Come titolo è un po' pretenzioso... probabilmente ancora devo leggerlo, un libro che mi descriva alla perfezione e ho come la sensazione che se esiste, si trova nella sezione "romanzi rosa scemi e strappalacrime e/o manuali d'autoconvincimento" del reparto libri di un Autogrill, quella che mi guardo bene dal considerare. E faccio male, perchè al posto di leggere romanzoni solo per darmi un'aria intellettuale, farei meglio a presetarmi per quella che sono davvero!
Ma volendo continuare sulla scia pseudo acculturata, sceglierei Il bar sotto il mare, di Stefano Benni.E' un libro di racconti, ogniuno a suo modo splendido ma tutti così diversi da sembrare scritti da più autori e lo scelgo perchè la verità è che di me non ho ancora capito nulla.
Ci sono giorni in cui parlerei fino allo strazio, altri in cui preferisco stare in silenzio, spegnendo completamente il cervello o attivando semplicemente la funzione "ascolta e annuisci"; a volte sono ironica e a tratti acuta, altre volte di una superficialità che fa orrore anche a me. Giornate di ottimismo si alternano al buio e la tristezza... credo capiti a tutti in fondo, ma penso che in ogniuno di noi si possa fare un po' d'ordine. A me risulta ancora pressochè impossibile.
In realtà manca una cosa: mi piace poter trarre conclusioni che arrivino esattamnte dove la questione comincia, se non riesco a chiudere il cerchio, mi sembra di non afferrare la faccenda, di qualsiasi cosa si tratti. Mi piacciono i finali circolari e questo libro sembra finire proprio com'è iniziato.
lunedì 5 marzo 2012
martedì 28 febbraio 2012
#6: il libro più corto che io abbia mai letto
Senza dubbio
L'uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono.
E' un libretto piccino che racconta una storia poetica e tanto tenera e semplice: Elzéard Bouffier, un uomo solo che, con le sue forze riuscì a far uscire dal deserto le colline che abitava, piantando cento ghiande al giorno per tutta la vita.
Il libro è stato scritto nel 1953, mentre nel 1987, Frédérik Back adatto la storia per un cortometraggio animato che vinse anche il premio Oscar.
lunedì 27 febbraio 2012
Piccole carotine crescono
Io mi dimentico sempre tutto... è mia abitudine lasciare le cose in giro. Capita spesso che in pausa, dopo aver mangiato come porci, io, CdS e altri amici ciinici usciamo per una sigarettina post pranzo, lasciando le nostre schisciette incustodite sul tavolo. Non penso che la gente brami per impossessarsi di un contenitore vuoto e sporchino...
Di solito però, una volta rientrati e già sulle scale, CdS mi urla
- La schiscetta stordita!!
La lascio sempre sul tavolo. Ho bisogno d'aiuto, lo so.
Oggi, con questo sole meraviglioso, non se ne parlava proprio di rimanere al chiuso. Quindi, una volta finito di mangiare siamo andate a spanarci come lucertole al sole! Le nostre schisciette ci attendevano vuote e pazienti sul tavolino.
- Non scordartela però - mi ha detto Cds
- Tranquilla, qualcuno mi urlerà dietro...
Più tardi, saziate dal sole e pure in ritardo, siamo tornate dentro. CdS prende il volo verso le scale
- Compagna, la schiscietta!
- Giusto!
- Hai visto che brava? Sono diventata grande!
Oggi ho 26 anni!
Di solito però, una volta rientrati e già sulle scale, CdS mi urla
- La schiscetta stordita!!
La lascio sempre sul tavolo. Ho bisogno d'aiuto, lo so.
Oggi, con questo sole meraviglioso, non se ne parlava proprio di rimanere al chiuso. Quindi, una volta finito di mangiare siamo andate a spanarci come lucertole al sole! Le nostre schisciette ci attendevano vuote e pazienti sul tavolino.
- Non scordartela però - mi ha detto Cds
- Tranquilla, qualcuno mi urlerà dietro...
Più tardi, saziate dal sole e pure in ritardo, siamo tornate dentro. CdS prende il volo verso le scale
- Compagna, la schiscietta!
- Giusto!
- Hai visto che brava? Sono diventata grande!
Oggi ho 26 anni!
giovedì 23 febbraio 2012
#5: Il libro più lungo che abbia mai letto
Ancora non posso vantarmi di aver letto Infinite Jest. Ma alle scuole ciniche è inflazionato, per essere in devi averlo letto. Ma io mi accontento (per ora) di ben più becere letture.
Infatti posso vantare le ben 888 pagine di Il dardo e la rosa, un fantasy simil-erotico, talmente pieno di nomi, dettagli e intrighi di corte che le prime cento pagine, nonostante la storia parta subito con un certo ritmo, le ho lette senza capirci niente. Poi la nebbia ha cominciato a diradarsi e mi ha preso davvero. Un libro che, vista la tematica, mi sono en guardata dal leggere in metropolitana ma divoravo sotto le coperte, restando sveglia fino alle tre del mattino. Non vi dico la faccia che esibivo il giorno dopo a lezione
- Notte di sesso aggressivo?
- Eh, in un certo senso si.
Poi non fraintendete, i dettagli vengono trattati in maniera elegante e con stile, l'erotismo è intrecciato alle battaglie, fughe e ccisioni cruente.
Il finale è prevedibile, ma non deludente. Nel senso che per quanto mi riguarda, ad un tratto ho sperato che finisse proprio così e, andando avanti, più mi accorgevo che gli eventi spingevano in quella direzione, più la storia mi coinvolgeva, spingendomi a leggere.
Non ho ancora deciso se sia un harmony travestito da fantasy o il contrario, comunque l'ho adorato, anche se, date le reazioni, sono restia a consigliarlo, perchè è giusto il peso a dare un tono d'intellettualità al tutto...
Infatti posso vantare le ben 888 pagine di Il dardo e la rosa, un fantasy simil-erotico, talmente pieno di nomi, dettagli e intrighi di corte che le prime cento pagine, nonostante la storia parta subito con un certo ritmo, le ho lette senza capirci niente. Poi la nebbia ha cominciato a diradarsi e mi ha preso davvero. Un libro che, vista la tematica, mi sono en guardata dal leggere in metropolitana ma divoravo sotto le coperte, restando sveglia fino alle tre del mattino. Non vi dico la faccia che esibivo il giorno dopo a lezione
- Notte di sesso aggressivo?
- Eh, in un certo senso si.
Poi non fraintendete, i dettagli vengono trattati in maniera elegante e con stile, l'erotismo è intrecciato alle battaglie, fughe e ccisioni cruente.
Il finale è prevedibile, ma non deludente. Nel senso che per quanto mi riguarda, ad un tratto ho sperato che finisse proprio così e, andando avanti, più mi accorgevo che gli eventi spingevano in quella direzione, più la storia mi coinvolgeva, spingendomi a leggere.
Non ho ancora deciso se sia un harmony travestito da fantasy o il contrario, comunque l'ho adorato, anche se, date le reazioni, sono restia a consigliarlo, perchè è giusto il peso a dare un tono d'intellettualità al tutto...
lunedì 20 febbraio 2012
#4: Il libro più brutto che abbia mai letto
Ributtiamoci a pesce in faccende di ben altro peso, va!
Non è una questione di lieto fine o meno. Ben poche conclusioni riescno davvero a soddisfarmi e stupirmi. Altri, nonostante la loro prevedibilità, li trovo comunque coerenti con la storia e il suo sviluppo. Altri non riesco proprio a mandarli giù. Il finale consolatorio ad esempio. Prevedibile come non mai, giocato grazie ad un deus ex machina improbabile o dovuto semplicemente al fatto che l'autore non sapesse cosa scrivere.
In secondo luogo il finale "trascinato". Una vienda che si conclude male, proprio perchè vissuta da protagonisti talmente inerti e passivbi da farti ripetere durante tutta la storia "Svegliati diamine! Fai qualcosa per favore, TIRA FUORI LE PALLE|!!!"
Il finale aperto viene subito dopo e, in comune col primo ha spesso la mancanza di idee. Non parlo di finali come "La casa del sonno". Quella è una conclusione vera e propria, perchè introduce ad un'altra storia, risolvendo tutti i punti. Io parlo di quel finale in cui ripensi a tutti i dubbi e gli interrogativi e ti ritrovi a bocca asciutta, perchè nessuno è stato in grado dar loro una conclusione, nè ti ha dato gli strumenti per farlo da solo.
