Già, chissà.
Succede che inizi a dire e fare tante cose sbagliate. O meglio, quelle che prima erano giuste, ora sono sbagliate. Ma così, da un giorno all'altro.
Ti addormenti all'apice della felicità, orgogliosa di aver affrontato e superato un periodo difficile, impaziente di raccoglierne i frutti e invece la mattina dopo, lo scenario che ti si presenta davanti è completamente diverso da ciò che ti aspettavi. La persona che solo il giorno prima ti teneva stretta, ripetendoti la sua voglia di recuperare tutto il tempo perduto, ora sembra lontana anni luce da te.
Cos'è successo?
E' successo che al terzo rifiuto ho reagito male. Lo so, potevo essere più gentile ma la prospettiva di un rapporto platonico non mi alletta un granché, specie perché tutti gli impedimenti potevano essere superati solo con un piccolo sforzo e già il fatto di vederli come ostacoli insormontabili mi porta a farmi delle domande. Voglio dire, non mi è mai capitato di sentirmi rifiutata perché fuori dalla porta potrebbero sentirci. Specie se fuori dalla porta ci sono altre due coppie che se non sono troppo sbronze ci daranno dentro tra un attimo. Non mi è mai capitato di dover rimandare perché l'altra persona è convinta che io prenda le mie precauzioni. Non tre volte di seguito almeno! Ti avviso, comportati di conseguenza.
Che poi, più gentile... non ho urlato, non ho lanciato neanche un piatto, non ho nemmeno detto le parolacce. Ho solo pensato di pormi (e porgli) qualche domanda perché tutti questi impedimenti mi sembravano scuse. Ma già così esagero, sono troppo paranoica e devo sopportare che l'altro si arrabbi e passi il tempo a ignorarmi.
E' successo che il giorno del suo compleanno, dopo una settimana che non lo vedevo, avevo voglia di stare un po' con lui. Ma mi risponde che ha organizzato con degli amici e senza troppi problemi mi son tirata indietro. Tranquillo, facciamo un'altra volta, gli ho detto.
- Ma no, se vuoi puoi venire lo stesso.
Ok, ma fare il soprammobile in mezzo a una mandria di sconosciuti (pure simpatici, poverini), non era un'aspettativa allettante. Specialmente se l'altro si aspetta anche che dopo ci scappi qualcosa (basta scuse, stavolta ci siamo impegnati)!
- Ma che gente hai frequentato prima di incontrare me?
- Eh, la mia ex mi diceva le stesse cose.
Ah ecco!
Inizialmente ho pensato che fosse meglio non vedersi più. Avevo voglia di stare con lui, di recuperarlo davvero il tempo passato a sentirci e aspettare che arrivasse il giorno dello spettacolo, il giorno dell'esame, il giorno del suo compleanno ma capendo che dopo l'entusiasmo iniziale erano rimaste solo parole vuote, forse era meglio così. Poi però ho pensato che a 27 anni i problemi possono essere risolti, specie se l'altra persona, quella che credevi di conoscere fino a una settimana prima, ti piace. Così mi sono scusata e ho provato a chiedergli di ritrovare un po' di equilibrio, perché senza un motivo razionale, ho investito parecchio di me in questa relazione e speravo che l'avesse fatto anche lui.
E' una settimana che ci ignoriamo. Ci siamo visti ma più che parlarmi dei suoi dubbi riguardanti il teatro e il futuro non abbiamo fatto.
Non sa che da una settimana ho iniziato a lavorare ad un film, non sa che ho rifiutato uno stage e che questo rifiuto mi costa caro, non sa nulla e non mi ha chiesto nulla.
Dicevo, è una settimana che ci ignoriamo. Lui è partito un paio di giorni, io anche. Ho aspettato che passasse il fine settimana per scrivergli e chiedergli di vederci. Mi ha risposto che sarebbe andato al mare, il suo amico mi saluta... si, poi ci vediamo.
Io non capisco. La soluzione più ovvia sappiamo tutti qual'è, però mi sembra di parlare a un sordo. Ti chiedo di vederci e mi rispondi che oggi vai al mare? Sembra quasi che tu non abbia voglia di affrontare il problema e mi chiedo cosa ti costerebbe. Oppure che tu voglia mettermi davanti al fatto compiuto lasciando che sia io a prenderne atto, però dai, sono cose da quindicenni.
E sorvolando l'apparente sordità, mi sembra che quello che esagera sia lui. A me non sembrano problemi insormontabili e faccio un po' fatica a vederli come tali, specie perché la persona con cui ho condiviso gli ultimi mesi mi piaceva tanto, la stessa che aveva pazientato sei mesi in attesa del momento giusto per farsi avanti. Anche se ora stento a riconoscerla, faccio un po' fatica a metterci un punto. Non voglio, credo valga la pena tentare ancora. A meno che non sia successo altro. E in quel caso penso di avere il diritto di saperlo.
martedì 23 luglio 2013
venerdì 12 luglio 2013
Il corto c'è!
Prendete una ragazza di città, abituata a girare coi mezzi pubblici e per questo ormai consumata ideatrice di espedienti per ingannare l'attesa. Fumare una sigaretta o leggere un libro i primi della lista.
Grande pensatrice, abituata a riflettere e interrogarsi sui perché della vita, dell'universo e tutto il resto, spesso si fa prendere la mano, sfociando in breve tempo nel nervoso, nella rabbia, nella furia più cieca.
Mettiamo il caso che questa ragazza sia alla ricerca dell'idea per un film e vuole sperimentare, utilizzando l'animazione per trasformare tutto nel contrario di tutto, lasciando libere le parole, dando forma ai pensieri.
L'idea fatica ad arrivare ma, riflettendoci un po' meglio, ci si accorge che è già li. Il resto è in discesa.
Ora posso dirlo, questo è il mio primo cortometraggio vero. Tutto mio. Adesso c'è e non vedevo l'ora di mostrarvelo!
Grande pensatrice, abituata a riflettere e interrogarsi sui perché della vita, dell'universo e tutto il resto, spesso si fa prendere la mano, sfociando in breve tempo nel nervoso, nella rabbia, nella furia più cieca.
Mettiamo il caso che questa ragazza sia alla ricerca dell'idea per un film e vuole sperimentare, utilizzando l'animazione per trasformare tutto nel contrario di tutto, lasciando libere le parole, dando forma ai pensieri.
L'idea fatica ad arrivare ma, riflettendoci un po' meglio, ci si accorge che è già li. Il resto è in discesa.
Ora posso dirlo, questo è il mio primo cortometraggio vero. Tutto mio. Adesso c'è e non vedevo l'ora di mostrarvelo!
giovedì 11 luglio 2013
Un tram chiamato...
Sono trascorsi otto mesi, otto lunghissimi, durissimi, divertentissimi - metteteci pure un aggettivo a caso, sarà azzeccato - mesi e finalmente ho finito. Domani arriveranno i tanto agognati risultati e con loro, un altro, l'ennesimo pezzo di carta, del quale deciderò cosa fare.
Sono state due settimane intense: prima lo studio, poi il festival, poi finalmente gli esami, giunti e trascorsi in un baleno, non senza qualche scricchiolio e contrattempo, controllati e contenuti al meglio.
Melzo: dopo aver tanto tribolato, il film non è solo stato proiettato, ma anche inserito in concorso! Non ha vinto ma rispetto alla disperazione di qualche giorno fa, li considero passi da gigante. E sono riuscita a presentare i lavori seduta sul palco, parlando ad una folla di sconosciuti senza incespicare, incartarmi, bloccarmi... forse complice il faro accecante puntato sul viso. Anche quello bisogna dirlo.
Comunque! Quel che non vedevo l'ora di fare, e sarà possibile a breve, era mostrare all'universo intero ciò che questi intensi mesi di lavoro hanno fatto nascere.
Stay Tuned.
domenica 30 giugno 2013
C come Carrot. Ma non solo.
Pare che gli elevators pitch non mi si addicano.
Per essere più chiari, cosa essere elevator pitch? Dunque, come dice wikipedia, trattasi di un tipo di discorso, di solito in forma scritta, nel quale si presenta una persona o un'organizzazione a un possibile investitore. Il tutto condensato nel tempo necessario ad un solo viaggio in ascensore.
Ecco, ora fate come se gli investitori foste voi e io il comunicatore di turno, ne concluderete che ho toppato alla grande!
Mea culpa, ricominciamo da capo.
In questi giorni di totale nullafacenza e studio (poco ma buono), dopo tre intensi anni di lavoro ed esperimenti, ho pensato fosse arrivato il momento di farmi conoscere un po' e mostrare in giro ciò di cui sono e non sono capace. Forse perché spero che qualcuno, vedendo i miei lavori, decida di puntare su di me e darmi una possibilità, forse perché dopo le esperienze vissute e ascoltate a Torino, sono più fiduciosa rispetto al futuro mio e di tutti coloro che operano nel mio campo. Non so.
Fatto sta che ho deciso di aprire un blog, dove postare tutto, ma proprio tutto ciò che faccio e mandarlo in giro il più possibile.
Peccato che da una settimana, il suddetto blogghino aleggi nella più totale solitudine. Qualcuno l'ha visto, qualcuno ha guardato il video magari chiedendosi chi fosse la sconosciuta a cui appartenesse... Bene, sono io. Stavolta ci metto la faccia e soprattutto il nome e ci tenevo a dirlo a voi, che per due anni abbondanti avete ascoltato con pazienza le mie lagne, le mie congetture, i miei deliri del tutto anonimi.
Espormi non mi spaventa, ma la strada è a senso unico. Chi parte da qui può arrivare a me. Chi parte da me, qui non arriverà mai a meno che non sia io ad accompagnarlo (almeno spero). E se qualche ex fidanzato infido dovesse scoprire chi è LaCarota Cattiva, si prenda tutte le sue responsabilità. Io non ho mai scritto nulla che non fosse vero!
Per essere più chiari, cosa essere elevator pitch? Dunque, come dice wikipedia, trattasi di un tipo di discorso, di solito in forma scritta, nel quale si presenta una persona o un'organizzazione a un possibile investitore. Il tutto condensato nel tempo necessario ad un solo viaggio in ascensore.
Ecco, ora fate come se gli investitori foste voi e io il comunicatore di turno, ne concluderete che ho toppato alla grande!
Mea culpa, ricominciamo da capo.
In questi giorni di totale nullafacenza e studio (poco ma buono), dopo tre intensi anni di lavoro ed esperimenti, ho pensato fosse arrivato il momento di farmi conoscere un po' e mostrare in giro ciò di cui sono e non sono capace. Forse perché spero che qualcuno, vedendo i miei lavori, decida di puntare su di me e darmi una possibilità, forse perché dopo le esperienze vissute e ascoltate a Torino, sono più fiduciosa rispetto al futuro mio e di tutti coloro che operano nel mio campo. Non so.
Fatto sta che ho deciso di aprire un blog, dove postare tutto, ma proprio tutto ciò che faccio e mandarlo in giro il più possibile.
