lunedì 22 aprile 2013

Un golfino nero, un ombrello giallo...

Come non amare le feste di laurea! Specialmente quando lo scenario rurale in cui hanno luogo fa pensare a lunghe corse nei prati, cappelli di paglia che svolazzano, ammucchiate nei fienili...
Poi, dopo una settimana di gran caldo e un sole che in Lombardia si vede di rado, decide di piovere proprio QUEL WEEK END e le corse a piedi nudi si trasformano presto in scivolate nel pantano. 
Quindi ieri, planinog alla mano, io, LaQ, 075 e altri personaggi che introdurrò man mano, tiriamo una riga su ogni singolo punto del programma e passiamo al piano B. Inutile dire che, complice la pioggia, la situazione scivola a velocità esponenziale:
 - Cambio d'orario: anziché partire alle 14, la partenza è ritardata alle 18.
 - Il fidanzato di un'amica lavora e lei, rimasta sola in casa e non potendo abbandonare il cane, è impossibilitata a spostarsi.
 - L'amica con cui avremmo dovuto partire, decide che, visto il cambio d'orario porterà con sé l suo inutile fidanzato, amorevolmente soprannominato Abat - jour (si dice sia un tipo loquace)
La prospettiva di trascorrere due ore in macchina con abat-jour mi fa quasi ribrezzo. Come se non bastasse, l'amica è in ritardo. Disperata, telefono allaQ, la quale mi invita ad andare a casa sua e partire insieme a lei, il suo +1 e altri amici.
 - Ma avete la macchina piena.
 - No no! Cioè si, ma viene anche the Duke che recupera una mia collega in Brianza, al limite appena arrivati lì, ti porta lui!
 - COSA?? 
 - Dai, fai la brava!
 - No no! Era solo per capire quanto truccarmi e che vestito mettere!
 - Brava ragazza, giù da battaglia!!
Detto così su due piedi, ero a dir poco sconvolta. Ma spieghiamo con ordine: the Duke (fa molto Moulin Rouge ma a me piace che lo immaginiate diverso!) è un ragazzo con cui ero uscita una volta a novembre o giù di lì. C'era stato un mezzo bacio ma la mia situazione sentimentale, distrutta dalle ripetute percosse di un sassofonista infame, non ci aveva permesso di approfondire la cosa. Dopo quell'uscita c'eravamo sentiti un paio di volte ma dopo un mio rifiuto, era scomparso. Un paio di settimane fa, the Duke è spuntato nuovamente fuori e dopo una breve chiacchierata cosa è finita lì. Sebbene penassi di scrivergli di nuovo, era l'ultima persona che mi aspettavo di vedere alla festa. 
Poco importa. Fatto sta che, armata di ombrello, regalo per l'amica dottoressa e lo zaino, prendo un autobus diretto verso casa della Q. 
Arrivo da lei in perfetto ordine, peccato che il mio golfino, reduce dal viaggio in bus, puzzasse di cipolla andata a male. Mi lavo, mi rinfresco, ma la situazione non migliora. Scrivo quindi un messaggio a Electric Suzy, nonché neolaureata, per chiederle in prestito un golfino. Mi laverò e mi profumerò nella cascina, per ora puzzo felice e speranzosa che il cappotto nasconda l'odore. In macchina nessuno sembra accorgersi di nulla. Bene così. 
Giunti in loco, bacio Suzy, saluto gli amici, prendo il golfino pulito e mi rifugio nel bagno. Cinque minuti dopo ne esco fresca e profumata. L'orrendo cimelio viene cacciato in un pertugio tra gli altri cappotti e da quel momento smette di essere un mio problema!
In balia dei festeggiamenti, tra una chiacchierata e l'altra, the Duke attira la mia attenzione e iniziamo a conversare, toccando argomenti che vanno dalla mia tesi al suo saggio, agli oroscopi, alla psicanalisi, fino a che lui non inizia a parlare della prima volta che ha provato a baciarmi. Non ne avevo un gran ricordo, quel bacio per me aveva significato una lunga attesa e una gran confusione in testa, ma ho deciso di tenere certi pensieri per me e mescolare un po' le cose, forse perché stavolta avevo una gran voglia di baciarlo. 
Da quel momento non ho assolutamente idea di cosa sia successo alla festa. Io e il fanciullo ci trasferiamo sotto una tettoia continuando a baciarci e ridere mentre fuori piove, proprio come Liesl e Rolf in Tutti insieme appassionatamente. Abbiamo trent'anni per gamba ma più o meno la scena era quella. Decisamente romantica e anche molto piacevole. Inutile dirlo, il tempo vola così in fretta che quando torniamo alla festa, i pochi rimasti ci salutano e vanno via. 
Nuovamente soli, decidiamo di levare le tende anche noi. Recuperata la giacca, la borsa e l'immancabile golfino putrido che cerco di nascondere sotto il sedile, ripartiamo, non senza difficoltà alla volta di Milano e dopo un'oretta e mezza siamo a casa mia, entrambi stanchi e conciati da sbatter via. Un ultimo bacio prima di salire, afferro la borsa e salgo. 
Poi, in un inaspettato momento di lucidità mi rendo conto del dramma: il golfino, QUEL golfino, la cipolla avariata, è rimasto in macchina!! Oddio nnnnnnoooooooooo!!!
Ora, se non dovessi più avere sue notizie, potrei immaginarne i motivi.

*Flash Forward, 2030, la carota in versione Ted Mosby, ma molto più figa, solleva con espressione schifata un pezzo di stoffa nero, putrido e consumato*
 - And that's how I met your father! 

Ma magari no. 

lunedì 25 marzo 2013

Pigiama, golfino, adobe e pioggia

Ultimamente non ci sto con la testa.
Non che prima la situazione fosse drasticamente diversa, ma quantomeno ero in grado di trasformare i miei deliri mentali in qualcosa di costruttivo, chessò, arrivare a leggere un articolo di giornale fino in fondo, finire un libro traendone delle conclusioni sensate, andare a vedere una mostra, passare una giornata a far niente sentendo di aver speso bene il mio tempo (forse quello no), coltivare una scoppiettante vita sociale. Cose così insomma.
Invece in questi giorni mi sembra di non riuscire a concludere nulla di buono. Il mio unico pensiero è la tesi: la scadenza si avvicina e il fatto di non dover consegnare nulla di cartaceo, bensì un film che ormai mi porto dietro da quattro mesi, ruba sempre più spazio a qualsiasi altro passatempo. Si, perché da una parte penso che in fondo sia un compito leggero, qualcosa che amo fare e che quindi non mi pesa, dall'altro sono in qualche modo obbligata, dovendo passare le mie giornate a lezione, in altre faccende affaccendata (nello specifico, a lavorare agli altri due film da consegnare). Quindi finisco per ridurmi a trascorrere le mie giornate a smanettare di fronte al computer e ormai la domenica è un concetto astratto che per me significa solo pigiama, golfino, adobe e brutto tempo.
L'altro giorno chiacchieravo con un'amica che ci è già passata e ora, dopo tre anni di peregrinazione senza sosta, pare a ber trovato il lavoro dei suoi sogni (sempre che le rinnovino il contratto). Ripensando a tutto il suo impegno per la tesi, ne ha concluso che fu solo una fatica inutile.
Peccato che queste illuminazioni arrivino sempre in ritardo. E che per quanto mi ci sforzi, cercando di far tesoro delle sue parole, per ora sembrino così poco convincenti.
Non per nulla lo chiamano Senno di Poi...