Brucia la città è stata una cocente delusione. E presenta non una, ma ben due delle caratteristiche sopra riportate!
Un libro inconcludente dalla prima alll'ultima pagina. Non volevo crederci all'inizio, tutto accadde un pomeriggio mentre ascoltavo Radio Popolare alla fermata del bus, pensando ai miei progetti futuri. Avevo in mente di trasferirmi a Torino. L'avrei fatto ad ogni costo, visto il mio amore per la città. Proprio quel giorno, ascoltando, mi iimbatto in una recensione letteraria: si parla del nuovo libro di Giuseppe Culicchia, una storia ambientata a Torino, in cui la città ha a suo modo il ruolo di protagonista. Nonostante i pareri contrastanti, decisi che dovevo averlo a tutti i costi. E già l'inesistenza di un'edizione economica avrebbe dovuto farmi cambiare idea. Ma così non fu.
Un libro che, ogni tre capitoli ti propina lo stesso incipit, ogni dettaglio ripetuto paro paro ogni volta che ritorna, una storia assurda senza il minimo sviluppo, popolata da personaggi stereotipati, vuoti e passivi. Più di tutti il protagonista, a cui non si capisce se tante sfortune capitino perchè non fa nulla per cambiare le cose, o perchè sia proprio uno sfigato cronico.
Il libro finisce, a mio parere per mancanza di personaggi, tutti morti di overdose, tranne una, di cui sentiamo parlare durante tutta la storia ma che di fatto non abbiamo mai visto.
Ovvio che l'autore abbia raccontato tutto con ironia, altrimenti non si spiegherebbero quei dettagli ridondanti ripetuti ogni due per tre, nè tantomeno i nomi affibibiati a personaggi come Deturpi, Mintasco, Allegra, Gaia e Serenella... o l'idea di affidare una campagna dal tema "la droga ci fa schifo" a tre indiviui perennemente strafatti di bamba. Descrive tutto il marcio del jet set utilizzando la sua lingua, quindi lo schifo e il fastidio sono assolutamete voluti.
Tuttavia è stata una lettura noiosa, arrancante e depressiva. Davvero Torino è solo questo?
Genio o incapace, a seconda di come vogliamo vederlo. Secondo me, profondamente ferito.
Non è una questione di lieto fine o meno. Ben poche conclusioni riescno davvero a soddisfarmi e stupirmi. Altri, nonostante la loro prevedibilità, li trovo comunque coerenti con la storia e il suo sviluppo. Altri non riesco proprio a mandarli giù. Il finale consolatorio ad esempio. Prevedibile come non mai, giocato grazie ad un deus ex machina improbabile o dovuto semplicemente al fatto che l'autore non sapesse cosa scrivere.
In secondo luogo il finale "trascinato". Una vienda che si conclude male, proprio perchè vissuta da protagonisti talmente inerti e passivbi da farti ripetere durante tutta la storia "Svegliati diamine! Fai qualcosa per favore, TIRA FUORI LE PALLE|!!!"
Il finale aperto viene subito dopo e, in comune col primo ha spesso la mancanza di idee. Non parlo di finali come "La casa del sonno". Quella è una conclusione vera e propria, perchè introduce ad un'altra storia, risolvendo tutti i punti. Io parlo di quel finale in cui ripensi a tutti i dubbi e gli interrogativi e ti ritrovi a bocca asciutta, perchè nessuno è stato in grado dar loro una conclusione, nè ti ha dato gli strumenti per farlo da solo.
Brucia la città è stata una cocente delusione. E presenta non una, ma ben due delle caratteristiche sopra riportate!
Un libro inconcludente dalla prima alll'ultima pagina. Non volevo crederci all'inizio, tutto accadde un pomeriggio mentre ascoltavo Radio Popolare alla fermata del bus, pensando ai miei progetti futuri. Avevo in mente di trasferirmi a Torino. L'avrei fatto ad ogni costo, visto il mio amore per la città. Proprio quel giorno, ascoltando, mi iimbatto in una recensione letteraria: si parla del nuovo libro di Giuseppe Culicchia, una storia ambientata a Torino, in cui la città ha a suo modo il ruolo di protagonista. Nonostante i pareri contrastanti, decisi che dovevo averlo a tutti i costi. E già l'inesistenza di un'edizione economica avrebbe dovuto farmi cambiare idea. Ma così non fu.
Un libro che, ogni tre capitoli ti propina lo stesso incipit, ogni dettaglio ripetuto paro paro ogni volta che ritorna, una storia assurda senza il minimo sviluppo, popolata da personaggi stereotipati, vuoti e passivi. Più di tutti il protagonista, a cui non si capisce se tante sfortune capitino perchè non fa nulla per cambiare le cose, o perchè sia proprio uno sfigato cronico.
Il libro finisce, a mio parere per mancanza di personaggi, tutti morti di overdose, tranne una, di cui sentiamo parlare durante tutta la storia ma che di fatto non abbiamo mai visto.
Ovvio che l'autore abbia raccontato tutto con ironia, altrimenti non si spiegherebbero quei dettagli ridondanti ripetuti ogni due per tre, nè tantomeno i nomi affibibiati a personaggi come Deturpi, Mintasco, Allegra, Gaia e Serenella... o l'idea di affidare una campagna dal tema "la droga ci fa schifo" a tre indiviui perennemente strafatti di bamba. Descrive tutto il marcio del jet set utilizzando la sua lingua, quindi lo schifo e il fastidio sono assolutamete voluti.
Tuttavia è stata una lettura noiosa, arrancante e depressiva. Davvero Torino è solo questo?
Genio o incapace, a seconda di come vogliamo vederlo. Secondo me, profondamente ferito.
domenica 19 febbraio 2012
Il paradosso del sistema binario
Dando un occhio all'attuale status del mio blog percepisco il bisogno di un drastico cambiamento di rotta. No, dico, cinque post letterari, due cinematografici o giù di lì... temo urga della frivolezza, ORA! Sai mai che mi si scambi per un'intellettuale...
Ci sono giorni come questo in cui amo pormi domande esistenziali, sarà che ieri sera ho riacquistato un po' di brio, sarà che al contrario, ho trascorso le ultime due settimane nel tunnel dell'incazzosità andante, tuta da ginnastica, cheetos nei capelli... (rendo l'idea, no?) fatto sta che non riesco a non ricollegare la faccenda ad una questione neanche poi tanto razionale. Non che la causa scatenante sia solo quella, però gioca un ruolo tutt'altro che secondario.
Quando noi donne discutiamo, tralascaindo gli argomenti più prevedibili quali scarpe, borse, vestiti, problemi fisiologici, pettegolezzi, o quelli meno mainstream come libri, film, politica, cultura generale, solitamente stiamo aqffrontando un tema molto delicato e combattuto. Gli uomini.
Poco conta che la donna a parlare sia single oimpegnata, quando l'argomento in causa è questo, assai di rado vengono emessi giudizi positivi: gli uomini sono creature semplici, sono stupidi, non sanno mai cosa vogliono, sono solo degli stronzi, non ragionano, trogloditi, animali, insensibili, bastardi!
- Il loro cervello funziona un po' come il sistema binario. Acceso, spento. Non cercare di cavarne di più perchè rischi di fallire.
Mi disse un tempo un'amica fidanzata. Felicemente, per giunta.
Quindi, se la logica non m'inganna, nella mente femminile vige un postulato basilare: un uomo è e sarà sempre inferiore ad una donna.
Già... ma allora come mai gran parte della nostra felicità deriva proprio dalla loro approvazione?
Com'è possibile che siano creature giudicate inferiori a controllare le sorti della nostra autostima?Perchè permettiamo che questo accada?
Riflettiamoci su: ci sono tanti fattori in grado di cambiare il nostro umore, un esame superato a pieni voti, un successo lavorativo, un pomeriggio di sole trascorso con un'amica... tutti più o meno rilevanti. Ma cos'è che ci rende davvero felici se non la presenza e l'affetto maschile? Di esempi potrei farne a bizzeffe, partendo dai più stupoidi per arrivare a quelli seri: la sera che mi metto in tiro, i complimenti di dodici amiche non sortiranno lo stesso effetto di quello da parte di un solo uomo; un esame passato con 30 ma trascorrendo il pomeriggio a fare shopping selvaggio non sarà soddisfacente quanto prendere un 27 con la prospettiva di telefonare trionfante al fidanzato di turno sentendomi dire "brava amore, spacchi il culo ai passeri! Vieni da me più tardi?". Allo stesso modo, una donna single, con un lavoro che ama e uno stipendio da far invidia ai peggio dirigenti di banca, non sarà realizzata quanto una fidanzata o moglie dal modesto impiego. La prima sentirà che le manca qualcosa. A meno che non si tratti di una simil Samantha Jones. Ma si sa dove la bionda soddisfa le sue voglie, quindi la questione cambia poco.
