lunedì 23 aprile 2012

Ci Vi Di

Non che il post di prima necessitasse di una continuazione, volevo solo dare una dimostrazione pratica di come le vicende s'intersechino in maniera imperterrita e fastidiosa e di come io sia bravissima a fomentare tutto il processo distruttivo.
Da giorni, se non settimane, sono persa via in mille cose che oltre a occuparmi buona parte della giornata, fracassano la mia autostima a martellate: da un lato ho a che fare con l'ormai noto professore di sceneggiatura il quale, non contento della totale assenza creativa provocata in noi studenti, ha deciso di stimolarmi sbriciolando e sputando sopra ogni mia timida e (forse anche) valida idea. Nel migliore dei casi si diverte a trasformarle in siparietti pornografici. Nel peggiore mi insulta.
Dall'altro dovrei consegnare un progetto (un grosso progetto) tra una settimana e il poco tempo che avrei per farmi venire l'idea geniale lo occupo andando a lezione o rispondendo a mail di altri professori che mi tartassano
  - Allora? A che punto siete? Mi mandate qualcosa che non ho ancora ricevuto nulla? Ma che ne dite di questo, questo... questo...
Almeno loro non ci insultano, ecco.
Ma diciamo che, non contenta di ridurre la vita sociale a due giorni la settimana e qualche telefonata veloce ogni tanto, rimandare cose che vorrei tanto fare (ma forse è meglio di no, quindi alla fine va bene così), non riuscire più ad andare a correre e farmi cazziare dai miei perché

 - Ti abbiamo preso l'aggeggio per gli addominali e tu non lo usi mai!!!

... dicevo, non contenta di tutto ciò, l'altra sera, chiacchierando amabilmente con un nuovo amico conosciuto il giorno prima, ci attacchiamo ad un viaggio mentale suo risalente sempre al giorno prima e iniziamo a fantasticare.
Forse perché è un figaccio, forse perché io sono profondamente scema, forse entrambe le cose, mi viene un'idea e non riesco proprio a starmene zittina:
 - Ma daaaaaai! Che cosa bella, dovremmo assolutamente trasformarla in un'animazione, sisisi collaboriamo dai!
Ma che cazz... perché, dopo aver smaltito questa catasta d'impegni, vorrò mica sentirmi vuota e inutile?
Da, ci rivediamo nel 2030!

sabato 21 aprile 2012

E poi dicono ti viene l'herpes...

Un animatore odia profondamente sé stesso. L'odio di un animatore verso di sé è direttamente proporzionale all'amore che prova per il suo lavoro. 
Un animatore, per produrre qualsiasi cosa, impiega il doppio del tempo di un normale regista di film dal vero.
Un animatore non ragiona a parole bensì per immagini. Se non capisce, vorrà che gli facciate un disegnino. Più spesso lo farà lui.