domenica 24 marzo 2013

Pic Nic

CdS è a dieta. Dopo un anno lontana dalle sigarette (oggi), ha deciso di eliminare anche buona parte dei carboidrati, dei grassi e tutto ci che la rende così diversa dalla gnocca stratosferica che era prima di entrare nell'inferno also known as Scuola cinica. Secondo me è gnocca lo stesso ma sapendo quanto possa essere irritabile una persona privata di carboidrati, mi astengo da giudizi ed evito (se posso) di divorare cioccolata in sua presenza. Per fortuna la sta prendendo bene e, nonostante le disavventure e la pressione della tesi, sembra piuttosto in pace con sé stessa. Forse il fatto che manchi una settimana al termine del supplizio rende tutto più sopportabile, ci sono buone possibilità che tra poco meno di sette giorni ricominci a nutrirsi di cibi normali anziché aria e sabbia sotto forma di biscotti, quindi spesso ci ritroviamo a fantasticare e pianificare i prossimi brunch, pranzi e feste similari.
L'altro giorno, visto l'imminente arrivo della primavera, ha iniziato a pensare che sarebbe stato bello organizzare un pic nic al parco. Essendo pienamente d'accordo con lei, abbiamo iniziato a fantasticare insieme e si sa che a volte le fantasie ti prendono un po' la mano...
 - Però se lo organizziamo, bisogna farlo bene! Mi sono sempre piaciuti i cestini da pic nic, quindi stavolta voglio portarne uno!
 - Si sarebbe carino! Ci vorrebbe anche una tovaglia da pic hic, a quadretti rossi magari... 
 - Assolutamente! E anche un thermos per il tè, così lo beviamo insieme ai macrons!
 - Beh, se proprio volessimo fare le cose fatte bene, avremmo bisogno anche di vestiti da pic nic!
 - Come sarebbero questi vestiti?
 - Vestiti con i gonnelloni a fiori, oppure a righe! No, però forse con la tovaglia a quadretti, le righe farebbero a pugni... va beh, ci pensiamo, comunque hai capito!
 - Certo! Allora voglio anche un cappello di paglia a tesa larghissima! Solo un dubbio... dove lo organizziamo? L'ideale sarebbe in riva a un fiume... 
 - Scusa, facciamolo in Sempione no? Così mentre noi saremo lì ad assaggiare minitartine e manicaretti fatti in casa, accompagnate da una soave musichetta, che in realtà non c'è ma ti assicuro che la sentiremo...
 - ...un po' come quel meraviglioso pergolato disegnato dal vino e dal limoncello al pranzo di fine anno il giugno scorso?
 - Esattamente come quello! Ecco, mentre noi saremo lì, avvolte tra musica e buone maniere, sarà bello sere interrotte da qualcuno che si avvicina e chiede "Ooh, che c'hai una moneta?"

mercoledì 20 febbraio 2013

Valentina in libreria

Oggi dopo la lezione, ho deciso di fare un giretto alla Feltrinelli, un luogo sempre ricco di ottimi spunti per le mie riflessioni sulla vita, l'universo e tutto il resto no altrimenti ci avrei già guadagnato parecchio.
Insomma, stasera, dopo mesi che valutavo la situazione, ho deciso di lasciar perdere qualsiasi tipo di remora e comprare l'ennesimo capitolo dell'ennesima saga un po' fantasy, un po' erotico - strappalacrime. Si sa come vanno queste cose: ti avvicini a un libro perché ti piace la copertina, poi lo apri e scopri che anche il carattere con cui è scritto e la mole di pagine (800 in carattere quattordici, che anche col buio i miei quattro occhioni riescono a decifrarlo senza problemi) potrebbero rivelarsi interessanti e finisce che lo compri. Dopo mesi di polvere e mansioni da fermaporte, finisci per leggerlo e ti piace un sacco. Scoprendo che si tratta del capitolo di una trilogia, a metà tra il dubbio che possa rivelare una boiata e la voglia di sapere come va a finire, lasci passare un anno, ma poi, nel giro di dieci giorni, hai divorato sia il secondo che il terzo volume e l'amore per questa storia rasenta la dipendenza grave. Solo che la storia è finita, conclusa, terminata. Ma poi scopri che non è proprio così, e l'autrice ha iniziato un'altra trilogia (che però in Italia, come è giusto che sia, è divisa in sei libri) che inizia da dove ci eravamo lasciati l'ultima volta ma spostandosi da un protagonista ad uno nuovo. Aiuto. Qui la dipendenza è grave ma i dubbi lo sono ancora di più: e se la storia non fosse all'altezza della prima? E se, cambiando protagonista, l'empatia scomparisse completamente? E se... e se... e se... ho finito per cedere e rischiare, con la consapevolezza che la delusione potrebbe essere cocente. 
Morale della favola, mi introduco in libreria con aria furtiva e noto che lo scaffale su cui il libro si trova è lo stesso (ma il lato diverso) su cui giace roba tipo Twilight, Warm Bodies e tutti i morti della Harris. Va beh, lo afferro e sempre più furtiva, mi dirigo alla cassa. Poi penso che però un po' di zucchero (badilate di zucchero) e romanticismo fantaerotico non farebbero male e che gli hipster che leggono David Foster Wallace possono tranquillamente morire sul rogo. David Foster Wallace sta al seitan come  Jacqueline Carey sta ad bell'hamburger (non una fiorentina ma almeno è cibo vero). Dopo aver letto decine di cose di cui non capite niente, avrete finalmente voglia anche voi di staccare il cervello e svagare un po' susu. Ma questo è il discorso che ho intrapreso qualche post fa quindi non mi ripeto. 
Tornando in libreria e alla mia strada verso la cassa, prima di raggiungerla, mi imbatto in una pila di libri per ragazzine e li guardo. Trattasi della saga di Valentina, scritta da Angelo Petrosino. Non so se quando eravate piccoli li avete mai letti. C'era Le fatiche di Valentina, Non arrenderti, Valentina, Cosa sogni Valentina. Tutti che parlavano di questa ragazzina torinese, un po' supereroina, un po' geniale, un po' semplicemente precorritrice degli hipster di oggi. Una ragazza perfetta, bionda, carina, intelligente, responsabile, capace dopo quattro lezioni con il suo amico Ben di parlare un inglese che manco io dopo due mesi a Londra... anche un po' noiosa, però quando avevo dieci anni ci stava tutta. Ora le cose sono un po' cambiate. I libri, da tre sono diventati 80 e probabilmente, visto il carattere, l'interlinea, i disegnini e tutto il resto, si rivolgono on più a bambini di dieci anni ma di sei. All'inizio ho pensato: Ammazza che fortunelli, io mica ce li avevo tutti sti libri quando facevo le elementari. Poi ho lett i titoli. Sorvolando V come Valentina (va beh) possiamo trovare Un mistero per Valentina, In viaggio con Valentina, A scola con Valentina, La cugina di Valentina, i nonni, gli zii, i nipoti e i figliastri di Valentina, Al vernissage con Valentina e per ultimi Valentina Ama Tazio e Un amico in Internet per Valentina. Tazio? Chi è TAZIO! E Ben? Quel povero ragazzino inglese tanto timido e tenero che ci ha messo tre libri per strapparle un bacetto? TAZIO! Pfff. E soprattutto INTERNET? Gli amici di INTERNET in un libro per bambini? Con magari Valentina che manda e-mail allegando foto e chissà, incontra Tazio in una chat! Cosa facciamo leggere ai nostri bambini? Lo sanno tutti che Internet è un luogo pericoloso e non adatto ai bambini, meglio non istigarli con letture del genere no? Che poi crescono, aprono blog idioti e iniziano a leggere libri fantasy erotici! 