Io stessa ricordo con molta più nostalgia periodi neri d'insuccesso lavorativo e scolastico, ma trascorsi accanto al mio ex, rispetto agli anni da single costellati da voti altissimi a breve distanza, risposte positive, serate divertenti e pomeriggi di gossip con amiche, soddisfazioni e giorni proficui al lavoro.
Se davvero consideriamo l'uomo una creatura tanto infima, come mai ne abbiamo tanto bisogno?
Saranno frasi fatte che le amiche sfoggiano come mera consolazione (personalmente mi fanno pure un po' incazzare), sarà dovuta all'insoddisfazione e la voglia di rivalsa di ogniuna di noi... fatto sta che non riesco a venirne a capo... tanto questa settimana tra lezioni e lavoretti, non credo che la questione mi toglierà il sonno...
Quando noi donne discutiamo, tralascaindo gli argomenti più prevedibili quali scarpe, borse, vestiti, problemi fisiologici, pettegolezzi, o quelli meno mainstream come libri, film, politica, cultura generale, solitamente stiamo aqffrontando un tema molto delicato e combattuto. Gli uomini.
Poco conta che la donna a parlare sia single oimpegnata, quando l'argomento in causa è questo, assai di rado vengono emessi giudizi positivi: gli uomini sono creature semplici, sono stupidi, non sanno mai cosa vogliono, sono solo degli stronzi, non ragionano, trogloditi, animali, insensibili, bastardi!
- Il loro cervello funziona un po' come il sistema binario. Acceso, spento. Non cercare di cavarne di più perchè rischi di fallire.
Mi disse un tempo un'amica fidanzata. Felicemente, per giunta.
Quindi, se la logica non m'inganna, nella mente femminile vige un postulato basilare: un uomo è e sarà sempre inferiore ad una donna.
Già... ma allora come mai gran parte della nostra felicità deriva proprio dalla loro approvazione?
Com'è possibile che siano creature giudicate inferiori a controllare le sorti della nostra autostima?Perchè permettiamo che questo accada?
Riflettiamoci su: ci sono tanti fattori in grado di cambiare il nostro umore, un esame superato a pieni voti, un successo lavorativo, un pomeriggio di sole trascorso con un'amica... tutti più o meno rilevanti. Ma cos'è che ci rende davvero felici se non la presenza e l'affetto maschile? Di esempi potrei farne a bizzeffe, partendo dai più stupoidi per arrivare a quelli seri: la sera che mi metto in tiro, i complimenti di dodici amiche non sortiranno lo stesso effetto di quello da parte di un solo uomo; un esame passato con 30 ma trascorrendo il pomeriggio a fare shopping selvaggio non sarà soddisfacente quanto prendere un 27 con la prospettiva di telefonare trionfante al fidanzato di turno sentendomi dire "brava amore, spacchi il culo ai passeri! Vieni da me più tardi?". Allo stesso modo, una donna single, con un lavoro che ama e uno stipendio da far invidia ai peggio dirigenti di banca, non sarà realizzata quanto una fidanzata o moglie dal modesto impiego. La prima sentirà che le manca qualcosa. A meno che non si tratti di una simil Samantha Jones. Ma si sa dove la bionda soddisfa le sue voglie, quindi la questione cambia poco.
Io stessa ricordo con molta più nostalgia periodi neri d'insuccesso lavorativo e scolastico, ma trascorsi accanto al mio ex, rispetto agli anni da single costellati da voti altissimi a breve distanza, risposte positive, serate divertenti e pomeriggi di gossip con amiche, soddisfazioni e giorni proficui al lavoro.
Se davvero consideriamo l'uomo una creatura tanto infima, come mai ne abbiamo tanto bisogno?
Saranno frasi fatte che le amiche sfoggiano come mera consolazione (personalmente mi fanno pure un po' incazzare), sarà dovuta all'insoddisfazione e la voglia di rivalsa di ogniuna di noi... fatto sta che non riesco a venirne a capo... tanto questa settimana tra lezioni e lavoretti, non credo che la questione mi toglierà il sonno...
#3: Il personaggio che preferisco di un libro che ho letto
Nel senso... il mio personaggio preferito in assoluto?
Non ho mai avuto una gran simpatia per i protagonisti, è scontato, ti ci devi identificare per forza, finendo poi col preferire l'amico dell'amica della comparsa. O il cattivo. Però lei le ha sbaragliate tutte.
Se siete grandi fan della Pitzorno questo nome vi sarà più che familiare. Una delle tre protagoniste di Ascolta il mio cuore che ho sentito da subito simile a me, in tutto e per tutto.
Avevo dieci anni quando lo lessi, si può dire che avessimo la stessa età: entrambe grandi lettrici nonchè aspiranti scrittrici, lei rimepie decine d'agende con storie fantasiose e riflessioni din troppo profonde per una bambina. Io le srcrivevo sui quaderni vuoti, attendendo con impazienza il lunedì, giorno del tema in classe. A differenza sua, la mia insegnante mi ha sempre lasciata scrivere liberamente, volando con la fantasia.
Se in italiano Prisca, nonostante la guerra innescata con la maestra Sforza, si rivela geniale, è carente in matematica. Ma a suon di ripetizoni entrambe l'abbiamo scampata! Istintiva e collerica, incapace di tacere e lasciar correre le ingiustizie, perennemente in disordine: sfoggia macchie d'inchiostro sul naso, capello spettinato e fiocco rosa a pallini celesti di traverso. A me, cinque minuti fuori casa bastano per far colare il trucco, macchiarmi ovunque, impolverarmi e arruffarmi i capelli.
Andando avanti con gli anni scopriamo che Prisca, ormai alle medie, condivide con le amiche l'amore per la mitologia e la letteratura greca. In prima media si studia l'Iliade e i bambini, fuori da scuola giocano alla guerra di troia sul marciapiede. Ma qui le nostre strade divergono: io ho sempre tifato per i Troiani...
Non ho mai avuto una gran simpatia per i protagonisti, è scontato, ti ci devi identificare per forza, finendo poi col preferire l'amico dell'amica della comparsa. O il cattivo. Però lei le ha sbaragliate tutte.
Prisca Puntoni!
Se siete grandi fan della Pitzorno questo nome vi sarà più che familiare. Una delle tre protagoniste di Ascolta il mio cuore che ho sentito da subito simile a me, in tutto e per tutto.
Avevo dieci anni quando lo lessi, si può dire che avessimo la stessa età: entrambe grandi lettrici nonchè aspiranti scrittrici, lei rimepie decine d'agende con storie fantasiose e riflessioni din troppo profonde per una bambina. Io le srcrivevo sui quaderni vuoti, attendendo con impazienza il lunedì, giorno del tema in classe. A differenza sua, la mia insegnante mi ha sempre lasciata scrivere liberamente, volando con la fantasia.
Se in italiano Prisca, nonostante la guerra innescata con la maestra Sforza, si rivela geniale, è carente in matematica. Ma a suon di ripetizoni entrambe l'abbiamo scampata! Istintiva e collerica, incapace di tacere e lasciar correre le ingiustizie, perennemente in disordine: sfoggia macchie d'inchiostro sul naso, capello spettinato e fiocco rosa a pallini celesti di traverso. A me, cinque minuti fuori casa bastano per far colare il trucco, macchiarmi ovunque, impolverarmi e arruffarmi i capelli.
Andando avanti con gli anni scopriamo che Prisca, ormai alle medie, condivide con le amiche l'amore per la mitologia e la letteratura greca. In prima media si studia l'Iliade e i bambini, fuori da scuola giocano alla guerra di troia sul marciapiede. Ma qui le nostre strade divergono: io ho sempre tifato per i Troiani...
mercoledì 15 febbraio 2012
#2: La mia citazione preferita
"Un giorno ci incroceremo in un caffè o in metropolitana.
Cercheremo di non riconoscerci o di fingere di non vederci, ci gireremo svelti dall’altra parte. Saremo imbarazzati per ciò che è diventato il nostro “noi”, per quello che ne è rimasto. Niente. Due estranei uniti da un passato immaginario."
Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord
L'indecisione cerca di metterci il becco, ma alla fine qualcuno la spunta sempre.
Sarà stata la foto, saranno stati i pensieri che mi bazzicavano in mente due mesi fa ma, senza nemmeno sapere chi fosse sto Glattauer, decisi che quel libro doveva essere mio. A quanto pare eravamo in molti a condividere quel desiderio, infatti ho girato mari di librerie senza risultato, finendo per trovarlo proprio alla Feltrinelli... there's no place like home...
Poche parole che ho subito sentito mie: descrivono quel lato di me romantico, un po'' pessimista ma speranzoso, che ama fantasticare su come potrebbero andare alcune faccende se rimandate di qualche anno. Allo stesso tempo quella parte sadica e troppo curiosa, ossessionata dall'idea che in un futuro, potrei trattare da estraneo qualcuno ora fondamentale, ripetendo esattamente le parole del libro. Sono pensieri da fare? Perchè non godersi il momento anzichè riporre tutte le speranze in un futuro o, al contrario, essere terrorizzata da quello che potrà succedere un giorno?
Cercheremo di non riconoscerci o di fingere di non vederci, ci gireremo svelti dall’altra parte. Saremo imbarazzati per ciò che è diventato il nostro “noi”, per quello che ne è rimasto. Niente. Due estranei uniti da un passato immaginario."
Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord
L'indecisione cerca di metterci il becco, ma alla fine qualcuno la spunta sempre.
Sarà stata la foto, saranno stati i pensieri che mi bazzicavano in mente due mesi fa ma, senza nemmeno sapere chi fosse sto Glattauer, decisi che quel libro doveva essere mio. A quanto pare eravamo in molti a condividere quel desiderio, infatti ho girato mari di librerie senza risultato, finendo per trovarlo proprio alla Feltrinelli... there's no place like home...
Poche parole che ho subito sentito mie: descrivono quel lato di me romantico, un po'' pessimista ma speranzoso, che ama fantasticare su come potrebbero andare alcune faccende se rimandate di qualche anno. Allo stesso tempo quella parte sadica e troppo curiosa, ossessionata dall'idea che in un futuro, potrei trattare da estraneo qualcuno ora fondamentale, ripetendo esattamente le parole del libro. Sono pensieri da fare? Perchè non godersi il momento anzichè riporre tutte le speranze in un futuro o, al contrario, essere terrorizzata da quello che potrà succedere un giorno?
martedì 14 febbraio 2012
Pixar goes Medieval!
Da ieri attendo con trepidazione il 5 settembre!
Non chiedetemi perchè e guardate qui!
Brave, il tredicesimo lungometraggio della Pixar che, dopo due anni di sequel mi tira fuori questa perla con tutte le premesse per dimostrarsi un capolavoro: ambientato nelle HIGHLANDS SCOZZESI del X SECOLO, narra le vicende di Merida, prima PROTAGONISTA FEMMINILE, figlia del re Fergus e della regina Elinor, una principessa sovversiva e determinata a ribaltare le tradizioni del regno. Poi questa figliola ribelle si rivela pure essere una provetta ARCERA...
Il film, annunciato nel 2008 col titolo The bear and the bow, negli anni ha cambiato titolo (e stendiamo un velo di pietà e disgusto per la versione italiana), nonchè cast: se la protagonista inizialmente doveva essere doppiata da Reese Witherspoon, ora è Kelly MacDonald a darle la voce, circondata da un folto gruppo di attori scozzesi, se escludiamo Emma Thompson. E se l'accento non s'inganna, guardarlo in lingua originale sarà dura...
Non chiedetemi perchè e guardate qui!
Brave, il tredicesimo lungometraggio della Pixar che, dopo due anni di sequel mi tira fuori questa perla con tutte le premesse per dimostrarsi un capolavoro: ambientato nelle HIGHLANDS SCOZZESI del X SECOLO, narra le vicende di Merida, prima PROTAGONISTA FEMMINILE, figlia del re Fergus e della regina Elinor, una principessa sovversiva e determinata a ribaltare le tradizioni del regno. Poi questa figliola ribelle si rivela pure essere una provetta ARCERA...
Il film, annunciato nel 2008 col titolo The bear and the bow, negli anni ha cambiato titolo (e stendiamo un velo di pietà e disgusto per la versione italiana), nonchè cast: se la protagonista inizialmente doveva essere doppiata da Reese Witherspoon, ora è Kelly MacDonald a darle la voce, circondata da un folto gruppo di attori scozzesi, se escludiamo Emma Thompson. E se l'accento non s'inganna, guardarlo in lingua originale sarà dura...
domenica 12 febbraio 2012
#1: Il mio libro preferito
Non ne ho uno in realtà. Ma se dovessi scegliere, calcolando che probabilmente molti titoli potrebbero esser citati in altre categorie, che di alcuni vi ho già parlato più e più volte, che questo è un po' insolito come titolo, direi
L'avete mai letto? Io ho dovuto studiarlo. L'avrò divorato sei o sette volte credo, ma i concetti erano già chiari a prima vista. Mancavano sei mesi all'esame però, quindi nel dubbio...
Una chiacchierata lunga trecento pagine, nozionistica quanto basta, ricca di aneddoti spassosi, talmente scorrevole da lasciar scivolare i concetti dritti dritti dove servono. E' davvero il più divertente libro sul cinema che sia mai stato scritto, inoltre Hitchock è stato uno dei pochi registi in grado di mescolare il cinema d'autore col pop, leggere le sue memorie e conoscere il suo metodo di lavoro potrebbe essere così utile a quei cineasti barricati nei loro mattoni incomprensibili e insostenibili...
Unico difetto: ovviamente è pieno di spoiler! Ma a modo suo. Non avevo mai visto Psycho (errore mio) e scoprire così chi fosse l'assassino... ha solo aumentato la curiosità!
Il cinema secondo Hitchcock
L'avete mai letto? Io ho dovuto studiarlo. L'avrò divorato sei o sette volte credo, ma i concetti erano già chiari a prima vista. Mancavano sei mesi all'esame però, quindi nel dubbio...
Una chiacchierata lunga trecento pagine, nozionistica quanto basta, ricca di aneddoti spassosi, talmente scorrevole da lasciar scivolare i concetti dritti dritti dove servono. E' davvero il più divertente libro sul cinema che sia mai stato scritto, inoltre Hitchock è stato uno dei pochi registi in grado di mescolare il cinema d'autore col pop, leggere le sue memorie e conoscere il suo metodo di lavoro potrebbe essere così utile a quei cineasti barricati nei loro mattoni incomprensibili e insostenibili...
Unico difetto: ovviamente è pieno di spoiler! Ma a modo suo. Non avevo mai visto Psycho (errore mio) e scoprire così chi fosse l'assassino... ha solo aumentato la curiosità!
Let's go get lost in books!
Visto che giusto oggi, anzichè andare dritta a lezione (avendo già accumulato un ritardo considerevole), ho bypassato il tutto a dopo la pausa e mi sono diretta alla Feltrinelli, imponendomi di non spendere nemmeno un eurino...
Chi è stato in libreria con me sa bene cosa significhi: io impazzisco, non ho freni, prendo in mano 12 libri diversi poi li rimetto a posto (dieci volte...) perchè non sono così ricca. Potrei spendere tutti i miei soldi in libri e l'ho anche fatto una volta, sperperando il mio misero rimborso spese in due orette scarse. Non è arrivato nemmeno a casa...
Passerei i miei giorni a leggere, ma mi accontento di farlo in metrò, sperando di non incontrare nessuno lungo il tragitto. Quei minuti sono pochi, preziosi e miei!
Tutto ciò per dire che
per i prossimi trenta giorni (anzi, per trenta volte nei prossimi giorni, perchè conoscendomi non sarò mai così costante) vi ammorberò con una delle tante iniziative di facebook, "30 giorni di libri", in quest'ordine:
1) Il tuo libro preferito.
2) La tua citazione preferita.
3) Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto.
4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto.
5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto.
6) il libro più corto che tu abbia mai letto.
7) Il libro che ti descrive.
8) Un libro che consiglieresti.
9) Un libro che ti ha fatto crescere.
10) Un libro del tuo autore preferito.
11) Un libro che prima amavi e che ora odi.
12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere.
13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno :3)
14) Il libro che stai leggendo in questo periodo.
15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi.
16) La tua copertina preferita.
17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno.
18) Il primo libro che hai letto.
