unito due persone meravigliose ma al contrario avete unito una persona normale con un nerd dei peggiori, che trascura la fanciulla per giocare a Pes tutte le sere o che preferisce parlare con Siri piuttosto che con lei... oppure avete presentato una persona mite ad un'altra con seri disturbi o gelosie immotivate. Litigheranno o più semplicemente i due (uno dei due a random) verranno a lamentarsi con voi. E stare dietro a entrambi senza rovinare rapporti è un bel fardello...
Una delle due ha un debole per voi
E uno dei motivi per cui cercate di appiopparla a qualcun altro è per levarvela di torno.
Non per essere pessimisti, ma non occorre un quoziente intellettivo particolarmente elevato per capire come la situazione possa degenerare... Poi può anche andare bene però rischiare senza valutare attentamente i pro e i contro può rivelarsi dannoso.
Una delle due se lo merita davvero?
Perché magari ora vi fa anche pena, tutta triste e abbandonata. Però è anche vero che magari questa persona adesso sembra così carina solo perché bisognosa di affetto, mentre tutto il resto dell'anno si è fatta i cazzi propri e solitamente, quando siete voi ad avere un problema non è poi così disponibile ad ascoltarvi... figuriamoci ad aiutarvi...
Una delle due ha la tendenza a scomparire
quando è fidanzata... mmh anche in questo caso non bisogna essere dei geni per capire come le cose possano andare male. Tuttavia, essendo il caso che più mi sta a cuore, mi pare giusto trattarlo per bene.
Magari siete persone con immotivati spasmi di bontà. Allo stesso tempo credete fermamente nel detto "mal comune mezzo gaudio", ma essendo così stupidamente buoni, trovate poco carino approfittare del fatto che un amico se la passi male per sentirvi un po' meglio, quindi solitamente aiutate chiunque, anche il peggiore degli stronzi. Soprattutto pensando che in fondo entrambe le persone che cercate di accasare sono vostre amiche e probabilmente non se la fileranno una volta immersi nell'amore... giusto? I primi mesi sembra quasi di si, poi col passare del tempo vi ritroverete da soli a rimpiangere le belle serate di cazzeggio tra single, chiedendovi cosa vi stesse dicendo il cervello quando avete deciso di accoppiare quei due stronzi, visto che gli unici a perderci siete stati voi...
Di casistiche poi ce ne sarebbero milioni di milioni, non mi vengono in mente tutte.
Però, visto che la storia insegna che la storia non insegna niente, io sto aspettando che un amico venga da me a lagnarsi, per presentargli l'ennesima anima sola. E voi mi picchierete. A sangue grazie!
mercoledì 26 settembre 2012
Non ho ancora trovato un titolo che renda l'idea...
Per la stesura di questo post va ringraziato caldamente Maurizo Crozza. Avevo già in mente cosa scrivere ma guardare l'intero di Ballarò mi ha dato spunti interessanti.
(tra due settimane vi dico dove ci hanno relegati. Già sapete che per fare posto ai nuovi soggetti hanno pensato bene di cacciar via i musicisti, nostri compagni di sigaretta e riserva non esauribile di uomini dal bell'aspetto. Da parte di tutte noi, GRAZIE! fuck)
Pariamo dal presupposto che viviamo in un paese di merda. Prima di tutto ciò, partiamo col presupposto che in questo periodo io mi lamento. Poi ritorniamo alla nostra schifosissima Italia. Come ricordava il buon Maurizio, è legale che in Italia la Minetti guadagni come il segretario generale dell'onu quando gli stipendi degli statali sono fermi agli anni cinquanta? Certo che si. Perché siamo noi i primi a permettere che questo e molto altro ancora accada, rimanendo a guardare, alzando e riabbassando le manine lungo o fianchi. Eh, è così.
Ora, entriamo più nello specifico, non essendo mia intenzione analizzare i problemi del paese. Non da un punto di vista generale, preferisco parlare di ciò che conosco e che mi tocca in prima persona. Già vi dissi che il mio, per quanto si possa definire tale, è un lavoro di merda. già vi parlai della mia insoddisfazione. Ma se prima mi riferivo a questioni più generali, ora vorrei rendervi partecipi di un paio di aneddoti interessanti, causati semplicemente dalla mancanza di cojones miei e delle persone che mi circondano.
Tanto per darvi un'idea, prendendo la faccenda alla lontana, noi studiamo in una struttura pensata per un numero di studenti pari a settanta. Avendo introdotto un primo anno teorico con laboratori pratici, il numero di studenti previsto per quest'anno sale al triplo. Nonostante gli incastri (le lezioni teoriche si svolgono altrove, in una sala conferenze dove ho perso un anno della mia vita nonché la vista e la dignità... ), il mercoledì ci troveremo per forza di cose a condividere gli spazi con un numero di studenti ben superiore all'offerta degli spazi. L'anno scorso, qualcuno di noi fece presente la questione a chi di dovere, ponendo la domanda in modo errato. Nel peggior modo possibile oserei dire.
"L'anno prossimo, quando ci saranno i compagni del primo e secondo anno, dove andremo a fare lezione"?
Dove andremo noi?????
Dove andranno LORO. Noi la nostra auletta ce l'abbiamo. Lavoriamo lì da un anno e i nostri lavori sono salvati sui computer. Perché dovremmo essere NOI a levare le tende? Già il fatto che tu presupponi di dover lasciare il posto a qualcun altro, nonostante quel posto ti spetti di diritto, dimostra come tu ti ponga da solo in una posizione d'inferiorità. O tiri fuori le palle e ti fai valere (come tutti del resto) oppure evita di lamentarti perché ti senti bistrattato come nemmeno l'ultima ruota del carro.
(tra due settimane vi dico dove ci hanno relegati. Già sapete che per fare posto ai nuovi soggetti hanno pensato bene di cacciar via i musicisti, nostri compagni di sigaretta e riserva non esauribile di uomini dal bell'aspetto. Da parte di tutte noi, GRAZIE! fuck)
Ok questo è il preambolo.
Ora mettiamo che una nota rete televisiva, per conto di un ente pubblico italiano abbia deciso di contattare la nostra scuola per la realizzazione di una serie televisiva. Avendo coinvolto diverse figure professionali, il responsabile alle attività ha pensato che sarebbe stato carino coinvolgere anche la nostra classe per la realizzazione di alcuni contributi grafici. Tralsciamo il fatto, anzi, non tralasciamolo... precisiamo che le stesse persone ad essersi lamentate perché "non ci coinvolgono mai, non ci vogliono bene, sigh sigh..." sono state le prime a rifiutare l'incarico perché "è estate, voglio andarmene al mare", quindi abbiamo finito per accettare in sette e lavorare in cinque, sacrificando non l'estate ma sabati, domeniche e pomeriggi a random. Ma a metà giugno, grafica fu!
Accade però che, durante la lavorazione, viene toccata la questione contratti ed eventuale menzione nei titoli di coda. Veniamo a scoprire che gli studenti coinvolti sul set (quindi tutti tranne noi), lavorano - gratis - con regolare contratto da stagisti e per questo, il loro nome comparirà nei titoli di coda. Noi, che un contratto non lo abbiamo, siamo abbandonati al nostro destino. Informandoci scopriamo che i suddetti contratti sono stati emessi per una semplice questione assicurativa e, non potendo incorrere in infortuni di alcun tipo, noi ne siamo stati esclusi. Se l'IMac ci casca sul piede son cazzi nostri. E allo stesso modo saran cazzi nostri dimostrare che quella meravigliosa grafica è opera nostra. Tre di noi si limitano a tirar su col naso, con espressione rassegnata. Io mi incazzo come una iena, CdS (già, poteva forse mancare?) s'incazza più di me ed, essendo lei il canale preferenziale con la produzione, s'appresta a cazziare chi di dovere, ottenendo la tanto agognata menzione. I nostri nomi ci sono. Grazie CdS, sarò lieta di rivolgermi a te per la questione che segue.
Appunto. Perché non è mica finita lì. Prima che il lavoro vero e proprio avesse inizio, ci era stato chiesto di realizzare un concept per dare un'idea di come volessimo procedere dal punto di vista grafico. Ognuna di noi ha presentato il suo e (gioia et gaudio), il mio la spunta su tutti. Ovviamente abbiamo dovuto lavorare su una scenografia ex novo essendo cinque le scene. Del mio disegno non se ne sa più nulla. A volte, per convincermi dell'accaduto, lo riguardavo, complimentandomi con me stessa per la bravura. Fine.
L'altro giorno, guardando su Facebook, finisco per caso sulla pagina del programma. E indovinate che immagine vedo come copertina? Si esatto, il mio meraviglioso paesaggio, con i miei fiori, il mio tram, i miei cespugli. Ovviamene non ne sapevo nulla. All'inizio mi ha fatto quasi piacere, poi ho riflettuto:
- in primo luogo, nessuno mi aveva chiesto nulla
- in secondo luogo, non c'era scritto da nessuna parte chi avesse realizzato quell'immagine
- in terzo luogo, pubblicare una foto su Facebook equivale a lanciare un corpo in pasto agli squali. Ognuno può farne ciò che vuole.
Perché dovrei lasciare che tutto questo accada? Ora, prima di sollevare un polverone fermiamoci e respiriamo. Stavolta si tratta di una bozza, un lavoro nemmeno troppo importante che però a qualcuno dev'essere piaciuto. Ma sorvolare su una cosa del genere mi da da pensare che un domani chiunque possa mettere le mani su qualunque cosa io faccia e non vedo perché il mio lavoro debba essere svenduto. Ovviamente in tutto ciò io non ho la più pallida idea di quali siano gli accordi presi con la rete televisiva e con l'ente, ma ho intenzione di chiarire la cosa. Il che non significa per forza sollevare un polverone, semplicemente fare quattro chiacchiere e capire cosa sia successo. Quantomeno per evitare uno sfruttamento futuro visto che, a giudicare dalla rassegnazione che mi circonda (ricordiamo la questione aule?), qui si fa presto a calpestare chi fa un lavoro come il mio, semplicemente perché lasciamo che questo accada.
Ma un filo d'amor proprio?
giovedì 20 settembre 2012
Q vs Q
Oggi, contrariamente alle aspettative di alcuni davanti a un titolo così ambiguo, vorrei trattare la differenza tra tempo qualitativo e tempo quantitativo.
Mesi fa ero convinta che la differenza fosse lampante agli occhi di chiunque. Poi ho dovuto constatare che mi sbagliavo. E di grosso.
Il tempo qualitativo è quello speso diciamo BENE. Non importa quantificarlo in termini matematici, infatti che si parli di un secondo, di un minuto, ore, settimane, mesi, è tempo speso bene, nel quale si concludono le cose iniziate, si ottengono soddisfazioni, si passano dei meravigliosi momenti... momenti INTENSI appunto. Tempo speso bene, utile, piacevole.
Il tempo quantitativo al contrario è semplicemente tempo. Un'ora, un minuto... e nella maggior parte dei casi non porta a concludere nulla, non che questo significhi per forza un cazzeggio spinto, semplicemente è diversa la modalità di valutazione. Chi però pensa che metterci molto tempo per fare una cosa equivalga a farla bene ha preso una tranvata colossale.
Andando nello specifico:
Al liceo avevo un compagno che probabilmente tutt'oggi... è ancora al liceo. Si sarà fatto dieci anni d'artistico.
- Uuuurca, dieci anni d'artistico. Chissà come saprà disegnare bene.
EEEEEEEEEEEH! Errore! A parte che sfido chiunque a dire una castroneria simile e poi forse saprebbe disegnare se avesse passato più tempo dietro un cavalletto che in giro a propagandare idee comunistoidi. Sicuramente le falci e i martelli gli escono da dio. Le stelle anche e pure le A di anarchia, perché era un tipo confuso.
Vi ho mai parlato di S? Si che l'ho fatto. (in caso, ripassino). Lui, negli ultimi quattro anni è stato forse la mia storia più lunga.
A conti fatti, tra i vari tira e molla, litigi, confusioni, pianti e me che stresso le amiche, abbiamo continuato a frequentarci per... beh, quasi un anno. Un sacco di tempo calcolando che le mie ultime storielle son durate al massimo due mesi... una storia quasi importante. Se non fosse che, sempre a conti fatti, ci saremo visti quattro volte. Senza peraltro concludere granché.
Al contrario non vi ho mai parlato di G, un trentenne attempato che mi ha rubato il cuore tre anni fa. Ci ha messo due mesi per farlo e sospetto che ne conservi ancora qualche resto...
Tutto ciò per dire che la prossima volta che un amico mi manderà raffiche di messaggi del tipo "mi manchi... perché non riusciamo più a vederci?"e poi, quando finalmente ci si vede passa il tempo a limonate con la sua fidanzatina o a chiedermi quanto sia bella la suddetta fidanzatina o a parlare con sconosciuti, si ritroverà con la faccia in un cestino. Soprattutto se per giustificarsi adduce scuse quali "eh va beh, ma non importa cosa facciamo, anche se non parliamo... l'importante è vederci!No?"
No!!! Mi vien così da pensare che lo sconosciuto incontrato sull'autobus tutte le sante mattine sia il tuo migliore amico... sbaglio forse?
Mesi fa ero convinta che la differenza fosse lampante agli occhi di chiunque. Poi ho dovuto constatare che mi sbagliavo. E di grosso.
Il tempo qualitativo è quello speso diciamo BENE. Non importa quantificarlo in termini matematici, infatti che si parli di un secondo, di un minuto, ore, settimane, mesi, è tempo speso bene, nel quale si concludono le cose iniziate, si ottengono soddisfazioni, si passano dei meravigliosi momenti... momenti INTENSI appunto. Tempo speso bene, utile, piacevole.
Il tempo quantitativo al contrario è semplicemente tempo. Un'ora, un minuto... e nella maggior parte dei casi non porta a concludere nulla, non che questo significhi per forza un cazzeggio spinto, semplicemente è diversa la modalità di valutazione. Chi però pensa che metterci molto tempo per fare una cosa equivalga a farla bene ha preso una tranvata colossale.
Andando nello specifico:
Al liceo avevo un compagno che probabilmente tutt'oggi... è ancora al liceo. Si sarà fatto dieci anni d'artistico.
- Uuuurca, dieci anni d'artistico. Chissà come saprà disegnare bene.
EEEEEEEEEEEH! Errore! A parte che sfido chiunque a dire una castroneria simile e poi forse saprebbe disegnare se avesse passato più tempo dietro un cavalletto che in giro a propagandare idee comunistoidi. Sicuramente le falci e i martelli gli escono da dio. Le stelle anche e pure le A di anarchia, perché era un tipo confuso.
Vi ho mai parlato di S? Si che l'ho fatto. (in caso, ripassino). Lui, negli ultimi quattro anni è stato forse la mia storia più lunga.
A conti fatti, tra i vari tira e molla, litigi, confusioni, pianti e me che stresso le amiche, abbiamo continuato a frequentarci per... beh, quasi un anno. Un sacco di tempo calcolando che le mie ultime storielle son durate al massimo due mesi... una storia quasi importante. Se non fosse che, sempre a conti fatti, ci saremo visti quattro volte. Senza peraltro concludere granché.
Al contrario non vi ho mai parlato di G, un trentenne attempato che mi ha rubato il cuore tre anni fa. Ci ha messo due mesi per farlo e sospetto che ne conservi ancora qualche resto...
Tutto ciò per dire che la prossima volta che un amico mi manderà raffiche di messaggi del tipo "mi manchi... perché non riusciamo più a vederci?"e poi, quando finalmente ci si vede passa il tempo a limonate con la sua fidanzatina o a chiedermi quanto sia bella la suddetta fidanzatina o a parlare con sconosciuti, si ritroverà con la faccia in un cestino. Soprattutto se per giustificarsi adduce scuse quali "eh va beh, ma non importa cosa facciamo, anche se non parliamo... l'importante è vederci!No?"