Dati questi tre postulati, ne deriva una serie infinita di situazioni in cui un animatore medio, anche alle prime armi, finisce per trovarsi. 
Quando un animatore medio lavora in team, di solito lo fa con persone che del suo lavoro non capiscono una benemerita mazza. Unendo questo fattore al primo postulato, ne verrà fuori che il registello di turno chiederà all'animatore di produrgli il remake di fantasia in 3D ma con effetti speciali alla Avatar e con la partecipazione della buon'anima di Disney (ma solo dopo l'estinzione degli ebrei), per DOMANI SUL MIO TAVOLO GRAZIE!
L'animatore di solito accetta. Non ha la più pallida idea di come cominciare ma l'idea di mettersi alla prova, lo rende fiero e orgoglioso. In più è rassicurato dal fatto che il regista lo guiderà in questo lavoro complicato.
Ovviamente il regista non ha la minima idea di quello che vuole. Allo stesso tempo, tutto ciò che propone l'animatore gli piace. Oppure gli fa schifo. Insomma, non riesce a scegliere. 
Ma il peggio deve ancora arrivare. Avere a che fare con un regista non è semplice, tuttavia capita raramente di trovare esemplari con cui si può trattare, aperti, teneri e coccolosi.
La figura che un animatore teme di più è lo sceneggiatore. 
Lo sceneggiatore di solito è un egregio fancazzista. Tra le tante serate di rimorchio goliardico con gli amici sceneggi, trova anche il tempo di buttare giù due righe di senso compiuto. In caso non abbia proprio il tempo, chiederà aiuto all'animatore, il quale si spremerà le meningi per due giorni finendo per buttare giù la sceneggiatura di cappuccetto rosso. Scritta quasi bene. Giunto in possesso della storia, lo sceneggiatore inizierà a sbraitare che non si capisce nulla e la modificherà in modo che cappuccetto sia la perla rara di un bordello a conduzione famigliare: la nonna è la matrona e il lupo una simpatica figuretta del vaudeville. Le battute tristi sono tutte sue. 
L'animatore, chiedendosi come mai a lui sembrasse tutto così chiaro e limpido tanto da poterlo visualizzare chiaramente in un disegnino (ci ha anche provato ma allo sceneggiatore i disegnini non piacciono), inizierà a piangere sulle ceneri della sua bellissima storia, ormai trasformata in un soft porno dal finale scontato. Ma andrà avanti lo stesso e, non essendo tanto sveglio nemmeno lui, si chiuderà in casa, tirerà le tende perché la luce gli da un po' fastidio, e si metterà a lavorare. Poco dopo inizierà a piangere, tirerà testate contro il muro e tenterà il suicidio. Proverà nostalgia per la sua antica vita sociale e uscirà fuori ad ubriacarsi. 
Un collaboratore di Dinsey,
 durante la produzione di Steamboat Willie
La mattina dopo, in totale hangover, non si ricorderà nulla di ciò che ha fatto la sera prima, tranne di aver avuto l'idea geniale per produrre il film della sua vita. Quindi, impaziente di tornare alla sua routine, ricomincerà a piangere, fracassarsi parti del corpo contro il muro, nascondersi dal sole, non avere amici e sperare di ritrovare quei pochi alla fine del lavoro, sognando di pianificare tutto quello che farà una volta fuori dal bunker.  Lavorerà giorno e notte e finalmente riuscirà a partorire qualcosa di decente. O almeno secondo il suo modesto parere. Infatti il poveretto ha lavorato del urto alla cieca. Un minuto dopo avergli commissionato il fardello, regista e sceneggiatore... puff, si smaterializzano magicamente lasciando l'animatore in un vicolo buio, dal quale di solito ne esce. Dopo quanto, non si sa.
Una volta recuperato il regista, l'animatore gli mostrerà con timore il suo capolavoro, corredato da un graziosissimo herpes zortes sulla guancia sinistra. 
Arrivati a questo punto, la storia può avere due conclusioni: 
 - Al regista non piace il lavoro. Dopo mesi trascorsi non si sa dove, uscirsene con una considerazione simile, può essere distruttivo. Non abbiamo più testimoni in grado di raccontarlo, ma leggende narrano che l'animatore, prima di tentare l'ennesimo suicidio con successo, percuota rudemente il regista abbandonandolo in fin di vita. 
 - Al regista piace il lavoro! Si complimenterà dunque con l'animatore, gli farà un sacco di feste e gli regalerà una minuscola menzione nei titoli di coda. Il cuore dell'animatore si riempirà di gioia e, recuperati gli amici d'un tempo, uscirà nuovamente ad ubriacarsi. Sentendosi parecchio socievole, attaccherà bottone con chiunque, fino ad incappare in qualche simpatico creativo dalla mente fervida che gli racconterà i suoi progetti futuri. Affascinato e curioso, l'animatore non potrà davvero esimersi dal commentare:
 - Che bell'idea, potremo lavorarci insieme, che ne pensi?

...to be continued

sabato 14 aprile 2012

#13: Un libro che in questo momento ho sulla mia scrivania

... si, ma è lì abbandonato... anzi no, sono due! (si, sto controllando in questo istante per essere più precisa possibile)
Il primo è Dammi mille baci... ne ho già parlato qui, non annoierò oltremodo.
Il secondo è La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco, di Enrico Brizzi. E con Vasco ha poco a che fare per fortuna, citandolo esclusivamente come fosse un segnatempo.
E' un libro di ricordi, una biografia che mi ha attratta in primis per l'autore. Si, ho letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Mi è anche piaciuto, ma avevo sedici anni, non giudicatemi per questo. Ora la faccenda è un po' diversa, ma come scrive Brizzi m'è sempre piaciuto. Si accosta molto al mio flusso di pensieri, parte in quarta con un viaggio mentale che riesco a seguire alla perfezione. E' scorrevole, divertente, ironico...
Poi la copertina: un pallone da calcio, uin'immagine pop, la falce e il martello...
E Bologna. Un po' come Torino, il posto dove ho sempre sognato di vivere. Ma se mia madre "mi ci avrebbe mandata di corsa, senza pensarci due volte", quand'è stato il momento di farlo, ha detto che non ci pensava nemmeno. Ma la sogno ancora e questo libro non mi ha certo fatto cambiare idea.
Ah giusto, perchè è sulla mia scrivania? L'opzione disordine non è contemplata, preferisco dire che ce l'ho appoggiato un paio di settimane fa perchè pensavo di scriverne una citazione. Al tempo, quando lo lessi, scoprire che un ragazzo, ossessionato dal desiderio femminile e pronto a tutto, s'era cucinato una donna di pane per fare pratica, mi fece ridere alle lacrime. E riflettere: non ci sono più gli uomini di una volta...

giovedì 12 aprile 2012

Mbè?

Ultimamente un sacco di persone bisognose di sesso amore, hanno iniziato a stressarmi con le loro richieste.
La domanda è più o meno sempre questa:

"La tua amica è molto carina... quando usciamo di nuovo insieme?"