Peccato che da una settimana, il suddetto blogghino aleggi nella più totale solitudine. Qualcuno l'ha visto, qualcuno ha guardato il video magari chiedendosi chi fosse la sconosciuta a cui appartenesse... Bene, sono io. Stavolta ci metto la faccia e soprattutto il nome e ci tenevo a dirlo a voi, che per due anni abbondanti avete ascoltato con pazienza le mie lagne, le mie congetture, i miei deliri del tutto anonimi.
Espormi non mi spaventa, ma la strada è a senso unico. Chi parte da qui può arrivare a me. Chi parte da me, qui non arriverà mai a meno che non sia io ad accompagnarlo (almeno spero). E se qualche ex fidanzato infido dovesse scoprire chi è LaCarota Cattiva, si prenda tutte le sue responsabilità. Io non ho mai scritto nulla che non fosse vero!
martedì 25 giugno 2013
Sei mesi di lavoro...
Dunque, ricconi.
Sono le sei meno cinque e mancano ancora molte, troppe ore prima che quest'improduttiva, infausta, sfigata, orrenda giornata si concluda. E ciò significa solo che molte altre catastrofi hanno tutto il tempo per accadere.
Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei solo accoccolarmi tra le copertine (o visti i duemila gradi estivi, lanciarmi in due metri di piscina o mare o lago o specchio d'acqua a caso) e piagnucolare perché sono brutta, sfigata e circondata da gente cattiva, stronza, incompetente, che non si rende nemmeno conto di creare danno alla specie umana solo uscendo di casa la mattina. Carlo Maria Cipolla sarebbe fiero di voi!
Ma procediamo con ordine.
Iniziamo col dire che già ieri, se non con qualche barlume di speranza, la settimana non dava sintomi di produttività. Con oggi le cose sono decisamente crollate a picco.
Il lunedì inizia con corse frenetiche, mail da spedire, istruzioni da acquisire, tutte per un ottimo scopo: pare infatti che il 5 luglio abbiano intenzione di presentare il mio lavoro fuori concorso ad un festival qui nei paraggi. Gioia et Gaudio.
Pare dunque che le corse, la quantità di informazioni, l'attenzione verso gli ultimi dettagli siano giustificati da un evento che ripagherà tutta tutta tutta la mia fatica.
E INVECE NO!
No, perché oggi pomeriggio, dopo quattro ore di accurata esportazione, pare che il mio corto, quello per cui mi sono fatta sei mesi di culo atomico (con conseguenti effetti collaterali) sia stato fatto in un formato non proiettabile perché sullo schermo di un cinema, rischierebbe di apparire "pixelloso".
- Ovvio che non potevi saperlo. Avrebbero dovuto avvertirti...
Già. Invece da dicembre pare che il formato da me scelto (per intenderci quadrato, 4:3 televisivo) fosse ottimo. Mi avevano chiesto come mai non avessi scelto un formato panoramico, ma non per ragioni di qualità, semplicemente di composizione e una volta saputo lo sviluppo della storia, sembravano tutti d'accordo a farmi usare il 4:3, in quanto un panoramico sarebbe stato del tutto inutile.
Ma dimmelo, che posso scegliere un panoramico e lasciare le bande ai lati, almeno faccio così. E spiegami chiaramente che serve per una qualità migliore. Spiegamelo perché io, che comunque non sono scema, se sento conferma, mi fermo lì.
L'ennesima prova che chi di dovere ne sa meno di quanto dovrebbe e a pagarne le conseguenze siamo sempre noi.
Sei mesi di lavoro praticamente inutile visto che non posso proiettarlo nemmeno al cineforum della parrocchia...
- Ovvio che non potevi saperlo. Avrebbero dovuto avvertirti...
Già. Invece da dicembre pare che il formato da me scelto (per intenderci quadrato, 4:3 televisivo) fosse ottimo. Mi avevano chiesto come mai non avessi scelto un formato panoramico, ma non per ragioni di qualità, semplicemente di composizione e una volta saputo lo sviluppo della storia, sembravano tutti d'accordo a farmi usare il 4:3, in quanto un panoramico sarebbe stato del tutto inutile.
Ma dimmelo, che posso scegliere un panoramico e lasciare le bande ai lati, almeno faccio così. E spiegami chiaramente che serve per una qualità migliore. Spiegamelo perché io, che comunque non sono scema, se sento conferma, mi fermo lì.
L'ennesima prova che chi di dovere ne sa meno di quanto dovrebbe e a pagarne le conseguenze siamo sempre noi.
Sei mesi di lavoro praticamente inutile visto che non posso proiettarlo nemmeno al cineforum della parrocchia...
Take a look!
Ok sono ufficialmente fusa.
Prova definitiva: il mio click su "nuovo blog" anziché su "nuovo post". mi era già venuto qualche sospetto quando ho creduto di leggere sul cartellone del supermercato "arrosto di zucchine" anziché di vitello. Ora ne sono certa.
Comunque, non era del mio delirio mentale che volevo parlarvi, ma di questo nuovo (stavolta per davvero, senza deviazioni casuali) blog, fresco fresco e pronto allo spam aggressivo!
Come il suo blog, questa ragazza è giovane (più o meno),fresca di formazione e colma di sogni e aspettative. Non è ancora diplomata e, in attesa degli esami, vorrebbe iniziare a mostrare qualcosa di sé e ciò che ha imparato a più gente possibile.
Se guardate bene, vi renderete conto di conoscerla già un po', quindi se avete voglia date un'occhiata, commentate e suggerite. E non abbiate paura di essere cattivi, lei lo è già!
Prova definitiva: il mio click su "nuovo blog" anziché su "nuovo post". mi era già venuto qualche sospetto quando ho creduto di leggere sul cartellone del supermercato "arrosto di zucchine" anziché di vitello. Ora ne sono certa.
Comunque, non era del mio delirio mentale che volevo parlarvi, ma di questo nuovo (stavolta per davvero, senza deviazioni casuali) blog, fresco fresco e pronto allo spam aggressivo!
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| click to go! |
Come il suo blog, questa ragazza è giovane (più o meno),fresca di formazione e colma di sogni e aspettative. Non è ancora diplomata e, in attesa degli esami, vorrebbe iniziare a mostrare qualcosa di sé e ciò che ha imparato a più gente possibile.
Se guardate bene, vi renderete conto di conoscerla già un po', quindi se avete voglia date un'occhiata, commentate e suggerite. E non abbiate paura di essere cattivi, lei lo è già!
lunedì 10 giugno 2013
Vorrei vedere Fra Cristoforo...
Di solito non mi piace farmi gli affari degli altri. O meglio, mi piace un sacco, ma non altrettanto spettegolare in mondovisione, qui o altrove. Ma stavolta è diverso perché se da un lato nessuno conosce i soggetti in questione (e chi li conosce è già ben informato e non scoprirà nulla di nuovo), dall'altro sono confusa, sconvolta e sento il bisogno di condividere questa confusone e magari raccogliere qualche parere in più.
Di questi tempi, in cui la censura blocca gli anime giapponesi ma tanto ce n'è abbastanza di tette, culi e quant'altro tra tv e social network da soddisfare tutti quanti, in cui è più semplice imbattersi in un dodo che in una tredicenne illibata, fa riacquistare un po' di fiducia nell'umanità sapere di poter trovare un esemplare di venticinquenne ancora vergine.
Mettiamo che l'esemplare si chiami A e chi ha avuto la fortuna di trovarlo si chiami B, quando B comunicherà agli amici ciò che ha trovato, questi ultimi saranno pervasi da una ben giustificata perplessità. Si sa infatti che il luogo comune porta a far pensare a nulla di buono, ma contrariamente ai peggiori pronostici, A si rivela privo di tare particolari di bell'aspetto, con una discreta vita sociale, una laurea, non sputa quando parla... è semplicemente una persona molto selettiva, potendo quindi concludere che B ha solo avuto molta fortuna e potrebbe sentirsi anche onorata di questa preferenza.
Mettiamo che A e B iniziano ad uscire insieme e dopo pochi mesi diventano a tutti gli effetti una coppia: sono felici, stanno bene, ma preferiscono non bruciare le tappe, per A è troppo presto ma B non chiede nulla, sembra rispettare i tempi di A.
I mesi passano, B, una persona non dal passato torbido ma diciamo "sufficientemente navigata", inizia a scalpitare. Sta molto bene con A e vorrebbe tanto condividere qualcosa in più che semplici telefonate, lunghi scambi di messaggi e cuoricini a profusione sulla bacheca di facebook. Insomma, di tempo ne è trascorso a sufficienza, tanto da conoscere anche i suoi, quindi perché non fare un passettino in più? Affronta quindi l'argomento con A che però preferisce aspettare il "momento giusto", perché ora è troppo presto.
Il £omento giusto" sembra non arrivare mai. Nonostante i pronostici degli amici risalenti al capodanno precedente, la verginità di A sembra così salda da arrivare non solo a vedere il nuovo anno, ma resistere anche per i sei mesi successivi.
Non serve dire quanto ne risenta l'umore di B, che le tenta tutte per sfondare questa parete e ottenere ciò che vuole (non vuole solo quello, altrimenti non starebbe ad aspettare così tanto... no, giusto per chiarire). Ma qualsiasi sforzo sembra inutile, persino invitare A a dormire insieme, perché A mette subito le mani avanti:
- Dormiamo nella stessa stanza, ma in letti separati.
Lo sconcerto di B è alle stelle. E la sua autostima ormai sottozero. Quanto ancora terrà duro? E non A nel non concedersi, ma B a gridare un sonoro FOTTITI e gettare tutto nel dimenticatoio, uscendo ad ubriacarsi e recuperare i mesi perduti.
Ora cosa c'è di strano in questa storia? Suvvia, ci troviamo semplicemente davanti ad una colossale figa di legno! Ne è pieno il mondo, direte voi, non c'è motivo di sconvolgersi tanto, soprattutto se pensiamo che a volte fanno così senza nemmeno essere vergini.. ricordo una discussione col mio ex, il quale mi accusava di essere stata un po' vacca con lui ad essermi concessa dopo solo cinque mesi (era la prima volta eh), quando invece la sua amica, così seria e perbene, l'aveva fatta sudare quasi un anno al suo ragazzo, dopo averla data a mezzo mondo. Perché con lui era seria... Vedete? Al mio ex un esemplare come A sarebbe piaciuto da morire. Soprattutto se pensate che solo qualche mese prima mi aveva confessar che cinque mesi per lui erano stai un'attesa logorante e avessi atteso ancora, mi avrebbe mandata a cagare. Evviva la coerenza! Per fortuna l'ho mandato a cagare io.
Comunque, stavamo dicendo, che sarà mai? Peccato che abbia omesso un piccolo particolare fondamentale in questa storia.
A è uomo. Etero. Quindi B è per forza donna, ma... A E' UOMO!!!