No!!! Mi vien così da pensare che lo sconosciuto incontrato sull'autobus tutte le sante mattine sia il tuo migliore amico... sbaglio forse?
mercoledì 19 settembre 2012
Il lunedì dei corti animati
Ci sono eventi che attendiamo con impazienza tutto l'anno, come l'ultimo giorno di scuola, Natale, Pasqua, il proprio compleanno, l'uscita dell'iPone 5...
Io, oltre a quelli sopracitati (si, vorrei un iPhone 5 ma non prima che sia passato di moda perchè confido nella longevità del mio Samsung...), attendo con immensa impazienza il lunedì dei corti animati al parco, organizzato dal MFF. E se posso cerco sempre di non mancare. Inizio il conto alla rovescia da metà agosto e due o tre settimane prima che questo giorno giunga inizio a chiamare e scrivere a tutti i miei amici per avvertirli e radunare un bel gruppetto. Molto spesso LaQ è al mio fianco in questa missione. Che di solito finisce con pacchi a raffica accompagnati dalle scuse più assurde.
Quest'anno stranamente non è successo nulla di tutto ciò. A parte un'amica che si è ammalata giusta in tempo (è ridicola, non ho altro da dire), è da sabato che ricevo messaggio da parte del mondo intero per sapere se ci sarò, ora, luogo e dettagli di questo genere. Ad un certo punto sono anche stata colta da un filo d'ansia... ma quanti saremo? Tantissimi!
Così, armati di coperte, sacchi a pelo e tanta voglia di birra (se non avessi avuto cinque miseri euro ne portafoglio avrei fatto scorta, mannaggiavvoi) ci siamo diretti al parco Sempione.
Io sono arrivata in ritardo causa difficoltà nel trovare parcheggio. Arrivo e mi trovo davanti un documentario sulla musica sarda. Bello, interessante, appassionante. Dopo i primi due minuti di disorientamento generale, mi sono ricordata che la maratona inizia sempre con qualcosa che c'entra poco o nulla. Infatti poco dopo il documentario termina lasciando spazio alla maratona.
Ed è l'inizio della fine. Stavolta per davvero.
Memore di tre anni di corti, sono un po' impaziente.
Riderò tantissimo... E invece no!
Mi divertirò e prenderò qualche spunto... E invece no!
Mi commuoverò... E invece no!
E invece no, no e no!
Non ho mai visto un'accozzaglia di roba così varia e incomprensibile. Nel senso, i corti dal vero del MFF sono SEMPRE un'accozzaglia di noia e incomprensione, ma per fortuna queste virtù le risparmiano all'animazione. Quest'anno al contrario devono essersi sbattuti parecchio e aver fatto quell'errore che molto spesso si commette nel campo del cinema d'essay e dell'arte in generale: pensare che l'incomprensibile sia meritevole di lodi. Non si capisce una sega? Capolavoro assoluto! NO, NOOOO!!!
(Ora, per non farvi fare la mia stessa fine, colorerò i corti belli di verde. Quelli brutti di rosso: Quelli così così in arancione. Tipo semaforo, così che possiate scegliere. In caso di noia, saltate pure all'ultimo pezzo di colore neutro. )
Partiamo con ordine dal primo cortometraggio che tecnicamente doveva rappresentare l'elaborazione degli affetti tramite gli occhi di un bambino. Io che c'era un bambino non me n'ero nemmeno accorta... Ho visto delle facce disegnate anche bene, per carità. Ma che c'era un bambino io non l'avevo capito. Tremendamente lento è il commento più spontaneo che mi esce. Noioso quello più cattivo. Non ricordo praticamente nulla e non è un buon segno.
Migliorano le cose già al secondo. Non più veloce ma quantomeno scorrevole e comprensibile. Qui si parla del rapporto uomo - natura, i conflitti nella foresta, il dramma di una ragazza che, per salvare un amico è costretta a uccidere un orso. Carino, grafica interessante, delicato, si lascia guardare.
Non ricordo quale fosse il terzo, ah si. La storia d'amore di un'orsetta e un esquimese. Tenero, carino. Terribilmente triste. Lei ricorda come si sono incontrati, ripercorre i momenti insieme per concludere il tutto con "Non voglio sposarti". Depressione, sconforto, tristezza.
Passiamo al bimbo luccicante. Carino! Grafica interessante e storia tenra. Sempre malinconica ma col lieto fine: due bambini diversi, lui luccica, lei ha gli occhiali e va sempre in giro con una torcia, vengono spesso pesi in giro da tre bulletti ma il loro incontro porterà ranci sorprese. Diciamola così dai. La preferivo meno patetica ma ci si accontenta.
Avanti il prossimo: qui si parla di un bimbo che vive in campagna dalla nonna. Ne conseguono le fobie del cas. bella grafica, carina anche la storia, apprezzabile (non poco inquietante) la testolina del pollo che affoga nel brodo - prima che la pietanza esploda... -. I miei occhi di "addetta ai lavori" , diciamo così, mi han fatto apprezzare anche la tecnica. La mia amica profana pensava fossero orrendi. In effetti il suo parere conta un po' di più.
Va bene, ma quando si ride?
Ora! Eeeeeh! Corto, cortissimissimo film che parte con un bambino tutto solo - e te pareva - seduto su una panchina accanto a cui si siede un vecchio signore che, vedendolo triste, decide di raccontargli la storia sua e del suo amico. Non sono in grado di raccontarvelo come meriterebbe, quindi ve lo linko direttamente qui e se volete, dateci un occhio. E' così breve e carino che ne vale la pena.
Poi è la volta di un cortometraggio che parte dalla storia di un africano che, trovato un preservativo sulla sabbia, prende e attraversa il mare a nuoto alla ricerca di una vita migliore. La storia si sposta ad un matrimonio. Mentre lo sposo è in ritardo, la futura moglie assai vacca fa intendere al prete che, se avrà un po' di pazienza magari otterrà qualcosa. Il marito arriva, paga una suora coi cinquecento e uri coi quali aveva pipato poco prima e il matrimonio comincia. Nel frattempo il nero continua a nuotare. Ci spostiamo al banchetto assai cafone dove il novello sposo, causa lo sgonfiamento della testa, si assenta per incipriarsi il naso. Ma pippa troppo e la testa gli scoppia. L'africano sta ancora nuotando. Nel frattempo la sposa, sola e abbandonata, regala al prete ciò che gli aveva promesso in precedenza. Non ricordo in quale ordine ma tutto ciò è alternato a scene in cui vediamo degli operai intenti a riparare l'impianto di condizionamento della villa dove avviene il banchetto. L'africano finalmente giunge a terra proprio nei pressi della villa. Vi entra e non gli par vero di vedere ciò che vede: cibo, cibo, cibo, abiti eleganti (dello sposo senza testa) e una biondina da paura in pose inequivocabili. Il prete si sta facendo la doccia. L'africano coglie al volo le molteplici occasioni, prende il preservativo che aveva trovato all'inizio del film e inizia a darsi da fare col vaccone che, spaventata, comincia a gridare. Proprio in quel momento, gli operai riescono a riparare l'impianto di condizionamento che esplode e fa sgonfiare tutto ciò che si trova nella villa, riducendo il tutto alle dimensioni di un preservativo e rispedendo il povero africano da dove era arrivato. Dite quel che volete, a me è parso una figata. E aveva anche una morale d'un certo rispetto. Per nulla incoraggiante ma almeno si capiva!
Ok, detto questo, la maratona ci regala l'ultimo soffio di buonumore con From dad to son, geniale, divertente e realizzato con una tecnica deliziosa.
Bene. Salutiamo il divertimento e accogliamo una volta per tutte la noia.
Sorvolando i tre - quattro minuti di esperimenti su un pollo a cui viene anche infilato un elettrodo nel didietro, accogliamo questo meraviglioso cartoon che tratta le vicende di Bill dopo la sua operazione al cervello. La memoria confusa, i giorni che sembrano tutti uguali, la lenta ripresa e... la morte? Boh... ad un tratto i disegni vengono alternati a fotografie - interessante la tecnica, per carità - e Bill pare riprendere la memoria di un tempo. Peccato che l'accozzaglia di immagini e la voice over non permettano d capire molto. Non ci dirà mai quale sia la fine che fa Bill, non in termini crudi almeno. La vocina continua a a mantenersi sul poetico mentre le immagini si fondono, volendo dimostrare quanto sia corata e concreta la percezione del protagonista. Che poi inizia a spararla un po' alta diventando quasi bionico... ma allora è morto? Boh... il film continua. La voice over pure e intanto gli spettatori cominciano a porsi delle domande: ma allora è morto? Ma noooo, è passato oltre, ora ha una mente superiore. Quindi è morto! Ma noooo... si va beh, ma quanto dura? Non si sa. La voce continua a raccontare. E' una bellissima giornata e Bill riesce a vedere ciò che nessun altro vede. Ma allora fa uso di stupefacenti... ma noooo è solo... solo... si va beh ma quando finisce? Non lo so, ricordo che a un certo punto ho scollegato il cervello e ho cominciato a guardarmi intorno. Quando ho sentito un generale sospiro di sollievo allora ho intuito che finalmente era finito. Grazie, davvero!
Dopo questo meraviglioso cortometraggio il mio cervello è caduto definitivamente in letargo. Ho provato a sforzarmi di seguire gli altri ma francamente non ce l'ho fatta. Ho ricordi confusi:
Ricordo che un uomo sbatteva un tappeto davanti a un palazzo. Il suo movimento creava un ritmo che andava ad intrecciarsi coi suoni del palazzo, gente che usciva, un bambino che piangeva... solo che da qualcosa di simile non ti aspetti che duri più di due minuti. Otto sono eccessivi,perdipiù se il ritmo viene interrotto e s'inizia a entrare davvero in una storia che... boh...
Poi è la volta di un cortometraggio cinese. Non me la sento di giudicare una cultura così lontana e diversa dalla nostra ma che era cinese lo scoprivi solo con l'arrivo dei titoli di testa. Prima, per dirla con gli occhi della mia amica (quella con cui sto lavorando al corto, quindi non tanto profana) era solo un'accozzaglia di disegni brutti sonorizzati male. La maggior parte, ho aggiunto io, rotoscopati, cioè ricalcati da foto. E chiunque potrebbe farlo. Bello, davvero!
Poi un bel corto tutto verde, realizzato su pellicola con semplici linee che avrebbero voluto raccontare una storia. Se l'avessi capita la scriverei qui. Peccato.
Io, oltre a quelli sopracitati (si, vorrei un iPhone 5 ma non prima che sia passato di moda perchè confido nella longevità del mio Samsung...), attendo con immensa impazienza il lunedì dei corti animati al parco, organizzato dal MFF. E se posso cerco sempre di non mancare. Inizio il conto alla rovescia da metà agosto e due o tre settimane prima che questo giorno giunga inizio a chiamare e scrivere a tutti i miei amici per avvertirli e radunare un bel gruppetto. Molto spesso LaQ è al mio fianco in questa missione. Che di solito finisce con pacchi a raffica accompagnati dalle scuse più assurde.
Quest'anno stranamente non è successo nulla di tutto ciò. A parte un'amica che si è ammalata giusta in tempo (è ridicola, non ho altro da dire), è da sabato che ricevo messaggio da parte del mondo intero per sapere se ci sarò, ora, luogo e dettagli di questo genere. Ad un certo punto sono anche stata colta da un filo d'ansia... ma quanti saremo? Tantissimi!
Così, armati di coperte, sacchi a pelo e tanta voglia di birra (se non avessi avuto cinque miseri euro ne portafoglio avrei fatto scorta, mannaggiavvoi) ci siamo diretti al parco Sempione.
Io sono arrivata in ritardo causa difficoltà nel trovare parcheggio. Arrivo e mi trovo davanti un documentario sulla musica sarda. Bello, interessante, appassionante. Dopo i primi due minuti di disorientamento generale, mi sono ricordata che la maratona inizia sempre con qualcosa che c'entra poco o nulla. Infatti poco dopo il documentario termina lasciando spazio alla maratona.
Ed è l'inizio della fine. Stavolta per davvero.
Memore di tre anni di corti, sono un po' impaziente.
Riderò tantissimo... E invece no!
Mi divertirò e prenderò qualche spunto... E invece no!
Mi commuoverò... E invece no!
E invece no, no e no!
Non ho mai visto un'accozzaglia di roba così varia e incomprensibile. Nel senso, i corti dal vero del MFF sono SEMPRE un'accozzaglia di noia e incomprensione, ma per fortuna queste virtù le risparmiano all'animazione. Quest'anno al contrario devono essersi sbattuti parecchio e aver fatto quell'errore che molto spesso si commette nel campo del cinema d'essay e dell'arte in generale: pensare che l'incomprensibile sia meritevole di lodi. Non si capisce una sega? Capolavoro assoluto! NO, NOOOO!!!
(Ora, per non farvi fare la mia stessa fine, colorerò i corti belli di verde. Quelli brutti di rosso: Quelli così così in arancione. Tipo semaforo, così che possiate scegliere. In caso di noia, saltate pure all'ultimo pezzo di colore neutro. )
Partiamo con ordine dal primo cortometraggio che tecnicamente doveva rappresentare l'elaborazione degli affetti tramite gli occhi di un bambino. Io che c'era un bambino non me n'ero nemmeno accorta... Ho visto delle facce disegnate anche bene, per carità. Ma che c'era un bambino io non l'avevo capito. Tremendamente lento è il commento più spontaneo che mi esce. Noioso quello più cattivo. Non ricordo praticamente nulla e non è un buon segno.
Migliorano le cose già al secondo. Non più veloce ma quantomeno scorrevole e comprensibile. Qui si parla del rapporto uomo - natura, i conflitti nella foresta, il dramma di una ragazza che, per salvare un amico è costretta a uccidere un orso. Carino, grafica interessante, delicato, si lascia guardare.
Non ricordo quale fosse il terzo, ah si. La storia d'amore di un'orsetta e un esquimese. Tenero, carino. Terribilmente triste. Lei ricorda come si sono incontrati, ripercorre i momenti insieme per concludere il tutto con "Non voglio sposarti". Depressione, sconforto, tristezza.
Passiamo al bimbo luccicante. Carino! Grafica interessante e storia tenra. Sempre malinconica ma col lieto fine: due bambini diversi, lui luccica, lei ha gli occhiali e va sempre in giro con una torcia, vengono spesso pesi in giro da tre bulletti ma il loro incontro porterà ranci sorprese. Diciamola così dai. La preferivo meno patetica ma ci si accontenta.
Avanti il prossimo: qui si parla di un bimbo che vive in campagna dalla nonna. Ne conseguono le fobie del cas. bella grafica, carina anche la storia, apprezzabile (non poco inquietante) la testolina del pollo che affoga nel brodo - prima che la pietanza esploda... -. I miei occhi di "addetta ai lavori" , diciamo così, mi han fatto apprezzare anche la tecnica. La mia amica profana pensava fossero orrendi. In effetti il suo parere conta un po' di più.
Va bene, ma quando si ride?
Ora! Eeeeeh! Corto, cortissimissimo film che parte con un bambino tutto solo - e te pareva - seduto su una panchina accanto a cui si siede un vecchio signore che, vedendolo triste, decide di raccontargli la storia sua e del suo amico. Non sono in grado di raccontarvelo come meriterebbe, quindi ve lo linko direttamente qui e se volete, dateci un occhio. E' così breve e carino che ne vale la pena.