martedì 19 febbraio 2013

Strane epifanie alla fermata del tram

Sono una persona tendenzialmente allergica alle romanticherie convenzionali, specie d questi tempi, che  il massimo della romanticheria a cui posso ambire si avvicina a conversazioni di questo tipo:
 - Gabri, domani mi riempi di complimenti?
 - Mmmmmh... No!
 - Puoi anche non crederci, vanno bene anche se non li pensi veramente!
 - Allora si dai!
(Gabri, uomo di due metri abbastanza figo da generare fantasie violente, ma anche abbastanza stupido e fraterno per spegnere all'istante qualsiasi pensiero impuro)
Però tutta questa storia non ha solo a che fare col romanticismo, l'amore e le dolcezze in sé, ma abbraccia un ambito più largo, come l'equilibrio e il buonumore che in questo periodo sono stati un po' per i fatti loro.
Insomma, venerdì ero sul tram a leggere il mio libro ascoltando a ripetizione una canzone dei Kasabian. Il tram si ferma e io mi alzo per scendere. Mentre raggiungo l'uscita, cercando di non colpire troppo forte i passeggeri che ci mettevano un quarto d'ora a scendere due gradini, mi giro e vedo una ragazza in piedi ad aspettare che tutti scendessero. Era ferma, non stava facendo nulla di che ma, paragonata a me e alla mia proverbiale diplomazia nei confronti della folla, sembrava l'immagine della serenità e dell'educazione. E' scesa con calma e appena raggiunto il marciapiede, ha abbracciato e baciato il ragazzo che era lì ad attenderla. Sono rimasta un po' a guardarli, non erano stucchevoli o fastidiosi, non mi hanno rattristata e nemmeno fatto nascere alcun raptus omicida. Erano solo tanto carini e innamorati e io di buon umore. Ho sorriso e me ne sono andata pensando a quanto mi mancava sentirmi così, avrei voluto essere come lei, forse addirittura essere lei in quel momento. Almeno per quel minuto che ci siamo incrociate, mi è sembrato di vedere tutto l'equilibrio, il benessere, la tranquillità che ora mancano a me.
Era strano ma mi aveva messa davvero di buon umore e ho capito che forse, per ricominciare a stare bene come prima (prima di giugno, mettiamola così) devo calmarmi, smetterla di alzarmi ad un orario imprecisato dopo le otto e mezza, arrivare tardi sempre e comunque, tenere i vestiti ammucchiati sul letto, uscire di casa sfatta e incasinata e soprattutto sempre, perennemente arrabbiata. Ed è solo l'inizio d una lunga lista.
E' vero, prima ho pensato che se youtube avesse fatto partire l'ennesima pubblicità, avrei fracassato lo schermo del computer, ma pian piano ci sto lavorando.

mercoledì 13 febbraio 2013

Io dico NO al Captcha



L'altra sera - colpa mia che dimentico sempre le password - cercavo disperatamente di entrare su twitter. Al ventesimo tentativo ho deciso di rinunciare, imprecando selvaggiamente. Non tanto per i vari fallimenti, quanto perché, una volta si e una no, veniva fuori il temutissimo CAPTCHA, quel codice... va beh, non serve che io spieghi cos'è... che ha fatto salire a quaranta i miei disperati tentativi d'accesso.
Lì per lì, presa da un profondo momento di sconforto, ho pensato che, qualora Berlusconi avesse promesso di eliminare tutti i captcha dalla faccia della terra, fooooorse avrebbe avuto il mio voto. Poi ho cominciato a parlare da sola e tirare testate contro il muro, dopo ancora ho capito di aver formulato pensieri da non ripetere a voce alta e sono tornata in me.
Questo per farvi capire i maledetti effetti del fenomeno captcha.
Che poi io, a cosa serve non l'ho ancora capito! Dicono per verificare che tu non sia un robot, ma è evidente che il risultato è confermare che tu lo sia, perché ditemi voi chi è in grado di leggerlo se non un androide!Ditemelo. E non c'entro io che vedo poco. Anche il mio amico programmatore non capisce una fava!
Quindi, a meno che non mi capiti da identificare una roba simile (immagine sotto) così, giusto per esplicitare una volta per tutte com mai le mie giornate siano sempre così noiose, TOGLIETE I CAPTCHA e spargete il verbo!


martedì 12 febbraio 2013

Gioco degli 11

Non scrivo più da talmente tanto tempo, che quasi aspettavo una cosa del genere, se non altro per tenere il blog un minimo aggiornato... Così, grazie ad Alex V, di Tè agli elefanti continuo anch'io il gioco degli 11. 

1. Qual'è stato il tuo costume di Carnevale preferito? 

Sono indecisa tra la meravigliosa toga di cinque anni fa e il costume da elettrocardiogramma, entrambi di grande effetto e perfetti per una situazione last minute. Dovete sapere che io passo cinquantun settimane l'anno a fantasticare sul costume di Carnevale da indossare e la cinquantaduesima mandando tutti i piani all'aria. 
2. Se fossi un oggetto, cosa saresti? 

Una matita. una matitina dell'ikea. tile, sempre disponibile in ogni momento, capace di saltare fuori nelle situazioni d'emergenza. Piccola ma ovviamente questo è relativo.  
3. Ti hanno mai dedicato una canzone? Si. sorvolando le risate che ancora suscita il semisconosciuto che mi dedicò "Sono un ragazzo fortunato", il mio ex diceva che ascoltare Beside you di Van Morriso, gli ricordava me. 
4. Hai mai avuto un CDM (aka Coinquilino di Merda)? 

Più di uno. A londra ovviamente, avevo la casa invasa da tamarri che, oltre ad occupare la cucina per cene e pranzi nuziali (invitando amici che abitavano nel quartiere) e farsi circa 8 dcce al giorno, amavano svegliarci sparando POMPO NELLE CASSE alle otto del mattino. Ecco, NO!
5. Se potessi vivere un giorno nella pelle di qualcun altro (stile "Essere John Malkovich"), chi vorresti essere? 

Il mio ex. E' completamente indipendente e quasi realizzato, bello, lavora, ha una macchina, vive da solo, è in grado di fare pressoché qualsiasi cosa... penso che un giorno non mi basterebbe. Vorrei sapere cosa si prova ad essere completamente indipendenti. 
6. Credi nella metempsicosi? 

Lo spero, sai che noia altrimenti? Essendoci varie teorie sull'argomento, vorrei sperare di poter scegliere quella più conveniente. 
7. Cosa pensi degli ingegneri? 

Escludendo il mio amore incondizionato per un ingegnere in particolare (aka batterista, aka jazzista, aka LUI... si, quello di questa primavera), credo che siano soggetti interessanti e mi incuriosiscono alquanto. Inoltre CdS sostiene che l'uomo della mia vita sia uno di loro quindi, chiudendo il cerchio, voglio solo avere l'occasione per incontrare di nuovo il mio jazzista aka batterista aka ingegnere acustico (aka hobbit, ok) per accasarmi una volta per tutte. 
8. E dei medici? 

Mi fanno paura. ma solo mentre lavorano e in particolare se io faccio in qualche modo parte del loro incarico. Nel mondo reale penso siano insostituibili e hanno tutta la mia ammirazione.
9. E degli studenti di lettere? Da ex studentessa di lettere, posso dire che si dividono tra pseudointellettuali presuntuosi, incoscienti e persone terribilmente stoiche dotate di una grandissima passione. Io non lo rifarei. In un momento di crisi ho anche pensato che fosse uno studio inutile. Meglio studiare qualcosa di pratico e utile, dedicando alla cultura il proprio tempo libero, piuttosto che il contrario. 
10. Se ti dico "Le Ore", a cosa pensi per prima cosa? 

Al film The hours, che poi all'inizio era un libro ma che non ho letto... 
11. Se ti chiedessi di scegliere tra le due sfighe seguenti, ovvero l'amare senza essere riamato indietro, o il non amare e l'essere stalkerato, cosa sceglieresti? 

Ma non sono io che scelgo! Alla prima ormai ho fatto il callo. Il peggio (e mi sta capitando) è Amare, non essendo amati e in più essere stalkerati dalla ex del soggetto in questione. Ma ci rido su!