Secondo voi, devo iniziare a farmi delle domande?

martedì 10 aprile 2012

#12: Un libro che non ti stancherai mai di rileggere

No, non mi sono sotterrata per la vergogna dopo l'ultimo post sui libri... ho solo quel problemino chiamato "Mi esalto all'inizio poi mi stanco di continuare le cose che comincio".
Oddio, in realtà anche ho pensato che in questo periodo non sto scrivendo molto, solo che farlo senza un tema preciso - specialmente quando hai ben poco da dire - non è semplice... magari avere una traccia potrebbe darmi una mano...
Dunque, in realtà non mi definisco una persona che rilegge spesso i libri. Il problema è che da un lato sono molto curiosa, ho sempre una gran voglia di arrivare alla fine per scoprire come si risolvono le storie, dall'altro sono una persona maledettamente frenetica quindi ciò che faccio, ciò che mi incuriosisce, lo faccio di fretta, senza guardare indietro, a meno che qualcosa non mi sfugga.
Da piccola no, ero una rilettice provetta. Non so perché, forse mi fissavo su quei tre - quattro libri, senza la voglia di scoprirne di nuovi, forse mi accontentavo, forse volevo arrivare fino in fondo alle cose e avevo meno fretta di oggi... non ne ho idea, fatto sta che molti libri della Pitzorno e della Nöstlinger li avrò letti fino allo sfinimento... il più gettonato in generale era Ascolta il mio cuore. Alcune parti le so addirittura a memoria. Non solo l'ho riletto almeno quattro volte, ma fino a qualche anno fa, ho continuato a rileggere interi capitoli.
In effetti ho riletto molte molte moltissime volte i primi capitoli di 1984... ma solo perché non riuscivo ad ingranare. La prima volta ho letto il primo capitolo, ma avevo sedici anni ed ero ancora una giovane testa di cazzo, quindi c'avevo altri grilli per la testa, la seconda volta ne avevo diciassette, ero più seria ma altrettanto stordita... me l'hanno rubato. La terza volta ne avevo diciannove e in teoria avrei dovuto portarlo come argomento d'inglese alla maturità ma
 - Prof mi perdoni ma 1984 è così deprimente... riesco a sentire l'odore di cavolo persino sulle mie, di scale...
 - Va beh va, allora parlami di Chocolat, leggilo in italiano, e se non hai visto il film, guardalo che è proprio una meraviglia...
Si, ho fatto la maturità per corrispondenza. Tra l'altro la faccenda si concluse con la commissione stremata e la professoressa d'inglese che sussurrò:
 - Talk about whatever you want...
 - So, Victorian Age was characterized by...
Ecco.
In ogni caso, la saga di 1984 si è conclusa quasi un anno fa, quando di anni ne avevo venticinque ma ne dimostravo diciannove e finalmente, dopo aver cominciato il quinto capitolo, ho capito che l'avrei finito una volta per tutte. Si, ho continuato a sentire odore di cavolo su per le scale...

mercoledì 4 aprile 2012

I was about to screw it up

Oggi il destino ha voluto tendermi una mano. Meglio: un'intero stock di arti superiori. E non una, ben tre volte. Però io sono pessima e certi aiuti non me li merito affatto.
Finchè non ci si mette Miss V, la mia piccola compagna di classe, così carina da sembrare una bambola di porcellana, con due occhioni azzurri e la diplomazia di un qualunque Sergente Hartman incazzato. Meglio non rifiutare il suo aiuto, o potrei trovare ferite da bottiglia rotta su più parti del corpo. Non è il caso di rischiare.
E perché poi, rifiutare il suo aiuto quando ti tende la mano e inizia a correre lungo il marciapiede, per portarti al semaforo nel preciso istante in cui LUI sta arrivando?
In sostanza, grazie a Miss V, che in cinque minuti è riuscita a combinare più di quanto io abbia fatto in un mese, oggi ho finalmente rivolto la parola al jazzista. E abbiamo anche chiacchierato per un quarto d'ora buono!
Ora vi risparmio i particolari che mi hanno tenuta lontana da lui (la mia imbecillità, il sole e Stanley Marsh momentaneamente impossessatosi di me), fatto sta che finalmente il ghiaccio è rotto. E tutto sommato quasi mi spiace che sia l'ultimo giorno, almeno per una settimana.
Quando il destino si impunta... Santi studenti di ripresa che proposero quella birra dopo scuola... Santa CdS che mi ci ha trascinata a forza... Santi un po' tutti che dopo un'ora abbiamo deciso di tornare verso casa... e Santa Miss V, lei un po' per tutto.