Poi è la volta di un cortometraggio che parte dalla storia di un africano che, trovato un preservativo sulla sabbia, prende e attraversa il mare a nuoto alla ricerca di una vita migliore. La storia si sposta ad un matrimonio. Mentre lo sposo è in ritardo, la futura moglie assai vacca fa intendere al prete che, se avrà un po' di pazienza magari otterrà qualcosa. Il marito arriva, paga una suora coi cinquecento e uri coi quali aveva pipato poco prima e il matrimonio comincia. Nel frattempo il nero continua a nuotare. Ci spostiamo al banchetto assai cafone dove il novello sposo, causa lo sgonfiamento della testa, si assenta per incipriarsi il naso. Ma pippa troppo e la testa gli scoppia. L'africano sta ancora nuotando. Nel frattempo la sposa, sola e abbandonata, regala al prete ciò che gli aveva promesso in precedenza. Non ricordo in quale ordine ma tutto ciò è alternato a scene in cui vediamo degli operai intenti a riparare l'impianto di condizionamento della villa dove avviene il banchetto. L'africano finalmente giunge a terra proprio nei pressi della villa. Vi entra e non gli par vero di vedere ciò che vede: cibo, cibo, cibo, abiti eleganti (dello sposo senza testa) e una biondina da paura in pose inequivocabili. Il prete si sta facendo la doccia. L'africano coglie al volo le molteplici occasioni, prende il preservativo che aveva trovato all'inizio del film e inizia a darsi da fare col vaccone che, spaventata, comincia a gridare. Proprio in quel momento, gli operai riescono a riparare l'impianto di condizionamento che esplode e fa sgonfiare tutto ciò che si trova nella villa, riducendo il tutto alle dimensioni di un preservativo e rispedendo il povero africano da dove era arrivato. Dite quel che volete, a me è parso una figata. E aveva anche una morale d'un certo rispetto. Per nulla incoraggiante ma almeno si capiva!
Ok, detto questo, la maratona ci regala l'ultimo soffio di buonumore con From dad to son, geniale, divertente e realizzato con una tecnica deliziosa.
Bene. Salutiamo il divertimento e accogliamo una volta per tutte la noia.
Sorvolando i tre - quattro minuti di esperimenti su un pollo a cui viene anche infilato un elettrodo nel didietro, accogliamo questo meraviglioso cartoon che tratta le vicende di Bill dopo la sua operazione al cervello. La memoria confusa, i giorni che sembrano tutti uguali, la lenta ripresa e... la morte? Boh... ad un tratto i disegni vengono alternati a fotografie - interessante la tecnica, per carità - e Bill pare riprendere la memoria di un tempo. Peccato che l'accozzaglia di immagini e la voice over non permettano d capire molto. Non ci dirà mai quale sia la fine che fa Bill, non in termini crudi almeno. La vocina continua a a mantenersi sul poetico mentre le immagini si fondono, volendo dimostrare quanto sia corata e concreta la percezione del protagonista. Che poi inizia a spararla un po' alta diventando quasi bionico... ma allora è morto? Boh... il film continua. La voice over pure e intanto gli spettatori cominciano a porsi delle domande: ma allora è morto? Ma noooo, è passato oltre, ora ha una mente superiore. Quindi è morto! Ma noooo... si va beh, ma quanto dura? Non si sa. La voce continua a raccontare. E' una bellissima giornata e Bill riesce a vedere ciò che nessun altro vede. Ma allora fa uso di stupefacenti... ma noooo è solo... solo... si va beh ma quando finisce? Non lo so, ricordo che a un certo punto ho scollegato il cervello e ho cominciato a guardarmi intorno. Quando ho sentito un generale sospiro di sollievo allora ho intuito che finalmente era finito. Grazie, davvero!
Dopo questo meraviglioso cortometraggio il mio cervello è caduto definitivamente in letargo. Ho provato a sforzarmi di seguire gli altri ma francamente non ce l'ho fatta. Ho ricordi confusi:
Ricordo che un uomo sbatteva un tappeto davanti a un palazzo. Il suo movimento creava un ritmo che andava ad intrecciarsi coi suoni del palazzo, gente che usciva, un bambino che piangeva... solo che da qualcosa di simile non ti aspetti che duri più di due minuti. Otto sono eccessivi,perdipiù se il ritmo viene interrotto e s'inizia a entrare davvero in una storia che... boh...
Poi è la volta di un cortometraggio cinese. Non me la sento di giudicare una cultura così lontana e diversa dalla nostra ma che era cinese lo scoprivi solo con l'arrivo dei titoli di testa. Prima, per dirla con gli occhi della mia amica (quella con cui sto lavorando al corto, quindi non tanto profana) era solo un'accozzaglia di disegni brutti sonorizzati male. La maggior parte, ho aggiunto io, rotoscopati, cioè ricalcati da foto. E chiunque potrebbe farlo. Bello, davvero!
Poi un bel corto tutto verde, realizzato su pellicola con semplici linee che avrebbero voluto raccontare una storia. Se l'avessi capita la scriverei qui. Peccato.
A seguire una nuova accozzaglia di linee, colori, personaggi soli e depressi, polli. Polli in quantità.
Credo che la morale di quest'anno fosse:
Se sei triste e sconsolato trova un pollo, facci amicizia ma non esagerare troppo. Oppure un cagnolino...
Perché in uno dei corti c'era anche un cagnolino. Molto tenero peraltro.
Vorrei andare avanti a raccontare altro ma, oltre a temere per la mia stessa incolumità,rischio di incappare in vuoti di memoria abissali. Il mio cervello mi ha salutata e ho cominciato a sonnecchiare durante un corto che forse parlava di un matrimonio... realizzato in plastilina mi hanno detto... ho seguito l'introduzione ma giuro che quando la storia ha preso piede, ripensando alle immagini viste poco prima ho dovuto concludere che non ricordavo nulla. Nero, buio, vuoto totale.
Peraltro, rileggendo la pagina dell'evento con l'elenco completo dei corti mi sono resa conto che ne manca uno, lasciato indietro anche da me. Quello era davvero carino ma purtroppo non posso mostrarvelo nè linkare alcunché ma in breve raccontava la storia di un cane, in una famiglia benestante, assente e anche un po' pacchiana. Il cane che IO vorrei avere, un po' troppo surreale in effetti, ma che attende l'arrivo del capofamiglia per poter leggere il giornale, si rintana sotto il tavolo non per reclamare cibo ma leggere le notizie e, se non avessero chiuso la porta della cucina, cercherebbe anche un posto più tranquillo e appartato. Peccato che i suoi padroni non colgano quanto sia geniale ma, trovandolo solo un cane fastidioso e rumoroso, lo sbattano in cortile (dove potrebbe tranquillamente leggere se non avesse iniziato a piovere) e si domandino che farsene di lui quando arriverà il momento di andare in vacanza...
Ora, apprezzo tantissimo il fatto che in alcuni di questi film gli autori siano stati così bravi da coniugare risate e riflessione. C'è sempre una morale ma con qualche limite. Infatti per la maggior parte questi film sono incomprensibili, troppo astratti anche solo per formulare qualche ipotesi.
Sono sempre stata contraria a relegare l'animazione al solo pubblico infantile ma allo stesso modo m'innervosisco davanti alla convinzione che maggiore è il grado di incomprensibilità, maggiore è il valore dell'opera. Non è vero, non sempre almeno. E' lecito essere criptici, parlare di sé senza che un pubblico necessariamente possa capire quel che dici, si tratta di libertà d'espressione. Ma quando ti rivolgi ad altri, in qualche modo vuoi che la tua opera gli arrivi. Altrimenti non lo faresti. Non è solo colpa degli artisti se ciò accade però. Spesso è proprio il pubblico (anzi, quasi sempre) a infliggersi volontariamente certe punizioni. perché se vai al cinema e ti diverti non è sano. Se invece vai a vedere un mattone polacco senza dialoghi, con lunghe panoramiche su campi arati e campi controcampi fitti di sguardi intensi, esci dal cinema sentendoti una persona migliore. Magari non hai capito un'emerita sega ma non lo ammetterai mai! Perché se lo ammetti potresti sentirti dare dell'insensibile o dell'ottuso, quando magari la persona che sforna questi giudizi ha capito meno di te. Ma dirlo non sta bene.
Sono delusa. Per fortuna la serata non è stata un disastro totale ma questo solo grazie alle persone che erano con me e al panino con cui mi sono consolata a maratona finita - grazie MFF, farai schifo nella scelta dei film ma come cucina spacchi assai - . Ciò non mete assolutamente in dubbio la mia partecipazione alla maratona dell'anno prossimo, sperando che più in basso di così sia difficile quanto impossibile. Anche perché, come dico da quattro anni, spero di vedere proiettato un lavoro dei miei. Che se si rivelasse peggio dei precedenti, sarebbe davvero la fine...
lunedì 17 settembre 2012
L'inizio della fine?
- Io non vedo l'ora di iniziare. Stranamente.
- Tu ti droghi, gli antidolorifici ti han dato alla testa.
Conversazione avuta con CdS stamattina. Poverina si è distrutta in vacanza (stellina, un anno a me, uno a te, a cui però è andata un po' peggio. Quando la vedo la coccolo un po') e ora sragiona!
Trenta giorni, settecentoventi ore, millemila minuti e millordici secondi mi separano dal primo giorno del mio ultimo anno da studentessa e ovviamente non so se ridere o piangere.
So che essere ossessionata da certi pensieri con un tale anticipo non è normale ma non sono cose che capitano tutti i giorni.
Primo giorno dell'ultimo anno. Si tratta palesemente di una contraddizione che confonde:
primo giorno è male
ultimo anno è bene.
Almeno nell'ottica di quelli che Robin Scherbatsky chiama "Graduation Goggles". In pillole - non ricordo se ne avevo già parlato - questi "occhiali del diploma o non ricordo quale fosse il nome tradotto", sono nientemeno che uno stato mentale che coglie chiunque si trovi a terminare un'esperienza più o meno traumatica. Il oso fatto che stia per finire, rende tutto più carino e sopportabile, quasi bello tanto da fartene provare una leggera nostalgia.
Che poi è più o meno ciò che mi ha colta sia quest'anno che quello passato durante gli ultimi giorni di lezione. Ero felice, contenta, convinta che fosse stato 'anno più bello di tutta la mia carriera scolastica e i miei compagni mi mancavano tanto. Questa l'anno scorso. A ottobre mi sono resa conto di essere stata colta da un clamoroso bagliore e che la scuola cinica mi stava sul culo e come lei, buona parte dei suoi studenti.
Quest'anno a giugno, stessa cosa, solo in scala più ristretta. Amo la mia classe, amo i miei insegnanti, amo praticamente tutti gli assidui frequentatori del terzo piano. Uniamoci poi la malinconia dovuta al fatto che alcuni di essi avrebbero lasciato la sede a settembre, il mio spiccato interesse verso uno di loro, le simpatiche novità che vengono fuori proprio l'ultima settimana di scuola (dannazione, che tempismo!), tutto ciò ha reso gli ultimi giorni tremendamente divertenti e spassi. Aggiungiamo anche l'ultimo pranzo con tutta la classe e corpo insegnanti al completo, un porta e mangia di tutto rispetto con alcool a fiumi, torte, lasagne, salatini, caramelle... atmosfera familiare agreste e vi assicuro che verso le tre, dopo quattro o cinque bicchierini di vino io il pergolato lo vedevo. Eravamo al terzo piano, in corridoio ma giuro che il pergolato coi glicini c'era!!
Bello, bellissimo, vero ma tutto ciò dopo sette mesi di noia - scazzo - sonno - lacrimucce... mica me lo dimentico quanto fossi triste a ottobre, che schifo di mese è stato febbraio... marzo a tratti, dicembre a tratti, novembre meglio stendere un velo... ora io sono davvero contenta al pensiero di rivedere tutti tra poco, di ricominciare a lavorare con loro e fare tutte le cose che facevamo prima ma se dovesse di nuovo essere così? E sicuramente sarà così...
Dall'altro lato però la frenesia non può che cogliermi. Ultimo anno da studentessa significa ultimo periodo di semi - cazzeggio rilassato, ultimi pomeriggi in tranquillità dopo lezione, ultimi esami e relative ansie, ultimi ritardi e assenze giustificate, ultimi gossip da liceali stronzi, ultima spensieratezza in generale. E poi? Chi lo sa. probabilmente finirò a navigare nel mondo della disoccupazione, mi farò prendere dallo sconforto e me ne andrò da qualche parte, sperando che le cose inizino a girare nel verso giusto.
E che ne so?
Basta dubbi, basta lagne, è uno dei miei soliti viaggi mentali, potrei elencare decine di cose più interessanti di cui parlare ma lascerò che sia lui a farlo per me!
- Tu ti droghi, gli antidolorifici ti han dato alla testa.
Conversazione avuta con CdS stamattina. Poverina si è distrutta in vacanza (stellina, un anno a me, uno a te, a cui però è andata un po' peggio. Quando la vedo la coccolo un po') e ora sragiona!
Trenta giorni, settecentoventi ore, millemila minuti e millordici secondi mi separano dal primo giorno del mio ultimo anno da studentessa e ovviamente non so se ridere o piangere.
So che essere ossessionata da certi pensieri con un tale anticipo non è normale ma non sono cose che capitano tutti i giorni.
Primo giorno dell'ultimo anno. Si tratta palesemente di una contraddizione che confonde:
primo giorno è male
ultimo anno è bene.
Almeno nell'ottica di quelli che Robin Scherbatsky chiama "Graduation Goggles". In pillole - non ricordo se ne avevo già parlato - questi "occhiali del diploma o non ricordo quale fosse il nome tradotto", sono nientemeno che uno stato mentale che coglie chiunque si trovi a terminare un'esperienza più o meno traumatica. Il oso fatto che stia per finire, rende tutto più carino e sopportabile, quasi bello tanto da fartene provare una leggera nostalgia.
Che poi è più o meno ciò che mi ha colta sia quest'anno che quello passato durante gli ultimi giorni di lezione. Ero felice, contenta, convinta che fosse stato 'anno più bello di tutta la mia carriera scolastica e i miei compagni mi mancavano tanto. Questa l'anno scorso. A ottobre mi sono resa conto di essere stata colta da un clamoroso bagliore e che la scuola cinica mi stava sul culo e come lei, buona parte dei suoi studenti.
Quest'anno a giugno, stessa cosa, solo in scala più ristretta. Amo la mia classe, amo i miei insegnanti, amo praticamente tutti gli assidui frequentatori del terzo piano. Uniamoci poi la malinconia dovuta al fatto che alcuni di essi avrebbero lasciato la sede a settembre, il mio spiccato interesse verso uno di loro, le simpatiche novità che vengono fuori proprio l'ultima settimana di scuola (dannazione, che tempismo!), tutto ciò ha reso gli ultimi giorni tremendamente divertenti e spassi. Aggiungiamo anche l'ultimo pranzo con tutta la classe e corpo insegnanti al completo, un porta e mangia di tutto rispetto con alcool a fiumi, torte, lasagne, salatini, caramelle... atmosfera familiare agreste e vi assicuro che verso le tre, dopo quattro o cinque bicchierini di vino io il pergolato lo vedevo. Eravamo al terzo piano, in corridoio ma giuro che il pergolato coi glicini c'era!!
Bello, bellissimo, vero ma tutto ciò dopo sette mesi di noia - scazzo - sonno - lacrimucce... mica me lo dimentico quanto fossi triste a ottobre, che schifo di mese è stato febbraio... marzo a tratti, dicembre a tratti, novembre meglio stendere un velo... ora io sono davvero contenta al pensiero di rivedere tutti tra poco, di ricominciare a lavorare con loro e fare tutte le cose che facevamo prima ma se dovesse di nuovo essere così? E sicuramente sarà così...