Ok, d'accordo, ho omesso un altro piccolo particolare, A è anche cattolico, ma non praticante, quindi ormai da mesi tutti ci chiediamo cosa diavolo lo freni. Continua solo a ripetere che non si sente pronto e ormai noi tutti chi chiediamo, PRONTO PER COSA? Si rende conto che non ha più quindici anni, che le relazioni cambiano e a quest'età il sesso è importante? Posso capire le sue paure, magari teme di perdere B, la quale però ha già ampiamente dimostrato in mesi e mesi di attesa, la sua presenza e la sua serietà, ma ora si sente brutta, rifiutata, triste e non riesce a farsene una ragione. Perdipiù ci tiene così tanto che non sembra nemmeno semplice dirle quello che pensiamo, ma visto l'andazzo, abbiamo cominciato ad essere brutali, consigliandole di metterlo alle strette, mollarlo e vedere come reagirà. Siamo forse estremisti? Magari si, però cavolo!
Dunque carissimi omini, mi rivolgo anche a voi che vi lamentate della quantità di fighe di legno: oggi vi ho dimostrato l'esistenza di esemplari del vostro genere che possono comportassi dannatamente peggio.
Di questi tempi, in cui la censura blocca gli anime giapponesi ma tanto ce n'è abbastanza di tette, culi e quant'altro tra tv e social network da soddisfare tutti quanti, in cui è più semplice imbattersi in un dodo che in una tredicenne illibata, fa riacquistare un po' di fiducia nell'umanità sapere di poter trovare un esemplare di venticinquenne ancora vergine.
Mettiamo che l'esemplare si chiami A e chi ha avuto la fortuna di trovarlo si chiami B, quando B comunicherà agli amici ciò che ha trovato, questi ultimi saranno pervasi da una ben giustificata perplessità. Si sa infatti che il luogo comune porta a far pensare a nulla di buono, ma contrariamente ai peggiori pronostici, A si rivela privo di tare particolari di bell'aspetto, con una discreta vita sociale, una laurea, non sputa quando parla... è semplicemente una persona molto selettiva, potendo quindi concludere che B ha solo avuto molta fortuna e potrebbe sentirsi anche onorata di questa preferenza.
Mettiamo che A e B iniziano ad uscire insieme e dopo pochi mesi diventano a tutti gli effetti una coppia: sono felici, stanno bene, ma preferiscono non bruciare le tappe, per A è troppo presto ma B non chiede nulla, sembra rispettare i tempi di A.
I mesi passano, B, una persona non dal passato torbido ma diciamo "sufficientemente navigata", inizia a scalpitare. Sta molto bene con A e vorrebbe tanto condividere qualcosa in più che semplici telefonate, lunghi scambi di messaggi e cuoricini a profusione sulla bacheca di facebook. Insomma, di tempo ne è trascorso a sufficienza, tanto da conoscere anche i suoi, quindi perché non fare un passettino in più? Affronta quindi l'argomento con A che però preferisce aspettare il "momento giusto", perché ora è troppo presto.
Il £omento giusto" sembra non arrivare mai. Nonostante i pronostici degli amici risalenti al capodanno precedente, la verginità di A sembra così salda da arrivare non solo a vedere il nuovo anno, ma resistere anche per i sei mesi successivi.
Non serve dire quanto ne risenta l'umore di B, che le tenta tutte per sfondare questa parete e ottenere ciò che vuole (non vuole solo quello, altrimenti non starebbe ad aspettare così tanto... no, giusto per chiarire). Ma qualsiasi sforzo sembra inutile, persino invitare A a dormire insieme, perché A mette subito le mani avanti:
- Dormiamo nella stessa stanza, ma in letti separati.
Lo sconcerto di B è alle stelle. E la sua autostima ormai sottozero. Quanto ancora terrà duro? E non A nel non concedersi, ma B a gridare un sonoro FOTTITI e gettare tutto nel dimenticatoio, uscendo ad ubriacarsi e recuperare i mesi perduti.
Ora cosa c'è di strano in questa storia? Suvvia, ci troviamo semplicemente davanti ad una colossale figa di legno! Ne è pieno il mondo, direte voi, non c'è motivo di sconvolgersi tanto, soprattutto se pensiamo che a volte fanno così senza nemmeno essere vergini.. ricordo una discussione col mio ex, il quale mi accusava di essere stata un po' vacca con lui ad essermi concessa dopo solo cinque mesi (era la prima volta eh), quando invece la sua amica, così seria e perbene, l'aveva fatta sudare quasi un anno al suo ragazzo, dopo averla data a mezzo mondo. Perché con lui era seria... Vedete? Al mio ex un esemplare come A sarebbe piaciuto da morire. Soprattutto se pensate che solo qualche mese prima mi aveva confessar che cinque mesi per lui erano stai un'attesa logorante e avessi atteso ancora, mi avrebbe mandata a cagare. Evviva la coerenza! Per fortuna l'ho mandato a cagare io.
Comunque, stavamo dicendo, che sarà mai? Peccato che abbia omesso un piccolo particolare fondamentale in questa storia.
A è uomo. Etero. Quindi B è per forza donna, ma... A E' UOMO!!!
Ok, d'accordo, ho omesso un altro piccolo particolare, A è anche cattolico, ma non praticante, quindi ormai da mesi tutti ci chiediamo cosa diavolo lo freni. Continua solo a ripetere che non si sente pronto e ormai noi tutti chi chiediamo, PRONTO PER COSA? Si rende conto che non ha più quindici anni, che le relazioni cambiano e a quest'età il sesso è importante? Posso capire le sue paure, magari teme di perdere B, la quale però ha già ampiamente dimostrato in mesi e mesi di attesa, la sua presenza e la sua serietà, ma ora si sente brutta, rifiutata, triste e non riesce a farsene una ragione. Perdipiù ci tiene così tanto che non sembra nemmeno semplice dirle quello che pensiamo, ma visto l'andazzo, abbiamo cominciato ad essere brutali, consigliandole di metterlo alle strette, mollarlo e vedere come reagirà. Siamo forse estremisti? Magari si, però cavolo!
Dunque carissimi omini, mi rivolgo anche a voi che vi lamentate della quantità di fighe di legno: oggi vi ho dimostrato l'esistenza di esemplari del vostro genere che possono comportassi dannatamente peggio.
sabato 25 maggio 2013
Per ora è così
Ieri pomeriggio, mentre cazzeggiavo su facebook anziché montare il film saggio, mi sono imbattuta in questo articolo. Ovviamente l'argomento, frivolo e leggero, ha stuzzicato la mia curiosità, ho iniziato a leggere e a pensarci un po' su.
Per quanto siano vere le cose che l'articolo scrive, sono circondata da casi che dimostrano l'esatto contrario. Mi lamento spesso di essere l'unica singol tra le mie amiche, quindi in fondo, con tutte le difficoltà del caso, sarà mica che un po' d'amore vola anche in questa grigia metropoli?
Certo, secondo me l'articolo dice cose giuste, a dimostrarlo c'è la miriade di casi umani che mi sono capitati da cinque anni a questa parte, e non solo. Milano è una città talmente sofisticata, chic e con una rosa di possibilità così ampia che è normale finire per confondersi e non vivere il momento. Risultato: c'è quello che dice di volerti bene, ma non riuscire ad andare oltre perché confuso, non sa cosa vuole, ha mille pensieri in testa... poi l'altra che ha paura di una relazione seria perché teme di commettere sbagli, quindi c'è la coppia che esce da un anno, ma lei dice di farlo solo perché si annoia e, data la facilità della ragazza ad attrarre individui di sesso maschile, la frase ha ben poco di credibile e in realtà probabilmente si vergogna solo di ammettere che è presa.
Poi ci sono io, che da un mese ormai esco col Duca ed è un po' di tempo che mi sono accorta di starci proprio tanto bene.
Perché sento libera di sbagliare.
- E invece sembra che tu dica e faccia tante cose giuste...
Per ora. Chissà.
lunedì 20 maggio 2013
giovedì 9 maggio 2013
Fai così schifo che sei quasi bella!
Non sono una trend setter, non sono nemmeno maestra di stile, oggi ad esempio zompettavo a lezione con una felpa nera infilata su una mise tendente al blu e credo fermamente che, al contrario di quanto sostiene la Spora in questa pill, su di me che son nana, i pantaloni domyos larghi ma fascianti facciano un gioco migliore di qualsiasi leggins push up. Credo anche che in questo periodo ci siano problemi infinitamente più urgenti da trattare, ma L'ARGOMENTO DEVE ESSERE AFFRONTATO!
Parliamo delle Sfumature! Non il libro. Anche se il livello è più o meno lo stesso, sto parlando della meravigliosa tinta sfumata della l'Oreal, quella che applichi su metà capelli e in men che non si dica diventi mezza bionda e mezza com'eri prima. In questi giorni la pubblicizzano tantissimo! Ecco, mi sorge un dubbio: quella roba lì non si chiamava ricrescita? Non era qualcosa di terribilmente antiestetico e fastidioso da vedere? Perché mai ora andrebbe di moda? Al di là del fatto che una colorazione del genere non gioca a favore di chi la porta (lo sanno tutti che i capelli con le radici scure sembrano sporchi, dai!), può piacere e non piacere. Ciò che mi perplime alquanto è come mai qualcosa che prima andava nascosto a tutti i costi ora va mostrato. Lo so, con dei capelli così, oltre che sembrare lerce prima del tempo, qualcuno potrebbe pensarci di ritorno da una vacanza al mare, ma di solito (a me succede), una donna reduce dalle vacanze con la testa bicolore, una volta in città correrebbe dal parrucchiere a nascondere lo schifo. Finché sei in spiaggia può anche starci, ma non oltre! Mi sembra assurdo che qualcuno paghi per farsi una tinta che riproduca un effetto spiacevole prodotto da una causa piacevole. Vai al mare piuttosto! Così, quando tornata a casa sembrerai scema, avrai almeno la scusa di aver trascorso una settimana divertente!
Però in effetti, guardandomi bene intorno, son tante le cose che non mi tornano. Nel senso, un sacco di cose considerate orrende solo cinque anni fa, ora sono assolutamente di tendenza: i mocassini ad esempio, o i jeans alle caviglie che tempo addietro cercavi di nascondere perché nel fare l'orlo avevi tagliato troppo e ti sentivi un idiota... ma d'altra parte è pieno di hipster fighetti che spendono 150 euro per maglioncini finti vintage che ai mercatini dell'usato li trovi a meno e anzi, potrebbero anche pagarti per portarteli a casa!
Adesso anche gli occhiali son diventati un must, c'è chi va in giro con montature vuote, chi arriva addirittura a tatuarseli in faccia!!! Il che gioca totalmente a mio favore: da piccola mi picchiavano, ora invece quando giro per Milano coi miei fondi, mi sento così cool... basta non dire che so cecata per davvero!