lunedì 26 marzo 2012

CdS 2.0

In cerca dell'ispirazione giusta per un post non dico serio ma che almeno ci si avvicini, devo condividere con voi la mia preoccupazione:
Sono quattro o cinque giorni che CdS non è più la stessa. probabilmente l'hanno sostituita con una versione aggiornata, tant'è che adesso
 - Ha smesso di fumare (lei, che mi faceva l'occhietto da triglia per dire "sigareeeeettaaaaah" ogni mezz'ora)
 - Inizia ad amare i bambini! Giuro. Ieri mi ha salutata rendendomi partecipe di una "scenetta troppo tenera a cui aveva assistito sull'autobus: protagoniste due 'bambine così intelligenti' che poi, a loro difesa, lo erano davvero. Ma non deve dirmelo lei!
 - E' anche tenera. Con me! Perché la vera CdS, quella di prima, è un po' come mia madre: che l'abbraccio e lei rimane con le braccia stese lungo i fianchi. Poi si accorge della mia presenza e lo dimostra dandomi due coperti sulla schiena. Al contrario venerdì - conseguenza del fatto che lei abbia smesso di fumare - presa dalla delusione e lo sconforto, le ho chiuso la porta in faccia. Riaprendola, mi trova davanti con la faccia triste: "E' quello che penso della tua decisione - le ho risposto - E' una porta che si chiude... niente più triglie... " sigh sigh sob sob. Sapete cosa ha fatto? Mi ha abbracciata (un abbraccio vero!) e mi ha anche risposto "Nooo amooore!"... lei? LEI??
 - And last but not least: ha initiate a fare cose carine per me! Oggi, visto che era lunedì, giorno in cui il nostro amico batterista si ferma a lezione, è scesa con lui, hanno chiacchierato e ha cercato di rubare notizie utili riguardo il mio jazzista. In caso abbia anche aggiunto notizie poco utili su di me, questo lo ignoro, ma la renderebbe più simile alla versione che conoscevo.
Comunque, in caso siate curiosi, no, la situazione non si è smossa di un millimetro visto che l'ho incontrato solo una volta, sulle scale ma sono stata tanto stupida da non dirgli nemmeno "ciao". Temevo mi venisse fuori tipo lamento da gatto stridulo e ho evitato. Male, male.
Ritornando a CdS prima mi ha scritto un messaggio, annunciandomi che farà di tutto per trasformarmi in una donna vera donna Linux. Non so perché, ma ora inizio a riconoscerla!

lunedì 19 marzo 2012

They tried to make me go to rehab...

E in un certo senso ci sono anche andata... ma ogni volta ci ricasco.
Col mio ex intendo, quello storico, con cui ho condiviso tutto, che mi consoce meglio di chiunque altro. L'unico con cui abbia avuto una relazione a 360 gradi, per quanto possa esserlo tra due ventenni con poca esperienza, tanti interessi e i genitori apprensivi.
Mi sento come una calamitina attaccata a un frigorifero. Lui è senza dubbio uno Smeg, bello, freddissimo e pieno di cose. Insomma, ogni anno ci ricasco. Stavolta non è successo niente. Non è ancora successo niente, perchè cerco di stare attenta: non voglio ridurlo in brandelli come sono così brava a fare, ma  lui mi cerca e per me è davvero un grande sforzo trattenermi, rimanere sulle mie.
Ma possibile che, nonostante tutto quel che abbiamo passato, quello che mi ha e gli ho fatto, io sia ancora qui a pensare che fossimo perfetti insieme e che una parte di me (una parte molto invadente, pare) sarà sempre innamorata di lui?
Basta!
L'ho sempre sostenuto, la storia insegna che la storia non insegna niente.

sabato 17 marzo 2012

#10: Un libro del mio autore preferito

Sono una persona troppo indecisa per avere un solo autore preferito.
Tuttavia Khaled Hosseini è stato una meravigliosa scoperta. Di suoi ho letto solamente Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli, li avevo in casa, volevo leggerli da tanto tempo ma ero reticente come al solito, quando tutti osannano un libro che poi, finisce sempre per farti schifo.
Invece no. Entrambi letti dopo quella meraviglia che era La casa del sonno, hanno retto a pieno il confronto. Il secondo più del primo (anche se, finito il cacciatore di aquiloni, mi chiedevo come potesse essere superato da un''latra storia... beh è così).
La storia in pillole parla di due donne, Mariam e Laila. La prima, figlia illegittima di una donna di servizio e un ricco uomo afghano, abituata a vivere l'umiliazione e il sacrificio, la seconda cresciuta in una famiglia progressista, emancipata. Purtroppo la guerra le unirà, portandole a incontrarsi, odiarsi e non vado avanti perchè altrimenti spoilero più del dovuto.
Le vicende delle due donne sono intrecciate e influenzate dalle vicende storiche, Hosseini, senza sottovalutare il lettore, spiega tutto in modo chiaro, preciso e mai noioso, in modo da regalare un po' di cultura anche ad un'ignorante come me.

giovedì 15 marzo 2012

Ma pronto!

Giornata di oggi:
Ore 10: Bene, ora parliamo un po' della produzione seriale... dunque, la produzione seriale...
Ore 11: Bene, ora perchè non parliamo un po' della sceneggiatura collettiva... dunque
nel dettaglio
Ore 11:10: Leggiamo questo racconto di Mc Iwan... vediamo se si può prendere spunto...
Ore 11:20: dunque, vi piace? No? Allora vogliamo pensare a qualcosa di nostro? Buttate giù delle idee, parliamone...
Ore 12:20: Ok basta, ora guardiamo questo bellissimo film!
Ore 13:30 se dio vuole, pausa pranzo!
Ore 14:30: Bene, ci avete pensato? Niente Mc Iwan? Bene, allora fatevi venire delle idee, dai buttiamone giù qualcuna...
Ore 15: Ecco, basta, no comunque l'idea non va bene. Ora diamo un'occhiata alle barzellette di Wallace e Gromit!
Ore 15:30: Ma come è possibile che non vi sia venuta un'unica idea... ok, fumo una sigaretta poi guardiamo Persepolis