Dall'altro lato però la frenesia non può che cogliermi. Ultimo anno da studentessa significa ultimo periodo di semi - cazzeggio rilassato, ultimi pomeriggi in tranquillità dopo lezione, ultimi esami e relative ansie, ultimi ritardi e assenze giustificate, ultimi gossip da liceali stronzi, ultima spensieratezza in generale. E poi? Chi lo sa. probabilmente finirò a navigare nel mondo della disoccupazione, mi farò prendere dallo sconforto e me ne andrò da qualche parte, sperando che le cose inizino a girare nel verso giusto.
E che ne so?
Basta dubbi, basta lagne, è uno dei miei soliti viaggi mentali, potrei elencare decine di cose più interessanti di cui parlare ma lascerò che sia lui a farlo per me!
sabato 15 settembre 2012
Clic...
Ok sono tornata, più fresca che mai.
Mia madre ieri sera
- Il tuo umore è nettamente migliorato, anche se sospetto di saperlo, qual'è la causa?
- No, sei fuori strada. Sono contenta perché oggi sono uscita, ho fatto tante belle cose e prima di tornare a casa mi sono anche mangiata un gelato.
Erano le sette e mezza, avevo una fame porca (dato che ieri a pranzo ho mangiar solo un misero panino...) e è passando davanti a una gelateria, ho guardato la vetrina e pensando che non fosse il caso, sono passata oltre. Poi sono tornata indietro. E ho preso uno stecchino alla banana e cioccolato. Che buono...
Comunque. Ieri mi sono riattivata. A dire il vero, superato lo sconforto di lunedì e la malinconia di mercoledì (i giorni di pioggia in questo periodo mi mettono una malinconia creativa un po' strana, ne parlerò) ho ripreso un po di colorito e ho finito per concludere più cose in una settimana scarsa che in tre mesi d'estate... più o meno, diciamo che mi piace vederla così.
Adesso dovrei essere al corso di ricerca teatrale a Macao ma stamattina non mi sono svegliata. E poi ho scoperto ieri sera alle tre che avrei dovuto portare un piccolo testo teatrale a memoria. E quando lo imparavo? Ok, poche righe sarebbero andate bene ugualmente ma QUANDO LO IMPARAVO?? Sulla 90? Si, avrei avuto tutto il tempo, ma la sacrosanta verità è che avevo sonno e mi sono alzata tardi. Quindi nada. A parte questo però mi sono presa un po' di soddisfazioni.
Giovedì ho rapito laQ e siamo andate nei campi a fare qualche foto. Nello specifico io ho fatto delle foto a lei che come modella è straordinaria! Ieri le ho sistemate e dopo aver poltrito di fronte allo schermo del computer per un'oretta ho deciso di attivarmi e andare a vedere una mostra fotografica. Che poi alla fine erano due mostre fotografiche, entrambe deludenti (ero stat avvertita ma non me ne ricordavo) ma non importa.
Poi ieri c'era un così bel sole che non potevo mica tornarmene a casa senza fare una passeggiatina e qualche foto sul naviglio che, al tramonto è proprio affascinante. Lo so che è scontato, lo so che se devo scegliere finisco sempre per fare un giretto in quel posto ma non è così scomodo da raggiungere e soprattutto è sempre pieno di cosine interessanti da fotografare. E poi ero già lì, su, la prossima volta vado in Sempione a fotografare i tizi che giocano a basket o ai giardinetti a fare foto agli anziani (a pensarci bene non è un'idea così malsana...). Insomma, sono tornata a casa con un centinaio di fotine, quaranta delle quali da non scartare, che per i miei standard è una buona percentuale. Ed ero contenta, soddisfatta, allegra, di ottimo umore.
Stasera spero di riuscire a concludere un'altra delle tante cose che avrei voglia di fare ma, non dipendendo totalmente da me il risultato della faccenda, preferisco tenere la bocca chiusa e parlarne a cose fatte.
Poi ci sarebbe ancora da svuotare l'armadio, svuotare, smontare e disintegrare il mobile della mia stanza, dipingere la parete dove ora sta quel catafalco, prendere le cassette della frutta, verniciarle, costruirci una libreria a muro aiutandomi, se riesco, con i pezzi del catafalco che non ho voglia di gettare per forza nel dmenticatoio. Potrebbero rivelarsi utili in fondo...
Ho paura!
giovedì 13 settembre 2012
When hard work calls, hard girls go shopping pt2
Dunque dicevo.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.
L'altra mattina mi sveglia un'email del mio professore (in realtà è stato altro a svegliarmi ma questa versione è molto più poetica e mi da anche un'aria da donna in carriera, quindi la racconterò così) e la giornata inizia con parole lusinghiere che lì per lì mi han fatto venire le lacrime agli occhi. Poi ho riflettuto. Anzi, sono giorni che rifletto, mesi forse.
Ed eccomi ad un passo dall'arrivo (perché un anno, in un arco di tempo di cinque è praticamente un soffio), piena di dubbi, paranoie, ripensamenti e voglia di tornare indietro. O meglio, poter disporre di 48 ore giornaliere, 10 giorni settimanali, 50 mensili per poter rifare tutto quanto e molto altro ancora.
Già vi narrai in cosa consiste il lavoro di un animatore. In caso ve lo siate persi, cliccate qui.
Sono quattro anni e mezzo (domani saranno quattro anni e mezzo) che sono convinta del mio progetto. Quattro anni e mezzo in cui non passa giorno che dedichi almeno in parte a questo sogno. Non mi era mai successo prima e alla veneranda età di 22 anni finalmente la mia vocazione (nella quale non ho mai creduto ma ho fatto subito marcia indietro) si è fatta viva. Prima era tutto un cambiare idea, un giorno volevo diventare critica d'arte, il giorno dopo regista, quello dopo ancora probabilmente infermiera, logopedista, scienziata cognitiva, salvare il mondo. Anche sulla mantenuta non ci avrei sputato sopra. Poi d'un tratto è diventato tutto chiaro e limpido, io avrei fatto film d'animazione. Sapevo a cosa andavo incontro scegliendo questa strada ma non m'importava. La prospettiva di trascorrere ore a disegnare centinaia d'intercalazioni mi procurava il sorriso, l'idea di passare giornate dietro il mirino di una macchina fotografica a scattare spostando pezzetti di carta mi rendeva felice.
E non posso negare che in parte sia ancora così. Se ripenso al periodo dell'università in cui passavo mattinate o pomeriggi, a volte entrami, chiusa in camera china sui libri, tiro un sospiro di sollievo pensando che ora, anziché litigare con la mia memoria, litigherò l'intero pomeriggio con la ram del mio computer. Molto meglio trascorrere il tempo a fare qualcosa di piacevole e leggero - anche se delicato e difficile - magri guardando un film, ascoltando musica o chiacchierando al telefono, piuttosto che dover leggere libroni universitari che se ho voglia, posso comunque sfogliare in santa pace e senza stress...
Però CAVOLO! Finisce che conosci gente nuova, fai esperienze che prima ti mancavano, passi due giorni su un set e realizzi che il tuo lavoro, che per la maggior parte si esaurisce entro quattro mura, spesso in solitudine, altre volte con qualcun altro, inizia a starti stretto.
Mi piace stare a contatto con le persone, all'aria aperta e non sempre col naso dietro a uno schermo. Mi è piaciuta la vita sul set, mi è piaciuta l'atmosfera, l'interazione, mi è piaciuto tutto! Ed effettivamente, ad essere sinceri ed obiettivi, non è detto che il mio lavoro debba per forza ridursi in poco spazio, in compagnia di me stessa... mi è capitato di lavorare in gruppo, più volte durante l'anno e anche nei mesi estivi e per ora, co le mie compagne mi sono trovata davvero bene.
Però c'è un altro aspetto che bisogna considerare, un aspetto che in parte contraddice il primo dubbio, ma ne fa sorgere altri: quello dell'animatore è un lavoro lungo. Spesso dietro a un minuto di filmato c'è il lavoro di sei, sette anche dieci persone all'opera da giorni, settimane e mesi e il risultato, sebbene suggestivo e affascinante, può anche far sorgere dei dubbi e dare luogo a commenti del tipo "ma dai, è difficile immaginare che dietro a questa cosa così piccola ci siano così tante mani"... eh si. Purtroppo. Il che significa grandi sbattimenti per scarsi risultati. Non sempre, spesso si.
Se avete mai dato un'occhiata ai titoli di coda di un film della Pixar, questo aspetto è lampante: centinaia di nomi con centinaia di ruoli diversi per produrre un film. D'accordo, lavorare alla Pixar sarebbe il mio punto d'arrivo ma non voglio essere ricordata (o più probabilmente ignorata, perché in effetti quei nomi manco io li leggo) per aver portato a termine un mini micro dettaglio. Pensateci. Carota, addetta al rendering dei peli del naso del cattivo. No dai! E vi assicuro che renderizzare dei peli è uno sbattimento mica indifferente. Che soddisfazione cavolo!
Io purtroppo (e anche qui vi rimando ad un altro post) appartengo al gruppo A, per chi non avesse voglia di leggerlo tutto (però è scritto nelle prime righe), il gruppo delle persone o tutto o niente. Come cita il post, sono discontinua, disordinata, per nulla paziente e se qualcosa non mi ispira, la lascio a metà senza portarla avanti con costanza. E in particolare, se posso, vorrei emergere, o almeno vorrei che i miei sforzi portassero a questo. Posso anche sopportare la gavetta, so che mi tocca e lo accetto di buon grado, riesco a pensare di impegnarmi anni per portare a termine qualcosa ma voglio che il risultato e la stima siano proporzionati agli sforzi. Non sopporto la prospettiva di studiare anni per finire ad essere un nome tra mille sconosciuti. Se fosse vero il contrario (e questo potrebbe anche essere contraddittorio perché SAPEVO CHE SAREBBE POTUTA ANDARE IN QUESTO MODO), avrei continuato la specialistica. Non fraintendetemi, non voglio dire che altri lavori più umili, più meno in vista o simili non meritino rispetto, anzi! Dico solo che desidero una visibilità proporzionata al campo in cui opero e, come già detto più su, un risultato proporzionato agli sforzi. Preferisco portare a termine qualcosa di grande in un ambito piccolo piuttosto che essere l'ennesimo puntino al servizio di un'enorme organizzazione. Non fa per me.
Inoltre mi capita spesso di parlare con persone che vengono già chiamate a lavorare, chessò suonare a un matrimonio, fare un servizio fotografico, piccole riparazioni idrauliche, elettriche (si lo so, ho fatto un misto di cose che non c'entrano nulla tra loro ma qualcosa in comune ce l'hanno)... hanno la mia età, hanno fatto pratica e con questi piccoli incarichi CI CAMPANO. Io a campare con il lavoro che (spero) farò un giorno, la vedo dura, durissima.
E ora ho la testa piena di confusione, pensieri, idee. Mollare tutto è fuori discussione e come dicevo prima, ciò che faccio continua a piacermi moltissimo ma mi chiedo se sia l'unica cosa che possa davvero fare. E visto che mia madre ha parlato chiaro e ha pure ragione a dirmi che è finita l'età in cui si studia, devo puntare su altro oltre a quel che già faccio. Qualcosa in cui sono già abbastanza brava per poter imparare in poco, in modo da ottimizzare i tempi e non rimanere ancora a lungo sul groppo dei miei.
In un anno poi si vedrà dove mi porteranno gli eventi, nel frattempo spero di concludere qualcosa e fare un po' di chiarezza. Se volete, potete insultarmi.
Buio, stavolta davvero.
mercoledì 12 settembre 2012
When hard work calls, hard girls go shopping pt1
E' finita.
Quattro giorni fa, anzi cinque è finalmente finita!
Il nostro corto è stato inviato a chi di dovere e ha praticamente ricevuto l'approvazione di tutti. Manca solo l'ultima parola dei giudici (che in un certo senso saremmo anche noi partecipanti al festival, non ho ancora capito perché e con quale logica ma lo scoprirò) a Berlino. Ma questo avverrà solo tra molto, molto tempo.
Per ora è finita. E nell'attesa, a posto così.
Sabato mattina mi ha svegliata una mail del mio professore che, cito testualmente, diceva:
"brava e brave tutte. Ho la sensazione che troverai la tua strada in questo mondo"
E di animazione si parla.
Non è il momento di approfondire l'argomento ma la butto lì. Davanti a parole simili, un lato di me s'inorgoglisce. L'altro pensa: è davvero questo che voglio fare nella vita?
Nell'attesa di approfondimenti, prometto e spergiuro che appena mi danno l'ok, carico il video e lo mostrerò al mondo!
Risata malefica, uscita drammatica.
Fine primo tempo
Quattro giorni fa, anzi cinque è finalmente finita!
Il nostro corto è stato inviato a chi di dovere e ha praticamente ricevuto l'approvazione di tutti. Manca solo l'ultima parola dei giudici (che in un certo senso saremmo anche noi partecipanti al festival, non ho ancora capito perché e con quale logica ma lo scoprirò) a Berlino. Ma questo avverrà solo tra molto, molto tempo.
Per ora è finita. E nell'attesa, a posto così.
Sabato mattina mi ha svegliata una mail del mio professore che, cito testualmente, diceva:
"brava e brave tutte. Ho la sensazione che troverai la tua strada in questo mondo"
E di animazione si parla.
Non è il momento di approfondire l'argomento ma la butto lì. Davanti a parole simili, un lato di me s'inorgoglisce. L'altro pensa: è davvero questo che voglio fare nella vita?
Nell'attesa di approfondimenti, prometto e spergiuro che appena mi danno l'ok, carico il video e lo mostrerò al mondo!
Risata malefica, uscita drammatica.
Fine primo tempo
domenica 12 agosto 2012
Un grande preambolo per raccontare che...
"Per lui sarai sempre la sua bambina..."
Spiego: i miei se ne vanno via per due settimane (evviva) e il mio genitore maschio altresì chiamato padre ha deciso che, non essendo io capace di utilizzare i sovraelencati elettrodomestici, non devo utilizzarli. Inutile dire che non è vero. Se escludiamo la lavastoviglie, visto che credo di essere l'unica persona di mia conoscenza che trova più rapido lavare i piatti a mano anziché caricare, preparare e avviare, - ho dei problemi - posso affermare di non aver sprecato per intero i miei
Ma non importa, non sono offesa, si è già fatto perdonare spiegandomi (e mimando) la reazione del basilico desideroso d'acqua. Tutto ciò in romano quindi fate un po' voi!
E per il resto tutto bene! Da domani tornerò ufficialmente in possesso del regno dei fiori di carota e inaugurerò la comune dell'amore e del cazzeggio spinto visto che ho finalmente finito (per ora) di lavorare.
Impegni cinici a parte, (possono definirsi ufficialmente archiviati, morti e sepolti fino a metà ottobre), vi ho mai parlato del mio corto?
No ovviamente, essendo io una persona superstiziosa ho preferito evitare. Ma ora mi sembra il caso di farlo anche perché ho taciuto troppe cose interessanti che meritavano assolutamente d'esser citate.
questo post sta somigliando sempre di più a una puntata dei simpson, sebbene molto meno divertente e bidimensionale
Tornando al corto, tutto ebbe inizio una gelida sera di febbraio. Anzi, prima! A gennaio un'amica che tra l'altro non vedevo da un po', una di quelle con cui ti trovi benissimo ma che non vedi praticamente mai, mi propone di partecipare ad un concorso internazionale. E io, un po' per sfizio, un po' perchè lusingata dal fatto che l'avesse chiesto proprio a me (io la trovo geniale, la stimo da more), un po' perché alla fine non avevo niente da fare - appunto - ho detto di si! Così arriviamo a quella gelida serata di febbraio in cui, davanti a due margarita, buttiamo giù un paio di idee, entrambe poco convinte di riuscire a combinare qualcosa, essendo la scadenza a meno di un mese.