Ora undici cose su di me (e spero di non ripetermi)

1. Ho una voglia spropositata di tornare a Londra. So che la prima esperienza mi ha delusa terribilmente ma credo di averne bisogno. Se non altro per staccare un po'. 
2. Ho studiato spagnolo alle superiori ma l'ho dimenticato. ora quando parlo, metto le esse alla fine di ogni parola.
3. Vedo in 2D. Non so spiegare bene come sia questa cosa ma mi piace dirlo. Nella pratica, non riesco a percepire la figura tridimensionale in quelle immaginate tutte colorate e prendo delle grandi pallonate in faccia.
4. Adoro girare in bicicletta ma sono terribilmente combattuta tra l'indipendenza e l'impossibilità di leggere sui mezzi pubblici.
5. Mi infurio come una gorgone quando qualcuno asserisce che io non sappia cucinare. Specialmente se quel qualcuno ha assaggiato solo due cose da me cucinate e non dopo il 2006. 
6. Mi sono tinta i capelli di castano. non perché odiassi il rosso o non lo sopportassi più, ma perché l'henné, dopo una settimana, era rimasto solo sulla parte già colorata lasciandomi dieci centimetri di ricrescita. Quindi ho piagniucolato e sono corsa dal parrucchiere. 
7. Sto seriamente pensando di cambiare mestiere.
8. Mi manca la primavera, il caldo, le giornate lunghe. Anche se di solito, quando non riesco a vivere appieno l'inverno, la bella stagione si rivela uno schifo totale. 
9. A volte mi chiedo come sarei se fossi un uomo. Poi mi ricordo che somiglio talmentee tnto a mio padre che l'idea di essere la sua fotocopia mi provoca terrore.
10. Ultimamente sto pensando di andare a vivere da sola. Ma credo di essermi persa esperienze importanti come la convivenza (ok, non del tutto ma due mesi non possono definirsi come un'esperienza determinante) . 
11. Spesso penso a come sarà da qui ad un anno, ma ci pensavo anche l'anno scorso e l'idea di rispondere "come l'anno scorso", mi spaventa un po'. 

ora undici domande:

1. Vi capita mai di avere la risposta pronta ma mai qualcuno che vi fa la domanda?
2. Quando e perché avete aperto il blog? (ok, questa è trita ma son curiosa anch'io)
3. Quando Berlusconi vince le elezioni, vi capita mai di chiedervi come sia potuto succedere?
4. Come dovrebbe essere la vostra giornata ideale?
5. Quando leggete un libro o guardate un film, cosa deve avere per potervi rendere completamente soddisfatti?
6. Mai provata l'ipnosi? Cosa pensate a riguardo?
7. Come vedete la domenica?
8. Cibo dolce o cibo salato?
9. Come vivete i rapporti di coppia?
10. Il più vecchio amico che vate, a quando risale?
11. Anche per voi è stato molto faticoso pensare a undici domande?

Ora sono curiosa di sentire le vostre! 

sabato 26 gennaio 2013

...è come desiderare ardentemente di avere mal di testa!

Confesso di essere un po confusa.
Mi pare di aver già affrontato l'argomento in maniera più o meno spicciola ma l'altro giorno, dopo aver finito di leggere Un amore, di Buzzati, mi sono trovata a rifletterci di nuovo e credo di dover approfondire un po' la faccenda.
Sebbene non abbia fatto fatica a finirlo, ho chiuso il libro con stizza, fastidio, tristezza e un'altra lunga serie di emozioni tutt'altro che positive. Mi è piaciuto? Per niente. Eppure a quanto pare, Un amore è considerato un capolavoro, un classico della letteratura italiana.
Per quanto riguarda la forma, la descrizione della Milano negli anni sessanta nulla da dire. L'argomento poi, delicato e attuale, è trattato con un garbo e una finezza non semplici quando si affrontano tematiche come la prostituzione, ma forse è dovuta al fatto che, quando è stato scritto erano altri tempi, la dignità delle persone era diversa e i tabù molto più numerosi di quelli presenti oggi.
tutto il resto però mi ha davvero messa di cattivo umore, a cominciare dai personaggi: Antonio è un uomo che il mio amico D. liquiderebbe come un sottone. Per me è un uomo pieno di problemi, maschilista, superficiale, immaturo, a tratti stronzo e terribilmente paranoico. Non che Laide, la donna di cui si innamora non gliene dia motivo: una ragazza viziata, opportunista, bugiarda e stupida. In fondo è anche giustificata dalla situazione: a lei, farsi mantenere da un borghese cinquantenne conviene tanto da superare il ribrezzo che prova per lui (del resto una prostituta non ha grane possibilità di scelta) e sopportare le continue scenate di gelosia. Perlopiù un cinquantenne borghese sedicente innamorato che però continua a trattarla da prostituta, senza volerla sposare, tantomeno presentarla agli amici o fare di lei una donna onesta. Un po' egoista, forse abbastanza da giustificare il fatto che Laide, davanti a tutto questo, continui a comportarsi da prostituta, nascondendolo a lui. Antonio se l'è voluta, se l'è cercata.
Ma per quanto lei si comporti in maniera comprensibile, non è certo un personaggio nel quale immedesimarsi facilmente, tantomeno prenderne le parti. Per non parlare di lui: un uomo talmente sgradevole da allontanare il lettore. Un personaggio con cui NON CI SI VUOLE identificare. Tutto questo ovviamente non è che un parere personale, fatto sta che non mi è piaciuto per niente, mi ha rattristata, mi ha fatto venire il nervoso, mi ha costretta a riflettere su vicende e che avrei preferito rimanessero sepolte, senza pensarci troppo su affrontandole in maniera più serena qualora ricapitassero alla porta. Ma ripeto, questo è un mio parere. Però continuo a sentire quel senso di colpa, quella vocina interiore che sembra ripetermi "come, non ti è piaciuto? E' un capolavoro, non capisci proprio niente!"
Ed è proprio qui che sta la mia confusione: non capisco se la differenza tra la bellezza oggettiva e il mio gusto personale sia giustificata. E' corretto, è normale che un'opera d'arte, considerata un vero e proprio saggio nel suo genere, possa lasciarmi indifferente o farmi addirittura schifo? Sono io che non capisco nulla?
Io credo (e l'ho già detto), che la maggior parte della gente che frequento menta spudoratamente per una pura e semplice questione d'immagine, ad esempio: Studi cinema? Ma come puoi non amare Godard?!
Ecco, a me Godard non piace per niente. Non so che farci, mi da i nervi! Genio assoluto certo, uomo del suo tempo, innovatore e iniziatore della novelle vague. Però bisogna ammettere che non sia proprio un grande intrattenitore... fai cinema bello mio, se i tuoi film si rivolgono ad un vasto pubblico ma solo dieci persone riescono ad arrivare fino alla fine e cinque di queste a capire cosa volevi dirci, mi sa che hai sbagliato mestiere! Quando poi penso a Carnage, sono ancora più confusa: è geniale come film! Un atto unico con quattro personaggi chiusi in una stanza, perfetta coincidenza tra la durata del film e quella delle vicende, ti incolla allo schermo perché vuoi vere fino a che punto arriveranno a torturarsi questi quattro nevrotici. Però, se quando ho iniziato a vederlo ero mediamente apatica, mi sono alzata dalla sedia con un'angoscia e una tristezza indescrivibili. Come accade per Un amore, anche Carnage probabilmente suscita le emozioni che il regista voleva provocare nello spettatore. Bello si, ma se mi chiedessero di rivederlo direi no grazie! Non mi è piaciuto. Sono emozioni non esattamente piacevoli da affrontare. Perché mi proponi qualcosa se sai di volermi suscitare sensazioni negative? E soprattutto, perché c'è gente che ammette di gradire qualcosa che provochi le suddette sensazioni? Pazzi, masochisti! Come disse CdS una volta, è come desiderare ardentemente di avere mal di testa!!!
Sto bestemmiando? Sono un'ignorante? Io non credo. Penso che ci siano tempi e luoghi per riflettere e altri per liberare la mente. La vita reale è già abbastanza incontrollabile e brutta di per sé, quando leggo un libro o guardo un film, desidero che vada tutto bene, almeno lì...

giovedì 10 gennaio 2013

Il mio fegato a pezzetti

In questo istante sento il fortissimo impulso di insultare qualcuno in modo molto colorito. Non qualcuno a caso ovviamente, la mia rabbia è ben indirizzata verso UN soggetto in particolare che continua a darmi sui nervi e comportarsi come un cretino. insultarlo senza lasciarmene scappare una farebbe davvero bene alla mia salute mentale.
Il problema però si pone quando la persona in questione si rivela quasi indispensabile per un progetto utile alla mia carriera scolastica e lavorativa. 
Che fare dunque? Chiedere in prestito alla Q il lanciafiamme da borsetta e dare fuoco a lui e alla sua macchina carbonizzando così anche la mia futura carriera o aspettare fino a giugno quando ormai il mio fegato sarà passato da rovinato a inesistente?
Enorme dilemma... 