No, bello Persepolis, niente da dire... però...
E' una settimana che va avanti così! E non ho scritto mezza frase! Cosa diavolo mi viene in mente se mi dai un'oretta scarsa per farmi venire un'idea geniale e scrivere? Ci arrivi da solo a capire che un'idea ha bisogno di tempo e non viene fuori a comando? A maggior ragione se deve piacere a dieci teste diverse, essendo collettiva?
Mi sto riferendo al professore di sceneggiatura.
Per rielaborare una metafora sfagiolata da un'amica domenica sera, quell'essere è peggio di un limone per uno stitico!

mercoledì 14 marzo 2012

#9: Un libro che mi ha fatto crescere.

Ricordiamoci sempre che a parlare è una testarda e testona di prim'ordine. Una che ha bisogno di spiegazioni a prova di idiota perché altrimenti ci mette un po'.
A volte mi avvicino a materie che si, forse mi potrebbero interessare, ma poi finisco sempre per darla vinta alla pigrizia senza concedermi il minimo sforzo. E alla veneranda età di venticinque anni (un anno fa circa...) mi sono decisa a leggere 68, C'era una volta la rivoluzione, di Jacopo Fo e Sergio Parini.
La storia della contestazione a portata di sedicenne, priva di giri di parole troppo retorici e di quella noia che caratterizza spesso la storia e la politica. Infatti l'argomento mi aveva sempre affascinato ma a bloccarmi erano proprio quei paroloni, quei ragionamenti inaccessibili ad una mente lenta come la mia, che se legge per piacere, vuole solo staccare il cervello.
Affronta dieci anni di storia italiana dalla parte di chi c'era, raccontando punto per punto e arricchendo la spiegazione con aneddoti vissuti in prima persona e illustrazioni molto divertenti, permettendo così a chiunque di capire e divertirsi. L'ho praticamente divorato e, finendolo, mi sono sentita finalmente più ricca di una parte di storia italiana che avevo sempre sognato di conoscere.

martedì 13 marzo 2012

Preghiamo il dio Adobe (ma anche Odino non guasterebbe)

Preghiamo tutti insieme il Dio Adobe (pronunciamo ADOBI altrimenti delle nostre preghiere se ne frega!) perché l'esportazione del mio file vada a buon fine.
Dopo un mese e mezzo (ma anche due) di lavoro, fotogrammi, esportazioni, ricalchi, scale, uccelli GAZZE (un sacco), sconforto, tanto sconforto, molto sconforto fino ad arrivare al punto di voler lasciare il malloppo in mano ad un montatore serio...
la mia anima da montatrice (fake, è tutta scena) ha deciso di farsi venire un lampo di genio e forse forse ce l'ho fatta.
Non riuscivo a starmene troppo con le mani in mano e ho deciso di riprendere un lavoro che avevo lì a metà in attesa di essere trasferito a qualcuno più capace di me. Un video musicale che spero di poter vedere presto finito e caricato in modo da poter gioire e vantarmi tantissimo!!!

Per il resto tutto bene. Come già dissi, non riesco a stare troppi giorni ferma quindi al via con nuove cose da sbrigare per la settimana prossima e domani si ricomincia con la sveglia alle sette e l'appello alle nove per lavorare il più possibile. oltretutto c'è anche lo sciopero... ci piace!
E domani è anche mercoledì... spero di tornare con qualche novità. Mi riferisco al jazzista, che peraltro c'era anche lunedì. Ovviamente mi ha colta impreparata ma sono rimasta lì tutto il giorno. Ma a quanto pare i nostri orari sono poco in sincrono quindi non l'ho visto né entrare, né pranzare né uscire. L'ho incrociato alle quattro e mezza in corridoio, appostandomi con nonchalance a chiacchierare con CdS. E' entrato in bagno. Ho aspettato... aspettato... aspettato... e quando la porta si è aperta mi son sentita tanto Daniel Day Lewis alla fine dell'Età dell'innocenza: infatti era un professore anzianotto ad uscire. Lui s'è rivisto che io ero già entrata in aula. Me l'ha riferito Firefox (vi parlerò anche di lei), aggiungendo uno di quei commenti che mi fa sempre tanto incazzare...
 - Mmh... finalmente l'ho visto... certo che ti sottovaluti proprio...
Allora.
Lo sanno anche i muri che ho gusti strani. Sbavo davanti a Bradley Cooper, ma se mi fosse permesso di scegliere tra lui e Obelix, probabilmente la spunterebbe Obelix. Non punto in basso con coscienza di farlo, ho solo uno strano concetto di bellezza in testa, l'ho già detto. E poi il fascino vichingo su di me attecchisce parecchio.
inoltre, tenendo conto delle mie ultime cinque o sei relazioni sentimentali, i soliti muri sanno anche che sono state un disastro. Per una cosa o per l'altra, non andavo mai bene a nessuno. E vi assicuro che i soggetti in questione non avrebbero potuto aspirare alla compagnia di modelle o simili. Tutta via mi piacevano davvero.
Ad ogni modo, domani vedremo cosa succederà (sempre che qualcosa succeda). Seguirò tutti i consigli, promesso!