Inizia così una lunga serie di domeniche a casa mia in cui lavoriamo, disegnano, cazzeggiamo e finalmente, il 28 di febbraio, siamo pronte ad uploadare le nostre meravigliose creazioni: una bella, una carina ma talmente piena di cliché da farmi incazzare.
Essendo state settimane parecchio impegnative, nel momento stesso in cui premo il tasto "upload", la mia testa viene invasa da un unico pensiero: "ecco, ora questa brutta storia è finita, non ne voglio più sentir parlare, ciao ciao, goodbye!"
E invece no.
Verso metà marzo vengo contattata dalla dolce fanciulla la quale mi comunica che abbiamo superato la selezione! Uno dei due soggetti è piaciuto e tra i quindici vincitori (su 129, mica cazzi eh) ci siamo anche noi! E parteciperemo non con il soggetto bello, ma con quello carino e pieno di cliché. La cosa peggiore di tutte è che non è solo ricco di cliché, ma anche di animazioni! L'idea era di fondere le riprese dal vero col cartone animato e a quanto pare i giudici devono essersi gasati un sacco, li possino... anche perché ciò significa che il mio ruolo guadagna un sacco d'importanza... e responsabilità... e io non sono capace!!! Un'intera produzione sulle mie spalle... come faccio?
Il lato positivo della faccenda però, oltre al fatto che forse potrei anche imparare qualcosa di utile per il futuro (ma ad aprile questo lato non riuscivo ancora a vederlo) è racchiuso in tre meravigliosi giorni ad Amsterdam, tutto pagato tranne gli sfizi (e avete capito quali). Tre giorni deliziosi, se escludiamo il duro lavoro, le otto ore giornaliere di workshop e il nervoso per la workshop leader imbecille a cui non piace il nostro progetto (tesoro, non fa impazzire nemmeno me ma la mia socia ci tiene tantissimo quindi si fa come dice lei e tu non rompi). Tre giorni davvero belli, durante i quali abbiamo conosciuto tanti ragazzi di altre scuole d'europa, saggiato la freddezza dei nordici, sfiorato la rissa (io) con uno slavo che dopo sei ore di lavoro "vuole fare una considerazione sul progetto delle italiane"... mangiato come porche, girato in bicicletta (io, con una ragazza estone che, appena l'ho abbracciata per evitare di cadere si è irrigidita come un pezzo di legno), bevuto, fumato, parlato, cazzeggiato... e insegnato alla ragazza estone che dare tre bacini per salutarsi non è la fine del mondo! Tante cose insomma.
Fatto sta che a workshop finito si doveva lavorare. E il planning prevedeva una finalizzazione degli storyboard e della sceneggiatura fino a inizio maggio, pausa, poi lavoro lavoro lavoro lavoro da metà giugno a metà agosto. Le riprese invece erano previste per metà luglio.
Io e la mia socia ci siamo letteralmente fatte il culo. Lei in modo più diluito ma senza fermarsi, io a singhiozzi. E finita la prima parte, uploadati gli ultimi storyboard alla faccia della stronzissima workshop leader che fino all'ultimo ci è stata addosso, a metà giugno ho iniziato a lavorare sulle animazioni. Acanto a me CdS (manco a dirlo) e miss V, la mia stacanovista preferita, bulgare a e incazzosa, cos se la workshop leader scassa ancora le palle, ci pensa lei a spaccare butilia e amazare familia! Ecco!
Pian piano la cerchia di collaboratori si è allargata, per primo l'aiuto regista nonchè il meraviglioso fidanzato dell'altra fanciulla, tante carinissime comparse, un direttore della fotografia di tutto rispetto e, grazie a CdS anche un compositore che non potevamo trovarne uno migliore! E tutti gli altri, recuperati qua e là attraverso passaparola, conoscenze e casting vari! E per ultimi - ci piace scegliere con cura - i due attori.
Ora se riassumo i giorni di riprese non la smetto più di raccontare, anche narrare tutto il lavoro mio e delle mie socie diventa lungo, complesso e ripetitivo. L'importante è sapere che a oggi tutto sta andando secondo i tempi. Non so quanto possa definirsi un lavoro splendido (e mi riferisco alle animazioni, perché le riprese sono venute da dio). Sul set tutto è andato per il meglio nonostante il secondo giorno la mia sveglia abbia deciso di non suonare, facendomi così arrivare con mezz'ora di ritardo (ma nonostante questo abbiamo comunque finito con un'ora d'anticipo, tiè), con le ragazze abbiamo finito prima del previsto, pian piano ho imparato ad apprezzare prima e a innamorarmi poi di questo lavoro e ora lo trovo adorabile. Intanto la prima bozza del lavoro dovrebbe essere in viaggio verso Amsterdam. Da qui a settembre c'è ancora molto da fare, ma per adesso a posto così!
Non vi ho raccontato nulla né della storia né del tema né di niente. Sempre superstiziosa resto ma prometto che presto sarò meno avara di dettagli.
Ho solo un dubbio: la fanciulla con cui sto collaborando altri non è che il braccio destro di 075. Se io sono il braccio destro del braccio destro.. cosa sono esattamente?
domenica 5 agosto 2012
Parlare di Hangover è mainstream ma questi son casi strani
Scrivere questo post mi fa sorgere una qualche perplessità, per due ragioni specifiche:
- prima di tutto questa settimana l'argomento è già stato trattato, nelle sue sfaccettature, ben tre volte
- so che trattare certi argomenti è il modo migliore per attirare le cosiddette "ultime parole famose", ma non essendo mia intenzione tirarmela o simili, mi auguro che la sfiga se ne stia rintanata in un mondo migliore.
Chiaro, quindi:
tutto ha avuto inizio stamattina quando ho scritto un messaggio a CdS per sapere il programma del pomeriggio. Ieri sera siamo uscite e tra una cosa e l'altra, ci abbiamo dato parecchio dentro con birra, vodka e tequila. La sua risposta stamane è stata:
"Mi sono appena svegliata con un discreto post bevuta. Sto una merda, non ho più l'età"
Alchè, sapendola ancora una ventitreenne sveglia e arzilla, le ho mandato il tormentone del post sbronza che ogni ragazza perbene e con una certa cultura dovrebbe conoscere a memoria: questo.
La sua risposta una volta visto il video, è stata:
"Io sono la bionda"
Io no. Stamattina, superato il trauma risveglio, mi sentivo arzilla come una freschissima Mandy Moore. E non è la prima volta, infatti da tempo ormai, il video incriminato è diventato il tormentone mio e della Q ogni volta che una delle due passa una serata alcolicamente impegnativa e la mattina dopo, mentre lei vorrebbe strapparsi le tempie, io saluto il mondo con un sonoro "Buongiorno!". Diciamo quasi sempre. E' capitato anche a me di soffrire in silenzio col mio mal di testa, ma la cosa assurda è che capita più spesso se faccio la brava e non esagero. Scrissi a proposito in questo post. E quella sera avevo in corpo una misera Tennent's e un mojito...
Dunque tutto questo ciarpame di parole a caso è semplicemente volto ad introdurre il paradosso del doposbronza più alcuni casi interessanti di cui voglio rendervi partecipi:
Dicembre 2007 (anni 21): dopo aver sconfitto l'assai ben poco temibile esame di storia del cinema, mi concedo una serata con le compagne del liceo al Saloon. Per chi non lo sapesse, il locale è famoso per gli "spari", se vai ad ordinarne un giro al bancone, il barista ne approfitta e te ne offre sempre uno. Va a finire che siamo usciti di lì sui gomiti. Tre di noi vomitavano in agoni diversi di Paolo Sarpi mentre io pregavo il nostro accompagnatore di "andare piano altrimenti ti inauguro la Punto". Non so in che stato io sia tornata a casa, non ricordo nulla, ma ricordo perfettamente la sensazione di freschezza e leggerezza del giorno dopo. Una rosellina.
Ottobre 2009 (anni 23): una cosa per cui amo le feste celtiche è la copiosa presenza di idromele. Il capodanno celtico non fa differenza. Solo che l'idromele è stronzo, ne butti giù un bicchiere e non senti nulla. Dopo quattro continui a non sentire nulla. Solo che non sai manco come ti chiami e perché stai rotolando e ridendo nella ghiaia. Dopo aver accompagnato il mio amico esattamente dalla parte opposta rispetto a dove doveva andare, mi riporranno a casa. Il risveglio è stato particolare, pittoresco direi. Da un lato stavo bene. Quello destro. Il lato sinistro della mia testa era completamente bloccato: mal di testa a trapano, male allo zigomo, all'orecchio, al dente e alla gola. E la scusa dente del giudizio non reggeva perché li ho tutti da un pezzo. Quindi avendo constatato che questo postumo non m'impediva di studiare perfettamente, ho concluso che l'idromele non è troppo rischioso.
Settembre 2010 (anni 24): io e la Q usciamo per una serata tra amici. Che si prolunga. Molto.
La quantità di vodka redbull permette a me di uscire completmente di testa e a lei di stare molto peggio, salvando me perché almeno una sana tra le due era necessaria. Torno a casa alle sei. Mio padre, ignaro di tutto ciòmi sveglia alle otto con un caffè accompagnato dalle soavi note di Venditti!
"Spegni quella musica" biascico.
"Ma io volevo svegliarvi con un po' di allegria... va beh, la spengo"
Ingurgito velocemente il caffè (è un test, se lui rimane giù io posso passare una giornata lieta) e mi concedo un'altra oretta di sonno prima di passare l'intera giornata china sui libri. Alterno momenti di disperazione nauseabonda ad attimi di forza e giuro, studiare è stata una tortura.
Dicembre 2010 (sempre 24): alcatraz e qualche bicchiere di vodka lemon (ma non tanti, nel senso, io ricordo tutto) mi permettono di svegliarmi il mattino dopo con un simpatico cerchio alla testa. La sera avevo una fest di laurea alla quale mi sono trascinata spacciando il verdoni della mia faccia per un colore molto di moda negli anni sessanta (festa a tema...), bevendo coca cola e maledicendo gli altri presenti che si scolavano la sangria.
Settembre 2011 (anni 25): quello di cui si parlava sopra: una tennent's e un mojito che mi hanno accompagnata tutto il giorno seguente con un simpaticissimo cerchio alla testa che ad ogni passo ti sembra di morire.
Marzo 2012 (anni 26): San Patrizio da noi lo si è festeggiato con le birre verdi. Finite quelle mi si avvicina un attempato individuo il quale chiede se può offrirmi da bere. Accetto di buon grado e due ore e dieci tequila dopo *....*
Il giorno seguente mi chiama un'amica:
- Come stai?
- Bene, perché?
- Ma ti ricordi quello che è successo ieri sera?
- Certo!
- Ti ricordi anche quando ti sei sdraiata sul pavimento del bagno (pulito, ho verificato) facendo l'angelo e invitandomi a seguirti perché "è tutto così bello visto da qui e io sono felice"?
- Ehm... quello in effetti non lo ricordo. Però sto bene, te lo assicuro.
E gliel'ho detto reduce da un banchetto a base di sushi durante il quale mi sono abbuffata come una porca.
Solo la settimana prima avevo trascorso il sabato accoccolata a letto rea di aver bevuto un paio di birre... fate voi.
Tra le tante cose che mi ha insegnato mio zio, ne ricordo due in particolare:
- oh signor d'amore acceso con le bestemmie
e
- non bere troppo, se proprio lo devi fare, evita di mischiare cose strane
Si dice anche che con l'avanzare dell'età il fisico ceda un pochino. E va bene che dei miei ventisei anni ne dimostro la metà, ma pensavo che la cosa coinvolgesse solo l'aspetto esteriore. Non credevo si estendesse al metabolismo (e la pancetta da birra significherà pre qualcosa?). Allora perché le volte che mi do alla pazza gioia finisco sempre per farla franca mentre quando faccio la brava concedendomi un solo alcolico in quantitativi discreti, al mio risveglio vorrei piangere, soffrire e dare fuoco al mio cervello?
A dire il vero non dovrei lamentarmi e continuare così, ma so per certo che il karma mi osserva da tempo e me le farà pagare tutte. Senza sconti.
- prima di tutto questa settimana l'argomento è già stato trattato, nelle sue sfaccettature, ben tre volte
- so che trattare certi argomenti è il modo migliore per attirare le cosiddette "ultime parole famose", ma non essendo mia intenzione tirarmela o simili, mi auguro che la sfiga se ne stia rintanata in un mondo migliore.
Chiaro, quindi:
tutto ha avuto inizio stamattina quando ho scritto un messaggio a CdS per sapere il programma del pomeriggio. Ieri sera siamo uscite e tra una cosa e l'altra, ci abbiamo dato parecchio dentro con birra, vodka e tequila. La sua risposta stamane è stata:
"Mi sono appena svegliata con un discreto post bevuta. Sto una merda, non ho più l'età"
Alchè, sapendola ancora una ventitreenne sveglia e arzilla, le ho mandato il tormentone del post sbronza che ogni ragazza perbene e con una certa cultura dovrebbe conoscere a memoria: questo.
La sua risposta una volta visto il video, è stata:
"Io sono la bionda"
Io no. Stamattina, superato il trauma risveglio, mi sentivo arzilla come una freschissima Mandy Moore. E non è la prima volta, infatti da tempo ormai, il video incriminato è diventato il tormentone mio e della Q ogni volta che una delle due passa una serata alcolicamente impegnativa e la mattina dopo, mentre lei vorrebbe strapparsi le tempie, io saluto il mondo con un sonoro "Buongiorno!". Diciamo quasi sempre. E' capitato anche a me di soffrire in silenzio col mio mal di testa, ma la cosa assurda è che capita più spesso se faccio la brava e non esagero. Scrissi a proposito in questo post. E quella sera avevo in corpo una misera Tennent's e un mojito...
Dunque tutto questo ciarpame di parole a caso è semplicemente volto ad introdurre il paradosso del doposbronza più alcuni casi interessanti di cui voglio rendervi partecipi:
Dicembre 2007 (anni 21): dopo aver sconfitto l'assai ben poco temibile esame di storia del cinema, mi concedo una serata con le compagne del liceo al Saloon. Per chi non lo sapesse, il locale è famoso per gli "spari", se vai ad ordinarne un giro al bancone, il barista ne approfitta e te ne offre sempre uno. Va a finire che siamo usciti di lì sui gomiti. Tre di noi vomitavano in agoni diversi di Paolo Sarpi mentre io pregavo il nostro accompagnatore di "andare piano altrimenti ti inauguro la Punto". Non so in che stato io sia tornata a casa, non ricordo nulla, ma ricordo perfettamente la sensazione di freschezza e leggerezza del giorno dopo. Una rosellina.
Ottobre 2009 (anni 23): una cosa per cui amo le feste celtiche è la copiosa presenza di idromele. Il capodanno celtico non fa differenza. Solo che l'idromele è stronzo, ne butti giù un bicchiere e non senti nulla. Dopo quattro continui a non sentire nulla. Solo che non sai manco come ti chiami e perché stai rotolando e ridendo nella ghiaia. Dopo aver accompagnato il mio amico esattamente dalla parte opposta rispetto a dove doveva andare, mi riporranno a casa. Il risveglio è stato particolare, pittoresco direi. Da un lato stavo bene. Quello destro. Il lato sinistro della mia testa era completamente bloccato: mal di testa a trapano, male allo zigomo, all'orecchio, al dente e alla gola. E la scusa dente del giudizio non reggeva perché li ho tutti da un pezzo. Quindi avendo constatato che questo postumo non m'impediva di studiare perfettamente, ho concluso che l'idromele non è troppo rischioso.
Settembre 2010 (anni 24): io e la Q usciamo per una serata tra amici. Che si prolunga. Molto.
La quantità di vodka redbull permette a me di uscire completmente di testa e a lei di stare molto peggio, salvando me perché almeno una sana tra le due era necessaria. Torno a casa alle sei. Mio padre, ignaro di tutto ciòmi sveglia alle otto con un caffè accompagnato dalle soavi note di Venditti!