domenica 6 gennaio 2013

I am a girl who walks alone and when I'm walking a dark road

Nonostante, come ho reso noto più volte, io odi profondamente le automobili, devo ammettere che in certe occasioni sia impossibile farne a meno. La sera ad esempio. Se vuoi muoverti a Milano e hai deciso di far tardi, oppure vuoi raggiungere un posto dall'altra parte della città, piuttosto che trasportare oggetti pesanti, la macchina diventa indispensabile.
Tuttavia, forse perché non guidando, non posso comprendere alcuni atteggiamenti, a volte mi sembra che chi ne possieda una, esageri e ne abusi, diventando quasi paranoico e non riuscendo a farne a meno. 
Io sono sempre stata abituata a girare coi mezzi o a piedi anche a orari improbabili della notte, tornare da sola non è mai stato un problema ma, se già mi infastidisce chi mostri preoccupazione nel vedermi prendere la metro alle dieci di sera, figuriamoci quanto mi dia i nervi vedere qualcun altro che si rifiuta di muoversi perché sprovvisto di mezzi. Per una persona abituata a guidare, anche cinquanta metri da percorrere di notte, potrebbero trasformarsi in una sfida impossibile. Non per tutti ovvio. Per alcune mie amiche si però! Questa è la disgrazia, soprattutto quando tre di loro hanno la geniale idea di chiamare un taxi, spendendo dieci euro, pur di non camminare per cento metri. Eravamo in quattro ed era primavera... ok che abitiamo in un quartiere che quanto a servizi e collegamenti è paragonabile al bronx, però tutto sommato è un posto tranquillo e pacifico! 
Per me non è mai stato un problema camminare di notte. Ok, magari evito di farlo in posti dove so che potrei è sicuro che muoia, però non mi faccio paranoie di sorta.

Mi viene in mente la mia prima sera nella casa nuova quando stavo a Londra. Quartiere residenziale periferico, zona est. 
Dopo una giornata abbastanza turbolenta, mi sdraio sul letto a leggere Harry Potter. Verso le undici decido di lasciare un attimo il libro da parte e appoggiare la testa sul cuscino per qualche minuto.
Squilla il telefono:
 - Carò, che stavi a dormi? - è il mio coinquilino!
 - Nono!
 - Bene dai, io sto a tornà, mi vieni a prende alla fermata?
 - Ok, tra una mezz'ora?
 - Si.
Guardo l'orologio: sono le 2. Forse stavo dormendo... 
Dopo aver insultato mentalmente il mio coinquilino ma essermi ricordata della fatica fatta la mattina stessa per trovare la casa (seguire delle indicazioni dettatemi in inglese con accento teramana non è stato semplice...), penso che forse anche lui ha bisogno di una mano per raggiungere la nuova dimora.
Mi infilo un maglione, un paio di scarpe e rimanendo in pigiama, vado verso la fermata. 
In giro non c'è nessuno, silenzio totale. Mi accendo una sigaretta e aspetto che arrivi l'autobus. Ogni tanto passa qualche macchina, ma accade di rado. Mentre mi guardo in giro contemplando il deserto circostante, si avvicinano due tizi sulla quarantina, probabilmente slavi, sicuramente con la faccia più brutta che io abbia mai visto. Parlano tra loro a bassa voce. 
Sono sola.
Recito mentalmente tutte le preghiere che conosco, prego perché il mio amico riesca comunque a trovare la porta di casa senza il mio aiuto, mi godo l'ultima sigaretta.
 - Excuse me madam...
Parlano con me
 - y - yeees?
 - Excuse me. Do you know which bus goes to Upton Park? 
 - No, I'm sorry... Ive just moved here today... 
 - I'm going there, you have to take the *numero a case che non ricordo* - un tizio di colore si avvicina e si propane di scortare i due forestieri fino a destinatione.
Arriva il suddetto autobus.
 - Godnight sweet madam, sleep tight and be careful!
E se ne vanno. 

Va bene. Non so se sia coraggio o la mia incurabile ingenuità che rende tutto roseo e adorabile... ma me la sono vista davvero brutta. Meglio non esagerare!

venerdì 4 gennaio 2013

Buoni propositi biciclettari

Reduce da una mattinata di shopping utile e mirato, torno a casa e trovo un'ulteriore spinta a rendere le ore passate per negozi, utili e fruttuose per i mesi a venire!
Si ringrazia la mia amica Scopettì e Rossignoli, Biciclette Ritrovate per il post!

10 regole per un 2013 in bici

Decalogo per un anno a pedali.nb. Leggere ad alta voce e ripetere tre volte al dì dopo i pasti e prima di andare a letto.
1. Andrò al lavoro in bicicletta. (Leggi scuola cinica)
2. E imparerò a riparare una foratura. (O almeno diventerò amico di un meccanico o di una ciclofficina).
3. Imparerò a legare la bici per non farmela fregare. E di notte non la parcheggerò mai fuori (questa ripeterla 10 volte).
4. Mi muoverò in bici anche con la pioggia e il freddo. Ce la fanno a Copenaghen, ce la farò anche io.
5. Almeno una sera all'anno mi unirò alla Critical Mass della mia città.
6. E andrò a vedere un film al Bicycle Film Festival di Milano o Firenze.
7. Leggerò almeno un libro a tema bici (un consiglio? David Byrne, I diari della bicicletta).
8. Su Facebook e Twitter seguirò chi si occupa di bici. Qualche suggerimento: @mguagnetti @fiabonlus @salvaiciclisti
9. La sera accenderò le luci, bianca davanti e rossa dietro (lo dice la legge italiana eh).
10. Quest'estate farò una vacanza in bici. Magari con sulle "Strade zitte" con Turbolento

Ne consegue che avrò:

- Un portafoglio straboccante di soldi risparmiati in benzina.
- Un fisico paura.
- Riflessi super (agli incroci, si sa).
- Una ricca vita sociale (non social, grazie): e si cucca di brutto, altro che spider.


Considerazioni mie personalissime:

 - Lo shopping di stamattina (e di ieri, a voler essere precisi), consisteva in: un bloster di massima sicurezza, costatomi quasi metà delle mance di Natale, due lucine a led per la bicicletta, una corda per saltare, ma chissenefrega. Riguardo le lucette: ho controllato che fossero a norma e SI, lo sono. Inoltre nessuno dei punti elencati sopra recita "userò la dinamo fregandomene della fatica, nonostante io sia stanca e probabilmente ubriaca", quindi non mi sento in colpa.

Il punto 4 mi crea delle perplessità, in particolare quanto riguarda la pioggia: Milano infatti, a differenza di Compenhagen o Amsterdam dove il ciclista è sovrano indiscusso delle strade, è dominata dagli automobilisti, acerrimi nemici delle biciclette e sempre pronti a farle fuori. Qualora non soddisfatti, pronti anche a far retromarcia e completare l'opera.. Quando piove le cose peggiorano: forse perché spaventati dalle piogge acide, i Milanesi incollano le chiappe al sedile e le manine al volante e le auto spuntano sulle strade manco fossero funghi.

A spaventarmi ulteriormente ci sono le pozzanghere, di cui è difficile percepire l'effettiva profondità. Non vorrei quindi ritrovarmi a urlare "Surfing IUESEEEEEEEEIIIIII", durante un volo di 400 metri per aver calcolato male la dimensione di una pozza, finendo spiaccicata contro un cartellone pubblicitario. Oppure... 
Il freddo lo posso sfidare, quando piove però prendo il bus. 

Per evitare spiacevoli inconvenienti, aggiungerei un comma al decalogo (così i punti resterebbero dieci e non dovrei modificarne il nome... undecalogo? Booh, io il latino non lo so!)