PS: Il dio Adobe ha ascoltato le mie preghiere!

domenica 11 marzo 2012

#8: Un libro che consiglierei?

Son stata un po' a pensarci, ma redo di avere la risposta!

Un po' strano che sia io a dire queste cose, proprio io che, non più di un anno fa, me le sentivo dire da un'amica e pensavo scherzasse o volesse semplicemene convincermi. Aveva dannatamente ragione!

Harry Potter (e seguenti) dovrebbero leggerlo tuttti!
So che molti l'han fatto senza bisogno di spinte e incoraggiamenti, ma a tutti i miscredenti consiglio vivamente di tentare.
Come già dissi, all'inizio non volevo nemmeno prenderlo in mano. E' un libro per bambini, un fenomeno mondiale, è MAINSTREAM! Mi avevano comprato La pietra filosofale appena uscito, avevo undici anni. Non l'ho mai preso in considerazione e l'ho anche regalato a mia cugina.
Poi, quest'estate sono andata a Londra e un mio amico, prima di tornare a casa, mi ha regalato la versione originale.
Un po' perchè lui mi mancava un sacco, un po' per curiosità, ho iniziato a leggerlo, l'ho finito dopo una settimana scarsa e ho dovuto fare un grande, enorme sforzo, per non comprare anche il secondo.Pure il mio coinquilino ha provato a tenermi lontana da ogni possibile libreria. Senza riuscirci. Non appena ha voltato l'angolo sono entrata in un negozio a saint Paul e anche il secndo è diventato mio. E così il terzo. E' una maledetta droga diamine! E poco conta che sia per bambini. Quello alla fine fa solo in modo di salvare Harry da ogni possibile pericolo, utilizzando metodi rocamboleschi: come la vittoria dei Grifondoro alla fine del primo. Dai! Se non era fatto apposta quello... e questo non si chiama Spoiler, mettiamocelo bene in testa, Harry ne esce pulito SEMPRE! Però fin qui nulla di nuovo, rende solo il protagonista più antipatico, ma alla fine i protagonisti non mi piacciono quasi mai, quindi tutto nella norma.
A dire il vero, dal quarto in poi mi sono fermata. In realtà sto ancora aspettando che il mio amico me lo regali... e mi sta facendo attendere solo perchè è crudele!

sabato 10 marzo 2012

Twist!

E' stata una settimana superintensa. Anzi, in realtà un mese intero, ma questa settimana più di tutte.
Sveglia alle sette, colazione e restauro frettoloso, autobus e libro, altro autobus e di nuovo libro, arrivo a lezione mezz'ora prima del solito e lavoro duro e senza distrazioni per sette ore buone. Con pausa pranzo.
Tutto ciò per un progetto di videomapping che, in pillole consiste nel progettare video da proiettare su edifici e monumenti. Il tutto in rotoscopia. E non serve che mi spieghi!
All'inizio volevo morire: diciamo che con noi la tecnologia è sempre tutt'altro che magnanima. Su dieci mac, la metà buona è agonizzante e prossima alla morte. Ma noi miscredenti continuiamo a dare la colpa ai videoreporter che condividono l'aula con noi. A quanto pare loro non c'entrano nulla.
Mac rotto equivale a lavoro lento. Per fortuna però nemmeno la salute è stata troppo magnanima con noi, falciandone a ripetizione almeno un paio al giorno, liberando così qualche postazione e permettendo di velocizzare il tutto.
Abbiamo lavorato tutti insieme, malati a tratti esclusi, per una settimana: musica sempre accesa, richieste a random, buonumore nonostante la pressione, atmosfera rilassata e chiacchiere.
Adesso questa routine mi manca un po'. Non mi sembra vero potermi svegliare un'ora dopo per i giorni a venire, ma per un attimo è stato come tornare indietro agli anni del liceo quando, nonostante tutti gli impegni che avessi, ero contenta che adasse proprio in quel modo.
Per la prima volta dopo mesi, ho trascorso una settimana davvvero felice. E soddisfacente.
E poco sotto, un piccolo retaggio di tutto ciò: 


Click to listen: la fedele colonna sonora dei miei lunghi viaggi in bus!