"Spegni quella musica" biascico.
"Ma io volevo svegliarvi con un po' di allegria... va beh, la spengo"
Ingurgito velocemente il caffè (è un test, se lui rimane giù io posso passare una giornata lieta) e mi concedo un'altra oretta di sonno prima di passare l'intera giornata china sui libri. Alterno momenti di disperazione nauseabonda ad attimi di forza e giuro, studiare è stata una tortura.
Dicembre 2010 (sempre 24): alcatraz e qualche bicchiere di vodka lemon (ma non tanti, nel senso, io ricordo tutto) mi permettono di svegliarmi il mattino dopo con un simpatico cerchio alla testa. La sera avevo una fest di laurea alla quale mi sono trascinata spacciando il verdoni della mia faccia per un colore molto di moda negli anni sessanta (festa a tema...), bevendo coca cola e maledicendo gli altri presenti che si scolavano la sangria.
Settembre 2011 (anni 25): quello di cui si parlava sopra: una tennent's e un mojito che mi hanno accompagnata tutto il giorno seguente con un simpaticissimo cerchio alla testa che ad ogni passo ti sembra di morire.
Marzo 2012 (anni 26): San Patrizio da noi lo si è festeggiato con le birre verdi. Finite quelle mi si avvicina un attempato individuo il quale chiede se può offrirmi da bere. Accetto di buon grado e due ore e dieci tequila dopo *....*
Il giorno seguente mi chiama un'amica:
- Come stai?
- Bene, perché?
- Ma ti ricordi quello che è successo ieri sera?
- Certo!
- Ti ricordi anche quando ti sei sdraiata sul pavimento del bagno (pulito, ho verificato) facendo l'angelo e invitandomi a seguirti perché "è tutto così bello visto da qui e io sono felice"?
- Ehm... quello in effetti non lo ricordo. Però sto bene, te lo assicuro.
E gliel'ho detto reduce da un banchetto a base di sushi durante il quale mi sono abbuffata come una porca.
Solo la settimana prima avevo trascorso il sabato accoccolata a letto rea di aver bevuto un paio di birre... fate voi.
Tra le tante cose che mi ha insegnato mio zio, ne ricordo due in particolare:
- oh signor d'amore acceso con le bestemmie
e
- non bere troppo, se proprio lo devi fare, evita di mischiare cose strane
Si dice anche che con l'avanzare dell'età il fisico ceda un pochino. E va bene che dei miei ventisei anni ne dimostro la metà, ma pensavo che la cosa coinvolgesse solo l'aspetto esteriore. Non credevo si estendesse al metabolismo (e la pancetta da birra significherà pre qualcosa?). Allora perché le volte che mi do alla pazza gioia finisco sempre per farla franca mentre quando faccio la brava concedendomi un solo alcolico in quantitativi discreti, al mio risveglio vorrei piangere, soffrire e dare fuoco al mio cervello?
A dire il vero non dovrei lamentarmi e continuare così, ma so per certo che il karma mi osserva da tempo e me le farà pagare tutte. Senza sconti.
martedì 31 luglio 2012
Ricchi premi e cotillons #3, ovvero Ussignur!
Premiata tramite commento? Ebbene si, grazie Pier(ef)fect, è la terza volta che vengo premiata, sono superiperfelicissima e ora parto immediatamente visto che mi tocca raccontare sette fatti di me a random. Dunque...
1: Il mio fisico a fisarmonica mi ha permesso di perdere quattro chili in due settimane. Poi ho scelto la birra e ora ho seri problemi a salire di nuovo sulla bilancia!
2: Ultimamente sto lavorando molto, praticamente tutto il giorno chiusa in casa. Fin qui nulla di eccezionale se non fosse per due effetti collaterali: il primo consiste nell'aumento esponenziale della velocità con cui ora sono in grado di risolvere casini venuti fuori all'ultimo minuto (dei quali vengo puntualmente informata via mail) e come effetto collaterale ci piace un sacco! Il secondo è nocivo, molto nocivo: essendo un lavoro che permette di spegnere una parte di cervello, posso permettermi il lusso di "guardare un film" mentre smanetto. E finiti i titoli seri, ho incominciato a buttarmi sull'intera saga di Fantozzi. Ora sono ferratissima sull'argomento.
3: Ho letto diciotto libri in cinque mesi e poi ci ho messo tutto giugno e metà luglio per leggere Il grande inverno. Forse perché è una saga tristissima e in soli due libri Martin è riuscito a distruggere la vita a decine di persone? Mi aspetto grandi cose dal prossimo volume...
4: Sono perdutamente innamorata di Enrico Intra. Il mio amore per lui è cominciato circa due settimane fa, quando l'ho visto suonare un pianoforte... da dentro! Nel senso che si è sporto all'interno della coda, suonando direttamente i martelletti. E martedì mattina mi ha anche saluta sorridendo!
5: Trovo che il rock steady renda le pulizie e le faccende domestiche molto più divertenti!
6: Ho smesso di mangiarmi le unghie esattamente cinque mesi e quattro giorni fa. Non ho mai smesso per così tanto tempo, ho sempre ricominciato dopo un mesetto o due. Stavolta un'amica mi ha consigliato di pormi degli obiettivi. Ho iniziato da quello e subito dopo ho raggiunto con calma quasi tutti gli altri. Dovrei sentirmi fiera e orgogliosa ma non dico nulla.
7: In reltà la bozza di questo post risale a due settimane fa (anche di più...) ma ultimamente la mia verve creativa, quella firizzante di qualche mese fa, è andata a farsi fottere, quindi ho avuto bisogno di tempo e qualche cosa carina da scrivere. Che non so se sia arrivata o meno...
Ora dovrei rigirare il premio a quindici altri blog ma non riesco a decidermi. E per non attendere altre due settimane, facciamo che lo pubblico ora e se avete voglia ve lo prendete voi!
giovedì 19 luglio 2012
WTF???
Cosa cazzo è successo a blogspot? perché non riesco più a vedere gli altri blog in modo diciamo "normale"?
Spero sia un problema momentaneo, se qualcuno sapesse qualcosa, me lo dicesse perché io non sono abbastanza sveglia da risolvere il problema da sola...
Ok dopo questo inutilissimo post di servizio, giuro che tornerò con qualcosa di più interessante. Devo solo sconfiggere il duro lavoro, poi ce la posso fare. A meno che non uccida qualcuno nel frattempo...
...
Ok, come non detto, è tornato tutto a posto. Ultimamente mi succede questa cosa buffa e fastidiosa: incontro un problema, cerco di affrontarlo in settantacinque modi differenti, mi arrendo e chiedo aiuto. un minuto dopo aver chiesto aiuto, il problema si risolve da solo. Oppure mi viene in mente il settantaseiesimo metodo per risolverlo. Poteva venirmi in mente prima? Assolutamente no, specie quando imploro aiuto via mail a qualcuno che magari potrebbe pure farsi cazzi suoi ma ha avuto la malaugurata idea di diventare il mio professore e da ormai due mesi tipo, sopporta ancora le mie domande stupide. Questo anche perché volevo scrivere due righe su di lui e mi manca un sacco ma sono troppo stanca e lo farò più in là, usando le parole e lo spazio che merita...
Ora è l'una e un quarto e posso finalmente levare le tende e andarmene a dormire! Olè!
Spero sia un problema momentaneo, se qualcuno sapesse qualcosa, me lo dicesse perché io non sono abbastanza sveglia da risolvere il problema da sola...
Ok dopo questo inutilissimo post di servizio, giuro che tornerò con qualcosa di più interessante. Devo solo sconfiggere il duro lavoro, poi ce la posso fare. A meno che non uccida qualcuno nel frattempo...
...
Ok, come non detto, è tornato tutto a posto. Ultimamente mi succede questa cosa buffa e fastidiosa: incontro un problema, cerco di affrontarlo in settantacinque modi differenti, mi arrendo e chiedo aiuto. un minuto dopo aver chiesto aiuto, il problema si risolve da solo. Oppure mi viene in mente il settantaseiesimo metodo per risolverlo. Poteva venirmi in mente prima? Assolutamente no, specie quando imploro aiuto via mail a qualcuno che magari potrebbe pure farsi cazzi suoi ma ha avuto la malaugurata idea di diventare il mio professore e da ormai due mesi tipo, sopporta ancora le mie domande stupide. Questo anche perché volevo scrivere due righe su di lui e mi manca un sacco ma sono troppo stanca e lo farò più in là, usando le parole e lo spazio che merita...
Ora è l'una e un quarto e posso finalmente levare le tende e andarmene a dormire! Olè!
venerdì 13 luglio 2012
Vai a fare l'intellettuale da un'altra parte
Sono reduce da una serata disastrosa... se così la si può definire. Al parchetto dietro casa mia (eh già, c'è vita su Marte e anche nel profondo sud milanese) c'era in programma un concerto di un gruppo appena scoperto, amici di amici molto bravi e promettenti ma gli organizzatori del festival ci hanno riservato l'ennesimo fuori programma. Così, mentre percorrevo il viaggetto e sentivo Alicia Keys, mi son detta che forse non era proprio destino. E mi son lasciata alle spalle il dj set reggae dance hall che per carità, apprezzo moltissimo in generale, ma quando son da sola e domani m devo pure svegliare per lavorare, evito volentieri.
Già, da sola. E' il terzo concerto questo mese che vado a vedere per i fatti miei. E se da una parte ciò aumenta il mio orgoglio, non nascondo un velo di tristezza e delusione.
Voglio dire, dai cazzo!
Non capisco se per colpa degli ambienti che frequento o mia che me le vado proprio a cercare, tendo sempre a circondarmi di pseudointellettuali artistici, letterati, scenografi, cineasti snob, che puntualmente cerco di evitare il più possibile, preferendo i casinisti rock and roll, i tamarri e gente improbabile a caso che la mamma non vede di buon occhio. Poi succede che si cresce insieme e ti rendi conto che alcuni amici storici si son trasformati nella categoria di cui sopra, che tanto tendi a schifare ma che in fondo vi volete così bene che non ce la fai a dare loro un calcio e mandarli a quel paese...
Quello che però mi fa più incazzare non è tanto l'ostentata creatività sempre e comunque. Conoscendo soggetti simili fin dall'infanzia ho imparato a filtrare e certe castronerie non le sento proprio. Altre volte, proprio perché cresciuti insieme, so bene che l'estro c'è, quindi anche la stima non manca. Mi incazzo perché questi soggetti, che tanto millantano esperienze pazzesche e sfagiolano proposte una dietro l'altra, in realtà non fanno nulla di tutto ciò, quando lo fanno e ti tirano in mezzo, il più delle volte la proposta si rivela una mezza cagata e la volta in cui tu proponi qualcosa di interessante sono stanchi, hanno da fare, hanno il cane che si morde la coda, devono studiare per gli esami del sangue... cose così.
La prima volta mi era successo alla maratona di cortometraggi animati al Milano Film Festival... voglio dire, film gratis, sul prato, con la birra, arrivi e te ne vai quando vuoi e ti fai pure una cultura. Niente da fare. Troppo impegnati per concedersi.
Successe di nuovo per una rassegna di film gratuiti, per un concerto della nostra scuola... di esempi ne avrei tanti da annoiare chiunque... solo due nell'ultimo mese... Ogni volta è così, non posso, ho da fare, sticazzi... cos'hai da fare? No, niente, bevo una birra con un amico... e poi questa è la stessa gente che si lamenta perché "facciamo sempre le stesse cose, si finisce a bere negli stessi posti uffa ho bisogno di cambiare".
E ci credo, il mese scorso siamo andati a Macao su suggerimento di un soggetto geniale, talmente geniale da seccare in pieno la serata che a detta di tutti è stata fra le più belle (orchestra Verdi e musicisti improvvisati in piazza, silenzio assoluto, cielo stellato) andandoci giusto giusto il giorno dopo quando c'era in programma... niente. Se proponi serate a caso e poi ti lamenti, fatti delle domande.
Che alla fine quando a decidere qualcosa sono io mi ritrovo sempre coi soggetti più impensabili, i suddetti casinisti che a fine serata mi dicono quanto sono contenti d'esser venuti e che "queste cose dovremmo farle più spesso"...
Dovrei prenderla sul personale?
Già, da sola. E' il terzo concerto questo mese che vado a vedere per i fatti miei. E se da una parte ciò aumenta il mio orgoglio, non nascondo un velo di tristezza e delusione.
Voglio dire, dai cazzo!
Non capisco se per colpa degli ambienti che frequento o mia che me le vado proprio a cercare, tendo sempre a circondarmi di pseudointellettuali artistici, letterati, scenografi, cineasti snob, che puntualmente cerco di evitare il più possibile, preferendo i casinisti rock and roll, i tamarri e gente improbabile a caso che la mamma non vede di buon occhio. Poi succede che si cresce insieme e ti rendi conto che alcuni amici storici si son trasformati nella categoria di cui sopra, che tanto tendi a schifare ma che in fondo vi volete così bene che non ce la fai a dare loro un calcio e mandarli a quel paese...
Quello che però mi fa più incazzare non è tanto l'ostentata creatività sempre e comunque. Conoscendo soggetti simili fin dall'infanzia ho imparato a filtrare e certe castronerie non le sento proprio. Altre volte, proprio perché cresciuti insieme, so bene che l'estro c'è, quindi anche la stima non manca. Mi incazzo perché questi soggetti, che tanto millantano esperienze pazzesche e sfagiolano proposte una dietro l'altra, in realtà non fanno nulla di tutto ciò, quando lo fanno e ti tirano in mezzo, il più delle volte la proposta si rivela una mezza cagata e la volta in cui tu proponi qualcosa di interessante sono stanchi, hanno da fare, hanno il cane che si morde la coda, devono studiare per gli esami del sangue... cose così.
La prima volta mi era successo alla maratona di cortometraggi animati al Milano Film Festival... voglio dire, film gratis, sul prato, con la birra, arrivi e te ne vai quando vuoi e ti fai pure una cultura. Niente da fare. Troppo impegnati per concedersi.
Successe di nuovo per una rassegna di film gratuiti, per un concerto della nostra scuola... di esempi ne avrei tanti da annoiare chiunque... solo due nell'ultimo mese... Ogni volta è così, non posso, ho da fare, sticazzi... cos'hai da fare? No, niente, bevo una birra con un amico... e poi questa è la stessa gente che si lamenta perché "facciamo sempre le stesse cose, si finisce a bere negli stessi posti uffa ho bisogno di cambiare".
E ci credo, il mese scorso siamo andati a Macao su suggerimento di un soggetto geniale, talmente geniale da seccare in pieno la serata che a detta di tutti è stata fra le più belle (orchestra Verdi e musicisti improvvisati in piazza, silenzio assoluto, cielo stellato) andandoci giusto giusto il giorno dopo quando c'era in programma... niente. Se proponi serate a caso e poi ti lamenti, fatti delle domande.
Che alla fine quando a decidere qualcosa sono io mi ritrovo sempre coi soggetti più impensabili, i suddetti casinisti che a fine serata mi dicono quanto sono contenti d'esser venuti e che "queste cose dovremmo farle più spesso"...
Dovrei prenderla sul personale?
domenica 8 luglio 2012
Due cose...
Dovete sapere due cose: da circa tre ore sono tornata del mio classico rosso fiammante, rame, carota o quel che vi pare. Non sembro una lattina di coca cola e questo mi conforta molto.
la seconda cosa che mi preme sappiate è l'amore che i miei genitori provano per me. Mia madre ad esempio mi trova grassa, volgare e sboccata.
"Oggi fai schifo, quant'eri bella otto chili fa" e "assomigli alla tamarra che pascola sempre sotto casa nostra" sono complimenti detti da lei...