Punto3 Comma i: Non la parcheggerò fuori nemmeno d'estate. Questo per evitare a qualsiasi ragno, ragnetto o aracnide di qualsiasi tipo di trovare asilo sul mio bolide. Qualora accadesse il contrario, probabilmente mi troverete urlante e piena di terrore, ma a controllo ristabilito, non esiterò a incendiare il soggetto abusivo. O chiederò al primo essere umano razionale e coraggioso di farlo per me. 




Faccino perfetto

"Scegliete una persona che denigra l'amore, non chi continua ad esaltarlo. Scegliete una persona che ha ancora il fantasma di un ex negli occhi e fa fatica a parlarne, non quelli che dopo due giorni vanno in giro a dire che era un coglione. Scegliete chi evita il vostro sguardo per dirvi che gli piacete, non chi ve lo scrive ogni giorno su una bacheca di un social network. Scegliete loro. Ve lo assicuro. Vi ameranno. Vi ameranno anche dopo che li lasciate, vi ameranno anche quando non li penserete. Se poi scrivono, suonano, dipingono, state sicuri che sarete i loro amori maledetti. Vi ameranno non perché sono patiti dell’amore, non perché hanno bisogno di qualcuno o si sentono soli, loro anche senza di voi vanno avanti egregiamente. Non ameranno mai l’amore ma voi."

Deborah Simeone


Lo hai scritto tu. No, non l'hai scritto, in realtà l'hai solo condiviso, ma condividerlo su uno stupido social network significa in fondo che lo condividi in tutti i sensi, no?

E' buffo che, dopo giorni in attesa dell'ispirazione giusta, sia arrivata proprio da te.
Avrei dovuto volatilizzarmi in una nuvola di polvere dopo cinque minuti, ancora col bicchiere di vino in mano, non dirti nemmeno come mi chiamavo, tanto il tuo nome lo conoscevo già da un pezzo, ma non avevo scelta. Avevi già deciso tu, come hai sempre fatto. Avevi appeso i manifesti, mobilitato chiunque nel raggio di un chilometro e fatto sapere a tutti che mi volevi, dopo avermi vista un paio di volte, senza sapere né come mi chiamassi, né di che colore avessi gli occhi (sei rimasto deus eh?)
Per un attimo ci ho quasi creduto, avevi deciso che tutto dovesse essere perfetto e ci sei riuscito, probabilmente senza star troppo dietro ai dettagli. Le cose venivano da sole e quasi mi stupivo di come potesse essere tutto così facile. L'avevi deciso... finchè ti è parso. All'nizio avevi accantonato tutto pur di stare con me, esistevo solo io e non mancavi di ricordarmelo anche quando non era necessario. Avevi messo da parte anche quei quattro anni della tua vita che, nonostante l'invadenza, continuavi a reprimere e a nascondere, denigrandoli, per paura che potessero rovinare le cose. Troppo scomodi per te, troppo scomodi per quella maschera di perfezione che, da quando ti conosco, continui a costruirti intorno. Non affrontiamoli ora, verrà un tempo anche per loro. 
Poi il tempo è arrivato ma, nonostante tutto, la cosa a cui tenevi di più era mantenere quell'immagine impeccabile con cui ti rapporti al mondo. Non sono stupida, nonostante tu stessi negando con tutte le tue forze, è stato piuttosto semplice far crollare quel guscio, che hai raccolto pezzo per pezzo pur di non apparire vulnerabile. Ti sei ripreso subito, pur di non apparire debole, hai ricominciato a decidere e hai pensato che ormai non ci fosse più bisogno di mettermi al centro della tua vita. Non che prima fosse necessario, ho sempre amato l'equilibrio, ma se a te piaceva così, io non avevo scelta. E non ho potuto scegliere né farti capire che certe cose è bello deciderle in due, o che quantomeno un secondo parere sarebbe gradito. Perché tu sotto molti aspetti ti basti da solo, fai grandi cose e non hai bisogno di nessuno, o forse pensi che nessuno sia all'altezza della situazione. Sicuramente non pensavi che io lo fossi. Tu decidi sempre tutto, decidi anche per gli altri e quando vuoi che una cosa finisca, deve finire, senza bisogno di affrontare il problema, senza chiedere il parere dell'altro, senza rischiare di apparire nuovamente debole macchiando la tua perfezione. 
Ancora adesso mi chiedo se la tua gentilezza sia dovuta ad un profondo esame di coscienza, unita al mio equilibrio o semplicemente alla paura di far brutta figura con me. Tranquillo, non credo tu possa cadere più in basso di così. Potresti migliorare però, smettendo i panni di quell'essere perfetto che tutti ti credono, iniziando a dire quel che pensi ed esprimendo schifo o disappunto quando qualcosa non ti piace. Smettendola di professare ci che credi universalmente giusto ma che dimostri non troppo tuo, comportandoti esattamente al contrario. Se per una volta fossi sincero per davvero credo che inizierei quasi a stimarti. 

mercoledì 2 gennaio 2013

They gave you a good reason to stare at my boobs, so read it and shut up!

Leggere è una delle cose che adoro di più. Prendere la metropolitana è un obbligo a cui sono costretta ogni mattina. Uscire senza un libro da leggere è una delle cose che più odio, vado nel panico manco avessi dimenticato a casa il telefono.
Avendo poco tempo a disposizione in generale, mi sembra sciocco sprecare un'ora stando ferma a fissare il vuoto, mentre mi lascio trasportare, quindi leggo. 
Purtroppo, capita di frequente che questo mio passatempo venga interrotto da ostacoli di sorta, come ad esempio l'autobus pieno, talmente pieno da non riuscire nemmeno a tenere la borsa in spalla e doverla incastrare in mezzo alle gambe. Oppure quando c'è il sole e, passando per un viale alberato, le ombre regalano alle pagine quella sensazione che manco la luce stroboscopia di una discoteca... quand'è così, non è colpa di nessuno. Rinuncio a malincuore alla mia lettura e mi rassegno a viaggiare in silenzio.
La mia trasformazione da persona normale a belva semifamelica, avviene invece quando è qualcuno, più o meno volontariamente, a non avere la sensibilità di capire che per me quello è tempo prezioso, e inizia a disturbarmi come può!
Ad esempio, vi è il fastidioso passeggero che, con tutto lo spazio a sua disposizione, decide di piazzarsi in piedi davanti a me, proiettando così la sua ombra sul mio libro. NO. Non lo devi fare. So che non mi conosci, so che probabilmente ignori il fatto che io veda poco e che abbia bisogno di luce per leggere... ma sei fastidioso caro mio. La tua ombra mi disturba! Con tutto lo spazio che c'è, proprio qui dovevi venirti a piazzare? 
Poi, sempre in situazioni di grande abbondanza di spazio (quando sei in piedi), c'è quello che indietreggia verso di me. Nonostante io mi allontani e faccia un passo indietro, cercando di guadagnare un po' d'aria per me e il mio libro, ogni sforzo pare vano, visto che il passeggero indietreggia nuovamente. Finisco per trovarmi col libro in faccia, i capelli dello sconosciuto nelle narici e una gran voglia di tirargli delle testate perché, guardando dinnanzi a noi, vedo il vuoto.
Per non parlare della signora al telefono, o delle amiche in vena di chiacchiere. Potrei mettermi le cuffie e continuare la mia lettura in santa pace, se non fosse che il loro tono di voce supera i duemila decibel e i loro acuti fanno tintinnare i vetri. Cosa possono, due timidi auricolari, davanti a tutto ciò? 
Ma a tirare fuori tutta la mia rabbia è lui, l'essere più fastidioso e inopportuno che si possa mai incontrare quando si sale su un mezzo pubblico: il conoscente. Questo personaggio ha un fiuto invidiato dai migliori cani da tartufo e, nonostante tutti i miei sforzi per camuffarmi, nascondermi, mimetizzarmi col paesaggio circostante e continuare a leggere in pace, lui mi trova. E mi saluta. E si mette in piedi vicino a me costringendomi a togliere le cuffiette e chiacchierare con lui. Solo che, non avendo mai scambiato più di quattro parole, ovviamente non so cosa dirgli, ma essendo una persona educata, mi pare anche un po' cafone salutare, rimettermi le cuffiette e abbassare lo sguardo mentre questo individuo rimane fermo accanto a me, a fissarmi. Però vorrei tanto farlo e, mentre fisso il vuoto in cerca di argomenti validi, rimpiango tutte quelle paginette che potrei leggere. Quando poi è in vena di simpatia particolare, il conoscente risponde anche a monosillabi, facendomi non solo rimpiangere il tempo perduto, ma rendendo vivo in me il desiderio di porre fine a suoi giorni, colpendolo ripetutamente con la copertina del libro (possibilmente non in edizione economica). Ma perché non te ne sei rimasto nel tuo angolino a riflettere sulla tua inutilità anziché venire a disturbarmi mentre spendo il mio tempo in modo sicuramente migliore di quanto non faccia tu? Perché???