mercoledì 7 marzo 2012

All that jazz

Di solito succede il mercoledì. Ma oggi è stato più intenso del solito.
Ero svaccata al sole, sui gradini della scuola cinica quando LUI è uscito, dirigendosi verso un posto a caso lontano da lì. In un attimo tachicardia, pallore e farfalle nello stomaco, manco fossi un'adolescente. Non mi capitava da anni, giuro!
 - E' questo? - mi domanda la mia compagna di sventure quando CdS è assente.
 - eeeeeh... ssshi... - sbiascico con un filo di voce seguendolo con la testa mentre si allontana.
Ci ho messo cinque minuti a riprendermi.
LUI è un jazzista e ha lezione solo il mercoledì. Noi animatori, relegati nell'ala ovest sulla torre più alta del cinico castello (manco fossimo degli appestati) abbiamo le aule proprio accanto a quelle di jazz, quindi mi era già capitato di vederlo. E la prima volta mi ero chiesta se fosse reale o solo una proiezione dei miei ormoni impazziti. Ovviamente è bruttissimo: non tanto alto, capello lungo con annessa coda, barba incolta e aria da metallaro incazzato nascosta dagli abiti eleganti. Ma da queste parti, ultimamente l'uomo bestia tira parecchio, quindi per me è stupendo. Purtroppo però, non è come gli altri jazzisti, che ormai salutiamo e con cui chiacchieriamo durante le pause sigaretta nel bagno del secondo piano. Viene a lezione una volta a settimana e non chiacchiera, non fuma, non si ferma a strimpellare in corridoio. I miei tentativi di concupirlo con occhiatine e sorrisi si riducono a zero...
In più, da mesi si vocifera che stiano pensando di sfrattare i musicisti per far posto ai cineasti del primo anno (certi soggettoni...), quindi il tempo a mia disposizione si ridurce drasticamente: lo sfratto è previsto per aprile...
Mi son presa una cotta coi fiocchi, effetti collaterali annessi, quindi ogni rinuncia è fuori discussione. Anche se è brutto, anche se non fuma, anche se lo vedo solo una volta a settimana.
Bisogna preparare un piano d'azione! Si accettano consigli.

lunedì 5 marzo 2012

#7: un libro che mi descrive

Come titolo è un po' pretenzioso... probabilmente ancora devo leggerlo, un libro che mi descriva alla perfezione e ho come la sensazione che se esiste, si trova nella sezione "romanzi rosa scemi e strappalacrime e/o manuali d'autoconvincimento" del reparto libri di un Autogrill, quella che mi guardo bene dal considerare. E faccio male, perchè al posto di leggere romanzoni solo per darmi un'aria intellettuale, farei meglio a presetarmi per quella che sono davvero!
Ma volendo continuare sulla scia pseudo acculturata, sceglierei Il bar sotto il mare, di Stefano Benni.E' un libro di racconti, ogniuno a suo modo splendido ma tutti così diversi da sembrare scritti da più autori e lo scelgo perchè la verità è che di me non ho ancora capito nulla.
Ci sono giorni in cui parlerei fino allo strazio, altri in cui preferisco stare in silenzio, spegnendo completamente il cervello o attivando semplicemente la funzione "ascolta e annuisci"; a volte sono ironica e a tratti acuta, altre volte di una superficialità che fa orrore anche a me. Giornate di ottimismo si alternano al buio e la tristezza... credo capiti a tutti in fondo, ma penso che in ogniuno di noi si possa fare un po' d'ordine. A me risulta ancora pressochè impossibile.
In realtà manca una cosa: mi piace poter trarre conclusioni che arrivino esattamnte dove la questione comincia, se non riesco a chiudere il cerchio, mi sembra di non afferrare la faccenda, di qualsiasi cosa si tratti. Mi piacciono i finali circolari e questo libro sembra finire proprio com'è iniziato.

martedì 28 febbraio 2012

#6: il libro più corto che io abbia mai letto

Senza dubbio 
L'uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono.

E' un libretto piccino che racconta una storia poetica e tanto tenera e semplice: Elzéard Bouffier, un uomo solo che, con le sue forze riuscì a far uscire dal deserto le colline che abitava, piantando cento ghiande al giorno per tutta la vita.

Il libro è stato scritto nel 1953, mentre nel 1987, Frédérik Back adatto la storia per un cortometraggio animato che vinse anche il premio Oscar.

lunedì 27 febbraio 2012

Piccole carotine crescono

Io mi dimentico sempre tutto... è mia abitudine lasciare le cose in giro. Capita spesso che in pausa, dopo aver mangiato come porci, io, CdS e altri amici ciinici usciamo per una sigarettina post pranzo, lasciando le nostre schisciette incustodite sul tavolo. Non penso che la gente brami per impossessarsi di un contenitore vuoto e sporchino...
Di solito però, una volta rientrati e già sulle scale, CdS mi urla
 - La schiscetta stordita!!
La lascio sempre sul tavolo. Ho bisogno d'aiuto, lo so.
Oggi, con questo sole meraviglioso, non se ne parlava proprio di rimanere al chiuso. Quindi, una volta finito di mangiare siamo andate a spanarci come lucertole al sole! Le nostre schisciette ci attendevano vuote e pazienti sul tavolino.
 - Non scordartela però - mi ha detto Cds
 - Tranquilla, qualcuno mi urlerà dietro...
Più tardi, saziate dal sole e pure in ritardo, siamo tornate dentro. CdS prende il volo verso le scale
 - Compagna, la schiscietta!
 - Giusto!
 - Hai visto che brava? Sono diventata grande!
Oggi ho 26 anni!