Mio padre invece è tutto il contrario, per lui io sono un raggio di sole, un fiorellino di campo, una meraviglia. Tranne in due specifiche occasioni:
- Quando indosso il vestitino nero di sera coi tacchi. "Lasciatelo dire, sembri un trans... ", mi disse una sera. Io capii che era il caso di cambiarmi d'abito.
- Quando tingo i capelli di rosso. "Mi stai proprio antipatica, non ho nemmeno voglia di parlarti con quel colore in testa. Assomigli a quella giornalista del tg che non sopporto..." Ho imparato a fregarmene...
Insomma, oggi mi sono ritinta i capelli di rosso, facendo attenzione a non diventare fluorescente come accadde un paio d'anni fa e devo dire che il risultato mi aggrada assai...
- Mmmh. Mi piace questo colore, è proprio carino!
- Mamma, ti senti bene?
- Si, perché? E' carino, ti sta bene, leggero, mi piace mi piace!
- Ok, se dici così... non ci rimane che sentire il parere dello scettico... Papà - lo chiamo uscendo sul terrazzo - cosa ne pensi?
*Mi osserva atentamente, ponendo particolare attenzione alla maglietta* - S - si! Stai bene, oggi sei quasi normale, non come gli altri giorni, solo non capisco... perché hai una spalla di fuori e l'altra no?
Ok, ora aspettiamo che se ne accorga sul serio.
la seconda cosa che mi preme sappiate è l'amore che i miei genitori provano per me. Mia madre ad esempio mi trova grassa, volgare e sboccata.
"Oggi fai schifo, quant'eri bella otto chili fa" e "assomigli alla tamarra che pascola sempre sotto casa nostra" sono complimenti detti da lei...
Mio padre invece è tutto il contrario, per lui io sono un raggio di sole, un fiorellino di campo, una meraviglia. Tranne in due specifiche occasioni:
- Quando indosso il vestitino nero di sera coi tacchi. "Lasciatelo dire, sembri un trans... ", mi disse una sera. Io capii che era il caso di cambiarmi d'abito.
- Quando tingo i capelli di rosso. "Mi stai proprio antipatica, non ho nemmeno voglia di parlarti con quel colore in testa. Assomigli a quella giornalista del tg che non sopporto..." Ho imparato a fregarmene...
Insomma, oggi mi sono ritinta i capelli di rosso, facendo attenzione a non diventare fluorescente come accadde un paio d'anni fa e devo dire che il risultato mi aggrada assai...
- Mmmh. Mi piace questo colore, è proprio carino!
- Mamma, ti senti bene?
- Si, perché? E' carino, ti sta bene, leggero, mi piace mi piace!
- Ok, se dici così... non ci rimane che sentire il parere dello scettico... Papà - lo chiamo uscendo sul terrazzo - cosa ne pensi?
*Mi osserva atentamente, ponendo particolare attenzione alla maglietta* - S - si! Stai bene, oggi sei quasi normale, non come gli altri giorni, solo non capisco... perché hai una spalla di fuori e l'altra no?
Ok, ora aspettiamo che se ne accorga sul serio.
sabato 7 luglio 2012
And how I finally screwed it up
E' il 6 giugno, seduta sul balcone, tra un insulto e qualche lacrima, mi godo la quindicesima sigaretta della giornata, un po' nel panico, dovendo consegnare un lavoro assurdo il giorno seguente. Mi accorgo che sono le 13.06: in questo momento c'è il workshop jazz in Piazza Mercanti e io me lo sto perdendo... però se mi vestissi e partissi in fretta probabilmente riuscirei a sentire gli ultimi dieci minuti...
Dovrei finire questo lavoro ma in fondo ho tutto il giorno per farlo... maledetti cartelli animati, maledetto regista con le idee poco chiare. Ma in fondo è divertente, così come sono state divertenti le ultime due settimane: di quell'intensità e allegria che solo i giorno conclusivi di qualcosa possiedono. Li chiamano graduation goggles, perché in effetti gli ultimi giorni sono uguali a tutti gli altri e a loro bellezza è solo apparente. Dovrei approfondire...
Ripenso ai sabati trascorsi a lavorare con le altre, i pomeriggi chiusa in quell'inferno fino a tardi, ai pranzi e ai bivacchi alle macchinette, con la costante sensazione di essere osservata con insistenza da qualcuno che preferirei mi salutasse anziché continuare a guardarmi con la faccia da ebete... qualcuno che non si fa vedere molto spesso in giro ma per come si sono mese le cose va bene così. Qualcuno che però incontro spesso uscendo dal bagno, con il conseguente rischio di fracassarmi il naso perché non sa aprire la porta con delicatezza. Anche in quei momenti si è limitato a chiedermi scusa, nulla più che scusa.
Sono seduta sul balcone, do un'occhiata all'ora e faccio due calcoli. Potrei davvero vestirmi in fretta e uscire, anche solo per sentire gli ultimi dieci minuti del concerto e poi chissà... Potrei, ma anche no.
Dovrei finire questo lavoro ma in fondo ho tutto il giorno per farlo... maledetti cartelli animati, maledetto regista con le idee poco chiare. Ma in fondo è divertente, così come sono state divertenti le ultime due settimane: di quell'intensità e allegria che solo i giorno conclusivi di qualcosa possiedono. Li chiamano graduation goggles, perché in effetti gli ultimi giorni sono uguali a tutti gli altri e a loro bellezza è solo apparente. Dovrei approfondire...
Ripenso ai sabati trascorsi a lavorare con le altre, i pomeriggi chiusa in quell'inferno fino a tardi, ai pranzi e ai bivacchi alle macchinette, con la costante sensazione di essere osservata con insistenza da qualcuno che preferirei mi salutasse anziché continuare a guardarmi con la faccia da ebete... qualcuno che non si fa vedere molto spesso in giro ma per come si sono mese le cose va bene così. Qualcuno che però incontro spesso uscendo dal bagno, con il conseguente rischio di fracassarmi il naso perché non sa aprire la porta con delicatezza. Anche in quei momenti si è limitato a chiedermi scusa, nulla più che scusa.
Sono seduta sul balcone, do un'occhiata all'ora e faccio due calcoli. Potrei davvero vestirmi in fretta e uscire, anche solo per sentire gli ultimi dieci minuti del concerto e poi chissà... Potrei, ma anche no.
giovedì 31 maggio 2012
Le faremo sapere...
Da domani sono in vacanza! Eeeeeeeh!
Freniamo l'entusiasmo, lavorerò gratis almeno fino a settembre tipo... già, perché l'unica possibilità di un impieguccio pagato, puff, si è dissolta in un baleno. Perché? Sono bassa... e hanno scelto un'altra. Ok, la storia è un po' più complicata ma mi asterrò dal raccontarla, però... non è giusto!
Non è giusto in primis perché ovviamente due soldini mi avrebbero fatto comodo, in secondo luogo perché più ci penso e più mi rendo conto che a darmi fastidio sono parecchie cose: ad esempio il fatto che siano sei anni che tappezzo la città di curricula ottenendo, nel migliore dei casi risposte assurde. Altrimenti silenzio. E sono abbastanza stufa di vedere persone che mi guardano dall'alto in basso perché, pur non essendo Rockfeller, mi permetto di studiare vivendo sulle spalle dei miei e cazzeggiando come la peggiore bohémienne... secondo loro, che precisiamo, non spaccano sassi in miniera. La cosa assurda è che per ora, non sto certo cercando il lavoro della mia vita, mi accontenterei di qualcosa per arrotondare, tipo volantini, fiere, eventi, cameriera... anche perché il tempo di lavorare full time o comunque tutti i giorni non ce l'ho. Non mi sembra di chiedere l'universo, semplicemente impieghi saltuari durante i fine settimana o per qualche giorno. Invece mi vedo offrire lavori in Lettonia per sei mesi, in Polonia per otto, in città finendo alle due di notte... e finchè l'ultimo autobus è all'una e la macchina non la posso guidare, non ho alternative (col taxi brucerei lo stipendio, tanto vale non lavorare...).
Purtroppo però, nel momento in cui si fa strada la possibilità di un lavoretto papabile, finisco sempre per essere scartata per le ragioni più stupide: sono troppo bassa, non ho esperienza, sono troppo vecchia e le cercano semiadolescenti, alte un metro e settanta minimo, bella presenza, cervello zero. Che poi quando vado al supermercato e vedo le cofane trentacinquenni che promuovono la nuova ricetta del Toblerone, mi viene da chiedere T'E' PIACIUTO EH? E SE VEDE!!! Eddai.
Allora, dicevo, a darmi fastidio è l'esser continuamente scavalcata da qualcun altro per ragioni assurde, anche perché essere così sfigate è quasi surreale. Voglio dire, pure le mie amiche nane volantinano... quale insormontabile problema ho io da farvi così schifo?? Ditemelo no? Il che introduce un'altra cosa fastidiosa: il classico "Le faremo sapere". Ma puttanalarana, anziché tenermi in forse con un bel sorriso, non puoi dirmi chiaramente che non vado bene? E magari, con parole gentili, spiegarmene i motivi? Almeno la smetto di aspettare, mi cerco qualcos'altro e magari la prossima volta mi presento in modo più consono. Voglio dire, so di essere bassa, posso salire su un paio di tacchi, ma se cerchi personale sopra il metro e settanta non posso farci nulla e non andrò di certo a casa a tagliarmi le vene. quantomeno eviterò di ripresentarmi per un evento simile tra due mesi.
E' che la gente, non si sa come, pensa che la sincerità faccia male. Sempre, non solo se si parla di lavoro. Ma non è vero, tutto sta nella scelta delle parole e del tono. E' la classica storia del "sei perfetta ma non ti merito". Non ha senso, non aiuta.
L'anno scorso a Londra mi sono presentata per un training da cameriera in un ristorante. Mi hanno fatto lavorare quattro ore per poi salutarmi con un sorriso e un "hai fatto proprio una bella prova, brava, ti faremo sapere". Sono spariti. Qualche mese dopo scopro da un'amica (che ho trascinato lì a fare la prova anche lei perché sono troppo buona e cogliona, visto che a lei l'hanno assunta) che il motivo per cui non sono stata richiamata era che non mi sono legata i capelli. Allora. Tralasciamo il fatto che se lei non mi avesse detto niente, probabilmente la prossima volta mi sarei ripresentata in un ristorante con i riccioli (appena lavati) al vento e gli occhiali senza catenella. Ma voglio dire, quando mi vedi entrare con la chioma da tutte le parti, non puoi dirmelo, di farmi una coda? Mica mi metto a piangere... poi puoi pure non assumermi, ma almeno ripeto, un'altra volta so cos'aspettarmi.
Davvero, la verità non fa male. L'importante è solo infiocchettarla un po', del tipo "guarda, ti ho vista un po' insicura, hai fatto cadere tre o quattro posate... l'igiene per me è importantissima e sto cercando qualcuno di un po' più disinvolto..." oppure "Ho bisogno di gente che sappia usare *programma a caso*, è fondamentale, la tua esperienza è sicuramente notevole ma sei carente su quest'aspetto..." evvabbè... o ancora "Ho voglia di una sveltina in amicizia e senza sbattimenti, ci stai?". Nessuno si offende, siamo grandi e vaccinati, se ci insultano ci rimaniamo un po' male ma le critiche negative fanno crescere. I sorrisini di circostanza danno solo fastidio.
Freniamo l'entusiasmo, lavorerò gratis almeno fino a settembre tipo... già, perché l'unica possibilità di un impieguccio pagato, puff, si è dissolta in un baleno. Perché? Sono bassa... e hanno scelto un'altra. Ok, la storia è un po' più complicata ma mi asterrò dal raccontarla, però... non è giusto!
Non è giusto in primis perché ovviamente due soldini mi avrebbero fatto comodo, in secondo luogo perché più ci penso e più mi rendo conto che a darmi fastidio sono parecchie cose: ad esempio il fatto che siano sei anni che tappezzo la città di curricula ottenendo, nel migliore dei casi risposte assurde. Altrimenti silenzio. E sono abbastanza stufa di vedere persone che mi guardano dall'alto in basso perché, pur non essendo Rockfeller, mi permetto di studiare vivendo sulle spalle dei miei e cazzeggiando come la peggiore bohémienne... secondo loro, che precisiamo, non spaccano sassi in miniera. La cosa assurda è che per ora, non sto certo cercando il lavoro della mia vita, mi accontenterei di qualcosa per arrotondare, tipo volantini, fiere, eventi, cameriera... anche perché il tempo di lavorare full time o comunque tutti i giorni non ce l'ho. Non mi sembra di chiedere l'universo, semplicemente impieghi saltuari durante i fine settimana o per qualche giorno. Invece mi vedo offrire lavori in Lettonia per sei mesi, in Polonia per otto, in città finendo alle due di notte... e finchè l'ultimo autobus è all'una e la macchina non la posso guidare, non ho alternative (col taxi brucerei lo stipendio, tanto vale non lavorare...).
Purtroppo però, nel momento in cui si fa strada la possibilità di un lavoretto papabile, finisco sempre per essere scartata per le ragioni più stupide: sono troppo bassa, non ho esperienza, sono troppo vecchia e le cercano semiadolescenti, alte un metro e settanta minimo, bella presenza, cervello zero. Che poi quando vado al supermercato e vedo le cofane trentacinquenni che promuovono la nuova ricetta del Toblerone, mi viene da chiedere T'E' PIACIUTO EH? E SE VEDE!!! Eddai.
Allora, dicevo, a darmi fastidio è l'esser continuamente scavalcata da qualcun altro per ragioni assurde, anche perché essere così sfigate è quasi surreale. Voglio dire, pure le mie amiche nane volantinano... quale insormontabile problema ho io da farvi così schifo?? Ditemelo no? Il che introduce un'altra cosa fastidiosa: il classico "Le faremo sapere". Ma puttanalarana, anziché tenermi in forse con un bel sorriso, non puoi dirmi chiaramente che non vado bene? E magari, con parole gentili, spiegarmene i motivi? Almeno la smetto di aspettare, mi cerco qualcos'altro e magari la prossima volta mi presento in modo più consono. Voglio dire, so di essere bassa, posso salire su un paio di tacchi, ma se cerchi personale sopra il metro e settanta non posso farci nulla e non andrò di certo a casa a tagliarmi le vene. quantomeno eviterò di ripresentarmi per un evento simile tra due mesi.
E' che la gente, non si sa come, pensa che la sincerità faccia male. Sempre, non solo se si parla di lavoro. Ma non è vero, tutto sta nella scelta delle parole e del tono. E' la classica storia del "sei perfetta ma non ti merito". Non ha senso, non aiuta.
L'anno scorso a Londra mi sono presentata per un training da cameriera in un ristorante. Mi hanno fatto lavorare quattro ore per poi salutarmi con un sorriso e un "hai fatto proprio una bella prova, brava, ti faremo sapere". Sono spariti. Qualche mese dopo scopro da un'amica (che ho trascinato lì a fare la prova anche lei perché sono troppo buona e cogliona, visto che a lei l'hanno assunta) che il motivo per cui non sono stata richiamata era che non mi sono legata i capelli. Allora. Tralasciamo il fatto che se lei non mi avesse detto niente, probabilmente la prossima volta mi sarei ripresentata in un ristorante con i riccioli (appena lavati) al vento e gli occhiali senza catenella. Ma voglio dire, quando mi vedi entrare con la chioma da tutte le parti, non puoi dirmelo, di farmi una coda? Mica mi metto a piangere... poi puoi pure non assumermi, ma almeno ripeto, un'altra volta so cos'aspettarmi.