Come potete vedere, sui mezzi pubblici non c'è giustizia per chi vuole farsi una cultura. E in che modo possiamo ribellarci? Chiudendo il libro con forza e sbuffando in faccia allo sconosciuto di turno? Chiedendo gentilmente di abbassare il volume della voce mentre si parla al telefono e, se non dovesse servire, sottraendo il suddetto telefono e lanciandolo fuori dal finestrino? Colpendo teste con l'edizione rilegata de "Il nome della Rosa", oppure perfezionando il travestimento camaleontico che ci fa somigliare a un sedile della 91 o a un cartonato di Simona Ventura nella pubblicità della Figurella?

Quest'anno, LaQ e 075 mi hanno regalato una soluzione che sicuramente ovvierà al problema in modo molto più diplomatico e pacifico.


martedì 1 gennaio 2013

Happy new Yeah!

Oggi poco yeah ma sono dettagli trascurabili. 
A sentire l'oroscopo, pare debba aspettarmi grandi cose dall'anno che viene. In realtà pare che tutti debbano aspettarsi grandi cose dall'anno che viene, quindi un po' ci credo e un po' no.
L'unica cosa certa è che il duemiladodici è partito nel migliore dei modi e si è concluso non dico male, ma avrebbe potuto andare meglio, ecco.
Gli elementi iniziali promettevano bene. Poi però dipende sempre da come li mescoli e, nonostante tu abbia pensato di farlo in modo accurato e attento, potresti ritrovarti a prendere il muro a testate, contemplando la macchia a forma di dito medio che l'esplosione ha dipinto sulla parete. Metaforicamente parlando, chiaro. Non ho strane macchie sui muri ma da ottobre a oggi (qualche volta anche a febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno) li ho presi a testate molte volte. 
Ed escludendo le combinazioni sbagliate, studiate attentamente dalla sottoscritta, anche il resto ha cominciato a prendere una piega tutta sua, completamente fuori controllo. Per un po' ho cercato di prendere al volo tutti i pezzi che cascavano, ma poi, esaurendo gli arti a mia disposizione, mi sono ritrovata più ingarbugliata di prima e ora il dubbio è se utilizzare anche il naso, i denti e tutte le mie dieci dita, o lasciare che le cose si sistemino per conto loro.
A volte capita, ma non mi piace lasciarmi trascinare dalla passività e dalla sfiducia, quindi oggi va così, domani vedremo di farla andare meglio. Il problema sarà riuscire a mantenere un profilo alto per almeno dodici mesi. Ce la posso fare, almeno ci provo. 
Nell'eventualità, vedrò di tenermi lontana da qualsiasi parete di sorta. 

mercoledì 26 dicembre 2012

It don't mean a thing (all you gotta do is swing!)

Per me che vivo in un posto dimenticato da tutti, dove passano due autobus e la neve ce la teniamo fino a marzo, è sorprendente scoprire posti carini e interessanti dietro casa. Ancora più sorprendente riuscire a trascinarci le mie amiche. 
In realtà parlando con loro, sembra quasi che io non sia mai uscita di casa: infatti la maggior parte di questi posti, le mie amiche li conoscevano da tempo. E li odiavano da tempo!
Quindi se conosci un posto ma ti fa schifo, equivale più o meno a non conoscerlo affatto, no? Molto meglio capitarci nella serata giusta, scendere dieci gradini e scoprire quanto queste si sbagliassero. e riuscire a convincere anche loro di tutto ciò.
L'altra sera infatti, dopo mesi che volevo convincerla, sono riuscita nell'impresa trascinando la mia amica Pi all'Ittlittos, un pub microscopico dietro casa. Un mesetto fa circa avevo scoperto che si trattava di una sorta di jazz club e sono impazzita. 
 - Nooo fa schifo! E poi è mal frequentato, ci vanno tutti quelli che prima erano alla brasserie... 
Che noia, ho pensato. E che sfiga.
Poi ci sono stata per caso con un amico, che mi ha portata a sentire il suo professore di clarinetto. E credevo di aver capito perché a Pi quel posto non piacesse: sopra un normalissimo pub, sotto una saletta dove l'età media era ben oltre i '50. Come può un posto del genere piacere ad un'assidua frequentatrice di centri sociali e concerti reggae? Mmmh. Però a me piace, quindi cn la scusa del natale, dei saluti e alle varie, domenica ce l'ho trascinata. 

 - Ma io nemmeno sapevo che ci fosse una saletta di sotto!! E al prossim concerto promettimi che veniamo!

Eccola, l'avevo detto io. 
In ogni caso tutto ciò era anche per parare della Ticinum JazzBand, che ho avuto la fortuna di ascoltare sia questa settimana che l'altra volta. 
Scendere in quella saletta significa fare un balzo di quasi ottant'anni, ritrovandosi immersi in un'atmosfera tipica di un film in bianco e nero e ballare da soli, con amici, in coppia o con sconosciuti... 
La band poi è stupenda, il repertorio spazia dal jazz classico al swing, ma non mi dilungo o rischio di fare gaffe clamorose come quella di domenica sera, quando ho stupidamente scambiato Glenn Miller con Django Reinhardt. Pessima. 
Dovreste ascoltarli e vederli suonare, sono meravigliosi e hanno conquistato anche i più improbabili tra i miei amici.
Io la domenica son lì!


lunedì 24 dicembre 2012

Meglio tardi che mai


click to listen

Se ho fortuna, arrivo a Capodanno senza raffreddore. Ci voglio credere.
Nel frattempo io e tutti i miei fazzolettini auguriamo a tutti
Buon Natale!!!