19) Un libro il cui film ti ha deluso.
20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse.
21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.
22) Un libro che hai letto da piccola.
23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.
24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo.
25) Un libro che hai scoperto da poco.
26) Un libro che conosci da sempre.
27) Un libro che vorresti aver scritto.
28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli.
29) Un libro che devi ancora leggere.
30) Un libro che ti ha commosso.
Auguri!
giovedì 9 febbraio 2012
Spingitori di scaldatori di banchi...
La Carota è tornata al liceo!
Evviva!
E sì che speravo di dimenticare quei cinque (facciamo due e mezzo va...) anni infernali.
L'università... ah è così bella l'università, luogo ameno dove nelle aule si respira cultura, nei chiostri si respira altro... e bene o male ogniuno si fa gli affari suoi, concedendosi un po' di sano cazzeggio tra un esame e l'altro, senza perdere di vista la motivazione. Perchè se la dimentichi rimani indietro, nessuno ti regala niente e dopo un po' le scelte son due. O te dai una mossa o te ne vai!
Dico, scaldare il banco a quindici anni è lecito: ti sei iscritto all'artistico e ancora ti chiedi cosa cazzo studi matematica a fare. Apre la mente, dicono. Si, pure l'enigmistica, che però è divertente. Non hai scelto di studiare SETTORDICI MATERIE: ne hai scelte quattro, le altre ti vengono propinate a caso. Magari poi non sei stato tu a decidere, hanno fatto tutto i tuoi e ora tu ti trovi ad imparare lingue morte del tutto inutili senza sapere che fartene. Aggiungici pure che a quindici anni sei ancora una giovane testa di cazzo, scaldare il banco è cosa buona e giusta.
A ventuno potresti anche smetterla però. Nessuno ti obbliga ad occupare spazio sottraendo aria ad altri studenti motivati. La scelta è stata tua, potevi iscriverti all'università e rimanerci fino a trentadue anni senza presentarti ad un esame uno, ma hai deciso che volevi fare i CARTONI ANIMATI! E ti sei iscritto alla SCUOLA DEL CINEMA!
Sapevi cosa t'aspettava, nessuno ti ha spinto a farlo (o forse si? C'era qualcuno che ti spingeva?). Inoltre, se sei qui, posso pensare che un minimo la faccenda ti interessi: ti stanno insegnando un mestiere, mi viene il dubbio che tu voglia lavorare nell'ambito, in un futuro. No? Un mestiere artistico, per giunta, quindi di lavorare forse non ne hai bisogno. Non ora almeno. Potrei capire se sollevassi casse tutto il giorno, facessi l'impiegato o fossi stato obbligato dai tuoi a ripercorrere le loro orme, studiando giurisprudenza che ti fa anche un po' schifo. Ma te ne stai a disegnare tutto il giorno!! Il tuo scazzo e il tuo disinteresse mi fanno solo arrabbiare.
Ma vai ad ammazzarti di shopping, tanto al foglio macchina ci penso io, va!
Evviva!
E sì che speravo di dimenticare quei cinque (facciamo due e mezzo va...) anni infernali.
L'università... ah è così bella l'università, luogo ameno dove nelle aule si respira cultura, nei chiostri si respira altro... e bene o male ogniuno si fa gli affari suoi, concedendosi un po' di sano cazzeggio tra un esame e l'altro, senza perdere di vista la motivazione. Perchè se la dimentichi rimani indietro, nessuno ti regala niente e dopo un po' le scelte son due. O te dai una mossa o te ne vai!
Dico, scaldare il banco a quindici anni è lecito: ti sei iscritto all'artistico e ancora ti chiedi cosa cazzo studi matematica a fare. Apre la mente, dicono. Si, pure l'enigmistica, che però è divertente. Non hai scelto di studiare SETTORDICI MATERIE: ne hai scelte quattro, le altre ti vengono propinate a caso. Magari poi non sei stato tu a decidere, hanno fatto tutto i tuoi e ora tu ti trovi ad imparare lingue morte del tutto inutili senza sapere che fartene. Aggiungici pure che a quindici anni sei ancora una giovane testa di cazzo, scaldare il banco è cosa buona e giusta.
A ventuno potresti anche smetterla però. Nessuno ti obbliga ad occupare spazio sottraendo aria ad altri studenti motivati. La scelta è stata tua, potevi iscriverti all'università e rimanerci fino a trentadue anni senza presentarti ad un esame uno, ma hai deciso che volevi fare i CARTONI ANIMATI! E ti sei iscritto alla SCUOLA DEL CINEMA!
Sapevi cosa t'aspettava, nessuno ti ha spinto a farlo (o forse si? C'era qualcuno che ti spingeva?). Inoltre, se sei qui, posso pensare che un minimo la faccenda ti interessi: ti stanno insegnando un mestiere, mi viene il dubbio che tu voglia lavorare nell'ambito, in un futuro. No? Un mestiere artistico, per giunta, quindi di lavorare forse non ne hai bisogno. Non ora almeno. Potrei capire se sollevassi casse tutto il giorno, facessi l'impiegato o fossi stato obbligato dai tuoi a ripercorrere le loro orme, studiando giurisprudenza che ti fa anche un po' schifo. Ma te ne stai a disegnare tutto il giorno!! Il tuo scazzo e il tuo disinteresse mi fanno solo arrabbiare.
Ma vai ad ammazzarti di shopping, tanto al foglio macchina ci penso io, va!
mercoledì 1 febbraio 2012
Worlds Biggest Human Trap Operated by a Mouse
Di solito non faccio queste cose.
Ma quand'è così, posso forse astenermi? Vero che di test si tratta (ok, uno lo feci tempo fa...) ma qui si parla di DISNEY! Cartoni animati. Affatto stanca di discuterne tutto il santo giorno, adesso me ne frego ben bene di tutto il lavoro che ho da fare (già che avevo deciso anche stasera di mettermi a letto e finire il mio librino... presto ve ne parlerò) e mi accingo a rispondere a tutte le domande.
Prima ringrazio Eva, che mi ha rimbalzata al blog di Razzi Umani dove ho trovato appunto questo meraviglioso post!
1) Quale'è la tua fiaba preferita?
Robin Hood, la Bella e la Bestia, la Principessa e il ranocchio... non una di preciso in realtà
2) Quale quella più odiata?
Lilly e il Vagabondo. E' troppo triste. E poi non mi sono mai piaciuti i cani parlanti
3) Qual'è il tuo cartone animato Disney preferito?
Gli Aristogatti!
4) Quale sogno vorresti che la bacchetta magica della Fata Turchina rendesse vero?
Ci vorrebbe una stanza delle bacchette... sono una donna pretenziosa. O incredula...
5) Il tuo cattivo preferito?
Ade... e Yzma. Anche il Dr. Facilier non è affatto male, ma sospetto che il doppiaggio di Luca Ward giochi un ruolo troppo importante.
non certo per le sue virtù ne per la sua bontà.
Lontano è Re Riccardo contro i turchi a gueerreggiar (e vi giuro che fino a un mese fa io cantavo "contro i tutti"... va beh)
e quel buono a nulla fa tutti quanti tribolar.
Fenomeno d'ncapacità sui libri di storia lui sarà
il re più fasullo d'Inghilterra!!!
*l'inquadratura si sposta verso un palazzone a caso, panoramica a schiaffo, titoli di testa".
Ma quand'è così, posso forse astenermi? Vero che di test si tratta (ok, uno lo feci tempo fa...) ma qui si parla di DISNEY! Cartoni animati. Affatto stanca di discuterne tutto il santo giorno, adesso me ne frego ben bene di tutto il lavoro che ho da fare (già che avevo deciso anche stasera di mettermi a letto e finire il mio librino... presto ve ne parlerò) e mi accingo a rispondere a tutte le domande.
Prima ringrazio Eva, che mi ha rimbalzata al blog di Razzi Umani dove ho trovato appunto questo meraviglioso post!
1) Quale'è la tua fiaba preferita?
Robin Hood, la Bella e la Bestia, la Principessa e il ranocchio... non una di preciso in realtà
2) Quale quella più odiata?
Lilly e il Vagabondo. E' troppo triste. E poi non mi sono mai piaciuti i cani parlanti
3) Qual'è il tuo cartone animato Disney preferito?
Gli Aristogatti!
4) Quale sogno vorresti che la bacchetta magica della Fata Turchina rendesse vero?Ci vorrebbe una stanza delle bacchette... sono una donna pretenziosa. O incredula...