Davvero, la verità non fa male. L'importante è solo infiocchettarla un po', del tipo "guarda, ti ho vista un po' insicura, hai fatto cadere tre o quattro posate... l'igiene per me è importantissima e sto cercando qualcuno di un po' più disinvolto..." oppure "Ho bisogno di gente che sappia usare *programma a caso*, è fondamentale, la tua esperienza è sicuramente notevole ma sei carente su quest'aspetto..." evvabbè... o ancora "Ho voglia di una sveltina in amicizia e senza sbattimenti, ci stai?". Nessuno si offende, siamo grandi e vaccinati, se ci insultano ci rimaniamo un po' male ma le critiche negative fanno crescere. I sorrisini di circostanza danno solo fastidio.
martedì 29 maggio 2012
Un po' come l'amore...
Il troppo lavoro rende scemi e felici allo stesso tempo. Un po' come l'amore. Devo ricordarmelo la prossima volta che mi ritroverò a piagnucolare per i lunghi sabati sera - ormai troppo frequenti - passati in compagnia del mio attuale fidanzato Photoshop.. a volte lo tradisco con Flash. Ah i fratelli Adobe. Che ragazzaccia che sono!
Dicevo, il troppo lavoro rende scemi e brucia i neuroni, ma almeno finché non sono i tuoi neuroni a bruciare, puoi sempre ridere delle perle di saggezza maturate attorno a te:
Il Pollice Opponibile:
CdS incoraggia un amico a compiere un'operazione facile, elementare quasi:
- Dai caro, ce la puoi fare, hai il pollice opponibile!
Dal fondo dell'aula CLR, una ragazza scartata a XFactor che ha pensato di ripiegare sull'animazione si esprime:
- Io ce l'avevo da piccola!
CdS: - Cosa avevi da piccola?
CLR: - Il pollice opponibile!
Ecco giusto, da piccola. Ora di sicuro non c'è più!
Mara, per me è no!
I bambini e la droga:
Si discute di quanto ormai gli adolescenti si avvicinino presto al mondo della droga.
CdS: - Ragazzi che brutto, un giorno mentre passeggiavo in un parco ho visto delle dodicenni che scaldavano coca e sniffavano il vapore. Stavo morendo
Firefox (quella bella): - E ci credo tu hai l'asma...!
-______________________________________-
Vitamine particolari:
Oggi - eh si, questa è fresca di giornata! - nel bagno durante la pausa sigaretta, CdS finisce di bere il suo succo disgustoso. Sulla confezione ci sono un sacco di frutti immersi in tanti bei cubetti di ghiaccio.
Amica wacca prende in mano la bottiglietta e la osserva.
- I C E? Che succo è... io sapevo che esisteva l'A C E... Arancia, Carota... E... I C E... cos'è, la versione stupida dell'ACE?
CdS le ha lanciato la bottiglietta in testa.
Dicevo, il troppo lavoro rende scemi e brucia i neuroni, ma almeno finché non sono i tuoi neuroni a bruciare, puoi sempre ridere delle perle di saggezza maturate attorno a te:
Il Pollice Opponibile:
CdS incoraggia un amico a compiere un'operazione facile, elementare quasi:
- Dai caro, ce la puoi fare, hai il pollice opponibile!
Dal fondo dell'aula CLR, una ragazza scartata a XFactor che ha pensato di ripiegare sull'animazione si esprime:
- Io ce l'avevo da piccola!
CdS: - Cosa avevi da piccola?
CLR: - Il pollice opponibile!
Ecco giusto, da piccola. Ora di sicuro non c'è più!
Mara, per me è no!
I bambini e la droga:
Si discute di quanto ormai gli adolescenti si avvicinino presto al mondo della droga.
CdS: - Ragazzi che brutto, un giorno mentre passeggiavo in un parco ho visto delle dodicenni che scaldavano coca e sniffavano il vapore. Stavo morendo
Firefox (quella bella): - E ci credo tu hai l'asma...!
-______________________________________-
Vitamine particolari:
Oggi - eh si, questa è fresca di giornata! - nel bagno durante la pausa sigaretta, CdS finisce di bere il suo succo disgustoso. Sulla confezione ci sono un sacco di frutti immersi in tanti bei cubetti di ghiaccio.
Amica wacca prende in mano la bottiglietta e la osserva.
- I C E? Che succo è... io sapevo che esisteva l'A C E... Arancia, Carota... E... I C E... cos'è, la versione stupida dell'ACE?
CdS le ha lanciato la bottiglietta in testa.
Razzismo involontario:
Tempo fa, mi presento a scuola tutta agghindata per andare, più tardi, a non so quale laurea: vestitino nero, collant nere, coprispalle nero, stivali neri. Al buio mi sembravano tutti uguali...
In bagno, durante la pausa sigaretta, Firefox (sempre quella bella), mi fa notare come le mie collant blu scuro stiano male con il resto della mise.
Un ragazzo di colore entra nel bagno e si mette a fumare alle nostre spalle. Lo vedo, mi rigiro e do un'occhiata ai collant.
- Io odio i neri! - esclamo.
Silenzio.
Mi giro...
Mi rigiro...
*gesticolando* - Cioè, al buio sembrano tutti uguali... ehm... poi ti accorgi... che le calze sono blu scuro... il vestito è marrone... quest'altro invece è più sul verde... ehm... cioè, a voi... non succede mai?
Adesso poverino mi saluta sempre. Non l'ho combinata così grossa dai.
lunedì 14 maggio 2012
Piutost che niènt, l'è mei piutost
Ore undici, con passo deciso mi avvicino ai tavolini dell'area ristoro, riccioli al vento, profumo di rose ciglia sbattacchiose e trucco perfetto... come se servisse specificarlo!
- Ciao! - Sorrido.
Anche lui sorride: - Ciao!
- Ho saputo che da questa settimana suonate a quel festival che fanno in centro..., quando?
- Da mercoledì, si, vuoi venire?
- Mah non so, ancora per due settimane abbiamo lezione... magari a giugno...
- Si, certo, suoniamo anche quella settimana, dai, mi farebbe piacere se veniste a sentirci...
- Volentieri... prendiamo un caffè?
Ci avviciniamo alla macchinetta, continuando a chiacchierare, dopo dieci minuti mi rendo conto che la pausa è finita. Corro su, non prima di averlo salutato.
Ovviamente questo non è che il misero resoconto della mia fantasia. La versione di come sarebbe dovuta andare. La realtà, manco a dirlo, è più o meno l'opposto.
Ore undici, rientrate dalla pausa, CdS mi fa gentilmente notare che alle macchinette c'è il mio batterista. Dopo un mese di latitanza si fa rivedere, evviva! Tiro dritta, chemmenefregammè... poi ci fermiamo a chiacchierare con due montatori disperatissimi, le chiacchiere si allungano, tanto che mi faccio venire l'idea geniale:
- Cara, hai la tessera? Vado a prendere un caffè!
- Vuoi che ti accompagni?
- No no!
Sorride un po' compiaciuta.
Scendo.
Se avete presente cosa significa prendere la circolare destra a Milano, il mattino, capirete come potessi essere conciata. Bene, ora aggiungeteci circa 5 sbalzi di temperatura tra viaggetto - scale - aula - scale - area ristoro, gradini - area ristoro - di nuovo gradini.
Ecco.
Mi avvicino alle macchinette pezzata, con l'eye-liner modello Luis Vuitton (due borsette...) e lo vedo che si preme un fazzoletto in faccia. Poverino, si è fatto male? Ha preso una porta in faccia? No, si sta solo soffiando il naso in modo buffo.
- Ciao! - Sorrido.
- Agvdzjrugnjao - Da dietro il fazzoletto probabilmente sorride anche lui.
Sono così brava a scegliere il momento giusto...
Vado verso le macchinette con fare poco sospetto, poi torno indietro, con fare ancora meno sospetto.
- Ehi, ma anche voi suonate a quel festival che fanno in centro?
- Ehm... questa settimana? Guarda, stiamo andando proprio adesso... se no mercoledì... - sorride tipo.. forse
*non svenire, NON SVENIRE... guardalo negli occhi... * - Ah! No beh... io intendevo... no sai è che noi finiamo le lezioni a inizio giugno... magari in quei giorni è più facile venire a sentirvi, visto che suonate anche di pomeriggio... - *Non svenire cazzo...*
- Si, magari il sei - Sorride tipo... più tipo che un sorriso...
- Ah... ok... tu... cosa suoni?
- La batteria! - Ora è solo un Tipo. Il sorriso è andato.
- Giusto... buona giornata!
Il caffè pone fine a questo strazio.
Ecco appunto.
Diciamo che io, come 075, sono una che preferisce pianificare scena trovarsi impreparata. Ma poi gli eventi ti sommergono e, dopo due settimane di vestitini e scarpette, trucco e ricciolini, lui si materializza proprio la mattina in cui esco di casa tipo in pigiama, col trucco della sera prima e i capelli a cazzo che vanno ovunque. Più magliettina grigia che di certo non aiuta. Ma voi credete che se fossi stata in tiro sarebbe andata in modo diverso?
Basta, io ci rinuncio.
- Ciao! - Sorrido.
Anche lui sorride: - Ciao!
- Ho saputo che da questa settimana suonate a quel festival che fanno in centro..., quando?
- Da mercoledì, si, vuoi venire?
- Mah non so, ancora per due settimane abbiamo lezione... magari a giugno...
- Si, certo, suoniamo anche quella settimana, dai, mi farebbe piacere se veniste a sentirci...
- Volentieri... prendiamo un caffè?
Ci avviciniamo alla macchinetta, continuando a chiacchierare, dopo dieci minuti mi rendo conto che la pausa è finita. Corro su, non prima di averlo salutato.
Ovviamente questo non è che il misero resoconto della mia fantasia. La versione di come sarebbe dovuta andare. La realtà, manco a dirlo, è più o meno l'opposto.
Ore undici, rientrate dalla pausa, CdS mi fa gentilmente notare che alle macchinette c'è il mio batterista. Dopo un mese di latitanza si fa rivedere, evviva! Tiro dritta, chemmenefregammè... poi ci fermiamo a chiacchierare con due montatori disperatissimi, le chiacchiere si allungano, tanto che mi faccio venire l'idea geniale:
- Cara, hai la tessera? Vado a prendere un caffè!
- Vuoi che ti accompagni?
- No no!
Sorride un po' compiaciuta.
Scendo.
Se avete presente cosa significa prendere la circolare destra a Milano, il mattino, capirete come potessi essere conciata. Bene, ora aggiungeteci circa 5 sbalzi di temperatura tra viaggetto - scale - aula - scale - area ristoro, gradini - area ristoro - di nuovo gradini.
Ecco.
Mi avvicino alle macchinette pezzata, con l'eye-liner modello Luis Vuitton (due borsette...) e lo vedo che si preme un fazzoletto in faccia. Poverino, si è fatto male? Ha preso una porta in faccia? No, si sta solo soffiando il naso in modo buffo.
- Ciao! - Sorrido.
- Agvdzjrugnjao - Da dietro il fazzoletto probabilmente sorride anche lui.
Sono così brava a scegliere il momento giusto...
Vado verso le macchinette con fare poco sospetto, poi torno indietro, con fare ancora meno sospetto.
- Ehi, ma anche voi suonate a quel festival che fanno in centro?
- Ehm... questa settimana? Guarda, stiamo andando proprio adesso... se no mercoledì... - sorride tipo.. forse
*non svenire, NON SVENIRE... guardalo negli occhi... * - Ah! No beh... io intendevo... no sai è che noi finiamo le lezioni a inizio giugno... magari in quei giorni è più facile venire a sentirvi, visto che suonate anche di pomeriggio... - *Non svenire cazzo...*
- Si, magari il sei - Sorride tipo... più tipo che un sorriso...
- Ah... ok... tu... cosa suoni?
- La batteria! - Ora è solo un Tipo. Il sorriso è andato.
- Giusto... buona giornata!
Il caffè pone fine a questo strazio.
Ecco appunto.
Diciamo che io, come 075, sono una che preferisce pianificare scena trovarsi impreparata. Ma poi gli eventi ti sommergono e, dopo due settimane di vestitini e scarpette, trucco e ricciolini, lui si materializza proprio la mattina in cui esco di casa tipo in pigiama, col trucco della sera prima e i capelli a cazzo che vanno ovunque. Più magliettina grigia che di certo non aiuta. Ma voi credete che se fossi stata in tiro sarebbe andata in modo diverso?
Basta, io ci rinuncio.
mercoledì 2 maggio 2012
Hipster ma non troppo...
E niente, da due giorni ho trovato una nuova droga. Devo ringraziare il fidanzato di un'amica. Un po' per questo, un po' anche per averci dato una grossa mano a finire un lavoraccio ostico e tignoso questo fine settimana.
Così mentre si lavorava, un po' chiacchierando, un po' facendo battute con la nostra solita finezza politically correct, lui decide che deve assolutamente mostrarmi l'indiscusso RE DEGLI HIPSTER!
Mi racconta di averlo visto per la prima volta a Berlino, mentre suonava fuori dal Tacheles e di averlo ritrovato casualmente su youtube qualche giorno fa.
In effetti quest'individuo è davvero il re indiscusso degli hipster. Io dai racconti del mio amico m'immaginavo davvero un musicista malconcio e un messo insieme in qualche modo, invece mi trovo davanti un fighetto con occhialino, giacca e stivaletto che però è un assoluto genio.
Non so se lo conoscete, se l'avete mai sentito, ma questo fantomatico musicista ha anche un nome: Bernhoft, norvegese di Oslo che compone, improvvisa, canta, suona sempre da solo. Man mano che suona, registra reef e tracce per poi rimandarle in loop, suonarci sopra e registrare di nuovo. Pare che non abbia amici, almeno, così ha detto ma si vocifera fosse una battuta. Non importa, la cosa fa comunque riflettere: dovesse finire male per noi animatori, quantomeno il talento ci salverà (sempre che ce ne sia...).
Ok quindi, visto che oggi non ho fatto altro che ascoltare e riascoltare sto pazzoide norvegese (mentre ora mi sto concedendo un paio d'ore nostalgiche e un po' deprimenti riascoltando tutte le canzoni del 2003), è giusto che ve ne lasci un assaggio, unito al mio ultimo delirio grafico artistico. Sia mai ch questo mi tolga tutte le attenzioni!!!
Così mentre si lavorava, un po' chiacchierando, un po' facendo battute con la nostra solita finezza politically correct, lui decide che deve assolutamente mostrarmi l'indiscusso RE DEGLI HIPSTER!
Mi racconta di averlo visto per la prima volta a Berlino, mentre suonava fuori dal Tacheles e di averlo ritrovato casualmente su youtube qualche giorno fa.
In effetti quest'individuo è davvero il re indiscusso degli hipster. Io dai racconti del mio amico m'immaginavo davvero un musicista malconcio e un messo insieme in qualche modo, invece mi trovo davanti un fighetto con occhialino, giacca e stivaletto che però è un assoluto genio.
Non so se lo conoscete, se l'avete mai sentito, ma questo fantomatico musicista ha anche un nome: Bernhoft, norvegese di Oslo che compone, improvvisa, canta, suona sempre da solo. Man mano che suona, registra reef e tracce per poi rimandarle in loop, suonarci sopra e registrare di nuovo. Pare che non abbia amici, almeno, così ha detto ma si vocifera fosse una battuta. Non importa, la cosa fa comunque riflettere: dovesse finire male per noi animatori, quantomeno il talento ci salverà (sempre che ce ne sia...).
Ok quindi, visto che oggi non ho fatto altro che ascoltare e riascoltare sto pazzoide norvegese (mentre ora mi sto concedendo un paio d'ore nostalgiche e un po' deprimenti riascoltando tutte le canzoni del 2003), è giusto che ve ne lasci un assaggio, unito al mio ultimo delirio grafico artistico. Sia mai ch questo mi tolga tutte le attenzioni!!!
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