domenica 23 dicembre 2012

Tutti dicono Ai lov iu

Lo so, sono un amore, la mia mamma mi ha fatta su proprio carina. Anche un po' scema e se il mondo è pieno di stronzi, li incontro quasi tutti io. Probabilmente vado proprio a cercarli, ma non importa. Il fatto è che ultimamente sto riscontrando una tendenza comune a molti ometti, ovvero l'inclinazione alla poeticità impertinente.
Mi spiego meglio: di questi tempi (e parlo degli ultimi due anni), mi è capitato di uscire con vari personaggi. Una birra, quattro chiacchiere, un paio di baci e la serata finiva sempre nello stesso modo. Ma che avete capito, magari! Io parlo del messaggino! Che se non arriva la sera stessa, giunge la mattina dopo o il pomeriggio. Non lascia passare tanto tempo comunque.Quel messaggino in cui mi vengono porti ringraziamenti per la bella serata, seguiti da una descrizione di me come una creatura inafferrabile e stupenda, impalpabile, effimera, quasi divina, qualcosa che ti da uno scopo nella vita, una ragione per svegliarti al mattino, una creatura da trattare con delicatezza, seta purissima, nata dalla spuma del mare e i cavalli alati... calzate simili insomma.
Se gli occhi di una ventenne, davanti a tanta poesia si riempirebbero di lacrime e comincerebbero a luccicare, una persona più matura, probabilmente farebbe le valige e svanirebbe in una nuvola di fumo. La carota di solito sceglie per la terza ipotesi: dopo il primo momento di sgomento, panico e disperazione, sopraggiunge la calma e spunta un sorriso. Ringrazia gentilmente per le belle parole e decide di non darvi troppo peso.
Tempo pochi mesi, quando la frequentazione tra la carota e il soggetto di turno affronta i primi scricchiolii e si ritrova davanti al bivio che prevede di scegliere tra la fuga e l'impegno serio, il soggetto di turno opta per la prima ipotesi senza pensarci troppo su.
E la carota, dopo aver lanciato una scarpa in testa al fedifrago, si rialza, si scrolla la polvere di dosso e inizia a farsi domande esistenziali sulla vita, l'universo e il funzionamento del cervello maschile. Di solito queste domande non trovano una risposta sensata, però non può fare a meno che chiedersi cosa spinga questi soggetti a perdere tanto tempo a idealizzarla e spremersi le meningi per tirare fuori versi così poetici, quando poi sono i primi a levare le tende alla prima difficoltà. Non potrebbero incanalare tutta questa energia positiva per saldare i loro piedini alla terra e provare a risolvere i problemi come tutte le persone normali?
Forse però è colpa mia, che me li vado a cercare e, anche se pare incredibile nei bei tempi che furono, anch'io ebbi qualche storiella lunga e duratura. La prima con un ometto che, mentre le mie amiche ricevevano zucchero e miele sotto forma di sms, lui catalizzava tutta la sua dolcezza per scrivermi "Amore ricordati di prendere l'ombrello". Ma che sfidava il vento e la pioggia per comprarmi i colori ad olio quando la febbre mi costringeva a casa. L'ho lasciato. L'ho lasciato per mettermi con un soggetto che dopo due settimane mi ha detto "ti amo". Dopo tre mesi ha appeso in bagno il quadro che gli avevo regalato. In conclusione la colpa è mia e CdS me lo dice sempre:


"Carotini, tu vivi in un mondo fantastico, lo dice anche il tuo oroscopo: 'Quanti pesci ci vogliono per cambiare una lampadina? Perché, è forse mancata la luce?'. Tu hai bisogno di un uomo pratico, uno che torna a casa urlando 'donna, dov'è la mia cena!!?', uno che, carezzandoti la testa ti dica di stare tranquilla, che alle bollette e alle scadenze ci pensa lui. Mica un poeta maledetto!"


Ma sto cercando di porre rimedio e di allontanarmi da soggetti del genere. L'ultimo è stato quasi clamoroso: dopo avermi conosciuta, non ha tardato a farmi sapere quanto la mia presenza l'abbia emozionato. Non più tardi di una settimana, in seguito ad una serata trascorsa insieme (da soli stavolta), ha detto che mai, tutti i bei momenti che stava passando avrebbero potuto dargli la stessa gioia del pensiero di me.
Poi però, quando, spaventata, ho fatto un passo indietro, e dopo avermi ricordato quale creatura meravigliosa io fossi, non ha perso tempo e si è defilato. Non ho più avuto sue notizie. Evidentemente meravigliosa lo ero, ma non abbastanza da meritare un piccolo sforzo per tenermi vicina. *
Che poi spaventata... non mi terrorizzava l'impegno, non mi sentivo né ammanettata né tantomeno svincolata. Volevo solo scappare dall'ennesimo poeta dal culo pesante.
Vuoi una cosa? Prenditela e stai zitto una buona volta!



*sollevo da ogni responsabilità chiunque mi presenti soggetti del genere. Gli amici sembrano sempre meravigliosi, quindi non è colpa vostra e io vi voglio tanto bene lo stesso!

domenica 16 dicembre 2012

Sunday morning




Buongiorno popolo del mattino!
Sono le nove e un quarto, sto per recarmi su un set e stamattina il mondo mi ha salutata così:


  


Calcolando che ieri sera ero ad una meravigliosa festa itinerante a cantare canzoni popolari con vinello e sconosciuti, posso ritenermi soddisfatta e orgogliosa delle mie condizioni fisiche.
Mi aspettano sei lunghe ore al freddo e al gelo. Ma ce la posso fare!
Published with Blogger-droid v2.0.6 (ma i refuse li ho corretti dal computer :p)

venerdì 7 dicembre 2012

Santa Pazienza...

Il mio insegnante non si smentisce mai. E' un genio assoluto.
Sono due mesi che mi sbatto per scrivere non dico la sceneggiatura della mia vita, ma una storiella quantomeno decente e pensavo di esserci riuscita. Poi però siamo passati ai consigli affettuosi che, quest'anno ho deciso di ascoltare. E ho cambiato il finale modificandolo esattamente come suggerito da lui.
Oggi, a 24 ore dall'inizio del rough (che poi sarebbe la fase prima dello storyboard per intenderci), quando si pensa che la storia debba essere già definita, soprattutto se hai tempo fino a giugno e lavori da sola, mi scrive una mail, chiedendomi perché alla mia storia manchi il finale.

...

Posso solo concludere che sia un genio assoluto, altrimenti passerei diretta agli insulti!

Dave Brubeck è morto

E ha mancato per un soffio i 92.
Io di lui so poco e niente, probabilmente ho ascoltato un decimo del suo repertorio, Jazz impression of Japan e poco altro. Sono fiera di sapere che la canzoncina della pubblicità della banca l'ha scritta lui. La mia conoscenza si chiude qui. Ho scoperto che era morto perché un mio amico l'ha scritto su facebook, anche Repubblica e, a quanto pare Mtv ne parlavano.
Non volevo scrivere l'ennesimo post di commiato ad un artista che se ne va, semplicemente sfogarmi. Perché c'è informazione di massa, informazione di nicchia e per ultima, c'è quella silenziosa e inesistente.
In questo periodo, a parte lavorare come una matta, sto facendo poco e nulla. Non riesco nemmeno a leggere i giornali, saranno mesi che non vado ad un concerto, settimane che non vedo uno spettacolo, figuriamoci a una mostra... e nella maggior parte dei casi, io di questi eventi interessanti manco ero al corrente.
So che in parte è colpa mia, il lavoro c'entra e non c'entra ma cazzo! Sono stanca di scoprire cose cazzeggiando su facebook, recepire informazioni incomplete, captare parole qua e là, sbattermi ore per trovare un modo interessante e alternativo di passare le serate, finendo a volte col fare un buco nell'acqua per poi scoprire il giorno dopo, di essermi persa lo spettacolobarraconcertobarrajamsessionbarraeventoculturaleacaso dell'anno.
Perché se fai parte di un giro particolare, le notizie ti piovono dal cielo senza nemmeno bisogno di andare a cercarle. Se ne sei fuori, o hai fortuna, oppure finisci per rimanere all'oscuro di tutto. Ogni informazione viaggia per passaparola, rimanendo nelle mani di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, allargandosi un po' ai loro amici e conoscenti.
Quest'estate ho scoperto un reading di poesie con accompagnamento musicale dietro casa mia solo perché ero uscita con un'amica a bermi una birra, l'ultimo spettacolo che ho visto, non fosse stato per un'amica me ne sarei rimasta a casa, mi è capitato di imbucarmi a un vernissage (e mangiare gratis e molto bene) dopo esser rimasta affascinata dalla stradinapiena di brillantini e candele per terra e ho saputo di un paio di concerti interessanti (si parla dell'anno prossimo) sbirciando il sito di Tony Arco. Che io manco sapevo chi cazzo fosse Tony Arco se non avessi stalkerato l'intera rete internet per captare informazioni su un suo allievo di cui ero follemente innamorata... Vogliamo parlarne? Questi eventi passano in sordina e spesso e volentieri chi li organizza è mosso semplicemente dalla passione e si fa carico di tutte le spese, infatti di rado si finanzia qualcosa di nuovo, di diverso, che potrebbe non fruttare abbastanza. Il rischio è troppo alto.
Molto meglio stare a casa a guardare la finale di XFactor comodamente svaccati sul proprio divano. Lo sanno tutti che è domani sera, è scritto ovunque!