Parliamo delle Sfumature! Non il libro. Anche se il livello è più o meno lo stesso, sto parlando della meravigliosa tinta sfumata della l'Oreal, quella che applichi su metà capelli e in men che non si dica diventi mezza bionda e mezza com'eri prima. In questi giorni la pubblicizzano tantissimo! Ecco, mi sorge un dubbio: quella roba lì non si chiamava ricrescita? Non era qualcosa di terribilmente antiestetico e fastidioso da vedere? Perché mai ora andrebbe di moda? Al di là del fatto che una colorazione del genere non gioca a favore di chi la porta (lo sanno tutti che i capelli con le radici scure sembrano sporchi, dai!), può piacere e non piacere. Ciò che mi perplime alquanto è come mai qualcosa che prima andava nascosto a tutti i costi ora va mostrato. Lo so, con dei capelli così, oltre che sembrare lerce prima del tempo, qualcuno potrebbe pensarci di ritorno da una vacanza al mare, ma di solito (a me succede), una donna reduce dalle vacanze con la testa bicolore, una volta in città correrebbe dal parrucchiere a nascondere lo schifo. Finché sei in spiaggia può anche starci, ma non oltre! Mi sembra assurdo che qualcuno paghi per farsi una tinta che riproduca un effetto spiacevole prodotto da una causa piacevole. Vai al mare piuttosto! Così, quando tornata a casa sembrerai scema, avrai almeno la scusa di aver trascorso una settimana divertente!
Però in effetti, guardandomi bene intorno, son tante le cose che non mi tornano. Nel senso, un sacco di cose considerate orrende solo cinque anni fa, ora sono assolutamente di tendenza: i mocassini ad esempio, o i jeans alle caviglie che tempo addietro cercavi di nascondere perché nel fare l'orlo avevi tagliato troppo e ti sentivi un idiota... ma d'altra parte è pieno di hipster fighetti che spendono 150 euro per maglioncini finti vintage che ai mercatini dell'usato li trovi a meno e anzi, potrebbero anche pagarti per portarteli a casa!
Adesso anche gli occhiali son diventati un must, c'è chi va in giro con montature vuote, chi arriva addirittura a tatuarseli in faccia!!! Il che gioca totalmente a mio favore: da piccola mi picchiavano, ora invece quando giro per Milano coi miei fondi, mi sento così cool... basta non dire che so cecata per davvero!
martedì 7 maggio 2013
Ho un sogno: avere un sogno
Dopo mesi di duro lavoro, ore di sofferenze, pianti, crisi isteriche, attacchi d'ansia (ebbene si), pilotine di valeriana, (ri- ebbene si) posso dire di essere a buon punto con la tesi. Nonostante la fine sia ancora lontana, intravedo finalmente LA LUCE! Tuttavia non si può dire che mi senta realizzata, o che al termine di tutto ciò possa dirmi soddisfatta, specialmente quando mi sento dire che ciò che sto facendo vale meno di una laurea. Perdipiù quando queste parole arrivano da qualcuno che per mesi mi ha vista chiudermi in casa, trascorrere tutte (o quasi) le mie domeniche a lavorare davanti a uno schermo, vacanze e giorni di festa inclusi. Sorvolando i pareri di chi pensa che imparare un mestiere abbia meno valore del sudore sui libri, il peggio deve ancora arrivare.
Quando ripenso al fatto che la tesi di per sé non sarà una, ma di fatto si tratterà di tre cortometraggi, mi ricordo che, a parte quello personale e il secondo, ormai archiviato e a mio parere splendido, il terzo è ancora in preparazione, scricchiola e su ogni singola scena si vede chiaramente la mano di un animatore diverso. In conclusione (almeno per ora) è una cagata pazzesca. Del resto lo dissero anche della Corazzata Potemkin, quindi spero che qualche intellettualoide sedicente postmodernista, seguito da una mandria di pecore, ci trovi del bello e lo innalzi a capolavoro incompreso dell'animazione italiana. Per ora, resta uno schifo.
- La sensazione è che siate una mandria di fancazzisti.
La fonte è la stessa e come sopra, avrei qualcosa da obiettare: in primis perché chi parla sa benissimo CON CHI sta parlando, in secondo luogo perché sempre chi parla, a parte conoscere me, lo fa per sentito dire. Appunto, è una sensazione. Non del tutto errata, oserei dire, ma perfettamente applicabile solo a un paio di elementi su un gruppo di dieci. Poi certo, la maggior parte delle volte mi sento un'aliena, sono io l'insana eccezione, non pretendo che tutti affrontino le cose a modo mio, come potrei? Però diciamo che se io mi colloco ad un estremo e all'altro capo stanno quei tre - quattro, al centro c'è tutta una gamma di personaggi che cerca sempre di dare il meglio.
Spiegando con calma, perché rileggendo mi rendo conto che il rischio di essere fraintesa è alto, diciamo che ormai da cinque anni mi sveglio al mattino col pallino del cinema. Adoro trascorrere le mie giornate a lavorare, spengo il mac in aula e dopo un'ora riaccendo il mio e ricomincio a disegnare, quando guardo una persona muoversi, osservo ogni gesto e immagino una possibile intercalazione tra l'uno e l'altro, sperimento, sbaglio, riprovo, mi chiudo in casa, quando potrei cazzeggiare non lo faccio e mi invento qualcosa... sono una perfezionista, sono ossessiva, a tratti insopportabile. E' passione, bella ma intravedo non poche nubi all'orizzonte, la mia vita sociale ne risentirà e potrei trovarmi davanti a scelte non semplici. Tutto ciò non è normale, non pretendo di essere circondata da persone che mi condividano appieno, perdipiù quando accanto a me c'è chi si impegna nonostante questa non sia la sua ragione di vita. Proveniamo tutti da storie diverse, quello che per me è stato un punto d'arrivo, per alcuni non è che un punto di partenza.
Una mia amica mi ha confessato di aver scelto questa scuola perché non voleva iscriversi all'università. Adesso ce la sta mettendo tutta, sta dando il meglio, nonostante quel che fa non le piaccia per niente. Ha 22 anni, io alla sua età studiavo Beni culturali e non ero nemmeno in grado di spiegarne il motivo. Mi piaceva tutto, volevo fare tutto, sono finita lì, perché? Boh. Mesi dopo ho scoperto cosa volevo fare davvero, mi sono laureata e nonostante questo, mi sono iscritta a psicologia cognitiva (o simili ma spiegarlo è complicato). Intorno a me c'erano infermiere trentenni che pensavano, parlavano, leggevano solo di psicologia cognitiva, era la loro passione e probabilmente guardandomi si saranno domandate più volte che cazzo ci stessi io a fare tra loro. Infatti dopo un mese mi sono rimessa in carreggiata e, dopo una strada piuttosto tortuosa, ho trovato il mio posto.
A volte vorrei che a condividere questa passione fossero più di due persone, vorrei trovarmi insieme a qualcuno che non vede tutto ciò come un dovere o un obbligo, ma per ora non è così. Magari lavorando, le cose cambieranno. Per ora convivo con ragazze di 22, 23 anni. Hanno appena finito il liceo, alcune confondono ancora il ch con la k, altre iniziano ogni discussione con "Oh raga..." altre ancora credono che Gorbacev sia il protagonista di una serie tv (ok, questa è grave) ma sono giovani e di tempo per maturare, ne hanno tanto. Per ora ce la stanno mettendo tutta. Mi spiace che il film ne risenta, ma non è colpa loro. Ci stiamo mettendo tutti poca passione, alcuni (non loro) proprio per niente, trascinando così in basso quelli che un poco ci credevano ancora e quando mi si dicono cose come quella di cui sopra, ovvio che mi spiace, ma cosa posso fare? Il problema vero e proprio sta alla base: prima di tutto, io una volta questo era un corso post laurea, ora è post diploma e se da una parte è meraviglioso dare la possibilità fin da subito di mettere in pratica la propria passione per il cinema, dall'altra è alto il rischio di accettare studenti che non hanno ancora le idee ben chiare. Sono in pochi quelli che a 19, 20 anni sanno già cosa fare della loro vita. Io per prima non ne avevo idea, ma l'ho già detto. Come se non basasse, a non rendersi conto della situazione e renderla ancora più ostica ci si mettono gli insegnanti: anziché formarci per due anni, hanno deciso di occuparsi di noi per uno solo, lasciando che impiegassimo il secondo a realizzare progetti senza continuare col programma e senza un vero dialogo che spieghi ad altri insegnanti che se andiamo avanti a fare il film anziché continuare le lezioni non è perché siamo stronzi, non abbiamo voglia, non ci interessa, ma semplicemente perché ci è stato imposto! Così dobbiamo anche sopportare le battutine ironiche dei professori che ci credono disinteressati. Poi quelli immaturi saremmo noi... A complicare ulteriormente la situazione, mettiamoci pure la quantità di ore di attività autonoma in cui
- Cosa facciamo oggi?
- Mah ci inventeremo qualcosa
Si, mi sembra un ottimo metodo per motivare dei già di per sé dispersi studenti, altroché!
Non so bene dove volessi arrivare con questo post sconclusionato, probabilmente era uno sfogo come tanti. Uno di quegli sfoghi che rileggendolo mi lascia tanta sfiducia e ancor più la forte sensazione di essere terribilmente vecchia...
lunedì 22 aprile 2013
Un golfino nero, un ombrello giallo...
Come non amare le feste di laurea! Specialmente quando lo scenario rurale in cui hanno luogo fa pensare a lunghe corse nei prati, cappelli di paglia che svolazzano, ammucchiate nei fienili...
Poi, dopo una settimana di gran caldo e un sole che in Lombardia si vede di rado, decide di piovere proprio QUEL WEEK END e le corse a piedi nudi si trasformano presto in scivolate nel pantano.
Quindi ieri, planinog alla mano, io, LaQ, 075 e altri personaggi che introdurrò man mano, tiriamo una riga su ogni singolo punto del programma e passiamo al piano B. Inutile dire che, complice la pioggia, la situazione scivola a velocità esponenziale:
- Cambio d'orario: anziché partire alle 14, la partenza è ritardata alle 18.
- Il fidanzato di un'amica lavora e lei, rimasta sola in casa e non potendo abbandonare il cane, è impossibilitata a spostarsi.
- L'amica con cui avremmo dovuto partire, decide che, visto il cambio d'orario porterà con sé l suo inutile fidanzato, amorevolmente soprannominato Abat - jour (si dice sia un tipo loquace)
La prospettiva di trascorrere due ore in macchina con abat-jour mi fa quasi ribrezzo. Come se non bastasse, l'amica è in ritardo. Disperata, telefono allaQ, la quale mi invita ad andare a casa sua e partire insieme a lei, il suo +1 e altri amici.
- Ma avete la macchina piena.
- No no! Cioè si, ma viene anche the Duke che recupera una mia collega in Brianza, al limite appena arrivati lì, ti porta lui!
- COSA??
- Dai, fai la brava!
- No no! Era solo per capire quanto truccarmi e che vestito mettere!
- Brava ragazza, giù da battaglia!!