5) Il tuo cattivo preferito?
Ade... e Yzma. Anche il Dr. Facilier non è affatto male, ma sospetto che il doppiaggio di Luca Ward giochi un ruolo troppo importante.
6) E il principe dal quale vorresti essere salvata?
la Bestia. In versione Bestia. Amo gli uomini bestia...
7) Quale dei 7 nani ti rappresenta di più?
Pisolo. Che domande...
8) Se Mago Merlino potesse trasformarti in un animale per un giorno, cosa saresti?
Un gatto, così, ricollegandomi alla domanda 6, avrei qualche Chance con Romeo che, parliamone, è fascinoso pure lui :)
9) Se fossi Raperenzolo come trascorreresti le tue giornate nella torre?
Esattamente come fa lei, riempirei le pareti di disegni... leggerei... mi annoierei un sacco.
10) La prima frase di una canzone Disney che ti viene in mente?
Di Giovanni Re tra un millennio e più ancor si parlerànon certo per le sue virtù ne per la sua bontà.
Lontano è Re Riccardo contro i turchi a gueerreggiar (e vi giuro che fino a un mese fa io cantavo "contro i tutti"... va beh)e quel buono a nulla fa tutti quanti tribolar.
Fenomeno d'ncapacità sui libri di storia lui sarà
il re più fasullo d'Inghilterra!!!
11) Quale frase ti sussurrerebbe più spesso all'orecchio il Grillo Parlante?
Un intero campionario di frasi sagge e consigli utilissimi... voglio un Grillo Parlante cavolo!
12) Se tu possedessi le scarpette di Dorothy dove vorresti che ti trasportassero?
Probabilmente mi andrebbero larghe... ma potendo scegliere direi in Scozia...
13) Se dico "C'era una volta .." come proseguiresti la frase?
...in una terra lontana lontana, un piccolo regno grigio e nebbioso. Tra le caserme e i palazzoni, timida timida si erigeva una casetta che pareva messa lì per caso. Al suo interno viveva una piccola fanciulla. ma non è lei che vivrà la nostra storia, bensì...*l'inquadratura si sposta verso un palazzone a caso, panoramica a schiaffo, titoli di testa".
lunedì 30 gennaio 2012
394...
Visto che ormai da giorni sto vivendo nel magico mondo dei fotogrammini, delle timeline e delle intercalazioni (le lezioni mi uccidono, i lavoretti sparsi peggio ancora) e vi so in preda all'astinenza da boiate, vi renderò partecipi del piccolo capolavoro home made creato da me medesima stasera.
Più che altro per vedere se tante ore trascorse a disegnare con impegno stanno dando i loro frutti.
Millemila punti a chi indovina il personaggio!
lunedì 23 gennaio 2012
Ricchi premi e cotillons pt2
Sabato mattina mi sveglio alquanto scazzata e arruffata. Arranco verso il pc (azione che spesso precede la colazione e altre operazioni di sorta) e apro il blog. Dopo una navigatina distratta e veloce decido di leggere il blog di Ale dove... vengo piacevolmente sorpresa da un award che... rullo di tamburi
è questo!!
Il gioco vuole che si parli di noi, raccontando sette aneddoti/ fatti/ particolari che nessuno sa. O dovrebbe sapere. Mi piace! Anche se negli ultimi mesi ho spesso annoiato il popolo blogghereccio con drammi esistenziali, torte mentali nonchè stranezze che mi riguardano, non credo sia difficile scovarne altre... su!
1) Da piccola volevo fare l'arredatrice. Non intendevo certo l'interior designer. In pratica volevo vendere mobili in un negozio d'arredamento. La commessa insomma.
2) sono rimasta molto delusa dai cupcake. Me li hanno descritti come deliziosi, gonfiandoli talmente tanto da farmi pensare "non sono poi così squisiti... e per nulla come li avevo immaginati".
3) Spesso non guardo i film. Li ascolto mentre lavoro o disegno. Non ho mai visto Limitless, ma l'ho ascoltato 2 volte!
4) So risolvere il cubo di rubik. Per me è quasi una droga, mi dispiace lasciarlo a casa quando esco. Potrei usarla come scusa...
5) I girasoli di Van Gogh sono stati una delusione pari se non maggiore a quella per i cupcake. Io che immaginavo uno sterminato campo di fiori scossi dal vento, trovandomi davanti quel vasetto insulso ho pensato "Embè, tante scene per sto schifo?"
6) Però davanti a "La colazione sull'erba" di Manet mi sono messa a piangere. E' enorme. Ed era a un metro da me.
7) Non metto mai il rossetto perchè si trasferisce sui miei denti con una facilità disarmante. E non so nemmeno mettermi l'ombretto. Con l'eye liner ho fatto amicizia quest'anno. Sono una vera donna!
Ora è tempo di passare la palla. And the winners are
La difficile convivenza col resto del mondo
Il ruggito del pulcino
Choosen Happiness
Central Jerk
Talking about a dream
Neverland
The dark side of the Klod
Miss Pamela
Born this way, born to be brave
Fai sorridere anche il tuo fegato
Scappo dalla città e vado in ValGina dove la Gnappa è Regina
Sul secondo binario
Ma quale scrittura creativa
Perchè stare con me non è bere un caffè
Ali di nuvole
è questo!!
Il gioco vuole che si parli di noi, raccontando sette aneddoti/ fatti/ particolari che nessuno sa. O dovrebbe sapere. Mi piace! Anche se negli ultimi mesi ho spesso annoiato il popolo blogghereccio con drammi esistenziali, torte mentali nonchè stranezze che mi riguardano, non credo sia difficile scovarne altre... su!
1) Da piccola volevo fare l'arredatrice. Non intendevo certo l'interior designer. In pratica volevo vendere mobili in un negozio d'arredamento. La commessa insomma.
2) sono rimasta molto delusa dai cupcake. Me li hanno descritti come deliziosi, gonfiandoli talmente tanto da farmi pensare "non sono poi così squisiti... e per nulla come li avevo immaginati".
3) Spesso non guardo i film. Li ascolto mentre lavoro o disegno. Non ho mai visto Limitless, ma l'ho ascoltato 2 volte!
4) So risolvere il cubo di rubik. Per me è quasi una droga, mi dispiace lasciarlo a casa quando esco. Potrei usarla come scusa...
5) I girasoli di Van Gogh sono stati una delusione pari se non maggiore a quella per i cupcake. Io che immaginavo uno sterminato campo di fiori scossi dal vento, trovandomi davanti quel vasetto insulso ho pensato "Embè, tante scene per sto schifo?"
6) Però davanti a "La colazione sull'erba" di Manet mi sono messa a piangere. E' enorme. Ed era a un metro da me.
7) Non metto mai il rossetto perchè si trasferisce sui miei denti con una facilità disarmante. E non so nemmeno mettermi l'ombretto. Con l'eye liner ho fatto amicizia quest'anno. Sono una vera donna!
Ora è tempo di passare la palla. And the winners are
La difficile convivenza col resto del mondo
Il ruggito del pulcino
Choosen Happiness
Central Jerk
Talking about a dream
Neverland
The dark side of the Klod
Miss Pamela
Born this way, born to be brave
Fai sorridere anche il tuo fegato
Scappo dalla città e vado in ValGina dove la Gnappa è Regina
Sul secondo binario
Ma quale scrittura creativa
Perchè stare con me non è bere un caffè
Ali di nuvole
domenica 22 gennaio 2012
Il sonno che fuggo
Ogni volta che inizio un libro di Jonathan Coe provo sempre una certa ansia da prestazione, se così vogliamo chiamarla. L'ultimo mi è piaciuto così tanto che quello nuovo non sarà mai all'altezza del precedente, penso. Finendo sempre per smentirmi.
La casa del sonno è complessa da riassumere in poche righe, provando, potrei dire che racconta le vicende di un gruppo di studenti abitanti ad Ashdown, intrecciando il passato col presente. Oggi quella dimora è diventata una clinica dove vengono curati disturbi del sonno e dove le vite degli studenti s'intrecciano in contesti diversi.