giovedì 23 febbraio 2012

#5: Il libro più lungo che abbia mai letto

Ancora non posso vantarmi di aver letto Infinite Jest. Ma alle scuole ciniche è inflazionato, per essere in devi averlo letto. Ma io mi accontento (per ora) di ben più becere letture.
Infatti posso vantare le ben 888 pagine di Il dardo e la rosa, un fantasy simil-erotico, talmente pieno di nomi, dettagli e intrighi di corte che le prime cento pagine, nonostante la storia parta subito con un certo ritmo, le ho lette senza capirci niente. Poi la nebbia ha cominciato a diradarsi e mi ha preso davvero. Un libro che, vista la tematica, mi sono en guardata dal leggere in metropolitana ma divoravo sotto le coperte, restando sveglia fino alle tre del mattino. Non vi dico la faccia che esibivo il giorno dopo a lezione
 - Notte di sesso aggressivo?
 - Eh, in un certo senso si.
Poi non fraintendete, i dettagli vengono trattati in maniera elegante e con stile, l'erotismo è intrecciato alle battaglie, fughe e ccisioni cruente.
Il finale è prevedibile, ma non deludente. Nel senso che per quanto mi riguarda, ad un tratto ho sperato che finisse proprio così e, andando avanti, più mi accorgevo che gli eventi spingevano in quella direzione, più la storia mi coinvolgeva, spingendomi a leggere.
Non ho ancora deciso se sia un harmony travestito da fantasy o il contrario, comunque l'ho adorato, anche se, date le reazioni, sono restia a consigliarlo, perchè è giusto il peso a dare un tono d'intellettualità al tutto...

lunedì 20 febbraio 2012

#4: Il libro più brutto che abbia mai letto

Ributtiamoci a pesce in faccende di ben altro peso, va!

Non è una questione di lieto fine o meno. Ben poche conclusioni riescno davvero a soddisfarmi e stupirmi. Altri, nonostante la loro prevedibilità, li trovo comunque coerenti con la storia e il suo sviluppo. Altri non riesco proprio a mandarli giù. Il finale consolatorio ad esempio. Prevedibile come non mai, giocato grazie ad un deus ex machina improbabile o dovuto semplicemente al fatto che l'autore non sapesse cosa scrivere.
In secondo luogo il finale "trascinato". Una vienda che si conclude male, proprio perchè vissuta da protagonisti talmente inerti e passivbi da farti ripetere durante tutta la storia "Svegliati diamine! Fai qualcosa per favore, TIRA FUORI LE PALLE|!!!"
Il finale aperto viene subito dopo e, in comune col primo ha spesso la mancanza di idee. Non parlo di finali come "La casa del sonno". Quella è una conclusione vera e propria, perchè introduce ad un'altra storia, risolvendo tutti i punti. Io parlo di quel finale in cui ripensi a tutti i dubbi e gli interrogativi e ti ritrovi a bocca asciutta, perchè nessuno è stato in grado dar loro una conclusione, nè ti ha dato gli strumenti per farlo da solo.


Brucia la città è stata una cocente delusione. E presenta non una, ma ben due delle caratteristiche sopra riportate!
Un libro inconcludente dalla prima alll'ultima pagina. Non volevo crederci all'inizio, tutto accadde un pomeriggio mentre ascoltavo Radio Popolare alla fermata del bus, pensando ai miei progetti futuri. Avevo in mente di trasferirmi a Torino. L'avrei fatto ad ogni costo, visto il mio amore per la città. Proprio quel giorno, ascoltando, mi iimbatto in una recensione letteraria: si parla del nuovo libro di Giuseppe Culicchia, una storia ambientata a Torino, in cui la città ha a suo modo il ruolo di protagonista. Nonostante i pareri contrastanti, decisi che dovevo averlo a tutti i costi. E già l'inesistenza di un'edizione economica avrebbe dovuto farmi cambiare idea. Ma così non fu.
Un libro che, ogni tre capitoli ti propina lo stesso incipit, ogni dettaglio ripetuto paro paro ogni volta che ritorna, una storia assurda senza il minimo sviluppo, popolata da personaggi stereotipati, vuoti e passivi. Più di tutti il protagonista, a cui non si capisce se tante sfortune capitino perchè non fa nulla per cambiare le cose, o perchè sia proprio uno sfigato cronico.
Il libro finisce, a mio parere per mancanza di personaggi, tutti morti di overdose, tranne una, di cui sentiamo parlare durante tutta la storia ma che di fatto non abbiamo mai visto.
Ovvio che l'autore abbia raccontato tutto con ironia, altrimenti non si spiegherebbero quei dettagli ridondanti ripetuti ogni due per tre, nè tantomeno i nomi affibibiati a personaggi come Deturpi, Mintasco, Allegra, Gaia e Serenella... o l'idea di affidare una campagna dal tema "la droga ci fa schifo" a tre indiviui perennemente strafatti di bamba. Descrive tutto il marcio del jet set utilizzando la sua lingua, quindi lo schifo e il fastidio sono assolutamete voluti.
Tuttavia è stata una lettura noiosa, arrancante e depressiva. Davvero Torino è solo questo?
Genio o incapace, a seconda di come vogliamo vederlo. Secondo me, profondamente ferito.