Detto così su due piedi, ero a dir poco sconvolta. Ma spieghiamo con ordine: the Duke (fa molto Moulin Rouge ma a me piace che lo immaginiate diverso!) è un ragazzo con cui ero uscita una volta a novembre o giù di lì. C'era stato un mezzo bacio ma la mia situazione sentimentale, distrutta dalle ripetute percosse di un sassofonista infame, non ci aveva permesso di approfondire la cosa. Dopo quell'uscita c'eravamo sentiti un paio di volte ma dopo un mio rifiuto, era scomparso. Un paio di settimane fa, the Duke è spuntato nuovamente fuori e dopo una breve chiacchierata cosa è finita lì. Sebbene penassi di scrivergli di nuovo, era l'ultima persona che mi aspettavo di vedere alla festa.
Poco importa. Fatto sta che, armata di ombrello, regalo per l'amica dottoressa e lo zaino, prendo un autobus diretto verso casa della Q.
Arrivo da lei in perfetto ordine, peccato che il mio golfino, reduce dal viaggio in bus, puzzasse di cipolla andata a male. Mi lavo, mi rinfresco, ma la situazione non migliora. Scrivo quindi un messaggio a Electric Suzy, nonché neolaureata, per chiederle in prestito un golfino. Mi laverò e mi profumerò nella cascina, per ora puzzo felice e speranzosa che il cappotto nasconda l'odore. In macchina nessuno sembra accorgersi di nulla. Bene così.
Giunti in loco, bacio Suzy, saluto gli amici, prendo il golfino pulito e mi rifugio nel bagno. Cinque minuti dopo ne esco fresca e profumata. L'orrendo cimelio viene cacciato in un pertugio tra gli altri cappotti e da quel momento smette di essere un mio problema!
In balia dei festeggiamenti, tra una chiacchierata e l'altra, the Duke attira la mia attenzione e iniziamo a conversare, toccando argomenti che vanno dalla mia tesi al suo saggio, agli oroscopi, alla psicanalisi, fino a che lui non inizia a parlare della prima volta che ha provato a baciarmi. Non ne avevo un gran ricordo, quel bacio per me aveva significato una lunga attesa e una gran confusione in testa, ma ho deciso di tenere certi pensieri per me e mescolare un po' le cose, forse perché stavolta avevo una gran voglia di baciarlo.
Da quel momento non ho assolutamente idea di cosa sia successo alla festa. Io e il fanciullo ci trasferiamo sotto una tettoia continuando a baciarci e ridere mentre fuori piove, proprio come Liesl e Rolf in Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo trent'anni per gamba ma più o meno la scena era quella. Decisamente romantica e anche molto piacevole. Inutile dirlo, il tempo vola così in fretta che quando torniamo alla festa, i pochi rimasti ci salutano e vanno via.
Nuovamente soli, decidiamo di levare le tende anche noi. Recuperata la giacca, la borsa e l'immancabile golfino putrido che cerco di nascondere sotto il sedile, ripartiamo, non senza difficoltà alla volta di Milano e dopo un'oretta e mezza siamo a casa mia, entrambi stanchi e conciati da sbatter via. Un ultimo bacio prima di salire, afferro la borsa e salgo.
Poi, in un inaspettato momento di lucidità mi rendo conto del dramma: il golfino, QUEL golfino, la cipolla avariata, è rimasto in macchina!! Oddio nnnnnnoooooooooo!!!
Ora, se non dovessi più avere sue notizie, potrei immaginarne i motivi.
*Flash Forward, 2030, la carota in versione Ted Mosby, ma molto più figa, solleva con espressione schifata un pezzo di stoffa nero, putrido e consumato*
- And that's how I met your father!
Ma magari no.
lunedì 25 marzo 2013
Pigiama, golfino, adobe e pioggia
Ultimamente non ci sto con la testa.
Non che prima la situazione fosse drasticamente diversa, ma quantomeno ero in grado di trasformare i miei deliri mentali in qualcosa di costruttivo, chessò, arrivare a leggere un articolo di giornale fino in fondo, finire un libro traendone delle conclusioni sensate, andare a vedere una mostra, passare una giornata a far niente sentendo di aver speso bene il mio tempo (forse quello no), coltivare una scoppiettante vita sociale. Cose così insomma.
Invece in questi giorni mi sembra di non riuscire a concludere nulla di buono. Il mio unico pensiero è la tesi: la scadenza si avvicina e il fatto di non dover consegnare nulla di cartaceo, bensì un film che ormai mi porto dietro da quattro mesi, ruba sempre più spazio a qualsiasi altro passatempo. Si, perché da una parte penso che in fondo sia un compito leggero, qualcosa che amo fare e che quindi non mi pesa, dall'altro sono in qualche modo obbligata, dovendo passare le mie giornate a lezione, in altre faccende affaccendata (nello specifico, a lavorare agli altri due film da consegnare). Quindi finisco per ridurmi a trascorrere le mie giornate a smanettare di fronte al computer e ormai la domenica è un concetto astratto che per me significa solo pigiama, golfino, adobe e brutto tempo.
L'altro giorno chiacchieravo con un'amica che ci è già passata e ora, dopo tre anni di peregrinazione senza sosta, pare a ber trovato il lavoro dei suoi sogni (sempre che le rinnovino il contratto). Ripensando a tutto il suo impegno per la tesi, ne ha concluso che fu solo una fatica inutile.
Peccato che queste illuminazioni arrivino sempre in ritardo. E che per quanto mi ci sforzi, cercando di far tesoro delle sue parole, per ora sembrino così poco convincenti.
Non per nulla lo chiamano Senno di Poi...
Non che prima la situazione fosse drasticamente diversa, ma quantomeno ero in grado di trasformare i miei deliri mentali in qualcosa di costruttivo, chessò, arrivare a leggere un articolo di giornale fino in fondo, finire un libro traendone delle conclusioni sensate, andare a vedere una mostra, passare una giornata a far niente sentendo di aver speso bene il mio tempo (forse quello no), coltivare una scoppiettante vita sociale. Cose così insomma.
Invece in questi giorni mi sembra di non riuscire a concludere nulla di buono. Il mio unico pensiero è la tesi: la scadenza si avvicina e il fatto di non dover consegnare nulla di cartaceo, bensì un film che ormai mi porto dietro da quattro mesi, ruba sempre più spazio a qualsiasi altro passatempo. Si, perché da una parte penso che in fondo sia un compito leggero, qualcosa che amo fare e che quindi non mi pesa, dall'altro sono in qualche modo obbligata, dovendo passare le mie giornate a lezione, in altre faccende affaccendata (nello specifico, a lavorare agli altri due film da consegnare). Quindi finisco per ridurmi a trascorrere le mie giornate a smanettare di fronte al computer e ormai la domenica è un concetto astratto che per me significa solo pigiama, golfino, adobe e brutto tempo.
L'altro giorno chiacchieravo con un'amica che ci è già passata e ora, dopo tre anni di peregrinazione senza sosta, pare a ber trovato il lavoro dei suoi sogni (sempre che le rinnovino il contratto). Ripensando a tutto il suo impegno per la tesi, ne ha concluso che fu solo una fatica inutile.
Peccato che queste illuminazioni arrivino sempre in ritardo. E che per quanto mi ci sforzi, cercando di far tesoro delle sue parole, per ora sembrino così poco convincenti.
Non per nulla lo chiamano Senno di Poi...
domenica 24 marzo 2013
Pic Nic
CdS è a dieta. Dopo un anno lontana dalle sigarette (oggi), ha deciso di eliminare anche buona parte dei carboidrati, dei grassi e tutto ci che la rende così diversa dalla gnocca stratosferica che era prima di entrare nell'inferno also known as Scuola cinica. Secondo me è gnocca lo stesso ma sapendo quanto possa essere irritabile una persona privata di carboidrati, mi astengo da giudizi ed evito (se posso) di divorare cioccolata in sua presenza. Per fortuna la sta prendendo bene e, nonostante le disavventure e la pressione della tesi, sembra piuttosto in pace con sé stessa. Forse il fatto che manchi una settimana al termine del supplizio rende tutto più sopportabile, ci sono buone possibilità che tra poco meno di sette giorni ricominci a nutrirsi di cibi normali anziché aria e sabbia sotto forma di biscotti, quindi spesso ci ritroviamo a fantasticare e pianificare i prossimi brunch, pranzi e feste similari.
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
- Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
- Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari...
- Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
- Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
- Come sarebbero questi vestiti?
- Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
- Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume...
- Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
- ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
- Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
- Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
- Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari...
- Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
- Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
- Come sarebbero questi vestiti?
- Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
- Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume...
- Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
- ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
- Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"
mercoledì 20 febbraio 2013
Valentina in libreria
Oggi dopo la lezione, ho deciso di fare un giretto alla Feltrinelli, un luogo sempre ricco di ottimi spunti per le mie riflessioni sulla vita, l'universo e tutto il resto no altrimenti ci avrei già guadagnato parecchio.
Insomma, stasera, dopo mesi che valutavo la situazione, ho deciso di lasciar perdere qualsiasi tipo di remora e comprare l'ennesimo capitolo dell'ennesima saga un po' fantasy, un po' erotico - strappalacrime. Si sa come vanno queste cose: ti avvicini a un libro perché ti piace la copertina, poi lo apri e scopri che anche il carattere con cui è scritto e la mole di pagine (800 in carattere quattordici, che anche col buio i miei quattro occhioni riescono a decifrarlo senza problemi) potrebbero rivelarsi interessanti e finisce che lo compri. Dopo mesi di polvere e mansioni da fermaporte, finisci per leggerlo e ti piace un sacco. Scoprendo che si tratta del capitolo di una trilogia, a metà tra il dubbio che possa rivelare una boiata e la voglia di sapere come va a finire, lasci passare un anno, ma poi, nel giro di dieci giorni, hai divorato sia il secondo che il terzo volume e l'amore per questa storia rasenta la dipendenza grave. Solo che la storia è finita, conclusa, terminata. Ma poi scopri che non è proprio così, e l'autrice ha iniziato un'altra trilogia (che però in Italia, come è giusto che sia, è divisa in sei libri) che inizia da dove ci eravamo lasciati l'ultima volta ma spostandosi da un protagonista ad uno nuovo. Aiuto. Qui la dipendenza è grave ma i dubbi lo sono ancora di più: e se la storia non fosse all'altezza della prima? E se, cambiando protagonista, l'empatia scomparisse completamente? E se... e se... e se... ho finito per cedere e rischiare, con la consapevolezza che la delusione potrebbe essere cocente.
Morale della favola, mi introduco in libreria con aria furtiva e noto che lo scaffale su cui il libro si trova è lo stesso (ma il lato diverso) su cui giace roba tipo Twilight, Warm Bodies e tutti i morti della Harris. Va beh, lo afferro e sempre più furtiva, mi dirigo alla cassa. Poi penso che però un po' di zucchero (badilate di zucchero) e romanticismo fantaerotico non farebbero male e che gli hipster che leggono David Foster Wallace possono tranquillamente morire sul rogo. David Foster Wallace sta al seitan come Jacqueline Carey sta ad bell'hamburger (non una fiorentina ma almeno è cibo vero). Dopo aver letto decine di cose di cui non capite niente, avrete finalmente voglia anche voi di staccare il cervello e svagare un po' susu. Ma questo è il discorso che ho intrapreso qualche post fa quindi non mi ripeto.