Ma parlarne in questi termini è più che riduttivo. Non avevo mai letto un libro che mi soddisfacesse al 100%, mai prima di aver terminato questo. Al suo interno è presente tutto e come al solito, Coe risolve ogni nodo in maniera intelligente e poco prevedibile. Se fosse uscito quest'anno e l'avessi letto tra sei mesi, avrei gridato al plagio, ma forse la colpa è di Almodovar. Poi, dire plagio è esagerato, magari il regista ha solo preso ispirazione, però (e qui spoilererò ma con delicatezza), il finale si avvicina molto a quello del suo ultimo film: stesse parole, situazione molto simile. E le analogie non finiscono qui ma, come dimostrò Propp, le fiabe derivano tutte da un archetipo comune (e così il mito), quindi in fondo mi piace pensare che non di plagio o di spunto si tratti, bensì di semplice bisogno d'esprimersi e raccontare.
Bene. E dopo tanti giorni trascorsi a centellinare le pagine perchè "maledizione questo libro è una meraviglia, voglio leggerlo tutto ma me lo tengo buono ancora un po'" e *di solito sui mezzi* "Perchè mi stai salutando?? Non vedi che sto leggendo??? Non mi interrompere con le tue stupide chiacchiere, ho solo 20 minuti al giorno per leggere e sono arrivata a un punto cruciale" ... ora che il libro è finito, io cosa leggo?
La casa del sonno è complessa da riassumere in poche righe, provando, potrei dire che racconta le vicende di un gruppo di studenti abitanti ad Ashdown, intrecciando il passato col presente. Oggi quella dimora è diventata una clinica dove vengono curati disturbi del sonno e dove le vite degli studenti s'intrecciano in contesti diversi.
Ma parlarne in questi termini è più che riduttivo. Non avevo mai letto un libro che mi soddisfacesse al 100%, mai prima di aver terminato questo. Al suo interno è presente tutto e come al solito, Coe risolve ogni nodo in maniera intelligente e poco prevedibile. Se fosse uscito quest'anno e l'avessi letto tra sei mesi, avrei gridato al plagio, ma forse la colpa è di Almodovar. Poi, dire plagio è esagerato, magari il regista ha solo preso ispirazione, però (e qui spoilererò ma con delicatezza), il finale si avvicina molto a quello del suo ultimo film: stesse parole, situazione molto simile. E le analogie non finiscono qui ma, come dimostrò Propp, le fiabe derivano tutte da un archetipo comune (e così il mito), quindi in fondo mi piace pensare che non di plagio o di spunto si tratti, bensì di semplice bisogno d'esprimersi e raccontare.
Bene. E dopo tanti giorni trascorsi a centellinare le pagine perchè "maledizione questo libro è una meraviglia, voglio leggerlo tutto ma me lo tengo buono ancora un po'" e *di solito sui mezzi* "Perchè mi stai salutando?? Non vedi che sto leggendo??? Non mi interrompere con le tue stupide chiacchiere, ho solo 20 minuti al giorno per leggere e sono arrivata a un punto cruciale" ... ora che il libro è finito, io cosa leggo?
martedì 17 gennaio 2012
We went clubbing and ate Warcester sauce
Arrivarono in Baker Street verso le nove. La bionda, in perfetto stile londinese, indossava un cappottino blu e trascinava un trolley dello stesso colore. Accanto a lei, una sorta di tubero pressato in una giacca verde, tentava di non inciampare, calpestando la ridondante sciapa nera con le rotelle della valigia.
La figura goffa e sgraziata ero io.
A volte mi chiedo come la Q riesca a passeggiare con me senza sgridarmi. Specialmente quando me ne esco con certe riflessioni intelligenti.
Salite sull'ascensore (e se siete sulla tube di Russel Square non fate i fighi, ci sono circa 180 gradini):
QCF: Pof Pof Pof, Pof Pof Pof... che vocina stupida che ha quest'ascensore!
LaQ: *sguardo perplesso con lieve sfumatura di rimporvero*
poco dopo
LaQ: E' vero! L'ascensore fa Pof Pof Pof! Cos'ha detto adesso?
QCF: Pof pof pof, pof pof pof...
Arriviamo in ostello alle nove e mezza e veniamo prontamente bloccate da un omino - bodyguard che si assicura della nostra prenotazione. Poi mi guarda.
- How old are you?
- Ehm... twenty - five?
- You look so young...
Tesoro, è la storia della mia vita. A meno che i minorenni non paghino ridotto. Lì nessuno si preoccupa.
Insomma, siamo tornate a Londra. Una volta messo piede in terra d'Albione son stata pervasa da un senso di normalità. Era come tornare a casa. Gli autobus arrivano da destra e viaggiano sulla siistra, l'oyster si timbra entrando e uscendo, puoi controllare velocemente la direzione giusta della Tube ricordandoti solo se sei diretto a est, ovest, sud o nord. Sono comunque riuscita a sbagliarmi e prendere il treno nella direzione opposta. Ma a Camden Town ci siamo arrivate comunque. L'intenzione di visitare la città, i suoi musei e monumenti, è stata presto accantonata a favore di un sano e scontato shopping selvaggio. Così abbiamo assaltato il Camden Lock. E poco dopo, anche Oxford Street. Neanche sul cibo ci siamo trattenute. Quattro giorni di junk food non hanno mai ucciso nessuno. Specialmente se di Maoz o Wasabi si tratta. E poi l'english breakfast, anche se...
perchè tentare di entrare in un baretto e trovarlo chiuso una volta va bene... ma non ricordarsi che il suddetto chiude la domenica e ripetere l'errore, è da idioti!
A Londra segue Cardiff. La nostra amica in erasmus divide un gelido appartamento con nove prestanti gallesi, tirchi manco fossero scozzesi, piuttosto che accendere il riscaldamento, congelano in pigiama sul divano... Ma l'amica ha la stufetta! Era da settembre che attendeva di vederci (nonostante i fugaci aperitivi in quel di Milano).
Così, nella ridente cittadella ho potuto gustare un assaggio di vita erasmus tra locali con cocktail il cui prezzo è inversamente proporzionale alla quantità di alcool presente. Dopo tre vodka lime and lemonade ero sobria e danzante tra giovani gallesi e non, completamente marci. Mentre controllavo che il giovanotto barcollante accanto a me non mi riproponesse il cocktail sugli stivali, fissavo perplessa una ragazza che ballava sul palco: minigonna inguinale elasticizzata che ad ogni movimento sale sempre più. Sotto: niente! Persino l'amica pareva imbarazzata. Si, perchè le inglesi non conoscono l'esistenza di giacche e collant. Almeno non quando si recano a ballare. Non che abbiano caldo eh... una volta constatato che i guardaroba esistono e sono tutt'altro che costosi, il dubbio sul piacere tutto inglese di congelare, rimane.
Lasciando da parte le perplessità sulle strane abitudini albioniche, mi domando con quale forza gli erasmus escano tutte le sere. Ieri ero maciullata e, morente, giacevo su un divanetto... vero anche che eravamo reduci da una giornata )l'ennesima) di shopping aggressivo. Infatti, nonostante mi fossi riproposta di NON COMPRARE PIU' NULLA, qualcosa doveva andare storto. Non esiste solo Camden. Le vie di Cardiff sono state una piacevole sorpresa e, dopo aver afferrato decine di cose, prontamente lasciate al loro posto al momento di pagare, non ho resistito e ho comprato un vestitino, scartato poco prima perchè convinta non avessero la mia taglia. Nero, semplice, un po' anni '60. Secondo la Q mi sta molto bene. Secondo me, se non dimagrisco potrei essere un perfetto Manolito (o Fernandito o Paquito o qualsiasi nome si addica al protagonista di un film di Pedro Almodovar). Ma mi piaceva tanto e costava poco.
Tirando le fila: quattro giorni di svago, cibo e shopping. Dopo un anno di poco lavoro non è che me lo meriti ma sicuro ci voleva. Ora ho la tosse e spero null'altro.
Ho imparato che la corretta pronuncia di Worcester Sauce è UASCESTER SOOS. Perchè mai? Probabile che l'abbiano scritto e poi non siano più riusciti a pronunciarne il nome, inventandone uno adeguato? E che dire we go dancing fa vecchio. Il vero ggggiovane gallese dice CLUBBING!
Ho assaggiato il cupcake senza nascondere una nota di delusione perchè forse me l'aspettavo un po' diverso. Mi sono innamorata del cheddar e della jacket potato. Ho scoperto quanto siano buone le chips, cheese and carry souce dopo l'una del mattino, nonostante io non ami nemmeno un po' la salsa al curry. Ho collezionato un numero di ore inferiore al numero di pinte ingerite, ma nettamente superiore al numero di pound spesi per comprarle.
E poi, beh, siamo state al Fabric!