Tornando in libreria e alla mia strada verso la cassa, prima di raggiungerla, mi imbatto in una pila di libri per ragazzine e li guardo. Trattasi della saga di Valentina, scritta da Angelo Petrosino. Non so se quando eravate piccoli li avete mai letti. C'era Le fatiche di Valentina, Non arrenderti, Valentina, Cosa sogni Valentina. Tutti che parlavano di questa ragazzina torinese, un po' supereroina, un po' geniale, un po' semplicemente precorritrice degli hipster di oggi. Una ragazza perfetta, bionda, carina, intelligente, responsabile, capace dopo quattro lezioni con il suo amico Ben di parlare un inglese che manco io dopo due mesi a Londra... anche un po' noiosa, però quando avevo dieci anni ci stava tutta. Ora le cose sono un po' cambiate. I libri, da tre sono diventati 80 e probabilmente, visto il carattere, l'interlinea, i disegnini e tutto il resto, si rivolgono on più a bambini di dieci anni ma di sei. All'inizio ho pensato: Ammazza che fortunelli, io mica ce li avevo tutti sti libri quando facevo le elementari. Poi ho lett i titoli. Sorvolando V come Valentina (va beh) possiamo trovare Un mistero per Valentina, In viaggio con Valentina, A scola con Valentina, La cugina di Valentina, i nonni, gli zii, i nipoti e i figliastri di Valentina, Al vernissage con Valentina e per ultimi Valentina Ama Tazio e Un amico in Internet per Valentina. Tazio? Chi è TAZIO! E Ben? Quel povero ragazzino inglese tanto timido e tenero che ci ha messo tre libri per strapparle un bacetto? TAZIO! Pfff. E soprattutto INTERNET? Gli amici di INTERNET in un libro per bambini? Con magari Valentina che manda e-mail allegando foto e chissà, incontra Tazio in una chat! Cosa facciamo leggere ai nostri bambini? Lo sanno tutti che Internet è un luogo pericoloso e non adatto ai bambini, meglio non istigarli con letture del genere no? Che poi crescono, aprono blog idioti e iniziano a leggere libri fantasy erotici!
martedì 19 febbraio 2013
Strane epifanie alla fermata del tram
Sono una persona tendenzialmente allergica alle romanticherie convenzionali, specie d questi tempi, che il massimo della romanticheria a cui posso ambire si avvicina a conversazioni di questo tipo:
- Gabri, domani mi riempi di complimenti?
- Mmmmmh... No!
- Puoi anche non crederci, vanno bene anche se non li pensi veramente!
- Allora si dai!
(Gabri, uomo di due metri abbastanza figo da generare fantasie violente, ma anche abbastanza stupido e fraterno per spegnere all'istante qualsiasi pensiero impuro)
Però tutta questa storia non ha solo a che fare col romanticismo, l'amore e le dolcezze in sé, ma abbraccia un ambito più largo, come l'equilibrio e il buonumore che in questo periodo sono stati un po' per i fatti loro.
Insomma, venerdì ero sul tram a leggere il mio libro ascoltando a ripetizione una canzone dei Kasabian. Il tram si ferma e io mi alzo per scendere. Mentre raggiungo l'uscita, cercando di non colpire troppo forte i passeggeri che ci mettevano un quarto d'ora a scendere due gradini, mi giro e vedo una ragazza in piedi ad aspettare che tutti scendessero. Era ferma, non stava facendo nulla di che ma, paragonata a me e alla mia proverbiale diplomazia nei confronti della folla, sembrava l'immagine della serenità e dell'educazione. E' scesa con calma e appena raggiunto il marciapiede, ha abbracciato e baciato il ragazzo che era lì ad attenderla. Sono rimasta un po' a guardarli, non erano stucchevoli o fastidiosi, non mi hanno rattristata e nemmeno fatto nascere alcun raptus omicida. Erano solo tanto carini e innamorati e io di buon umore. Ho sorriso e me ne sono andata pensando a quanto mi mancava sentirmi così, avrei voluto essere come lei, forse addirittura essere lei in quel momento. Almeno per quel minuto che ci siamo incrociate, mi è sembrato di vedere tutto l'equilibrio, il benessere, la tranquillità che ora mancano a me.
Era strano ma mi aveva messa davvero di buon umore e ho capito che forse, per ricominciare a stare bene come prima (prima di giugno, mettiamola così) devo calmarmi, smetterla di alzarmi ad un orario imprecisato dopo le otto e mezza, arrivare tardi sempre e comunque, tenere i vestiti ammucchiati sul letto, uscire di casa sfatta e incasinata e soprattutto sempre, perennemente arrabbiata. Ed è solo l'inizio d una lunga lista.
E' vero, prima ho pensato che se youtube avesse fatto partire l'ennesima pubblicità, avrei fracassato lo schermo del computer, ma pian piano ci sto lavorando.
- Gabri, domani mi riempi di complimenti?
- Mmmmmh... No!
- Puoi anche non crederci, vanno bene anche se non li pensi veramente!
- Allora si dai!
(Gabri, uomo di due metri abbastanza figo da generare fantasie violente, ma anche abbastanza stupido e fraterno per spegnere all'istante qualsiasi pensiero impuro)
Però tutta questa storia non ha solo a che fare col romanticismo, l'amore e le dolcezze in sé, ma abbraccia un ambito più largo, come l'equilibrio e il buonumore che in questo periodo sono stati un po' per i fatti loro.
Insomma, venerdì ero sul tram a leggere il mio libro ascoltando a ripetizione una canzone dei Kasabian. Il tram si ferma e io mi alzo per scendere. Mentre raggiungo l'uscita, cercando di non colpire troppo forte i passeggeri che ci mettevano un quarto d'ora a scendere due gradini, mi giro e vedo una ragazza in piedi ad aspettare che tutti scendessero. Era ferma, non stava facendo nulla di che ma, paragonata a me e alla mia proverbiale diplomazia nei confronti della folla, sembrava l'immagine della serenità e dell'educazione. E' scesa con calma e appena raggiunto il marciapiede, ha abbracciato e baciato il ragazzo che era lì ad attenderla. Sono rimasta un po' a guardarli, non erano stucchevoli o fastidiosi, non mi hanno rattristata e nemmeno fatto nascere alcun raptus omicida. Erano solo tanto carini e innamorati e io di buon umore. Ho sorriso e me ne sono andata pensando a quanto mi mancava sentirmi così, avrei voluto essere come lei, forse addirittura essere lei in quel momento. Almeno per quel minuto che ci siamo incrociate, mi è sembrato di vedere tutto l'equilibrio, il benessere, la tranquillità che ora mancano a me.
Era strano ma mi aveva messa davvero di buon umore e ho capito che forse, per ricominciare a stare bene come prima (prima di giugno, mettiamola così) devo calmarmi, smetterla di alzarmi ad un orario imprecisato dopo le otto e mezza, arrivare tardi sempre e comunque, tenere i vestiti ammucchiati sul letto, uscire di casa sfatta e incasinata e soprattutto sempre, perennemente arrabbiata. Ed è solo l'inizio d una lunga lista.
E' vero, prima ho pensato che se youtube avesse fatto partire l'ennesima pubblicità, avrei fracassato lo schermo del computer, ma pian piano ci sto lavorando.
mercoledì 13 febbraio 2013
Io dico NO al Captcha
L'altra sera - colpa mia che dimentico sempre le password - cercavo disperatamente di entrare su twitter. Al ventesimo tentativo ho deciso di rinunciare, imprecando selvaggiamente. Non tanto per i vari fallimenti, quanto perché, una volta si e una no, veniva fuori il temutissimo CAPTCHA, quel codice... va beh, non serve che io spieghi cos'è... che ha fatto salire a quaranta i miei disperati tentativi d'accesso.
Lì per lì, presa da un profondo momento di sconforto, ho pensato che, qualora Berlusconi avesse promesso di eliminare tutti i captcha dalla faccia della terra, fooooorse avrebbe avuto il mio voto. Poi ho cominciato a parlare da sola e tirare testate contro il muro, dopo ancora ho capito di aver formulato pensieri da non ripetere a voce alta e sono tornata in me.
Questo per farvi capire i maledetti effetti del fenomeno captcha.
Che poi io, a cosa serve non l'ho ancora capito! Dicono per verificare che tu non sia un robot, ma è evidente che il risultato è confermare che tu lo sia, perché ditemi voi chi è in grado di leggerlo se non un androide!Ditemelo. E non c'entro io che vedo poco. Anche il mio amico programmatore non capisce una fava!
Quindi, a meno che non mi capiti da identificare una roba simile (immagine sotto) così, giusto per esplicitare una volta per tutte com mai le mie giornate siano sempre così noiose, TOGLIETE I CAPTCHA e spargete il verbo!
martedì 12 febbraio 2013
Gioco degli 11
Non scrivo più da talmente tanto tempo, che quasi aspettavo una cosa del genere, se non altro per tenere il blog un minimo aggiornato... Così, grazie ad Alex V, di Tè agli elefanti continuo anch'io il gioco degli 11.
1. Qual'è stato il tuo costume di Carnevale preferito?
Sono indecisa tra la meravigliosa toga di cinque anni fa e il costume da elettrocardiogramma, entrambi di grande effetto e perfetti per una situazione last minute. Dovete sapere che io passo cinquantun settimane l'anno a fantasticare sul costume di Carnevale da indossare e la cinquantaduesima mandando tutti i piani all'aria.
2. Se fossi un oggetto, cosa saresti?
Una matita. una matitina dell'ikea. tile, sempre disponibile in ogni momento, capace di saltare fuori nelle situazioni d'emergenza. Piccola ma ovviamente questo è relativo.
3. Ti hanno mai dedicato una canzone? Si. sorvolando le risate che ancora suscita il semisconosciuto che mi dedicò "Sono un ragazzo fortunato", il mio ex diceva che ascoltare Beside you di Van Morriso, gli ricordava me.
4. Hai mai avuto un CDM (aka Coinquilino di Merda)?
Più di uno. A londra ovviamente, avevo la casa invasa da tamarri che, oltre ad occupare la cucina per cene e pranzi nuziali (invitando amici che abitavano nel quartiere) e farsi circa 8 dcce al giorno, amavano svegliarci sparando POMPO NELLE CASSE alle otto del mattino. Ecco, NO!
5. Se potessi vivere un giorno nella pelle di qualcun altro (stile "Essere John Malkovich"), chi vorresti essere?
Il mio ex. E' completamente indipendente e quasi realizzato, bello, lavora, ha una macchina, vive da solo, è in grado di fare pressoché qualsiasi cosa... penso che un giorno non mi basterebbe. Vorrei sapere cosa si prova ad essere completamente indipendenti.
6. Credi nella metempsicosi?
Lo spero, sai che noia altrimenti? Essendoci varie teorie sull'argomento, vorrei sperare di poter scegliere quella più conveniente.
7. Cosa pensi degli ingegneri?
Escludendo il mio amore incondizionato per un ingegnere in particolare (aka batterista, aka jazzista, aka LUI... si, quello di questa primavera), credo che siano soggetti interessanti e mi incuriosiscono alquanto. Inoltre CdS sostiene che l'uomo della mia vita sia uno di loro quindi, chiudendo il cerchio, voglio solo avere l'occasione per incontrare di nuovo il mio jazzista aka batterista aka ingegnere acustico (aka hobbit, ok) per accasarmi una volta per tutte.
8. E dei medici?
Mi fanno paura. ma solo mentre lavorano e in particolare se io faccio in qualche modo parte del loro incarico. Nel mondo reale penso siano insostituibili e hanno tutta la mia ammirazione.
9. E degli studenti di lettere? Da ex studentessa di lettere, posso dire che si dividono tra pseudointellettuali presuntuosi, incoscienti e persone terribilmente stoiche dotate di una grandissima passione. Io non lo rifarei. In un momento di crisi ho anche pensato che fosse uno studio inutile. Meglio studiare qualcosa di pratico e utile, dedicando alla cultura il proprio tempo libero, piuttosto che il contrario.
10. Se ti dico "Le Ore", a cosa pensi per prima cosa?
Al film The hours, che poi all'inizio era un libro ma che non ho letto...
11. Se ti chiedessi di scegliere tra le due sfighe seguenti, ovvero l'amare senza essere riamato indietro, o il non amare e l'essere stalkerato, cosa sceglieresti?
Ma non sono io che scelgo! Alla prima ormai ho fatto il callo. Il peggio (e mi sta capitando) è Amare, non essendo amati e in più essere stalkerati dalla ex del soggetto in questione. Ma ci rido su!
Ora undici cose su di me (e spero di non ripetermi)
1. Ho una voglia spropositata di tornare a Londra. So che la prima esperienza mi ha delusa terribilmente ma credo di averne bisogno. Se non altro per staccare un po'.
2. Ho studiato spagnolo alle superiori ma l'ho dimenticato. ora quando parlo, metto le esse alla fine di ogni parola.
3. Vedo in 2D. Non so spiegare bene come sia questa cosa ma mi piace dirlo. Nella pratica, non riesco a percepire la figura tridimensionale in quelle immaginate tutte colorate e prendo delle grandi pallonate in faccia.
4. Adoro girare in bicicletta ma sono terribilmente combattuta tra l'indipendenza e l'impossibilità di leggere sui mezzi pubblici.
5. Mi infurio come una gorgone quando qualcuno asserisce che io non sappia cucinare. Specialmente se quel qualcuno ha assaggiato solo due cose da me cucinate e non dopo il 2006.
6. Mi sono tinta i capelli di castano. non perché odiassi il rosso o non lo sopportassi più, ma perché l'henné, dopo una settimana, era rimasto solo sulla parte già colorata lasciandomi dieci centimetri di ricrescita. Quindi ho piagniucolato e sono corsa dal parrucchiere.
7. Sto seriamente pensando di cambiare mestiere.
8. Mi manca la primavera, il caldo, le giornate lunghe. Anche se di solito, quando non riesco a vivere appieno l'inverno, la bella stagione si rivela uno schifo totale.
9. A volte mi chiedo come sarei se fossi un uomo. Poi mi ricordo che somiglio talmentee tnto a mio padre che l'idea di essere la sua fotocopia mi provoca terrore.
10. Ultimamente sto pensando di andare a vivere da sola. Ma credo di essermi persa esperienze importanti come la convivenza (ok, non del tutto ma due mesi non possono definirsi come un'esperienza determinante) .
11. Spesso penso a come sarà da qui ad un anno, ma ci pensavo anche l'anno scorso e l'idea di rispondere "come l'anno scorso", mi spaventa un po'.
ora undici domande:
1. Vi capita mai di avere la risposta pronta ma mai qualcuno che vi fa la domanda?
2. Quando e perché avete aperto il blog? (ok, questa è trita ma son curiosa anch'io)
3. Quando Berlusconi vince le elezioni, vi capita mai di chiedervi come sia potuto succedere?
4. Come dovrebbe essere la vostra giornata ideale?
5. Quando leggete un libro o guardate un film, cosa deve avere per potervi rendere completamente soddisfatti?
6. Mai provata l'ipnosi? Cosa pensate a riguardo?
7. Come vedete la domenica?
8. Cibo dolce o cibo salato?
9. Come vivete i rapporti di coppia?
10. Il più vecchio amico che vate, a quando risale?
11. Anche per voi è stato molto faticoso pensare a undici domande?
Ora sono curiosa di sentire le vostre!
1. Qual'è stato il tuo costume di Carnevale preferito?
Sono indecisa tra la meravigliosa toga di cinque anni fa e il costume da elettrocardiogramma, entrambi di grande effetto e perfetti per una situazione last minute. Dovete sapere che io passo cinquantun settimane l'anno a fantasticare sul costume di Carnevale da indossare e la cinquantaduesima mandando tutti i piani all'aria.
2. Se fossi un oggetto, cosa saresti?
Una matita. una matitina dell'ikea. tile, sempre disponibile in ogni momento, capace di saltare fuori nelle situazioni d'emergenza. Piccola ma ovviamente questo è relativo.
3. Ti hanno mai dedicato una canzone? Si. sorvolando le risate che ancora suscita il semisconosciuto che mi dedicò "Sono un ragazzo fortunato", il mio ex diceva che ascoltare Beside you di Van Morriso, gli ricordava me.
4. Hai mai avuto un CDM (aka Coinquilino di Merda)?
Più di uno. A londra ovviamente, avevo la casa invasa da tamarri che, oltre ad occupare la cucina per cene e pranzi nuziali (invitando amici che abitavano nel quartiere) e farsi circa 8 dcce al giorno, amavano svegliarci sparando POMPO NELLE CASSE alle otto del mattino. Ecco, NO!
5. Se potessi vivere un giorno nella pelle di qualcun altro (stile "Essere John Malkovich"), chi vorresti essere?
Il mio ex. E' completamente indipendente e quasi realizzato, bello, lavora, ha una macchina, vive da solo, è in grado di fare pressoché qualsiasi cosa... penso che un giorno non mi basterebbe. Vorrei sapere cosa si prova ad essere completamente indipendenti.
6. Credi nella metempsicosi?
Lo spero, sai che noia altrimenti? Essendoci varie teorie sull'argomento, vorrei sperare di poter scegliere quella più conveniente.
7. Cosa pensi degli ingegneri?
Escludendo il mio amore incondizionato per un ingegnere in particolare (aka batterista, aka jazzista, aka LUI... si, quello di questa primavera), credo che siano soggetti interessanti e mi incuriosiscono alquanto. Inoltre CdS sostiene che l'uomo della mia vita sia uno di loro quindi, chiudendo il cerchio, voglio solo avere l'occasione per incontrare di nuovo il mio jazzista aka batterista aka ingegnere acustico (aka hobbit, ok) per accasarmi una volta per tutte.
8. E dei medici?
Mi fanno paura. ma solo mentre lavorano e in particolare se io faccio in qualche modo parte del loro incarico. Nel mondo reale penso siano insostituibili e hanno tutta la mia ammirazione.
9. E degli studenti di lettere? Da ex studentessa di lettere, posso dire che si dividono tra pseudointellettuali presuntuosi, incoscienti e persone terribilmente stoiche dotate di una grandissima passione. Io non lo rifarei. In un momento di crisi ho anche pensato che fosse uno studio inutile. Meglio studiare qualcosa di pratico e utile, dedicando alla cultura il proprio tempo libero, piuttosto che il contrario.
10. Se ti dico "Le Ore", a cosa pensi per prima cosa?
Al film The hours, che poi all'inizio era un libro ma che non ho letto...
11. Se ti chiedessi di scegliere tra le due sfighe seguenti, ovvero l'amare senza essere riamato indietro, o il non amare e l'essere stalkerato, cosa sceglieresti?
Ma non sono io che scelgo! Alla prima ormai ho fatto il callo. Il peggio (e mi sta capitando) è Amare, non essendo amati e in più essere stalkerati dalla ex del soggetto in questione. Ma ci rido su!
Ora undici cose su di me (e spero di non ripetermi)
1. Ho una voglia spropositata di tornare a Londra. So che la prima esperienza mi ha delusa terribilmente ma credo di averne bisogno. Se non altro per staccare un po'.
2. Ho studiato spagnolo alle superiori ma l'ho dimenticato. ora quando parlo, metto le esse alla fine di ogni parola.
3. Vedo in 2D. Non so spiegare bene come sia questa cosa ma mi piace dirlo. Nella pratica, non riesco a percepire la figura tridimensionale in quelle immaginate tutte colorate e prendo delle grandi pallonate in faccia.
4. Adoro girare in bicicletta ma sono terribilmente combattuta tra l'indipendenza e l'impossibilità di leggere sui mezzi pubblici.
5. Mi infurio come una gorgone quando qualcuno asserisce che io non sappia cucinare. Specialmente se quel qualcuno ha assaggiato solo due cose da me cucinate e non dopo il 2006.
6. Mi sono tinta i capelli di castano. non perché odiassi il rosso o non lo sopportassi più, ma perché l'henné, dopo una settimana, era rimasto solo sulla parte già colorata lasciandomi dieci centimetri di ricrescita. Quindi ho piagniucolato e sono corsa dal parrucchiere.
7. Sto seriamente pensando di cambiare mestiere.
8. Mi manca la primavera, il caldo, le giornate lunghe. Anche se di solito, quando non riesco a vivere appieno l'inverno, la bella stagione si rivela uno schifo totale.
9. A volte mi chiedo come sarei se fossi un uomo. Poi mi ricordo che somiglio talmentee tnto a mio padre che l'idea di essere la sua fotocopia mi provoca terrore.
10. Ultimamente sto pensando di andare a vivere da sola. Ma credo di essermi persa esperienze importanti come la convivenza (ok, non del tutto ma due mesi non possono definirsi come un'esperienza determinante) .
11. Spesso penso a come sarà da qui ad un anno, ma ci pensavo anche l'anno scorso e l'idea di rispondere "come l'anno scorso", mi spaventa un po'.
ora undici domande:
1. Vi capita mai di avere la risposta pronta ma mai qualcuno che vi fa la domanda?
2. Quando e perché avete aperto il blog? (ok, questa è trita ma son curiosa anch'io)
3. Quando Berlusconi vince le elezioni, vi capita mai di chiedervi come sia potuto succedere?
4. Come dovrebbe essere la vostra giornata ideale?
5. Quando leggete un libro o guardate un film, cosa deve avere per potervi rendere completamente soddisfatti?
6. Mai provata l'ipnosi? Cosa pensate a riguardo?
7. Come vedete la domenica?
8. Cibo dolce o cibo salato?
9. Come vivete i rapporti di coppia?
10. Il più vecchio amico che vate, a quando risale?
11. Anche per voi è stato molto faticoso pensare a undici domande?
Ora sono curiosa di sentire le vostre!
sabato 26 gennaio 2013
...è come desiderare ardentemente di avere mal di testa!
Confesso di essere un po confusa.