A voi, chiederci com'era.
La figura goffa e sgraziata ero io.
A volte mi chiedo come la Q riesca a passeggiare con me senza sgridarmi. Specialmente quando me ne esco con certe riflessioni intelligenti.
Salite sull'ascensore (e se siete sulla tube di Russel Square non fate i fighi, ci sono circa 180 gradini):
QCF: Pof Pof Pof, Pof Pof Pof... che vocina stupida che ha quest'ascensore!
LaQ: *sguardo perplesso con lieve sfumatura di rimporvero*
poco dopo
LaQ: E' vero! L'ascensore fa Pof Pof Pof! Cos'ha detto adesso?
QCF: Pof pof pof, pof pof pof...
Arriviamo in ostello alle nove e mezza e veniamo prontamente bloccate da un omino - bodyguard che si assicura della nostra prenotazione. Poi mi guarda.
- How old are you?
- Ehm... twenty - five?
- You look so young...
Tesoro, è la storia della mia vita. A meno che i minorenni non paghino ridotto. Lì nessuno si preoccupa.
Insomma, siamo tornate a Londra. Una volta messo piede in terra d'Albione son stata pervasa da un senso di normalità. Era come tornare a casa. Gli autobus arrivano da destra e viaggiano sulla siistra, l'oyster si timbra entrando e uscendo, puoi controllare velocemente la direzione giusta della Tube ricordandoti solo se sei diretto a est, ovest, sud o nord. Sono comunque riuscita a sbagliarmi e prendere il treno nella direzione opposta. Ma a Camden Town ci siamo arrivate comunque. L'intenzione di visitare la città, i suoi musei e monumenti, è stata presto accantonata a favore di un sano e scontato shopping selvaggio. Così abbiamo assaltato il Camden Lock. E poco dopo, anche Oxford Street. Neanche sul cibo ci siamo trattenute. Quattro giorni di junk food non hanno mai ucciso nessuno. Specialmente se di Maoz o Wasabi si tratta. E poi l'english breakfast, anche se...
COSE DA FARE PRIMA DI MORIRE:
Riuscire a divorare una colazione da Kozzy!
perchè tentare di entrare in un baretto e trovarlo chiuso una volta va bene... ma non ricordarsi che il suddetto chiude la domenica e ripetere l'errore, è da idioti!
A Londra segue Cardiff. La nostra amica in erasmus divide un gelido appartamento con nove prestanti gallesi, tirchi manco fossero scozzesi, piuttosto che accendere il riscaldamento, congelano in pigiama sul divano... Ma l'amica ha la stufetta! Era da settembre che attendeva di vederci (nonostante i fugaci aperitivi in quel di Milano).
Così, nella ridente cittadella ho potuto gustare un assaggio di vita erasmus tra locali con cocktail il cui prezzo è inversamente proporzionale alla quantità di alcool presente. Dopo tre vodka lime and lemonade ero sobria e danzante tra giovani gallesi e non, completamente marci. Mentre controllavo che il giovanotto barcollante accanto a me non mi riproponesse il cocktail sugli stivali, fissavo perplessa una ragazza che ballava sul palco: minigonna inguinale elasticizzata che ad ogni movimento sale sempre più. Sotto: niente! Persino l'amica pareva imbarazzata. Si, perchè le inglesi non conoscono l'esistenza di giacche e collant. Almeno non quando si recano a ballare. Non che abbiano caldo eh... una volta constatato che i guardaroba esistono e sono tutt'altro che costosi, il dubbio sul piacere tutto inglese di congelare, rimane.
Lasciando da parte le perplessità sulle strane abitudini albioniche, mi domando con quale forza gli erasmus escano tutte le sere. Ieri ero maciullata e, morente, giacevo su un divanetto... vero anche che eravamo reduci da una giornata )l'ennesima) di shopping aggressivo. Infatti, nonostante mi fossi riproposta di NON COMPRARE PIU' NULLA, qualcosa doveva andare storto. Non esiste solo Camden. Le vie di Cardiff sono state una piacevole sorpresa e, dopo aver afferrato decine di cose, prontamente lasciate al loro posto al momento di pagare, non ho resistito e ho comprato un vestitino, scartato poco prima perchè convinta non avessero la mia taglia. Nero, semplice, un po' anni '60. Secondo la Q mi sta molto bene. Secondo me, se non dimagrisco potrei essere un perfetto Manolito (o Fernandito o Paquito o qualsiasi nome si addica al protagonista di un film di Pedro Almodovar). Ma mi piaceva tanto e costava poco.
Tirando le fila: quattro giorni di svago, cibo e shopping. Dopo un anno di poco lavoro non è che me lo meriti ma sicuro ci voleva. Ora ho la tosse e spero null'altro.
Ho imparato che la corretta pronuncia di Worcester Sauce è UASCESTER SOOS. Perchè mai? Probabile che l'abbiano scritto e poi non siano più riusciti a pronunciarne il nome, inventandone uno adeguato? E che dire we go dancing fa vecchio. Il vero ggggiovane gallese dice CLUBBING!
Ho assaggiato il cupcake senza nascondere una nota di delusione perchè forse me l'aspettavo un po' diverso. Mi sono innamorata del cheddar e della jacket potato. Ho scoperto quanto siano buone le chips, cheese and carry souce dopo l'una del mattino, nonostante io non ami nemmeno un po' la salsa al curry. Ho collezionato un numero di ore inferiore al numero di pinte ingerite, ma nettamente superiore al numero di pound spesi per comprarle.
E poi, beh, siamo state al Fabric!
A voi, chiederci com'era.
domenica 8 gennaio 2012
Aaaaaaaaaaaaai don uanna fol in loooooooooov
Non che io sia una grande fan degli Him, a dire il vero li ho sempre ignorati... però Virgin Radio passava quella e mi attengo fedelmente al copione.
Parole che cadono a fagiuolo direi.
Stay tuned for further information
martedì 3 gennaio 2012
C - Day
Oggi Bad Carrot compie un anno!
Mai blog fu più longevo. Blog di mio possesso, ovvio! Il primo durò tre mesi, il secondo quattro e finalmente approdai qui. Non so quanto rimarrò a scrivere, ma so perchè ho iniziato:
Lo facevano LaQ e 075. Mi piace leggerle, grazie a loro, anche l'episodio più banale si trasforma in qualcosa d'interessante e divertente.
Perchè ci ho messo tre settimane a cominciare la tesi. Io, che quand'ero piccola scrivevo sempre. Poi continuare e terminare è stata una discesa a tratti rilassante. Scrivere per tenersi in esercizio, scrivere per mettersi alla prova, scrivere perchè mi è sempre piaciuto farlo...
Perchè mi piacciono le attenzioni, ma mi mettono anche in imbarazzo. Sapere che qualcuno mi legge mi riempie d'orgoglio, ma le amiche che conoscono la carota sono 4...
Perchè voglio testare il mio livello d'acidità. E raccontare fatti allegri non è divertente e tantomeno interessante, quindi preferisco lamentarmi, insultare e ridacchiare mentre rileggo di quanto sia sfigata.
Perchè mi piace raccontare, ma quando lo faccio a voce finisco per dilungarmi in dettagli inutili (e una mimica teatrale) in attesa che il tasso alcolico si abbassi e che i peperoni la smettano di tornarmi su. Che bell'immagine vero? Chiedetelo a 075, lei c'era e proabilmente mi avrà odiata. Io ho ricordi offuscati. Se li scrivo, i ricordi rimangono e posso andarli a ripescare, anche se le cose più belle e importanti non le scrivo per paura di perderle. Poi le perdo lo stesso.
E se mi dilungo do uno scopo in più allo scroll...
Perchè come dice Daniel Glattauer, scrivere è come baciare, solo senza labbra. E il primo anno ho scritto tanto e baciato poco. Il secondo bacerò di più e lo scriverò!
Paura e delirio in mansarda
Anche quest'anno ho fatto i compiti delle vacanze. Nonostante il blocco iniziale, davanti a quella tela bianca e le boccettine di colore ancora nuove, devo dire di essermi anche divertita!
Spero non sia solo un episodio casuale e ancora non so, tra i buoni propositi per l'anno nuovo potrei promettere di dipingere più spesso? Ora comincerei col riordinare la mansarda. E ho paura!
Spero non sia solo un episodio casuale e ancora non so, tra i buoni propositi per l'anno nuovo potrei promettere di dipingere più spesso? Ora comincerei col riordinare la mansarda. E ho paura!
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