Mi pare di aver già affrontato l'argomento in maniera più o meno spicciola ma l'altro giorno, dopo aver finito di leggere Un amore, di Buzzati, mi sono trovata a rifletterci di nuovo e credo di dover approfondire un po' la faccenda.
Sebbene non abbia fatto fatica a finirlo, ho chiuso il libro con stizza, fastidio, tristezza e un'altra lunga serie di emozioni tutt'altro che positive. Mi è piaciuto? Per niente. Eppure a quanto pare, Un amore è considerato un capolavoro, un classico della letteratura italiana.
Per quanto riguarda la forma, la descrizione della Milano negli anni sessanta nulla da dire. L'argomento poi, delicato e attuale, è trattato con un garbo e una finezza non semplici quando si affrontano tematiche come la prostituzione, ma forse è dovuta al fatto che, quando è stato scritto erano altri tempi, la dignità delle persone era diversa e i tabù molto più numerosi di quelli presenti oggi.
tutto il resto però mi ha davvero messa di cattivo umore, a cominciare dai personaggi: Antonio è un uomo che il mio amico D. liquiderebbe come un sottone. Per me è un uomo pieno di problemi, maschilista, superficiale, immaturo, a tratti stronzo e terribilmente paranoico. Non che Laide, la donna di cui si innamora non gliene dia motivo: una ragazza viziata, opportunista, bugiarda e stupida. In fondo è anche giustificata dalla situazione: a lei, farsi mantenere da un borghese cinquantenne conviene tanto da superare il ribrezzo che prova per lui (del resto una prostituta non ha grane possibilità di scelta) e sopportare le continue scenate di gelosia. Perlopiù un cinquantenne borghese sedicente innamorato che però continua a trattarla da prostituta, senza volerla sposare, tantomeno presentarla agli amici o fare di lei una donna onesta. Un po' egoista, forse abbastanza da giustificare il fatto che Laide, davanti a tutto questo, continui a comportarsi da prostituta, nascondendolo a lui. Antonio se l'è voluta, se l'è cercata.
Ma per quanto lei si comporti in maniera comprensibile, non è certo un personaggio nel quale immedesimarsi facilmente, tantomeno prenderne le parti. Per non parlare di lui: un uomo talmente sgradevole da allontanare il lettore. Un personaggio con cui NON CI SI VUOLE identificare. Tutto questo ovviamente non è che un parere personale, fatto sta che non mi è piaciuto per niente, mi ha rattristata, mi ha fatto venire il nervoso, mi ha costretta a riflettere su vicende e che avrei preferito rimanessero sepolte, senza pensarci troppo su affrontandole in maniera più serena qualora ricapitassero alla porta. Ma ripeto, questo è un mio parere. Però continuo a sentire quel senso di colpa, quella vocina interiore che sembra ripetermi "come, non ti è piaciuto? E' un capolavoro, non capisci proprio niente!"
Ed è proprio qui che sta la mia confusione: non capisco se la differenza tra la bellezza oggettiva e il mio gusto personale sia giustificata. E' corretto, è normale che un'opera d'arte, considerata un vero e proprio saggio nel suo genere, possa lasciarmi indifferente o farmi addirittura schifo? Sono io che non capisco nulla?
Io credo (e l'ho già detto), che la maggior parte della gente che frequento menta spudoratamente per una pura e semplice questione d'immagine, ad esempio: Studi cinema? Ma come puoi non amare Godard?!
Ecco, a me Godard non piace per niente. Non so che farci, mi da i nervi! Genio assoluto certo, uomo del suo tempo, innovatore e iniziatore della novelle vague. Però bisogna ammettere che non sia proprio un grande intrattenitore... fai cinema bello mio, se i tuoi film si rivolgono ad un vasto pubblico ma solo dieci persone riescono ad arrivare fino alla fine e cinque di queste a capire cosa volevi dirci, mi sa che hai sbagliato mestiere! Quando poi penso a Carnage, sono ancora più confusa: è geniale come film! Un atto unico con quattro personaggi chiusi in una stanza, perfetta coincidenza tra la durata del film e quella delle vicende, ti incolla allo schermo perché vuoi vere fino a che punto arriveranno a torturarsi questi quattro nevrotici. Però, se quando ho iniziato a vederlo ero mediamente apatica, mi sono alzata dalla sedia con un'angoscia e una tristezza indescrivibili. Come accade per Un amore, anche Carnage probabilmente suscita le emozioni che il regista voleva provocare nello spettatore. Bello si, ma se mi chiedessero di rivederlo direi no grazie! Non mi è piaciuto. Sono emozioni non esattamente piacevoli da affrontare. Perché mi proponi qualcosa se sai di volermi suscitare sensazioni negative? E soprattutto, perché c'è gente che ammette di gradire qualcosa che provochi le suddette sensazioni? Pazzi, masochisti! Come disse CdS una volta, è come desiderare ardentemente di avere mal di testa!!!
Sto bestemmiando? Sono un'ignorante? Io non credo. Penso che ci siano tempi e luoghi per riflettere e altri per liberare la mente. La vita reale è già abbastanza incontrollabile e brutta di per sé, quando leggo un libro o guardo un film, desidero che vada tutto bene, almeno lì...
Mi pare di aver già affrontato l'argomento in maniera più o meno spicciola ma l'altro giorno, dopo aver finito di leggere Un amore, di Buzzati, mi sono trovata a rifletterci di nuovo e credo di dover approfondire un po' la faccenda.
Sebbene non abbia fatto fatica a finirlo, ho chiuso il libro con stizza, fastidio, tristezza e un'altra lunga serie di emozioni tutt'altro che positive. Mi è piaciuto? Per niente. Eppure a quanto pare, Un amore è considerato un capolavoro, un classico della letteratura italiana.
Per quanto riguarda la forma, la descrizione della Milano negli anni sessanta nulla da dire. L'argomento poi, delicato e attuale, è trattato con un garbo e una finezza non semplici quando si affrontano tematiche come la prostituzione, ma forse è dovuta al fatto che, quando è stato scritto erano altri tempi, la dignità delle persone era diversa e i tabù molto più numerosi di quelli presenti oggi.
tutto il resto però mi ha davvero messa di cattivo umore, a cominciare dai personaggi: Antonio è un uomo che il mio amico D. liquiderebbe come un sottone. Per me è un uomo pieno di problemi, maschilista, superficiale, immaturo, a tratti stronzo e terribilmente paranoico. Non che Laide, la donna di cui si innamora non gliene dia motivo: una ragazza viziata, opportunista, bugiarda e stupida. In fondo è anche giustificata dalla situazione: a lei, farsi mantenere da un borghese cinquantenne conviene tanto da superare il ribrezzo che prova per lui (del resto una prostituta non ha grane possibilità di scelta) e sopportare le continue scenate di gelosia. Perlopiù un cinquantenne borghese sedicente innamorato che però continua a trattarla da prostituta, senza volerla sposare, tantomeno presentarla agli amici o fare di lei una donna onesta. Un po' egoista, forse abbastanza da giustificare il fatto che Laide, davanti a tutto questo, continui a comportarsi da prostituta, nascondendolo a lui. Antonio se l'è voluta, se l'è cercata.
Ma per quanto lei si comporti in maniera comprensibile, non è certo un personaggio nel quale immedesimarsi facilmente, tantomeno prenderne le parti. Per non parlare di lui: un uomo talmente sgradevole da allontanare il lettore. Un personaggio con cui NON CI SI VUOLE identificare. Tutto questo ovviamente non è che un parere personale, fatto sta che non mi è piaciuto per niente, mi ha rattristata, mi ha fatto venire il nervoso, mi ha costretta a riflettere su vicende e che avrei preferito rimanessero sepolte, senza pensarci troppo su affrontandole in maniera più serena qualora ricapitassero alla porta. Ma ripeto, questo è un mio parere. Però continuo a sentire quel senso di colpa, quella vocina interiore che sembra ripetermi "come, non ti è piaciuto? E' un capolavoro, non capisci proprio niente!"
Ed è proprio qui che sta la mia confusione: non capisco se la differenza tra la bellezza oggettiva e il mio gusto personale sia giustificata. E' corretto, è normale che un'opera d'arte, considerata un vero e proprio saggio nel suo genere, possa lasciarmi indifferente o farmi addirittura schifo? Sono io che non capisco nulla?
Io credo (e l'ho già detto), che la maggior parte della gente che frequento menta spudoratamente per una pura e semplice questione d'immagine, ad esempio: Studi cinema? Ma come puoi non amare Godard?!
Ecco, a me Godard non piace per niente. Non so che farci, mi da i nervi! Genio assoluto certo, uomo del suo tempo, innovatore e iniziatore della novelle vague. Però bisogna ammettere che non sia proprio un grande intrattenitore... fai cinema bello mio, se i tuoi film si rivolgono ad un vasto pubblico ma solo dieci persone riescono ad arrivare fino alla fine e cinque di queste a capire cosa volevi dirci, mi sa che hai sbagliato mestiere! Quando poi penso a Carnage, sono ancora più confusa: è geniale come film! Un atto unico con quattro personaggi chiusi in una stanza, perfetta coincidenza tra la durata del film e quella delle vicende, ti incolla allo schermo perché vuoi vere fino a che punto arriveranno a torturarsi questi quattro nevrotici. Però, se quando ho iniziato a vederlo ero mediamente apatica, mi sono alzata dalla sedia con un'angoscia e una tristezza indescrivibili. Come accade per Un amore, anche Carnage probabilmente suscita le emozioni che il regista voleva provocare nello spettatore. Bello si, ma se mi chiedessero di rivederlo direi no grazie! Non mi è piaciuto. Sono emozioni non esattamente piacevoli da affrontare. Perché mi proponi qualcosa se sai di volermi suscitare sensazioni negative? E soprattutto, perché c'è gente che ammette di gradire qualcosa che provochi le suddette sensazioni? Pazzi, masochisti! Come disse CdS una volta, è come desiderare ardentemente di avere mal di testa!!!
Sto bestemmiando? Sono un'ignorante? Io non credo. Penso che ci siano tempi e luoghi per riflettere e altri per liberare la mente. La vita reale è già abbastanza incontrollabile e brutta di per sé, quando leggo un libro o guardo un film, desidero che vada tutto bene, almeno lì...
giovedì 10 gennaio 2013
Il mio fegato a pezzetti
In questo istante sento il fortissimo impulso di insultare qualcuno in modo molto colorito. Non qualcuno a caso ovviamente, la mia rabbia è ben indirizzata verso UN soggetto in particolare che continua a darmi sui nervi e comportarsi come un cretino. insultarlo senza lasciarmene scappare una farebbe davvero bene alla mia salute mentale.
Il problema però si pone quando la persona in questione si rivela quasi indispensabile per un progetto utile alla mia carriera scolastica e lavorativa.
Che fare dunque? Chiedere in prestito alla Q il lanciafiamme da borsetta e dare fuoco a lui e alla sua macchina carbonizzando così anche la mia futura carriera o aspettare fino a giugno quando ormai il mio fegato sarà passato da rovinato a inesistente?
Enorme dilemma...
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